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LA CREATIVITÀ - COS'E' LA CREATIVITA' - INTELLIGENZA SPICCATA

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LA CREATIVITÀ



INTRODUZIONE


Da oltre cinquant'anni la parola creatività è considerata una parola-mito: viene usata per battere la concorrenza, vincere le sfide, convivere con l'incertezza, per garantirsi una risorsa inesauribile.

Alcuni hanno definito la creatività come uno strumento per realizzare qualcosa di astratto, altri sostengono che esistano tanti modi per sviluppare la creatività quante sono le persone. Per capire come mettere in atto un processo creativo è innanzitutto importante che ci sia ben chiara l'idea di noi: come siamo, che cosa vogliamo fare, dove vogliamo arrivare. Tutti noi possediamo una base di creatività nascosta perché la spinta a innovare è una capacità di tutti come la capacità di amare ed essere felici, basta solo risvegliarla e farla crescere; per fare questo ci vuole coraggio e sicurezza.

Significativo, dal nostro punto di vista, è il significato che assume, per Erich Fromm, l'essere creativi:



"considerare tutto il processo vitale come un processo della nascita e non interpretare ogni fase della vita come una fase finale. Molti muoiono senza essere mai nati completamente. Creatività significa aver portato a termine la propria nascita prima di morire".

Ognuno di noi ha sicuramente una qualche idea su che cosa sia la creatività ma in ambito scientifico (psicologia, sociologia, pedagogia) il suo significato è stato chiarito solo recentemente.

Per analizzare a fondo questo argomento possiamo considerare la creatività secondo questi punti di vista:

come capacità di produrre idee nuove (aspetto intellettuale);

come disposizione a farsi venire in mente qualcosa (aspetto motivazionale);

come coraggio di pensare in modo nuovo, diverso da quello condiviso dai più (aspetto emozionale).

Questo interessante argomento è stato, da noi sviluppato, nei seguenti punti:

analisi del significato della parola creatività;

pensiero divergente e pensiero laterale;

fasi dell'atto creativo e tecniche per produrre idee;

creatività e mondo scolastico.


COS'E' LA CREATIVITA'


La creatività rappresenta la via d'uscita in tanti momenti, è importante per realizzare i nostri sogni, arrivare a idee utili, uscire dal grigiore delle cose comuni, serve a scoprire le ricchezze che ci portiamo dentro e a riprenderci la vita; inoltre, a volte, serve anche a risolvere in modo brillante situazioni di blocco emotivo; un tocco di creatività ci è utile anche nella vita di tutti i giorni, in famiglia, nel lavoro.

Se diamo uno sguardo all'evolversi della storia possiamo notare che sono cambiate le tecnologie, le teorie scientifiche, i modi di vivere, i valori, ecc.. Se andiamo, per esempio, indietro di vent'anni, troviamo un mondo diverso da quello di oggi: niente computer o telefonini; se addirittura torniamo indietro di cent'anni vediamo che non c'era la radio, l'auto ecc.. Possiamo facilmente capire che ci ritroviamo di fronte ad un cambiamento a ritmi sempre più veloci, che ci porta nuove idee, nuove sfide, ci sveglia dal torpore, ma porta anche incertezza e problemi che irrompono nella nostra vita mettendo in discussione tutto ciò che è giusto. Questo cambiamento ha in sé l'idea di sviluppo e crescita di nuovi modi di pensare le cose, tutto questo ci porta a liberare nuove energie, per questo motivo, per vivere abbiamo bisogno di tanta creatività.

Jean Piaget, uno psicologo francese, ci ricorda che la vena della nostra creatività deve essere continuamente alimentata.

"Se volete essere creativi, rimanete in parte bambini, con la creatività e la fantasia che contraddistingue i bambini prima che siano deformati dalla società degli adulti".

Questo è effettivamente un rischio che corriamo a causa del fatto che tutti tendono a soffocare la nostra capacità di stupirci, di fantasticare. In questo modo il nostro potenziale creativo viene compresso dal conformismo. La creatività è una cosa quotidiana, per essere creativi non occorre essere artisti; anche nella vita di ogni giorno ci sono continuamente problemi che richiedono soluzioni originali (nel cucinare, nel lavorare, nello scrivere). Tutto questo è possibile ad una condizione: ci vuole coraggio e sicurezza che si aquistano solo con l'esercizio ed inoltre bisogna liberarsi dalla routine quotidiana e dai mille pregiudizi.

Vittorio Rubini, uno psicologo che ha studiato la creatività, sostiene che tutti noi possediamo qualunque genere di abilità, compresa la creatività, ma che c'è chi sviluppa questa attitudine ad un minimo e chi ad un massimo in base alle circostanze di vita in cui viene a trovarsi. Importante, sostiene lo psicologo, è sottolineare il fatto che alcuni degli atti creativi vengono riconosciuti e apprezzati nel contesto sociale, altri rimangono nel contesto privato ma non per questo sono meno importanti. E' importante lasciar fluire la creatività nella nostra vita e da questa nel mondo, per realizzare i nostri sogni.

Un tempo, alcuni pensavano che la creatività si sviluppasse più facilmente nelle persone di estrazione socio-economica alta o medio-alta grazie al clima stimolante; in realtà si è successivamente capito che ciò che realmente conta è il clima psicologico in cui una persona cresce e l'educazione ricevuta. Si ha un maggiore sviluppo della creatività se si riceve un'educazione tesa ad incoraggiare l'autonomia, infatti i genitori che controllano i figli troppo da vicino o hanno aspettative troppo rigide sul loro sviluppo, non favoriscono per niente la creatività; è tuttavia molto importante intervenire solo in occasioni particolari, è importante un appoggio emotivo e incoraggiare i propri figli a regolarsi da soli 444f52e , a tentare nuove strade facendogli comunque capire che potranno contare sul nostro aiuto.

Nel corso degli anni si è cercato di dare varie definizioni alla parola creatività, grazie alle quali la creatività è apparsa come qualcosa di diverso dalle altre qualità umane con le quali si tende erroneamente a confonderla.

Creatività come:


INTELLIGENZA SPICCATA

Nel senso comune la si identifica con una intelligenza particolarmente spiccata, un tempo anche gli psicologi l'hanno confusa con questa. Di recente è stato chiarito l'equivoco:

L.L. Thurstone (1951): IPOTESI MULTIFATTORIALE

La creatività non coincide con l'intelligenza di tipo scolastico ma comprende vari aspetti: maggior tendenza a recepire idee nuove.

J.P. Guilford

Ideatore del più famoso modello multifattoriale di intelligenza, con il pensiero convergente e divergente ha eliminato la confusione tra intelligenza e creatività.


GENIALITA'

La creatività era intesa come patrimonio di uomini di speciale talento. Nella seconda metà del ventesimo secolo è emerso che la creatività è una normale componente della struttura intellettiva umana (come la memoria). Quindi è emerso che la creatività è presente in tutti ma con delle differenze di grado.


PRATICA DI ATTIVITA' PALESEMENTE CREATIVE

La creatività era intesa come legata a certe attività notoriamente creative. Gli ultimi studi ci hanno chiarito che la creatività può essere implicata in qualsiasi attività ed è indipendente dal campo in cui l'individuo si applica.

Tuttavia risulta molto difficile giungere ad una definizione tecnica precisa di creatività; ci sono numerose definizioni ma alcune delle quali appaiono troppo vaghe, altre troppo circoscritte; ad esempio se la intendiamo come "quel processo che sfocia in un nuovo prodotto" si tende ad allargare troppo il campo perché non sempre dietro una novità c'è un'attività creativa. Un buona definizione può essere questa: "capacità di svolgere attività produttive particolari". Con questa definizione si mette in evidenza il fatto che il processo creativo sfocia sempre in un prodotto di qualche tipo: un libro, un compito.,è un prodotto speciale.


QUATTRO REQUISITI PER UN'ATTIVITA' CREATIVA:

NOVITA': l'attività è innovativa perché individua soluzioni di problemi prima sconosciute o scopre cose che non si sapevano.

ORIGINALITA': il prodotto creativo è inconsueto, unico; ad esempio se è un quadro non è il solito quadro.

QUALITA': un prodotto per essere creativo non deve essere solo originale ma di qualità, pregiato. Il valore può consistere nel fatto che è bello o utile.

APPREZZABILITA': deve avere caratteristiche per cui oggettivamente può essere riconosciuto e stimato come qualcosa di valido. Purtroppo rimangono poco apprezzati i risultati creativi che si inseriscono in attività ordinarie quali insegnare, educare.


VARI ASPETTI DELLA CREATIVITA'


Dagli studi sulle basi della creatività è emerso un quadro complesso in cui configurano aspetti diversi:

Aspetti cognitivi

Si dividono in due filoni:

1. APPROCCIO PSICOMETRICO

2. APPROCCIO COGNITIVO


L'approccio psicometrico studia la creatività dall'esterno, basandosi sui risultati dei test; in questo filone è stato offerto un importante contributo da Guilford il quale introdusse la distinzione tra pensiero convergente e pensiero divergente.

L'approccio cognitivo studia la creatività dall'interno cercando di ricostruire i processi mentali che ne stanno alla base. Importanti per lo studio di questo aspetto sono state le ricerche di W. Kohler sull'apprendimento per insight negli animali, compiute a Tenerife, nelle Canarie, tra il 1912 e il 1920. Gli animali sottoposti agli esperimenti erano posti di fronte a difficoltà da superare che erano al loro livello di intelligenza; da subito si manifestò l'insight, l'intuizione risolutrice improvvisa, e l'animale compiva l'atto intelligente; questo atto intelligente avveniva tutto in una volta e in certi casi era preceduto da una fase di incubazione in cui l'animale si muoveva a caso o rimane immobile.


Aspetti emotivi

La creatività dipende da fattori emotivi; a questo proposito Sigmund Freud elaborò una psicodinamica della creatività, teoria che spiega in che modo le forze psichiche interagiscono dentro l'individuo creativo. La psicanalisi si interessa della personalità artistica, in particolare l'opera d'arte è una manifestazione dell'inconscio cioè del lato irrazionale della psiche umana. Una persona creativa soffre di disturbi simili a quelli del nevrotico a causa dei quali non riesce a tenere a freno il suo inconscio. Non si piega al principio di realtà ed è dominato dal principio di piacere cioè soddisfa i propri desideri profondi e le pulsioni sessuali e distruttive. Attraverso la sublimazione, processo per cui le forze pulsionali sessuali vengono deviate verso mete non sessuali, riesce a far emergere la carica inconscia trasformandola in qualcosa di socialmente utile e accettabile. Si risolve il problema del principio di piacere producendo opere che rispondono alla sua fantasia. Queste idee di Freud sono state in seguito riprese da altri psicanalisti.

Rogers e Maslow sostengono che la creatività sia legata alla liberazione di spinte e motivazioni profonde dell'individuo, tuttavia queste motivazioni non sono legate all'inconscio ma al bisogno di autorealizzazione dell'uomo cui appartengono vari condizionamenti, dalle pressioni sociali agli squilibri della personalità.

Secondo E. Fromm, i condizionamenti più importanti che si oppongono all'autorealizzazione sono storico-sociali e politici. L'artista dà sfogo al suo bisogno di affermare il sé.

Il soggetto creativo è vivace e possiede una ricca interiorità che contrasta con la passività con cui la gente si adatta alla vita. La caratteristica più importante della persona creativa è la capacità di gestire la propria interiorità mediando tra sé e il mondo esterno.


Aspetti sociali

Nelle attività creative c'è una forza rivoluzionaria che tende a destabilizzare il sistema sociale. La società reprime i comportamenti creativi anche se ufficialmente li riconosce, infatti tutte le nostre culture hanno sempre cercato di reprimere individui e atti creativi; con la modernizzazione la repressione si è fatta più marcata per i seguenti motivi espressi da Weber e Marx:

Secondo Weber la vita sociale diviene sempre più razionale e prevedibile in seguito all'avvento della burocrazia; quindi risulta chiaro che c'è poco spazio per la creatività ma si tende all'originale e all'insolito.

Secondo Marx con l'organizzazione industriale e con il capitalismo l'individuo perde il controllo delle proprie attività perché non esegue più per intero il lavoro, cioè non lo esegue più dal progetto al lavoro finito, caratteristica di un progetto creativo. La creatività rispecchia il clima intellettuale e la vita sociale in cui fiorisce, l'artista sembra un interprete del contesto in cui vive.


LA PERSONA CREATIVA


Secondo Erich Fromm cinque sono le condizioni necessarie alla creatività:


LA CAPACITA' DI ESSERE PERPLESSI. E' una caratteristica tipica dei bambini e dei geni, per i primi in quanto si orientano in un mondo nuovo, per i secondi in quanto non finisce mai di provare sorpresa anche per cose che molti prima di lui hanno hanno visto senza alcuna perplessità.

LA CAPACITA' DI CONCENTRAZIONE. Significa vivere a contatto con la realtà, cioè con tutti i sensi e la mente concentrati sul momento presente.

L'ESPERIENZA DELL'IO. Essere creativi significa sperimentare il proprio io come autentico generatore dei nostri atti.

LA CAPACITA' DI ACCETTARE IL CONFLITTO. I conflitti sono la fonte della meraviglia; la persona creativa è consapevole dei conflitti tra corpo e psiche, tra potenzialità e realizzazione, tra progetti e incidenti banali che li rendono vani.

LA DISPOSIZIONE A NASCERE OGNI GIORNO. Essere creativi significa considerare tutto il processo vitale come un processo della nascita e non interpretare ogni fase della vita come una fase finale; molti muoiono senza essere mai nati completamente. Creatività significa aver portato a termine la propria nascita prima di morire.


Carl Rogers, uno psicologo statunitense, ha invece individuato le condizioni interne della creatività:


APERTURA ALL'ESPERIENZA. Cioè la mancanza di rigidità nei confronti di concetti, percezioni, ipotesi; la persona creativa è in grado di accogliere informazioni, anche discordanti tra loro, senza considerarle minacciose per il proprio io.

UN LUOGO INTERIORE DI VALUTAZIONE. Per la persona creativa, il valore di un prodotto non sta solo nelle critiche o nelle lodi altrui, ma in lei stessa.

LA CAPACITA' DI GIOCARE CON LE COSE E CON LE IDEE. Giocare con i concetti, i colori, le forme, formulare ipotesi assurde, esprimere il ridicolo, rendere problematico ciò che viene dato per certo.


Taylor, un autore che ha studiato molti aspetti della creatività, li suddivide in tre gruppi di fattori:


FATTORI INTELLETUALI. Memoria, cognizione, valutazione, convergenza, divergenza.

FATTORI MOTIVAZIONALI. Ambizione, dedizione al proprio lavoro, ingegnosità, desiderio di porre ordine nel disordine, desiderio della scoperta.

FATTORI LEGATI ALLA PERSONALITA'. Indipendenza, autosufficienza, tolleranza dell'ambiguità, sicurezza professionale.


Inoltre, grazie al lavoro di alcuni ricercatori dell'università di Berkeley, si sono accumulati una serie di studi da cui è emerso un profilo dell'individuo creativo che si ritrova sempre indipendentemente dall'ambito in cui si trova.


MOTIVAZIONI INTRINSECHE: la persona creativa è spinta a fare dalla curiosità e dal desiderio di riuscita più che dall'esigenza di mantenersi integrati nel tessuto sociale.

CAPACITA' DI LAVORO E INATTIVITA': mostra grandi capacità di lavoro, perché è dotata di un'autodisciplina che gli consente di sottoporsi a ritmi per altri insostenibili e riesce ad adattarsi in qualsiasi attività; tende a trascurare molte attività in cui la gente di solito si dedica, le sue risorse sono concentrate solo nei progetti e nelle opere da realizzare.

INSODDISFAZIONE: non c'è soddisfazione verso il proprio operato, prevale la tendenza a scorgere i difetti di ciò che si è fatto; è insoddisfatto anche per quanto riguarda la vita sociale nella quale fa fatica a inserirsi e che ritiene non adeguata a sé.

APERTURA E CRITICA: la persona creativa è ricettiva e tollerante, è incline ad accogliere i suggerimenti che derivano dalle esperienze e accettano tutto senza censure e giudizi ma se sono impegnati in un'attività creativa risultano molto critici.

INTROVERSIONE: l'attenzione è rivolta su di sé, sui propri pensieri, emozioni e sentimenti; non si immerge nella vita sociale ma preferisce ripiegarsi in se stessa. L'individuo creativo tende ad avere sempre presenti alla coscienza i lati spiacevoli della propria vita interiore.

LABILITA' DI UMORE: passa facilmente dall'ottimismo al pessimismo, dalla sicurezza alla convinzione di fallire; questa labilità non è un disturbo ma spinge a lavorare e a produrre.

SICUREZZA DI SE' E INDIPENDENZA: ha fiducia in sé e autostima, riconosce i propri errori ma se li perdona, è indulgente con se stessa; non si appoggia agli altri ma fa affidamento su se stessa risulta quindi autonoma e indipendente.

NON CONVENZIONALITA': rifiuta i modi convenzionali di agire.

TENDENZA ALL'ISOLAMENTO: tende a stare per conto proprio perché i rapporti sociali la distolgono dal proprio lavoro e anche perché gli altri difficilmente la capiscono.

SCARSA ATTENZIONE ALL'ECONOMIA: c'è uno scarso interesse per gli aspetti economici della vita, la gestione economica è un 'impegno di troppo.

ALTO SELF-MONITORING: la persona creativa sa gestire il se nelle situazioni della vita sociale, riesce a capire le situazioni e grazie al suo autocontrollo riesce a regolarsi di conseguenza.

ORIENTAMENTO AL COMPITO: la persona creativa, durante il processo creativo, è orientata al compito, cioè è più interessata alle cose da fare che a curare i rapporti con le persone, per questo possono apparire autoritarie e aggressive, questa aggressività si traduce alla fine in costruzione.

IDENTITA' SESSUALE ANDROGINA: la persona creativa mescola tratti tipici del proprio sesso con altri tipici dell'altro sesso.

PROPENSIONE AL RISCHIO: è più disposta a rischiare di altri in quanto è fiducioso nelle proprie possibilità di rimediare, così si possono spiegare le esperienze di uso di sostanze che hanno segnato la vita di molti individui creativi.


E' POSSIBILE MISURARE LA CREATIVITA'?


Negli anni sessanta e settanta sono stati compiuti numerosi sforzi per scoprire tecniche per misurare la creatività. E' soprattutto grazie al lavoro svolto da J.P.Guilford sul pensiero divergente che la creatività viene considerata come una capacità a se stante diversa dall'intelligenza; da questo scaturisce la necessità dell'uso di test per studiarla. Questi test ci forniscono delle informazioni utili su aspetti cognitivi correlati alla creatività ma non misurano realmente la creatività.

Dopo Guilford le ricerche sulla creatività si sono sviluppate infatti nel 1973, Alain Beaudot, classificò le ricerche americane secondo tre diverse piste:

Ricerca di tipo psicometrico la quale valutava la creatività con "strumenti di misura obiettivi".

Ricerche maggiormente orientate alla determinazione dei tratti caratteristici delle personalità socialmente riconosciute come creative.

Ricerche che affrontano la creatività dal punto di vista del suo sviluppo e della pedagogia, queste ricerche si occupano in particolare dell'accrescimento della creatività nei bambini e negli adolescenti.

Oggi gli ambiti di studio si sono ampliati con nuovi approcci di ricerca che utilizzano metodologie di tipo qualitativo e non solo quantitativo.


STORIA DEL NOME CREATIVITA'


Secondo me è molto importante fare un piccolo excursus storico per capire come si è evoluto, nel corso della storia, il significato e il valore della parola creatività.

La parola creazione è di origine latina, sottintende l'idea di cosa fatta, cioè creata. L'ambito etimologico della parola creazione comprende anche la crescita: crescere, svilupparsi, ricreare continuamente e di nuovo se stessi.

Fino a qualche secolo fa creativo era un attributo del Dio biblico, l'uomo era frutto dell'atto creativo divino. Solo oggi si è diffusa l'idea di persona come individuo capace di produrre atti creativi.

Nell'ottocento, con Darwin, si introduce l'idea di sviluppo nella formazione della specie umana.

Nel periodo della rivoluzione industriale, con l'avvento della borghesia, il raggiungimento del potere dipese sempre più dalle capacità individuali.

Nel Medioevo, e nel Rinascimento, i "dotati", erano ritenuti persone speciali, dotate di abilità innate e per questo indipendenti dall'ambiente; per questo motivo queste persone riuscivano ad emergere anche in circostanze sfavorevoli. Questa concezione, come possiamo notare è una concezione elitaria della creatività che ritroviamo ancora oggi, infatti molti, sostengono che sia un "dono di natura" riservato a poche persone.

Oggi, lo scenario dell'era post-industriale è l'esaltazione delle doti intellettuali, in particolare di quelle creative: le leggi di mercato che spingono al successo, la rapidità delle innovazioni hanno concentrato l'attenzione degli studiosi sulle caratteristiche della persona creativa. Il nascere di nuove teorie sul comportamento hanno messo in luce come l'ambiente in cui si vive, insieme all'educazione famigliare e scolastica, incidano nello sviluppo delle persone superdotate. Infatti gli obiettivi nella formazione degli anni Venti e Trenta sono stati proprio alzare il livello  di intelligenza con miglioramenti ambientali e coltivare al massimo la capacità di chi è già dotato; proprio a questo periodo risale il diffondersi di scuole speciali per superdotati e il nascere di specifiche associazioni. In questi ultimi decenni, la creatività è stata studiata da vari psicologi e scienziati statunitensi; Inoltre, ancora oggi, ci sono dei problemi irrisolti che spingono verso la strada della creatività quali la fame, l'inquinamento, l'inflazione, il traffico paralizzante delle città, l'istruzione.


CREATIVITA' E IMMAGINAZIONE


Edmund W. Sinnot sostiene che tutte le innovazioni (fuoco, arco, ruota) non ci sarebbero state se qualcuno non si fosse immaginato una situazione mai sperimentata in precedenza. Ma il processo di immaginazione non comparve subito ma si pensa sia sorto quando fu introdotta la particella ipotetica "se"; infatti i processi razionali esigono delle ipotesi che sono i prodotti dell'immaginazione. L'immaginazione creativa agisce sul piano inconscio, dove si svolge l'attività mentale.

Ma a questo punto ritengo importante chiarire il significato della parola immaginazione e i rapporti esistenti tra immaginazione, percezione e le emozioni.

L'immaginazione è la facoltà di pensare senza regole fisse e di associare i dati dell'esperienza sensibile. Non è da confondere con immaginativa che è il processo di creare nuove immagini mentre l'immaginazione è la capacità della mente di produrre funzioni simboliche in uno stato di coscienza. Il mondo dell'immaginazione consiste in immagini coscienti, idee, sequenze di parole.


IMMAGINAZIONE E PERCEZIONE

La percezione mette in contatto con il mondo fisico ma è riduttiva e sottrae. L'immaginazione, al contrario, associa ad altre immagini e quindi aggiunge. Paul Guillaume scrive:

" l'immaginazione lavora ininterrottamente a ingrandire questa rappresentazione, a costruire il "reale non dato" nascosto, lontano, sia nel mondo materiale sia in quello normale".

Lev Semionovic Vygotskj scrive:

" l'attività creatrice dell'immaginazione è in diretta dipendenza dalla ricchezza e varietà della precedente esperienza dell'individuo, questa fornisce il materiale di cui sono composte le costruzioni della fantasia, più ricca è l'esperienza, più abbondante sarà il materiale di cui sono composte le costruzioni della fantasia, più ricca è l'esperienza, più abbondante sarà il materiale di cui la sua immaginazione potrà disporre".


IMMAGINAZIONE E CREATIVITA'

L'immaginazione, pur essendo il primo ingrediente del processo creativo, non è sempre stata tenuta in buona considerazione. Le esigenze della vita sociale ci costringono a rimuovere la nostra capacità immaginativa che riemerge nel sogno o quando allontaniamo i controlli sull'inconscio; ma se l'immaginazione non viene esteriorizzata genera frustrazione. Per questo motivo è molto importante rinforzare e alterare tutte le immagini che si presentano, per introdurre qualcosa di nuovo: i primi elementi della creatività.

Arieti scrive:

"Se l'oggetto desiderato non esiste, l'individuo può essere motivato a crearlo."

L'inconscio ha bisogno di un incentivo, di uno scopo per costruire qualcosa di nuovo; ma, come afferma lo psicologo Antoni Sbisà, in questo modo non si considera importante l'organismo in se stesso ma ciò che gli accade sotto la spinta delle circostanze esterne, si trascurano le motivazioni, le cause del comportamento rimangono esterne all'individuo.


DISCIPLINE CHE FAVORISCONO LA CREATIVITA'


ANALISI TRANSAZIONALE (AT)

E' un mezzo per capire i comportamenti che si instaurano fra due persone quando interagiscono fra loro. Ogni individuo dispone di tre registri di comportamento: GENITORE, ADULTO, BAMBINO, che rappresentano le tre parti dell'io; ogni individuo, nel corso della sua giornata, adatta comportamenti generati da una delle tre parti dell'io.

Il GENITORE rappresenta ciò che si è appreso;

L'ADULTO rappresenta la parte razionale, logico, capace di analizzare, confrontare, scegliere;

Il BAMBINO rappresenta un comportamento spontaneo, legato alle emozioni, ricco di energia.

La persona varia il proprio comportamento a seconda delle situazioni e degli individui con cui entra in contatto. La tendenza creativa è favorita a seconda che entrino in azione alcune parti della creatività o altre. Lo stato di genitore aiuta il creativo favorendo le norme che portano ad essere creativi; il bambino è la parte che fornisce l'energia necessaria, la fantasia, la curiosità; La sua spontaneità lo porta a impegnarsi gustando il piacere della scoperta, inoltre è disposto a sbagliare trasformando l'errore in un'esperienza di crescita; l'adulto è razionale e analitico e canalizza produttivamente l'energia del bambino e stimola l'approvazione del genitore.


BIOENERGETICA

E' una disciplina che si propone di far raggiungere l'armonia della mente e l'equilibrio psicofisico grazie ad esercizi motori e tecniche di rilassamento e manipolazione corporea. L'obiettivo della bioenergetica è quello di realizzare un'integrazione fra corpo e mente, in modo che l'individuo trovi l'energia sufficiente per esprimersi creativamente nell'amore, nel lavoro e nella conoscenza. Secondo questa disciplina si parte dall'idea che, bloccando continuamente le nostre emozioni, la muscolatura si irrigidisce impedendo l'espressività.


PSICODINAMICA

E' una disciplina nata negli USA negli anni sessanta. Consiste in una serie di esercizi e tecniche di sviluppo personale, volte a incidere nell'immagine dell'io, a rompere con i vecchi schemi di comportamento. La psicodinamica presenta gli esercizi per impadronirsi del metodo di programmazione della nostra mente.

Una delle tecniche della psicodinamica è quella che insegna come intervenire nell'immagine dell'io; consiste nel realizzare, a livello immaginativo, un autoritratto corrispondente a quello che vorremmo essere, piuttosto che a quello della nostra realtà vissuta. Migliorare la propria immagine dell'io comporta cambiamenti nella qualità della vita e un incremento della creatività, intesa come capacità di trovare soluzioni originali e brillanti a problemi di varia natura.

Un'altra idea base della psicodinamica è il SUBCONSCIO che è un meccanismo creativo che agisce automaticamente per raggiungere un obiettivo; questo meccanismo creativo agisce sulla base delle informazioni che noi gli forniamo. Se noi pensiamo in negativo influenziamo negativamente il proprio comportamento: L'uomo è quello che pensa, l'uomo diventa quello che pensa: questo è un altro principio della psicodinamica.

Un altro principio è il seguente: il cervello non fa differenza fra realtà ed esperienza intensamente immaginata; nei due casi agisce allo stesso modo, attivando il comportamento; possiamo fare un esempio con il lavoro che ci piace di più: viverlo con l'immaginazione vuol dire fare le prove generali per affrontarlo sul serio, per attirarlo a noi con la forza del desiderio.


PENSIERO DIVERGENTE E PENSIERO LATERALE


Molti studiosi e psicologi pensano alla creatività come un modo particolare di pensare. Prenderò in considerazione due dei diversi psicologi, che hanno cercato di definire l'agire creativo: J.P. Guilford e E.De Bono.

GUILFORD, a partire dagli anni '50 e '60, introdusse il concetto di PENSIERO DIVERGENTE. Negli anni '60, DE BONO parla del PENSIERO LATERALE.





GUILFORD E IL PENSIERO DIVERGENTE

Guilford era interessato ad analizzare i fattori che compongono l'intelligenza umana, organizzandoli in un complesso sistematico. La sua ricerca si colloca nell'ambito delle indagini tese a sostenere la TEORIA MULTIFATTORIALE DELL'INTELLIGENZA, contro la TEORIA GERARCHICA, che riconduceva tutte le abilità a un'intelligenza unica. Quindi per Guilford il pensiero non si esaurisce nell'atto di intelligenza misurabile con il QI, ma è invece scomponibile in una serie di abilità o fattori mentali.

Egli introdusse la distinzione tra pensiero convergente e pensiero divergente.


IL PENSIERO CONVERGENTE è quello che si manifesta nei problemi che ammettono un'unica soluzione corretta, come le domande nozionistiche o matematiche(es. Qual è la capitale della Francia? Qual è la radice quadrata di 9?).Esso si chiama così perché i ragionamenti convergono verso un'unica possibilità ed ogni deviazione è sbagliata.

I test di intelligenza, per misurare il QI si concentrano solo sul pensiero convergente in quanto ad ogni domanda corrisponde una sola risposta giusta.  


IL PENSIERO DIVERGENTE si esprime quando la soluzione di un problema è aperta e sono possibili varie risposte rilevanti. Nel pensiero divergente si cambia spesso direzione e ci si può incamminare per piste diverse che portano a mete differenti: "è il tipo di pensiero -come dice Guilford- che parte per direzioni diverse".

Il pensiero divergente ha dunque un ruolo importante nell'atto creativo perché l'artista ha spesso bisogno di esplorare una serie di possibili modi di dipingere un quadro, terminare un romanzo, scrivere una poesia, prima di decidersi alla fine, per quello che sembra essere il migliore. Più ampia è la gamma di possibilità che si è in grado di produrre, più alta è la probabilità che una di esse dia prova di originalità.

Secondo Guilford il pensiero divergente comprende i seguenti fattori:


1.LA FLUIDITA' DELLE IDEE. E' la capacità di produrre, in breve tempo, un grande numero di idee, indipendentemente dalla loro qualità, partendo da un determinato stimolo.


2.LA FLESSIBILITA'. E' la capacità di cambiare impostazione, di abbandonare uno schema di pensiero per un altro, di imboccare direzioni nuove nella soluzione di problemi. Viene valutata attraverso test in cui si chiede al soggetto di elencare i possibili usi di un oggetto comune e in tal caso si ha maggiore flessibilità quanto più le risposte si scostano dall'ovvio.


3.L'ELABORAZIONE. E' la capacità di percorrere una strada ideativa fino alla fine e con ricchezza di particolari collegati sensatamente fra loro. Creare nuove strutture utilizzando in modo nuovo elementi di una configurazione precedente.


4.LA VALUTAZIONE E RIDEFINIZIONE (O SENSIBILITA' AI PROBLEMI). E' la capacità di selezionare idee e di organizzarle in nuove forme. Questo aspetto della creatività viene evidenziato attraverso test nei quali si chiede che cosa non va o che cosa può essere perfezionato negli oggetti di uso comune (es. sedia, tostapane, ascensore.). Spesso viene classificata sotto la capacità di valutazione anche quella di riorganizzare lo stimolo percettivo di partenza. Questo avviene quando ci si stacca dal modo solito di vedere oggetti familiari per considerarli e usarli in modo diverso. Una prova esemplare per la rilevazione di questo aspetto creativo è la domanda: "Quale dei seguenti oggetti, o quali delle loro parti, potrebbero servire per fare un ago, una matita, un ravanello, una sciarpa, un pesce o un garofano?"


5.L'ORIGINALITA'. E' la capacità di pensare nuove e originali risposte.Viene rilevata attraverso prove in cui si prospetta un'ipotesi("Cosa accadrebbe se.")e il soggetto deve indicare il maggior numero di conseguenze. Il totale delle risposte, anche se banali, indicherebbe il grado di fluidità, mentre il numero di quelle che si discostano dall'ovvio dimostrerebbe il grado di originalità.     


PENSIERO :

Convergente                                                                                        Divergente

FATTORI:


Fluidità idee

Flessibilità

Elaborazione

Valutazione e ridefinizione

Originalità



RAPPORTO TRA PENSIERO CONVERGENTE E DIVERGENTE:


Per Guilford il pensiero divergente e il pensiero convergente sono operazioni separate ed indipendenti: un individuo può essere a buon livello nell'una ma non nell'altra.

Secondo le teorie attuali e in seguito agli esperimenti di Getzels e Jeckson sui bambini, vi è una relazione tra i due tipi di pensiero. In particolare, si è scoperto che il rapporto tra le capacità di pensiero convergente e divergente, è più stretto in persone con QI medio bassi per i quali può essere valida una connessione lineare (cioè maggiore è la capacità di pensiero convergente, maggiore è la capacità di pensiero divergente). Al di sopra di una soglia di QI fra 110 e 120, la connessione diventa molto più complessa o addirittura casuale.


Capacità di pensiero convergente (QI)  capacità di pensiero divergente


(al di sopra di una soglia di QI fra  il 110 e il120 la connessione diventa complessa o addirittura casuale)


DISTINZIONI ANALOGHE A QUELLA DI GUILFORD:


Anche se la bipartizione di Guilford è la più famosa e quella che maggiormente ha influito sull'evoluzione delle idee in questo settore, nella storia della psicologia sono state proposte distinzioni analoghe tra forme qualitativamente diverse di pensiero.

M. WERTHEIMER, fondatore della scuola della Gestalt, che si è occupato in modo particolare dei procedimenti di soluzione dei problemi, aveva distinto tra pensiero riproduttivo che tende a ripetere le soluzioni note e a vedere le cose sempre allo stesso modo, e pensiero produttivo capace di riorganizzare gli elementi della situazione in modo nuovo a seconda delle esigenze che si presentano.

F.BARTLETT lo psicologo noto per i suoi studi sulla memoria ricostruttiva ,propose di distinguere tra pensiero aperto e pensiero chiuso.

DE BONO a partire dalla fine degli anni '60 fino a epoche più recenti, ha individuato un pensiero verticale, normalmente impiegato, che segue la sequenza logica verso la meta,e un pensiero laterale meno comune ,fatto di deviazioni e che procede a zig zag.  


. Wertheimer

- pensiero riproduttivo

- pensiero produttivo


. Bartlett

- pensiero aperto

- pensiero chiuso


.De Bono

- pensiero verticale

- pensiero laterale



CRITICHE:


Al lavoro di Guilford sono state mosse delle critiche .Si è detto che non ci sono prove sufficienti per considerare il pensiero divergente indipendente da quello convergente. I sostenitori della teoria gerarchica hanno insistito sull'unitarietà del funzionamento mentale, convinti che i processi di base siano gli stessi, sia nelle attività convergenti che in quelle divergenti.

Ad alcuni è parsa artificiosa la suddivisione del pensiero divergente in fattori, che non sarebbero altro che manifestazioni diverse di un'unica abilità.   


DE BONO E IL PENSIERO LATERALE


E. De Bono, laureato in psicologia e medicina, ha insegnato nelle università di Oxford, Cambridge e Harvard ed è un'autorità mondiale nel campo del pensiero creativo e nell'insegnamento del pensiero come abilità.


"Definisco pensiero laterale la capacità di cambiare schema, di vedere le cose in maniera diversa; di ammettere che la nostra visione delle cose sia una possibilità simile a tante altre; e in fine la volontà di evadere da una struttura di pensiero per trovarne una migliore. Pertanto il pensiero laterale è la contraffaccia del pensiero verticale  o logico, o cartesiano di cui noi occidentali siamo tanto orgogliosi."


Da questa definizione si può apprendere la distinzione che fa De Bono tra pensiero verticale e pensiero laterale.

IL PENSIERO VERTICALE dal vertice di alcune premesse scende, attraverso passaggi logici, verso una conclusione. Esso corrisponde quindi al pensiero logico ed è selettivo cioè seleziona le idee in vista di un obiettivo. Il pensiero verticale è anche sequenziale: procede per passaggi (causa-effetto, particolare-generale.). 


PENSIERO:


Verticale 

-logico

-sequenziale


Laterale

-generativo

-esplorativo



Il pensiero verticale e laterale non sono in antitesi l'uno con l'altro; non si elidono ma si completano.



I FRENI DEL PENSIERO LATERALE:


Idee dominanti:            

il ragionamento secondo i soliti schemi limita il campo della creatività. E' necessario provare strade nuove non conformi alle teorie tradizionali per poter accedere a nuovi tipi di soluzioni.


Paura di sbagliare e di sentirsi in minoranza:  

la paura del ridicolo, di sbagliare, la mancanza di fiducia in sé frena il pensiero laterale. Inoltre c'è la paura di non sentirsi compresi e di essere in minoranza rispetto agli altri.

Poca informazione:   

più si è informati e colti maggiore è il numero degli elementi da utilizzare per trovare nuove strade creative. Una scarsità di elementi impedisce al pensiero laterale di agire. 




ALCUNE FONTI DEL PENSIERO LATERALE


Pensare come un bambino:    

Per i bambini non esistono confini tra realtà ed immaginazione. Hanno una curiosità spontanea verso tutto ciò che li circonda e sono dediti a una continua esplorazione del mondo, osservandone attentamente anche i minimi particolari. Inoltre i bambini agiscono con spontaneità senza crearsi blocchi mentali. Tutti questi aspetti della vita infantile favoriscono molto lo sviluppo del pensiero divergente.


Utilizzare i dati forniti dall'esperienza:

Cercare di ritornare bambini, meravigliarsi della realtà circostante è importante ma è anche positivo, ai fini di uno sviluppo del pensiero laterale, considerare le esperienze vissute, le informazioni acquisite nel passato, rivalutarle e metterle in relazione fra loro.


Sfruttare gli errori e gli imprevisti:

Dagli errori commessi si può sempre imparare qualcosa e a partire da un fallimento ci si può dirigere verso altri procedimenti e percorre vie alternative per la risoluzione di un problema.

Il caso e l'imprevisto possono fornirci molti spunti per agire secondo il pensiero laterale, l'improvviso cambiamento dei nostri programmi, ci spinge a pensare in modo alternativo. 


LE TECNICHE DEL PENSIERO LATERALE


"Sei cappelli per pensare"

La principale difficoltà nel pensare, nel risolvere un problema, è la confusione,vogliamo fare troppe cose in una volta.La tecnica qui presentata ci permette di fare una cosa alla volta separando le emozioni dala logica, la creatività dalle informazioni.Quello dei "sei cappelli" è un modo per operare queste distinzioni:ogni cappello ha un colore diverso e ciascun cappello indica il tipo di pensiero che in quel momento vogliamo seguire escludendo tutti gli altri.

E' importante quindi "giocare un ruolo" ed assumere ,momentaneamente, a seconda del tipo di cappello, il comportamento corrispondente.

Ci sono sei cappelli di sei colori diversi:


1. BIANCO

Indica l'essere naturali e obiettivi. Quando si "indossa" questo capello si deve ragionare come un computer attenendosi ai dati, ai fatti ed alle cifre. L'emotività in questo caso viene messa da parte.


2. ROSSO

Ci fornisce il punto di vista emotivo. Con questo capello si agisce in modo intuitivo, esagerato, secondo gli impulsi, senza giustificazioni. Pensando in questo modo, ci rendiamo conto di come l'emotività influenza il pensiero. Inoltre con il cappello rosso abbiamo l'occasione di portare in superficie i sentimenti non appena si innescano.


3. NERO

Indica gli aspetti negativi, ciò che non si può fare, gli impedimenti, le difficoltà. Evidenziando i difetti questo tipo di pensiero serve a migliorare o ad escludere alcune idee: infatti esse vengono proiettate nel futuro valutandone il funzionamento.


4. GIALLO

Giallo sta per ottimismo e pensiero positivo; in questo caso ci si concentra sugli aspetti positivi gli interessi ed i vantaggi, che devono essere supportati da ragionamenti logici.


5. VERDE

Il capello verde è il pensiero creativo. Indossandolo si cercano nuove idee, nuovi concetti, alternative a non finire. Si abbandonano le vecchie convinzioni per approdare a nuove scelte.


6. BLU

Il capello blu organizza il pensiero, dà le istruzioni per pensare, controlla e dirige gli altri capelli. Esso definisce i temi su cui dirigere il pensiero mette a fuoco obiettivi e problemi, sa riassumere ed arrivare a conclusioni.

Le pause creative

Quando ci viene un'idea è importante fermarsi e fare una pausa per sviluppare il pensiero laterale. Quando abbiamo un problema, capita che la soluzione ci giunga proprio mentre ci eravamo scostati da esso per fermarci e fantasticare.


Focalizzare l'attenzione

Guardare con occhi nuovi le cose che facciamo ogni giorno. Fermarsi su un particolare a cui nessuno aveva mai fatto caso. Questa tecnica di focalizzare volontariamente l'attenzione su qualcosa, è una componente molto importante della creatività. Può produrre risultati sia per grandi scoperte, sia introdurre innovazioni in ciò che già esiste.


La ricerca di alternative

Quando ci sentiamo insoddisfatti di un qualche metodo, o un qualche procedimento, ci chiediamo se esistono alternative migliori. E' la sfida creativa o insoddisfazione creativa, quella che ci porta a nuove soluzioni.


Provocazioni

Le provocazioni servono per dare una mossa al pensiero laterale. Pensare cose impossibili, contraddittorie e illogiche, può offrire spunti per nuove idee. Scopo della provocazione è catapultarsi fuori dalle idee vecchie e approdare a qualcosa di innovativo, che spinga in nuove direzioni.


IMPARIAMO A RILASSARCI


Quando siamo impegnati in uno sforzo immaginativo o creativo ci può capitare di non riuscire a concentrarci a sufficienza. Il nostro flusso ideativo, infatti, può essere insidiato da altri pensieri che si insinuano arbitrariamente nelle nostre riflessioni; altre volte queste intrusioni sono provocate da distrattori esterni o da stimoli accidentali che dirottano altrove la nostra attenzione. Per evitare la distrazione e favorire la concen­trazione, gli psicologi possono venirci in aiuto con specifiche tecniche di rilassamento o con degli esercizi immaginativi guidati.

Spesso l'artista stesso prova con delle soluzioni "fai da te", che possono essere interessanti quanto efficaci. Pensiamo al pittore ltten, che al Bauhaus1 insegnava le teorie del colore agli inizi degli anni 20. Il suo approccio pedagogico si basava su una combinazione fra metodo e intuizione, fra rigore e improvvisazione. Prima di iniziare le sue lezioni, era solito far fare agli allievi degli esercizi respiratori per favorire la loro concentrazione. L'operazione era agevolata dal fatto che egli veniva visto come una sorta di guru affascinante e carismatico.

La sua assistente, affascinata dalle suggestioni teoriche del mae­stro e dal suo atteggiamento esistenziale marcatamente mistico, arrivò a postulare l'esistenza nell'essere umano di un innato equilibrio di colori, suoni, sensazioni e forme, che può essere portato alla luce tramite particolari esercizi respiratori e di movimento.

L'assunto di base della filosofia di ltten era il seguente: «Solo l'uomo che è in grado di ritrovare la propria armonia interiore può mirare ad essere veramente creativo e inseguire un genuino benessere spirituale». Il riferimento è a un lavoro psicologico che si spinge fino all'inconscio, luogo dell'intuizione, per poi riemergere grazie ad alcune procedure di controllo razionale. La consegna che di solito dava per infondere concentrazione era del tipo: "Chiudete gli occhi, respirate profondamen­te, rilassatevi, lasciate andare la vostra immaginazione. Ritornate a essere presenti a voi stessi. Raffigurate ciò che avete sperimentato". Questa esercitazione veniva suggerita agli allievi ogni volta che dovevano impegnarsi in una nuova attività artistica.

In termini di educazione cromatica la Grunow invitava gli allievi a immaginarsi una massa di colore a olio, a entrare in essa con le mani, a frugarla e palparla in modo da godere delle sensazioni "naturalistiche" che ne derivano. Tali esercitazioni miravano a ristabilire l'ordine interiore dell'uomo, in modo che egli venisse messo nella miglior condizione possibile per produrre immaginativamente delle forme e delle composizioni cromatiche "naturalmente" armoniche.


LA PROPOSTA DI UN GRANDE PUBBLICITARIO


In questi ultimi decenni che hanno visto Io sviluppo di nuove for­me di comunicazione, anche la creatività è stata studiata da pro­fessionisti interessati a sapere come svilupparla: pubblicitari, uomini d'azienda, psicologi, artisti, scienziati hanno contribuito con i loro consigli allo sviluppo di tecniche creative.

Alla ricerca dell'idea, della grande idea, sono sempre stati inter­essati i pubblicitari: ecco il consiglio di James Webb Young (un aut­ore classico della pubblicità americana) per produrre idee, o me­glio per arrivare alla grande idea. A suo parere ciò che è più importante conoscere non è come cercare una particolare idea ma come addestrare la mente a imparare un metodo con cui pro­durre qualsiasi tipo di idee. Due sono i principi che stanno alla base della produzione di idee.

Un'idea non è altro che una nuova combinazione di vecchi elementi.

La capacità di trasferire vecchi elementi entro nuove combinazioni dipende in gran parte dalla capacità di stabilire relazioni: un'abitudine mentale che può essere coltivata con l'esercizio.



Il metodo per utilizzare la mente allo scopo di produrre idee si ar­ticola in 5 fasi.


1) Raccolta della materia prima, cioè delle informazioni. Più che aspettare l'ispirazione dovremmo darci molto da fare per informar­ci in modo sistematico. Le informazioni di cui abbiamo bisogno so­no di due tipi: specifiche e generali. Quelle specifiche si riferiscono all'area in cui vogliamo applicare la nostra creatività. Ad esempio, per chi lavora nella pubblicità, informazioni specifiche sono quelle relative al prodotto e al pubblico al quale viene presentato.

Servono anche informazioni generali. Tutto dovrebbe incuriosirci per arricchire la nostra preparazione. Quanto più si può imparare e mettere a profitto ciò che si sa, tanto più si allarga il nostro po­tenziale creativo.


Tutto serve: arte moderna, pittura, teatro, musica, danza, cine­ma, filosofia, letteratura, religione... Più riusciamo a immagazzinare nella macchina creativa che è la nostra mente e più aumentia­mo la possibilità di produrre nuove combinazioni tra idee. Ritagli di giornale, articoli di riviste, riflessioni legate alla lettura di libri, idee che ci vengono nei momenti di relax: dovremmo registrare tutto con una certa sistematicità.

Oggi il computer ci può essere di grande aiuto nell'archiviare dati che più colpiscono la nostra curiosità.


2) Elaborazione del materiale. È il momento di esaminare lenta­mente il materiale raccolto, di osservarlo da diversi punti di vista, di penetrarne il senso, di mettersi in ascolto dei messaggi che posso­no scaturirne,

In questa fase bisogna essere pronti a fissare nero su bianco quanto ci passa per la testa.


3) Lasciamo lavorare l'inconscio. Distraiamoci per allentare la morsa dei pensiero sul materiale che abbiamo raccolto ed elabo­rato mentalmente.

Ascoltare musica, andare a teatro o al cinema, leggere poesie o libri gialli; ma anche una gita al mare, in montagna, una serata con o amici, una festa: insomma, facciamo tutto quanto può distrarci dall'oggetto dei nostri pensieri. Il processo digestivo del materiale è "lasciato alle forze dell'inconscio".


4) Cogliere l'idea. Quando non si smette di cercarla, l'idea arriva.

I momenti magici sono quelli in cui siamo completamente distesi o siamo stanchi o perché siamo immersi in automatismi che lasciano libera la mente: guidare, farsi la doccia, essere nel dormiveglia.


5) Messa a punto dell'idea creativa. È il momento di adattare l'il­luminazione che abbiamo avuto -dopo la raccolta di informazion­i, la loro elaborazione nel periodo di incubazione- per sfruttarla in tutte le sue possibilità.


LA LOGICA DELL'INVENZIONE: IL METODO P.A.P.S.A.


Una variazione del sistema precedente per la ricerca di idee è quella che Hubert Jaoui ha sintetizzato nella formula P.A.P.S.A. (percezione, analisi, produzione, selezione, applicazione). Il metodo riassume il processo di scoperte e invenzioni osservato in molti scienziati ed è quindi utile conoscerlo.


Ecco le cinque tappe da seguire alla ricerca dell'idea creativa




1) Percezione

Ritrovare il pieno uso di tutti i nostri sensi

Ritrovare la spontaneità e la curiosità dei bambini

Non aver fretta


2) Analisi

È il momento di esplorare il problema attraverso differenti percorsi, in modo da scoprirne la struttura nascosta e le leve su cui agire; importante da ricordare è che non sempre l'aspetto più ovvio e appariscente del problema è anche quello più importante.


3) Produzione

Questa fase viene associata con l'idea stessa di creatività (creativo è chi riesce a produrre tante idee nuove in poco tempo) e di pensiero laterale.


4) Selezione

È il momento di fare una scelta fra le idee prodotte; occorre saper accogliere positivamente le idee e valutarle in base alla loro efficacia, originalità, fattibilità.


5) Applicazione

Si tratta di applicare e far applicare le idee scelte, presentandole efficacemente agli interessati. A questo fine è utile studiare attentamente l'interlocutore con cui dobbiamo trattare: scoprire le sue scale di valori, le sue paure e i suoi entusiasmi.



Il concetto di creatività negli antichi greci


Intorno al 500 a.C., gli antichi greci pensavano che l'universo in cui vivevano fosse impregnato dagli dei e che ogni roccia, ogni fonte e montagna venisse custodita da un suo spirito naturale. Credevano che l'ispirazione per l'originalità venisse data dagli dei, tanto che inventarono creature paradisiache -le Muse- come supervisori della creatività umana.

Socrate scrisse che i pensieri inspirati derivano dagli dei e che le idee non vengono quando una persona è razionale, ma quando qualcuno è "fuori di se stesso", quando "privo dei suoi sensi". Poiché gli dei portano via la ragione prima di concedere il dono dell'ispirazione, "il pensare" potrebbe veramente impedire la ricezione delle rivelazioni divinamente inspirate.

La stessa parola "ispirazione" si basa su una parola greca che contiene il termine Dio.


Le Muse

Nella mitologia greca erano le nove figlie di Zeus e Mnemosine. Alle origini erano solo le dee della memoria, ma dopo vennero identificate con le scienze e le arti individuali. I ritratti di Ercole mostrano le nove sorelle con i loro rispettivi attributi.

I loro nomi sono:

Calliope: musa del poema epico o della poesia eroica, dell'ispirazione poetica e dell'eloquenza

Clio: l'inventore della poesia storica e eroica, la Musa della storia

Euterpe: inventore del flauto doppio, la Musa della musica dionisiaca e la patrona della gioia e del piacere

Thalia: Musa della commedia e della poesia pastorale

Melpomene: la Musa della tragedia

Terpsichore: la Musa della danza e del coro drammatico, e più avanti della poesia lirica

Erato: la Musa della poesia amorosa, solitamente rappresentata con la lira.

Polyhymnia: la Musa della poesia lirica e inventore della lira. Gli antichi sostenevano che avesse inventato l'armonia e che presiedesse sul canto

Urania: presiede sull'astrologia, e per questo spesso raffigurata con il globo celeste.



A scuola di creatività da Joan Mirò


Prima degli studi sul pensiero creativo si credeva che solo vivendo una "vita inusuale" -fuggendo dalle costrizioni sociali del tardo diciannovesimo secolo- si sarebbe potuti diventare creativi.

Artisti, cantanti, ballerini e poeti hanno vissuto in appartamenti senza ascensore o acqua calda, facendo proprio uno stile di vita inusuale.

La fantasia creativa di Joan Mirò (1893-1983) è germogliata in riva al Mediterraneo, sotto il sole della Catalogna.

Questo artista era affascinato dalla primitività che poteva leggere nella storia del suo Paese. Amava la natura selvaggia, non insidiata da un'industrializzazione che diventava sempre più diffusa. Per lui il Mediterraneo era al centro del mondo "civile". La luce del posto creava dei colori caldi e vigorosi, che filtravano nel suo animo per poi riesplodere festosi nei suoi dipinti.

Da buon catalano, Mirò era un inguaribile nazionalista: la "mediterraneità" era per lui la misura di tutte le cose.

Nella storia dell'arte, Mirò è stata una delle figure più straordinariamente creative del Novecento. Affascinato dall'automatismo psichico, amava confrontarsi con la ricchezza del proprio inconscio che poi proiettava sulla tela. Per entrare in uno stato inconscio occorreva sperimentare degli stati alterati di coscienza: alcuni artisti allora usavano droghe, mentre Mirò si affidava al digiuno.

Su questo aspetto ha insistito esplicitamente lui stesso. In riferimento al dipinto Il Carnevale di Arlecchino (1925), ricorda che si trattò di un'opera nella quale aveva espresso le allucinazioni provocate dalla fame: "Rientravo a casa alla sera senza aver mangiato e prendevo nota delle mie sensazioni". Il passo successivo consisteva nell'affidarsi all'automatismo psichico, che lo spingeva a costruire una serie di immagini oniriche danzanti su uno sfondo cromatico melodioso.



Molti sono gli studiosi che si sono occupati di questo argomento, analizzandolo non solo per fini esclusivamente pratici.


Alcuni studi su donne e uomini creativi indicano che un atto creativo implica tipicamente quattro fasi:


Preparazione

Incubazione

Ispirazione

Verifica


La prima consiste principalmente nel riconoscere se un particolare problema è degno di studio o un particolare tema è adatto per un libro, un quadro o un pezzo musicale, esplorando le varie possibilità a esso collegate giungendo poi spesso ad un punto di arresto, mentre durante l'incubazione il problema o il tema viene rimuginato a un livello inconscio; questa fase può durare anche solo pochi minuti, ma a volte anche anni. Su ciò che avviene in questo periodo possiamo solo formulare ipotesi, ma se il modello di inconscio formulato da Freud e da altri psicologi psicodinamici è corretto, allora il processo mentale continua non utilizzando il tipo di logica che caratterizza il pensiero cosciente. La terza fase, l'ispirazione, si ha quando la possibile soluzione al problema o un flusso di idee per il libro o un'altra opera giunge improvvisamente alla coscienza; ad essa succede poi la verifica, cioè la fase in cui la soluzione viene passata al vaglio critico o le idee vengono messe alla prova su carta o su tela.


Questo modello (come gli altri che verranno analizzati in seguito) è a volte una sorpresa per chi crede che lo scienziato elabori i dati a fondo e con attenzione pervenendo solo alla fine, attraverso un processo deduttivo, a una nuova teoria. In realtà la scienza, proprio come le arti, per i suoi più grandi progressi pare fare affidamento sul salto creativo di una mente eccelsa. Ovviamente tale salto di norma è possibile solo nel caso in cui gli scienziati in questione siano già imbevuti dell'argomento e abbiano accumulato il sapere necessario non solo per i ragionamenti che hanno luogo a livello inconscio, ma anche per riconoscere subito il valore potenziale di queste nuove idee.


Oltre a questo modello di suddivisione delle fasi che compongono l'atto creativo, ne sono stati elaborati diversi altri.


Wallas elabora una teoria delle fasi che sarà poi ripresa con pochi cambiamenti da molti altri; egli riteneva che il pro­cesso creativo potesse essere suddiviso in quattro momenti:


Preparazione

Incubazione

Illuminazione 

Verifica


Altri autori che hanno diviso il processo creativo in più stadi; ad esempio, Joseph Rossman che esa­mina "il processo creativo di 710 inventori mediante un questionario", ha ampliato i quattro stadi di Wallas a sette gradi, questi sono: ...

Osservazione di un bisogno o di una difficoltà

Analisi del bisogno

Rassegna di tutte le informazioni disponibili

Formulazione di tutte le soluzioni oggettive

Analisi critica di tutte queste soluzioni per ciò che riguarda i loro vantaggi e svantaggi.

Nascita della nuova idea: l'invenzione

Sperimentazione per saggiare la soluzione più promettente, e selezione e .perfezionamento del prodotto finale attra­verso alcuni o tutti i precedenti gradi.


Osborn divise, come Rossman, il processo creativo in sette stadi, ma utilizzando una terminologia diversa:

Orientamento: mettere a fuoco il problema

Preparazione: raccogliere i dati pertinenti

Analisi: Suddividere il materiale pertinente

Ideazione: Accumulare alternative sotto forma di idee

Incubazione: "riposare", per favorire l'illuminazione

Sintesi: mettere assieme i pezzi

Valutazione: giudicare le idee risultanti


Autori più recenti ampliano i quattro stadi di Wallas, ovvero approfondiscono e suddividono questi stadi in altri autonomi momenti. In questo quadro rientra anche Hubert Jaoui, per il quale la creazione si configura come un processo a cin­que tappe:


1) La nascita di un'intenzione, la quale "può essere focalizzata, fino al punto di incarnarsi in un progetto preciso o vago, indeterminato come un pizzicorio, un bisogno senza finalità annunciata.".........................

2) La preparazione, che si svolge attraverso due modalità.

In modo attivo: come ricerca di documenti, consultazione di testi, compilazione di schede, preparazione di schizzi e bozzetti;

In modo passivo: "il creatore stura i suoi filtri e si lascia penetrare da dati di  ogni genere finché sente che l'impregnazione è totale, che non può assorbire più nulla"

3) L'incubazione. In questa tappa l'inventore cova ed elabora le sue idee, essa può avere una durata variabile, spesso lunga; di questo momento è molto interessante l'aspetto di elaborazione inconscia, nella quale i meccanismi di assem­blaggio operano ad insaputa dell'inventore........................

4) L'illuminazione: "E' la più commovente", è il passaggio dall'oscurità all'improvvisa apparizione della soluzione "con una chiarezza impressionante che può abbagliarlo". Jaoui distingue un'illuminazione di tipo endogeno da quella che viene provocata da un avvenimento esterno, "come la mela di Newton", in ogni caso l'illuminazione è favorita nelle "menti preparate"


5) La verifica. Essa chiude il circolo, "la verità può essere ingannevole, le soluzioni apparentemente più geniali possono avere un vizio nascosto"; si rende così necessaria una valutazione "dapprima personalmente poi con l'aiuto di esperti", un altro tipo di valutazione che è più caratteristica per le opere d'arte, è il confronto con il pubblico, o con un cliente o un utente se si tratta di una soluzione innovatrice d'altro tipo.

Di fatto, da questi ed altri schemi che illustrano il processo creativo scomposto in fasi, emerge una chiara metodologia operativa della creatività, un percorso nel quale l'analisi (corrispondente alle fasi della preparazione e della verifica) si in­treccia alla sintesi (che avviene nel momento dell'incubazione e della illuminazione). Vi è comunque da sottolineare che tali schemi, ricavati da indagini retrospettive di tipiche esperienze e situazioni creative, sarebbero poco utili se non fossero conditi da caratteristiche individuali, contenuti, strategie e motivazioni che fungono da motore nel gioco e nei momenti cruciali dell'elaborazione creativa.


Scuola di architettura e arte decorativa fondata nel 1919 da W. Gropius. La ricerca di un nuovo rapporto fra arte e produzione industriale polarizzò l'impegno didattico-operativo del Baubaus, contrassegnato da un rigoroso razionalismo e aperto a tutti i livelli della progettazione.


PROVE DI CREATIVITÀ


I reattivi che misurano la creatività hanno in comune la caratteristica di essere a soluzioni aperte, di non prevedere cioè un'unica soluzione giusta, ma di lasciare al pensiero la possibilità di reagire ad uno stimolo dato seguendo vie diverse. Varie sono le tecniche impiegate nello studio del pensiero creativo, alcune la­sciano ampio spazio alle scelte, altre restringono all'interno di un determinato set­tore la gamma delle risposte, ma tutte ne prevedono più di una.


Alcuni esempi di prove:

Cercare usi nuovi per oggetti comuni. Per esempio «che cosa si può fare con una scatola di conserva, con un chiodo, con un mattone, ecc.». [Test di questo tipo vengono chiamati di "funzione degli oggetti"]

Realizzare l'anti-oggetto, come per esempio inventare l'anti-ombrello.

Come provocare l'autodistruzione dei seguenti oggetti: un giocattolo, un ap­partamento, una città.

Costruire un disegno partendo da una delle seguenti forme induttrici:






Inventare una storia che comprenda tre delle seguenti parole induttrici:

cantare, esposizione, bambino, freccia, ritorno, cioccolatino, quaderno, pollo, lampada.

Immaginare e descrivere situazioni ipotetiche. «Come sarebbe il mondo se gli uomini avessero le ali?» «Quali sarebbero i problemi di una umanità senza scarpe?». [Questo tipo di test viene nominato "di conseguenza"]

Prendendo in considerazione i test non verbali troviamo il test dei "cerchi" di Guilford


Le prove di creatività prevedono una valutazione basata sul numero totale del­le risposte che il soggetto fornisce (fluidità), sulla varietà di categorie in cui si collocano le risposte (flessi­bilità), sulla rarità o novità delle risposte (originalità) e sulla coerenza (pertinenza).

Rispetto ai test di intelligenza quelli di creatività presentano maggiore difficol­tà nella valutazione dei risultati. Mentre infatti è abbastanza semplice valutare la fluidità e la flessibilità, non è sempre facile decidere sull'originalità e sulla per­tinenza di talune risposte, non sempre infatti le risposte più rare sono le più origi­nali, né le risposte che sembrano bizzarre ad un valutatore paiono tali ad altro. Infine, la motivazione dell'esaminato resta, come per i test di intelligenza, la grande incognita.

In tutte le prove i risultati migliori sembrano manifestarsi se c'è assenza di tensione e se i test vengono somministrati senza limiti di tempo e in un'atmosfera allegra e giocosa.

Una critica mossa a questo tipo di test è quella che gli stessi molte volte risultano essere piuttosto noiosi, cosa che può inibire una risposta realmente creativa da parte dei soggetti. A tutt'oggi i risultati di questi test non sempre corrispondono appieno al comprovato successo nel lavoro creativo o a equivalenti classificazioni della creatività. In altre parole, la creatività di una persona non emerge soltanto dai test, ma anche dalle produzioni artistiche e scientifiche, dal modo di comportarsi, di giocare.


LA CREATIVITÀ A SCUOLA


La maggior parte delle componenti della creatività si possono sviluppare, almeno fino ad un certo grado, anche a scuola.

Occorre ricordare che la creatività, nel senso di flusso di ragionamenti nuovi, arditi, originali e liberi, comprende tre componenti: l'aspetto intellettuale (la capacità di produrre idee), l'aspetto motivazionale (la disposizione a farsi venire in mente qualche cosa e poi ad articolarlo in idee) e l'aspetto emozionale (il coraggio di "pensare diversamente" che si oppone alla pressione e all'adattamento; la disponibilità al rischio e così via). Sostiene Arthur Cropley che è necessario favorire tutti e tre gli elementi della creatività, poiché questa nasce dall'intersezione delle sue componenti.


L'insegnante può promuovere la creatività dei suoi scolari da due punti di vista: da un lato aiutando il bambino a produrre idee originali e creative, dall'altro suscitare in generale un'atmosfera didattica nella quale la creatività infantile possa svilupparsi liberamente.

Lavorando sulla scia del trasporto entusiastico iniziale per il lavoro di Guilford, Hudson (1966) ha rilevato che in prima media coloro che hanno un alto grado di divergenza tendono a specializzarsi nelle arti e quelli con alto grado di convergenza nelle materie scientifiche. Ciò può essere dovuto principalmente all'incoraggiamento e alle opportunità piuttosto che a qualcosa di insito in una delle due discipline scolastiche in questione o negli stessi ragazzi.

Il primo punto che gli insegnanti devono tenere a mente è che, indifferentemente da quale sia la loro materia, devono essere consci delle opportunità di incoraggiare il pensiero divergente negli studenti, sfruttandole quando si presentano.

Bruner, psicologo americano, sostiene che nell'ambito dell'educazione tendiamo a ricompensare solo le risposte "giuste" e a penalizzare quelle "sbagliate". Questo rende i bambini riluttanti ad azzardare soluzioni nuove o originali nella risoluzione di un problema, dato che la probabilità di sbagliare è più alta.

L'insegnante dovrebbe essere preparato ad agire in un'atmosfera in cui lo spazio creativo sia incoraggiato e ricompensato piuttosto che in un clima educativo in cui vengono approvate soltanto le soluzioni certe e convergenti. Si ricordi che l'atto creativo implica la verifica-valutazione; la soluzioni quindi deve essere verificata per vedere se funzionerà. Nel caso di fallimento deve essere scartata, anche se il bambino deve venir lodato per lo sforzo compiuto.

La scoperta di Getzelt e Jackson, secondo cui coloro che hanno un alto grado di divergenza sarebbero meno benvoluti dagli insegnanti rispetto a quelli con un alto grado di convergenza, può ancora essere ritenuta valida. Le scuole hanno le loro regole e i loro regolamenti, i loro modelli di procedure e di condotta e spesso il bambino conformista riesce a convivervi in maniera più serena di quello non conformista e molto fantasioso. Inoltre le idee divergenti possono essere spesso originali e di valore, ma possono anche essere stravaganti e sciocche, inducendo l'insegnante a sospettare che il bambino stia soltanto "facendo il furbo".

Studiando le risposte dei bambini e facendo particolare attenzione a dove conducono effettivamente le idee che inizialmente sembrano sciocche, l'insegnante riesce in breve a riconoscere quando i bambini stanno tentando di usare la loro immaginazione e quando fanno semplicemente tentando di sorprendere.

Omettendo una simile osservazione l'insegnante corre il rischio di reprimere le idee buone assieme a quelle non proprio buone e di dare alla classe l'impressione che l'originalità semplicemente non sia benvoluta quando si manifesta.


I blocchi dello sviluppo della creatività a scuola, come questo appena accennato, sono molteplici:


Incapacità di aprirsi o "chiusura psichica":

Una eccessiva autodisciplina, cioè quel meccanismo con cui si censurano e si controllano le proprie idee, può rendere difficile al bambino dare libero corso alla sua fantasia e alla sua ingegnosità.


Schemi cognitivi:

Se con l'aiuto di un determinato processo di pensiero si è giunti ad una buona soluzione, si è notevolmente propensi ad applicare questo modo di pensare anche le volte successive. Nascono così i così detti "schemi cognitivi". Questo permette di portare a termine anzitutto i ragionamenti difficili e assicura una certa ricompensa; è vero che l'attenersi ai binari cognitivi già collaudati può in un certo senso essere abbastanza utile, ma in tal modo ci si impedisce di trovare soluzioni ingegnose o creative.


Paura della propria fantasia:

Spesso i bambini hanno una vera e propria paura di lasciar vagare la loro fantasia, perché ciò potrebbe farli incorrere in qualche forma di punizione. Quindi trovano meno pericoloso fornire le risposte attese piuttosto che sfruttare la loro capacità di pensiero divergente.




L'iperaccentualizzazione del pensiero analitico:

Di solito i compiti posti all'insegnante richiedono molto più pensiero analitico che sintetico. L bambino si sforza di trovare la risposta giusta, il pensiero analitico offre vantaggi di gran lunga superiori rispetto a quello scientifico.

Troncare anzitempo i ragionamenti:

Quando si tratta di arrivare il più velocemente possibile alle risposte giuste con l'aiuto dei processi del pensiero convergente, si potrebbe sviluppare una spiccata preferenza per la soluzione più semplice e più a portata di mano. Ciò può far sì che il bambino si abitui a riflettere sui problemi soltanto fino al momento in cui affiora una soluzione accettabile, anche se questa non è affatto la migliore possibile.


Incapacità di maneggiare le proprie idee:

anche se il pensiero divergente scorresse senza ostacoli e producesse una gran quantità di idee, il rapporto con queste idee è un problema delicato. Una bambino che non ha imparato ad avvalersi della sua ricchezza di idee potrebbe avvertire come spiacevole la gran quantità delle sue idee. Innescare angoscia.


Predisposizione all'angoscia:

Certi bambini che vivono sotto l'incubo di una forte motivazione al rendimento, quelli che si sentono perennemente criticati e temono queste critiche, hanno con la scuola un rapporto improntato all'angoscia. Questo può portare a una crescente incapacità di aprirsi, può favorire l'interruzione prematura dei ragionamenti e rafforzare la dipendenza da schemi cognitivi rigidi.


Sopravvalutazione dell'espressione verbale

In questi blocchi della creatività è sottesa l'idea che il linguaggio rappresenti l'unica vera forma espressiva delle idee: i bambini che hanno difficoltà a esprimersi verbalmente sarebbero così notevolmente svantaggiati. Ci sono però delle alternative. Si possono infatti esprimere le proprie idee anche con mezzi extraverbali, magari graficamente, cioè disegnando, attraverso la costruzione di modelli e altre forme espressive quali il movimento (ballo, ginnastica, ecc.).


Per sbloccare quindi la creatività si ha bisogno di un'atmosfera che abbia queste caratteristiche:

eliminare le sanzioni negative contro il pensiero divergente

ridurre la paura di sbagliare

aiutare gli scolare più creativi a non sentirsi isolati e abbandonati

impedire che gli stessi vengano derisi o disprezzati dai loro compagni o dai loro coetanei

far sì che i genitori siano comprensivi verso l'atteggiamento divergente dei figli.


Tra i fattori positivi da sviluppare: la sensibilità per le proprie emozioni, l'interesse per le esperienze sensoriali, l'apertura alle idee nuove ed il rispetto per il nuovo e l'insolito.

Se il primo punto per incoraggiare la creatività è l'essere quindi aperti alla sua manifestazione in classe, il secondo punto deve riguardare la natura dell'organizzazione della classe stessa. La creatività prospera meglio in una classe informale, in cui i bambini siano responsabili di gran parte del loro lavoro e dell'avvio di molte delle cose che avvengono, oppure si esprime al meglio in un contesto più formale e strutturato?

Le ricerche svolte non difendono inequivocabilmente la classe informale come modo migliore di alimentare la creatività. Haddon e Lytton (1971) infatti, hanno si riscontrato che i bambini delle scuole elementari informali avevano un rendimento migliore sul pensiero divergente di quelli delle scuole formali e che le differenze persistevano anche dopo il passaggio alle scuole secondarie, ma in uno studio più esauriente Bennet (1976) ha riscontrato che quando come variabile utilizzava prove realmente creative (come la scrittura creativa) invece di test sul pensiero divergente, i risultati fa scuole elementari formali e informali non discordavano in modo significativo.

Wallach (1970) dimostrò che, in generale, sembra che gli adulti creativi siano stati esposti durante l'infanzia a una ricca varietà di esperienze e a un ambiente in cui erano incoraggiati a porre domande, a verificare le loro idee sperimentandole attivamente e a coltivare i loro interessi attraverso hobbies e attraverso lo sviluppo di particolari attitudini e abilità. Dal momento che questo può essere indubbiamente fatto sia nella classe formale valida che in quella informale valida, ciò sembra suggerire che in primo luogo dovremmo osservare l'approccio generale degli insegnanti al loro compito.


Alcuni metodi per far lavorare gli scolari in modo creativo sono:


Storie di rumori:

l'insegnante fa ascoltare la registrazione di rumori insoliti o difficilmente riconoscibili e ne chiede il significato agli scolari. Può invitarli a disegnare il significato di questi rumori, ad inventare legate ad essi, a rappresentarli mimicamente o ballando.


Perfezionamento di oggetti:

L'insegnante può portare con se in classe un giocattolo o un altro oggetto adatto all'età dei suoi alunni e invitarli a formassi un'idea su come lo si potrebbe perfezionare.


Riconoscere i problemi:

Il compito è di immaginarsi i problemi che possono sorgere da una determinata situazione o da un oggetto.


Possibilità d'impiego:

Si tratta di far immaginare quante più possibilità di impiego interessanti e insolite può avere un oggetto d'uso quotidiano.


Immaginarsi le conseguenze:

E' divertente coinvolgere gli studenti in questo gioco: viene chiesto loro quali conseguenze potrebbe avere un fatto improbabile.


Le proprietà degli oggetti:

Gli studenti devono elencare l maggior numero di oggetti che possiedono una determinata proprietà.


Far porre delle domande:

L'illustrazione di un fatto viene mostrata agli studenti, e questi devono fare il maggior numero di domande su di esso.


Scrivere racconti:

trovate scherzose possono diventare storie da leggere durante la lezione.


Inventare simboli:

L'invito è a disegnare un simbolo che esprima una parola o un concetto.



Oltre a queste tecniche, ce ne sono altre che facilitano le fasi del processo creativo e sono la "mappa mentale", il "brainstorming" e "l'approccio combinato".


Infine l'insegnante deve stare attento, anche durante una semplice discussione,, a non "chiudere" la situazione tentando costantemente di riassumere o di dare una sua soluzione: portatore dell'autorità di insegnante, queste soluzioni sarebbero inevitabilmente considerate da molti bambini risposte "giuste" e metterebbero fine a un'ulteriore e individuale risposta creativa. Anche alla fine della lezione l'insegnante dovrebbe evitare di cadere nella tentazione di fornire  sempre il suo giudizio sulle idee che sono state proposte, lasciando le cose deliberatamente un po' aperte al dubbio.

È essenziale infine che i bambini vengano aiutati a scorgere la distinzione fra modi di pensare differenti e a giungere alla decisione su ciò che è più appropriato in un dato contesto.

Molti studi dimostrano che bambini, posti di fronte allo stesso problema, producono tipi di soluzioni differenti a seconda che venga loro chiesto in merito di essere creativi o pratici: nella creatività le cose che otteniamo dai bambini non dipendono solo dalle loro capacità ma anche dalla nostra abilità nel formulare le domande che poniamo.


MAPPA MENTALE

Quando una persona è stimolata da una parola o da un concet­to, nel suo cervello si verifica una serie di operazioni che la portano a collegare la parola-stimolo con altri concetti e idee già presenti nel­la sua mente. La parola-stimolo funziona cioè come elemento sca­tenante per attivare una rete di connessioni. Si forma una vera e propria rete, una mappa di concetti e di idee che insieme rap­presentano quello che per la persona significa la parola-stimolo Questo insieme strutturato di significato prende il nome di mappa mentale della persona in relazione alla parola stimolo. Si può intuire facilmente che uno stesso stimolo non attiva in tutti le medesime mappe mentali. Del resto, basta eseguire un semplice esperimento. Scrivete al centro di un foglio di carta una qualsiasi parola (ad esem­pio, "treno") e quindi segnate intorno, a corona, le prime 6/7 parole collegate alla parola-stimolo che vi vengono in mente. Ampliate questo lavoro aggiungendo altre due associazioni per ognuno dei termini scritti nella prima corona. Avete così ottenuto la vostra map­pa mentale di "treno" che è costituita da circa 20 concetti. A questo punto chiedete a una persona di fare la stessa cosa, con la medesi­ma parola, su un altro foglio. Se confrontate le due mappe potrete scoprire che il numero di parole uguali è veramente piccolo. È la pa­lese dimostrazione di come differiscono le rappresentazioni mentali di concetti anche apparentemente semplici e noti.

Questo esempio ci permette di affermare che la comunicazione non è un processo semplice, Il significato di ciò che comunichiamo è legato alla capacità di entrare nella mappa mentale dell'inter­locutore per cercare di avvicinarci il più possibile. Ciò crea un "fronte" di comunicazione e di comprensione in comune. In caso contrario, esiste il rischio che ciò che viene compreso sia diverso da quanto pensiamo di avere comunicato.

La mappa mentale può essere usata individualmente o in grup­po, come strumento di percezione di un problema. E importante arricchirla il più possibile completandola, dopo il secondo giro di associazioni, con un terzo, ottenuto dimenticando il tema centrale e la prima cornice di parole. L'analisi delle parole situate alla peri­feria della mappa è un interessante stimolo di ricerca o di comuni­cazione sul tema iniziale.

Questo metodo è insegnato dall'esperto inglese Tony Buzan che parte dalla constatazione che scrivere una frase accanto all'altra non è una condizione indispensabile all'apprendimento. Il cervello assorbe meglio le informazioni che riceve sotto forma di parole chiave, di associazioni fra parole, di immagini.

Perché allora non accontentarlo? Invece di procedere in modo lineare, cioè per frasi, possiamo seguire un altro sistema: iniziare da un'idea centrale e poi ramificarla a seconda di quanto viene ag­giunto o precisato meglio.

La mappa ci mostra subito i rapporti tra l'idea centrale e le altre che le ruotano attorno; i vantaggi delle mappe mentali sono diversi:


-l'idea centrale emerge più nettamente fra le altre;

-l'importanza relativa di ciascuna idea viene espressa visivamente:

quelle essenziali sono più vicine al centro. I rapporti tra le idee sono immediatamente visibili attraverso i collegamenti che le uniscono. Rimane lo spazio per inserire nuove idee.


Ogni mappa sarò diversa dalle altre sia nell'aspetto, sia nel contenuto e questo ne favorisce la memorizzazione e facilita la concentrazione. La percezione di un problema espressa in forma di mappa permette una migliore orga­nizzazione dei pensieri e facilita quindi il processo creativo.

Ecco qualche regola da seguire per tracciare una mappa mentale:


- scrivere in stampatello;

- distribuire le parole su varie righe, collegando ciascuna riga con le altre;

- organizzare le parole in blocchi (cioè una parola per riga);

- lasciare libera la mente, senza ostacolarla con ripensamenti.


L'obiettivo è di richiamare sul foglio quanto la mente è in grado di pensare nell'ambito di un'idea centrale, "Poiché la mente genera idee più velocemente di quanto si possa scriverle, non ci devono essere pause" consiglia Buzan. "In caso di pausa si noterò probabil­mente che la penna esita sulla pagina: nel momento stesso in cui ci si rende conto di ciò bisognerà riabbassare la penna e continuare,"

Le mappe mentali (per le quali è raccomandato l'uso di colori, immagini, simboli) sono utili in tutte le attività riguardanti il pensiero, la memoria, lo sviluppo della creatività, offrono infatti un panorama di tutte le informazioni che ci servono per affrontare un problema.


BRAINSTORMING

Con questo termine inglese (letteralmente "tempesta di cervelli") si indica la tecnica creativa di gruppo trovata da Alex Osborn per sollecitare la produzione della maggior quantità di idee da parte dei partecipanti a una riunione. Le regole base sono quattro.


Non giudicare o, meglio, differire il giudizio

È necessario differire il giudizio, perché in questa fase occorre es­sere aperti a tutte le idee che vengono dai partecipanti.

Si parte da zero, tabula rasa: si tratta di liberarsi dai tabù e dai pregiudizi personali per poter esprimere tutte le idee che si presentano spontaneamente. Ciascuno deve accettare con simpatia i suggerimenti formulati dagli altri. Ogni idea è come un ospite d'onore nel cervello di tutti gli altri.


Elogio dell'insolito

Il pensiero creativo richiede che si attivino tutte le scintille capa­ci di far emergere soluzioni nuove. Niente limiti all'immaginazione.


Più idee emergono e meglio è

È la quantità delle idee, più che la loro qualità ciò che conta in questa fase, Meglio infatti avere fante opzioni possibili anziché una sola. Molte idee non utilizzabili se prese separatamente possono rappresentare la soluzione ottimale, se combinate assieme. Non fermarsi alla prima idea che sembra risolvere il problema.


Migliorare le idee degli altri

Dal momento che i suggerimenti altrui sono accettati, è oppor­tuno all'occorrenza "impadronirsene" temporaneamente per poi "restituirli al mittente" potenziati e sviluppati. Così quando un parte­cipante immagina una soluzione, un altro la può migliorare come gli pare; un altro ancora tenta di utilizzare entrambe le idee e, associandole, ne genera una terza. Nessuno è quindi proprietario dell'idea. Le idee personali devono essere riprese, sfruttate, trasfor­mate dagli altri membri del gruppo e permettere analogie multiple.

"Lo scopo fonda­mentale del brainstorming è di raccogliere il maggior numero di al­ternative" sottolinea AIex Osborn,

"Pertanto il problema deve essere tale da prestarsi a molte "ri­sposte" possibili. Non dovrebbe quindi essere applicato a problemi che richiedono giudizi su valori come: "qual è il momento migliore per incominciare a insegnare l'algebra"."


APPROCCIO COMBINATORIO

Combinare in modo sistematico spunti presi dalla fantasia rien­tra in quelli che vengono definiti come "metodi aleatori" per svilup­pare la creatività. Che consiste appunto nella combinazione di elementi prima disgiunti. Si tratta di scomporre il problema in ele­menti e in funzioni, poi di ricombinarli in modo sistematico o a caso. Per facilitare questo lavoro di ricombi­nazione si usa una "matrice di scoperta". Si tratta di uno schema a caselle derivante dall'incrocio di righe e colonne in cui compaio­no i valori di due variabili; in questo caso due serie di idee, normal­mente non correlate. Poi si prende in esame ogni idea elencata e la si associa con ciascuna dell'altro elenco, Si tratta della cosiddet­ta relazione forzata che porta a nuove combinazioni di idee,

Facciamo un esempio.

Volete scrivere dei romanzi. Fissiamo alcu­ni caratteri costitutivi per questo genere letterario. Per semplificare possiamo individuare quattro tipi di romanzo da elencare orizzon­talmente in una tabella: romanzo d'avventura, d'amore, polizie­sco, fantastico.


Verticalmente elencate sotto ognuno di questi tipi un certo nu­mero di contenuti, Ad esempio:



Romanzo d'avventura:                             protagonisti in viaggio

villaggio di pellirossa

agguato al "Passo del diavolo"

i pirati

un tesoro nascosto


Romanzo poliziesco:                               orme di uno sconosciuto su un sentiero

uno sparo nella notte

il ritratto di uno sconosciuto

un maggiordomo dalle referenze false

una parrucca e un paio di baffi finti

Romanzo d'amore:                                  litigio a causa di un malinteso

lei è una ricca ereditaria, lui un povero mendicante

arriva un biglietto per un appuntamento

colpo di fulmine durante un gran ballo

due ragazze si contendono lo stesso uomo (o viceversa)


Romanzo fantastico:                                un incantesimo

una donna bellissima e perfida

un lumicino nel bosco

un uomo vecchissimo che sa tutto

due neonati scambiati nella culla



 






























A questo punto ci si può servire di una matrice per costruire un intreccio per il romanzo: basta scegliere a caso un elemento dei vari tipi di romanzo e collegarlo agli altri.

Ad esempio:


villaggio di pellirossa + colpo di fulmine al ballo + uno sparo nella notte + un lumicino nel bosco


 



In questo modo si ottiene una traccia su cui costruire il romanzo.


































Bibliografia:

R. Sicurelli, "Tecniche per la creatività artistica visiva", Erickson 2001

A. Bianchi e P. Di Giovanni, "La ricerca socio-psico pedagogica: temi, metodi e problemi", Mondadori 1997

M. Bendit, "Pensiero Creativo", Piemme, 2000


Dal Web:

https://members.ozemail.com.au/~caveman/Creative/index.html

https://digilander.iol.it/blutek/ita/creativity/index.htm







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