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Il formarsi degli stati di massa e la nascita del regime fascista in Italia - Il contesto storico, Gli stati di massa

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Il formarsi degli stati di massa e la nascita del regime fascista in Italia


Il contesto storico

L'età tra le due guerre è una lunga tregua armata. La rottura degli equilibri geopolitici ottocenteschi prodotta dal primo conflitto mondiale non è ancora completata e gli strascichi della grande guerra si proiettano lungo la prima metà del Novecento fino a riesplodere, con ancora maggiore violenza.

La guerra del '15-18 è stata la prima ad essere definita come "mondiale" poiché ha segnato l'avvio di un'integrazione planetaria dei sistemi politici, economici e militari sancendo la prima netta affermazione di una società di massa, dal punto di vista politico, economico, militare e infine culturale.

Negli anni Venti e Trenta gli Stati sperimentano, infatti, in diverse forme modelli di controllo sociale di massa. Certo, c'è un'enorme differenza tra i piani quinquennali di 222i87c Stalin, l'organizzazione razziale del mondo di Hitler, il New Deal americano, ma ormai, a fine secolo, ci si deve interrogare sul perché, pur in forme diversissime, nell'età tra le due guerre molti stati si sono ristrutturati proprio in funzione di una società di massa.

Questa potrebbe allora essere la chiave di lettura dell'intero periodo: il pieno emergere di un nuovo tipo di società in una realtà economicamente industrializzata che ha dimensioni mondiali, dall'Europa all'America, al Giappone, alle colonie. Una società di massa,  uno Stato di massa, un mondo sempre più piccolo: la tregua armata tra le due guerre mondiali è forse il cuore del Novecento.





Gli stati di massa

Il periodo tra le due guerre è l'età della concreta costruzione di uno Stato di massa. Con questo termine ci si riferisce a quelle forme di organizzazione statale che si dotano di strumenti istituzionali per controllare nel modo più ampio possibile le relazioni sociali tra i cittadini.

Questo tipo di rapporto tra stato e società si realizza attraverso la creazione di apparati di repressione, controllo, propaganda e cattura del consenso e infine per mezzo della mobilitazione di massa.

A ciò occorre aggiungere il fatto che lo stato viene personalizzato nella figura del capo, che ha un rapporto diretto con le masse. Tutto questo significa lo svuotamento o la diretta eliminazione delle istituzioni parlamentari che, tramite il sistema dei partiti, creano corpi intermedi rappresentativi e consentono la partecipazione dei cittadini alla vita politica. Il modello di stato di massa che si forma tra le due guerre, soprattutto in Italia e in Germania attraverso il fascismo e il nazismo, assume pertanto la forma del totalitarismo, con uno stato che assorbe totalmente in sé la società. In Italia dopo il 1925, in Germania dopo il 1933, nel giro di pochi mesi vengono costruiti degli enormi apparati di controllo.

La repressione entra in funzione sia attraverso leggi liberticide che sciolgono tutte le formazioni politiche tranne quella al potere, sia attraverso la diretta violenza fisica di milizie di partito trasformate poi in milizie di Stato. Dopo la presa del potere la repressione si istituzionalizza in una serie di apparati di controllo: tribunali speciali, polizia segreta, confino, censura sulle pubblicazioni, misure speciali di polizia, divieto di organizzazione e di sciopero.

Accanto alla repressione e al controllo grande importanza assume la propaganda e la cattura del consenso. Queste operazioni vengono attuate in tre direzioni: in primo luogo attraverso l'inserimento nei più importanti quotidiani di uomini fidati; con la creazione di testati minori indirizzate a settori specifici della popolazione; con l'uso massiccio dei mezzi di comunicazione di massa: la radio e il cinema. In Germania si giunge perfino ad istituire un Ministero per la Propaganda.

Una terza direzione è quella dell'utilizzo dell'intellettualità diffusa costituita dagli insegnanti. L'attività scolastica viene sottoposta a rigido controllo, si pretende il giuramento di fedeltà al fascismo da parte dei docenti, vengono modificati in funzione nazionale i programmi, si controllano i libri di testo, si obbligano studenti e docenti ad eseguire esercitazioni tematiche di regime.

I regimi totalitari puntano insomma al controllo della cultura e dei mezzi di comunicazione per ottenere un consenso di massa e stabilire un legame diretto tra capo e popolo.



I totalitarismi non si accontentano di un consenso passivo, perché può nascondere forme di opportunismo, di accomodamento, oppure un fondo di scetticismo. Il regime ha bisogno di tenere le masse in stato attivo di mobilitazione entro organizzazioni appositamente  create. A tale scopo in Italia nascono strutture diffuse nel sociale: i balilla, le giovani italiane, i gruppi universitari fascisti, il premilitare per gli adolescenti, il sabato fascista.

Si tratta di organizzazioni che da una parte permettono la costante mobilitazione delle masse, dall'altra istituiscono un controllo capillare, paese per paese, caseggiato per caseggiato. I genitori che non iscrivono il figlio tra i balilla, indicano già un possibile nucleo sovversivo che va controllato. Diventa in tal modo mentalità di massa la cultura del sospetto e della delazione. Questa mobilitazione capillare trova poi i suoi momenti di massima espressione nelle adunate oceaniche in cui si stabilisce un rapporto diretto tra il capo e le folle.

Dal punto di vista economico fascismo e nazismo attuano una politica non solo interventistica (come già era accaduto col protezionismo di fine Ottocento e con la Grande Guerra) ma dirigistica. Quest'ultimo termine sta ad indicare il fatto che lo Stato punta non solo ad intervenire ma a "dirigere" i processi economici nazionali. Nel ventennio fascista ciò avviene attraverso la statalizzazione di alcune industrie e banche, il divieto di esportazione di capitali, il controllo sulle operazioni valutarie, sulle importazioni e, infine, sul credito. Dal 1936 inizia poi la politica dell'autarchia, cioè dell'autosufficienza economica dell'Italia, che rappresenta una delle punte massime del dirigismo.

In Italia, come in Germania, una politica economica di questo tipo e una politica interna così totalitaria si legano strettamente ad una politica estera nazionalistica ed espansionistica. La mobilitazione delle masse sui miti della nazione si tramuta in propaganda  etnica in Italia (il genio italico) e razziale in Germania (la razza ariana). L'affinità tra i due stati totalitari sfocia in una naturale alleanza politico-militare (l'asse Roma Berlino) cui si aggiunge il Giappone, anch'esso organizzato in forma totalitaria.

E' soprattutto negli anni Trenta che la politica estera aggressiva dei tre stati si mette in moto e fa precipitare il fragile equilibrio scaturito dalla prima guerra mondiale verso un secondo più tragico conflitto.

Questo periodo costituisce un pendio inclinato verso la catastrofe: la guerra civile spagnola col pesante intervento italiano e tedesco e i primi bombardamenti aerei sulla popolazione civile; l'invasione italiana dell'Etiopia; quella giapponese della Cina; l'occupazione tedesca della Renania, della Cecoslovacchia, dell'Austria, fino all'episodio finale della Polonia, con cui inizia il lungo tunnel della seconda guerra mondiale.   








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