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La diplomatica

lettere


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La diplomatica è la scienza che ha per oggetto lo studio critico del documento al fine di determinarne il valore come testimonianza storica.


Il documento è una testimonianza scritta di un fatto di natura giuridica, compilata con l'osservanza di certe determinate forme le quali servono a procurarle fede e a fornirle forza di prova. Il compito di un documento è attestare in modo chiaro e preciso un fatto giuridico.


Oggi la diplomatica tende soprattutto a ricostruire schematicamente il processo di documentazione nelle sue varie fasi seguendo un metodo storico, in maniera da accertare la genuinità di una certa attestazione controllando l'aderenza delle sue forme alla prassi richiesta in quel particolare ambiente per quel particolare tipo di documento.


La diplomatica si suddivide in generale quando lo studio è diretto a tutti i documenti, a prescindere dalla loro origine e natura, e in speciale che invece li raggruppa in serie distinte e con criteri precisi.





Due momenti di elaborazione del documento:

azione giuridica

documentazione della stessa


Il documento è probatorio se rappresenta un 252g61c negozio giuridico che sta in piedi indipendentemente dalla scrittura; viene detto invece dispositivo quando il diritto nasce solo se il contratto è messo per iscritto.


I documenti si suddividono in:

pubblici, rilasciati da una cancelleria e quindi con le forme solenni tipiche del documento cancelleresco

privati, redatti fuori di cancelleria e privi di ogni forma di solennità

semipubblici, emanati da autorità minori presso notai e scrivani ma con alcuni canoni di solennità


Perché il documento sia posto in essere, devono intervenire tre persone:

autore: colui che compie l'azione giuridica, dalla cui volontà l'azione ha origine

destinatario: colui verso cui l'azione giuridica è diretta

scrittore: colui che provvede alla stesura per iscritto del documento su richiesta di una o entrambe le parti



Un documento è composto da caratteri estrinseci (quello che possiamo osservare del documento prescindendo dalla sua lettura) e intrinseci (quelli che si riferiscono al contenuto del documento).



Caratteri estrinseci

materia scrittoria (papiro, pergamena e carta)

scrittura (tipo di grafia, segni del rogatario o di cancelleria)

sigilli

inchiostro e strumento di scrittura


Caratteri intrinseci

diversi tipi di lingua latina

complessità della grafia (per evitare il più possibile il commercio di falsi)

dati esatti dell'autore, del destinatario e dell'oggetto giuridico

formulari


Il documento è diviso, grossomodo, in tre parti:

Protocollo. Parte iniziale, introduttiva del documento, che fornisce indicazioni di data, luogo e delle parti. Il protocollo accoglie la data cronica e topica, l'invocatio alla divinità (o simbolica, con una croce, oppure a monogramma, con il chrismon o I e C, o ancora verbale - es. "In nomine Christi"), l'intitulatio (che contiene i dati dell'autorità emanante), l'inscriptio (con i dati del destinatario) e le formule di salutatio, perpetuitatis (tipico dei privilegi) e apprecatio (solo in doc.privati, e solo "Amen" o "Feliciter").

Testo. E' la parte dove vengono specificati gli argomenti caratteristici del negozio giuridico in questione. L'arenga introduce il principio ideale per cui è stato prodotto l'atto giuridico, ma il suo uso scompare presto. Seguono la notificatio (breve espressione per indicare che tutti devono essere a conoscenza del contenuto dispositivo del documento) e la narratio, dove vengono scritte le circostanze che hanno spinto l'autore a compiere quell'azione giuridica. La dispositio è il cuore del documento: contiene tutti i termini dell'atto giuridico espressi in modo preciso, insieme a formule di rinuncia, giuramenti di garanzia e sanzioni.

Escatocollo. E' la parte conclusiva del documento, che contiene le certificazioni di autenticità giuridica e pubblica. Nell'escatocollo vi sono le sottoscrizioni dei testimoni e dei garanti, il signum notarile o i sigilli, le varie formule di autenticazione.




GENESI DI UN DOCUMENTO PUBBLICO


Nasce all'interno della cancelleria.


Atti precedenti alla genesi

petitio: richiesta da parte dei sudditi della promulgazione di un certo documento. Poteva essere accompagnata dall'intercessio, intervento propiziatorio di persone vicine all'autorità alla quale la richiesta era diretta.

intervenzione: intervento, dentro o fuori dalla petitio, di persone che garantivano (per interesse personale legato a quel negozio) con la loro presenza la validità incontrastata dell'atto. Verso il XII secolo, gli intervenientes si trasformarono in semplici testimoni.


Iussio: ordine impartito dall'autorità alla cancelleria di redigere il documento.


Redazione

stesura della minuta (attenzione ai caratteri intrinseci)

revisione e correzione

trascrizione ufficiale "in grossam litteram" (cura per i caratteri estrinseci)


Registrazione (a seconda dell'ufficio e dell'epoca)




Roboratio: convalida autenticata. Poteva essere un intervento autografo dell'autore, il signum del notaio, segni particolari, il sigillo.


Spedizione



GENESI DI UN DOCUMENTO PRIVATO


E' difficile ricostruire un unico procedimento in quanto i soggetti produttori erano di diverso tipo, in luoghi diversi, in tempi diversi.


Rogatio: richiesta delle parti allo scrittore di redigere un documento.


Stesura della minuta: in due parti, la prima al momento della rogatio con cenni sul negozio giuridico in questione, le persone e l'oggetto, e la seconda più ampia dove il testo prendeva forma.


Redactio in mundum: stesura in forma definitiva, avvalendosi di formularii e espressioni giuridiche.


Completio: sottoscrizioni del rogatario, delle parti e dei testimoni. Tuttavia queste ultime due non sono necessarie, a volte sottoscrive solo una parte, oppure vengono menzionati testimoni analfabeti.


Consegna (traditio)






LA TRADIZIONE DEI TESTI DOCUMENTARI


Gli stadi di trasmissione di un documento sono tre:

la minuta, un abbozzo, più o meno sviluppato, della stesura definitiva, senza alcun carattere giuridico.

l'originale, il documento completo uscito direttamente dall'ufficio di cancelleria o dalle mani del rogatario.

la copia, trascrizione più o meno immediata dell'originale. Ce ne sono di due tipi: la copia autenticata è quella che ha ricevuto particolari elementi di convalida destinati a conferire al documento la stessa credibilità attribuita all'originale; la copia semplice consta della pura trascrizione del documento senza alcun elemento di autenticità.


Spesso i notai conservavano le imbreviature, cioè trascrizioni degli estremi dell'atto per le produzione di copie o duplicati a posteriori; su di essi appongono la lineatura, che è un segno per ricordarsi di ciò che va estratto di giusto dal documento.

Nella tradizione di un documento possono esservi più originali e più copie, nonché copie di copie.

Nella copia, il falso e l'errore sono più probabili che nell'originale. Spesso, i falsi sono solo dei documenti fatti per giustificare giuridicamente dei diritti o dei privilegi storici che non avevano una carta che li sosteneva (documenti falsificati); vanno distinti dai falsi veri e propri, per attestare cose che non esistevano proprio.

La credibilità di un documento varia molto, a seconda di come ci è arrivata la trascrizione. A volte i falsi venivano scoperti tali dopo molto tempo nel quale erano stati considerati autentici.



LA DATAZIONE


Il calcolo del tempo misurato in anni solari ha avuto criteri diversi in epoche diverse a causa di grandi avvenimenti di carattere per lo più politico e religioso, determinando così l'impiego di ere diverse.


Era del postconsolato: indica gli anni dal nome dei consoli in carica

Era del regno del pontificato: calcola secondo gli anni di pontificato di ogni papa

Era del regno, dell'impero, del principato

Era di Spagna: si conta a partire dal 38 a.C.

Era della Passione: si conta a partire dal 33 a.C., anno della morte di Gesù Cristo

Era "ab origine mundi": di origine greca, calcola dalla data d'origine del mondo fissata nell'anno 5508 a.C.

Era cristiana (istituita dal periodo del Grande Interregno)



L'era cristiana venne applicata ponendo giorni diversi come capodanno:

stile dell'incarnazione (25 marzo) nel "computo pisano" (anticipa di nove mesi rispetto al computo moderno) e nel "computo fiorentino" (ritarda di tre)

stile della natività (25 dicembre - anticipo di sette giorni)

stile bizantino (1° settembre - quattro mesi di anticipo)

stile veneto (1° marzo - ritardo di due mesi)

stile della pasqua o francese (inizia l'anno, in ritardo, con il giorno della Pasqua; certi giorni possono non esserci, altri possono essere doppi)

stile moderno o della circoncisione


Indizione: numero d'ordine progressivo che un determinato anno occupa in un ciclo quindicennale.

Anch'essa ha un uso diverso a seconda di dove viene usata:

i. greca o bizantina (a partire dal 1°settembre)



i. bedana (inizia il 24 settembre, anticipando di tre mesi e sette giorni rispetto al computo moderno) e genovese (ritarda di otto mesi e ventitré giorni)

indizione romana o pontificia (inizia il 25 dicembre)

i. senese (inizia l'8 settembre, in anticipo di tre mesi e ventitré giorni sul computo moderno)


A volte sul documento era possibile trovare anche il giorno del mese, il giorno della settimana e, nel basso medioevo, anche l'ora romana.

Il giorno del mese lo si trova scritto sotto vari modi:

v    calendario greco, in ordine crescente.

v    calendario romano, quanti giorni mancano alla scadenza successiva contando sia il giorno di partenza sia quello di arrivo. Le scadenze sono le calendae (il primo del mese), le nonae (il 5 o il 7), le idi (il 13 o il 15).

v    consuetudo Bononuensis: la prima parte del mese si conta con il computo moderno ma introdotti dalla forma intrante mense, e la seconda con computo decrescente (ma senza contare il primo del mese successivo) con exeunte mense.




LE EDIZIONI CRITICHE


L'edizione critica è una lettura e trascrizione di tutte le caratteristiche intrinseche ed estrinseche di un documento. Va distinta dai regesti, che sono semplici elenchi di documenti trascritti senza l'analisi che si deve invece per le edizioni critiche.


Le edizioni critiche si fanno prevalentemente sugli originali; solo se questi non ci sono, si utilizzano le copie. I documenti non vanno mai forzati, cercando di trovarvi quello che non c'è scritto.

Il lavoro dell'edizione critica si basa su una buona conoscenza della documentazione coeva e in generale sull'esperienza fatta sulla lettura dei documenti, nonché sulla conoscenza dei singoli notai. Ogni nota, giudizio, osservazione su un documento viene in realtà espressa in base al confronto con altri documenti, o secondo la prassi tipica di quell'epoca.

La trascrizione del testo deve esser fatta secondo le seguenti regole:


la punteggiatura va modificata secondo i criteri dell'uso moderno, pur tenendo presenti le pause segnate sul documento; va solo posta attenzione nell'elenco dei testimoni, dove non vanno confusi i vari nomi, cognomi e soprannomi;

la maiuscole sono limitate ai nomi propri e alle divinità, e agli aggettivi derivanti da essi;

le abbreviazioni vanno tutte sciolte, includendo però tra parentesi tonde le lettere non scritte; l'uso delle tonde è consigliabile quando ci sono molte varianti grafiche derivate dalla provenienza fonetica (non vanno usate parentesi tonde per i segni convenzionali);

gli spazi bianchi vanno segnati con tanti asterischi quante sono presumibilmente le lettere che avrebbero trovato posto;

i guasti della pergamena, le lacune dovute a cause esterne, le abrasioni vanno segnate con parentesi quadre; se è possibile integrare lo si fa, altrimenti si ovvia con i puntini, tanti quante sono le possibili lettere;

i vari segni di autenticazione e roborazione devono essere indicati con la notazione apposita;

l'ortografia deve rispecchiare il più fedelmente possibile l'uso del tempo, soltanto correggendo quando la presenza promiscua e indiscriminata di segni diversi non coincida con il rispettivo valore fonetico;

le citazioni esterne vanno chiuse tra virgolette.


La tradizione del documento va precisata con la sua apposita sigla; l'originale è A (se ci sono più originali sono AI, AII), la copia è B (BI, BII,.), la copia di copia è C, e così via.

Nell'edizione il documento va presentato senza capoversi; la divisione in righe è contraddistinta da barre verticali.


Ci sono due ordini di note che possono essere applicati al documento:

q       le note critiche, poste in fondo alla trascrizione o nel piè di pagina. Se con le lettere minuscole, indicano le rasature, le scritture dell'interlineo, correzioni varie e divergenze da copie o simili; se con i numeri arabi, sono note di commento o di carattere storico.

q       le note introduttive, poste prima della trascrizione. Sono divise in tre blocchi:         1) tradizione del doc., luogo dove si trova, indicazione delle modifiche                       2) edizioni a stampa, regesti a stampa, citazioni (cfr.) - parte facoltativa                   3) descrizione fisica della pergamena (stato, alterazioni, caratteri estrinseci, ecc.)


In un'edizione critica di documenti sono presenti due indici:

q       l'indice dei nomi di persona e di luogo

q       l'indice delle cose notevoli (tutti i nomi comuni che riguardano aspetti della vita familiare e del formulario)


STORIA DELLA DIPLOMATICA



Il bisogno di stabilire se un documento era falso o autentico si è sempre sentito nella storia. A partire dall'Umanesimo si è però capito che occorreva una critica più raffinata fondata su un metodo storico e un possesso di conoscenze più profondo.


Tuttavia, le vere basi della dottrina diplomatistica nascono nel Seicento, presso la congregazione dei padri Maurini, in Francia; nel 1681 Jean Mabillon scrisse il De re diplomatica, pietra miliare della stessa dottrina. Mabillon era un grande esperto, aveva visto molte pergamene, ma soprattutto era attento ai caratteri estrinseci; nell'opera distinse le varie categorie di documenti e prese in considerazione tutti gli elementi intriseci ed estrinseci, instaurando così un metodo scientifico valido.

Anche in Germania a fine Seicento ci furono molte pubblicazioni di documenti.


In Italia i maggiori studiosi furono Muratori e Maffei.


Nel Settecento la diplomatica si sviluppò con l'impostazione dello storicismo postromantico tedesco, superando le posizioni del Mabillon.












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