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Afrodite - Gea o Gaia

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Afrodite una figura della mitologia greca, era la dea della bellezza, dell'amore e della fecondità.

Ha un'origine molto antica, i primi culti che le vennero resi furono a Pafo (isola di Cipro).
Afrodite era familiare ai Greci dell'Egeo perché rappresentava l'aspetto della divinità femminile comune a tutte le civiltà del bacino mediterraneo e del vicino oriente.
La storia del suo amore per Adone (Tamuz), non è greca ma fenicia.
Alcuni popoli semitici la adoravano col nome di Astarte o Ishtar.

Il suo nome è legato alla sua nascita, così come viene riportata da Esiodo.
Crono, per detronizzare il padre Urano, lo ferì a morte tagliandogli i genitali con un fa 939e46j lcetto, facendo cadere in mare alcune gocce del suo sangue: da queste gocce si formò una schiuma bianca (afros in greco) da cui nacque la dea, che uscì dalle onde a Pafo.


Gea o Gaia è una figura della mitologia greca; era la dea che personificava la Terra, madre di tutti gli esseri, una delle identità della Grande Madre.

Esiodo la indica come sorta dal Caos, dando vita alle forze naturali del mondo: mari, montagne e cielo (Urano).
Unendosi a Urano generò sei Titani e sei Titanidi, seguiti dai Ciclopi e dagli Ecatonchiri.
Con il fratello, Tartaro, diede vita all'orrenda figura di Tifone.

Crono si rivoltò contro il padre e si alleò con Gea, infliggendogli la mutilazione dei genitali. Dal sangue che ne sgorgò, nacque una nuova generazione di mostri: nacquero i Giganti, le Erinni e Afrodite (nata dalla spuma del mare dove erano precipitati gli organi maschili di Urano).



Gea e i suoi figli non si opposero solo ad Urano, ma anche agli Dei, simboleggiando l'ira della Terra per le offese compiute contro di essa.

L'antica Grecia traeva il suo sostentamento dall'agricoltura, ogni appezzamento di terra coltivata e resa fertile si vedeva attribuire un potere magico, da cui derivava il culto per la Madre Terra.
Per questo motivo, Gea fu la prima dispensatrice di oracoli. Quando Apollo volle costituire il proprio oracolo a Delfi, fu costretto ad uccidere l'emblema di Gea, il serpente, che egli voleva soppiantare.
Nelle opere omeriche, Gea viene presa a testimone dei giuramenti: a lei non può sfuggire nulla di quanto accada sulla terra.

La Madre Terra fu divinità iniziale per moltissime culture. Per rappresentare il ciclo stagionale la dea, rigorosamente vergine, partoriva una figlia o un figlio simboli della vegetazione (v. Cerere e Core, Demetra e Persefone, Cibele e Attis, Ishtar e Tammuz...). Alla morte del figlio la dea scendeva nell'Ade a recuperarlo per riportarlo in superficie. Quando la dea era negli inferi la natura, uomini e animali compresi, non dava più frutto, per rinnovarsi poi in primavera con il ritorno della dea e la sua prole. Il mito simboleggiava il ciclo della natura ma anche le fasi lunari, nonché quella discesa nel buio del mondo interiore che fu alla base dei Sacri Misteri.

Urano è una figura della mitologia greca, era figlio di Gea.

Era la rappresentazione del cielo stellato. Nacque nel momento in cui Gea sorse dal Caos.
Urano sposò la madre: la pioggia del cielo rese fertile la terra e le fece dare molti frutti.
Gea e Urano generarono i Titani, i Ciclopi e gli Ecatonchiri.
Urano era geloso dei figli, li rinchiuse quindi al centro della terra. Gea non sopportava la situazione e si alleo col più coraggioso di loro, Crono.
Crono mutilò i genitali di Urano e ne prese il trono. Il sangue di Urano che cadde sulla terra diede vita ai Giganti e alle Erinni, quello caduto in mare ad Afrodite.

Le Esperidi sono figure della mitologia greca, erano le figlie della Notte.

Dimoravano nelle terre remote d'occidente, ed erano a guardia del giardino dei pomi d'oro di Era.
Il punto in cui il sole tramonta, è stato spesso associato con il regno dei morti, e certi miti vi pongono l'accesso del regno di Ade.
Non è escluso che le tre Esperidi fossero collegate al regno delle ombre, custodi dei frutti che davano l'immortalità.
Versioni posteriori le fanno figlie di Atlante.

Nella mitologia greca, le arpie (le "rapitrici") sono creature mostruose, con viso di donna e corpo d'uccello. L'origine del loro mito deve forse ricondursi a una divinificazione del vento. In seguito, esse vennero a personificare le avversità che colpivano intere popolazioni: guerre, carestie, epidemie e cataclismi

Le Gorgoni sono figure della mitologia greca, erano figlie di Forco e di Ceto.

Steno, Euriale e Medusa (le tre Gorgoni) erano sorelle delle tre Graie.
Medusa era la sola mortale delle tre. Le tre sorelle a volte vengono descritte come mostri (con chiome di serpenti), mentre in altre leggende, soprattutto quelle posteriori, vengono descritte come tre belle donne.Le Gorgoni, personaggi della mitologia greca, erano tre sorelle, Steno, Euriale e Medusa, figlie di Ceto e Forco. Di aspetto mostruoso, avevano ali d'oro, mani con artigli di bronzo, zanne di cinghiale e serpenti al posto dei capelli e la loro bruttezza era tale da impietrire chiunque le guardasse. La gorgone per eccellenza era Medusa, la più famosa delle tre e loro regina, che, per volere di Persefone, era la custode degli Inferi. A differenza delle sorelle era mortale. Il mito narra che Perseo, avendo ricevuto l'ordine di consegnare la testa di Medusa a Polidette, signore dell'isola di Serife, si recò prima presso le Graie, sorelle delle Gorgoni, costringendole a indicargli la via per raggiungere le Ninfe. Da queste ricevette sandali alati, una bisaccia e un elmo che rendeva invisibili, doni ai quali si aggiunsero, uno specchio da parte di Atena e un falcetto da parte di Ermes. Così armato, Perseo volò contro le Gorgoni e, mentre erano addormentate, guardandone l'immagine nello specchio divino di Ermes per evitare di rimanere pietrificato, tagliò la testa a Medusa e la chiuse subito nella bisaccia delle Ninfe. Dal tronco decapitato di Medusa uscirono, insieme ai fiotti di sangue, il cavallo alato Pegaso e Crisaore, padre di Gerione. Perseo donò la testa della gorgone alla dea Atena, la quale la fissò al centro del proprio scudo per terrorizzare i nemici.



Echidna è una figura della mitologia greca. A seconda degli autori era figlia di Tartaro e di Gaia, oppure di Forco e di Ceto, secondo Esiodo, o di Gea e di Ponto.

Il suo nome significa "vipera" ed era un mostro gigantesco, metà donna e metà serpente, che si nutriva di carne umana.
Gli dei le dettero come dimora una caverna in Cilicia dove, unendosi a Tifone, generò altri mostri: Cerbero, l'Idra di Lerna, la Sfinge, la Chimera, il cane Ortro, il Leone nemeo e il drago della Colchide, guardiano del vello d'oro.

Cerbero una figura della mitologia greca, era il cane a tre teste dell'Ade, uno dei mostri che erano a guardia dell'ingresso del mondo degli inferi. Le sue tre teste stavano ad indicare la distruzione del passato, del presente e

del futuro

I Cureti sono una figura della mitologia greca, giovani semidivini e demoniaci.

A loro, Rea affidò il figlio Zeus affinché lo allevassero, per evitargli di essere mangiato dal padre Crono.
Rea, in un primo tempo portò il figlio a Creta, dove venne nutrito con il latte della capra Amaltea e con il miele che le api gli portavano.
I Cureti, per evitare che si sentissero i suoi vagiti, facevano un grande baccano, danzando e battendo gli scudi.

Zeus Kouros (ovvero Zeus adolescente) era oggetto di culto a Creta e il nome "cureti" deriva probabilmente dai giovani cretesi che lo adoravano.
Un'iscrizione ritrovata a Polaiokastro, riporta un inno dei Cureti a Zeus Kouros.







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