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REALISMO

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REALISMO

Caratteri generali

Il Realismo contraddistingue l'indirizzo generale della cultura europea ed italiana della seconda metà dell'800, in cui si diede importanza esclusivamente ai fatti concreti, abbandonando i sentimentalismi del Romanticismo.

Il Realismo assume il nome di Positivismo(così chiamato perché si attiene al dato positivo, tangibile e concreto della realtà fenomenica)in filosofia, Naturalismo(massimo esponente Emilio Zola)nella letteratura francese, e Verismo(CAPUANA,teorico; VERGA,massimo esponente)nella letteratura italiana.

Le ragioni storiche che lo determinarono vanno ricercate in Europa nel fallimento dei moti insurrezionali del 1948 e, per quanto riguarda l'Italia, nel fallimento della prima Guerra d'indipendenza. Questi moti, sorti per tradurre in atto l'ideale romantico della libertà e dell'indipendenza nazionale, fallirono proprio per l'eccessivo idealismo dei promotori del tutto privi del senso concreto.

Ma ancor più che per ragioni storiche, il sorgere del Realismo fu dovuto a ragioni scientifiche,alle nuove dottrine evoluzionistiche(Lamarck, Darwin, Spencer, ecc.), secondo cui l'uomo è una creatura come tutte le altre, condizionata nel suo comportamento da fattori interni ed esterni alla sua natura.



La poetica

I principi di fondo della poetica del R. sono 2:

1)l'arte deve rappresentare il reale-positivo;

2)l'impersonalità dell'opera d'arte.

Con il R. si abbandonò il romanzo storico e si ricorse al romanzo sociale, lontano dai lirismi dei romantici( "sunt lacrymae rerum!",-dateci le lacrime delle cose e risparmiateci le vostre!-De Sanctis).

Naturalismo e Verismo

Si differenziano per varie caratteristiche:

  1. i naturalisti ritraggono la vita dei quartieri periferici delle grandi metropoli e dei bassifondi di Parigi, dove si aggirano esseri miseri e emarginati, in contrasto con lo sfarzo della borghesia affaristica.                                                                                                                  I veristi, invece,ritraggono la vita primitiva della piccola borghesia e delle classi più umili sparsi nella provincia italiana.
  2. i naturalisti sono polemici e volutamente provocatori;essi denunciano le ingiustizie con la speranza ottimistica di migliorare la realtà; al contrario i veristi sono pessimisti, non denunciano, si limitano a descrivere con sincera pietà le miserie e le pene degli umili.
  3. il Naturalismo assunse un carattere nazionale mentre il Verismo si limitò a un carattere meridionale, regionale e dialettale.

GIOVANNI VERGA

La vita

V. nacque a Catania nel 1840 da una famiglia di proprietari terrieri. Dopo aver trascorso la giovinezza(educato ai valori romantico-risorgimentali)in Sicilia scrivendo per giornali e componendo romanzi storici, si trasferì prima a Firenze e poi a Milano(conobbe Capuana), dove venne a contatto con gli ambienti della Scapigliatura. A Milano maturò l'adesione al Naturalismo e al Verismo. Ritornato a Catania fu nominato senatore e visse appartato fino alla morte, avvenuta nel 1922.

ZOLA

VERGA

TECNICA NARRATIVA

Modo di vedere del borghese

Regressione

PUNTO DI VISTA

Dall'alto e dall'esterno

Dall'interno della realtà rappresentata

LINGUAGGIO

Letterario e colto a meno di discorsi tra personaggi rozzi

Linguaggio popolare e/o legato al ceto rappresentato

IMPERSONALITA'

Distacco dello scienziato



Eclissarsi nell'oggetto

IDEOLOGIE

Letteratura può cambiare la realtà +

Funzione progressiva

Pessimismo = realtà immodificabile

Scrittore non ha il diritto di giudicare

RADICI SOCIALI

Borghese democratico progressista

Società F dinamica e attiva

Proletariato maturo organizzato

Galantuomo conservatore del Meridione

Visione fatalistica

Borghesia IT ancora parassitaria

DIFETTI

Mitologia scientifica ingenua

Popolo come forza primigenia

Simbologie artificiose

Visione arida e desolata della società

Radicale pessimismo




Il pensiero

V. ebbe una visione dolorosa e tragica della vita. La società umana è per lui dominata dal meccanismo della LOTTA PER LA VITA. Egli pensava che tutti gli uomini sono sottoposti ad un destino impietoso e crudele, che li condanna non solo all'infelicità e al dolore, ma anche ad una condizione di immobilismo nell'ambiente sociale, familiare ed economico in cui sono nati. Chi cerca di uscire dalla condizione in cui il destino lo ha posto va immancabilmente incontro a sofferenze maggiori -i cosiddetti "vinti"-(come succede a 'Ntoni Malavoglia e a Mastro don Gesualdo).V. sembra così seguire il mito greco del fato, cioè di una potenza oscura e misteriosa che regola le vicende degli uomini. All'uomo, secondo V., non rimane altro che la rassegnazione eroica e dignitosa al suo destino.

Quindi, se è impossibile modificare l'esistente, ogni intervento giudicante appare inutile e privo di senso, e allo scrittore non resta che riprodurre la realtà così come è, lasciare che parli da sé.

Questa concezione fatalistica dell'uomo sembra contraddire la fede nel progresso, molto diffusa ai tempi di V.. In verità V. non nega il progresso, ma lo riduce alle sole forme esteriori e appariscenti.

La visione di V. è però confortata da tre elementi positivi:

  1. il sentimento dell'eroismo umano che lo porta ad assumere verso i "vinti" un atteggiamento misto di pietà(per le sofferenze che subiscono)ed ammirazione(per la loro virile rassegnazione);
  2. la fede nei valori della famiglia, della dedizione al lavoro, del senso d'onore e dell'amore profondo, fatto di silenzi;
  3. la saggezza che ci viene dalla conoscenza dei nostri limiti e ci aiuta a sopportare le delusioni.

La poetica verista elaborata da Verga(e Capuana)dipende da quella naturalistica francese ed è:

  • MATERIALISTICA perché il comportamento umano viene visto in dipendenza dall'egoismo e dai bisogni materiali;
  • POSITIVISTICA perché solo un approccio scientifico, non basato sulla soggettività delle sensazioni, può permettere di conoscere la realtà;
  • DETERMINISTICA perché nega le libertà dell'uomo, che è sempre determinato dall'ereditarietà(race), dall'ambiente(milieu) e dal momento storico(moment)-secondo le tesi di Hyppolite Taine(filosofo)-.

Lo scrittore verista deve comportarsi come uno scienziato e limitarsi a documentare la realtà oggettiva, deve esservi un'"eclissi" dell'autore; V. sostiene la necessità di procedere dal semplice (dalle "basse sfere")al complesso. Bisognerà partire dunque dalle classi più basse per poi salire a quelle più elevate; di qui il progetto di un ciclo di romanzi, denominato dapprima "LA MAREA", poi "I VINTI" che analizzi le varie classi sociali.

V. in questi romanzi sviluppa la teoria della "forma inerente al soggetto": ogni ambiente sociale deve raccontarsi da solo, perciò la forma deve cambiare di continuo, a seconda dell'ambiente rappresentato. Ciò non significa però che bisogna attenersi all'uso del dialetto(a cui V. è contrario perché favorevole all'unità d'Italia).

La sua adesione al Verismo non è una "conversione" improvvisa, ma un processo graduale.(influisce su questa adesione L'ASSOMMOIR, l'ammazzatoio, di Zola).

Le opere

Nell'attività letteraria di V. dobbiamo distinguere 3 periodi: il periodo ROMANTICO-PATRIOTTICO, il periodo ROMANTICO-PASSIONALE e il periodo VERISTA.

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Al 1° periodo appartengono i romanzi giovanili AMORE E PATRIA(incompiuto), I CARBONARI DELLA MONTAGNA, SULLE LAGUNE, tutti ispirati alla storia del Risorgimento e a motivi patriottici e amorosi.

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Al 2° periodo appartengono i romanzi scritti durante il soggiorno fiorentino e milanese(UNA PECCATRICE, STORIA DI UNA CAPINERA, EVA, TIGRE REALE, EROS, la raccolta PRIMAVERA E ALTRI RACCONTI). Sono romanzi in cui si narrano torbide storie d'amore e di morte in ambienti aristocratici e borghesi. Il maggiore successo lo ebbe STORIA DI UNA CAPINERA, un romanzo in forma epistolare, che ha per protagonista una fanciulla, Maria, costretta a monacarsi contro la sua volontà. In questo romanzo, come in quello intitolato UNA PECCATRICE, la donna rappresenta l'ideale romantico dell'amore-passione, non conosce la rinuncia e resta fedele ai propri sentimenti fino a morirne.

EVA è un romanzo polemico, che ha le caratteristiche di una confessione autobiografica e che tratta la storia di un giovane pittore siciliano che, nella Firenze capitale, brucia le sue illusioni e i suoi ideali artistici nell'amore per una ballerina di varietà, simbolo della corruzione di una società "materialista" che disprezza l'arte e la rende schiava del suo bisogno di lusso. In Eva il mondo arcaico della Sicilia si presenta come un'alternativa ideale alla modernità. Questa tematica torna in TIGRE REALE che analizza il traviamento di un giovane innamorato di una "donna fatale" e la sua redenzione segnata dal ritorno alla famiglia. EROS, infine, è un romanzo influenzato dalla lettura di MADAME BOVARY di Flaubert, che narra la storia del progressivo inaridirsi di un giovane aristocratico corrotto da una società raffinata e vuota.

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Il periodo verista ha inizio, nel 1874, con la pubblicazione della novella intitolata NEDDA(opera definita dallo stesso autore "bozzetto siciliano"), in cui si narra la storia di Nedda che lavora come raccoglitrice di olive per curare la madre malata. Ella dopo essersi innamorata di un bel giovane, Janu, che muore in seguito alla caduta da un albero, perde anche la bambina nata da questa relazione.

In questa novella V. inizia una narrazione sobria e spersonalizzata in un linguaggio semplice. Nedda non si può proprio definire una novella verista: in essa manca l'impersonalità e il linguaggio utilizzato è ancora il fiorentino.

A essa seguirono le 2 raccolte di novelle VITA DEI CAMPI e NOVELLE RUSTICANE, I MALAVIGLIA e MASTRO DON GESUALDO. Ad essi, per terminare il ciclo dei "vinti", dovevano seguire LA DUCHESSA DI LEYRA, L'ONOREVOLE SCIPIONE e L'UOMO DI LUSSO(rimasti incompiuti).

                                                         VITA DEI CAMPI (la prima vera opera verista)

è una raccolta di novelle, scritte tra il '79 e l'80, tra cui ricordiamo ROSSO MALPELO, CAVALLERIA RUSTICANA, LA LUPA, L'AMANTE DI GRAMIGNA e FANTASTICHERIA, in cui spiccano figure caratteristiche della vita contadina siciliana. In questi racconti la voce narrante coincide con quella dei personaggi popolari. Accanto alla rappresentazione veristica e pessimistica del mondo rurale, in queste novelle si può trovare ancora traccia di un atteggiamento romantico, di un idoleggiamento di quell'ambiente arcaico, una sorta di paradiso perduto di innocenza, ben lontano dalla modernità dominata da passioni violente. L'intento d V. è quello di mostrare come, a ogni livello della scala sociale, agisca la molla dell'interesse individuale.

I temi più frequenti sono:

- l'amore-passione; (prevalenza del motivo economico sull'amore)

- l'esclusione dalla società.

ROSSO MALPELO è la storia di un ragazzo che lavora in una cava di rena. Poiché ha i capelli rossi, è ritenuto malvagio e tiranneggiato da tutti. All'inizio è protetto dal padre, ma, quando questi muore in un incidente di lavoro, resta solo e indifeso. Quando anche Ranocchio, l'unico amico che abbia, muore, Rosso accetta di visitare un tratto inesplorato della galleria e vi si perde per sempre. Quest'opera è il capolavoro di Vita dei campi e mostra una realtà rovesciata, in cui è strano(artificio di straniamento)ciò che dovrebbe essere normale e in cui domina la violenza del più forte sui più deboli. Questa violenza si abbatte sul protagonista 2 volte: materialmente, attraverso la persecuzione della comunità; e psicologicamente e culturalmente portando la vittima a sentirsi in colpa. Ciò nonostante Malpelo ha il coraggio di guardare in faccia la realtà violenta in cui vive e di dichiararne le leggi spietate che invece l'ipocrisia preferisce ignorare.

FANTASTICHERIA è appunto il divagare della fantasia dello scrittore sui ricordi di un breve soggiorno ad Aci-Trezza di una sua amica, una signora degli ambienti aristocratici, e sulle condizioni di vita della povera gente di quel villaggio di pescatori. In questa novella compare l'"ideale dell'ostrica", su cui si baserà anche il romanzo dei Malavoglia; come l'ostrica quando esce dal guscio muore, così, ad esempio, 'Ntoni non troverà fortuna lontano dal paese.

IL MARITO DI ELENA

Pubblicato nel 1882 è un romanzo che si ispira molto a Madame Bovary. Infatti Elena, che rappresenta le vanità e la corruzione del mondo cittadino, è affetta da "bovarismo", è ammalata cioè di fantasie romantiche. Finisce per tradire il marito, Cesare, che viene invece dalla realtà solida e concreta della campagna. Alla fine Cesare, dopo aver deciso di suicidarsi, finisce invece per uccidere la moglie. Con questo romanzo V. abbandona definitivamente la cultura romantica.

NOVELLE RUSTICANE

Raccoglie 12 novelle scritte fra il 1881 e il 1883 in cui l'attenzione si sposta dai singoli personaggi alla dimensione collettiva, analizzata nelle sue dinamiche sociali ed economiche. Fanno eccezione solo IL REVERENDO e LA ROBA, che si dedicano esclusivamente all'accumulazione della roba e anticipano la figura di Gesualdo.



LA ROBA narra di Mazzarò, un contadino siciliano che è divenuto il maggior proprietario terriero della regione, sostituendosi al barone. Ma il processo di accumulazione economica si scontra con la sua insensatezza: di fronte alla morte, infatti, Mazzarò scopre il non-senso di una vita dedicata esclusivamente alla roba.

LIBERTA' è ispirata ad un fatto storico: nel 1860, all'approssimarsi delle truppe garibaldine, i contadini di Bronte, interpretando a modo loro il proclama di Marsala che incitava alla rivolta antiborbonica e convinti che stesse per instaurarsi un nuovo ordine sociale che li liberasse dalla miseria, si sollevarono massacrando i possidenti e i borghesi. Nino Bixio, luogotenente di Garibaldi, giunto nel paese fece subito fucilare come esempio alcuni dei rivoltosi. I rimanenti al processo subirono forti condanne.

PER LE VIE

Raccoglie nel 1883 12 novelle di ambientazione milanese. V. si sofferma qui, sull'esempio di Zola, sugli ambienti popolari di una grande città industriale in cui dominano i rapporti di forza determinati dalla scala gerarchica e dal denaro(ricorrente è la frase "tutto sta nei denari a questo mondo").

VAGABONDAGGIO

In quest'opera(12 novelle di ambiente siciliano) il pessimismo crescente di V. porta all'ideazione di personaggi cinici e matricolati.

IL CICLO DEI VINTI

Nella prefazione ai Malavoglia il V. si propone di rappresentare "il movente dell'attività umana che produce la fiumana del progresso". Nei Malavoglia il movente è "la lotta pei bisogni naturali", in Mastro don Gesualdo è l'avidità di ricchezza, nella Duchessa di Leyra è la vanità aristocratica, nell'Onorevole Scipioni è l'ambizione, nell'Uomo di lusso è la sintesi di tutte le ambizioni umane.

Mentre I Malavoglia sono un romanzo a sé, Mastro don Gesualdo, La Duchessa di Leyra e l'Onorevole Scipioni avrebbero dovuto avere uno sviluppo genealogico(seguendo l'esempio di Zola):infatti l'onorevole è il figlio della duchessa che a sua volta è figlia di mastro don Gesualdo.

MASTRO-DON GESUALDO

è il secondo romanzo del ciclo dei "Vinti" pubblicato nel 1888, diviso in 21 capitoli, riuniti in 4 parti.

Gesualdo Motta da semplice muratore è arrivato ad accumulare una fortuna. Non gli basta però la potenza economica, egli mira ad elevarsi socialmente e sposa Bianca Trao, una nobile decaduta. Il matrimonio non porta a G. la speranza soddisfatta, perché, ora che è diventato "don", si sente escluso non solo dalla plebe dalla quale proviene, ma anche dal mondo aristocratico, che lo considera un intruso. Ma il dolore maggiore gli deriva dal non sentirsi amato né dalla moglie né dalla figlia Isabella(che in realtà è il frutto della relazione avuta dalla madre con il cugino). Dopo che Isabella si innamora e fugge con un cugino povero, G. per rimediare la dà in sposa al duca di Leyra, nobile squattrinato. G., che frattanto ha perduto la moglie, morta di tisi, è costretto a fuggire per i moti del '48; poi, essendosi ammalato di cancro, va ad abitare a Palermo nel palazzo della figlia, dove assiste allo scempio delle proprie ricchezze e muore solo, abbandonato da tutti.

Sul piano sociale il romanzo rappresenta la borghesia in ascesa, avida e ambiziosa, simboleggiata da Mastro-don Gesualdo, e le vecchie aristocrazie in declino, simboleggiate dai Trao.

L'ULTIMO VERGA

Dopo il Gesualdo V. lavora al 3° romanzo del ciclo, LA DUCHESSA DI LEYRA, che resterà incompiuto(ci resta solo un capitolo).

Pubblica ancora raccolte di novelle, I RICORDI DEL CAPITANO D'ARCE,di ambiente mondano e DON CALENDORO & C., sul mondo degli attori girovaghi; lavora anche per il teatro: mette in scena La lupa e DAL TUO AL MIO, una rappresentazione della lotta di classe nelle zolfatare siciliane.

CONFRONTI CON MANZONI

Mentre protagonisti del M. sono gli umili, protagonisti del V. sono i "vinti".

Gli UMILI del M. hanno fede nella Provvidenza, che oltre a consolarli, dà loro la certezza che non potrà mai abbandonarli; anzi, dalla loro sofferenza deriverà il bene(la sventura è "provvida").

I Vinti del V., invece, sono soli tristi,rassegnati, senza il conforto della fede religiosa. Dio è assente dal mondo di V.:il nome di "Provvidenza", dato alla barca dei Malavoglia, suona come un'ironia beffarda della sorte che si accanisce sulla povera famiglia. E quando qualche volta Dio viene invocato, è come un idolo antico, indifferente alle sofferenze degli uomini.

I MALAVOGLIA

,pubblicati nel 1881, aprono il ciclo dei "vinti",di coloro cioè che, nella lotta per l'esistenza, "la corrente ha deposti a riva, dopo averli travolti e annegati". Sono composti da 15 capitoli. L'ambiente, i personaggi e il dramma dei personaggi sono già preannunziati in FANTASTICHERIA, una novella della raccolta VITA DEI CAMPI.

La storia si divide in 3 parti: le prime 2 narrano del protagonista, il Padron 'Ntoni, l'ultima del nipote, 'Ntoni. La vicenda si svolge fra il 1863 e il 1878.

I M.(i Toscano)sono una famiglia patriarcale di pescatori, che vivono ad Aci-Trezza, un villaggio a pochi chilometri da Catania; hanno una vecchia barca, la Provvidenza, e una casa: la Casa del nespolo. In essa vivono, intorno al Padron 'Ntoni, il patriarca, 3 generazioni: il figlio Bastianazzo, la nuora Maruzza detta la Longa, i nipoti 'Ntoni, Luca, Mena("sant'Agata" perché stava sempre al telaio), Alessi e Lia. Quando 'Ntoni è chiamato a prestare servizio militare, privando la famiglia delle due braccia più robuste, Padron 'Ntoni deve prendere a giornata un ragazzo, Menico, ma l'annata scarsa induce il vecchio a comprare a credito una barca di lupini per rivenderli altrove. Una notte di tempesta però inghiotte Bastianazzo, Menico e i lupini; Coraggiosamente i M. cercano di risollevarsi lavorando duramente per pagare il debito dei lupini(a zio Crocifisso detto Campana di legno) e rattoppare la Provvidenza. Ma purtroppo seguono altre disgrazie: la morte di Luca nella battaglia di Lissa, la morte di Maruzza per il colera, la perdita della casa del Nespolo per il mancato pagamento dei debiti, il traviamento di 'Ntoni, che, tornato cambiato dal servizio militare, mal si adatta alla vita di stenti, si unisce ad una compagnia di contrabbandieri e ferisce con una coltellata il brigadiere don Michele, che lo ha sorpreso in flagrante . Nel processo viene implicata anche la Lia, come presunta amante del brigadiere, e la ragazza sconvolta dalle chiacchiere del paese, abbandona la casa, riducendosi sui marciapiedi di Catania. Padron 'Ntoni affranto dal dolore si ammala e muore all'ospedale. Intanto Alessi, che ha sposato la Nunziata, riscatta la casa del Nespolo, dove torna ad abitare con la sorella Mena che si rifiuta di sposare compar Alfio, il carrettiere, per vergogna della sorella.

Quando 'Ntoni ritorna dal carcere, sentendosi in colpa per aver rovinato la famiglia, se ne va definitivamente. Il titolo del romanzo è una "'ngiuria", cioè un soprannome scherzoso.

I punti essenziali del progetto letterario verghiano sono i seguenti:

  1. occorre inventare una "forma inerente al soggetto";
  2. l'autore deve sparire calandosi in una voce narrante(o in una pluralità di voci)appartenente al mondo rappresentato;
  3. bisogna inserire delle scene corali;
  4. linguaggio adatto a esprimere il punto di vista popolare.

Il tema della "religione della famiglia" fa parte della componente romantica del romanzo. Chi si allontana dalla famiglia-nido si perde per sempre.

Nei M. si scontrano 2 concezioni della vita: la concezione di chi, come Padron 'Ntoni, si sente legato alla tradizione e riconosce la saggezza dei valori antichi; e la concezione di colui che, come 'Ntoni, si ribella all'immobilismo dell'ambiente in cui vive.

Attorno alle vicende dei M. brulica la gente del paese che partecipa coralmente ad esse con commenti(romanzo "corale"). Anche il paesaggio partecipa alla coralità della narrazione, ora quasi compiangendo, ora restando indifferente alla sorte degli uomini.

Per quanto riguarda la lingua V. accettò l'ideale manzoniano di una lingua semplice, chiara e antiletteraria. Egli riuscì a creare una prosa parlata.

RAPPORTI TRA I MALAVOGLIA E MASTRO-DON GESUALDO

Il motivo d'ispirazione dei 2 romanzi è diverso: nei M. è la religione della famiglia; in Mastro-don Gesualdo è la religione della "roba".

Il tono della narrazione è lirico nei M., mentre è polemico e satirico in Mastro-don Gesualdo.

Infine è differente il pessimismo che domina nei 2 romanzi:

nei M. esso è lenito dal conforto della religione della casa; è più cupo e totale in Mastro-don Gesualdo.







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