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Antropologia - Kilani - OGGETTI EMPIRICI E OGGETTI INTELLETTUALI DELL'ANTROPOLOGIA

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Antropologia

Kilani

La mondializzazione del sistema economico occidentale, l'integrazione politica ed ideologica, la tendenza all'uniformazione dei modi di vita e dell'immaginario rendono evanescenti o dissolvono le alterità cui l'antropologia era solita pensare e rivolgere l'attenzione.

Kilani: "La retorica della ricerca sul campo è la sublimazione del rapporto coloniale". Vengono sottoposti a critica tutti gli approcci che tendono a perpetuare la visione esotica degli altri e dell'oggetto antropologico. Aspira alla costruzione di un'antropologia generalizzata: punto di vista specifico sul reale nella misura in cui è capace di pensare i rapporti fra locale e globale, fra continuità e discontinuità, fra unità e diversità; e di analizzare la logica e le trasformazioni culturali di realtà locali o marginali, cercando nel contempo di spiegare la complessa logica del mondo che le circonda.

INTRODUZIONE . L'ANTROPOLOGIA IN DISCUSSIONE

Una tensione tra universalismo e particolarismo ha sempre caratterizzato la disciplina. Il progetto di un'antropologia generalizzata presuppone un allargamento della riflessione alla società moderna contemporanea.

Dov'è la distanza-spaesamento che ha caratterizzato il rapporto dell'antropologo con il proprio oggetto di studio? Lo sguardo esterno era considerato come garanzia di una certa obiettività. Anche quando l'antropologo lavora in società differenti dalla propria, esse somigliano sempre più alla sua società d'origine. Sempre più vi ritrova aspetti conosciuti della propria cultura. Perciò nozioni come distanziamento, sguardo esterno, osservazione par 818h78i tecipante devono essere riesaminate.



Il movimento di "rimpatrio" dell'antropologia nella propria società di origine si compie generalmente all'interno di una sorta di "effetto etnografico". Una tale antropologia, postulando a priori la pertinenza dello sguardo di cui è portatrice - e di conseguenza ignorando il dislocamento storico e culturale che ad esso fa compiere - finisce per creare degli oggetti etnografici sostitutivi degli oggetti "esotici" con i quali tradizionalmente aveva a che fare. Così facendo, questo orientamento si preclude sia ogni interrogazione sui valori e le pratiche che sono al centro della modernità industriale, sia l'allargamento della riflessione antropologica all'insieme delle situazioni sociali e culturali costitutive del genere umano.

Gli antropologi hanno tutto da guadagnare dall'apertura all'eterogeneità e alla complessità delle situazioni della modernità, perché in tal modo potranno infine iscrivere i loro oggetti tradizionali in una storicità che, nella maggioranza dei casi, hanno finora negato, così come potranno meglio realizzare il progetto universalista di pensare l'umanità nelle sue differenze e nelle sue analogie.

La riflessione antropologica è legata all'evoluzione delle idee e delle mentalità all'interno della società che l'ha vista nascere, ovvero la società occidentale. Questa riflessione è del pari legata ai rapporti di scambio e di dominio che hanno caratterizzato la storia delle relazioni fra l'Europa e le società extra-europee. L'antropologia è nata da questo rapporto di dominio. Essa è il prodotto della storia che integra le società non-occidentali nel grembo europeo. Perciò la storia dell'antropologia deve farsi ad un doppio livello: quello dell'evoluzione della stessa società europea e quello dell'evoluzione del rapporto che essa ha intrattenuto con le altre società.

Secondo Kilani, i termini di locale e globale non rinviano a realtà sociali positive, individuabili empiricamente, bensì al modo in cui l'antropologo mette in prospettiva livelli diversi della realtà con i quali si confronta nella ricerca sul campo e nella costruzione dell'oggetto antropologico.

L'antropologia si caratterizza innanzitutto come un'impresa di traduzione di culture.

PARTE PRIMA

COS'E' L'ANTROPOLOGIA? RIFLESSIONI SULL'ATTUALITA' DI UNA SCIENZA DELL'UOMO

CAPITOLO I - OGGETTI EMPIRICI E OGGETTI INTELLETTUALI DELL'ANTROPOLOGIA.

L'antropologia: scienza del tradizionale e/o dell'attuale?

Come definire l'antropologia?

La tendenza attuale consiste nel non cercare più di rivendicare un termine preciso per designare il tipo di società cui si rivolge la disciplina. Ormai si tende a negare all'antropologia un unico oggetto specifico. Essa si presenta e si definisce come la scienza delle diversità sociali e culturali, come la scienza dell'uomo in società.

Il progetto dell'antropologia: pensare l'altro e il medesimo

Progetto: pensare il rapporto fra l'unità e la diversità del genere umano. L'antropologia è per eccellenza una disciplina "contrastiva": mentre assume un ampio sguardo prospettico sulle diversità geografiche e storiche delle società, cerca nel contempo di approdare a generalizzazioni concernenti l'insieme dei comportamenti dell'uomo in società.

Nella storia della disciplina, il problema del rapporto tra unità e diversità è stato trattato diversamente a seconda delle teorie: l'evoluzionismo metteva l'accento sull'unità, mentre il relativismo lo metteva sulle diversità culturali e sociali. Negli anni '60, denuncia della collusione dell'antropologia con il colonialismo. Crisi del ruolo del ricercatore.

L'altro come pretesto, ovvero le metamorfosi dell'alterità

Attualmente si assiste ad un'esasperazione del desiderio dell'altro, ingannevole rispetto ad una riflessione sistematica e critica sull'alterità. Turismo di massa = consumo passivo delle differenze e degli esotismi: la curiosità per l'altro corrisponde assai spesso a sogni di evasione piuttosto che ad un tentativo di conoscenza.

L'infatuazione del pubblico contemporaneo per la letteratura esotica obbedisce a considerazioni recondite, nascoste nell'immaginario occidentale, come quella di rassicurarsi della sua superiorità o di confermarsi nelle proprie qualità in rapporto all'altro. Il genere del racconto di viaggio, grazie ad un meccanismo di distanziamento-decolpevolizzazione, soddisfa la curiosità dell'altro senza rimettersi in discussione. Oppure utilizzo dell'altro, la cui immagine è generalmente proiettata in un passato idilliaco, come rifugio contro un presente minaccioso ed insoddisfacente.

Gli antropologi e le metamorfosi dell'alterità

Col pretesto di riabilitare il "primitivo" o il "selvaggio", non si fa che invertire i termini della comparazione classica tra un polo positivo ed uno negativo: si continua a ragionare in maniera schematica e dicotomica, il che non è altro che etnocentrismo a rovescio, Corrente neo-evoluzionista: rovescia lo schema evoluzionista: selvatichezza, barbarie, civiltà.

Una definizione dell'alterità

L'alterità non rappresenta un'essenza, una qualità intrinseca che certe popolazioni o certe culture portano inscritta in se stesse: deve essere considerata come una nozione relativa e congiunturale: si è "Altro" solo agli occhi di qualcuno. La categoria dell'altro non ha a che fare con una definizione sostanziale, ma è sempre inserita in una relazione, generalmente di dominazione-subordinazione.

Il rapporto di esteriorità-identificazione ha come effetto che al mio ritorno, dopo essere stato presso l'altro, io non sono più lo stesso.

I luoghi di riflessione dell'antropologia

L'oggetto dell'antropologia è dinamico e fa parte integrante della società globale. Le zone marginali non lo sono che relativamente alla società maggioritaria.

L'oggetto dell'antropologia è dialettico nel senso che mette sistematicamente in rapporto il locale e il globale.

Iniziative pseudo-culturaliste dei paesi del terzo mondo: riducono la legittimità delle rivendicazioni d'identità a dei valori mummificati, ricorrendo, per esempio, ad una concezione idealistica della cultura, concepita come al di fuori della storia e delle contraddizioni sociali e politiche. Ideologia autoritaria al servizio di un infimo strato sociale al potere in questi paesi. Il riferimento ai valori tradizionali è molto spesso l'occasione per un esercizio esclusivo del potere.

Ugualmente i movimenti regionalisti in Europa sono stati all'origine di iniziative pseudo-culturaliste: basano le loro rivendicazioni sul mito di una cultura originaria.

Questa ipertrofia del sentimento nazionale e dell'identità culturale non è stata soltanto all'origine della negazione della storia e della dinamica interculturale, ma altresì la fonte di una volontà di annientamento di altre culture e popoli.

Una definizione dell'antropologia: l'articolazione del locale col globale

Definizione di antropologia (Augé): "Il sapere antropologico assume come oggetto d'indagine unità sociali di piccola ampiezza a partire dalle quali tenta di elaborare un'analisi di portata più generale, cogliendo da un certo punto di vista la totalità della società in cui queste unità si inseriscono". Quindi antropologia come disciplina che pensa il rapporto fra particolare e generale, che tenta cioè di analizzare la logica e la trasformazione dei rapporti sociali propri alle unità locali, cercando nel contempo di spiegare la logica complessa del mondo che le circonda.

Qualche esempio

Antropologia in ambiente industriale: contrariamente ad una visione astratta ed uniforme, vi si scoprono testimonianze di "culture" particolari: la socialità è ricostruita su altre basi (cameratismo o solidarietà); alla gerarchia degli status si sostituiscono altri segni. Le forme di resistenza di queste "culture locali" assumono vari aspetti: fenomeno della "parrucca": tipo deviato di produzione; riorganizzazione libera della catena lavorativo e dell'adattamento, concertato tra gli operai, delle cadenze e del ritmo della produzione.

Agricoltura di montagna nelle regioni alpine della Svizzera: è proprio grazie all'integrazione totale della modernità da parte delle popolazioni di montagna che è stata possibile la preservazione, o più esattamente la rielaborazione delle pratiche sociali tradizionali.

L'antropologia: una disciplina della comparazione

Metodo specifico: distanziandosi grandemente rispetto al proprio universo culturale l'antropologo può misurare le trasformazioni che agiscono sulle società moderne. L'esperienza delle altre culture, delle tradizioni e dei gruppi minoritari consente d'illuminare di luce nuova la cultura industriale: comparazioni interculturali, nello spazio e nel tempo, fra le particolarità e i significati sociali diversi che l'antropologo osserva.

Es. stato-nazione / società comunitarie: la nozione di potere politico non si riduce necessariamente all'utilizzo della violenza armata e alla specializzazione istituzionale, ma può attenere ugualmente al simbolico e al religioso.

CAPITOLO II - PROCEDIMENTO, INDAGINE E METODI IN ANTROPOLOGIA

Dal particolare al generale, ovvero l'antropologia come scienza delle logiche sociali

Il decentramento e il distanziamento come fondamenti del procedimento antropologico

Procedimento del decentramento-distanziamento: uscire dal proprio universo culturale per poter rendere conto della diversità, nel contempo senza cessare d'interrogarsi sulla propria società.

Nella visione antropologica, ogni unità sociale è fortemente relativizzata.

L'osservazione partecipante e la pratica di campo

Associa strettamente l'esperienza esistenziale e quella intellettuale.

Per rafforzare l'oggettività, si è spesso pensato che bastasse accentuare il carattere di microcosmo del gruppo studiato: ma ogni unità sociale fa parte di un sistema più ampio che lo trascende. Insistere sul carattere "chiuso" di un gruppo significa dimenticare che lo stesso ricercatore è un intruso e la sua origine, i suoi valori, hanno influenza nella relazione con gli altri.

Le regole dell'osservazione partecipante devono dunque tener conto di due fattori: l'insieme dei dati esterni e delle determinazioni socio-politiche globali che agiscono su un gruppo dato; il rapporto fra l'antropologo e la popolazione presso cui lavora.

Costruzione dell'oggetto in antropologia

L'oggetto dell'antropologia non può dunque essere concepito come un dato a priori, ma corrisponde ad un processo di costruzione, a partire dai due criteri: il rapporto del ricercatore con il campo delimitato in questione; la presa in considerazione dell'insieme delle influenze esterne.

Un esempio: l'agricoltura di montagna come oggetto antropologico

Agricoltura di montagna come oggetto da costruire, attraverso il quale era possibile leggere:

·         gli interventi dello Stato (per mantenere la popolazione sul territorio): ragioni di ordine politico (difesa nazionale) e sociologico (equilibrio tra strutture urbane e strutture contadine);

·         l'influenza dell'economia di mercato (per il turismo: funzione di manutenzione del territorio);

·         volontà delle popolazioni locali di non accontentarsi solo di queste funzioni utilitarie e di adattare la modernità diffusa alle proprie esigenze: grazie ai salari, alle sovvenzioni, alla meccanizzazione, sono riusciti a tenere in vita l'attività agricola e a darle un contenuto extra-economico con motivazioni principalmente di ordine sociale e culturale.

L'antropologia dello sviluppo come altro esempio di costruzione dell'oggetto

Bastide: allargare il campo di osservazione in modo tale da includervi tanto coloro che decidono azioni di sviluppo (stato) quanto le popolazioni che ne sono gli "oggetti".

Es. introduzione di pompe ad acqua in India: ciò che avrebbe dovuto rappresentare un cambiamento benefico per la popolazione ha piuttosto apportato angosce e conflitti: la tecnica non è di per sé sufficiente a cambiare l'esistenza. Occorre che essa si integri nelle strutture sociali e culturali. L'assunzione della contestualizzazione nell'analisi antropologica consente di misurare le difficoltà e le resistenze potenziali.

Visione globale e "fatto sociale totale" in antropologia

Esigenza della contestualizzazione e aspirazione ad un approccio globale.

Fatto sociale totale = un fenomeno che sia al tempo stesso espressione e sintesi dell'insieme della vita sociale di una data società. Kula.

Il kula come esempio di fatto sociale totale

Trobriand. L'interesse teorico e metodologico del kula deriva dal fatto che vi si trovano intimamente associati transazioni economiche, comportamenti cerimoniali, un meccanismo di alleanze politiche, l'espressione di rituali magici e di manifestazioni estetiche, insiemi di elementi che costituiscono un sistema.

Il fatto sociale totale come nozione teorica

Potlach. Sistema di reciprocità. Fonda il legame sociale, crea quello religioso e mantiene e rafforza la coesione sociale. La nozione di fatto sociale totale mostra che i fenomeni economici non sono separabili da altri aspetti della vita sociale e non possono essere ricondotti esclusivamente a calcoli mercantili o utilitari, legati al semplice baratto.

Baudrillard parla di oggetti-segni, a proposito dei beni di consumo. Postula che, al di là della loro utilità (il valore d'uso) e del loro valore di mercato, gli oggetti industriali o culturali sono inseriti in un sistema di valori, in un sistema di segni propriamente sociali (il valore-segno). Attraverso l'atto del consumo, l'interessato tende generalmente ad affermare la sua appartenenza ad una classe sociale, la sua adesione ad una moda, il suo snobismo, la sua originalità, etc.



Realtà empirica e il modello della realtà in antropologia

La riflessione antropologica consiste sempre nella costruzione di un modello ritenuto capace di tradurre dei rapporti, delle relazioni fra fenomeni empiricamente isolati.

Un esempio di costruzione del modello: la spiegazione strutturale della proibizione dell'incesto

Per Lévi-Strauss non bisogna considerare solo l'aspetto negativo (l'interdizione del parente prossimo) della proibizione dell'incesto, ma anche i suoi aspetti positivi, in altri termini le relazioni sociali di cui è all'origine. Associando la dimensione negativa (l'interdizione di serbare) con quella positiva (l'obbligo di donare) Lévi-Strauss scopre la struttura della parentela fondamentale che regge le società umane: il principio di reciprocità. La proibizione dell'incesto è una delle regole della reciprocità, che garantisce la vita sociale all'interno e la rende possibile all'esterno creando legami di alleanza e scambio economico. E' un modello di organizzazione della realtà sociale.

Funzione esplicita e funzione implicita

Esempio: l'interdizione nella religione musulmana di consumare carne di maiale. Preoccupazione di ordine igienico. Altra funzione: attraverso l'interdizione tendeva millenni addietro, presso i semiti, a dissociare le tribù nomadi da quelle sedentarie che allevavano e consumavano il maiale. Questa interdizione era un'affermazione dell'identità del gruppo, era anzitutto una regola culturale prima di essere una regola culinaria o igienica.

CAPITOLO III - I CAMPI DI STUDIO DELL'ANTROPOLOGIA

Situazioni e problemi

E' importante sottolineare che l'interesse del procedimento antropologico risiede nella prospettiva olistica che lo sottende; e che perciò ogni approccio al reale a partire da un punto di vista o da un ambito particolari deve approdare ad una ri-totalizzazione del sociale.

L'antropologia della parentela

I rapporti di parentela strutturano e informano tutta la società. Nelle società "primitive", i effetti, tutti i linguaggi sociali passano per la parentela: il linguaggio religioso (i rapporti con le divinità) passa attraverso gli antenati e le generazioni passate; il linguaggio economico si traduce in termini di lignaggio e di gruppo locale.

L'antropologia della religione e del simbolico

Tylor e Frazer: ricostruzioni evoluzionistiche che classificavano le società in funzione delle loro forme religiose supposte.

Lévy-Bruhl oppone alla "mentalità primitiva" la "mentalità razionale".

Durkheim: la religione è analizzata come fatto sociale (il religioso partecipa del sociale) e come fenomeno sociale totale (la religione è una cristallizzazione di comportamenti e istituzioni che partecipano, insieme, dell'etico, del simbolico, dell'economico, del politico, del sociale); e ne coglie le funzioni positive: la religione è all'origine della coesione sociale e del suo mantenimento, le cerimonie religiose costituiscono un momento di effervescenza e di fusione sociale.

Oggi gli interessi dell'antropologia religiosa si sono allargati allo studio dei sistemi di rappresentazione e dei sistemi simbolici (Lévi-Strauss) e ai meccanismi di rappresentazione simbolica delle istituzioni sociali e della loro riproduzione (Augé): problema dei modi di pensiero e della traducibilità di culture.

L'antropologia politica

Antropologia britannica: indirect rule. Questi studi sono all'origine della distinzione fra società con lo Stato e società senza Stato; in queste ultime l'organizzazione politica e la struttura della parentela sono generalmente inseparabili.

L'antropologia economica

Malinowski e Mauss: rifiuto di ogni autonomia al campo dell'economico nella definizione delle società e messa in discussione dell'idea propria dell'economia classica secondo la quale l'uomo è un "animale economico".

La scuola marxista ha portato nella discussione i problemi fondamentali quali quelli della riproduzione sociale ed economica, delle categorie sociali o di età, del grado di determinazione delle diverse istanze sociali.

L'antropologia della significazione (Mauss, Polanyi) definisce i fenomeni economici come fenomeni sociali totali: recano in sé un senso sociale, culturale e simbolico; non si riduce solo alla dimensione utilitaria, critica della concezione che sottende l'analisi economica classica quali le nozioni di "rarità", "bisogno", "interesse", "capitale".

L'antropologia economica che si inscrive nella prospettiva del simbolico e della significazione ha dunque come procedimento fondamentale quello di mettere sistematicamente in rapporto la società moderna con le società tradizionali.

L'antropologia del cambiamento sociale

E' solo a partire dagli anni '30 che si sono sviluppati gli studi sui fenomeni di acculturazione. Approccio che derivava da una concezione meccanicistica del cambiamento: questo era infatti valutato sempre in rapporto alla società dominante. Si pensava che il cambiamento dovesse sempre esprimere lo stesso movimento, quello dell'adattamento, dell'aggiustamento delle società tradizionali ai valori della società moderna: da qui deriva la rigida opposizione tra tradizione e modernità, passato e presente, società semplici e società complesse.

Più tardi si sviluppa un'importante letteratura dedicata ai fenomeni messianici, millenaristi e nativisti delle società "primitive" e tradizionali: sono generalmente rapportati alla medesima funzione di adattamento e acculturazione alla società europea. Sono considerati come risposta allo choc culturale in seguito al contatto.

Concezione fortemente unilineare del cambiamento sociale che è stata messa in discussione => nuova prospettiva: comprendere le unità sociali ristrette nel quadro della dialettica con la società globale.

L'antropologia dell'ambiente urbano e industriale

L'antropologia in campo urbano deve mostrare in che cosa lo sguardo che l'antropologo rivolge alla città, all'ambiente industriale e tecnico, in breve alla modernità, sia pertinente a comprendere le logiche sociali locali nella loro articolazione con il globale.

L'antropologia della città: qualche riferimento

L'antropologia della città può essere definita come l'insieme dei lavori che cercano di cogliere e analizzare gli spazi di coabitazione nelle città, i rapporti sociali che vi si sviluppano, l'articolazione dei luoghi di lavoro con quelli di residenza, la distribuzione delle reti di socialità, la possibilità di raggruppamento e di identificazione sociale ed etnica.

L'antropologia dell'ambiente industriale e tecnico: qualche riferimento

Analizzare le condizioni dell'innovazione tecnica, della sua diffusione e dei freni sociali e culturali che incontra, tentando di mettere in evidenza le tradizioni sociali e le mentalità che accompagnano e informano l'evoluzione della tecnica.

L'antropologia del "noi" e il rimpatrio dell'oggetto "esotico"

Una tale prospettiva arriva ad estendere gli spazi "esotici" al di là dei loro limiti tradizionali (es. giungla delle città). Nel persistente gusto per l'esotico, è possibile cogliere un'estensione del "pre-" (scovare credenze e comportamenti pre-scientifici, pre-razionali, pre-moderni, pre-economici) e del periferico (periferia della produzione industriale, periferia delle istituzioni ufficiali, etc.) a detrimento dell'interesse per le attività e le credenze centrali (il sapere scientifico, la "razionalità" economica, il potere politico, etc.).

L'antropologia "rimpatriata" e l'elusione del metodo

L'esteriorità come principio metodologico che permette di evitare le spiegazioni che partecipano di un punto di vista troppo generale o troppo esterno all'oggetto studiato si costruisce praticamente sul campo in rapporto con un certo numero di criteri: la maniera in cui il ricercatore procede per delimitare empiricamente l'oggetto, la maniera in cui lo rapporta al contesto più largo in cui esso si inscrive, la maniera in cui definisce la propria relazione con gli attori sociali, la natura dei suoi presupposti teorici e la finalità analitica che persegue.

PARTE SECONDA

L'ANTROPOLOGIA IN SITUAZIONE - APPORTI E RAPPORTI CON LE ALTRE SCIENZE DELL'UOMO

CAPITOLO I - ANTROPOLOGIA E SOCIOLOGIA. LA RAGIONE COMPARATIVA

L'antropologia e la sociologia perseguono la medesima finalità: studio dell'insieme delle produzioni sociali e culturali di cui l'uomo è all'origine. I rapporti fra le due sono marcati da differenze di prospettive, di procedimenti, ed, in certa misura, relative all'oggetto.

Dal suo "esilio" nelle società esotiche, l'antropologia sembra aver tratto un certo vantaggio euristico. In quanto impresa di traduzione di culture, l'antropologia ha dovuto specificare, caso per caso, le procedure attraverso le quali passa dal particolare al generale, dall'esotico all'universale, cioè le procedure su cui fonda la sua ragione comparativa.

Sociologi: visione oggettivista, la quale stabilisce un rapporto univoco con l'universo sociale e privilegia il punto di vista dell'osservatore come punto di vista scientifico legittimo. Confondono l'identificazione storica ed ideologica del loro oggetto con un'identificazione scientifica neutra.

La "grande partizione": società e comunità, sociologia e antropologia

Verso la metà del XIX secolo, l'antropologia ebbe subito come oggetto le società "primitive"; la sociologia è nata nello stesso periodo per studiare la società industriale. Questa creava nuove condizioni storiche: da un lato, la distruzione accelerata delle società contadine tradizionali, la generalizzazione del lavoro industriale, processi di proletarizzazione e urbanizzazione; dall'altro, l'esigenza intellettuale del positivismo dominante: la sociologia comtiana del diciannovesimo secolo aspirava soprattutto ad essere una tecnica sociale e la consigliera del principe.

Da queste due prospettive - società tradizionali o esotiche e società industriali o moderne - è nata la famosa distinzione di Töennies: Gemeinschaft / Gesellschaft, poi affinata da Durkheim nella forma solidarietà meccanica / solidarietà organica. Ciascuna delle due forme di raggruppamento e di solidarietà doveva costituire l'oggetto privilegiato ed esclusivo delle due discipline.

Antropologia e sociologia: differenze di prospettiva, di metodo e di indagine

Sin dagli anni '60, l'oggetto dell'antropologia non riguarda più esclusivamente le società "primitive", perché concerne ormai l'insieme delle situazioni di alterità e di diversità, ovunque esse si manifestino e dunque anche nelle società industriali avanzate.

Malgrado questa convergenza recente, nondimeno persistono alcune differenze tra queste due discipline, che divergono in primo luogo per la prospettiva che ciascuna di esse adotta: l'antropologia sceglie unità ristrette, più o meno marginali della società globale, per meglio porsi a distanza da questa e poterla rischiarare; mentre la sociologia si colloca subito al livello della prospettiva globale, quella della società maggioritaria.

L'antropologia si distingue per il modo in cui mette a fuoco le realtà che studia: adotta il punto di vista dell'osservato, dell'oggetto di ricerca, nella misura in cui si interessa in primo luogo alle pratiche sociali che conferiscono un senso alla vita di un gruppo.

Tradizionalmente il sociologo parte da ipotesi già elaborate e cerca in seguito di affinarle o di verificarle tramite l'indagine sul campo. Al contrario, l'antropologo costruisce progressivamente la sua problematica man mano che va scoprendo i principi di organizzazione della società che studia.

La seconda caratteristica importante del procedimento antropologico consiste nel mettere in rapporto l'unità locale ristretta con la società globale. Insistendo sul valore di una scelta di unità ristrette in antropologia, si intende piuttosto sottolineare la pertinenza di un particolare procedimento: quello della dialettica fra locale e globale come finalità analitica, del distanziamento e del decentramento come garanzia d'imparzialità, se non di oggettività, della prospettiva comparativa e della generalizzazione di questo principio euristico a tutte le società. La sociologia, invece, resto lo studio della società industriale globale, anche quando lavora su piccole unità.

Convergenze tra l'antropologia e la sociologia: il metodo comparativo

I padri fondatori della sociologia (Weber, Marx) l'hanno voluta disciplina comparativa ed aperta all'universale. Marx: comparazione attraverso la categoria economica.

Weber: grazie alla prospettiva comparativa, ha sottolineato la relatività della razionalità dei processi sociali occidentali, dopo aver dimostrato che la "razionalità" è un concetto particolarmente relativo e culturalmente determinato, in ultima analisi null'altro se non il senso che gli individui danno alle proprie azioni.

CAPITOLO II - ANTROPOLOGIA E STORIA. LE RAGIONI DELL'ALTRO

Un limite netto ha per lungo tempo separato l'antropologia dalla storia; tuttavia a partire dagli anni '60 assistiamo ad un clamoroso riavvicinamento delle due discipline.

Il rinnovamento dell'antropologia e della storia

Il rinnovamento dell'antropologia in un primo tempo è consistito nell'abbandono dell'antica opposizione fra società "primitive" e società complesse, e nella scoperta o riscoperta della dimensione storica delle società che essa studia nel presente (cambiamento sociale) e nel passato (etno-storia o antropologia storica).

In un secondo tempo, il rinnovamento dell'antropologia è consistito nella sua conversione allo studio delle società vicine, quelle europee.

Quanto alla storia, sotto l'impulso della scuola delle Annales:

·         ha ridefinito il suo campo - reazione contro la storia dei potenti e contro la storia événementielle; allargamento del suo territorio a quello della realtà istituzionale, alla realtà profonda delle masse e dei fenomeni sociali;




·         ha introdotto nelle sue analisi la lunga durata. Il compito della storia è ormai quello di far emergere le strutture nascoste e i movimenti profondi che agitano le società. Il cambiamento non è più événementiel, e in qualche modo accidentale e arbitrario, ma diviene una dimensione intrinseca alla società considerata.

Problematiche comuni all'antropologia e alla storia: l'alterità, lo spaesamento, la marginalità

·         il distanziamento: oggi lo storico, alla maniera dell'antropologo, si pone a distanza rispetto alla realtà storica studiata e controlla la propria estraneità;

·         l'interesse per ciò che è marginale: i gesti, gli atteggiamenti, i comportamenti e i miti popolari hanno ormai per lo storico un significato, proprio a causa della loro marginalità;

·         il principio di spiegazione: tende a cogliere l'altro nella sua singolarità. L'esplorazione della società preindustriale non consiste più nel considerarla come una società che precede necessariamente la nostra, ma come una società altra.

Metafore storiche e realtà mitiche: una ricostruzione della storia e dell'evento

L'incontro di culture è anche e soprattutto un problema di comunicazione fra sistemi culturali differenti. Lo scambio di sguardi spesso precede lo scambio di oggetti o della forza. Ogni cultura cerca di codificare l'altro a partire dalle categorie mentali e dai sistemi di classificazione che le appartengono.

Sahlins parla di "malinteso produttivo" (working misunderstanding) come di una dimensione essenziale della comunicazione tra le culture. Il malinteso è produttivo nel senso che, nessuna delle culture essendo in errore - ciascuna a modo suo vede giusto - lo sguardo che ognuna rivolge all'altra si traduce in effetti pratici: esso crea l'evento e trasforma il reale.

Es. la divinizzazione del capitano Cook era la condizione stessa per l'esperienza dell'alterità da parte degli Hawaiani; l'attribuzione a Cook di una dimensione soprannaturale corrispondeva presso gli Hawaiani ad una lettura di un evento straordinario nel quadro di un ordine culturale che lega la divinità alla figura dello straniero e allo spazio esterno. La divinizzazione e poi il sacrificio di Cook contribuirono a fondare la legittimità delle chefferie hawaiana e poi della trasformazione di questa in uno Stato. Nelle Hawaii l'evento si inscrive interamente nella dimensione della ripetizione: attraverso il presente dell'evento si fa "esperienza del passato": in questo senso, la rottura fra il passato e il presente, fra il prima e il dopo, caratteristica della temporalità storica europea, non ha corso nelle Hawaii: le due dimensioni vi coesistono sotto la forma del riassorbimento del passato nel presente.

Ciò che sta profondamente trasformando le società melanesiane, non sono tanto le navi, gli aerei, le armi, gli strumenti, le scatole di conserva che si parano loro davanti, quanto piuttosto lo sguardo che essi rivolgono agli uomini e alle cose europee. La divinità che, all'inizio del contatto, è stata attribuita ai Bianchi, non era l'espressione di un pensiero irrazionale. Non era la semplice conseguenza di un'associazione di tipo magico fra il comportamento empirico degli Europei e le categorie mitiche del pensiero locale. L'attribuzione ai Bianchi di una qualità divina era la condizione stessa per la percezione di quell'esperienza. La storia viene esplicitamente organizzata come metafora di realtà mitiche.

PARTE TERZA

STORIA DEL PENSIERO ANTROPOLOGICO, OVVERO GENEALOGIA INTELLETTUALE DEL DISCORSO SULL'ALTERITA'

CAPITOLO I - PRELUDIO AD UNA STORIA DELL'ANTROPOLOGIA. ETNOGRAFIA, ETNOLOGIA, ANTROPOLOGIA: ETEROGENEITÀ E UNITÀ DELLA DISCIPLINA

Tre termini, tre momenti dello stesso procedimento

Etnografia, etnologia, antropologia: tre momenti successivi del lavoro antropologico - il che è un modo di rappresentarsi a posteriori del lavoro scientifico.

L'etnografia

Corrisponde alla prima fase del lavoro dell'antropologo, alla fase preparatoria della raccolta dei documenti e dei dati, e della loro prima descrizione sotto forma di registrazione, classificazione, traduzione, etc.

L'etnologia

E' la fase in cui si analizza, si sintetizza e si interpreta ciò che si osserva in una data cultura in rapporto alle conoscenze sulle altre società di cui si dispone e con le generalizzazioni teoriche che si sono costruite a partire da queste conoscenze. A questo livello, le sintesi analitiche si riferiscono generalmente ad una sola dimensione della realtà (es. parentela, economia, religione, politica, etc.).

L'antropologia

Costituisce il terzo livello, quello più generale in cui si tenta di definire le proprietà generali di tutta la vita sociale e culturale. Le generalizzazioni teoriche si compiono a partire dalla sistematica compilazione di un maggior numero di esempi e di casi concreti riportati nella letteratura etnologica.

Diversità di denominazioni e diversità delle tradizioni nazionali

Paesi anglosassoni: Anthropology.

Francia: ethnologie.

Germania: Völkerkunde (studio dei popoli primitivi) e Völkskunde (studio del folklore europeo).

Le più correnti nozioni della disciplina hanno assunto forma e consistenza all'interno delle diverse situazioni coloniali inaugurate dagli Europei. Bisogna prendere in considerazione i rapporti sociali e le dinamiche culturali ed ideologiche all'interno delle metropoli; la natura dei sistemi sociali dei paesi colonizzati nei vari momenti della conquista; il tipo di dominio che ciascuna metropoli ha imposto alle proprie colonie.

La tradizione spagnola

1492 è anche l'anno della caduta di Granada e dell'espulsione degli ebrei.

Gli Spagnoli ritenevano possibile un solo modello di società, concepibile una sola cultura, praticabile una sola religione.

La società creola americana ha in genere riprodotto le medesime strutture ideologiche della metropoli.

La tradizione britannica

Capitalismo di tipo mercantile e poi industriale. Problema di garantirsi l'appropriazione dei prodotti tropicali e controllare il commercio internazionale. Tali preoccupazioni si tradussero in un sistema politico pragmatico che consisteva nel lasciare al loro posto le strutture indigene, accontentandosi di governarle dall'esterno. Indirect Rule.

Suddivisione delle società in unità autonome e separate => nozione di cultura.

Per trattare del cambiamento sociale, la scuola funzionalista, fedele alla definizione statica del proprio oggetto, sviluppa le nozioni di contatto di culture e di acculturazione e i loro corollari di adattamento e di disfunzione. In altri termini, il cambiamento sociale e culturale non è trattato se non sotto la forma di un cambiamento orientato, di un più o meno grande adattamento dei gruppi ristretti alla struttura dominante, ovvero alla società coloniale ed europea.

Relativismo culturale: "tutte le società sono diverse e tutte le diversità sono uguali": posizione che sottolinea il rifiuto di ogni approccio di tipo storico ed ogni tentativo di ricostruzione delle società in termini di evoluzione e gerarchia.

La tradizione americana

La colonizzazione si caratterizzò subito per il rifiuto di ogni cultura. E' nel contesto di questa separazione totale fra la società dominante e i vari popoli indiani che si svilupparono i concetti di cultura e di tratto culturale. La cultura va concepita come la variabile primaria che struttura l'esistenza umana, va ricostruita essenzialmente mediante l'analisi e lo studio dei diversi modi di apprendimento e di socializzazione per i quali passa l'individuo => nozione di personalità di base.

La tradizione francese

Il modello di amministrazione dell'impero coloniale francese fu direttamente ispirato dal sistema politico centralizzato della metropoli. I Francesi tenteranno di sostituire le strutture locali con delle strutture ricalcate su quelle in vigore in Francia. Il colonialismo francese è definito come assimilatore delle culture e dei popoli altri.

Es. nell'Africa del nord, le ricerche di tipo preistorico, storico ed etnografico corrispondevano spesso alla preoccupazione di giustificare la presenza francese: questo tipo di preoccupazioni farà sì che l'etnologia francese sarà incentrata più sulla ricerca dei "principi" della vita sociale che non sul concreto funzionamento di queste società.

PARTE QUARTA

ANCORA SULL'ATTUALITA' DELL'ANTROPOLOGIA. DALL'ANTROPOLOGIA RISTRETTA ALL'ANTROPOLOGIA GENERALIZZATA

CAPITOLO I - IL LOCALE ED IL GLOBALE: UNA NUOVA ARTICOLAZIONE DEL PROGETTO ANTROPOLOGICO

La crisi dell'antropologia negli anni sessanta non dipendeva soltanto dai limiti interni alla disciplina, ma era determinata anche dalle generali condizioni economiche, politiche e sociali. Gli sconvolgimenti geopolitici che hanno accompagnato il movimento di decolonizzazione, la forte crescita economica dei paesi occidentali, l'avvio dell'industrializzazione nel terzo mondo, infine le varie crisi ideologiche e culturali hanno imposto all'antropologia una sorta di aggiornamento teorico.

Una nuova dialettica tra l'unità e la diversità

Formidabile processo di uniformazione su scala planetaria in tutti i campi (economico, politico, culturale, sociale). Questo movimento è caratterizzato dall'egemonia, che si afferma sempre di più, di certi comportamenti e valori propri della società industriale moderna => modello uniforme di sviluppo, che ha come particolarità quella di fondarsi su pratiche economiche e culturali unificanti.

Parallelamente a questo movimento, apparentemente irreversibile, di unificazione delle pratiche, appare un altro fenomeno, di segno contrario, quello della montata delle rivendicazioni delle diversità:

·         assume la forma di un'affermazione di principio (Unesco: salvare i patrimoni dell'umanità nella loro diversità);

·         la diversità viene vissuta direttamente nell'atto del consumo: il rapporto con la diversità consiste nel consumare o appropriarsi di segni capaci di distinguere il consumatore dal suo immediato vicino, o più semplicemente di soddisfare il suo edonismo. Uno degli effetti perversi di questo tipo di consumo fa sì che spesso la diversità ricercata prenda il posto della diversità vissuta. E' il caso per esempio della diversità etnica che, assunta come oggetto di consumo, si trova talvolta ridotta alle immagini di produzioni artistiche e culturali che dipendono direttamente dal gusto e dalla domanda esterna (turismo di massa: arriva perfino a produrre nuove forme etniche: accento sulla restaurazione, sulla preservazione e sulla ri-creazione fittizia delle caratteristiche etniche);

·         la ricerca della diversità è ugualmente osservabile al livello dell'azione di certi gruppi etnici: l'esigenza della differenza è un problema di identità: rinvia a pratiche e valori che generalmente sono, o si pretende che siano, in rottura con i modelli dominanti.

Una nuova problematica per l'antropologia: il locale e il globale

Data la mondializzazione dei rapporti di produzione di tipo industriale, è vano voler continuare a restringere l'oggetto dell'antropologia alle sole società tradizionali.

Collocandosi nell'articolazione del locale col globale, il procedimento dell'antropologia consisterà nel trovare unità sociali pertinenti che possano funzionare come indicatori della società globale o della struttura dominante. In tal modo, gli oggetti non sono più dati a priori, ma devono essere ogni volta costruiti in funzione del campo e delle problematiche scelte.

CAPITOLO I - STORICITÀ DEGLI OGGETTI TRADIZIONALI DELL'ANTROPOLOGIA

L'allargamento dell'oggetto dell'antropologia presuppone anche una sua storicizzazione: reintrodurre la dimensione storica.

Le forze storiche di integrazione e di unificazione delle società tradizionali periferiche

I processi di uniformazione hanno un'origine storica: la società industriale del diciannovesimo secolo. Il suo perno è costituito da due figure centrali: lo Stato-nazione e il mercato:



·         lo Stato-nazione storicamente si è costituito in Europa intorno all'idea di uno spazio geografico e simbolico unificato che garantisce una serie di valori e pratiche comuni: uniformità delle leggi, un solo codice linguistico, corpo politico centralizzato e rappresentativo, omogeneità etnica, culturale o religiosa. Le costruzioni nazionali sono generalmente accompagnate da una progressiva riduzione dei particolarismi politici, di quelli culturali e di quelli linguistici.

·         il mercato per funzionare adeguatamente necessita di un certo numero di istituzioni sociali e giuridiche: spazio territoriale uniforme, uniformità di leggi e regole, l'accesso per tutti, l'universalità della transazione monetaria. Il mercato è per sua natura unificatore: impone i suoi valori e le sue pratiche, cancella o marginalizza le strutture economiche, sociali e culturali che gli si sottraggono - es. le pratiche della reciprocità, del dono o della mutua assistenza.

La convergenza dello Stato-nazione con il mercato si realizza storicamente a partire da un certo numero di punti comuni: stessa nozione di territorialità, stessi valori, stessa ideologia (da parte dello Stato, badare al benessere dei cittadini; da parte del mercato, offrire i mezzi per questo progresso e questo benessere).

Interventi esterni e storicità della montagna

Alpi vallesi. Lo stato interviene con interventi per l'integrazione politica:

·         introduzione della fiscalità sotto la forma di imposte individuali;

·         creazione di fondazioni per venire in aiuto dei poveri, degli orfani e dei vecchi (in modo tale che le pratiche comunitarie di aiuto reciproco e di sostegno vengono a scomparire);

·         la condanna del chiarivari, che costituiva una sorta di disordine rituale (disapprovazione del villaggio) e la sua sostituzione col versamento di una somma in denaro da parte delle persone interessate (la moneta finisce sempre più per mediare le relazioni tra gli individui);

·         sostituzione dei banchetti funebri (considerati occasione di bagordi e di spreco) col principio della colletta per i poveri (spezza le reti della socialità);

·         soppressione di numerose feste da parte della chiesa cattolica.

In sintesi, le finalità dell'intervento dello Stato sulle collettività di montagna nel corso del XIX secolo sono consistite nell'associare e accelerare un processo di individualizzazione che andava di pari passo con la diminuzione dell'intensità delle pratiche comunitarie; nel monetizzare sempre più i rapporti sociali; infine, nel promuovere i valori del produttivismo, dell'accumulazione e del profitto.

Inoltre, le regioni di montagna vengono sconvolte radicalmente dallo sviluppo di una poderosa industria turistica: si impiantano strutture di tipo urbano, i modi di vita si uniformano, il passato viene svalorizzato oppure preservato sotto forma di istituzione folklorica.

Forme di integrazione e cambiamento sociale nelle società tradizionali "esotiche"

Medesime tecniche di intervento. La fiscalità fu una delle prime misure adottate: l'introduzione dell'imposta pro-capite assolveva diverse funzioni:

·         controllare politicamente i paesi censendo la popolazione individuo per individuo;

·         fornire manodopera alle imprese minerarie (lavoro salariato);

·         creare un mercato a livello locale.

·        

CAPITOLO III - CAMBIAMENTO SOCIALE E LOGICHE SOCIALI DIVERSE

Il problema del cambiamento va collocato al livello del confronto tra le strutture e i metodi dominanti e le forme locali. Analizzati in questo quadro, i fenomeni di cambiamento e di resistenza non appaiono più come un semplice rifiuto da parte di un gruppo o di una parte della società di fronte all'intrusione di forze uniformanti, ma come forme di espressione sociale in costante elaborazione, le quali, pur integrando l'innovazione, cercano di preservare, di trasformare o di ricreare la socialità e le pratiche locali.

Antropologia del cambiamento: studiare contemporaneamente i processi di uniformazione e di cambiamento sociale; analisi dialettica di queste due dimensioni.

Rapporti di lavoro salariato e permanenza delle relazioni sociali

Introduzione del lavoro salariato: mezzo privilegiato per l'espansione coloniale e per l'integrazione delle zone marginali nel sistema capitalistico nazionale e internazionale.

Uso della moneta e logica tradizionale dello scambio: l'esempio del sistema cerimoniale moka

Presso i Melpa di Mount Hagen, che possiedono un sistema cerimoniale elaborato, detto moka, l'introduzione della moneta negli scambi cerimoniali consente di realizzare degli aggiustamenti interni atti a garantire, in queste società, una continuità sociale e culturale. I big-men decisero di introdurre il denaro nel sistema moka: utilizzato sia per lo scambio come valore non convertibile, sia per acquistare beni che poi vengono immessi nel circuito degli scambi tradizionali. Il danaro ormai rappresenta, agli occhi dei Melpa, tanto la riuscita dell'economia di mercato, da cui dipende il sistema cerimoniale, quanto il mezzo per mantenere dinamica la sfera cerimoniale tradizionale.

Condizioni economiche moderne e amplificazione del sistema cerimoniale tradizionale: l'esempio del potlach

Interazione tra modernità e tradizione.

Logica sociale tradizionale e modello di sviluppo

Attraverso gli esempi illustrati, si coglie l'importanza dei fattori socio-culturali endogeni nell'adattamento della società tradizionale alla modernità circostante. La sfera del tradizionale può essere l'origine di una riorganizzazione positiva del modello classico di sviluppo.

I Binandere della Papuasia: gli scambi competitivi di prodotti alimentari e artigianali hanno consentito la partecipazione attiva e motivata dell'intero gruppo alle iniziative collettive di produzione, e allo stesso tempo il rafforzamento della coesione, della solidarietà e dell'identità delle comunità di villaggio in un contesto nuovo di unificazione e di uniformazione nazionale.

OUVERTURE - DESCRIZIONE E SCRITTURA DEL TESTO ANTROPOLOGICO

Il problema della scrittura riguarda la sua stessa capacità di rappresentare il reale. In effetti, la facoltà di osservare dipende dai mezzi che si usano per inscrivere i dati raccolti entro sistemi di rappresentazione e per trasformare l'esperienza di ricerca sul campo in un resoconto descrittivo ed interpretativo che "faccia autorità".

La testualità come formalizzazione del rapporto con l'altro

Se l'antropologia può essere definita come rapporto con l'altro, la scrittura antropologica è una formalizzazione di questo rapporto.

Gli antropologi hanno sempre costruito i loro oggetti esotici a partire da una suddivisione che procede da una visione del reale storicamente e culturalmente determinata: ciò che loro interessa non è tanto l'unità della conoscenza-azione al livello locale, quanto piuttosto l'ambito della conoscenza a distanza, il sapere universale che formalizzano a partire da questi primi oggetti. Di conseguenza il risultato finale è che il testo antropologico si caratterizza, tanto apparentemente che strutturalmente, per l'assenza di ogni traccia di intersoggettività. Questo stesso oggetto, in origine costituito da individui, da relazioni e da interazioni, non appare più nel testo se non come un soggetto collettivo e astratto. Al "noi" collettivo ed impersonale dell'antropologo fa eco il "loro" altrettanto collettivo ed impersonale della cultura di cui egli tratta.

Oggi si assiste ad un deciso ritorno della soggettività e del soggetto.

Geertz: tentativo di integrare la testualità in un approccio alle culture di tipo interpretativo. Definisce il concetto di cultura come un "concetto semiotico". Il rapporto con l'oggetto è essenzialmente un rapporto di scrittura di significati ai quali l'antropologo accede attraverso la partecipazione e la comunicazione con la gente.

L'interesse per l'intersoggettività assume infine la forma di una riscoperta o di una riabilitazione di tutto ciò che prima era stato relegato fuori dal testo, e cioè il diario di campo, la biografia intellettuale, il racconto, il taccuino di viaggio, il romanzo etnografico, la storia di vita.

Segalen: ripensa il rapporto col campo e con la scrittura.

Il modo di scrivere e la pragmatica della relazione con l'altro

La caratteristica fondamentale del discorso etnologico moderno è dunque consistita finora nel collocare il proprio oggetto fuori della storia per poter meglio parlare al suo posto; la scrittura è il mezzo attraverso il quale si realizza questa collocazione fuori del tempo.

La scrittura monologica è caratterizzata da:

·         dal porsi in disparte del narratore (il "Noi" scientifico; "Essi");

·         dall'uso del tempo presente (presente etnografico);

·         dalla "retorica dello sguardo";

·         dallo stile indiretto (trasformando così l'antropologo un portavoce esclusivo della cultura presso cui lavora.

Antropologia riflessiva e nuovi modi di scrittura del testo antropologico

Certi antropologi preconizzano nuove procedure di descrizione, ed in particolare il ricorso al registro dialogico o polifonico. Romanzo polifonico di Dostojevskij o Dickens.

La moltiplicazione dei punti di vista e l'esplicitazione delle diverse situazioni discorsive permetterebbero all'antropologo di cogliere una cultura nella sua totalità, senza tuttavia ridurla al suo solo sguardo onnisciente e onnipresente. In quanto rappresentazione del dialogo, la scrittura dialogica reintroduce necessariamente l'autorità monologica, anche se ne sposta i limiti e la portata.

La decolonizzazione e la trasformazione della società: oggi che i soggetti sono capaci di parlare per se stessi, una più grande incertezza pesa sulle possibilità di descrivere le diversità.

 







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