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IL PROBLEMA DEI FONDAMENTI

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IL PROBLEMA DEI FONDAMENTI

Accanto all'area positivistica esiste una vasta area culturale che nel periodo di passaggio tra l'Ottocento e il Novecento avverte sempre più gli scricchiolii della ragione. E' un fenomeno par 323j98d allelo al Positivismo, anche se di maggiore durata, che prende il nome di Decadentismo. Esso è innanzitutto un movimento filosofico che influenzerà vari campi, tra cui la letteratura.

La crisi della ragione ha dimensioni specifiche nei vari campi, ma nell'insieme crea un clima di dubbio sui poteri della ragione e di questo si fa critica la cultura del Decadentismo.

Il dato da cui partire è che alla fine dell'Ottocento entra in crisi il modello di razionalità costruito dall'Illuminismo e rafforzato dal Positivismo.

Crisi della razionalità scientifica

Per crisi della razionalità scientifica si intende un momento di difficoltà non dei singoli saperi, ma dell'unicità del modello meccanicista che si era affermato in essi. La nuova scienza si reggeva sulla possibilità di comprendere la natura attraverso spiegazioni di tipo matematico e geometrico e di rappresentarla come una grande macchina, un grande orologio meccanico che si muove sempre secondo le stesse regole, secondo leggi deterministiche.

Col termine deterministiche si intendono le leggi che regolano completamente il fenomeno e non ammettono eccezioni. Esse valgono sempre, ovunque, per ogni particella (universalmente nel tempo, nello spazio, nella materia).

Quindi, quando si parla di scienza nell'Ottocento si ha in mente il paradigma meccanicistico e si ritiene che esso rappresenti la realtà e che sia l'unico modo per avere conoscenze certe sul mondo.




Nel passaggio tra Ottocento e Novecento questo modello viene delimitato, riguardando solo una parte dei fenomeni, non la loro totalità.

La transizione è vissuta drammaticamente.

All'interno della fisica il paradigma meccanicistico viene messo in crisi:

  • Dallo sviluppo della termodinamica, che studia la trasformazione del calore in lavoro e scopre nella natura una tendenza alla dispersione dell'energia;
  • Dallo studio del movimento dei gas, che mostra la presenza di leggi naturali di carattere probabilistico;
  • Dalla teoria della relatività di Einstein, che cancella l'idea del tempo e dello spazio assoluti.

Altra novità proviene dalla ricerca sul mondo organico, il quale è differente da quello inorganico. L'ipotesi alla base di questo principio è il cosiddetto vitalismo, l'idea cioè di una forza non spiegabile in termini meccanicistici che anima la materia organica.

Nel corso dell'Ottocento si sviluppano le geometrie non-euclidee. La geometria euclidea era stata costruita lavorando sull'idea di uno spazio piano, uniforme ed esteso all'infinito. Su questo spazio due rette parallele non si incontrano mai. Se invece si prende in considerazione una superficie sferica si ottiene che le rette si incontrano sempre in due punti (un esempio sono i meridiani).

Con le geometrie non euclidee viene a cadere uno dei presupposti centrali della scienza, cioè che la geometria corrisponda alla struttura dello spazio fisico.

In conclusione la crisi della razionalità scientifica è in verità una sua profonda e salutare riorganizzazione.

Crisi della razionalità politica

Il modello di razionalità politica si reggeva sui principi di equilibrio tra le potenze e sull'idea di nazionalità.

Il principio di nazionalità si trasforma nel corso dell'Ottocento in nazionalismo: da idea democratica legata all'autodeterminazione dei popoli si trasforma in idea di superiorità di una nazione sull'altra. Il concetto stesso di nazione, che precedentemente indicava un dato culturale (tradizioni, lingua e storia), inizia a far riferimento ad un elemento quasi razziale. In nome di questo cambiamento si vanno a colonizzare i territori "vuoti" dell'Asia e Africa, vuoti perché i popoli indigeni sono considerati razze inferiori.

Una radicale critica al concetto di nazione proviene dall'interno stesso dei paesi europei. Vi sono strati della società che non si riconoscono nella nazione, anzi proclamano di trovare i propri simili negli sfruttati degli altri paesi e i veri nemici nei capitalisti della propria e delle altre nazioni. Essi affermano che il principio di nazionalità deve essere abbattuto perché frutto degli interessi della borghesia.

Il precipitare verso la Grande guerra e il suo svolgimento mettono in crisi il modello di razionalità politica costruito in un secolo. L'Europa aveva vissuto cento anni di pace, eccetto qualche episodio bellico locale e breve dove, dopo una guerra-lampo, si ristabiliva un sistema di equilibrio che sfruttava come valvola di sfogo l'Asia e l'Africa, continenti ancora da spartire.

La Grande guerra smentisce tutto: le nazioni non si assestano su una soglia di equilibrio, ma anzi si "scannano" reciprocamente.

Crisi dell'Io

Il Romanticismo mise l'interiorità al centro della sua poetica e affidò all'arte il compito di esprimerla, costruendo una certa immagine dell'Io e dell'interiorità.



L'Illuminismo aveva preso come oggetto di studio l'Io, ma ne aveva indagato elementi quali la razionalità e i diritti inalienabili, ed effettuato ricerche sul sentimento, analizzando solamente gli aspetti eguagliatori e uniformanti dell'interiorità sia a livello giuridico (i diritti inalienabili), sia sociale (l'opinione pubblica e il senso comune).

Il Romanticismo aggiunge all'Io la caratteristica dell'individualità, unica e irripetibile, la quale è frutto della storia di cui ogni individuo è il portatore e non ne esiste una uguale all'altra. Il sentimento può distribuirsi su una scala che va dall'individualità unica e irripetibile del singolo ai sentimenti collettivi del popolo.

Durante il Positivismo si tenta di fare dell'interiorità umana una scienza, con la psicologia, la sociologia.

Contemporaneamente, però, si comincia a pensare che tutto ciò che si è detto finora dell'Io è solo la sua superficie, superata la quale si trova un fondo misterioso e irrazionale.

Riguardo ciò, ruolo importante ha Sigmund Freud (1856 Moravia - 1939 Londra).

Egli dimostra che l'Io non è un'autonoma identità, ma il frutto dello scontro tra due forze impersonali: l'Es, che rappresenta le pulsioni inconsce che premono per venire alla luce, e il Super-Io, che raffigura l'introiezione delle autorità familiari e sociali e che blocca l'emergere di quelle pulsioni.

L'Io appare come una realtà precaria, una superficie, al di sotto della quale si agitano forze oscure, tra cui appetiti sessuali che l'individuo non ha il coraggio di ammettere. E tutto ciò fin da bambini e in tutti. Freud nega l'innocenza dell'infanzia intesa come mancanza di pulsioni di carattere sessuale.

Per Freud la differenza tra piccole manie e malattie mentali sta non nel tipo di disturbo, ma dalla sua intensità (dipende dalla quantità, non dalla qualità del disturbo).

La civilizzazione dell'uomo ha un alto costo interiore, perché civilizzarsi significa reprimere le pulsioni profonde che premono dall'inconscio, introiettare doveri e relativi sensi di colpa che rendono infelici e creano una condizione di precarietà interiore. Freud analizza il volto oscuro della storia e del progresso.

L'arte diventa segnale di sublimazione di impulsi inconsci tormentosi, divenendo allo stesso tempo terapia e segno di nevrosi.

Sulla crisi dell'Io ha un certo peso la filosofia di Henry Bergson.

Egli distingue il tempo esterno, segmentabile in secondi, minuti, giorni, e quello della coscienza, che invece procede per durate. Con questo termine si intende quel fenomeno per cui gli istanti segmentati del tempo esterno si fondono nella coscienza in stati psicologici unitari che vanno vissuti come entità uniche.

Ore d'amore possono per la coscienza volare via come secondi ed essere ricordati in seguito come parti ampie dell'esistenza. Pochi istanti di dolore possono sembrare interminabili nel momento in cui lo si prova.

Il soggetto vive così immerso in due dimensioni temporali che si moltiplicano se si aggiungono il tempo della memoria e quello del sogno.

L'Io appare dissociato dal mondo esterno: esiste in una dimensione temporale, ne vive un'altra, ne ricorda una diversa, ne sogna infine un'altra ancora.

In questa situazione sembra impossibile la comunicazione tra individui dissociati dal mondo esterno.








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