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LUCI ED OMBRE NELLA POESIA DEL FOSCOLO.

La vita del Foscolo,a mio parere,può essere divisa in due parti: una vissuta in piena "luce",l'altra nell'"ombra".

La parte in "luce"va dal 1778, data della sua nascita,al 1797,data del trattato di Campoformido.

Durante questo periodo di tempo Foscolo trascorre prima deg 242d36c li anni felici a Zacinto, isola che lo vede fanciullo ,poi,dopo la morte del padre ,a Venezia,dove conosce e sostiene le idee rivoluzionarie di Napoleone.

Quando però quest' ultimo cede Venezia all' Austria, Ugo si trasferisce a Milano, poi a Firenze, a Bologna e poi nuovamente a Milano.

Intanto, non vedendo altre alternative,continua a combattere come ufficiale della cavalleria napoleonica.

Durante questo periodo scrive il romanzo epistolare intitolato "Le ultime lettere di Jacopo Ortis",in cui il giovane protagonista, scrivendo delle lettere ad un amico, gli racconta il suo dramma politico, perché deluso dalle idee rivoluzionarie di Napoleone, e sentimentale, perché innamorato di una donna già promessa ad un altro uomo.

Il romanzo finisce con il suicidio di Jacopo, che ritiene sia questo l' unico modo per alleviare le sue sofferenze.

E' evidente che Foscolo si identifica nel personaggio del suo romanzo, che riflette il suo stato d' animo in quel suo momento di "ombra".

Adesso torniamo alla sua vita: nel 1808 diviene docente di letteratura all' Università  di Pavia e nel 1814, quando Napoleone viene esiliato  e Milano torna sotto il dominio  austriaco, Foscolo scappa in Svizzera e, successivamente in Inghilterra. Qui, verso la fine della sua vita, trova conforto nella poesia e nella figlia Floriana.

In questo periodo scrive "I sepolcri",(breve poema), e dodici sonetti, e anche nelle sue opere si riflettono quelle "luci" e quelle "ombre"che anno reso talvolta bella e talvolta amara la sua vita.

La poesia "A Zacinto"ad esempio è piena di "ombre", che derivano dalla consapevolezza dell' autore di essere per sempre escluso dalla sua isola, che adesso gli sembra un paradiso perduto.Di questa ricorda la vegetazione, il mare trasparente e le limpide nubi, che Venere aveva creato e Omero cantato.

Il centro della poesia è Ulisse, in cui per un attimo Foscolo si identifica,ma quando il poeta ricorda che questo alla fine ritornò in patria, mentre a lui sarà negato il ritorno,l' amarezza prende il sopravvento.

In un altro famoso sonetto,"In morte del fratello Giovanni", sono ancora presenti delle "ombre", causate dal ricordo del suicidio del fratello e ancora una volta dalla certezza di non poter più tornare in patria.

La figura più importante qui è la madre, che simbolicamente tiene unita la famiglia, nonostante la lontananza di Ugo e la morte di Giovanni.

Verso la fine della poesia, Foscolo, per la disperazione, arriva anche a dire che vorrebbe morire e chiede agi stranieri di restituire le sue spoglie alla patria lontana.

Poi, nel poema "I sepolcri" celebra l' importanza della tombe, soprattutto quelle dei "grandi", che spingono all' emulazione le persone di animo nobile: "A egregie cose il forte animo accendono l' urne dei forti".

Cita anche l' esperienza della visita alle tombe di Machiavelli, Michelangelo e Galileo, che gli anno dato uno stimolo a lottare per i suoi ideali.

In questo caso la "luce", per Foscolo, è rappresentata dalle tombe, mentre l' "ombra" è rappresentata dall' editto di Napoleone, che imponeva tombe comuni, uguali per tutti.Secondo lui questo principio era sbagliato perché i sepolcri avevano proprio il compito di ricordare i morti.

Io sono d' accordo con Foscolo e ritengo che i suoi ideali fossero giusti, e capisco il suo pessimismo e il suo stato d' animo, che gli derivavano dalla  sua vita così travagliata.







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