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La damnatio memoriae di Commodo

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La damnatio memoriae di Commodo

Le acclamazioni del senato dopo la morte di Commodo furono di tenore assai aspro. Perché fosse possibile avere un'idea di quale fu il giudizio del senato nei confronti di Commodo, ho qui inserito le acclamazioni stesse, ricavandole da Mario Mass 444g67e imo, nonché il succo del decreto senatorio: «Al nemico della patria siano tolti gli onori, al parricida siano tolti gli onori, il parricida sia trascinato via. Il nemico della patria, il parricida, il gladiatore sia fatto a pezzi nello spogliatoio. Nemico degli dèi, carnefice del senato, nemico degli dèi, assassino del senato: nemico degli dèi, nemico del senato. Il gladiatore allo spogliatoio. Colui che ha ucciso il senato, sia gettato nello spogliatoio: colui che ha ucciso il senato sia trascinato con l'uncino: colui che ha ucciso degli innocenti, sia trascinato con l'uncino: nemico e parricida, sì, sì! Colui che non ha risparmiato neppure i parenti di sangue, sia trascinato con l'uncino. Colui che fu sul punto di ucciderti, sia trascinato con l'uncino. Hai temuto con noi, sei stato in pericolo con noi. Perché possiamo essere salvi, Giove Ottimo Massimo, salvaci Pertinace. Viva la fedeltà dei pretoriani! Viva le corti pretorie! Viva gli eserciti romani! Viva la rettitudine del senato! Il parricida sia trascinato. Ti preghiamo, Augusto, il parricida sia trascinato. Questo chiediamo, il parricida sia trascinato. Esaudiscici, Cesare: i delatori in pasto ai leoni! Dovunque statue del nemico pubblico, dovunque statue del parricida, dovunque statue del gladiatore! Le statue del gladiatore e del parricida vengano abbattute. L'uccisore dei suoi concittadini sia trascinato, l'assassino dei suoi concittadini sia trascinato, le statue del gladiatore siano abbattute. Del sozzo gladiatore siano cancellato il ricordo. Più crudele di Domiziano, più turpe di Nerone. Così ha agito, così venga trattato. La memoria degli innocenti sia onorata. Restituisci gli onori agli innocenti, te ne preghiamo. Interrogaci, interrogaci, tutti proponiamo che sia trascinato con l'uncino. Anche tu hai avuto paura assieme a noi, sai tutto, conosci i buoni e i malvagi. Tu sai tutto, rimedia tu a tutto, noi abbiamo temuto per te. Felici noi, ora che ti abbiamo visto sul trono. Esponi i capi d'accusa contro il parricida, esponi, interroga. Chiediamo la tua presenza. Gli innocenti sono rimasti insepolti: il cadavere del parricida sia trascinato con l'uncino. Il parricida ha disseppellito i morti: il cadavere del parricida sia trascinato».




235. Il retore Quintiliano giudica i poeti latini

Dobbiamo seguire lo stesso ordine passando in rassegna anche gli autori romani. Pertanto, come nella letteratura greca di Omero, così nella nostra Virgilio ci darà un inizio sotto i migliori auspici: tra tutti i poeti greci e latini che coltivarono questo genere egli è senza dubbio quello che più si avvicina a Omero. Ricorrerò alle stesse parole che da giovane ho udito da Afro Domizio: gli chiedevo quale poeta pensava che si avvicinasse di più a Omero, disse: "Virgilio è secondo, ma più vicino al primo che al terzo". E per Ercole, come dovremo ammettere la superiorità di quell'essere celeste e immortale, così in Virgilio ci sono più cura e attenzione, proprio per il fatto che dovette darsi da fare di più; e la sconfitta che subiamo nelle parti eccellenti, forse la compensiamo con l'uniformità. Tutti gli altri seguiranno a grande distanza. Macro e Lucrezio sono senz'altro da leggere, ma non per formare lo stile, cioè il corpo dell'eloquenza; ciascuno dei due è elegante nella sua materia, ma l'uno è basso, l'altro difficile. (Taic)

Anche per gli autori romani è bene seguire lo stesso ordine ( seguito per i Greci ). Dunque per iniziare con i migliori auspici, come per i Greci siamo partiti da Omero, per i nostri partiamo da Virgilio, che è senza dubbio di tutti i poeti epici greci e latini il più vicino ad Omero. Mi esprimerò infatti con le stesse parole che ascoltai quand'ero giovane da Domizio Afro: gli avevo chiesto chi secondo lui si avvicinasse maggiormente a Omero. "Il secondo, rispose, è Virgilio, ma è più vicino al primo che al terzo". E davvero, se davanti alla natura divina e immortale di Omero dobbiamo cedere il passo, in Virgilio vi è maggior cura e diligenza, proprio perché egli dovette impegnarsi di più ; per cui , se siamo inferiori sotto il profilo dei vertici artistici, forse compensiamo tale inferiorità con il livello costantemente elevato. Tutti gli altri seguiranno a grande distanza. Macro infatti e Lucrezio si devono leggere, ma non per ricavarne profitto per lo stile, ossia per il vigore espressivo: eleganti ciascuno nel suo ambito, il primo è troppo dimesso, il secondo troppo difficile.

233. Come si convincono i barbari

After Quintus Sertorius had learned by experience that he was by no means a match for the whole Roman army, and wished to prove this to the barbarians also, who were rashly demanding battle, he brought into their presence two horses, one very strong, the other very feeble. Then he brought up two youths of corresponding physique, one robust, the other slight. The stronger youth was commanded to pull out the entire tail of the feeble horse, while the slight youth was commanded to pull out the hairs of the strong horse, one by one. Then, when the slight youth had succeeded in his task, while the strong one was still struggling vainly with the tail of the weak horse, Sertorius observed: "By this illustration I have exhibited to you, my men, the nature of the Roman cohorts. They are invincible to him who attacks them in a body; yet he who assails them by groups will tear and rend them."



276. Statue ed edifici in marmo: un'usanza importata dall'Oriente

For Quintus Metellus the praetor, who received the cognomen of Macedonicus by virtue of his valour in this war, defeated him and the Macedonians in a celebrated victory. He also defeated in a great battle the Achaeans who had begun an uprising against Rome. This is the Metellus Macedonicus who had previously built the portico about the two temples without inscriptions which are now surrounded by the portico of Octavia, and who brought from Macedonia the group of equestrian statues which stand facing the temples, and, even at the present time, are the chief ornament of the place. Tradition hands down the following story of the origin of the group: that Alexander the Great prevailed upon Lysippus, a sculptor unexcelled in works of this sort, to make portrait-statues of the horsemen in his own squadron who had fallen at the river Granicus, and to place his own statue among them. This same Metellus was the first of all to build a temple of marble, which he erected in the midst of these very monuments, thereby becoming the pioneer in this form of munificence, or shall we call it luxury.







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