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DECADENTISMO

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DECADENTISMO

La parola Decadentismo deriva da dècadent, termine usato in Francia con significato dispregiativo nella seconda metà dell'800, contro i "poeti maledetti"(Verlaine, Mallarmè, Corbière, ecc.), che con la novità della loro arte e la loro vita irregolare e disordinata, apparivano alla gente comune "decadenti", cioè corrotti e dissoluti. Ma essi non si offesero, anzi, usarono quest'appellativo per ostentazione, come vessillo di battaglia, nel titolo di una rivista, "Le Dècadent".



L'espressione di "poeti maledetti" invece, deriva dal titolo di un'antologia - Les poèts maudit curata nel 1884 da Verlaine - che prendeva spunto da una poesia di Baudelaire, Bènèdiction, in cui la madre di un poeta maledice il momento in cui concepì il figlio. L'espressione fu usata dai decadenti come un atto di accusa contro la società, che odia e maledice il poeta, perché non sa comprenderlo, mentre è proprio il poeta che con la sua creatività fa progredire lo spirito umano.

Il D. ebbe il suo centro di irradiazione in Francia per poi svilupparsi in Europa, trovando un corrispettivo nella corrente artistico-architettonica che prese nomi diversi a seconda del paese in cui fiorì: Liberty in Italia, Art Nouveau in Francia, Jugendstil in Germania.

Esso nasce come reazione alla crisi del Positivismo e del pensiero scientifico. Verso la fine dell'800, filosofi, matematici e scienziati misero in evidenza i limiti del positivismo e della scienza stessa, alla quale si riconosceva solo il carattere pratico di classificare e spiegare i fenomeni naturali, negando ogni carattere assoluto e definito alle sue conoscenze. Questi limiti verranno resi ancor più in evidenza dalla teoria della relatività di Einstein che ammette l'imprevedibilità e la relatività dei fenomeni.

La psicanalisi, infine, la nuova scienza fondata da Freud, secondo la quale certe nostre azioni non sono scelte autonome e razionali, ma l'effetto di impulsi interiori, che ignoriamo perché sfuggono alla nostra coscienza, sembrò dare una base scientifica alla visione della vita del D.

La sfiducia nella ragione, prima tanto esaltata dal positivismo, determinò nel campo morale la crisi dei valori tradizionali (la, libertà, la patria, il progresso, ecc.) generando insicurezza, scetticismo e un senso di angoscia esistenziale ( l'esistenza=banale, senza scopo, noiosa e dominata dalla solitudine dell'uomo e dal desiderio di autodistruzione).

La causa storica della nascita del D., invece, fu la condizione di sradicamento in cui venne a trovarsi l'intellettuale dopo la rivoluzione liberale dell'800: compiuta la rivoluzione, egli si trova a disagio nella nuova società che, tesa alla produzione e al guadagno, con le sue ingiustizie sembra intaccare quegli ideali di libertà e democrazia in nome dei quali era incominciata.

Alcuni trovano nel D. (lo hanno definito persino terzo Romanticismo)  una ripresa del soggettivismo romantico. Ma in realtà tra essi v è molta differenza:

  • Mentre l'individualismo romantico tendeva all'affermazione dell'io per reazione all'egualitarismo predicato dall'Illuminismo, l'individualismo decadente si basa sull'analisi narcisisticamente compiaciuta delle proprie sensazioni, opposta al principio dell'impersonalità predicata dal Realismo;
  • Mentre l'uomo romantico contrappone alla ragione il sentimento, l'uomo decadente le contrappone l'inconscio e il subcosciente, la zona, cioè, più oscura dell'essere; (il decadente non parla di sentimento, ma di "sensazioni")
  • Inoltre, mentre l'individualismo romantico portava ad un senso di solidarietà, quello decadente taglia ogni legame con gli altri uomini, concepisce cioè l'individuo estraneo e indifferente agli altri.

LA POETICA

Del D. è strettamente connessa con la visione della vita intesa come mistero: la poesia, infatti è concepita come strumento di conoscenza del mistero che ci avvolge. Dopo il fallimento della filosofia e della scienza, la poesia sembra l'unico tramite che ci metta in comunicazione con l'ignoto, con l'inconscio e con l'assoluto. Di conseguenza il D. vede nel poeta il "veggente", cioè l'esploratore dell'assoluto, a cui perviene per improvvise intuizioni.

Il D. inoltre rifiuta le forme metriche, i versi e le strofe tradizionali, e preferisce le forme aperte ed un ritmo fondato sul potere evocativo della parola, ricercata non tanto per il suo significato logico discorsivo, quanto per la sua musicalità( Verlaine dice "de la musique avant toute chose."). Perciò la poesia decadente è poesia di sensazioni, di nuances (sfumature).

Il D. diede origine a numerose poetiche particolari, di cui, le più importanti furono il SIMBOLISMO , l'ESTETISMO, e, per quanto riguarda l'Italia, il CREPUSCOLARISMO, il FUTURISMO e l'ERMETISMO.

SIMBOLISMO

Sorge per iniziativa di Morèas e prende spunto da una poesia di Boudelaire, Correspondances, in cui si afferma che tutte le cose hanno tra loro un legame misterioso, sono dei simboli del mistero di cui il poeta è il traduttore.

ESTETISMO

Riprende il concetto romantico del legame tra la vita e l'arte. L'arte deve ispirare la vita e arricchirla di esperienze eccezionali nel bene e nel male, alla ricerca del nuovo, assecondando ogni impulso interiore (il vivere inimitabile di D'Annunzio).

Opere che rappresentano questa concezione sono Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde e Il piacere di D'Annunzio.

I TEMI




Del D. sono assai vari:

  • Il tema di fondo è l'angoscia esistenziale, senza consolazione e senza speranza, perché non sorretta da nessuna fede:
  • Il mistero, l'irrazionalismo e la solitudine;
  • L'analisi delle proprie sensazioni e il senso della morte;
  • Il bisogno di evasione e l'amore e le perversioni dei sensi.ecc.

 IL DECADENTISMO IN ITALIA

Non assunse il carattere radicale che ebbe in Francia e il poeta mantiene una funzione di guida culturale della società.

I maggiori scrittori decadenti furono D'Annunzio, Pascoli e Fogazzaro.

GABRIELE D'ANNUNZIO

Nacque a Pescara nel 1863 da una famiglia medio-borghese. Studiò al collegio Cicognini di Prato e s'iscrisse alla facoltà di lettere a Roma, senza però completare gli studi (solo nel 1919 gli conferiranno la laurea honoris causa), essendo troppo preso dalla vita mondana della capitale, dove visse da gaudente frequentando salotti e circoli letterari e scrivendo per vari giornali (uno dei suoi pseudonimi fu Duca minimo) .

Nel 1883 rapì e poi sposò donna Maria Hardouin, duchessina di Gallese, dalla quale poi si separò per passare ad altri amori.

Condusse una vita dispendiosa che lo portò a indebitarsi e proprio per sfuggire ai debiti, nel 1891 fuggì a Napoli.

Momenti salienti della sua vita furono il viaggio in Grecia con alcuni amici sul panfilo "Fantasia", la relazione amorosa con l'attrice Eleonora Duse, il soggiorno in Toscana nella villa detta "la Capponcina"(perché era appartenuta alla famiglia Capponi)e la partecipazione alla vita politica. Egli sedeva in Parlamento sui banchi della Destra, ma al tempo dell'ostruzionismo della Sinistra, passò clamorosamente all'estrema sinistra dicendo che, come uomo d'intelletto, andava verso la vita.

Alla Capponcina continuò a condurre una vita sfarzosa che lo portò, per evitare i fastidi dei creditori, ad andare in Francia. Allo scoppio della Grande guerra  tornò in Italia e partecipò al conflitto, compiendo numerose azioni di valore, tra cui la "Beffa di Bùccari"(consistè in un attacco condotto da 3 torpediniere italiane contro la flotta austriaca) e il volo dimostrativo su Vienna (fu compiuto da una squadriglia di apparecchi che lanciarono sulla città migliaia d manifestini, in cui si leggeva "Viennesi!imparate a conoscere gli italiani. Noi voliamo su Vienna, potremmo lanciare bombe a tonnellate. Non vi lanciamo che un saluto a tre colori: i 3 colori della libertà").

Finita la guerra, poiché gli alleati non volevano riconoscere l'annessione di Fiume all'Italia, nel 1919, D'A. occupò Fiume con i suoi legionari, reggendola fino al "Natale di sangue", ( 1920 ) quando si ritirò per non fronteggiare le truppe inviate dal Governo di Roma, presieduto da Nitti. Dopo l'impresa di Fiume egli fu nominato dal re principe di Montenevoso; visse sulle rive del lago di Garda, nella villa Cargnacco, detta "Il vittoriale degli Italiani"( poiché vi erano, molti cimeli della Grande guerra) fino al 1938, anno in cui morì.

D'ANNUNZIO E IL FASCISMO

D'A. ebbe nei confronti del Fascismo un atteggiamento ambiguo, fatto ora di indipendenza sprezzante, ora di benevolo appoggio. Mussolini disse: "con D'A. qualche volta mi sembra di trattare con una donna costosa, profumata e ingioiellata" ed anche "D'A. è come un dente guasto: o lo si estirpa o lo si ricopre d'oro".








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