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MICHELANGELO

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MICHELANGELO


Michelàngelo Buonarròti fu uno scultore, pittore, architetto e poeta italiano (nato a Caprese, oggi Caprese Michelangelo [prov. Arezzo], nel 1475 e morto a Roma nel 1564). Lorenzo il Magnifico accolse M. nel suo palazzo. Tra la 949i82j fine del 1490 e i primi mesi del 1492 M. scolpì la Madonna della scala e la Battaglia dei Centauri e dei Lapiti (Firenze, casa Buonarroti). Soggiornò a Venezia, a Bologna e a Roma dove scolpì la Pietà (1499). L'opera che maggiormente impegnò l'artista a Firenze fra l'agosto 1501 e l'aprile 1504 fu il David marmoreo (Firenze, Galleria dell'Accademia). L'invito a Roma da parte di Giulio II (1505) e l'incarico di costruire il monumento funebre del pontefice accesero la fantasia dell'artista che si pose all'opera con febbrile entusiasmo, ideando un complesso architettonico che doveva sfidare la grandiosità degli antichi mausolei. Il contratto per la decorazione ad affresco della volta della Cappella Sistina fu sottoscritto nel 1508; M. si appassionò presto all'opera, ampliandone il programma. Figure e architettura dipinta sono indissolubilmente legate in un moto ascensionale che coinvolge lo spettatore, spingendone lo sguardo, oltre le gigantesche figure dei Profeti e delle Sibille, verso le Storie della Genesi. Terminati gli affreschi della volta della Sistina M. riprese i lavori per la sepoltura di Giulio II, ed eseguì il Mosè (1516; Roma, S. Pietro in Vincoli). A Giulio II succedette nel 1513 Leone X che gli affidò l'esecuzione della Sacrestia Nuova di San Lorenzo e delle tombe medicee sulle cui pareti M. realizzò il Giorno e la Notte, il Crepuscolo e l'Aurora. Con i lavori per la Sacrestia Nuova si intrecciano quelli per la costruzione di una libreria nel convento di San Lorenzo, di cui M. ricevette commissione da Clemente VII nel 1523. Tra il 1532 e il 1534 scolpì una figura virile di Vittoria (Firenze, Palazzo Vecchio) e quattro Prigioni (Firenze, Galleria dell'Accademia), per la tomba di Giulio II. Nel 1534 accolse l'incarico di dipingere sulla parete dell'altare nella Cappella Sistina il Giudizio universale. Con il Giudizio l'opera di M. appare, già agli occhi dei contemporanei, non più soltanto il momento culminante di tutta una secolare tradizione artistica, ma anche rivoluzionaria e polemica nei confronti di quella tradizione.




Le sculture degli anni estremi, dalla Pietà da Palestrina (Firenze, Galleria dell'Accademia) a quella del duomo di Firenze, alla Pietà Rondanini (Milano, Museo del Castello), riprendono un unico tema, quello del compianto sul Cristo morto. Di M. rimangono anche un nutrito epistolario e circa trecento componimenti poetici.






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