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I reality show

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I reality show

Da qualche anno la televisione propone un particolare tipo di programma, ma quelli che parlano bene dicono "format", che costa poco e sembra incontrare il favore del pubblico: si tratta dei reality show, nei quali un gruppo eterogeneo di persone viene fatto interagire, per un periodo prolungato di tempo, in sit 757h72h uazioni, in genere, frustranti.

Il prototipo di questi programmi è rappresentato da "Il Grande Fratello", una trasmissione entrata ormai a far parte del costume nazionale, ma hanno conosciuto alterne fortune anche "La Talpa", "Amici" e "La fattoria".
Quest'anno hanno riscosso particolare successo "L'isola dei famosi" e "Campioni", un reality su una squadra di calcio di un campionato minore.

Premesso che, a mio avviso, è senz'altro meglio impiegare il proprio tempo leggendo La Repubblica di Platone, Il discorso sul metodo di Cartesio o Guerra e pace di Tolstoj, trovo tuttavia esagerati il rifiuto o l'ammiccamento di sufficienza che una cosiddetta elite di spettatori e di critici televisivi riserva a questi programmi.
Purtroppo è vero che, grazie ai reality, individui modesti e dalle competenze limitate quando non inesistenti assurgono alla ribalta e alla notorietà senza merito, e  per anni ci vengono propinati in tutte le trasmissioni di intrattenimento, generando sazietà quando non disgusto.
E va condivisa secondo me l'opinione che è ingiusto e diseducativo promuovere il successo disgiunto dal lavoro, dall'intelligenza, dall'abilità, dalla sensibilità. 
Inoltre, capita spesso, seguendo i reality, di imbattersi nella volgarità, nella banalità, nella noia: battute sbracate, frasi fatte, imprecazioni grossolane, refrattarietà al pensiero articolato sono all'ordine del giorno. 
Ma è nello stesso tempo difficile negare che tali programmi e i loro protagonisti non costituiscano, in qualche modo, lo specchio abbastanza veritiero della odierna società.




Io dispongo di poco tempo libero, ma nei periodi in cui ho meno da fare e quindi ho più agio di trafficare col telecomando non disdegno di seguire le peripezie dei personaggi che si avvicendano nei reality. Alcuni li trovo molto vivi, interessanti, seducenti; altri, è vero, mi risultano antipatici o addirittura ripugnanti.
Ma come diceva Terenzio: "Humani nihil a me alienum puto ".
Noi partecipiamo dell'umanità di tutti e io credo sia un esercizio salutare riconoscersi nei difetti degli altri. Ci sono un Taricone, una Serena, un'Antonella Elia, un d.j. Francesco in ognuno di noi.
Insomma, i reality finiscono col costituire un'occasione in più per un benefico esercizio di introspezione, attività in genere negletta in una società dedita all'attivismo maniacale come la nostra.

Qualcuno attribuisce agli affezionati spettatori di questi programmi una perversa pulsione voyeuristica, tuttavia, secondo me, esagerando ancora. È il segno dei tempi. Non è stato forse uno degli autori più significativi del Novecento italiano ed europeo, mi riferisco ad Alberto Moravia, ad intitolare un suo fortunato romanzo "L'uomo che guarda"?
La curiosità verso l'esistenza degli altri non è semplice pettegolezzo, ma sovente una forma di intelligenza e di riflessione filosofeggiante.



Inoltre, i reality, almeno nei momenti più spontanei e depurati dalle melense trovate degli autori, costituiscono esperimenti di psicologia sociale con un importante valore educativo. Lo spettatore ha modo di vedere come funziona in concreto un gruppo, come si cementa o si disgrega, come si costituisce o si distrugge la leadership, come ogni singolo affronta i problemi che la contiguità fra esseri umani fatalmente determina. E questo, in qualche modo, favorisce nel telespettatore un non trascurabile apprendimento per imitazione. Impara secondo le stesse modalità con cui si apprende di frequente nella vita reale.
Identificandosi con i vari personaggi vive il colpo basso, il tradimento dell'amico o del fidanzato, le invidie, le gelosie, gli esibizionismi che fanno parte integrante della quotidianità concreta di qualsivoglia gruppo si appartenga: i compagni di classe, i colleghi di lavoro, gli amici.

Concludendo, se i reality sono spazzatura, dobbiamo riconoscere che nella nostra epoca forse proprio i rifiuti hanno molto da dirci circa il punto in cui sono giunte la nostra civiltà e la nostra umanità.







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