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PRIMA GUERRA MONDIALE = LE CAUSE E INIZIO DELLA GUERRA

storia



PRIMA GUERRA MONDIALE


LE CAUSE E INIZIO DELLA GUERRA


Diverse cause stanno all'origine della prima guerra mondiale.


1) La causa politica: i contrasti fra gli Stati.

In Europa esistevano molti territori contesi da diversi Stati:

a) la Francia voleva sottrarre alla Germania l'Alsazia e la Lorena;

b) l'Italia voleva «liberare» Trento e Trieste dal dominio dell'Impero austro-ungarico;

c) Austria, Russia e Italia volevano espandersi nella zona dei Balcani. Inoltre, la Gran Bretagna si sentiva minacciata dalle ambizioni di grande potenza della Germania.

Alla vigilia della guerra, l'Europa era divisa in due schieramenti pronti a combattersi:

a) la Triplice Alleanza, che comprendeva Germania, Austria e Italia;

b) la Triplice Intesa, costituita da Francia, Gran Bretagna e Russia.


2) La causa militare: la corsa al riarmo.

Le grandi potenze europee, la Germania soprattutto, da anni si preparavano alla guerra, dotando si di grandi a 515c24f rmamenti. Molti pensavano che la guerra sarebbe durata pochi mesi. Per questo era ~ indispensabile colpire per primi il nemico.




3) La causa economica: la gara tra le potenze industriali.

Tra le potenze industriali si era scatenata una gara economica e commerciale sempre più dura. Per espandere il proprio mercato e per controllare le materie prime, gli ~ Stati occidentali si erano impegnati nella conquista dell' Africa e dell'Asia. Per formare e difendere questi imperi coloniali era indispensabile ricorrere alle armi: la guerra così diveniva uno strumento fondamentale per la difesa dei propri interessi economici. I grandi gruppi industriali ricavavano enormi profitti dalla costruzione di armamenti e navi. Per loro la guerra era fonte di grandi guadagni.


4) La causa culturale: si diffonde un giudizio positivo sulla guerra.

Parte dell'opinione pubblica vedeva nella guerra l'unica possibilità di cambiamento della situazione sociale e politica. E anche tanti intellettuali erano favorevoli alla guerra. Lo scrittore italiano Giovanni Papini scriveva: «Siamo troppi. C'è un troppo di qua e un troppo di là che premono. La guerra fa il vuoto perché si respiri meglio. Lascia meno bocche intorno alla stessa tavola».



Il 28 giugno 1914 a Sarajevo, l'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell'Impero d'Austria e Ungheria, venne ucciso insieme alla moglie da un nazionalista serbo. Questo avvenimento segnò l'avvio della prima guerra mondiale: fu la scintilla che fece esplodere le tensioni internazionali.

L'Austria ritenne la Serbi a responsabile dell'attentato e minacciò la guerra. In realtà, l' Austria volle approfittare dell' occasione per conquistare la Serbia e continuare l'espansione nei Balcani. La Germania era pronta ad appoggiare l'Austria. La Russia sosteneva invece la Serbia. Quando l'Austria dichiarò guerra alla Serbia (28 luglio 1914) entrarono in gioco le alleanze stabilite negli anni precedenti. Con l'eccezione dell'Italia, tutti i più importanti Stati europei entrarono

in guerra: da una parte i cosiddetti Imperi centrali (Austria-Ungheria e Germania), cui si unirono in seguito l'Impero turco e la Bulgaria; dall'altra, le potenze della Triplice Intesa (Inghilterra, Francia, Russia) più la Serbia e altri Stati. Allo scoppio della guerra l'Italia si dichiarò neutrale. Il governo italiano si giustificò affermando che l'Austria e la Germania non erano state aggredite: le condizioni della Triplice Alleanza erano difensive e quindi non potevano essere applicate.


I neutralisti, cioè quanti volevano che l'Italia restasse neutrale, erano la maggioranza. Fra questi ricorderemo:

i socialisti: secondo loro, questa era la guerra dei capitalisti, a cui il proletariato non doveva prender parte; la maggioranza dei cattolici e la Chiesa: il papa Benedetto XV nel luglio 1915 definirà la guerra «un'orrenda carneficina che disonora l'Europa»; molti parlamentari liberali, guidati da Giolitti: costoro erano convinti che l'Austria avrebbe ricompensato con dei territori la neutralità dell'Italia, e che perciò l'intervento era inutile. Erano invece interventisti, cioè favorevoli ad entrare in guerra: i nazionalisti, fra cui si distingueva lo scrittore Gabriele D'Annunzio: essi volevano entrare in guerra contro l'Austria per liberare Trento e Trieste; l'esercito e l'ambiente della corte, che vedevano nella guerra un' occasione di prestigio; i grandi gruppi industriali, che pensavano ai profitti che avrebbero ricavato dalle spese di guerra; alcuni tra i socialisti e i democratici, secondo i quali l'Italia doveva schierarsi con le nazioni democratiche (Inghilterra, Francia) contro gli Stati autoritari (Germania, Austria). Su posizioni simili a quelle dei nazionalisti si trovava l'ex -socialista Benito Mussolini. Egli era stato espulso dal Partito Socialista proprio perché era favorevole alla guerra. Gli interventisti erano una minoranza, ma potevano contare sull'appoggio del re e di molti giornali. Il 26 aprile 1915 il governo italiano firmò a Londra un patto segreto con : Francia e Inghilterra: l'Italia si impegnava ad entrare nel conflitto in cambio della promessa di notevoli acquisti territoriali. Subito dopo lo scoppio del conflitto, la Germania aveva invaso il va Lussemburgo e il Belgio, con l'intenzione di occupare rapidamente la Francia. I Tedeschi furono però fermati sul fiume Marna, in una battaglia che causò circa 500000 morti (6-12 settembre 1914).



Svaniva così l'illusione di una rapida soluzione del conflitto. 1 Da quel momento, infatti, le truppe tedesche e quelle franco-inglesi si contrapposero lungo un fronte di 800 chilometri il fronte occidentale) all'interno di trincee. Per quasi quattro anni la guerra fu un susseguirsi di attacchi da una trincea all'altra, con il fronte che si spostava di pochi chilometri a prezzo d migliaia di morti.

Dalla rapida guerra di movimento, prevista dai capi degli eserciti, si passati ad una logorante guerra di posizione. Dall'altra parte d'Europa, il fronte orientale era più lungo e più mobile. Gli eserciti tedeschi e austriaco dovettero combattere duramente contro quello russo che tentò di penetrare in Germania. Su questo fronte ci furono vere e proprie battaglie (Tannenberg, agosto 1914; Laghi Mauri,settembre 1914).


Nella primavera del 1915 Austriaci e Tedeschi sfeuarono una forte offensiva contro la Russia, ora attaccata anche dai Turchi. L'esercito russo si ritirò e perse il controllo della Polonia. La Russia incominciava ad essere in difficoltà per l'insufficienza della sua produzione industriale che non le consentiva di sostenere l'impegno militare. Sul fronte italiano ci furono subito impetuosi attacchi degli Italiani contro gli Austriaci sul fiume Isonzo. Ma presto anche qui la gueua si fermò nelle trincee.


L'Italia affrontò la guerra in condizioni di grave impreparazione. Per diversi mesi molti soldati italiani non poterono avere l'elmetto, indispensabile per la gueua di trincea. Gli ufficiali non érano preparati a sufficienza, e molto spesso mandavano i soldati all'attacco in condizioni sfavorevoli, esponendoli al fuoco nemico. Gli stessi combattenti non erano addestrati. Nelle trincee si diffondevano gravi malattie. I rifornimenti erano difficili. Il comandante supremo, il generale Luigi Cadorna, aveva imposto una durissima disciplina. Egli non si fidava dei suoi soldati, e fece ricorso a gravi punizioni per ogni mancanza, punendo i tentativi di diserzione con la fucilazione: {(Non vi è altro mezzo per reprimere i reati collettivi che quello di fucilare immediatamente i maggiori colpevoli. Quando non è possibile scoprire l'identità dei responsabili, rimane ai comandanti il diritto e il dovere di estrarre a sorte trai sospettati alcuni militari e punirli ., con la pena di morte». Tra giugno e dicembre 1915, l'esercito italiano fu mandato all'assalto dell'altopiano del Carso. Non si ottenne alcun risultato se non quello di perdere migliaia di uomini. Fra maggio e giugno del 1916 l'esercito austriaco si impegnò in quella, che venne chiamata la spedizione punitiva: gli Italiani erano traditori da punire perché non avevano rispettato la Triplice Alleanza. Gli Austriaci volevano penetrare nella Pianura Padana attraverso l'altopiano d' Asiago. L'esercito italiano, però, respinse l'offensiva. Anzi riuscì a lanciare un contrattacco e a conquistare Gorizia (agosto 1916). La guerra, che nelle previsioni sarebbe dovuta durare pochi mesi, continuava da più di due anni. Lo sforzo produttivo dei diversi Stati diventava sempre più pesante. I prezzi degli alimenti crescevano e le condizioni di vita si facevano sempre più difficili per le popolazioni. li Imperi centrali, inoltre, non potevano procurarsi facilmente le materie prime perché gli Inglesi controllavano i mari. Per spezzare questo accerchiamento, la Germania affrontò la marina inglese nella battaglia dello Lutland nel mare del Nord (maggio 1916). Ma la battaglia non bastò a sottrarre agli Inglesi il dominio dei mari. Allora i Tedeschi intensificarono la guerra sottomarina contro tutte le navi sospettate di portare rifornimenti agli avversari.


I sommergibili tedeschi iniziarono ad affondare le navi mercantili e perfino quelle per il trasporto dei passeggeri. Particolare scalpore destò l' affondamento del transatlantico Lusitania, che causò la morte di un migliaio di persone, fra cui 124 cittadini statunitensi. Gli Stati Uniti ritenevano questi affondamenti contrari ai principi della libertà dei mari e del commercio. Pertanto protestarono con forza. Infine, proprio la guerra sottomarina li spinse ad entrare nel conflitto al fianco dell'Intesa (6 aprile 1917). L'ingresso in guerra fu preceduto da un grande dibattito interno. Intervenire in Europa significava abbandonare la vecchia politica di isolamento seguita da anni. Non bisogna però dimenticare che Francia, Italia e soprattutto Inghilterra erano indebitate con gli Stati Uniti per ingenti somme, Gli industriali e i politici americani non volevano perdere i loro crediti. Il 1917 fu un anno decisivo per le sorti della guerra, non solo per l' ingresso in guerra degli Stati Uniti.



Nel marzo (febbraio, secondo il calendario russo) in Russia esplose una retto rivoluzione che abbatté l'ormai debole regime dello zar. La situazione divenne sempre più confusa sino alla rivoluzione sovietica dell'ottobre, quando il potere venne preso dai comunisti guidati da Lenin.

Intanto, l'esercito russo si era sbandato. Per evitare l'invasione del proprio territorio, la Russia uscì dalla guerra. Il 3 marzo 1918 la Pace di Brest-Litovsk stabilì le condizioni della resa.

La Russia:

cedeva alla Germania la Polonia e i Paesi Baltici; riconosceva l'indipendenza dell'Ucraina. Le conseguenze dell'uscita dalla guerra della Russia non si fecero attendere. Gli Austriaci spostarono le loro truppe dal fronte russo a quello italiano provocando una gravissima crisi militare dell' Italia.

Rafforzato dalle truppe provenienti dal fronte russo, l'esercito austriaco sferrò una nuova offensiva e riuscì a sfondare le linee italiane riportando una netta vittoria a Caporetto (poco lontano da Gorizia, 24 ottobre 1917). L'esercito italiano cominciò una ritirata che presto divenne una fuga disordinata. Il nemico catturò decine di migliaia di prigionieri e si impa, dronì di molto materiale. Con grande fatica si riuscì a stabilire una nuova linea di difesa lungo il fiume Piave. LAB 150'Questo fu possibile grazie agli ordini imposti , dal nuovo comandante supremo, Armando Diaz... Cadoma, che attribuiva la catastrofe di Caporetto alla vigliaccheria dei soldati, venne infatti sostituito. Anche al governo ci fu un cambiamento: divenne primo ministro Vittorio Emanuele Orlando. Tutti i paesi europei sentivano sempre più le conseguenze della terribile ed interminabile guerra. Dai fronti giungevano notizie drammatiche sui massacri e le condizioni in cui i soldati vivevano. Tutte le popolazioni, anche quelle lontane dalle zone di combattimento, subivano privazioni e famè. Il malcontento cresceva ovunque. In Italia ci furono scioperi e scontri di piazza (in particolare a Torino, agosto 1917) per la mancanza dei generi alimentari. Per alcuni la Rivoluzione russa iniziava a diventare il :modello di una nuova società e soprattutto del rifiuto della guerra combattuta tra poveri. In questa difficile situazione papa Benedetto XV, che già aveva parlato contro l'«orrenda carneficina», tornò a far sentire la sua voce.

III o agosto 1917 lanciò un nuovo appello nel quale la guerra era definita un'inutile strage.

Il papa invocava un «giusto accordo». Invitava i paesi in guerra ad assumere uno «spirito conciliante»; a tenere conto «delle aspi: razioni dei popoli», rinunciando' se necessario ai propri interessi in favore di quelli generali dell'umanità. «Siamo animati dalla speranza di giungere quanto prima alla cessazione di questa lotta tremenda, la quale ogni giorno di più appare una inutile strage».


Nella primavera del 1918 la Germania, ormai a corto di materie prime, lanciò un 'ultima, disperata offensiva. Ma anche questa volta i Francesi e gli Inglesi respinsero l'attacco nella seconda battaglia della Marna (luglio 1918). Inglesi e Francesi, con l'appoggio americano, passarono allora all' offensiva. La situazione interna della Germania e dell' Austria precipitava, mentre Bulgaria e Impero turco venivano costretti alla resa. Anche l'esercito italiano passò alla controffensiva ottenendo la decisiva vittoria di Vittorio Venero. L'Austria chiese l'armistizio e l'Italia risultava vittoriosa (4 novembre). In seguito alla disfatta militare i due imperi centrali si dissolsero. Il 9 novembre a Berlino venne proclamata la repubblica. Lo stesso accadeva in Austria (11 novembre), dopo che Ungheria, Cecoslovacchia e Iugoslavia si erano dichiarate indipendenti. I due imperatori presero la via dell'esilio. Sempre 1'11 novembre veniva firmato l'ultimo armistizio, con la Germania. Si chiudeva così la prima guerra mondiale. I morti sono stati calcolati in l0 milioni; 600000 quelli italiani.


I Trattati di pace



I colloqui di pace si svolsero a Parigi, ed i trattati di pace furono firmati in località vicine tra il 1919 e il 1920. I rappresentanti delle quattro potenze vincitrici (Italia: Vittorio Emali nuele Orlando; Francia: Georges Clemenceau; Gran Bretagna: David; Loyd George; Stati Uniti: Woodrow Wilson) avevano obiettivi diversi, e non mancarono momenti di tensione. Il presidente americano Wilson aveva steso un elenco di Quattordici punti, che riassumevano i progetti per la futura politica europea e mondiale. Wilson dava molta importanza alla autodeterminazione delle nazioni: ogni nazione, cioè, doveva essere indipendente e scegliere la propria forma di governo. I trattati rispettarono solo in parte questo principio. Ecco quello che prevedevano:

molti nuovi Stati europei furono riconosciuti indipendenti: Ungheria, Cecoslovacchia, Iugoslavia, Lettonia, Lituania, Estonia; l'Austria perse 7/8 dei territori dell' antico impero; la Turchia perse tutti i territori europei, tranne la città di Istanbul; -la Palestina e l'Iraq furono affidati agli Inglesi; la Siria, alla Francia; la Germania venne riconosciuta responsabile della guerra; pertanto fu costretta a pagare i danni di guerra (.132 miliardi di marchi oro), e a , mantenere una flotta e un esercito molto ridotti; fu inoltre privata delle colonie; l'Alsazia e la Lorena ritornarono alla Francia, che venne anche autorizzata a sfruttare per 15 anni le miniere della regione tedesca della Saar; altri territori tedeschi passarono alla Danimarca e alla Polonia. Le reazioni ai trattati di pace furono particolarmente violente in Germania. I Tedeschi ritenevano di essere stati sottoposti a condizioni troppo dure, soprattutto per colpa della Francia. Ma anche i Francesi non erano soddisfatti: giudicavano non sufficienti le sanzioni imposte alla Germania.

Anche l'Italia era insoddisfatta dei compensi territoriali ottenuti.


L'Italia ricevette d~l' Austria il Trentino, l'Alto Adige, la Venezia Giulia e Trieste. Il primo ministro Orlando e il ministro degli esteri Sonnino chiedevano però anche i territori promessi col patto di Londra (in Albania, Dalmazia e Turchia ecc.). Le altre potenze vincitrici ritenevano però che queste concessioni avrebbero violato il principio dell'autodeterminaiione: l'Italia cioè si sarebbe costituita delle colonie sul territorio europeo. Pertanto si opposero. Per protesta, la delegazione italiana abbandonò i colloqui. Quando vi tornò, Francia ed Inghilterra si erano già spartite le colonie tedesche, e ; l'Italia non ne ebbe vantaggi. j Questo fatto causò grandi proteste nel nostro paese. Nazionalisti e reduci di guerra dissero che quella italiana era una vittoria mutilata, incompleta: gli alleati, comportandosi da traditori, non avevano dato al'Italia quello che avevano promesso col patto di Londra. Questa tensione si aggiunse alla difficile situazione che l'Italia si trovò a vivere nel dopoguerra.


Il mondo uscì dalla guerra profondamente mutato:

quattro imperi erano crollati: l'Impero austro-ungarico, l'Impero tedesco, l'Impero russo e l'Impero turco;  erano nate molte nuove nazioni; il primato dell'Europa si era indebolito dal punto di vista sia politico che economico; iniziava ad emergere il ruolo mondiale degli Stati Uniti, Ma le novità non riguardavano solo le relazioni internazionali. L'esperienza di guerra segnò profondamente tutta una generazione. Non si era infatti mai visto nella storia un impegno così massiccio di uomini in anni e di persone impegnate per lo stesso scopo: la difesa della patria. La guerra segnò l'ingresso delle masse sulla scena della storia. Il popolo italiano fece la prima esperienza di unità: uomini di regioni diverse vissero, fianco a fianco nelle trincee, le medesime sofferenze. Il movimento socialista, grazie anche al successo della Rivoluzione russa, uscì rafforzato in tutta Europa. Anche le donne, che avevano lavorato nelle fabbriche al posto degli uomini impegnati al fronte, acquistarono una nuova coscienza dei loro diritti. La guerra cambiò anche l'atmosfera culturale. Infatti, con i suoi orrori che rimasero per anni nella mente dei combattenti, aveva posto fine all'ottimismo con cui il secolo era iniziato. Cominciava un periodo molto più oscuro, caratterizzato da numerose e gravi crisi.










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