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La geografia urbana: Teoria e metodi - Harold Carter

architettura




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La geografia urbana: Teoria e metodi

Harold Carter







GEOGRAFIA URBANA. TEORIA E METODI

Il processo di urbanizzazione

definizione

misurazione e processo

Funzioni urbane e classificazione funzionale delle città

studi sulla base economica urbana



Alcuni problemi connessi con la teoria del central place e la distribuzione delle città

la legge di Railly

L'analisi del piano urbanistico

Uso del suolo urbano: problemi generali

ecologia umana e uso del suolo urbano

rifiuto del modello di Burgess

estensione del modello di Burgess

10. Il quartiere commerciale centrale

criteri per una definizione concreta

metodi di definizione spaziale

11. Le aree residenziali della città

il modello del Murdie

12. La frangia suburbana

la frangia suburbana come regione della città

la frangia suburbana e il continuum urbano-rurale



Cap. 2) IL PROCESSO DI URBANIZZAZIONE

DEFINIZIONE - Le differenze tra urbano e rurale diventano molto difficili da rappresentare in termini di studio; si possono identificare tre fonti da cui derivano le difficoltà: 1) il continuum insediativo; 2) il mutevole concetto di carattere urbano; 3) l'inadeguatezza delle definizioni ufficiali 1) Non è possibile indicare una linea di divisione tra urbano e rurale che sia significativa; il metodo più universale di definire la città sulla base di un minimo stabilito di popolazione, non corrisponde a realtà e, per quanto la nozione di dimensione sia necessaria, è difficile tradurla in termini specifici. Infatti solo alcune aree ad alta densità di popolazione sono anche altamente urbanizzate. È difficile, però, non vedere che l'urbanizzazione come processo è legata a due elementi quali: la moltiplicazione di punti di concentrazione della popolazione e l'aumento della dimensione delle singole concentrazioni. Ma quello che conta sono le correlazioni tecnologiche, economiche e sociologiche del processo, piuttosto che l'enunciazione di particolari valori dimensionali.

Il problema di ciò che è urbano è stato reso ancora più difficile dal fatto che il concetto, e quindi la realtà di ciò che è urbano, non sono statici ma sono continuamente modificati da nuove condizioni. Prima la città era divisa dalla campagna per via delle mura difensive; con l'avvento dell'industrializzazione nascono molti insediamenti che non erano né villaggi, né città di mercato: erano solo ampi tratti costruiti che interrompevano la vecchia divisione. Il punto di uscita per la ricerca scientifica è stato quello di reinterpretare il concetto di "città mercato" attraverso l'esame delle funzioni che la città svolge nei confronti della campagna stessa (dato che, si sostiene, la città si distingue per il suo ruolo di luogo centrale rispetto ad un'area di gravitazione). L'area rurale ha bisogno di un punto focale nel quale i prodotti vengono inviati e dal quale i suoi bisogni possono essere distribuiti: è nella città che la geografia della produzione si concatena a quella del consumo. Ma le analisi dell'ordinamento delle sedi secondo le funzioni di luogo centrale danno uno scarso contributo allo studio dell'urbanizzazione; il concetto che un determinato numero minimo di funzioni collegate sia in grado di definire ciò che è urbano, diventa così altrettanto inutile come l'adozione di un numero minimo di popolazione.

L'inadeguatezza delle definizioni ufficiali dipende direttamente dagli altri due punti perché le soluzioni pratiche adottate dagli stati sono legate al singolo caso, talvolta basati su un titolo legale che non è né statistico, né funzionale.

MISURAZIONE E PROCESSO - Ecco che l'approccio alla definizione di urbanizzazione ha dato luogo a due problemi di ordine diverso: 1) la misura dell'urbanizzazione (è possibile dare una definizione significativa della proporzione urbana in qualsiasi area o paese?); 2) il processo di urbanizzazione (quali sono le concomitanti fondamentali del processo di urbanizzazione?).

Per quanto riguarda la misura dell'urbanizzazione, qualsiasi misura basata su dati di censimento è esposta ad errori; tentativi p 131e44b er evitarli possono essere fatti in due modi: con l'uso di norme particolari per la definizione delle aree o con l'uso della densità di popolazione. Entrambi i metodi non risolvono il problema della separazione fra urbano e rurale, ma portano un contributo per la misura dell'urbanizzazione definitiva sia come proporzione della popolazione che vive in città sia come dimensione della città stessa.

Il processo di urbanizzazione viene studiato da LAMPARD; egli sostiene che vi sono tre concetti di urbanizzazione che sono largamente diffusi nelle scienze sociali: il comportamentismo (riguarda l'esperienza nel tempo dei singoli e i modelli di comportamento); lo strutturale (è relativo alle attività dell'intera popolazione e ai cambiamenti della struttura economica); il demografico (è il concetto nel quale il processo è visto prima di tutto come concentrazione di popolazione).

1) Wirth, sociologo, formulò una teoria dell'urbanesimo basata sui gruppi sociali: "la dimensione della popolazione aggregata influenza le relazioni fra membri; gli abitanti si incontrano secondo ruoli frazionari e le relazioni individuali sono impersonali e superficiali; non si mantiene più il senso di appartenenza ad una comunità, e questo porta allo stato di anomia; la densità accresce la diversificazione che abbatte i confini di casta e dà all'individuo uno status fluttuante determinato dall'abilità e dallo sforzo personale piuttosto che dalla nascita.

Nella realtà si ritrovano due situazioni sociali teoriche e cioè quella urbana e quella rurale: secondo REDFIELD il nocciolo del processo di urbanizzazione consisteva in una trasformazione della situazione sociale dell'individuo in relazione alle tendenze sopra citate. Ma queste trasformazioni dei valori sociali non sono un processo universale ma sono relative solo ad un particolare contesto culturale. Ecco che l'importanza del "continuum urbano-rurale" diventa più un enunciato che un risultato provato.

2) Una seconda interpretazione dell'urbanizzazione è di tipo economico: il punto essenziale di questo approccio è la correlazione diretta fra sviluppo economico e urbanizzazione. L'urbanizzazione è vista quindi come prodotto di una crescente specializzazione economica e di una tecnologia in progresso; i rapporti fra i vari tipi di specializzazione richiedono l'accumulazione di popolazione e da qui ha origine il processo.

3) La terza interpretazione di Lampard definisce l'urbanizzazione come un processo di concentrazione di popolazione (componente organizzativa della raggiunta capacità di adattamento di un popolo).

Vi sono quindi, quattro variabili: popolazione, ambiente, tecnologia e organizzazione sociale, per mezzo delle quali viene spiegato il processo di urbanizzazione. Lampard sviluppa quattro fasi principali: primitiva (organizzazione urbana come forma di adattamento collettivo all'ambiente fisico e sociale); definitiva (assestamento delle tendenze primitive); classica (vincoli e circostanze limitano la crescita); industriale (si allentano le limitazioni insieme a concentrazioni di popolazione senza precedenti). Nonostante questo ed altri studi fatti, non è stata identificata la spinta iniziale per l'urbanizzazione; l'aggregazione e la specializzazione economica implicano lo sviluppo di nodi spazialmente distribuiti, ed è a questi problemi che si rivolge l'attenzione del geografo urbano, con la consapevolezza che processi non-spaziali possono illuminare i particolari problemi spaziali che intende analizzare.

Cap. 4) FUNZIONI URBANE E CLASSIFICAZIONE FUNZIONALE DELLE CITTÀ

Le funzioni caratteristiche della città sono considerate le seguenti:

funzioni di luogo centrale che vengono assolte per conto dell'area contigua, più o meno estesa

funzioni di trasporto assolte nei punti nodali lungo le maggiori linee di comunicazione

funzioni speciali assolte per conto di aree non locali e non contigue

Il Christaller ebbe difficoltà a distinguere l'importanza fra una città secondo le dimensioni della popolazione e la sua centralità, che richiedeva una sua misura diversa e più appropriata; perciò, prima della centralità, si devono considerare quegli aspetti della attività di una città che non sono direttamente collegati ad essa. L'analisi completa della natura e del grado di specializzazione è essenziale per chiarire tre aspetti correlati dall'urbanesimo quali:

il ruolo urbano nell'economia nazionale e regionale

gli aspetti particolari della società urbana correlati ai tipi di specializzazione

la relazione fra la funzione e i modelli di localizzazione

Quindi, qualunque spiegazione della distribuzione della città deve fare riferimento, oltre ai metodi collegati all'analisi dei luoghi centrali, anche alle interpretazioni relative alle attività specializzate.

STUDI SULLA BASE ECONOMICA URBANA - L'essenza del concetto della base economica consiste nel valutare a quale punto l'occupazione nei trasporti diventa critica per la vita della città, non solo perché ne garantisce il normale funzionamento, ma perché viene a costituire un contributo distinto e produttivo al suo benessere economico.

Nel 1902, SOMBART identificò una duplice funzione nella città, concetto che venne sviluppato nel 1939 da HOYT e che arriva fino ai giorni nostri: l'attività economica può essere divisa in due componenti: 1) quella che si rivolge a una domanda non-locale (contributo all'economia nazionale, detta "di base"); 2) quella che si rivolge alla domanda locale, interna (serve al funzionamento normale della città, detta "non di base"). Il problema pratico rimane quello di isolare la componente di base; vennero cercati vari metodi, ma la maggior parte di quelli proposti cercava di semplificare, ritornando così alla vecchia idea di confrontare la situazione locale con quella nazionale. Per fare questo, bisogna ottenere la quota nazionale occupata in ciascun settore e si calcola il valore teorico corrispondente alla dimensione della città: se l'occupazione effettiva mostra un surplus rispetto al valore che ci si aspettava, rappresenta un'occupazione di base. Questo principio è impiegato da MATILLA e THOMPSON nella proposta di un indice di surplus di occupazione:                   S = ei - et x Ei



ei = occupazione regionale nel settore considerato                  Et

et = occupazione regionale in tutte le attività economiche

Et = occupazione totale nazionale in tutte le attività economiche

Ei = occupazione nazionale nel settore considerato

Questo indice può essere usato per una classificazione delle città calcolando ed ordinando le percentuali degli aggregati formati da ciascun surplus di occupazione. Ma l'uso delle medie nazionali non misura una base economica e quindi, fino a quando vengono utilizzati questi dati, questi metodi non sono poi tanto diversi da tutti gli altri.

Cap. 7) ...E LA DISTRIBUZIONE DELLE CITTÀ

LA LEGGE DEL REILLY - La maggior parte dei primi tentativi di ricerca empirica accettava la tesi del Christaller sulle località centrali, e senza mettere in questione né i presupposti né la logica del suo ragionamento si disponeva a mostrare l'applicabilità alla situazione reale. Ma una rapida osservazione della distribuzione delle città nella maggior parte delle aree del mondo non rileva traccia di reticolo esagonale, anzi viene dimostrato che il sistema reale si approssimava più strettamente alla condizione casuale. Il concetto di reticolo esagonale mantiene quindi scarso valore per chi studia la realtà. I geografi però, dato che avevano visto nella tesi del Christaller una teoria universale della localizzazione urbana, cercano di dimostrare che la relazione ordine-dimensione con la struttura gerarchica non erano incompatibili; ma anche qui, prendendo in considerazione tutti i limiti da constatare, appare chiaro che il concetto di una serie di livelli universali era troppo ottimistico e che l'ordinamento dei luoghi è il più significativo nell'ambito di aree locali limitate.

Altri limiti al concetto stesso di gerarchia sono emersi dalle indagini nel campo delle ricerche di mercato. Qui il punto di vista era quello del consumatore individuale nei confronti dell'aggregato di sedi in un centro dal quale è stato estratto il comportamento del consumatore. THOMPSON sostiene che i fenomeni tipo la distribuzione delle vendite al minuto, sono il risultato della somma delle reazioni di molti individui, liberi di prendere le proprie decisioni, concludendo così che la vera chiave per le ricerche sul commercio sta negli studi sul comportamento: la percezione del consumatore è un fattore essenziale. Le conclusioni dei vari studi sono che una informazione dettagliata sui modelli di spesa dedotta dalla presenza di funzioni, non si accorda con i risultati delle interviste dirette, e che un raggruppamento di funzioni centrali sulla base del comportamento negli spostamenti, produce un ordinamento di funzioni diverso da quello che si ottiene raggruppandole sulla base della presenza. Vengono fatti dei lavori per fissare la definizione delle aree commerciali, o delle sfere urbane, su una base che tenga conto del comportamento dei consumatori; i primi tentativi erano rozzamente deterministici e formulati in termini di modelli di gravità. Il più noto è la Legge di Reilly della Gravitazione Commerciale:

Bb = sfera di influenza della città B                               Bb = Dab____

Dab = è la distanza fra A e B in miglia                          1+ Pa

Pa e Pb = sono le popolazioni delle due città                          Pb

Più avanti, questo lavoro viene ridefinito in termini probabilistici, ma anche questi tentativi assumono un dato modello di luoghi centrali basandosi su presupposti non confermati. Si ritorna così al comportamento in rapporto ai luoghi centrali. In definitiva si può dire che il modello presentato dal Christaller è un modello economico deterministico e consente l'introduzione di pochissime variabili storiche, perché bisogna considerare che esiste un'ampia varietà di domande diverse (amministrative, sociali, culturali) che hanno tutte un'influenza sulla localizzazione e sulla dimensione. Molte di queste sono derivate dal passato. Riassumendo:

i reticoli urbani non sono stati dimostrati in nessun luogo

una struttura gerarchica regge bene solo su aree limitate ed omogenee

gli studi fatti sul comportamento degli individui non hanno dimostrato quello previsto nella teoria del Christaller

il carattere economico deterministico non dà spazio alle variabili storiche, rilevanti anche ora

la restrizione delle analisi ai soli servizi terziari rappresenta un'astrazione dalla realtà delle localizzazioni urbane, nelle quali si svolgono, ed hanno una marcata influenza, molte altre attività.

In conclusione, si può affermare che il sistema della localizzazione urbana non è un sistema chiuso, ma rimane sempre aperto; l'attuale sistema urbano è il prodotto dell'interazione di una serie di fatti collegati nel tempo e nello spazio relativi a città in crescita e in declino. Il processo complessivo di fondazione delle città può essere concepito come innovazione e il successivo sviluppo come processo di diffusione.

Cap. 8) L'ANALISI DEL PIANO URBANISTICO

Esaminando le caratteristiche interne della città, il punto di arrivo è sempre il paesaggio urbano. Questa totalità può essere vista come un sistema formato da un complesso di parti correlate tra loro, ma esistono relativamente pochi studi di paesaggio urbano a causa della notevole complessità del problema. Si è pensato, però, di rompere la complessità del paesaggio in tre componenti: la pianta stradale o piano; lo stile architettonico o edificio; la funzione o uso del suolo. La loro separazione nella ricerca scientifica ha portato a grossolane distorsioni della realtà, tuttavia, a scopo di analisi, è preferibile adottare questa suddivisione convenzionale, occupandoci principalmente della prima, quella relativa al piano urbanistico. L'analisi di questo ha la particolarità di essere uno degli aspetti più antichi e più conosciuti della geografia e, nello stesso tempo, ha la particolarità di essere il campo nel quale sono stati fatti pochi passi avanti. Gli studiosi del piano urbanistico hanno lavorato dentro linee tradizionali, su due tipi di analisi:

A) una relativa essenzialmente alla forma; B) l'altra relativa alle componenti storiche del piano.

A)  Dickinson ha proposto quello che definisce "sistemi fondamentali di planimetria urbana" dividendoli in: 1- piani irregolari; 2- piani radio-concentrici; 3- piani ad angolo retto o a scacchiera. Questo sistema costituisce uno strumento utile, anche se no molto approfondito, di descrizione o di classificazione nell'approccio allo studio del piano. Ma la maggior parte delle città non è compresa esattamente in nessuna di queste categorie e di conseguenza sono state tentate ulteriori elaborazioni.

B)  L'altro approccio tradizionale si è basato sull'identificazione delle principali fasi di crescita. Nel contesto geografico dell'analisi del piano, lo scopo principale di tale approccio è di stabilire i caratteri generali dell'espansione urbana in un'area. È evidente che questo processo di analisi è essenzialmente storico e non corrisponde alle necessità di approfondimento teorico e di quantificazione che gli studi geografici richiedono per superare il livello della pura erudizione.

Qualche progresso è stato fatto da CONZEN che ha tentato di stabilire alcuni concetti applicabili a fenomeni ricorrenti nella morfologia urbana. Il suo principale contributo , a parte la notevole cura nell'analisi, consiste nel modo in cui viene introdotta l'interazione fra le fasi di espansione, considerando che gli studi precedenti si limitavano a giustapporre pezzi di piano. Secondo Conzen, il piano costituisce l'aspetto più conservatore del paesaggio urbano e quindi richiede un approccio storico; è dentro questo approccio che sono introdotti alcuni concetti fondamentali quali: linea di consolidamento e cintura di margine. Nel processo di crescita vengono stabiliti determinati limiti che per il loro significato agiscono come linee di consolidamento; queste linee strutturano il piano, che cresce secondo una serie di cinture di margine, così che il piano complessivo può essere concepito come il risultato formale dell'interazione di successive linee di consolidamento e cinture di margine. Ma per quanto valido questo processo, non giustifica la pretesa di sviluppare una teoria. A questo livello sembra che l'analisi del piano debba restare legata al particolare e che, anche se si possono identificare alcune relazioni strutturali interessanti e ricorrenti, queste non rappresentano altro che nuove intuizioni che restano nell'ambito dell'approccio tradizionale.

Cap. 9) USO DEL SUOLO URBANO: PROBLEMI GENERALI

Il campo di studi che viene coperto dalla semplice espressione uso del suolo urbano è molto ampio e comprende contributi di tutte le discipline che convenzionalmente rientrano nelle scienze sociali. Il modello di uso del suolo urbano è la conseguenza di un vasto numero di forze operative che la maggior parte delle interpretazioni generali finisce per ignorare quasi tutte. I primi tentativi di esaminare la struttura complessiva della città come unità alla ricerca di una spiegazione dominante, vengono fatti attraverso gli schemi generali proposti da BURGESS che, dal campo dell'ecologia umana in cui erano stati proposti, furono rapidamente adattati agli studi geografici. Aumentò la tendenza a mettere in rilievo le variabili economiche e di conseguenza , la definizione più diretta degli schemi di uso del suolo venne fatta nel contesto del mercato e dell'economia territoriale; ecco che la teoria dell'uso del suolo urbano diventa parte essenziale dell'economia territoriale.

La linea di approccio più promettente vedeva l'uso del suolo come conseguenza di un vasto numero di sistemi dinamici separati, ciascuno con caratteristiche individuali e con possibilità di reagire nel contesto di un determinato numero di strutture che costituiscono la città reale. Da questa sintesi è possibile isolare tre approcci principali: 1- quello ecologico; 2- quello economico; 3- quello per sistemi dinamici. Questi tre approcci possono essere esaminati in termini di modello complessivo di uso del suolo e dopo individuati in una analisi delle varie parti della città secondo la divisione tradizionale negli studi sull'uso del suolo.

ECOLOGIA UMANA E USO DEL SUOLO URBANO - La tesi di Burgess secondo cui l'uso del suolo urbano tende a disporsi secondo un'organizzazione zonale concentrica attorno al centro della città, ha costituito negli ultimi 40 anni il punto di partenza per la maggior parte delle considerazioni sull'uso del suolo nelle città, sottoponendo lo schema a quella che ormai era diventata una critica d'obbligo. Ma il modello di Burgess può essere considerato un modello normativo, una struttura semplificata della realtà che presenta le relazioni significative in una forma generalizzata, ricavato per intuizione, attraverso l'osservazione di un vasto numero di città americane in generale.

Per lo studioso, questo modello costituiva una rappresentazione ideale delle tendenze di una città ad espandersi radialmente intorno al CBD (quartiere commerciale centrale); intorno ad esso si trova una zona di transizione, occupata da imprese commerciali e piccole industrie; poi vi è una zona abitata dagli operai delle industrie scappati dall'area di deterioramento ma vicini al posto di lavoro; per finire, vi è l'area residenziale con edifici di lusso o quartieri privilegiati, che separa la città da aree suburbane o città satelliti abitate dai pendolari. Questo schizzo delle zone concentriche è subito seguito da una parte che lo ricollega saldamente ad un processo storico, dato che ogni zona interna tende ad invadere la zona esterna immediatamente successiva.

Le reazioni al modello delle zone concentriche possono essere divise in tre voci, anche se questa divisione è più di comodo: 1- critica distruttiva che rifiuta la tesi; 2- critica che sottolinea sia fattori esclusi che altri poco considerati; 3- tentativi di escludere il processo storico e di valutare i presupposti su cui la tesi è fondata per riprodurre l'intero argomento in forma deduttiva.



RIFIUTO DEL MODELLO DI BURGESS - Esistono quattro argomenti sulla base dei quali è stato posto un netto rifiuto, e sono:

A.      Gradienti in luogo di confini di zona. Lo studioso Davie sosteneva che, nonostante i mutamenti significativi venissero associati con la distanza dal centro della città, non mostravano né un raggruppamento, né una maggiore rapidità di mutamento in nessun confine di zona; in parole povere, non esistevano "fronti".

B.      Eterogeneità interna delle zone. Secondo lo studioso Hatt, la nozione di confini ben definiti intorno a "regioni" ecologiche era collegabile all'idea di "area naturale"; egli individua due aspetti: uno vede l'area naturale come un'unità spaziale limitata da confini naturali che racchiudono una popolazione omogenea con un ordinamento morale caratteristico, l'altro sottolinea gli aspetti di vita e di comunità, descrivendo l'area naturale come unità spaziale dove c'è una popolazione unita sulla base di rapporti simbiotici. Successivamente, Hatt passava a dimostrare che queste aree naturali non esistono, sostenendo che se le aree naturali fossero semplicemente considerate come unità organizzative dei dati, allora verrebbero retrocesse da prodotti "naturali" ad artifici utili all'analisi statistica. Questa visione porta a far perdere la giustificazione ecologica del modello, e a vedere le zone estremamente differenziate al loro interno. Hatt sosteneva che era meglio concentrarsi sullo studio di un certo numero di aree tipiche, senza però definire quello che costituiva un'area tipica.

C.      Lo schema è anacronistico. Lo schema di Burgess venne definito in un determinato contesto storico, infatti per quanto lo schema per zone potesse essere adatto ad una città americana degli anni '20, non serve ad una applicazione su scala mondiale nella seconda metà del XX secolo.

D.      Lo schema manca di universalità. Lo studioso Sjoberg dimostra che la città precedente alla industrializzazione, nel contesto sia storico che spaziale, esprime un modello strutturale che costituisce una negazione totale dello schema per zone concentriche. Egli sostiene che nel contesto delle città preindustriali, le classi privilegiate si raccolgono al centro della città dato che hanno bisogno di un più stretto legame con gli edifici amministrativi e religiosi, attività socialmente più importanti di quelle economiche; sostiene che esiste una segregazione caratteristica che porta ad una differenziazione spaziale più sottile, relativa a legami etnici, occupazionali e familiari (es. il ghetto); inoltre sostiene che non esiste la separazione fra luogo di lavoro e residenza.

In definitiva, il modello di Burgess dipendeva non solo da quei processi che gli ecologi umani chiamavano sub-sociali, ma anche da una serie di condizioni sociali e tecnologiche che non venivano mai rese esplicite e che erano spesso ignorate se il modello veniva considerato come universalmente applicabile. Riassumendo, possiamo dire che il modello è limitato storicamente e culturalmente ad una situazione particolare di un periodo e di un paese particolare; inoltre viene posto l'accento su confini netti che non vengono giustificati dallo studio del gradiente, assumendo una selezione naturale di aree particolari; in realtà la città costituisce un tessuto molto più complesso che sfida le interpretazioni decisamente generali.

ESTENSIONE DEL MODELLO DI BURGESS - Il modello delle zone concentriche trascura una vasta serie di fattori che influenzano l'uso del suolo urbano; ne consideriamo quattro:

A.      L'introduzione dell'altezza degli edifici. Nel formulare la teoria è stata data scarsa attenzione all'altezza degli edifici e alla variazione dell'uso secondo l'altezza; se vengono presi in esame i cambiamenti verticali nell'uso del suolo, si trova spesso un parallelo con quelli orizzontali.

B.      L'importanza dei settori. Esiste un modello generale della rendita che si applica a tutte le città che porta a concludere che le aree di rendita nelle città americane tendono a conformarsi ad un modello per settori e non a cerchi concentrici. Fondamentalmente è l'elemento "direzionale" che influenza i contrasti nell'uso del suolo piuttosto che la distanza, e di conseguenza la struttura della città assume un carattere a settori.

C.      L'importanza di nuclei multipli. È stato osservato che molte città grandi non crescono semplicemente intorno ad un unico centro commerciale, ma si formano per la progressiva integrazione di un certo numero di nuclei separati: da questo l'idea di un modello a nuclei multipli.

D.      L'introduzione di una variabile dimensionale. Se l'evoluzione da una "cellula primitiva" ad una grande città può essere tracciata storicamente, allora questo stesso processo dovrebbe essere identificabile esaminando oggi diverse classi dimensionali di città.

Nonostante però tutte le critiche, la formulazione originale di Burgess del modello per zone concentriche fornisce ancora un punto di vista stimolante ai modelli di uso del suolo urbano, costituendo tuttora un utile mezzo pedagogico per l'approccio al problema che affronta.

Cap. 10) IL QUARTIERE COMMERCIALE CENTRALE

CRITERI PER UNA DEFINIZIONE CONCRETA - Il quartiere commerciale centrale (central business district: CBD) è da considerare il centro organizzativo intorno al quale si struttura il resto della città; esso identifica una delle aree "tipiche" della città. Per una serie di ragioni, quali il ruolo della verticalità contrapposto allo sviluppo orizzontale e la crescita di centri commerciali suburbani, il CBD non si è espanso rapidamente in termini di spazio durante gli ultimi quarant'anni e il processo, quindi, non è così evidentemente chiaro come nella grande espansione delle aree residenziali. Solo nel 1954 MURPHY e VANCE misero in moto una serie di studi riguardanti direttamente questa importante parte della città; essi cercarono di tracciare una linea che possa approssimarsi a questo margine zonale, e lo strumento di definizione più efficace era nel valore del suolo o nei suoi derivati.

I valori del suolo stimati o accertati, ridotti a unità confrontabili di area, possono essere chiari indicatori del CBD, infatti per mezzo di una misura critica può essere esaminata la natura del suo confine, ma si è costretti a concludere che i problemi connessi al valore del suolo dipendono dalla possibilità di ottenere dati soddisfacenti, uniformi, obbiettivi per un vasto numero di città, piuttosto che dal modo di usare i valori stessi.

Ecco che la rendita per unità di area o di fronte stradale è un ottimo sostituto visto che il valore del suolo è rendita capitalizzata. Ma anche in questo caso, anche se la rendita è una somma fissa e meno nebulosa del valore stimato, i dati sono generalmente non disponibili e confidenziali.

In Gran Bretagna i valori imponibili vengono impiegati come base per fissare i contributi fiscali; essi sono facilmente disponibili per tutte le proprietà e può essere preso come sostituto della rendita, perché è indirettamente legato al valore del suolo (l'imponibile è fissato come rendita dell'edificio e non semplicemente del suolo urbano). Questi valori sono stati usati in modo consistente da HERBERT che nel 1961 propose un indice (rate index)  per identificare una parte della città che può essere chiamata il cuore del quartiere commerciale centrale.

RI = imponibile lordo

superficie coperta

Ma in tutto questo, sono necessarie due specificazioni: una è che il valore è ancora all'origine, frutto di accertamenti personale, in secondo luogo, si deve ripetere che il valore riguarda il suolo più l'edificio e non solo il suolo da solo. Il risultato è che molti ricercatori finiscono per ritornare agli usi del suolo stessi, come più semplice e diretta testimonianza nella determinazione delle caratteristiche spaziali di CBD.

METODI DI DEFINIZIONE SPAZIALE - Murphy e Vance elaborarono un procedimento tipo per cercare di delimitare il CBD:

I.      definizione di funzioni da riconoscere come caratteristiche del CBD: tali funzioni venivano isolate per negativo elaborando le funzioni non centrali (cosa molto soggettiva)

II.     misura della superficie utile destinata alle diverse funzioni: avendo identificato le funzioni centrali, può essere calcolata la quantità di superficie utile destinata a ciascuna categoria di funzioni.

III.   calcolo degli indici: per ciascuno isolato può essere calcolata una serie di indici:

1) indice di altezza totale (si limita a generalizzare l'altezza degli edifici che può essere direttamente cartografata)

2) indice di altezza delle funzioni centrali (ci dà l'altezza di ciascun isolato in numero di piani se tutte le funzioni centrali si trovano esattamente sopra l'intero isolato)

3) indice di intensità delle funzioni centrali (misura la percentuale di tutto lo spazio disponibile ai diversi piani destinati a funzioni centrali, ed è quindi l'indice più utile)

4) indice di funzioni centrali (con gli indici superiori, ricavarono una misura composita, e tutti gli isolati che corrispondevano a questa misura appartenevano al CBD

IV.  applicazione degli indici: si richiedeva una serie di regole, come, per esempio, un isolato non centrale circondato da isolati centrali deve essere incluso nella delimitazione del CBD

V.   problemi aperti: nonostante tutto questo, non sono prese in considerazione le variazioni nella dimensione degli isolati; le funzioni centrali sono determinate soggettivamente; non si tiene conto della "qualità" dell'uso di un'area; è ancora in piedi la prima obiezione del metodo: "qual è il vero scopo di questo tipo di delimitazione?"



Cap. 11) LE AREE RESIDENZIALI DELLA CITTÀ

IL MODELLO DEL MURDIE - Lo studio delle strutture è divenuto il dominio dei geografi storici ed ha quindi forti legami con le interpretazioni storiche dei modelli urbani. Pur costituendo in aspetto necessario dello studio generale, l'analisi dell'abitazione urbana non possiede metodi molto incisivi; infatti mentre un vasto numero di studi hanno trattato dei tipi di casa rurale o regionale pochi si sono avventurati negli intricati dettagli della città. È in termini sociali che si sono svolte la maggior parte di ricerche sulle aree residenziali.

I primi studi fatti volevano dimostrare che la segregazione in termini residenziali esiste e che i gruppi di occupazioni più segregati sono quelli agli estremi della scala socioeconomica (al più alto e al più basso estremo). Analizzando queste aree, è stato dimostrato che non vi è un modello fondamentale di distanza, in base al quale le aree più prestigiose della città debbano essere trovate tutte intorno alla zona esterna della città, ma la loro localizzazione dipende tanto dalla posizione di aree topograficamente più attraenti fra quelle più vicine al posto di lavoro nel quartiere degli uffici che si trova nel Quartiere Commerciale Centrale. Un'altra componente che molti studi hanno messo in luce è quella chiamata "urbanizzazione" ma che di solito è ribattezzata "status familiare": essa non si accorda con il modello di localizzazione dei gruppi di status sociale perché essa tende a muoversi dal centro della città verso l'esterno in modo concentrico.

La conclusione di tutti questi studi è che le due principali influenze sulla decisione del luogo di residenza in una città sono lo status socioeconomico, incluso sia la disponibilità a pagare tasse e affitti, sia l'immagine che l'individuo ha di se stesso e il tipo di gruppo sociale in cui desidera collocarsi, e lo status familiare, cioè quello del ciclo di vita nel quale i bisogni della famiglia esercitano una forte influenza. Entrambi operano attraverso un nesso di vincoli istituzionali e culturali. La terza componente della variazione sociale nelle città è l'etnicità o status etnico, cioè il fenomeno dell'isolamento di gruppi (segregazione). Classico esempio sono gli Ebrei che si spostavano in aree culturali separate non a causa di pressioni esterne, ma per desiderio di associarsi in un'area dove le osservanze religiose potessero essere praticate senza suscitare allarmi, ma anche per sicurezza. Ecco che il Ghetto si è intensificato come porzione interna della città.                        Status etnico       


Status familiare Spazio sociale


Status economico


Spazio fisico


Quindi è possibile combinare la variabile etnica con lo status socioeconomico e con lo status familiare e adottare il modello di MURDIE per indicare gli elementi essenziali nella struttura residenziale della città:

lo status economico tende ad essere associato con misure del reddito, dell'occupazione e dell'istruzione e tende ad essere distribuito per settori;

lo status familiare tende ad essere associato con la fertilità, la composizione familiare e la partecipazione femminile alle forze lavoro e tende ad essere distribuito per zone concentriche;

lo status etnico tende a formare "raggruppamenti" che si sovrappongono alla struttura cellulare creata dalla combinazione di modelli settoriali e concentrici.

Per i nostri scopi, il risultato più significativo è la stretta associazione fra determinate variabili di status familiare e le variabili del grado sociale. In definitiva è chiaro che tutti gli elementi che entrano nelle decisioni locazionali riflettono la percezione individuale e la valutazione dei bisogni e delle opportunità, che a loro volta sono formate dai valori e dai costumi di diverse sub-culture.

Cap. 12) LA FRANGIA SUBURBANA

La frangia suburbana è un'area con caratteristiche particolari: è solo parzialmente assimilata nel complesso della città in crescita; è ancora parzialmente rurale; al suo interno molti dei residenti vivono nella campagna ma non ne fanno parte né socialmente né economicamente. Bisogna però tenere accuratamente separati i due aspetti che la formano: il concetto di frangia come regione della città, e il concetto di frangia come continuum urbano-rurale.

LA FRANGIA SUBURBANA COME REGIONE DELLA CITTÀ - La città si espande in modo casuale, ed è questo processo che determina il modello incoerente di uso del suolo che viene visto come rappresentativo della frangia. Alla fine del XIX secolo, le diverse destinazioni d'uso del suolo, i villaggi più antichi, le recenti espansioni residenziali, il commercio, l'industria, i servizi e le aziende agricole residue, non erano selezionate in aree omogenee ma erano mescolate in modo casuale, ed è questo che dà alla frangia suburbana la sua particolare qualità di modello di uso del suolo. GOLLEDGE in uno studio su Sidney presentava sette ipotesi:

il modello di occupazione del suolo è costantemente mutevole

le aziende agricole sono piccole

le colture sono intensive

la popolazione è mobile e di densità bassa o modesta

l'espansione residenziale è rapida

la fornitura di servizi e di attrezzature pubbliche è incompleta

le costruzioni speculative sono diffuse

Queste condizioni riflettono la natura della frangia così come è già stata delineata e rappresentano la spinta verso la campagna della popolazione. Anche PAHL ha cercato di riassumere le caratteristiche della frangia, in quattro punti:

segregazione: la disponibilità a pagare per le nuove abitazioni della frangia produce un evidente modello di segregazione; le principali zone residenziali dei sobborghi sono tutte chiaramente segregate, con le lottizzazioni private collocate generalmente più vicino agli antichi centri di villaggio. Una caratteristica varietà di forme di insediamento è accompagnata dalla segregazione della popolazione per "classe"; questa è così sviluppata che molte parti della frangia diventano simboli di status in un contesto residenziale.

immigrazione selettiva: la frangia attira in particolare "pendolari" di classe media che tendono a vivere e a lavorare in mondi sociali ed economici distinti e separati dalla popolazione stabilizzata. Quelli che ci vivono costituiscono una piccola sezione della intera comunità urbana e tendono a conservare il loro orientamento nei confronti della città.

pendolarità: questo non è un fenomeno limitato ai più ricchi, ma inevitabilmente, la disponibilità e i costi di trasporto escludono i meno benestanti.

il crollo delle gerarchie geografiche e sociali: con la popolazione che in parte si dirige, per determinati servizi, in altre zone della città, si modifica la capacità di servizi della frangia; questa può specializzarsi in particolari direzioni e che si verifichi qualcosa di simile alla "città dispersa", cioè invece di fasci regolari di funzioni di livelli gerarchici collegati a nodi appropriati, le diverse funzioni sono disperse in diversi nodi in fasci specializzati o segregati, secondo le possibilità aperte dalla mobilità della popolazione.

Pahl quindi sostiene che una nuova popolazione sta invadendo le comunità locali, portando con sé valori nazionali e coscienza di classe, nello stesso momento in cui emerge un nuovo tipo di comunità, associato con l'abitazione dispersa.

LA FRANGIA SUBURBANA E IL CONTINUUM URBANO-RURALE - Una trasformazione sul continuum urbano-rurale può essere dimostrata ad un livello internazionale per mezzo di confronti nazionali, ma al livello di un singolo paese sono più evidenti i mutamenti che si svolgono dove la frontiera urbana si estende nelle aree rurali. Qualsiasi tentativo di collegare particolari modelli di relazioni sociali a specifici ambienti geografici è un esercizio poco utile; il concetto più utile da introdurre è quello di WEBBER di "regno urbano senza luogo": un regno urbano non è costituito dall'insediamento urbano né dal territorio, ma dai gruppi eterogenei di popolazione che comunicano fra di loro attraverso lo spazio. Nessun insediamento urbano è un luogo unitario, ma è una parte di una serie di regni spaziali mobili e interpenetranti; il conflitto nella frangia suburbana sta fra il limitato regno di partecipazione della popolazione rurale o locale e l'ampia serie di regni a cui partecipano gli immigrati.









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