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L'ETA DI CARLO V

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L'ETA DI CARLO V

Le guerre d'Italia

Tra la fine del quattrocento e l'inizio del cinquecento ci furono vari conflitti fra le grandi potenze per il controllo della penisola italiana, che con il Mediterraneo aveva un ruolo fondamentale economicamente, militarmente e strategicamente.

La discesa di Carlo VIII

La debolezza politica e militare dell'Italia emerse quando Carlo VIII rivendicando il possesso del regno di Napoli quale erede degli angioini, scese in Italia appoggiato da Ludovico il Moro e Piero de' Medici, nel 1495 entrò a Napoli.



Gli Stati italiani costituirono una lega armata che si scontrò con Carlo VIII quando questi era sulla via del ritorno verso la Francia.

I sovrani aragonesi poterono, aiutati dagli spagnoli, rientrare a Napoli.

Luigi XII conquista Milano

Nel 1498 il re di Francia Luigi XII tentò le medesime rivendicazioni su Napoli e su Milano (parentela coi Visconti).

Prese Milano scacciando gli Sforza.

Nel 1500 si accordò con gli spagnoli per scacciare gli aragonesi da Napoli però l'alleanza durò poco e nel 1504 l'intero regno di Napoli passò a Ferdinando d'Aragona.

Gli svizzeri a Milano

Papa Giulio II intimò Venezia di sgombrare la Romagna.

Di fronte a un rifiuto si alleò con Luigi XII, ma la vittoria diede troppo potere ai francesi.

Per ristabilire l'equilibrio, Giulio II organizzò una lega con Venezia, gli svizzeri, la Spagna, l'Inghilterra e nel 1512 i francesi dovettero abbandonare Milano che fu occupata dagli svizzeri.

Nuova spedizione di Francesco I

Nel 1515 Francesco I, successore di Luigi XII con l'alleanza di Venezia riconquistò Milano, sconfiggendo gli svizzeri a Marignano.

Agli svizzeri rimasero solo i territori oggi compresi nel Canton Ticino.

Dopo 15 anni di conflitti, al re di Spagna rimase Napoli e la Sicilia.

Al re di Francia il ducato di Milano.

Il conflitto tra Spagna e Francia riprenderà quando il re di Spagna, Carlo d'Asburgo, diventerà imperatore del Sacro Romano Impero.

Il Sacro Romano Impero

L'impero era un mosaico di stati, nazionali, dinastici ed ecclesiastici.

Le città erano molto importanti per il commercio e la finanza.

I piccoli nobili e cavalieri riconoscevano solo la suprema autorità dell'imperatore.

L'autorità asburgica sugli stati e le città era più che altro formale, essi si limitavano ad ampliare i possedimenti ereditari.

Massimiliano I d'Asburgo

Nel 1477 sposò l'erede del ducato di Borgogna e si fece riconoscere il possesso dell'Artfois, della contea del Lussemburgo e dei Paesi Bassi.

Fece sposare suo figlio Filippo con la principessa spagnola Giovanna.

Da questo matrimonio sarebbe nato il futuro Carlo V.

Nel 1499 non riuscì a conquistare il ducato di Milano e sottomettere gli svizzeri.

L'impero di Carlo V

L'eredità

Con la morte del padre e dei due nonni Carlo V venne a possedere un grande numero di terre (Austria, parte dell'Italia e Spagna).

Si candidò poi al trono imperiale, il suo più diletto avversario era il re di Francia Francesco I che temeva il potere di Carlo V.

L'elezione imperiale

Per molti anni il favorito al trono sembrò Francesco I, ma grazie all'ostilità degli elettori tedeschi verso la Francia e il denaro versato da Carlo a quest'ultimi il trono passò a lui il 27 giugno 1519.

Il progetto di Carlo V

Il compito di Carlo V era la pacificazione e l'unificazione cristiana, seguendo l'idea medioevale del Sacro Romano Impero:

-          ristabilire l'autorità imperiale e continuare la guerra contro la Francia

-          restaurare la religione cattolica

-          difendere l'Europa cristiana dai Turchi

Per diverse ragioni (troppi propositi allo stesso tempo) Carlo V fallì il suo progetto.

Le difficoltà interne

La gestione degli immensi territori, con culture diverse, sparsi su due continenti procurava moltissimi problemi.

La rivolta dei comuneros

Il rapporto con gli spagnoli si fece difficile (Carlo difende gli interessi di Anversa e impone nuove tasse) e culminò con una rivolta (1520) delle città castigliane che si coalizzarono (comuneros) assumendo un carattere antifeudale.

I comuneros vennero sconfitti dai nobili spagnoli che temevano ulteriori disordini.

Carlo V diede più libertà agli stati spagnoli.

La guerra franco-spagnola

Dopo l'elezione imperiale di Carlo V la pace si spezzò.

La prima fase del conflitto (1521-1530)

La guerra cominciò nel 1521 e si concluse nel 1530 a favore di Carlo V il quale riuscì a sottrarre ai francesi unicamente la borgogna, infatti Milano tornò agli Sforza.

La seconda fase del conflitto (1535-1544)

Il conflitto riprese nel 1535 quando si estinse la famiglia degli Sforza si contesero lo stato di Milano Carlo V e Francesco I.

Ne seguirono alcuni scontri che si conclusero nel 1544 con la pace di Crépy, Francesco I rinunciò al regno di Napoli e conservò la Savoia e il Piemonte, Carlo V rinunciò alla Borgogna e mantenne Milano.

La treza parte del conflitto e la pace di Cateau Cambrésis (1551-1559)

Nel 1550 i principi protestanti alleatisi con il nuovo re di Francia Enrico II si scontrarono con Carlo il quale decise di firmare la pace di Catau Cembrésis nel 1559.

La Spagna conservò i possedimenti italiani e la Francia rinunciò alla Savoia.

Lo scontro con i turchi

Nei Balcani

L'impero ottomano raggiunse la massima potenza sotto Solimano il Magnifico (1520-1526).

Seguirono diversi scontri specie in Ungheria.



Nel 1545 Carlo V firmò un accordo con i turchi che garantì la sicurezza dei confini imperiali.

Nel Mediterraneo

I Turchi minacciarono anche il Mediterraneo e quando nel 1534 Tunisi cadde nelle loro mani Carlo V promosse una spedizione e la riconquistò.

Malgrado ciò il Mediterraneo rimase in mano Turca.

Lo scontro con i protestanti

La predicazione protestante scatenò delle sommosse alle quali Carlo V tentò dapprima di favorire una soluzione pacifica istituendo un concilio.

Dalla dieta di Augusta al concilio

Carlo V convocò nel 1530 una dieta ad Augusta, ma le divisioni tra le due religioni si rivelarono inconciliabili, così Carlo V intimò i protestanti a rientrare nel mondo cattolico.

I protestanti non accettarono e formarono una lega difensiva che Carlo V fu costretto a schiacciare.

La pace di Augusta (1555)

Le trattative dei principi protestanti sfociarono nella pace di Augusta nel 1555, con essa venne riconosciuta l'esistenza in Germania di due fedi religiose diverse, questo indebolì l'autorità imperiale.

L'abdicazione di Carlo V

La pace e l'unità sognate dall'imperatore non si realizzarono, egli di fronte a tanti ostacoli e ormai al termine della vita decise di abdicare.

Con l'abdicazione si creano due distinti rami dinastici nella famiglia Asburgo: gli Asburgo di Spagna e gli Asburgo d'Austria.

Carlo visse gli ultimi anni della sua vita in un monastero spagnolo dove morì nel 1558.

LA RIFORMA PROTESTANTE

L'esigenza di una riforma nella Chiesa

Nella storia della Chiesa spesso si sono visti movimenti di riforma nati dalla convinzione che occorreva ridare vigore alla vita di fede, ripristinando la forma (riformare) autentica della Chiesa, ridando rigore alla sua dottrina.

Già da molto tempo si credeva nella necessità di una riforma ecclesiastica, ma quando Lutero e gli altri riformatori le diedero vita finirono per modificare profondamente la dottrina della Chiesa creando una dolorosa separazione.

La crisi delle istituzioni ecclesiastiche

Alcuni fattori di crisi crearono un terreno favorevole alla nascita e allo sviluppo della Riforma protestante, iniziata da Lutero e condotta anche da Zwingli e da Calvino.

La crisi del papato

Tra il XIV e il XV secolo a causa dell'esilio avignonese e dello scisma d'occidente il papato si indebolì notevolmente.

Vi furono delle discordie tra il potere del concilio e quello papale, si delineò così la tendenza della formazione di chiese nazionali.

Con il comportamento immorale dei papa tra il 1492 e il 1534 diminuì l'efficacia dell'azione pastorale.

Il fiscalismo della curia romana

La curia romana durante il '300 e il '400 elaborò un sistema di tasse capillare, inoltre con una certa frequenza ricorreva a sanzioni spirituali (scomunica) per ragioni prevalentemente politiche ed economiche.

La crisi dell'alto clero

Le alte cariche ecclesiastiche erano ambite per il prestigio, per ragioni politiche e per ragioni economiche.

Spesso queste cariche finivano in mano a giovani nobili, che data la scarsa preparazione teologica e la mancanza di responsabilità, conducevano uno stile di vita mondano.

 

 

La crisi del basso clero

È la stessa cosa si manifestò nel basso clero, con la sola differenza che ai nobili si sostituirono borghesi che divenivano sacerdoti.

La crisi degli ordini religiosi

Molti monasteri e conventi conobbero situazioni di crisi, spesso la regola era trascurata e la condotta lontana dalle esigenze della vita religiosa.

La vita nella Chiesa

L'inquietudine religiosa

La fede cristiana era al centro della vita della gente, dominata a volte dal timore del giudizio finale.

Però la bontà di Dio aveva il sopravvento e ciò spinse a identificare il culto di santi, reliquie, pellegrinaggi.

Queste opere però finirono per sconfinare in superstizione data l'ignoranza della gente.

Così trovatasi disorientata la gente temeva l'inferno e i fedeli si sentivano abbandonati a se stessi, in questo momento la riforma protestante appariva come una risposta rassicurante.

I tentativi di riforma

Di fronte a questa situazione di crisi diffusa, già nel '400 vi furono tentativi di rinnovamento promossi da concili (Costanza e altri), ma rimasero senza attuazione pratica.

Vi furono poi tentativi promossi da singoli vescovi, ma non ebbero successo essendo troppo isolati.

Avvennero alcune riforme anche in singoli monasteri e conventi.

Il rinnovamento religioso

Soprattutto verso la fine del '400 fiorirono gruppi di laici e sacerdoti che si proponevano di approfondire e rinnovare la vita cristiana (la congregazione dei Fratelli).

L'umanesimo cristiano

Nell'ambito del grande movimento di rinnovamento culturale dell'umanesimo, che si diffuse in Europa nel '400-'500, era presente anche una forte esigenza di rinnovamento religioso, che riguardavano i mali e gli abusi del clero (Erasmo da Rotterdam).

La situazione della teologia

La teologia medievale aveva perso di vista quelli che erano i veri punti importanti da chiarire, non insistendo a sufficienza sulla sacra scrittura.

I fattori politici, sociali, economici

Allo sviluppo della riforma protestante, ai fattori propriamente religiosi si aggiunsero fattori di ordine politico, sociale, economico.

1)      seguendo l'idea di Carlo V l'adesione alla riforma divenne per taluni pretesto di resistenza

      anti-imperiale.

2)      la piccola nobiltà (cavalieri) soffriva di crisi sociali ed economiche, così l'adesione alla riforma sembrava un modo per migliorare le proprie condizioni sociali ed economiche.

3)      la crisi nel mondo contadino, i contadini credono che aderendo alla riforma possano migliorare la loro situazione economica e sociale.

Più in generale hanno contribuito a diffondere lo spirito della riforma:

-          la possibilità di incamerare i beni ecclesiastici

-          il malcontento generato dal fiscalismo e dagli abusi della curia romana

-          la volontà dei principi di controllare sempre più strettamente la Chiesa

-          i conflitti tra forze sociale cittadine e autorità ecclesiastiche

-          la volontà di espressione e di affermazione dello spirito nazionale tedesco




 








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