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GLI UOMINI SULLA TERRA

geografia


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GLI UOMINI SULLA TERRA


L'INEGUALE DISTRIBUZIONE DEGLI UOMINI

Ecumene e aree anecumeniche. Subecumene e periecumene

Il termine Ecumene, forgiato da Strabone e adoperato dai Greci per designare la terra conosciuta ed abitata, venne ripreso da Ratzel nel senso di "territorio in cui l'uomo è a casa sua". Possiamo definire l'Ecumene come lo spazio terrestre esteso fin dove l'uomo, grazie alla sua adattabilità all'ambiente e al progresso delle sue tecniche di sfruttamento del suolo, riesce ad abitare durevol­mente in normali condizioni di vita: cioè il territorio in cui l'uomo riesce a vivere, cibarsi. riprodursi. Per contrapposto, si chiama Anecumene l'insieme delle aree permanentemente disabitate.




Dei 149 milioni di kmq di 929b11j terre emerse, circa 27 milioni sono senza uomini: la parte maggiore è rap­presentata dalle aree anecumeniche polari, cioè quelle troppo fredde a causa della posizione a latitudine elevata. Più varie ma meno estese, sono le aree anecumeniche interne - entro il corpo dell'Ecumene - disabitate perché prive d'acqua, o perché troppo fredde a causa dell'altitudine, o perché difficili da penetrare.

L'uomo è tenuto lontano dalle calotte polari per una ragione climatica, la mancanza di calore. Il calore diminuisce non soltanto con l'avanzare in latitudine ma anche col salire in altitu­dine, per cui sulle montagne ad un certo punta manca il calore necessa­rio allo sviluppo delle colture alimentari e rimangono disabitate vaste aree di rocce nude o coperte da ghiacci e nevi perenni (deserti freddi). In modo analogo al limite polare, si ha un limite altimetri­co dell'Ecumene: tale limite si sposta progressivamente più in alto a mano a mano che dalle nostre latitudini si procede verso l'Equatore.

Più noti dei deserti freddi sono i deserti aridi, che occupano 7 mi­lioni di kmq; la mancanza di umidità si combina con temperature medie molto alte, donde un indice di aridità talmente ele­vato da impedire lo sviluppo di qualsiasi essenza vegetale su vaste estensioni (limite di aridità

Vaste zone della foresta equatoriale sono disabitate, poiché il con­tinuo calore e l'abbondanza delle piogge stimolano lo sviluppo di una vegetazione così fitta e rigogliosa da costituire un muro che si oppone alla penetrazione umana.

Anche le zone occupate da paludi possono piccole aree anecumeniche interne.

Il limite tra l'Ecumene e le aree anecumeniche è una fascia più o meno larga, in cui sono presenti gruppi di uomini senza abitazioni stabili: a tale fascia si dà il nome di Subecumene. Insedia­menti in cui non si ricava dal sito neppure una quota deI sostentamen­to alimentare pur attuando altri tipi di utilizzazione, fanno parte del Periecumene

Le grandi linee del popolamento

Gli abitanti della Terra assommano a 5 miliardi e 600 milioni. L'umanità è quasi tutta boreale: l'emisfero Nord accoglie sui due terzi delle terre il 90% degli uomini; soltanto il 10% va a costituire l'umanità australe. La distribuzione degli abitanti apparirebbe connessa alla ripartizione delle terre emerse, che si presentano più estese nell'emisfero boreale. In realtà i gruppi umani sono distribuiti in modo assai più inegua­le di quanto non lo siano le masse continentali.

Le grandi masse umane si trovano nella zona temperata e in quel­la sub-tropicale. Più di metà deI genere umano vive nella fascia sub-tropi­cale tra il 40° e il 20° parallelo Nord, ove stanno i massimi blocchi di popolamento, quello cinese e quello indiano.

La fascia equatoriale (tra i 20° Nord e i 20° Sud) accoglie un miliar­do e duecento milioni di persone. Un'analoga di­spersione in minuscoli focolai d'insediamento si avverte nella fascia sub-tropicale australe (tra i 20 e i 40 gradi), che conta 180 milioni di abitanti. Del tutto esiguo il popolamento a sud del 40° parallelo austra­le.

Si vedono coesistere, ad una stessa latitudine, situazioni deI tutto contrapposte; appare chiara la necessità di mettere in rela­zione il popolamento con molteplici fattori: d'ordine naturale, come il clima e la vegetazione spontanea, la fertilità del suolo e la disponibili­tà di acqua; fattori biologici, come l'acclimatazione, la prolificità, le malattie epidemiche; fattori d'ordine culturale, come l'influen­za della storia, dell'antichità di popolamento, delle forme di vita e di organizzazione economica.

Oggi oltre la metà degli uomini si ammassa in tre grandi aree: la Cina, il sub-continente indiano, l'Europa a occidente dell'istmo ponto-baltico. A queste aree che sopportano le tre maggiori masse umane si potrebbe attribuire l'appellativo di continenti antropo­geografici


LA DENSITà DELLA POPOLAZIONE

La densità demografica rispecchia il grado di occupazione del territorio

Per densità della popolazione s'intende il rapporto tra il numero degli abitanti e la superficie che essi occupano: la si espri­me in abitanti per chilometro quadrato. Il rapporto tra la popolazione mondiale e le terre emerse corrisponde a circa 37 abitanti per chilometro quadrato. I valori sono assai diversi da una regione all'altra: differenze ancora più grandi risultano dal calcolo per singoli Stati o per province. La densità rimane sempre una generalizza­zione, poiché esprime un valore medio per unità di superficie e non la distribuzione degli abitanti.



La densità come rapporto tra abitanti e superficie offre un valore significativo circa il grado di occupazione del territorio. Di contro alle aree quasi disabitate, dove le condizioni fisiche sfavore­voli hanno avuto buon gioco su società incapaci di un intenso sfruttamento delle risorse, stanno le aree popolose in cui le società evolute hanno preso pieno possesso del suolo.

In campo geografico viene adottata la seguente graduatoria:

aree ad alta densità, con più di 100 abitanti per kmq;

aree densamente popolate, da 50 a 100 ab. per kmq;

aree a mediocre densità, da 10 a 50 ab. per kmq;

aree a bas­sa densità, da 1 a 10 ab. per kmq;

aree a bassissima densità, con meno di 1 ab. per kmq.

Le densità crescono di mano in mano che si passa dalle regioni aride a quelle con almeno una stagione piovosa, dalle zone fredde (artiche e montane) a quelle temperate e tropicali, dalle grandi foreste alla vegetazione aperta. Aumenta con lo svi­luppo culturale dei gruppi umani e col progredire dei sistemi di utiliz­zazione delle risorse.

Le aree ad alta densità emergono dai grandi blocchi di popolamento e non formano estensioni continue, ma si articolano in minute unità territoriali intramezzate da zone meno popolose. A scala mondiale se ne possono individuare sette, di cui tre abbastan­za vaste e quattro più piccole. Le tre maggiori si trovano nell'Eurasia:

La zona cinese comprende le province orientali della Cina con le valli dell'Hoang-ho e dello Yangtze-kiang, ma risale poi la media valle del Fiume Azzurro e investe la parte meridiana della Manciuria. L'alta densità cinese si spiega con l'antichità deI popola­mento e il favore delle condizioni naturali: abbondanza di piogge monsoniche nel semestre estivo, colline e pianure con il fertile terreno di riporto eolico, grandi fiumi (utilizzati per l'irrigazione) che agevolano la vita, favoriscono le colture e richiedono lo sforzo collettivo di comunità numerose per controllare le piene. In Giappone, dove la montuosità restringe la superficie agraria, un compenso si trova nella straordinaria pescosità dei mari circostanti. L'antico popolamento, connesso all'agricoltura intensiva e alla pesca marittima, è stato sopravanzato da un più rapido sviluppo demografico di tipo urbano-industriale, che dalla fine della seconda guerra mondiale è stato frenato dalla limitazione volontaria delle nascite.

La zona indiana si estende dal medio corso dell'Indo a tutta la valle deI Gange e al Bengala; comprende l'isola di Ceylon e le fasce costiere deI Deccan. L'alta densità è antica e si collega al favorevole clima monsonico e alla fertile pianura alluvionale deI Gange e dei suoi affluenti, ricchi di acque per l'irrigazione.

La zona dell'Europa centro-atlantica comprende: la Gran Bretagna con attività industriali sui bacini carboniferi, insieme all'intenso movimento commerciale; la Francia di Nord-Est e il Belgio con molte industrie; il bacino di Parigi con la capitale e la sua banlieue industriale; l'Olanda, dove una progredita attività manifatturiera s'accompagna ad un'agricoltura altamente specializzata; parte della Germania, grazie alla ric­chezza deI suolo e deI sottosuolo, ma soprattut­to per la concentrazione industriale sul carbone della Ruhr e per l'asse economico della valle deI Reno; la Polonia meridio­nale e la sezione settentrionale della Boemia con un'agricoltura avan­zata e numerose industrie; la Pianura Padana, che vede le attività manifatturiere sovrapporsi su di un substrato agricolo evoluto; la fascia adriatica ed estesi lembi di quella tirrenica con le colture arboree consociate ai seminativi, ma anche con crescenti ini­ziative industriali. L'accumulo demografico europeo è recente, ed è dovuto alla secolare intensificazione delle colture e dell'allevamento in un clima propizio, ma soprattut­to all'attività degli scambi e allo sviluppo industriale innestato nel secolo scorso. Lo sviluppo indu­striale, insieme all'apertura dei traffici attraverso l'Atlantico e la for­mazione dei grandi Stati moderni, ha determinato lo spostamento deI baricentro economico e demografico dal bacino deI Mediterraneo verso le rive deI Mare deI Nord.

Le quattro minori aree ad alta densità sono sparpagliate ai quattro angoli deI mondo:

La valle deI Nilo da Assuan al Delta ha sopportato fin dall'anti­chità una fittissima popolazione agricola grazie al limo depositato dal fiume durante i periodi di piena. Poiché il Nilo scorre in una valle profondamente incassata, la superfi­cie piana irrigabile è ristretta e la popolazione vi si pigia in un modo impressionante.



L'altissima densità dell'isola di Giava è dovuta al fertile terreno vulcanico e al clima equa­toriale caldo-umido che per­mette tre raccolti di riso all'anno. Ma è anche dovuta all'an­tichità di popolamento e all'intensa colonizzazione.

Analoghe a quelle di Giava sono le condizioni di Puerto Rico

L'area ad alta densità degli Stati Uniti di Nord-Est abbraccia il territorio della "megalopoli a nebulosa" della costa atlantica e il suo prolungamento all'interno fino ai laghi Erie e Ontario. L'accumulo di abitanti è fenomeno recente e si connette al gigantesco sviluppo della grande industria moderna favorita dalle ricchezze deI sottosuolo, dall'abbondanza di forza motrice, dall'apertura di porti per il commercio con l'Europa. Fu l'attività manifatturiera e commerciale a conferire all'intera fascia l'attuale struttura urbano-industriale con l'accentramento di uomini che questa comporta.

È evidente la tendenza all'addensarsi degli uomini nelle periferie dei continenti.

Le alte densità rurali sono sopravvivenze deI passato e ris­pecchiano l'antichità deI popolamento, un suolo piuttosto fertile, un clima abbastanza favorevole; presuppongono un'agricoltura intensiva on grande impiego di manodopera. Le alte densità rurali europee si trovano nelle zone irrigue o dedica­te a colture specializzate.

Le forti densità industriali sono d'origine recente e vanno estenden­dosi. Si trovano sia nei bacini minerari, sia lungo i grandi assi di traffico, sia nelle regioni ricche di porti.

Un terzo tipo di addensamento è il risultato della simbiosi fra l'indu­stria e l'agricoltura progredita, la quale presuppone un equilibrio tra città e campagna.

Le altre classi di densità

Le aree densamente popolate aderisco­no ai bordi delle zone ad alta densità, formando una specie di tessuto connettivo che le lega insieme o ne colma le lacune interne: rispecchiano un'agricoltura abbastanza intensiva e una certa industrializzazione. Altrove questa classe rappresenta aree di popolamento più intenso rispetto ad adiacenze non altrettanto favorite e sviluppate.

Le aree a mediocre densità in Europa sono ristrette a zone poco evolute; negli altri continenti le mediocri densità rappresentano spesso zone relativamente favorite in confronto al resto.

Le aree a bassa o debole densità in Europa non si trovano che nella Fennoscandia settentrionale e lungo le rive dei fiumi della Russia e della Siberia; esse abbracciano i grandi spazi dell'allevamento brado. Enormi sono le aree a debole densità in Africa: nelle steppe, nelle savane e nella fo­resta pluviale.

Le aree a bassissima densità cor­rispondono alle foreste boreali con popolamento a macchia lungo le vie fluviali, come pure alle tundre di muschi e licheni. Le aree a bassissima densità sono lo spazio vitale di società tecni­camente arretrate.

Sul valore della densità demografica

La densità della popolazione non rappresenta che un valore indica­tivo deI grado di occupazione deI territorio e non può essere considera­ta come un rapporto interpretativo o esplicativo. La densità fornisce il valore grezzo deI rapporto tra popolazione e territorio: un indice meno generico, che tenga conta delle differenti situazioni economiche e sociali, si può desumere dal confronto tra i bisogni degli abitanti e la quantità delle risorse a dispo­sizione per soddisfarli.



Più deI numero di abitanti per chilometro quadrato, giova conoscere la quantità di beni che, in media, ogni abitante potrebbe avere a disposizione per soddisfare i suoi bisogni. La densità realmente sopportabile da un territorio dipende dall'entità deI reddito degli abitanti

A scala mondiale, bisogna considerare l'ineguale efficacia produttiva dei vari gruppi umani. Tale squilibrio tra bisogni e risorse è una situazione congiunturale: esso dipende da un andamento economico inadeguato in rapporto a una sproporzionata crescita demografica.


SQUILIBRI DEMOGRAFICI

Sovrappopolamento e sottopopolamento

Sviluppo economico e sviluppo demografico procedono oggi in senso contrario l'uno all'altro: i paesi industrializzati accrescono la produzione di ricchezza, ma scivolano nel declino demografico; i paesi non industrializzati raddoppiano il numero delle bocche da sfamare nello spazio di una generazione. Ci troviamo di fronte ad uno sviluppo ineguale che accentua sempre più il divario tra paesi ricchi e paesi poveri. Questo è il sovrappopolamento: un eccesso di con­sumatori e un deficit di risorse.

Le nozioni di sottopopolamento e di sovrappopolamento si preci­sano in rapporto a un minimo e ad un massimo di popolamento.

Il minimo di popolamento è definibile nelle due forme di minimo biologico e di minimo economico. Il minimo biologico è il numero al di sotto del quale una collettività chiusa non può scendere senza che l'eccesso di endogamia generi la sterilizzazione deI gruppo. Il minimo economico è quel numero di abitanti al di sotto deI quale la capacità di lavoro diventa insufficiente a trarre dall'ambiente le risorse indispensabili a garantire la conser­vazione deI gruppo.

Il massimo di popolamento è visto sotto due forme diverse a seconda che si consideri la situazione di un paese a economia di sussistenza o quella di un paese a economia di scambio. Nel primo caso, il massimo è raggiunto quando ogni ac­crescimento numerico pone la popolazione in una situazione di equi­librio instabile. Nel secondo caso, il massimo sembra oltrepassato quan­do non può essere occupata tutta la manodopera ed il livello di vita va diminuendo rapidamente.

Per sottopopolamento s'intende ogni occupazione di territorio a livello inferiore al minimo di popolamento. Se il limite biolo­gico appare intangibile, il limite economico può essere modificato da una più efficace attrezzatura e da tecniche più progredite.

Il sovrappopolamento si definisce come superamento del "massi­mo". Si considerano sovrappopolati quei territori in cui i beni prodotti non bastano a fornire adeguati mezzi di sussistenza per tutta la popolazione.

Si hanno frequenti casi di sovrappopolamento relativo: troppi consumatori rispetto alla loro capacità attuale di valorizzare il territorio che abitano. A scala mondiale non si può parlare di sovrappopolamento in sen­so assoluto, ma piuttosto di inadeguata utilizzazione delle risorse e disarmonica distribuzione dei beni prodotti.

Popolazione e risorse: la geografia della fame

Quando un paese risulta sovrappopolato, si presentano due vie di sbocco: o creare nuovi mezzi di sussistenza o emigrare. Il primo caso si verifica quando si innesta un'intensificazione produttiva, o quando vengono resi utilizzabili terreni incolti in cui si possono insediare famiglie coloniche provenienti da regioni sovrappopolate.

Oltre all'espansione delle terre coltivabili, conta l'intensificazione della produttività attraverso il miglioramento delle tecniche nelle terre già coltivate, la meccanizzazione, la selezione delle sementi, l'uso dei fertilizzanti.

L'emigrazione avvia nuclei di popolazione fuori dal paese d'origine. In passato l'emigrazione non fu sempre determinata da sovrap­popolamento, ma anche da altre cause, come il desiderio di conquista o di rapido lucro o le persecuzioni religiose e politiche.

Per risolvere gli squilibri tra consumatori e risorse, che creano problemi a livello planetario, non bastano più i vecchi sistemi come l'emigrazione. La soluzione può essere tro­vata nel fattore intermedio tra popolazione e livello di vita: per evitare che la gente sia costretta ad emigrare, bisogna dare aiuti tecnici ido­nei a fare un uso migliore delle risorse disponibili sul posto.

Non è tanto il carico demografico a causare in alcuni strati della popolazione gravi insufficienze alimentari, quanto l'inadeguatezza delle strutture agrarie, le disparità sociali, lo sfruttamento mercantile. La fame è una tragica realtà per milioni di uomini: se la fame totale seguita da morte per inedia appare limitata ai periodi di carestia, in molte regioni deI Terzo Mondo imperversa la fame occul­ta, cioè la carenza dei principi nutritivi più elevati.

La quantità e la qualità dell'alimentazione esercitano un'influenza notevole sullo stato di salute e sulla longevità della popolazione.








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