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Marsilio da Padova nacque circa nel 1280, filosofo, medico e pensatore politico italiano.

storia




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Marsilio da Padova nacque circa nel 1280, filosofo, medico e pensatore politico italiano.


Studiò presso l'università di Parigi, nella quale fu successivamente insegnante, fino a diventarne rettore nel 1313. La morte lo colse nel 1342 (o forse nel 1343). Nel 1324 cominciò a lavorare a quella che sarebbe divenuta la sua opera principale, il "Defensor pacis" ("Il difensore della pace"), che dedicò all'imperatore Ludovico il Bavarese. Anni dopo, egli compose un compendio (intitolato "Defensor minor") del "Defensor pacis". A causa dello scontro che vide opposti l'imperatore e Giovanni XXII, Marsilio fu costretto a fuggire da Parigi nel 1236 - insieme con Jean de Jandun, seguace di Sigieri di Brabante - per porsi al seguito dell'imperatore, al fianco del quale egli rimase fino alla morte.


Marsilio: pensiero politico

In sintonia con Aristotele, Marsilio da Padova concepisce lo Stato come un'istituzione naturale, nata dalla congenita esigenza dell'uomo ("animale politico", diceva Aristotele) a vivere in associazione coi propri simili. Lo scopo dello Stato - sostiene Marsilio, anche qui d'accordo con Aristotele - consiste nel consentire all'uomo di vivere e, oltre a ciò, di vivere bene: in questo senso, lo Stato permette all'uomo di raggiungere la felicità (che se vivesse da solo, senza il contatto con altri uomini, non potrebbe raggiungere). Perché ciò si realizzi, diventa essenziale la salvaguardia della pace (a cui si richiama il titolo stesso dell'opera marsiliana) e lo strumento di cui lo Stato si avvale per garantirla è la legge. Nessun governante, anche se giusto, può governare senza far ricorso a delle leggi. "la leg 141e47b ge è un discorso o espressione che nasce da una certa prudenza o dall'intendimento politico; ossia, un'ordinanza fatta dalla prudenza politica intorno alle cose giuste o vantaggiose ed al loro opposto, e che ha forza coattiva, e cioè per la cui osservanza viene emanato un comando che si è costretti ad osservare, oppure che è emanata per mezzo di tale comando". Marsilio definisce legge un "precetto coattivo" legato ad una punizione o a una ricompensa da attribuire in questa terra, ossia ad una sanzione. Marsilio restringe la nozione di legge al solo ambito umano.Infatti, la legge divina è anch'essa sanzionata, ma dà premi e castighi non in questa vita, bensì fuori del tempo, in una vita ultraterrena. Una legge è tale in quanto una volontà la emana e ha il potere di farla rispettare, comminando pene nel caso in cui tale legge venga infranta. Il compito di istituire le leggi - considerate dalla ragione umana giuste e utili per la comunità - spetta al popolo, cioè all'intero corpo dei cittadini o alla sua parte prevalente ("pars valentior" dice Marsilio). Tale prevalenza può essere intesa in senso quantitativo, ma specialmente qualitativo: si tratta cioè dei detentori delle qualità migliori. Pertanto, la fonte del potere è il popolo, che può decidere di affidare il compito di governare ad un principe dotato della forza capace di garantire la pace (cioè un principe che sia "defensor pacis"), fondata sul rispetto delle leggi. La miglior forma di governo è quella fondata sull'elezione: al di fuori di tale sfera non esiste alcun potere legittimo, autorizzato a ricorrere alla forza. La funzione della Chiesa e dei sacerdoti è meramente spirituale e consiste nel "conoscere e insegnare ciò che si deve credere, fare o evitare per ottenere la salute esterna". In casi di contrasti su queste materie di fede, l'autorità suprema è - secondo Marsilio - non il papa, ma il Concilio, il quale rappresenta la comunità dei cristiani. La funzione spirituale non legittima alcun conferimento alla Chiesa e al papa di potere coattivo: essi non potranno comminare pene temporali e scomuniche.



Quindi, poiché la violazione della legge divina, a differenza della violazione della legge umana, non può implicare una sanzione terrena, il papato non deve disporre di alcun potere politico.

Quindi risulta destituita di ogni fondamento la pretesa papale di esercitare il suo potere sull'imperatore e sui governanti. Tale pretesa non può che generare una forma di conflitto - sconosciuta ad Aristotele - tra Chiesa e potere civile, la quale sconvolge e turba pericolosamente la pace, che è e resta l'obiettivo a cui mira la filosofia marsiliana. In realtà, in quanto membri della comunità civile, anche i membri del clero devono essere sottoposti alle leggi civili, né più né meno dei laici: non fa specie che le tesi di Marsilio - che aprono ragguardevoli spiragli verso una prospettiva laica - vennero vigorosamente condannate dalla Chiesa nel 1327.


La prima età moderna


Italia nel XV secolo

Agli inizi del XV secolo il volto dell'Italia si presenta come una parcellizzazione di stati e staterelli. Il declino dei Comuni aveva portato a un processo di rafforzamento istituzionale, conclusosi con l'instaurazione delle signorie, accanto alle repubbliche oligarchiche di più antica fondazione. Si formarono così un numero minore di stati regionali, più estesi e più forti, che via via ampliarono i propri domini entrando in concorrenza gli uni con gli altri per la supremazia. Tra questi il Ducato di Milano si configurò come una potenza emergente, prima sotto i Visconti, poi sotto gli Sforza, interessata a espandere i propri domini a spese delle repubbliche di Venezia e di Firenze. Quest'ultima, dopo vari conflitti con il papa e rivolgimenti interni di carattere popolare, con l'avvento dei Medici nel 1434 conobbe una fase di notevole rafforzamento. La Repubblica di Venezia, da sempre in lotta per la supremazia commerciale sui mari con Genova, estese via via i suoi domini in terraferma eliminando piccole signorie locali ed entrando perciò in conflitto con Milano e con il papa. Lo Stato della Chiesa, definitivamente chiuso lo scisma d'Occidente nel 1418, si avviò verso una fase di stabilità interna, nonostante i contrasti con i potentati limitrofi. Il Regno di Napoli, retto dagli Angioini, fu al centro prima delle lotte dinastiche fra i tre rami degli Angiò e in seguito fu conquistato dagli Aragonesi che nel 1442 unirono le corone di Spagna, Sicilia, Sardegna e Napoli. La pace di Lodi del 1454 mise fine alla lunga rivalità tra Milano e Venezia e sotto l'egida del papa venne stretto tra i cinque maggiori stati italiani (Milano, Venezia, Firenze, Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie) un patto che instaurò una politica di equilibrio destinata a durare fino a fine secolo e che salvaguardò la penisola da interventi stranieri.


Il panorama politico dell'Italia all'alba dell'età moderna presentava altre forme istituzionali: lo Stato della Chiesa, sede di una sovranità politico-religiosa di dimensione mondiale; le repubbliche, tra cui primeggiava Venezia, che aveva consolidato il potere oligarchico del patriziato; i principati dinastici, frutto della riorganizzazione postcomunale, presenti in Piemonte con i Savoia, in Toscana con i Medici, nelle Marche con i Montefeltro di Urbino, e in altre realtà minori.


A differenza di quanto stava avvenendo in Francia, in Spagna e in Inghilterra, nella penisola italiana non si ebbe un processo di unificazione in un'unica sovranità nazionale dei molteplici stati. Al confronto con le nascenti monarchie europee, gli stati italiani palesarono la loro fragilità politica sin dal momento in cui il re francese Carlo VIII avviò la campagna per la conquista della penisola (1494). Si aprì allora una lunga stagione di conflitti tra le maggiori monarchie europee, in competizione tra loro per assicurarsi il predominio in Italia, interrotta nel 1559 dalla pace di Cateau-Cambrésis, che stabiliva un equilibrio imperniato su diverse realtà. Nel Sud e nel Ducato di Milano si stabilizzò la dominazione degli Asburgo di Spagna; nel centro restarono in vita sia gli stati signorili, ora dipendenti dai favori delle grandi potenze straniere, sia lo Stato della Chiesa; la repubblica di Venezia conservò intatta la sua dimensione territoriale a nord-est della Pianura Padana e nell'Adriatico; a nord-ovest prese consistenza il Ducato sabaudo, collocato a ridosso delle Alpi, tra Francia e Italia, ma proiettato verso gli spazi italiani con la politica seguita da Emanuele Filiberto. La penisola aveva così raggiunto un equilibrio nell'ambito del sistema degli stati europei, tuttavia condizionato dalle maggiori potenze, la Francia, la Spagna e l'impero asburgico, arbitre delle relazioni tra le molteplici entità statali operanti in Italia.




Rinascimento e Controriforma


L'Italia portò all'Europa un contributo di cultura e di idee nell'età dell'Umanesimo e del Rinascimento.


Umanesimo: Movimento culturale sorto in Italia alla fine del XIV sec. e diffusosi in tutta Europa fino al XVI sec., caratterizzato dal rifiorire degli studi classici e dall'affermarsi di una concezione della vita basata sulla riscoperta di autonomi valori umani e storici. Interesse per gli studi filologici o classici.




Rinascimento: Movimento culturale sorto in Italia alla fine del XIV sec. e diffusosi in tutta Europa fino al sec. XVI, caratterizzato dall'uso rinnovato della lingua e letteratura latina classica, dal libero rifiorire delle arti, degli studi, della politica, dei costumi.


Nati nel clima delle libertà civili delle città italiane, gli ideali del Rinascimento trovarono accoglienza nelle raffinate corti europee, dove diedero l'impronta ai consumi e allo stile di vita delle aristocrazie. Un'Italia, quindi, divisa e subalterna sul piano politico poteva divenire faro di civiltà per l'Europa, così come alcuni suoi uomini potevano trovarsi nel cuore dei grandi rivolgimenti mondiali. Questo ruolo toccò ai grandi navigatori, inventori di rotte oceaniche e scopritori di mondi nuovi, quali furono Colombo, Vespucci, i fratelli Giovanni e Sebastiano Caboto, protagonisti delle scoperte geografiche del XV e XVI secolo, dalle quali iniziò una ridefinizione della realtà economica europea. In questo processo l'economia urbana del Centro-Nord dell'Italia perse rilievo al confronto con le nuove capitali europee dei traffici e del denaro, quali Londra, Parigi, Amsterdam, Augusta.


L'Italia agli occhi di Machiavelli: "Fra tanto fiore di civiltà e in tanta apparenza di forza e di grandezza mise lo sguardo acuto Niccolò Machiavelli, e vide la malattia, dove altri vedevano la più prospera salute. Quello che oggi diciamo decadenza egli disse: 'corruttela'". L'Umanesimo e il Rinascimento furono periodi d'oro per l'Italia: Venezia, Firenze e le signorie prosperavano; i letterati e gli scienziati italiani erano faro per l'Europa intera; le corti italiane furono esempi da imitare. Eppure, sotto questo apparente splendore si intravedono i primi segnali di decadenza.


La cultura del Rinascimento, tollerante e universale, fu sconfitta dalle lacerazioni religiose che divisero l'Europa nel XVI secolo. L'Italia divenne il terreno di attuazione della risposta data dalla Chiesa di Roma alla sfida della Riforma protestante.


Riforma protestante: L'insieme dei movimenti religiosi che nel XVI secolo produssero la frattura della cristianità, dando vita alle Chiese protestanti. Assieme al rinnovamento culturale prodotto dall'Umanesimo e dal Rinascimento, questa storica trasformazione del modo di intendere e vivere l'esperienza religiosa si colloca agli albori della storia moderna dell'Occidente. Benché la Riforma abbia avuto inizio nel XVI secolo, quando Martin Lutero sfidò l'autorità della Chiesa, le sue origini vanno ricondotte a eventi di carattere politico, economico e culturale risalenti ai secoli precedenti.

Il teologo tedesco Martin Lutero fu l'iniziatore della Riforma protestante; nel 1517 pubblicò le 95 tesi in cui criticava aspramente la vendita delle indulgenze e la simonia delle autorità ecclesiastiche. Lutero asseriva che l'essenza del cristianesimo non risiede nella complicata organizzazione che fa capo al Papa, ma nella comunicazione diretta tra l'individuo e Dio. Le dottrine luterane ispirarono altri movimenti protestanti, come il calvinismo e il presbiterianesimo.


Nel concilio di Trento (1545-1563) prevalsero le tendenze intransigenti che provocarono la rottura con il mondo protestante. A partire da quella data, e per almeno tre secoli, la storia dell'Italia, cuore del cattolicesimo, fu influenzata dalla Controriforma, che impose canoni estetici, valori morali e modelli culturali. Ne derivò un'impronta clericale, che pervase ogni settore della società italiana manifestandosi anche, se non soprattutto, in termini repressivi. Allo stesso tempo si organizzarono linee di riforma morale, funzionali a disciplinare il clero e i laici, a radicare nella società la presenza della Chiesa, che poté disporre di nuovi ordini e congregazioni religiose, espressione di un cattolicesimo militante.

Controriforma:Movimento nato in seno alla Chiesa cattolica nel XVI secolo con lo scopo di arginare le posizioni eretiche e le devianze dottrinali dovute alla Riforma protestante, rinvigorendo l'ortodossia. Il movimento caratterizzò un'epoca con il tentativo di concretizzare le istanze e i fermenti di rinnovamento e di rigenerazione provenienti dall'interno del cattolicesimo stesso, che trovarono una controparte nelle discussioni dei concili.







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