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La prima infanzia - Alla corte di Vienna, Verso Parigi

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La prima infanzia

Il 27 gennaio 1756,alle otto della sera, nasce a Salisburgo, Wolfgang Amadeus Mozart, verrà battezzato il giorno successivo con i nomi di Johannes Chrysostomus Wolfangus Theophilus. Il padre Leopold, all'epoca, svolgeva funzioni di compositore di corte e insegnante di musica al servizio dell'arcivescovo Anton Firmian. Leopold era un cattolico fervente,uomo dal carattere austero,metodico e illuminista convinto. Le fonti dell'epoca lo definiscono come un personaggio schivo e sprezzante,quasi al limite della misantropia. Al contrario, la madre: Anna Maria Pertl era una donna dal carattere sereno e scherzoso, dotata di un bonario senso della comicità, contribuì ad equilibrare, in famiglia, il severo rigore paterno.

Dal loro matrimonio nacquero sette figli, ne sopravvissero però soltanto due: lo stesso Amadeus e la sorella Maria Anna, chiamata con il nomignolo di Nannerl e nata il 30 luglio 1751. Il giovane Mozart venne in contatto con la musica ancora molto giovane, infatti all'età di tre anni, quando il padre impartiva i primi rudimenti alla sorella, il bambino si mostrava già interessato e giocava con la tastiera del clavicembalo. Come si usava a quei tempi, Leopold si serviva, per le sue lezioni, di un quadernetto sul quale aveva trascritto facili brani, organizzati a livelli crescenti di difficoltà. Dagli appunti del padre si presume che Wolfgang, all'età di quattro anni, fosse già in grado di utilizzare questa raccolta di musiche. Le prime opere di Mozart dimostrano come egli fosse in grado di apprendere, con una velocità e una facilità non comuni, modelli e schemi predefiniti e di mandarli a memoria altrettanto velocemente.



Molti sono gli aneddoti sulla sua infanzia, per la maggior parte sono dovuti agli abituali frequentatori della famiglia e tutti descrivono le sorprendenti capacità musicali del bambino. Il trombettista Johan Andreas Schactner, in un racconto della vita di Mozart, scritto per la sorella Nannerl, riporta, tra gli altri, un episodio sul piccolo genio avvenuto intorno all'età di quattro anni. Un giorno, mentre rincasava in compagnia del padre, lo trovarono intento ad armeggiare con carta e penna. Subito gli chiesero cosa stesse facendo e questi rispose candidamente che stava scrivendo il suo primo concerto per piano; dapprima scoppiarono a ridere osservando l'accozzaglia di note e di macchie sparse su un foglio di carta. Dopo un più attento esame, Leopold si commosse e mostrò all'amico come, nonostante il disordine della scrittura, le note fossero messe secondo tutte le regole. Intanto Leopold, col passare del tempo, Leopold si convinse di avere in casa una piccola virtuosa della tastiera ed un enfant prodige. Questa idea, unita alla sua ambizione, gli fecero maturare l'idea di far conoscere al mondo i suoi due figli.


Alla corte di Vienna

Già dal XVI secolo, l'unico modo di farsi conoscere per un musicista era quello di esibirsi presso le grandi corti europee e così Leopold Mozart decise di viaggiare per l'intera Europa con tutta la famiglia. Nel 1762 intraprendono un viaggio un viaggio per Monaco, del quale non sono però giunte testimonianze, pare sia durato circa tre settimane nel periodo di carnevale ed abbia prodotto qualche buon risultato, visto che Leopold decise subito dopo di mostrare i suoi due pupilli a Vienna. Il denaro per questa nuova partenza venne anticipato dal commerciante Johann Lorenz Hagenauer, proprietario dell'edificio in cui si trovava l'appartamento dei Mozart che aveva stretto con loro una sincera amicizia.

A Vienna giunsero il 6 ottobre 1762, a seguito di una deviazione per Linz, scegliendo di viaggiare per vie d'acqua, ritenute più sicure. Impiegarono naturalmente più tempo, ma ebbero la fortuna di incontrare alcuni nobili viennesi che poterono constatare l'abilità dei due bambini. Fu così che la loro fama precedette il loro arrivo nella capitale e i Mozart furono contesi dalle famiglie più in vista della città. Appena una settimana dopo il loro arrivo furono ricevute dall'imperatrice Maria Teresa nel palazzo di Schonbrunn, dove il piccolo prodigio suonò con un solo dito e con la tastiera coperta da un panno. Dopo la performance di corte il numero di richieste per vedere all'opera il bambino crebbero e per due settimane i piccoli Mozart furono sottoposti ad una serie interminabile di esibizioni. Questa vita frenetica fece ammalare Wolfgang di scarlattina e dovette subire un periodo di isolamento. Ai primi di dicembre ebbe termine la malattia,ma scemò anche l'interesse nei suoi confronti e a parte qualche altra rara occasione le richieste di esibizioni cessarono: Il 30 dicembre la famiglia Mozart ritornò a casa. Il bilancio di questa visita viennese, da un punto di vista prettamente economico(aspetto che interessava particolarmente Leopold) non fu certo brillante, ma pose le basi per i progetti futuri del padre, in quanto in questo periodo chiese ed ottenne le credenziali necessarie a ripetere l'esperienza presso le altre capitali della cultura musicale europea.


Verso Parigi

Tornato a casa Wolfgang si ammalò nuovamente di reumatismi alle gambe, ma fu una malattia di pochi giorni. Prese a suonare il violino con maggior assiduità è iniziò a trascrivere sul pentagramma le sue brevi composizioni, senza più ricorrere all'aiuto della sorella o del padre che intanto provvedeva personalmente al resto dell'istruzione. Siamo ormai alla conclusione della guerra dei Sette anni, le strade d'Europa tornano ad essere sicure, il momento parve propizio a Leopold per realizzare il suo progetto del grande viaggio, del resto gli enfants prodiges crescono in fretta e bisogna battere il ferro finché é caldo.

Leopold Mozart, dopo la morte di Eberlin, Kappellmeister di Salisburgo, sperava di ottenere per se stesso quella carica, purtroppo ebbe solo quella di vice che comunque gli garantì un miglioramento economico. L'attività che però lo teneva più occupato, nei primi mesi del 1763, fu quella di organizzare un nuovo viaggio, chiese il permesso del suo arcivescovo e lo ottenne. La partenza avvenne il 9 di giugno, le intenzioni di Leopold erano quelle di mostrare i suoi figli a tutta Europa. Desiderando viaggiare in tutta libertà, pensò bene di procurarsi una carrozza, che a quei tempi non significava certamente cammino più sicuro, infatti appena inoltratesi in Baviera si verificò un primo incidente:si ruppe una ruota. A Monaco furono ricevuti dal principe Maximilian III, Wolfgang eseguì un concerto per violino. Trascorsero in città alcuni giorni durante i quali i due fratelli Mozart si esibirono. La tappa successiva li condusse ad Augusta, città natale di Leopold, il quale aveva programmato un paio di settimane di permanenza, ma rimase un po' deluso poiché riuscì ad ottenere solo tre accademie per i bambini. Comunque la sosta permise a Leopold di visitare il laboratorio di Andreas Stein, dal quale comprò un nuovo clavicembalo e di assistere ad un concerto del celebre violinista Pietro Nardini. Riparti alla volta di Stoccarda dovettero cambiare programma, infatti il granduca Karl Eugen si trovava nella sua residenza di caccia a Ludwisburg. I Mozart raggiunsero la cittadina il 9 di luglio, ma nonostante gli sforzi, non riuscirono a farsi ricevere, decisero quindi di dirigersi verso il Palatinato. Qui l'elettore palatino, Karl Theodor, li accolse nella sua residenza estiva, organizzò un'accademia musicale durante la quale Wolfgang e Nannerl alternarono le loro esecuzioni a quelle dei più noti solisti dell'orchestra di Mannheim. Il viaggio proseguì e, come sua abitudine, Leopold non perse mai nessuna occasione per mostrare l'abilità dei suoi figli. A Heidelberg Wolfgang suonò l'organo della chiesa dello Spirito Santo, sul quale il decano fece poi incidere il nome del giovane prodigio. Fu poi la volta di Worms, di Magonza e di Francoforte. In quest'ultima città era attiva una ricca borghesia che evitò ai piccoli concertisti la solita trafila della presentazioni e delle attese, al contrario vennero immediatamente organizzate quattro accademie. In una di queste serate, tra gli ascoltatori, vi era l'allora quattordicenne Johann Wolfgang Goethe che molti anni dopo avrebbe ricordato nei suoi scritti quell'ormai lontano concerto. Lasciata Francoforte, la carrozza percorse le ultime tappe prima della meta finale: a Coblenza conobbero l'arcivescovo di Treviri, fecero una visita turistica alla città di Colonia, diedero un concerto ad Aquisgrana, dove la sorella del re di Prussia cercò invano di convincere Leopold ad accompagnarla a Berlino. Usciti dai confini tedeschi, si recarono a Bruxelles, qui fecero più di un mese di anticamera prima di essere ricevuti dal principe Carlo di Lorena che aveva espresso il desiderio di ascoltare i due bambini. Il successo del concerto fu notevole e procurò alla famiglia il denaro necessario per continuare il viaggio. Giunsero nella capitale francese il 18 novembre, dopo cinque mesi di peregrinare.


A Versailles

Giunti a Parigi, i Mozart alloggiarono nel palazzo dell'ambasciatore di Baviera, il conte von Eyck. Leopold si mise subito all'opera per far fruttare le lettere di presentazione, ma nessuna di queste portò a qualche risultato immediato. Solamente una lettera, scritta dalla moglie di un oscuro commerciante di Francoforte, permise a Leopold di fare la conoscenza di Friedrick von Grimm, un elegante signore tedesco, trasferitosi a Parigi al seguito del duca di Sassonia. Impiegato come segretario del duca di Orleans, era riuscito ad affermarsi nella buona società parigina, tra l'altro aveva fondato il periodico "Corrispondance literaire, philosophique et critique". Grimm ascoltò i piccoli Mozart rimanendone subito folgorato, scrisse immediatamente un articolo per la sua rivista raccontando di come mostrato a Wolfgang un minuetto e chiestogli di scrivere seduta stante la parte di basso, il bimbo terminò in brevissimo tempo il compito assegnatogli, senza neppure servirsi dell'aiuto del clavicembalo. In seguito, ascoltata una sola volta la cavatina, eseguita a memoria da una cantante presente alla serata, Wolfgang ricostruì la melodia e la completò con un accompagnamento adeguato. Ma stupì veramente tutti quando fatto ripetere il brano per dieci volte consecutive alla cantante, lo andò via via completando l'accompagnamento migliorandolo ad ogni passaggio. Lo scopo principale della visita parigina era quello di essere ricevuti nella reggia di Versailles, ma fu subito chiaro che si sarebbe dovuta attendere la fine del lutto causato dalla morte della nipote di Luigi XVI. L'invito ufficiale a corte giunse per la vigilia di Natale e il soggiorno durò più di due settimane. In questo periodo i Mozart ebbero modo di conoscere l'universo lussuoso, distaccato e formale della nobiltà francese. Furono invitati al Grand Couvert di capodanno, l'unico giorno durante il quale il re era solito pranzare con i cortigiani. Tra tutti i rituali e le convenzioni si trovò lo spazio anche per la musica, le esibizione dei due piccoli fenomeni furono accolte con entusiasmo e a Wolfgang fu anche concesso di suonare l'organo della cappella reale.




Successi parigini

Rientrato da Versailles, Leopold tirò subito le somme, il bilancio poteva considerarsi in attivo, a parte i luigi d'oro e i vari regali ricevuti in regalo, l'esibizione a corte alimentava prospettive di guadagni futuri, indispensabili per continuare il viaggio. Infatti, subito dopo l'udienza dei reali, le porte dei migliori salotti parigini, le esibizioni, a dire il vero un po' circensi, occuparono molte serate, nella capitale, dei due fratelli. Nel

Vita quotidiana

palazzo del principe Conti, incontrarono il clavicembalista Johann Schobert che in quel periodo affascinava Parigi con la sua musica molto più vicina al romanticismo che al gusto galante dell'epoca. Leopold lo definì ipocrita e gli sembrò, così scrive belle sue lettere, invidioso dell'abilità di suo figlio, Wolfgang, al contrario rimase positivamente influenzato da quel tipo di esecuzioni e la sua musica ne portò quasi subito il segno. Intanto, tra una serata e l'altra, il piccolo Mozart continuò a comporre e Leopold consegnò allo stampatore quattro sonate per clavicembalo e violino. Le prime due furono dedicate a Madame Victoire, una delle figlie di Luigi XVI e furono consegnate personalmente da Wolfgang alla dedicataria nel corso di una seconda visita a Versailles. Le altre due furono destinate alla contessa di Tessè che aveva ospitato diverse volte i Mozart nel suo salotto. Le esibizioni continuarono senza sosta,tranne una breve interruzione a causa di una lieve malattia che costrinse Wolfgang a letto. L'episodio, in sé trascurabile, assume una certa importanza poiché si verificò proprio nel pieno della disputa tra illuministi e i religiosi che aveva come tema di discussione l'inoculazione del vaccino contro il vaiolo. Leopold, fedele ai suoi principi di cattolico, decise di rimettersi alla grazia di Dio e naturalmente rifiutò di vaccinare il bambino. Terminata la malattia, Grimm intendeva organizzare un grande concerto pubblico, gli ostacoli burocratici da superare furono molteplici. Vennero mobilitati grossi calibri della nobiltà e una volta ottenuto il permesso si affittò il piccolo teatro del signor Felix. Grimm si occupò personalmente anche dei biglietti ad invito e la sera del 10 marzo 1764 il concerto riscosse un successo di pubblico eccezionale. L'eco di questo successo moltiplicò le richieste provenienti dai salotti parigini tanto che si pensò ad una serata di addio per il 9 di aprile, giorno di vigilia della partenza. Fu di nuova grande successo, anche se non proprio pari al precedente. Dopo cinque mesi di soggiorno terminò la parentesi parigina e, incoraggiato dai consensi di Parigi, Leopold decise di variare il programma recandosi a Londra, destinazione inizialmente non prevista dal suo programma.


Alla volta di Londra

La famiglia Mozart rifece dunque i bagagli e raggiunse il porto di Calais, dove i due bambini videro per la prima volta il mare e ne rimasero stupefatti. Intanto Leopold faceva i preparativi per la traversata della Manica, noleggiò una barca dal momento che il traghetto postale era già al completo e sempre con un occhio attento alla borsa divise le spese con altri passeggeri. La traversata non fu delle più agevoli, tutti i viaggiatori furono colti dal mal di mare, inoltre furono costretti a raggiungere la riva inglese a bordo di una scialuppa, infatti la barca non ottenne il permesso di attraccare. A Dover vennero circondati da un gruppo di personaggi equivoci quindi Leopold pesò che sarebbe stato opportuno partire immediatamente per Londra. Nella capitale giunsero il 22 aprile 1764 e il primo impegno del padre di famiglia fu quello di procurare a tutti abiti inglesi per non suscitare troppe curiosità. Una settimana dopo il loro arrivo furono ricevuti al Queens Palace da re Giorgio III e dalla regina Carlotta. L'accoglienza fu calda e familiare, molto diversa da quella formale e un po' gelida di Versailles. Quella prima visita a corte durò tre ore, al momento del congedo i piccoli ricevettero un compenso non ritenuto confacente da Leopold. Attendendo nuovi impegni, i Mozart visitarono la città e rimasero sorpresi quando a Saint James Park , all'ora della passeggiata del re, questi li riconoscesse tra la folla e li salutasse sporgendosi dalla carrozza. Il 19 di maggio furono di nuovo convocati a corte e si esibirono davanti a pochi familiari del re e della regina. Mozart su richiesta del sovrano suonò a vista pezzi di Wagenseil, Johann Christian Bach, Abel e Handel. La scelta dei brani da eseguire non fu fatta casualmente, infatti nella capitale inglese i compositori citati erano certamente tra quelli più eseguiti. Handel, sebbene morto già da cinque anni, era una presenza costante nelle occasioni musicali, Christian Bach aveva l'incarico di maestro di musica della regina Carlotta, mentre Abel svolgeva quello di musicista da camera sempre presso la regina. Inoltre Abel e Bach avevano appena fondato un'importante società concertistica che, assumendosi il compito di organizzare incontri pubblici, sarebbe divenuta qualche anno dopo, una autentica istituzione cittadina capace di orientare i gusti musicali degli appassionati londinesi. Christian Bach avrebbe sensibilmente influenzato e arricchito il soggiorno di Mozart a Londra. Durante quel periodo fu per Wolfgang non solo un maestro, ma anche un compagno di musica.

Leopold dimostrò ancora una volta le sue doti di impresario organizzando un concerto pubblico, in un periodo dell'anno durante il quale le famiglie nobili erano già partite per le loro residenze di campagna. Scelse infatti la data del 5 giugno, giorno del compleanno del re, presumibilmente per quell'occasione tutti sarebbero rientrati a Londra. Affittò una sala, scritturò un'orchestra e due cantanti, affidò a persone introdotte negli ambienti "bene" la distribuzione dei biglietti. Nonostante gli sforzi però la sala non si riempì completamente, tuttavia la serata ottenne un autentico successo. Dopo la felice serata, Wolfgang partecipò ad un concerto di beneficenza organizzato ai Ranelagh Gardens per raccogliere i fondi da destinare a un nuovo ospedale, la sua esibizione fu tra quelle più applaudite. Leopold iniziò allora i soliti contatti per entrare nei salotti buoni, ma i suoi sforzi non sempre andarono a buon fine, fu anche colpito da una grave malattia alla gola che fece temere il peggio. Appena fu in grado di reggersi in piedi si trasferì con tutta la famiglia a Chelsea per passare in un luogo più salubre il periodo di convalescenza. Wolfgang approfittò del forzato riposo per cimentarsi nella composizione della sua prima sinfonia(oggi catalogata come K16), completate tutte le parti, Nannerl la trascrisse in bella copia sugli spartiti. Alla fine di settembre tutta la famiglia rientrò a Londra e il 25 ottobre furono nuovamente ricevuti da Giorgio III. Subito dopo tentarono di riprendere la serie di concerti nei salotti londinesi, ma con scarso successo. Secondo Leopold la poca attenzione era dovuta al mancato rientro della nobiltà nelle sedi abituali , più presumibilmente però l'interesse per questa attrazione austriaca era venuto meno. Dal punto di vista strettamente finanziario la situazione iniziava ad essere preoccupante, Leopold chiese l'aiuto dell'amico parigino Grimm, il quale scrisse una lettera di raccomandazione al duca ereditario di Sassonia-Gotha, pregandolo di interessarsi alla sorte degli amici salisburghesi. La lettera non sortì alcun effetto. Leopold sperava che nel corso del nuovo anno si sarebbero presentate nuove occasioni, ma ben presto dovette rendersi conto di come il pubblico londinese fosse maggiormente attratto dall'opera italiana. Infatti per la stagione invernale erano giunti dall'Italia due grosse celebrità come i cantanti Tenducci e Manzuoli, quest'ultimo intrattenne rapporti cordiali con la famiglia Mozart, incaricandosi anche di dare lezioni di canto al piccolo Wolfgang. Nonostante lo scarso interesse che circondava i suoi figli, Leopold non si diede per vinto e organizzò un nuovo concerto pubblico. Per quella occasione decise che avrebbe fatto eseguire le musiche composte da Wolfgang, fece degli annunci sui giornali sottolineando con enfasi come tutte le opere erano il parto della genialità di un bambino di otto anni. Il concerto raccolse un buon gradimento, nonostante la scarsa affluenza di pubblico, Leopold cominciò a prendere in antipatia quella città. Per Wolfgang ,invece, fu un periodo felice, ricorderà negli anni futuri con nostalgia quei giorni. Non essendo oberato da impegni musicali, trascorse il periodo in compagnia di Christian Bach e Giovanni Manzuoli recuperando l'aspetto ludico della musica. Inoltre ebbe diverse occasioni di assistere agli spettacoli del King's Theater, fu spettatore di un ciclo di oratori di Handel e non mancò di frequentare i Bach-Abel Concerts. Wolfgang era certamente felice di recitare il ruolo di spettatore, ma suo padre non si diede per vinto, riuscì ad organizzare una nuova esibizione pubblica per il 13 maggio. Anche questa volta il pubblico fu soddisfatto della performance del piccolo genio, ma come nelle altre occasioni non accorse numeroso. Questo fu l'ultimo concerto pubblico londinese, ma la vena di impresario di Leopold ebbe una nuova trovata originale. Acquistò uno spazio sui giornali e informò il pubblico londinese che dalle 12 alle 14 di ogni giorno sarebbe stato possibile ascoltare il bambino prodigio nella sua abitazione. Gli annunci attrassero l'attenzione dello studioso Daines Barrington, illuminista dedito agli studi giuridici e naturalistici. Scettico di natura volle esaminare accuratamente il bambino, al termine dello studio si convinse di non trovarsi davanti al solito enfant prodige, bensì ad un vero musicista con doti naturali eccezionali e una stupefacente personalità musicale. Nel mese di luglio, la famiglia fece una visita al British Museum, a cui furono donate alcune opere, poi Leopold decise di mettere fine al soggiorno londinese.




In Olanda

Leopold aveva pianificato nei minimi particolari il viaggio di ritorno, nonostante venisse sollecitato a rientrare in Patria, avrebbe fatto una nuova sosta a Parigi, successivamente contava di recarsi a Venezia e Milano. Dal suo percorso aveva di proposito escluso l'Olanda eppure fu proprio in quel paese che trascorse i sette mesi successivi. Il cambiamento di programma si dovette all'insistenza dell'ambasciatore olandese a Londra che seguì i Mozart fino a Canterbury, qui riuscì a convincere il padre al cambiamento di programma. Il primo agosto, a Dover, finalmente si imbarcarono, la traversata della Manica fu più agevole rispetto all'andata. Presero immediatamente la via dell'Olanda, ma furono costretti a fermarsi per circa un mese in campagna a causa di una malattia del padre e del figlio. Nel cammino di avvicinamento fecero tappa in alcune città delle Fiandre, ad ogni sosta Wolfgang suonò nelle chiese qualche organo fiammingo, giunsero all'Aja l'11 settembre. Presero alloggio all'albergo Ville de Paris, una sistemazione non molto confortevole. L'accoglienza della principessa di Nassau-Weilburg e di suo fratello Guglielmo V d'Orange fu veramente calorosa, nel giro di otto giorni vennero invitati ben tre volte a corte. Nannerl si ammalò di bronchite, in un primo momento parve fosse un episodio di scarsa entità, pochi giorni prima di un concerto però l'ammalata si aggravò. Nonostante la grossa preoccupazione, il concerto non fu possibile rinviarlo così il solo Wolfgang si mostrò al pubblico. Ai primi di ottobre le condizioni di Nannerl peggiorarono ulteriormente, al punto che gli somministrarono l'estrema unzione. La principessa, venuta a conoscenza della gravità della situazione, inviò al capezzale della malata il medico di corte Thomas Schwenke che con le sue cure riuscì a guarire la ragazza. Poi si ammalò Wolfgang, colpito probabilmente da una forma di tifo intestinale, superato ancora grazie all'intervento del medico dei reali. Durante la malattia fu difficile tenere a riposo il bambino che pretese a tutti i costi un tavolo per scrivere fissato al letto, compose una nuova sinfonia durante la convalescenza. Una volta ristabilito venne sottoposto ad un vero e proprio tour de force: si esibì il 22 gennaio all'Aja, ad Amsterdam il 29 dello stesso mese. Un ulteriore concerto del 26 febbraio ancora ad Amsterdam , per la prima volta basato esclusivamente sulle musiche del piccolo compositore e non come al solito sui numeri dal carattere un po' circense destinati a stupire il pubblico. Per i cittadini di Amsterdam le due serate rappresentarono un evento eccezionale, l'accoglienza a dir poco entusiastica. In occasione dell'entrata nella maggior età di Guglielmo V, Wolfgang dovette ricorrere agli straordinari: sfornò sei sonate per violino e pianoforte da eseguirsi l'8 di marzo, giorno dei festeggiamenti. Il soggiorno all'Aja si prolungò ancora per alcune settimane, i Mozart vennero ricevuti ancora diverse volte a corte, così la tappa imprevista si trasformò in un periodo di grande soddisfazioni.


Ritorno a casa

I viaggiatori si rimisero di nuovo in cammino verso Parigi, nella loro marcia di avvicinamento ebbero l'occasione di tenere altri due concerti in Olanda, uno ad Amsterdam e l'altro a Utrecht, fecero una breve sosta a Bruxelles, raggiunsero infine la Ville Lumiere, si sistemarono presso l'amico Grimm. Purtroppo i successi di due anni prima non si ripeterono, furono è vero ricevuti a corte e in qualche altro salotto, mancò però il grande pubblico, non vennero meno, invece, gli attestati di stima per il piccolo genio da parte degli addetti ai lavori. I Mozart presero allora la via di Digione, qui sostarono una quindicina di giorni poi proseguirono per Lione, varcarono i confini della Svizzera e si fermarono a Ginevra il 20 agosto 1766, preceduti dalla lettera di raccomandazione di Madame d'Epinay. La scrittrice francese, che teneva un celebre salotto frequentato dalle maggiori celebrità della cultura europea, indirizzò il suo scritto al celeberrimo Voltaire. Tuttavia l'illuminista più celebre d'Europa era malato e si scusò di non poter ricevere i Mozart. D'altro canto, Leopold non fece insistenze per vedere il pensatore mangiapreti, forse per non mettersi in cattiva luce presso i suoi cattolicissimi protettori salisburghesi. Inoltre in città era in corso un duro conflitto tra la borghesia commerciale e i ceti popolari, il clima non pareva certamente propizio per tenere concerti pubblici. Leopold accettò volentieri l'invito del principe Wuttemberg di Losanna, dove si fermarono per otto giorni, in seguito si trasferirono a Zurigo, qui entrarono in amicizia con la famiglia di Salomon Gessner, poeta e pittore molto apprezzato. Il 3 ottobre iniziarono ad avviarsi decisamente verso casa, la fama europea che li accompagnava mise in fermento le piccole corti lungo il loro tragitto. Così il principe Joseph Wenzeslaus Furstemberg li volle ricevere immediatamente, durante i dodici mesi di permanenza i fratelli Mozart si esibirono in quella piccola corte dalle cinque del pomeriggio alle nove di sera. Nella cittadina di BabenHausen Wolfgang fu impegnato in una sfida all'organo con il dodicenne Sixtus Bachman, destinato a diventare un virtuoso di quello strumento. L'8 di novembre rimisero piede a Monaco, il principe Maximilian III volle constatare di persona i progressi di Wolfgang, mentre erano in Baviera, da Ratisbona giunsero nuovi inviti,ma Wolfgang si ammalò di reumatismi alle gambe e quella nuova deviazione non fu possibile farla. Alla fine di novembre, dopo un'ultima performance, venne il momento di rientrare a casa. Leopold lo fece con un certo rammarico, infatti in una lettera inviata all'amico Hagenauer si preoccupava perché nella loro piccola città il talento di Wolfgang non avrebbe avuto gli stimoli necessari alla sua maturazione musicale.

Il rientro a Salisburgo costituì per i Mozart un vero trionfo, la fama europea rese d'obbligo, per un certo periodo di tempo, la loro presenza nei salotti cittadini, alla fine però dovettero tornare tutti quanti alla vita quotidiana. Per Wolfgang si trattò di una conquista del meritato riposo, di un ritorno agli studi sotto la guida paterna. E' probabile che Leopold stesso istruisse il figlio impartendogli lezioni di storia, geografia e soprattutto avesse un occhio di riguardo alle lingue, poiché riteneva indispensabile la loro conoscenza per un futuro compositore. Incitò il figlio ad avviarsi decisamente verso lo studio metodico della composizione, sottoponendogli esempi sui quali il bambino doveva sviluppare brevi segmenti melodici. Wolfgang, con il suo carattere giocoso, non si perdeva d'animo di fronte alle difficoltà, al contrario continuò a divertirsi con la musica. Un'altra preoccupazione prioritaria per Leopold fu quella di introdurre il figlio nella vita musicale cittadina, in realtà si trattava di un assillo ingiustificato, essendo lo stesso arcivescovo interessato ad avvalersi del giovane artista. Al prelato non occorreva un virtuoso concertista, bensì un compositore, nutrendo dei dubbi sulle capacità del fanciullo lo volle sottoporre ad un attento esame. Diede quindi l'ordine di condurre il bambino all'arcivescovado, lo chiuse in una stanza con l'esplicito comando di comporre un brano musicale, vietando a chiunque di avvicinarlo affinché non vi fossero dubbi di sorta sul suo operato. Wolfgang impiegò otto giorni per portare a termine il lavoro, alla fine presentò il brano completo, l'esame ebbe così esito positivo e immediatamente ricevette l'incarico di comporre una musica per l'anniversario dell'incoronazione dello stesso arcivescovo. Quasi subito iniziarono anche le richieste di musica destinata all'intrattenimento degli ospiti durante i pranzi importanti presso la corte. La fiducia dell'arcivescovo nei confronti del giovane compositore andava consolidandosi, con il conseguente aumento del grado di difficoltà dei brani richiesti. La prima prova di una certa rilevanza fu la realizzazione di un atto dell'oratorio "L'obbligo del primo comandamento"., gli altri due furono affidati ad altrettanti musicisti più esperti: Michael Haydn e Anton Adlgasser. Un altro incarico importante fu quello di comporre un atto unico da rappresentarsi alla chiusura dell'anno accademico dell'università locale, inserendolo come intermezzo di un dramma in lingua latina,composto dal professore di lettere e interpretato dagli studenti. Così il giovane Wolfgang scrisse la breve opera latina "Apollo et Hyacinthus" . Leopold era insoddisfatto dei successi salisburghesi e sognava di poter ritornare a Vienna, l'occasione si presentò all'annuncio del matrimonio dell'arciduchessa Maria Josepha con il re Ferdinando di Napoli che sembrava promettere numerosi intrattenimenti musicali. L'11 settembre 1767 la famiglia Mozart si diresse verso Vienna, all'arrivo Leopold informò subito l'imperatrice della loro presenza in città. Mentre aspettava una risposta, scoppiò un'epidemia di vaiolo, tra le vittime vi fu anche la futura regina di Napoli. La famiglia imperiale non volle rinunciare al progetto, una volta concluso il lutto, offrì a Ferdinando come novella sposa l'arciduchessa Maria Carolina, comunicò ai musicisti presenti che sarebbero stati premiati coloro i quali si sarebbero trattenuti nella capitale, nonostante il pericolo del vaiolo. Quando però l'epidemia colpì anche l'arciduchessa Maria Elisabetta, i Mozart fecero i bagagli per tornarsene a casa.




Delusioni viennesi

Lasciata Vienna, Leopold decise di rimanere nelle vicinanze, in attesa che l'epidemia cessasse, si diresse ad Olmutz in Moravia, alloggiando in un albergo della città. Wolfgang fu colpito da una febbre virulenta, allora il padre si rivolse al decano della cattedrale Podstatzky, originario di Salisburgo informandolo che il figlio probabilmente aveva contratto il vaiolo, il decano li ospitò a casa propria dove Wolfgang ricevette le cure adeguate, avviandosi ben presto alla guarigione, la stessa sorte toccò alla sorella, anch'essa superò il pericolo. Passata la paura i Mozart si diressero a Brno dal conte Schrattenbach, fratello dell'arcivescovo di Salisburgo presso il quale trascorsero il Natale, da qui ripresero la strada per Vienna. Il sogno di Leopold era quello di procurare al figlio un incarico stabile, ma dopo la morte di Francesco I, il clima di corte era cambiato, infatti Maria Teresa aveva smesso di interessarsi alla musica, riducendo notevolmente i finanziamenti dedicati tradizionalmente ai concerti, la nobiltà cittadina si era adeguata a questo principio. Leopold fu ricevuto a corte in un clima cordiale, ma niente di più, alla fine di gennaio non era ancora riuscito a far notare i suoi figli, neppure con l'aiuto della schiera di protettori che contava in città, compreso il cancelliere di stato Kaunitz, il quale non volle riceverli per paura di essere contagiato dal vaiolo. L'indifferenza del pubblico viennese aveva in sé una ragiona assai plausibile: Mozart era cresciuto, nessuno si aspettava della musica eccezionale da un ragazzo di dodici anni, inoltre negli ambienti musicali circolava la voce che il genio conoscesse anticipatamente i brani che fingeva poi di improvvisare. Vedendo in queste voci un ostacolo alla carriera del figlio, Leopold raccolse le sollecitazioni di Giuseppe II e decise di farlo cimentare nella composizione di un'opera. Per questa nuova impresa, Leopold dovette contattare l'impresario del Burgtheater, il conte Affligio, convincerlo che un lavoro diretto da un ragazzo dodicenne avrebbe richiamato un grande pubblico, se coadiuvato da personalità di rilievo musicale e cantanti di grido, alla fine il conte cedette offrendo un compenso di 100 ducati. Si concordò di scegliere un'opera buffa, incaricando Mario Coltellini di comporre un libretto originale che in realtà copiò da una commedia di Goldoni e lo intitolò "La finta semplice". Wolfgang si mise di buona lena a lavorare, in breve terminò il primo atto, sottopostolo al giudizio dei cantanti, quest'ultimi si dichiararono entusiasti. La prima versione dell'opera fu completata altrettanto velocemente, ma a questo punto Coltellini chiese di apportare alcune modifiche al testo e tardò a riconsegnare il libretto corretto, la data della prima fissata per Pasqua fu fatta slittare a Pentecoste. Leopold non seppe riconoscere subito in quei rinvii una certa ostilità sotterranea, ma quando si accorse che l'impresario tentò di defilarsi, non ebbe più dubbi, i suoi rapporti con il conte Affligio si trasformarono in conflitto aperto. Anche se i sospetti di Leopold, presenti nelle sue lettere, possono essere di parte, è da ritenere che una certa congiura nei confronti della "Finta semplice" fosse effettivamente in atto, infatti i cantanti persero il loro entusiasmo iniziale. Il padre offeso nella sua dignità decise di sottoporre l'operato del figlio a Metastasio, il massimo poeta di corte, il quale lodò apertamente la composizione di Wolfgang. I frequentatori dei salotti bene, avendo avuto modo di ascoltare anticipatamente alcune arie dell'opera, condivisero il giudizio del poeta cesareo, ma i detrattori insinuarono che Wolfgang fosse stato aiutato dal padre. Intanto il conte Affligio continuava ad assicurare Leopold che l'opera avrebbe avuto luogo, mentre ordinava ai copisti del teatro di preparare le parti delle altre opere in cartellone, trascurando "La finta semplice". Un ultimo incontro tra i due contendenti vide Leopold adirato imporre ad Affligio la messa in scena dell'opera, quest'ultimo accettò minacciandolo a sua volta disse che avrebbe fatto qualsiasi cosa affinché la prima si fosse trasformata in un fiasco. Leopold, a questo punto presentò una denuncia all'imperatore Giuseppe II, purtroppo l'inchiesta che ne seguì non approdò a nulla. Oltre allo smacco per la mancata rappresentazione, Leopold ricevette cattive notizie da Salisburgo: l'arcivescovo gli consentiva di rimanere a Vienna solo se avesse accettato la sospensione dello stipendio durante il periodo di assenza.


Qualche soddisfazione

Mentre stava giungendo al termine l'odissea della "Finta semplice", il medico Anton Mesmer, che diverrà celebre per le sue teorie sul mesmerismo animale, gli commissionò un singspiel, da rappresentarsi nel suo giardino, dove aveva fatto costruire un piccolo teatro allo scopo d'intrattenere la cerchia dei suoi colti amici. Mozart lavorò all'opera nei mesi di agosto e settembre ed ebbe la soddisfazione di vederla in scena il primo ottobre. Un altro incarico lo ebbe dal gesuita Ignaz Parhamer, direttore dell'orfanotrofio di Rennweg, salisburghese di origine il prete ammirava sinceramente Wolfgang. Padre Parhemer gli chiese una messa ed un offertorio per la consacrazione della nuova cappella dell'orfanotrofio, quando il 7 dicembre questi lavori vennero eseguiti ottennero un apprezzamento unanime. Il Wiener Diarium fu l'unico giornale a parlare delle esecuzioni. Da corte giunse un regalo, ma Vienna non mutò atteggiamento verso l'ex fanciullo prodigio, Leopold decise allora di far rientro a Salisburgo. La sosta nella città natale durerà, questa volta, quasi un anno durante il quale Mozart continuò gli studi. I critici sono concordi nell'attribuire molta importanza alle soste salisburghesi giacché permisero al ragazzo l'assimilazione di quelle nuove tecniche con le quali era venuto a contatto e di rielaborarle nel suo stile personale. Di sicuro in quel periodo Wolfgang intensificò lo studio della lingua italiana, in previsione di un eventuale viaggio nella penisola. Leopold, conscio delle difficoltà e del costo di quella impresa, inoltrò una supplica all'arcivescovo affinché gli fossero restituiti gli stipendi trattenuti durante la permanenza viennese. Non si conosce l'esito della petizione, di certo vi è che l'arcivescovo Schrattembach prese a cuore le sorti del giovane compositore ed ordinò la rappresentazione della "Finta semplice". Sebbene l'opera buffa non fosse propriamente indicata per la dignità di una corte arcivescovile fu messa in scena il primo di maggio in occasione dell'onomastico dello stesso prelato; è probabile che anche "Bastien und Bastienne" sia stato rappresentato durante quello stesso anno 1769. Wolfgang ricevette inoltre nuove commissioni per la composizione di musica d'occasione, sempre da parte della corte arcivescovile. L'impegno più importante gli venne richiesto dall'amico Hagenauer: una messa da eseguirsi durante la prima celebrazione del figlio Cajetan, divenuto il benedettino padre Domenico. Ormai il ruolo musicale di Mozart nella città natale si era consolidato, tanto che ottenne la carica di "Maestro di concerto di corte", sebbene priva di vantaggi economici, servì a conferirgli un certo prestigio.







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