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RELAZIONE " "Il vecchio e il mare"

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RELAZIONE Il vecchio e il mare


TITOLO: "Il vecchio e il mare" (titolo originale "The Old Man and the Sea


AUTORE: Ernest Hemingway


ANNO DI PUBBLICAZIONE: settembre 1952




AMBIENTAZIONE STORICA: l'ambientazione storica non è b 151i87b en definita, probabilmente è contemporanea allo scrittore


AMBIENTAZIONE GEOGRAFICA: ambientato inizialmente in un paesino vicino a Cuba  e poi in aperto Oceano vicino alle coste Cubane (viene citata spesso la corrente del Golfo)


TRAMA: Il vecchio viveva in una piccola casupola nei pressi del mare, poco lontano dal paese in cui era nato. Nessuno sapeva molto di lui, solo che era stato un marinaio; ma nessuno era in grado dire quando aveva smesso di solcare i mari, perché troppo tempo era passato da allora.
Chi s'affacciava dall'alto della scogliera, in qualsiasi momento della giornata, aveva la certezza di scorgere una sagoma immobile, tra gli scogli, rivolta verso il mare. Solo i capelli, ancora folti nonostante l'età, candidi come la neve, si muovevano disordinatamente al soffio del vento e riflettevano vivacemente, in sincronia con le onde spumeggianti, i raggi solari.
Lo si vedeva in paese di rado e per non più di mezz'ora, giusto il tempo di rifornirsi dei pochi alimenti necessari al sostentamento del suo corpo magro e poco esigente. Non una parola oltre il necessario usciva dalla sua bocca.
Nessuno era però molto interessato alla sua compagnia e mai alcuno aveva manifestato l'intenzione di fargli visita; ma il vecchio marinaio non sembrava rammaricarsene, anzi, forse era proprio ciò che desiderava.
Un ragazzino di una dozzina d'anni, il cui padre era scomparso in mare qualche anno prima, aveva preso la consuetudine di tenergli compagnia, in silenzio. Posava la sua borsa di tela piena di patelle, mitili e altri molluschi, frutto del suo lavoro di un'intera mattina, in una pozza d'acqua fresca e pulita e si sedeva a riposare a pochi passi dal vecchio, imitandolo nella contemplazione della distesa azzurra.
- Perché vieni a trovarmi? - gli chiese un giorno il marinaio.
Il bambino si rabbuiò, raccolse la sua borsa e s'allontanò velocemente. La voce del vecchio l'aveva spaventato. Ormai si era abituato a considerarlo come una componente dell'immenso paesaggio marino. I flutti, la spuma, gli scogli, i frutti di mare, il vecchio marinaio: nessuno aveva bisogno di parlargli per comunicargli la propria esistenza.
Ma si pentì di quel gesto; il vecchio avrebbe potuto offendersi e non gradire più la sua presenza. Tornò così di lì a poco e gli rispose: - Perché voglio imparare ad amare il mare... è difficile amare chi ti ha portato via il padre.
- Perché pensi che io ami il mare? Gli ho solo lasciato i migliori anni della mia vita.
Parlarono a lungo da allora, finché, un giorno, nessuno vide più, dall'alto della scogliera, la candida chioma del vecchio marinaio scompigliarsi alla brezza del mattino.
- Dov'è finito il vecchio? - chiesero al bambino.
- Perché volete saperlo?
- Non vogliamo che si dica che non ci siamo interessati della sua scomparsa. Abbiamo una coscienza noi - risposero spazientiti.
- E' tornato a viaggiare per mare.
- Ma cosa stai dicendo? Era troppo anziano per farlo.
- E allora dovete ascoltarmi. Un granchio, così mi ha raccontato il marinaio, uscì un giorno dall'acqua. Lo guardò a lungo e poi - lo so che non lo crederete mai - gli parlò: "Tu hai solcato tutti i mari della terra e non c'è onda che tu non conosca. Gli uomini non amano più la tua compagnia e la fine della tua vita è vicina. Noi invece ti apprezziamo e per questo vogliamo offrirti di diventare il re dei granchi. Vivrai per sempre con noi e il tuo regno si estenderà dagli scogli alla spiaggia. Tu avrai il diritto di assaggiare per primo tutti gli esseri che alla loro morte diverranno cibo per granchi".
Ma il vecchio scosse la testa e rifiutò l'offerta. Passò altro tempo, e lui era sempre lì a scrutare l'orizzonte, come tutti noi ben ricordiamo. Giunse, tempo dopo, un'enorme piovra che allungò uno dei suoi tentacoli. Lo toccò a lungo e infine lo avviluppò, come per trascinarlo via, ma non lo fece e sciolse delicatamente la stretta. "Io so chi sei", gli disse allora, "tu sei l'uomo che ha viaggiato per tutti i mari; tu sei colui che ha rifiutato di diventare il re dei granchi, rinunciando all'immortalità. Ma ti capisco, e so che meriti di più. Io ti offro le profondità dell'oceano, l'unico posto che ancora non conosci. Il buio più profondo ti nasconderà dagli sguardi indiscreti degli altri esseri umani. Ci aiuterai a combattere il capodoglio e a distruggere i vascelli che disturberanno la nostra quiete; ogni essere delle tenebre temerà la nostra presenza e si prostrerà al nostro passare".
Ma il vecchio scosse di nuovo la testa e allontanò da sé con gentile fermezza il grosso tentacolo.
Fu il mare allora a farsi sentire, i flutti lo chiamarono, le onde fecero udire la loro voce, la spuma si spinse ai suoi piedi. "Vieni con noi", dissero, "hai vissuto abbastanza e solo il riposo ti è dovuto. Hai guidato vascelli, lottato contro le tempeste, urlato contro la bonaccia, nuotato tra i flutti, pescato il grande tonno e il veloce pesce spada: non c'è cosa che tu non abbia fatto impegnando al massimo le tue forze, la tua intelligenza e il tuo cuore. Hai dato tutto al mare e il mare vuole ricompensarti: sciogli i tuoi capelli nella spuma, distendi le tue membra nel tepore delle acque e lasciati cullare. Ti porteremo dove nessun uomo è mai stato, ti guideremo dove la luce è più forte e dove il tempo non ha tempo per scorrere".
Mi ha guardato, il vecchio, e mi ha lasciato queste parole. Poi, il suo volto rugoso si è disteso in un sorriso e senza voltarsi si è lasciato condurre.
- Sciocco! Tu vuoi prenderci in giro; queste sono favole da marinaio. Nemmeno nella taverna se ne sentono di così grosse.
Se ne andarono, quindi, voltandogli le spalle ed imprecando per il tempo perso.
Ma il ragazzo non se ne ebbe a male. Sapeva che sarebbe finita così: il vecchio glielo aveva detto. Prese allora la sua borsa di tela e corse sulla spiaggia a raccogliere mitili e patelle. Quando si sentì stanco, si sedette sullo scoglio del vecchio marinaio e, con un sorriso di felicità, lo ascoltò nel mare.




ANALISI DEI PERSONAGGI PRINCIPALI:


Santiago: è il personaggio principale, era magro con il viso segnato dalla vecchiaia, le mani rovinate dalle lenza da pesca, la pelle aveva i segni tipici del cancro della pelle. Non si da mai per vinto, solo in certi momenti si da per perduto perché scoraggiato dalla solitudine, ma il pensiero di tornare a casa e di far vedere agli altri "suo pescatori il pesce" gli ridava la forza di continuare.


CRITICA: di sotto sono riportate delle frasi dette da dei critici che hanno pubblicato il loro parere su dei quotidiani londinesi o americani.




IMPRESSIONI PERSONALI: nel libro ho riscontrato solo un piccolo difetto che, non è che non permetteva la lettura del libro, ma in un certo senso la danneggiava. Questo difetto sarebbe la ripetizione della "e" messa al posto delle virgole quando un personaggio descrive un ambiente o una cosa, e siccome c'è molta descrizione, a mio parere è un po' fastidioso. Un altro difetto, solo all'inizio, è che ci sono troppi dialoghi e che alla fine della pagina ci si perde e quindi non si sa se una data cosa l'abbia detta uno o l'altro personaggio, dato che non ripeteva chi è che parlava. Per il resto mi è piaciuto perché mi impersonalizzavo nel vecchio e nelle sue sventure, nella mente mi immaginavo proprio come se mi trovassi io al posto del personaggio del libro.






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