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SCHOPENHAUER (1788-1860) - IL PESSIMISMO, RIFIUTO DELL'OTTIMISMO

filosofia


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SCHOPENHAUER (1788-1860) - IL PESSIMISMO, RIFIUTO DELL'OTTIMISMO

SCHOPENHAUER

(1788-1860)

Secondo Schopenhauer, filosofo tedesco, la "vita è un sogno" ovvero un tessuto di apparenze, quello che lui definisce "velo di Maya". Al di là del sogno esiste la realtà vera su cui l'uomo non può fare a meno di interrogarsi. L'uomo può lacerare questo velo di illusioni tramite l'analisi interiore che permette di capire che l'essenza profonda del nostro io non è altro che la "volontà di vivere". La V 313j97d olontà  è l'essenza segreta di tutte le cose, il Tutto. La Volontà è inconscia, unica, eterna, incausata e senza scopo, proprio per questo Schopenhauer afferma che gli esseri "non vivono che per vivere e continuare a vivere". L'uomo è al vertice di una scala graduata, è l'unico pienamente consapevole della Volontà ma è anche quello meno sicuro e risulta quindi "un animale malaticcio".

I caratteri essenziali della filosofia di Schopenhauer sono:

1.       Il pessimismo



2.     Il rifiuto dell'ottimismo

3.     Le vie di liberazione dal dolore

1. IL PESSIMISMO

La concezione pessimistica di Schopenhauer si basa sul fatto che la vita è dolore per essenza in quanto volere è desiderare e desiderare corrisponde ad uno stato di tensione dovuto alla mancanza di qualcosa e quindi si traduce in dolore. Essendo nell'uomo la Volontà più cosciente, egli risulta il più bisognoso e quindi il più sofferente. Il piacere non è altro che la cessazione temporanea di un dolore (vedi analogia con Leopardi) mentre la vita è come un pendolo che oscilla fra dolore e noia passando velocemente ad un intervallo "illusorio" ovvero il piacere.

Il dolore, non riguarda solo l'uomo ma investe ogni creatura, l'uomo soffre di più solo perché consapevole, e soffre di più in proporzione alla intelligenza di cui è dotato (vedi analogia con Guicciardini).

L'amore è visto anch'esso in maniera pessimistica in quanto non ha altro fine che l'accoppiamento ed è costituito solo da "due infelicità che si incontrano, due infelicità che si scambiano ed una terza infelicità che si prepara"

2. RIFIUTO DELL'OTTIMISMO

Schopenhauer polemizza contro le filosofie e le religioni occidentali aventi una visione perfetta del mondo governato provvidenzialmente da un Dio o da una "Ragione". A suo giudizio infatti, la vita non è che una esplosione di forze irrazionali ed il mondo è il teatro dell'illogicità e della sopraffazione.

L'uomo non è né buono né socievole, anzi nel cuore di ogni uomo c'è una "belva" che attende solo il momento opportuno per uscire allo scoperto. Le disgrazie altrui provocano dell'individuo una malcelata soddisfazione ed ogni vantaggio un fastidio. Se gli uomini vivono insieme è solo per bisogno e lo Stato è solo una necessità di difesa e regolamentazione degli istinti aggressivi dell'uomo. Dante ha ripreso la materia del suo Inferno dal mondo reale mentre nel descrivere il cielo e le sue gioie si è trovato in difficoltà in quanto il mondo non offre alcuno spunto.




La storia non è altro che il fatale ripetersi di uno stesso dramma ed il suo compito non è altro che quello di offrire all'uomo la coscienza di sé e del proprio intelletto.

3. LE VIE DI LIBERAZIONE DAL DOLORE

Schopenhauer, negando l'ipotesi del suicidio come liberazione del dolore in quanto affermazione della Volontà e negazione della vita, articola il percorso salvifico in tre momenti essenziali: l'arte, l'etica della pietà e l'ascesi.

L'arte è conoscenza libera e disinteressata, ha un carattere contemplativo che permette di muoversi in un mondo di forme eterne sottraendo l'uomo dalla catena infinita di bisogni ed si eleva al sopra del dolore stesso. Prima ancora della poesia si trova la musica, definita come l'arte più profonda ed universale.

La funzione liberatrice dell'arte è comunque momentanea, costituisce un conforto alla vita stessa.

L'etica deriva da un sentimento di pietà che non nasce da un ragionamento astratto ma da un'esperienza vissuta tramite la quale è possibile stralciare il velo di Maya compatendo il dolore del prossimo. La pietà ai suoi massimi livelli consiste nel far propria la sofferenza di tutti gli esseri passati e presenti e nell'assumere su di sé il dolore cosmico. Essa però rimane sempre all'interno della vita e presuppone un qualche attaccamento ad essa.

Secondo Schopenhauer, di conseguenza, il traguardo di una liberazione totale sta nell'ascesi ovvero l'esperienza tramite la quale si propone di estirpare il proprio volere di esistere, rinunciando a qualsiasi forma di piacere e riuscendo a sopprimere la Volontà di vivere. L'uomo diviene così libero, arrivando al nirvana buddista ovvero all'esperienza del nulla, un nulla relativo essendo una negazione del mondo stesso e quindi, se il mondo con i suoi dolori è un nulla, il nirvana diventa un tutto.







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