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DIARIO DI UN VIAGGIO - NELLE OASI

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DIARIO DI UN VIAGGIO 
NELLE OASI





Per recarmi nelle oasi , da Tunisi, sto viaggiando in un pullman tutt'altro che confortevole: all'improvviso e senza motivo si stacca una porta e l'autista, imperterrito, la riaggiusta. Man mano che ci allontaniamo della città ed entriamo nel deserto , la vegetaz 212g69c ione si dirada fin quasi a scomparire, la pista si intravede appena e non si incontra più nessun vicolo.

All'origine di un'oasi c'è una sorgente. Il deserto infatti è solcato dagli HUADI, che sono i letti dei fiumi ormai inariditi; tuttavia in profondità, sotto il loro percorso, ci sono vene d'acqua sotterranea che talvolta giungono a sorgere in superficie, favorendo lo sviluppo della vegetazione.

L'uomo è intervenuto sull'ambiente dell'oasi sia introducendo le palme da dattero ed altre coltivazioni sia riuscendo ad aumentare la produzione di acqua dalla sorgente stessa.




Text Box: I qanat rappresentano la più antica tecnica di irrigazione del deserto; il sistema, elaborato già dagli antichi persiani (primo millennio a.C.), è ancora in uso nelle oasi africane, arabiche e medio-orientali. A una notevole distanza dall'oasi si scavo un pozzo, profondo fino a 100 m, fino a raggiungere la falda acquifera; poi si costruisce una conduttura sotterranea di forma ellittica (alta fino a 2 m) che porta l'acqua nelle oasi, dove viene distribuita con canali di superficie, ricoperti da folta vegetazione arbustiva per impedirne l'evaporazione. Tra il pozzo iniziale (fino a 20 km dall'oasi) e l'oasi stessa, vengono scavati altri pozzi più piccoli ( ogni 100 m), che servono sia per aerare il condotto, sia per rimuovere occlusioni o eseguire riparazioni. 



I QANAT





Text Box: Lo sfruttamento delle vene d'acqua sotterranee ha dato origine a un vero e proprio mestiere, quello dei maestri dell'acqua.
1. Calandosi nel sottosuolo attraverso dei pozzi di aerazione, essi hanno scavato, generazione dopo generazione, una complessa rete di gallerie, chiamate foggara. Le gallerie, che corrono orizzontalmente sotto il deserto, sono vere e proprie miniere d'acqua perché non solo la trasudano dalle pareti aspirandola per capillarità dalle falde profonde, ma fanno anche condensare l'umidità della notte che altrimenti andrebbe dispersa.
2. I maestri dell'acqua provvedono anche alla manutenzione della foggara. Infatti nelle oasi ancora ben conservate essi sono continuamente all'opera, oggi come mille anni fa, per evitare l'insabbiamento dei pozzi di aerazione, e, se ci sono fondi sufficienti, anche ad ampliare la rete delle gallerie ed aumentare così la produzione di acqua e rendere l'oasi più estesa. Le spese sono sostenute da un consorzio di proprietari che poi si suddividono l'acqua prodotta in quote proporzionali al contributo versato.

I MAESTRI DELL'ACQUA




Text Box: Facciamo adesso un elementare confronto tra le isole Aran e le oasi.
1. nelle isole Aran, dove l'irrigazione è esclusivamente affidata all'abbondanza dell'umidità atmosferica portata dall'Atlantico, per delimitare le scarne proprietà degli isolani sono sufficienti quei muretti di cui abbiamo parlato.
2. Nelle oasi si viene invece a creare un regime di proprietà più complesso, basato non solo sul possesso della terra, ma soprattutto su quello dell'acqua. L'intera economia dell'oasi è infatti regolata dalla ripartizione dell'acqua secondo le quote spettanti ai proprietari della foggara.
3. Di conseguenza i UNA RETE DI CANALI



Text Box: 4. Il numero dei fori che sono stati liberati misura così la produzione della nuova foggara.
5. Determinata la produzione d'acqua complessiva, vengono calcolate le quote che spettano ai vari proprietari della foggara in base ai contributi versati, poi, per effettuare la distribuzione, viene scolpita una grande pietra a forma di pettine in modo tale che lo spazio tra un dente e l'altro sia proporzionale alla quantità d'acqua che spetta ad ognuno di essi. Infine la pietra viene piazzata allo sbocco della foggara in modo che il








Text Box: Secondo un detto arabo la palma vuole avere la testa nel fuoco e i piedi nell'acqua, perciò alla base di ogni tronco è scavata una piccola fossa dove si raccoglie l'acqua necessaria a dissetare l'albero. Tuttavia, anche all'interno di una stessa proprietà, l'acqua è distribuita con parsimonia e i canali non sono mai usati contemporaneamente, ma, a seconda dell'ora, o del giorno, o della settimana, portano l'aqua a rotazione nei vari settori del lotto.
L'IRRIGAZIONE




Ad un certo punto avvistiamo la prima oasi: Nefta, con 400.000 palme da dattero, irrigate da 150 sorgenti. Scendo dal pullman e percorre con il mio amico alcune decine di metri a piedi per entrare nell'oasi. Sono necessari gli occhiali per riparare gli occhi !! Il caldo è opprimente, non si resiste più.






Text Box: Nei deserti caldi la piovosità può variare tra i 100 e i 200 mm annui. 
Esistono luoghi in cui le precipitazioni diminuiscono fino quasi a scomparire.
La povertà del manto vegetale, l'elevata temperatura, l'assenza di grandi oasi d'acqua e la presenza di un terreno sabbioso e roccioso permeabile favoriscono la dispersione per evaporazione della maggior parte della pioggia.
L'escursione termica nei deserti è molto ampia: dalla temperatura elevatissima delle ore più calde (più di 50°C) si scende bruscamente, dopo il calar del sole, a temperature prossime allo zero. L'escursione termica annua è invece più contenuta. 
IL CLIMA


Come arrivo all'ombra di una palma, avverto un grande benessere: sono arrivato proprio in Paradiso !! Io e il mio amico ci fermiamo qui un giorno e una notte (la temperatura è scesa ma rimane sempre gradevole).

Nefta è una delle più belle oasi del sud tunisino, situato in una gola che le conferisce un carattere tutto particolare. I suoi abitanti conducono una vita seminomade.




LA PASTORIZIA 
E' L'ATTIVITA' TRADIZIONALE 
DEI DESERTIText Box: Le aree desertiche rappresentano uno degli ambienti meno ospitali per la vita umana. Tuttavia, l'uomo si è sempre insediato, facendo fronte in modi diversi all'ostilità del territorio e del clima, e vivendo in comunità piuttosto limitate. Nelle aree desertiche calde, gli uomini si sono dedicati per lo più alla pastorizia nomade: lungo percorsi secolari ( le Oggi mi dirigo a Gabés (76.000 ab.) città circondata da un'enorme oasi che ha il vantaggio di essere la più vicina al litorale mediterraneo. Nell'oasi il terreno viene molto sfruttato. Infatti all'ombra delle 300.000 palme da dattero crescono olivi, banani (che producono banane piccole), aranci, limoni, melograni, albicocche, viti, pesche, tabacco e, sotto questi, gli ortaggi. È tutto un giardino di frutta e ortaggi curati con pazienza e arte particolare.

Nei piccoli canali d'irrigazione vivono tartarughe d'acqua dalle dimensioni ridotte.


Text Box: Molto scarsa è la vegetazione nei deserti caldi: si tratta per lo più di piante, come i cactus, adatte a sopravvivere ai lunghi periodi di siccità. 
Più rigogliosa si presenta, invece, la vegetazione nelle poche aree dove l'acqua è più abbondante. Nelle oasi, intorno a una sorgente d'acqua che scaturisce dalle falde sotterranee, spuntano erbe, crescono palme, si può anche coltivare il terreno e vivere: le oasi più grandi ospitano infatti villaggi e città.
Nelle oasi, dove affiorano in superficie gli strati argillosi e impermeabili del sottosuolo e sporgono esigue sorgenti d'acqua, i gruppi umani hanno dato vita ad una modesta agricoltura. Queste minime risorse idriche consentono di coltivare orti e piccoli appezzamenti di cereali, palme da dattero, ulivi e piante da frutta.
Nelle oasi gli uomini hanno costruito piccoli villaggi e hanno creato mercati anche di un certo rilievo a cui fanno capo anche i pastori con le loro greggi, anche le CAROVANE dei cammellieri, i NAVIGATORI
 del deserto, dediti per lo più al COMMERCIO. 

ED E' ANCHE POSSIBILE 
UNA MODESTA AGRICOLTURANELLE OASI LA VEGETAZIONE
E' ABBASTANZA RIGOGLIOSA,

Text Box: Le oasi sono sempre state fin dall'antichità luogo di incontro e di scambio tra due modi di vita completamente diversi: quello degli agricoltori sedentari e quello degli allevatori nomadi. Grazie alla presenza ostile del deserto nelle oasi si è rafforzato quel culto di ospitalità tipico dell'Islam.
Le oasi forniscono un ambiente che gli uomini sono stati costretti a modificare: si è instaurato così un certo equilibrio, che è precario perché:
. l' oasi deve essere continuamente controllata; infatti può essere sepolta dalla sabbia spinta dal vento. Per questo i coloni devono provvedere alla costruzione di barriere contro l'avanzamento delle dune. La perdita di questo equilibrio è dovuto maggiormente all'emigrazione dei giovani che privano l'oasi di manodopera.
. nonostante gli sforzi dell'uomo il deserto avanza e sopprime le une abitate e ricche di pascoli. 
UN EQUILIBRIO PRECARIO


CHI HA LA FORTUNA DI VISITARE DELLE OASI, LE TIENE SEMPRE NEL CUORE PENSANDO A COME SI STARÀ IN PARADISO.









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