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Il progresso e le sue contraddizioni nella seconda metà dell'Ottocento

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Il progresso e le sue contraddizioni nella seconda metà dell'Ottocento

POSITIVISMO:

Nella seconda metà dell'Ottocento, il movimento culturale che domina l'Europa è il Positivismo, che ha le sue origini in Francia. Il termine positivisme fu introdotto dal filosofo francese Saint-Simon (1760-1825) per definire il metodo rigoroso delle scienze cosiddette "positive" (la matematica, la fisica e le scienze naturali), cioè quelle fondate sull'osservazione dei fatti e la verifica sperimentale delle teorie. Inolt 616h77g re, Saint-Simon utilizzò l'espressione "filosofia positiva" per indicare il nuovo sapere che avrebbe dovuto riorganizzare la società europea, entrata in crisi dopo la Rivoluzione Francese, sulla base del potere spirituale degli scienziati e del potere economico degli industriali (idee che caratterizzano anche il pensiero di colui che viene definito il padre del Positivismo, il filosofo francese Auguste Comte).     

  

Esso si sviluppa in un periodo segnato da grandi trasformazioni di tipo economico, politico e sociale. Questi sono infatti gli anni in cui vi è un forte sviluppo industriale e tecnologico con il conseguente rafforzamento della borghesia capitalistica (cioè quella industriale e commerciale); sono anche gli anni in cui si consolida lo stato liberale laico e si potenziano gli imperi coloniali. Tutto ciò da vita all'idea che la realtà sia qualcosa di oggettivo, di misurabile, a portata dell'uomo e che, quindi, l'uomo può interamente conoscere.                                                                                                  (Tali idee erano già state presentate nel Settecento, con l'Illuminismo, che metteva in primo piano la ragione ed esaltava i valori della realtà pratica e concreta, dando il primato alle scienze fisiche e alla tecnica).                                                                               



Perciò nell'Ottocento, le nuove conoscenze fornite dalla scienza sono messe a disposizione del settore industriale, per migliorare le condizioni di vita dell'uomo. 

Si possono quindi riconoscere due parole chiave del Positivismo: scienza e progresso.

I positivisti nutrono un'estrema fiducia sia nella scienza che nel progresso. Essi affidano alla conoscenza scientifica un ruolo centrale e il primato nella cultura e nella società umana; essa viene concepita come l'unica forma legittima di conoscenza della realtà, in quanto utilizza un metodo di indagine rigoroso, che verte sui fatti e si basa sull'esperienza, e fornisce risultati certi, sicuri e ben fondati. Quindi, in quest'ottica, i positivisti pongono la scienza (e non più la fede) alla base del nuovo mondo, che essi si prefiggono di ricostruire. Inoltre, il sapere scientifico è riconosciuto come fattore di progresso storico e di sviluppo della civiltà umana e come strumento per una riorganizzazione complessiva della società. I positivisti sono, perciò, convinti che la scienza apra all'umanità un cammino inarrestabile di prosperità, di progresso. L'idea di progresso, da teoria filosofica illuminista, diviene una vera e propria fiducia collettiva nella capacità degli uomini di progettare il proprio futuro sulla base delle conoscenze scientifiche. In quest'epoca dominata dalla grande industria, dalle scoperte scientifiche e dal prodigioso sviluppo della tecnica, la filosofia razionalistica del positivismo esprime la concezione che la storia sia un percorso lineare ed evolutivo, destinato a progredire verso il meglio.

Quindi, è evidente come tale indirizzo di pensiero positivista ha come basi la ricerca di leggi che spieghino razionalmente la realtà così come si presenta e l'utilizzo del metodo scientifico (cioè il ricorso all'esperienza e all'osservazione diretta dei fenomeni) per comprendere tale realtà.

Secondo i Positivisti, la scienza va privilegiata per la sua capacità di guardare ai fatti, ai fenomeni, e di cogliere le leggi naturali, le relazioni costanti che sussistono tra i fatti.

Un impulso straordinario all'affermazione del Positivismo viene dalle teorie evoluzionistiche, che trovano la loro consacrazione nel celebre libro del biologo e naturalista inglese Charles Darwin (1809-1882) L'origine della specie (1859). Il libro confermava, dal punto di vista biologico, il mito centrale del progresso, considerato che l'evoluzionismo prospettava il passaggio, mediante la lotta per la vita e la selezione naturale, dal semplice al complesso, dall'inferiore al superiore, fino al vertice dell'uomo. Le teorie di Darwin suonavano come la sanzione definitiva della causalità materialistica: tutto poteva essere spiegato razionalmente mediante rapporti deterministici di cause ed effetto.

Un precursore di tale indirizzo fu il filosofo e sociologo francese Auguste Comte (1798-1857), che sviluppò l'elaborazione sistematica del Positivismo nel suo Corso di filosofia positiva (pubblicato in sei volumi nel 1830-1842). Egli utilizzò il termine "positivo" per designare una fase evolutiva della storia dell'umanità.

Per Comte, infatti, il principio regolatore dello sviluppo dell'umanità è la legge dei tre stadi; egli sostiene che l'umanità aveva superato i primi due stadi, quello "teologico" e quello "metafisico", in cui attribuiva i fenomeni della natura a esseri soprannaturali o a forze occulte, ed era approdata allo stadio "positivo" o "scientifico", per merito di scienziati come Bacone, Galileo e Cartesio. È a partire da loro che l'uomo ha cessato di interrogarsi sulle cause e sul "perché" dei fenomeni e sono passati a occuparsi del "come" essi si manifestano attraverso rapporti di causa-effetto (la concatenazione dei fatti) e a formulare delle leggi che consentono a loro volta di prevedere altre concatenazioni (vedere per prevedere). Questo stadio positivo dell'umanità si sarebbe del tutto attuato, secondo Comte, appena il metodo sperimentale o scientifico, di pertinenza esclusiva delle scienze naturali e matematiche, si fosse esteso a tutti i settori del sapere e dell'attività umana, in particolare alle discipline storiche, politiche e sociali. Era questa la "missione" che Comte affidava alla filosofia positiva: unificare tutti i risultati delle scienze particolari in una scienza della società, la sociologia. Compito della sociologia era l'osservazione e l'analisi dei fenomeni sociali e la scoperta delle cause che li determinano.

Con l'avvento dello stadio positivo si afferma un nuovo concetto di scienza. Comte lo differenzia da quello proposto dalla metafisica e da quello dell'empirismo. Dal primo perché la metafisica cerca di spiegare i fenomeni attraverso cause prime o cause finali, inaccessibili alla nostra comprensione; dal secondo, perché esso osserva e raccoglie dati sensibili determinando una massa di fatti incoerenti, altrettanto inspiegabili.

Il metodo scientifico è anche osservazione dei fenomeni, ma la vera scienza consiste essenzialmente nella formulazione di leggi (relazioni costanti che esistono fra i fenomeni osservati).

Compito della scienza è individuare un piccolo gruppo di leggi invariabili con cui sia possibile spiegare i fenomeni naturali fondamentali (non si tratta di ridurre la spiegazione ad un unico principio).

La ricerca scientifica consiste nell'uso ben combinato del ragionamento e dell'osservazione. Dopo di ciò, è importante per la scienza la costruzione di universi scientifici definitivi, che sono rappresentati dalle discipline scientifiche (costruite grazie all'osservazione e all'esperienza). A questo punto si può fare anche a meno del ricorso diretto all'esperienza.

Essenziale, per la scienza, è il principio dell'invariabilità delle leggi naturali, quindi permette di "vedere per prevedere".

La previsione è in vista dell'azione: la conoscenza delle leggi permette di controllare e modificare a favore degli uomini i processi della realtà. (Comte riprende la concezione di Bacone: il fine della conoscenza scientifica è il dominio dell'uomo sulla natura). 

Il compito della filosofia positiva è quello di estendere alla società i metodi di indagine delle scienze naturali e, dunque, fondare la sociologia scientifica. Quindi Comte vuole liberare la cultura dai residui teologici e metafisici ed elaborare una filosofia positiva che classifichi e riorganizzi l'enciclopedia delle scienze, senza tralasciare la scienza della società, definita "sociologia".

Le scienze vengono classificate secondo un ordine che rispetta quello storico e l'enciclopedia delle scienze viene a essere costituita da 5 scienze fondamentali (dalle più semplici alle più complesse): astronomia, fisica, chimica, biologia e sociologia.

Sono escluse da questo elenco: la teologia e la metafisica, poiché non considerate scienze positive.

Anche la matematica è esclusa perché è considerata da Comte come la scienza fondamentale, alla base di tutte le scienze.    



Anche la psicologia non è compresa e definita illusoria, perché pretende di scoprire le leggi fondamentali del nostro pensiero considerandolo a sé, facendo astrazione dalle cause e dagli effetti che lo riguardano.

L'ordine di queste scienze segue un triplice principio: l'ordine logico è rappresentato dal criterio della semplicità dell'oggetto (l'oggetto dello studio diventa sempre più complesso); l'ordine storico è dato dal concreto susseguirsi di tali scienze, nel loro ingresso nello stadio positivo; l'ordine pedagogico implica che le scienze devono essere insegnate nello stesso ordine del loro passaggio allo stato positivo.

Comte assegna un ruolo di primo piano alla sociologia, la scienza che deve liberare la società dalla sua disorganizzazione.

La scienza ha il compito della riorganizzazione sociale.

La sociologia (o fisica sociale) si distingue in due settori: la statica sociale e la dinamica sociale.

La statica si fonda sul concetto dell'ordine, cioè della connessione necessaria tra le varie parti che compongono il corpo sociale (è una teoria dell'ordine sociale).

La dinamica si fonda sul concetto di progresso, cioè dello sviluppo continuo e graduale dell'umanità (è una teoria del progresso).

Il progresso è una nozione essenziale: esso implica l'idea del perfezionamento incessante dell'umanità, sotto il profilo tecnico e conoscitivo e quello etico e culturale.

La sociologia deve seguire 3 metodi di indagine: il primo riguarda le patologie, cioè momenti di perturbazione e disordine come quelli prodotti dalle rivoluzioni. Il secondo è il metodo comparativo, con il quale è possibile descrivere differenze e analogie fra i diversi tipi di società umana esistenti. Il terzo è il metodo genetico, proprio della sociologia, con il quale è possibile ricostruire il determinarsi di forme di organizzazione sociale attraverso la condotta di gruppi di individui.

Sul finire del secolo si affermarono orientamenti di pensiero caratterizzati da componenti irrazionalistiche, che mettevano in discussione le conclusioni ottimistiche del pensiero positivista circa l'orientamento naturale dell'uomo e della società al miglioramento. Una forma di irrazionalismo è rappresentata dal nichilismo di Friedrich Nietzsche (1844-1900), il filosofo che meglio interpretò la crisi della fiducia assoluta nella ragione di impronta borghese. Nichilistiche (dal latino nihil, "nulla") sono definite quelle dottrine che negano la consistenza di qualsiasi valore e l'esistenza di qualsiasi verità.

VERISMO:

In letteratura, dall'atmosfera del Positivismo nacque il Realismo letterario, da cui discenderanno il Naturalismo e, in Italia, il Verismo. Queste correnti letterarie si ispirarono al metodo scientifico per descrivere l'uomo nelle sue azioni e nei suoi comportamenti in relazione all'ambiente.

Ma il pensiero dei principali esponenti di tali correnti (il naturalista francese Zola ed il verista italiano Verga) non è totalmente aderente alle idee che caratterizzano il Positivismo, anzi la loro posizione si può definire ambivalente nei confronti di ciò che tale movimento esaltava.

Giovanni Verga (1840-1922), prima di approdare al Verismo, manifesta un atteggiamento negativo nei confronti della modernità. Ciò è individuabile nella Prefazione a Eva (1873), in cui l'atmosfera di "Banche e Imprese industriali", con la mentalità "positiva" che ne è il frutto, genera solo un volgare materialismo, che disprezza tutto ciò che è ideale, puro, disinteressato, degradando persino l'arte e la bellezza.

Ma è con l'approdo al Verismo che emerge in Verga una forma di ambivalenza nei confronti di quella che lo stesso scrittore definisce la "fiumana del progresso". La rivela la Prefazione ai Vinti (1881), in cui lo scrittore esprime da un lato la sua ammirazione per la grandiosità del processo di modernizzazione in atto, che ha qualcosa di epico in sé (rappresentazione di tipiche figure moderne come il "self-made men" Gesualdo); però egli non si assume il ruolo di celebratore del progresso; egli infatti insiste proprio sui suoi aspetti negativi, "irrequietudini", "avidità", "egoismo", "vizi", "contraddizioni", quanto c'è di "meschino negli interessi particolari". Nei suoi romanzi, Verga non assume come oggetto di rappresentazione gli aspetti trionfali del progresso, bensì proprio il suo rovescio negativo, scegliendo di soffermarsi sui "vinti" nella crudele lotta per la vita scatenata dalla modernità. I protagonisti dei cinque romanzi progettati sono appunto dei vinti nella "lotta per la vita" che domina la società contemporanea. Verga non fa parte della classe egemone del nuovo Stato liberale; egli è un "galantuomo" del Sud e quindi vede molto chiaramente il rovescio negativo di quello sviluppo. Quindi, con ciò, egli rivela chiaramente di essere estraneo a quella mitologia del progresso che dominava la cultura positivista della sua epoca.    

Il tema centrale dei Malavoglia (1881) è lo scontro di un mondo arcaico, rurale e premoderno con l'avanzata della modernità (ossia gli istituti del nuovo Stato unitario, la leva militare, le tasse, le innovazioni tecnologiche, il treno, il telegrafo, i battelli a vapore). Gli abitanti del villaggio, chiusi nella loro mentalità arcaica, sono ostili e diffidenti verso questi aspetti del progresso tecnologico, attribuendo ad essi le peggiori calamità, la mancanza di pioggia, la scomparsa dei pesci. Secondo Verga, questo universo rurale è destinato fatalmente a sparire dinanzi all'avanzata del progresso. L'esempio è quello del commiato finale di 'Ntoni, il personaggio più inquieto e insofferente nei confronti della realtà arcaica, che si allontana per sempre dal paese verso il mondo esterno, il grande mondo della storia e delle trasformazioni in atto.

VERGA  CONTRO  PROGRESSO

- Prefazione a Eva

         



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