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CONSIDERAZIONI SU "I VITELLONI" DI FEDERICO FELLINI

storia dell arte


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CONSIDERAZIONI SU "I VITELLONI" DI FEDERICO FELLINI


I Vitelloni è uno dei primi film di Fellini, dopo Luci del varietà in co-regia con Lattuada e Lo Sceicco bianco. Il film ebbe all'inizio non pochi problemi dal momento che il budget finì a tre quarti della lavorazione e fu difficile trovare una casa di distribuzione. Una volta trovata, questa cercò, senza riuscirci, di cambiare il titolo del film in Vagabondi! e impose al regista che sui primi manifesti e sulle prime copie non comparisse il nome di Alberto Sordi, convinti che fosse antipatico e che il pubblico non lo sopportasse. Tuttavia, il film fu terminato ma la prima proiezione a inviti per gli addetti ai lavori fu un disastro. Ciò nonostante il film fu acc 545d35f olto molto bene dal pubblico e addirittura ottenne il Leone d'Oro al Festival di Venezia.

Mentre il neorealismo si stava ormai consumando, Fellini nei Vitelloni recupera un'Italia fino ad ora trascurata da film ideologizzati e politicizzati. La sua è una realtà più individuale, fatta dei suoi ricordi, marginale ma allo stesso momento fondamentale. In effetti, il film narra la vita di cinque perditempo di provincia ( Rimini ) che trascinano la loro vita senza alcuno scopo. C'è Alberto ( Sordi ) il più burlone e il più mammone, Leopoldo ( Trieste ) il vitellone intellettuale, Moraldo ( Franco Interlenghi ) il più giovane e sensibile, Riccardino ( Fellini ) patetico aspirante cantante e Fausto ( Franco Fabrizi ) il bello della compagnia e "guida spirituale" del gruppo. Insieme formano un piccolo branco di amici allergici al lavoro e al matrimonio, in poche parole ad ogni responsabilità, quasi trentenni ma con una mentalità da ginnasiali. Quando stanno tra di loro, infatti, si divertono, giocano, scherzano, prendono in giro chiunque li capiti davanti e raramente sono seri. Le loro uniche ambizioni sono fare un viaggio in Africa o in Asia con qualche attrice o andare in una grande città, naturalmente non per lavorare ma per diventare subito ricchi con un colpo di fortuna. Passano le loro giornate tra ballo, donne, sigarette, cinema, avanspettacolo e biliardo. Per permettersi tutto questo vivono in modo parassitario sulle spalle delle loro famiglie che soffrono di questa situazione ma allo stesso tempo la alimentano. Soprattutto, questi vitelloni vivono comodamente sulle spalle delle donne delle loro famiglie, siano esse mamme, sorelle o mogli tanto che Fellini li chiama ".i disoccupati della borghesia, i figli di mamma.". In famiglia però, presi nella loro individualità sono capaci anche di piangere e di avere degli attimi di lucidità. E' il caso per esempio di Alberto che, comportandosi da ragazzino con gli amici, assume con la mamma e la sorella atteggiamenti da capofamiglia che non sarebbero appropriati dal momento che è la sorella che mantiene tutti con il suo lavoro. Quando la sorella scapperà con un uomo sposato, Alberto, ubriaco a pezzi dal veglione di Carnevale, rinsavisce subito, piange e per un attimo sembra essere diventato un uomo che rincuora la madre e le promette di lavorare. Naturalmente si tratterà solo di un attimo in cui capisce di dover cambiare vita ma non ne ha la forza ed infatti subito dopo si adagia senza forza sulla poltrona.




Allo stesso modo Fausto in famiglia indossa la maschera del ragazzo perditempo che, dopo aver messo incinta la ragazza ha cambiato vita mettendo la testa a posto. In realtà, dopo aver tentato di fuggire da un matrimonio riparatore non riuscirà mai a smettere di essere un eterno ragazzino quando si trova con gli amici lontano dagli occhi della famiglia. Così, mentre con la moglie e i suoceri cercherà di mostrarsi serio e innamorato sta già correndo dietro a qualche donna con la sua aria da seduttore di fotoromanzi, tanto da cercare di sedurre la moglie del suo datore di lavoro ed essere per questo motivo licenziato.

Gli altri tre vitelloni (soprattutto Riccardo) passano in secondo piano per il troppo spazio dato a Fausto e in secondo luogo ad Alberto. In particolare, Moraldo sembra troppo sacrificato dal ruolo di spalla del cognato e non riesce a emergere pur rappresentando in un certo senso l'alter-ego di Fellini. In fondo, Moraldo sembra sempre quello che si sente più inadeguato e stanco di questa vita, anche comparandosi al ragazzino che a tredici anni già lavora alla ferrovia. Alla fine sarà l'unico che riuscirà a partire, anche se senza nessuno scopo preciso, senza nessuna meta, senza quella determinazione che aveva spinto Fellini a lasciare Rimini per Roma. Determinazione, tra l'altro, che manca anche a Leopoldo, che è forse l'unico ad avere qualche ambizione ma che comunque non fa nulla per realizzarla. Questi, infatti, sogna di diventare uno scrittore di teatro di successo e, scritto un dramma, aspetterà che un vecchio attore teatrale passi da Rimini per uno spettacolo per presentare a qualcuno la sua opera. Così, mentre sono in una trattoria insieme agli altri vitelloni e a delle ballerine, Leopoldo febbricitante  declama due suoi atti. Il terzo, però, il vecchio attore lo vuole sentire di fronte al mare senza nessun'altro che disturbi i loro discorsi artistici. A un certo punto il giovane si accorge che l'interesse dell'attore va ben al di là del suo dramma cosicché fugge spaventato e disgustato.

Più che nei momenti dedicati ai singoli, il film raggiunge i suoi punti più alti nei momenti corali in cui si mescolano genialmente la satira, il grottesco e il lirico. Le uscite notturne del gruppo, il veglione di Carnevale in cui sotto le sembianze del divertimento si nasconde un'angoscia generale, la bellissima scena del mare invernale ammirato dal pontile dai cinque, come se al di là del mare ci fosse un altro mondo, un'altra vita che i vitelloni, immobili da quest'altra parte, non riusciranno mai a raggiungere. Senza dimenticare la divertentissima scena dello sfottò dello straordinario Alberto Sordi verso un gruppo di mattinieri stradini, scena che tra l'altro la casa di distribuzione voleva eliminare.



Questo film è diventato, da una parte, il ritratto di una condizione esistenziale e sociale, quella dei vitelloni (esistente ancora oggi  e in numero crescente nei trentenni ancora a carico delle famiglie) e dall'altra il ritratto della provincia italiana. Ritratto, quest'ultimo, eseguito autobiograficamente da chi guarda a questa realtà con nostalgia e rimpianto ma, allo stesso tempo, con quel distacco e con quell'ironia di chi se n'è allontanato. Per questo motivo I vitelloni è stato giudicato spesso il film più sincero di Fellini anche se non mancano quelle trovate barocche e surreali tipiche del regista come il finale del veglione, la tentata seduzione del vecchio attore sullo sfondo buio di un mare in tempesta e la rassegna degli amici immaginati da Moraldo alla partenza come se un treno attraversasse le loro camere.















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