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Ecologia → oikos (casa) e logos (discorso)

geografia




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Ecologia → oikos (casa) e logos (discorso)

→ scienza che studia l'ambiente, che comprende fattori abiotici, gli organismi che vi abitano e le

loro interrelazioni.

Il termine fu coniato dal biologo tedesco Ernest Haeckel nel 1866


L'ecologia studia l'ambiente che comprende sia fattori abiotici, cioè fisico-chimici, sia fattori biotici, cioè gli organismi che vi abitano, e molto importante è il suo studio riguardo alle interrelazioni fra i due mondi.

Un altro termine che ha la stessa radice è "economia", che significa "gestione della casa". Molto spesso si dimentica che ecologia ed economia vanno di pari passo, nel senso che noi non possiamo sfruttare le nostre risorse ambientali senza tenere presente che queste risorse sono in pericolo, in quanto l'ambiente è molto sensibile. Allo stesso tempo però proteggere l'ambiente non deve assolutamente significare arrestare l'economia, ma devono poter andare avanti di pari passo, e quindi si può fare per una serie di principi di sviluppo sostenibile tenendo presente che le risorse sono si rinnovabili ma non illimitate.

Una popolazione non è altro che l'insieme di tutti gli individui di una data specie presenti in una determinata sub-area, all'interno dell'areale della specie. L'areale è lo spazio geografico in cui sono distribuiti gli individui di una specie. Una specie è l'insieme di individui interfecondi o potenzialmente tali, isolati riproduttivamente da altri insiemi di individui.




Un esempio è la specie Thunnus tunnus (tonno rosso) che è presente come due popolazioni e quindi come due studi: quello occidentale, resta nell'oceano Atlantico mentre quello orientale entra nel mediterraneo per riprodursi. Sono sempre la stessa specie ma sono due popolazioni distinte in quanto occupano aree diverse.

Quindi esistono specie costituite da molte popolazioni così come specie costituite da un'unica popolazione, a seconda del grado di isolamento genetico che hanno i gruppi di individui.

Le popolazioni a loro volta si trovano all'interno delle comunità

Una comunità o biocenosi è l'insieme delle popolazioni di specie diverse che interagiscono in una particolare area.

Prendiamo sempre l'esempio del tonno. Le popolazioni con cui la popolazione del tonno che entra in mediterraneo può interagire sono ad esempio quella delle sarde, di cui il tonno si nutre, e anche quella delle ricciole, che invece rappresenta un competitore alimentare. Ebbene queste tre popolazioni, insieme anche ad altre, costituiscono una comunità di una particolare area, che è quella del Mediterraneo.

Le interazioni che possono esserci in una comunità sono quindi: competizione, predazione e simbiosi.

La competizione può essere sia spaziale (cioè per lo spazio fisico da occupare) che alimentare. La predazione è ovvia e abbiamo fatto l'esempio del tonno con le sarde. La simbiosi è una stretta relazione che può istaurarsi tra organismi. Per i pesci pelagici fare un esempio di simbiosi è un po' complicato in quanto ce ne sono di particolari, un esempio possono essere le "remore" che sono spesso dei commensali di molti squali. Facciamo un esempio più preciso: c'è la popolazione di orate del golfo di Napoli che si nutre spesso di mitili, come le cozze degli allevamenti di Bacoli. Anche se allevate queste cozze sono comunque una popolazione che interagisce con le orate in quanto vengono predate. Ebbene ci sono molte specie di cirripedi (Dalanidi) che crescono proprio sulle valve delle cozze e riescono in questo modo a donare maggiore resistenza alla conchiglia del bivalve, proteggendola dalla predazione. Questo è un esempio di simbiosi. Torniamo a parlare dell'ambiente fisico, cioè dell'ecosistema.

L'ecosistema è un insieme di biocenosi e di biotopo e delle loro interrelazioni. Il biotopo è l'ambiente fisico che determina quell'ecosistema.

Le interrelazioni sono quelle viste finora e quindi più comprendono dei flussi di energia e materia che dominano gli ecosistemi.

Questi flussi di energia possono essere di due tipi:

di origine solare, cioè fotoni che mettono in moto la produzione primaria grazie alla fotosintesi;

oppure di origine organica, in questo caso grazie alla degradazione di essi da parte soprattutto dei saprofiti e dei detritivori, l'energia potrà tornare in circolo nella catena trofica.

Le reti trofiche sono quindi proprio il punto di collegamento tra il mondo biologico e quello fisico dell'ecosistema (il biotopo appunto), proprio per questo è bene andare a ripetere i cicli biogeno chimici.

Gli ecosistemi fanno parte a loro volta dei biomi, cioè regioni biogeografiche con forme di vita distinte e quindi comprendono più ecosistemi. Un esempio di ecosistemi è quello della Posidonia, mentre di bioma può essere il Mediterraneo. L'insieme dei biomi della terra crea la biosfera, cioè la parte del Pianeta Terra comprendente ogni forma di vita. L'organizzazione gerarchica della vita sulla Terra è quindi:

specie- popolazione-comunità-ecosistema-bioma-biosfera.

L'interesse dell'ecologia parte proprio dalla specie in poi, cellule, geni, ed organi sono invece di competenza dei biologi cellulari e molecolari.

L'unione tra questi vari reparti è il flusso di energia, nel senso che esiste un flusso di energia dai geni alla biosfera costante.

Questo flusso rispetta quelle che sono le leggi della termodinamica.

La 1° legge della termodinamica dice che l'energia è conservativa, non può essere né creata né distrutta ma solo trasformata.

La 2° legge ci dice una cosa fondamentale, che queste trasformazioni non sono mai efficienti ma comportano sempre una dispersione sotto forma di calore.

In questi vari passaggi avviene però un fenomeno importante, cioè la materia che man mano viene creata migliora qualitativamente.

Quando possiamo affermare che due individui appartengono alla stessa specie?

Ebbene per appartenere alla stessa specie essi devono non solo avere le stesse caratteristiche somatiche e genetiche ma soprattutto devono essere interfeconde e inoltre devono produrre prole fertile. Ad esempio il cavallo e l'asino possono riprodursi dando un mulo, ma quest'ultimo non risulta fertile, è un ibrido. Quindi il cavallo e asino non sono la stessa specie.

Lo stesso discorso vale per il lupo e il cane che possono essere interfecondi ma non danno prole fertile; quindi devono sempre essere rispettate le due regole di interfecondità e di prole fertile.

Una successione ecologica invece è un processo attraverso cui una comunità si trasforma, per cause naturali e più o meno lentamente modificando le proprie condizioni di crescita e anche la propria composizione in specie, così da entrare in una situazione di instabilità e quindi da poter essere sostituita da una comunità più complessa. Facciamo un esempio generico che comprende l'ecosistema sia marino che terrestre: ipotizziamo che ci sia un lago o uno stagno e nel corso di millenni l'apporto di sedimenti degli affluenti inizia a far abbassare il suo livello. Iniziano così a svilupparsi specie presenti in genere più nelle paludi che nei laghi, come la cannuccia palustre, e le specie ittiche del lago iniziano ad essere sostituite da altre in quanto iniziano a non sopportare bene l'ambiente anossico tipico delle paludi (infatti gli ambienti palustri hanno un bilancio negativo di O2, cioè una perdita di esso)e quindi aumentando sempre più la sedimentazione il lago si trasforma completamente in una palude. I pesci sono quindi spariti, iniziano a crearsi vaste zone di prateria e infine avremo addirittura vaste foreste. Questa è quindi una successione che ha compreso non solo le comunità ma tutto l'habitat o meglio tutto l'ecosistema precedente che era quello lagunare.

Possiamo dividere le successioni in due grosse tipologie: primarie e secondarie.

Nelle successioni primarie l'insediamento e lo sviluppo delle comunità si realizzano in habitat neoformati, cioè che non erano stati colonizzati. Il processo è molto lungo, dell'ordine dei millenni.

Nelle successioni secondarie invece lo sviluppo delle comunità si realizza in habitat che erano già colonizzati precedentemente ma in cui le specie animali e vegetali sono scomparse in seguito a gravi perturbazioni. I tempi sono relativamente brevi, decenni o secoli. Facciamo i soliti esempi, in habitat però esclusivamente marino. Se un peschereccio, ignorando le norme vigenti sulla pesca a strascico, va a strascicare troppo vicino alla costa arrecando gravi problemi alla prateria di Posidonia presente, allora si inizierà ad instaurare un fenomeno di successione secondaria. Un esempio di successione primaria può essere legato ad un relitto, ad esempio una scogliera frangiflutti o anche il braccio di un porto che viene allargato, ecc.; sono tutti habitat neoformati. Infatti le loro superfici saranno colonizzate in breve tempo da una serie di organismi.

Le successioni sono governate da tre meccanismi fondamentali: facilitazione, tolleranza e inibizione, a seconda della tipologia di successione che si va a istaurare.

Nel caso dell'habitat neoformato soltanto alcune specie pioniere sono capaci di istaurarsi per prime, in quanto le condizioni iniziali sono estreme. Queste specie creeranno poi delle condizioni ambientali più favorevoli e costanti per la colonizzazione di altre specie (cioè faciliteranno appunto il loro instaurarsi nell'habitat).

Queste specie pioniere sono quindi resistenti a condizioni estreme quali alte temperature, idrodinamismo dirompente, basse concentrazioni di O2,ecc..

Tra queste specie ci sono ad esempio i licheni, come le verruca ria tipica del piano infralitorale, che riesce a creare vita dovunque; si tratta infatti di una simbiosi tra un'alga e un fungo che riesce a creare sostanza organica dalla roccia. Anche i cirripedi sono specie pioniere.

Un esempio per l'ecosistema terrestre è che i licheni con la loro sostanza organica danno la possibilità a specie come le leguminose di istaurarsi.

Queste si nutrono della sostanza organica dei licheni producendo a loro volta sostanze azotate che arricchiscono il terreno e danno quindi la possibilità nel tempo ad altre specie di instaurarsi.

In mare le modificazioni sono similari tranne che per il trasporto che è diverso. Il caso del relitto è importante: questo verrà inizialmente colonizzata da briozoi e cirripedi, che morendo in una certa libereranno sostanza organica e calcarea che può essere utilizzata da specie successive, ad esempio tunicati e poriferi, che non sono capaci di colonizzare habitat neoformati. Questo era il caso della facilitazione.



Per il meccanismo della tolleranza e dell'inibizione dobbiamo considerare invece l'esempio in cui non abbiamo habitat neoformati ma habitat perturbati.

La tolleranza si ha quando delle specie che colonizzano l'ambiente "non si pongono il problema"della colonizzazione successive da parte di altre specie. L'inibizione invece si ha quando i primi occupanti hanno la capacità di inibire la crescita di altre specie. Ad esempio i briozoi finché sono vivi non permettono l'instaurarsi di altre specie; sono inibitori proprio dei tunicati e dei poriferi.

Il ciclo biologico delle specie può essere distinto in 3 fasi principali:

una fase di crescita esponenziale;

una di stabilità della popolazione;

e una fase di senescenza.

Alla fine di questo ciclo vitale queste specie vengono eliminate attraverso la competizione per le risorse da altre specie e quindi questa sequenza di successioni consecutive può andare avanti per un certo periodo di tempo fino a che non si può avere l'instaurarsi di una specie che crea un climax, cioè uno stadio tardivo delle successioni molto stabile nel tempo (almeno secoli); sulla terra ferma sono le querce, in mare la Poseidonia oceanica o i coralli. Le barriere coralline sono dei climax in quanto c'è una specie prevalente che è il corallo, poi tutte le altre specie interagiscono tra loro tramite predazione, competizione e simbiosi; però queste attività saranno tutte in equilibrio tra loro e quindi costanti nel tempo.

Un altro esempio di successioni è l'habitat neoformato rappresentato dalle foglie di Poseidonia. Non appena nasce la foglia questa inizia subito ad essere colonizzata dagli epifiti, che ripercorrono tutti i meccanismi delle successioni a livello microscopico. Le specie pioniera sono batteri e alghe calcaree, poi ci sono una serie di idrozoi e briozoi particolari e quando subentra "Fenestrulina" (un briozoo) non crescerà più alcuna specie, proprio perché c'è un'inibizione.

Le specie pioniere e quelle degli stadi successivi seguono delle strategie r/k.

Le specie "r strateghe" sono appunto quelle pioniere, in quanto si trovano nelle prime fasi della successione, ed hanno particolari caratteristiche:

piccole dimensioni

rapido accrescimento

elevato tasso riproduttivo

Le specie "k strateghe" si trovano nelle comunità a maturazione, ed hanno:

dimensioni maggiori

longevità maggiore

crescita lenta

tasso riproduttivo ridotto

cure parentali (quando si parla di organismi superiori).

Logicamente le specie ittiche sono K strateghe, infatti hanno tassi di crescita molto lenti.

Prendiamo ora in considerazione l'ambiente fisico e le interrelazioni:

ecosistema : è l'unità fondamentale in ecologia. Include gli organismi che vivono insieme in una particolare crea e sono caratterizzati dall'avere un interazione con il mondo fisico e deve esserci un flusso di energia al suo interno. Inoltre esso deve avere anche una ben definita struttura biotica.

Noi possiamo stabilire con certezza che un sistema è effettivamente un ecosistema solo se è presente una ciclizzazione dei materiali. Gli ecosistemi non sono però ambienti chiusi ma aperti, in quanto c'è sempre un ambiente d'entrata e uno d'uscita.

Quello di entrata è una fonte energetica, che può essere il sole o anche materiale organico vivente e non vivente.

In un ecosistema lagunare la sostanza organica viene trasportata dagli affluenti o anche dalla morte ciclica delle popolazioni presenti al suo interno. L'ambiente d'entrata include anche il materiale e gli organismi. Il materiale nuovo può essere il sedimento inorganico portato da un fiume e allo stesso modo possono entrare organismi e specie nuove. Nel mediterraneo, tramite le migrazioni lessepsiane attraverso il canale di Suez, entrano continuamente specie nuove.

C'è poi un ambiente di uscita che sono materiali ed energia trasformata. Deve avere una ben definita ciclizzazione dei materiali, appunto i famosi cicli biogeochimici. Ci saranno poi al suo interno sicuramente reti trofiche particolari.

Vediamo come funziona un ecosistema generico.

Esiste una sorgente energetica, che come abbiamo visto può essere di due tipi, ci sono poi i produttori primari che possono essere sia organismi vegetali che animali, come i saprofiti e i dentritivori che possono riportare in ciclo sostanza organica. Ci sono poi i consumatori primari, secondari, terziari, etcc..; ed ad ogni passaggio successivo si ha la perdita di una certa quota di energia.

Una parte della materia organica può finire direttamente nel ciclo del detrito, che può rimanere confinata nella colonna d'acqua oppure si va a depositare nel sedimento; depositi che possono poi essere o non recuperati naturalmente.

Strutturalmente un ecosistema, sia esso marino o terrestre, è caratterizzato da due strati. Per quello marino c'è uno strato autotrofo costituito essenzialmente dal fitoplancton e poi c'è uno strato eterotrofo costituito da organismi che si nutrono a partire dal primo box dei produttori primari per tutta la catena.

Ci sono poi sostanze inorganiche come proteine, carboidrati, lipidi e sostanze uniche. Un ecosistema deve essere caratterizzato poi da un preciso regime climatico, quindi ci devono essere produttori, consumatori e decompositori, micro consumatori e saprofiti. Questi ultimi 3 sono eterotrofi ma vengono considerati da alcuni anche autotrofi. Questo perché c'è chi considera che la sostanza organica morta sia sostanza che è già stata generata, quindi l'organismo che la rimette in circolo non sia un produttore primario ma sia già un produttore secondario.



È solo una finezza filosofica degli ecologisti.

L'ecosistema marino rispetto a quello terrestre è meno circoscritto, nel seno che noi ad esempio non possiamo definire con certezza dove si trova una pianta (produttore1°), come sulla terra ferma. Infatti il maggiore produttore 1° acquatici è il fitoplancton. Questo però ha dei vantaggi a non trovarsi sulla terra ferma, infatti non ha bisogno di una organizzazione funzionale in fusto,radici e foglie ma ha una tipica  organizzazione che gli permette di avere un corpo che essenzialmente è tutto foglie e radici, cioè assorbe nutrimento, CO2 e sintetizza con tutto il corpo;quindi il fitoplancton è molto più efficiente. Hanno però di controparte dei problemi legati al fatto che devono restare in superficie nella zona eufotica e devono cercare di non affondare. A tal fine hanno sviluppato nel corso dell'evoluzione una serie di adattamenti anatomico-funzionali che diminuisce enormemente la loro velocità di sedimentazione, e che le mantiene in sospensione. C'è però un latro problema: loro si trovano in superficie, ma i nutrimenti si trovano invece sul fondo, in quanto non avendo alcun modo per restare in sospensione precipitano più o meno lentamente; secondo le leggi di Stokes per la sedimentazione, che ne valuta le dimensioni e la forma. Inevitabilmente arriveranno così sul fondo e quindi ci sarà bisogno di una serie di nutrimenti di masse d'acqua, come gli upwelling, che riformerà il fitoplancton di nutrimento.


ACQUA


È bene fare un discorso sull'acqua in quanto l'ecosistema terrestre è enormemente influenzato da quello marino, e inoltre l'intero pianeta dipende da esso.

Il nostro pianeta è costituito per il 29% da terre emerse e per il restante 71% da acqua, di cui il 97% sono salate e solo il 3% è dolce. Come si sa l'acqua allo stato solido è meno densa che allo stato liquido e questo è di estrema importanza per la vita sotto la superficie marina, soprattutto in aree geografiche molto fredde.

Questo è dovuto essenzialmente alle forze di interazione tra molecole di acqua (forze di van der Waals) che in pratica diventano sempre più forti fino a che la temperatura diminuisce, fino ad arrivare a 4°C. Questa è quindi la temperatura di massima densità dell'acqua.

Se la temperatura continua a diminuire il reticolo formato dalle molecole d'acqua avrà un'espansione che porterà la densità a diminuire quindi questo è proprio il motivo per cui il ghiaccio galleggia sull'acqua. Più precisamente l'acqua allo stato liquido è costituita da una serie di strati laminari di molecole d'acqua paralleli tra loro. All'interno dello stesso strato le molecole vengono tenute insieme dalle forze di van der waals, ma queste non agiscono però tra gli strati paralleli tra loro, quindi un abbassamento ulteriore della T al di sotto dei 4°C comporta un allontanamento di questi strati e quindi una diminuzione della densità dell'acqua. Questo è quello che permette la vita soprattutto nelle acque dolci (laghi,stagni,ecc); tra l'altro la formazione di ghiaccio in superficie protegge da un ulteriore abbassamento della T degli starti sottostanti. In mare inoltre bisogna considerare anche l'elevata salinità dell'acqua, che fa aumentare ancor più la densità degli starti sottostanti e quindi risulta in pratica impossibile per essi ghiacciare.

Vediamo brevemente il ciclo dell'acqua oceanica evapora ad opera del sole e ha poi due modalità di ritorno ad esso: tramite piogge o neve, oppure tramite venti e perturbazioni arriva sulla terra ferma; qui inizia un ciclo che può essere più o meno lento a seconda di dove essa va a finire. Le precipitazioni possono portare acqua ai laghi o fiumi e poi da qui di nuovo al mare, oppure possono essere assorbite dal terreno e quindi dalle piante. Attraverso la traspirazione delle piante potranno arrivare nell'atmosfera e quindi di nuovo al mare oppure se l'acqua cade nel terreno e non viene assorbita arriverà per circolazione alle falde acquifere e qui di nuovo al mare in profondità.

Questo è un ciclo molto complesso e lungo, tant'è vero che si calcola ogni 3100 anni tutta la massa di acqua degli oceani segna il ciclo completo. Questo è estremamente importante per un motivo: il passaggio attraverso le rocce crea la salinità, il mare scioglie i Sali contenuti in esse.

Le acque dolci si dividono a loro volta in acque lentiche, cioè che non hanno alcun moto(laghi,stagni,ecc.), acque lotiche, cioè quelle in movimento (corsi d'acqua naturale e artificiale), e acque di transizione, cioè acque in cui si ha la miscelazione tra i due ambienti (delta dei fiumi,lagune,paludi salmastre,ecc.)















GEOMORFOLOGIA DELLE COSTE ITALIANE


La morfologia delle coste importantissima in quanto la protezione della fascia costiera parte proprio da essa.

Iniziamo partendo dal Mar Ligure e poi ripercorrendo tutto lo stivale arriveremo al Mar Adriatico settentrionale.

La costa del Mar Ligure è caratterizzata da una serie di rilievi montuosi percorsi da brevi corsi d'acqua che creano delle dentellature sulla costa. In pratica questi corsi d'acqua non sono riusciti a creare un "orlatura alluvionale", cioè un deposito di sedimenti tale da creare quella che noi chiamiamo poi spiaggia. Quindi il fenomeno maggiore nel mar Ligure è l'erosione.

Questo è caratteristico di tutto il golfo di Genova fino alla parte alta della Toscana. Da qui inizia poi una classica "pianura alluvionale" dovuta all'apporto nei secoli dei sedimenti derivanti da parecchi corsi d'acqua maggiori, soprattutto l'Arno. Scendendo poi verso il sud della Toscana troviamo dei rilievi solo a livello dell'isola d'Elba. Molto interessante è poi il promontorio dell'Argentario, che si trova a sud dell'isola dell'Elba; è un promontorio nato inizialmente per un fenomeno di sedimentazione, in quanto era inizialmente un'isola, poi si è collegato alla terra ferma per il continuo apporto di sedimenti grazie alle correnti presenti in quest'area, venendo a creare i cosiddetti "tomboli". Essi sono proprio delle conformazioni di sedimenti che si vengono a creare quando le correnti comportano una chiusura di una particolare area.

La parte meridionale della Toscana è stata tra l'altro in passato anche oggetto di un serie di bonifiche di zone paludose.

Continuando a scendere lungo lo stivale c'è la zona costiera del Lazio, che è caratterizzata da una serie di piani alluvionali e da "terrazzamenti", cioè un sollevamento della piattaforma continentale all'interno stesso della colonna d'acqua o anche all'esterno dell'acqua, creando una situazione particolare. La piana alluvionale è dovuta invece al Tevere (soprattutto). Ancora più a sud del Lazio troviamo la zona del Circeo caratterizzata da fenomeni di carsismo (attività chimica esercitata dall'acqua, soprattutto su rocce calcaree, fino a formare ad esempio lungo la costa molte grotte).

Da qui arriviamo poi in Campagna, dove molto importante è la piana alluvionale del Volturo e il golfo di Napoli. La parte settentrionale di questo golfo è dominata dal complesso vulcanico dei campi flegrei: più di 23 vulcani nel corso delle ere geologiche hanno determinato una serie di laghi di origine vulcanica e di pozze salmastre, come il lago d'Averno e quello di Lucrino, separati dal sollevamento sabbioso che si è avuto nell'ultima eruzione del 600. sono quindi laghi salmastri.

La stessa natura vulcanica ha portato alla formazione delle isole di Ischia e di Procida, nonché di piccole spiagge con sedimento vulcanico (spiaggia con sabbia nera per l'elevata presenza di ferro).

La parte del sud invece del golfo di Napoli è caratterizzata dalla costa sorrentina, dove predominano i monti Lattari (con un'altitudine media di 1200 m, più alta quindi del Vesuvio). Questa costa si estende essenzialmente fino alla punta meridionale del golfo di Napoli detta appunto "punta campanella", e da poi origine essenzialmente a quello che è il grande golfo di Salerno. La parte settentrionale è costituita dalla costiera amalfitana, quindi una costa molto frastagliata, mentre la parte sud è caratterizzata da un litorale sabbioso, proprio per la presenza della vostra piana alluvionale del Sele. Questa piana si estende più o meno fino ad Agropoli, poi inizia invece quella che è la costa cilentana, caratterizzata per lo più da rilievi montuosi con rocce tutte di origine calcarea, le famose "falesie"(costa rocciosa di tipo calcareo con pareti a picco, alte e continue, possono essere "morte", se sono separate dal mare dalla spiaggia, oppure "vive" se sono battute direttamente dal mare).



Anche qui sono presenti quindi dei fenomeni di carsismo che hanno creato delle grotte che si trovano anche 50m sopra il livello del mare.

Il fenomeno più importate è quindi l'erosione.

Nella parte sud di questa costa c'è la punta degli Infreschi, una costa di 14km che da poco è stata fatta area marina protetta,in quanto è rimasta inalterata per la sua inaccessibilità sia da mare che da terra, proprio perché è costituita da falesie a picco sul mare. La Calabria la vediamo dopo ha caratteristiche particolari. Passiamo quindi al versante orientale della penisola italiana, dove troviamo il Mar Adriatico. La penisola più grande di questo mare è l'Istria (Croazia), che si è venuta a formare per un abbassamento della crosta terrestre, è stata invasa dalle acque ed ha creato una costa molto frastagliata e dei canali profondi.

Per quanto riguarda le coste adriatiche italiane nella parte più a nord troviamo le coste friuliane, venete e emiliane, caratterizzate tutte dal morfotipo della pianura alluvionale, formate dai grandi apporti di sedimento soprattutto del fiume Po. Questa pianura si estende più o meno fino alla fine dell'Emilia Romagna mentre a partire da Cattolica (in provincia di Rimini, quindi la parte più meridionale dell'Emilia) fino poi a S.Maria di Leuca (la parte più a sud dalla Puglia) il mofotipo principale è rappresentato dai terrazzamenti, con qualche piana alluvionale e con qualche rilievo montuoso ogni tanto, come la zona del Corneo (nelle Marche, in provincia di Ancona)e quella del Gargano (in Puglia).

I terrazzamenti sono sempre modificati dall'innalzamento e dall'abbassamento della costa. Nella zona prima del Gargano è presente poi un morfotipo molto particolare e importante, che orami sta scomparendo a causa dell'irresponsabile impatto antropico con costruzioni proprio sopra la costa, che sono le "pianure di dune". Le dune hanno un valore non solo per quanto riguarda la biodiversità ma anche per la protezione della fascia costiera, quindi volta la duna iniziano i fenomeni erosivi. Anche il promontorio del Gargano è caratterizzato da falesie di origine calcarea. Dopo il Gargano c'è quindi sempre una predominanza di terrazzamenti, che caratterizzano proprio la costa Salentina, fino appunto a S. Maria di Leuca (provincia di Lecce)dove inizia il Mar Ionio. Da qui c'è poi un'altra porzione di costa pugliese caratterizzata dai terrazzamenti, fino ad arrivare al golfo di Taranto che è caratterizzato dal cosiddetto Mare piccolo costituito da due bacini collegati tra loro e al mare aperto da due canali, di ci uno artificiale. Questi bacini sono molto grandi e vengono utilizzati soprattutto per la produzione di mitili ed altre specie di bivalvi.

Andando avanti nello Ionio troviamo le coste della Basilicata caratterizzate da una pianura alluvionale.

Da qui iniziano poi le coste della Calabria che sono caratterizzate nella porzione settentrionale della "piana di Sibari",che è avanzata nel corso dei secoli di centinaia di metri. Questa è la piana più grande della Calabria e fa da confine tra il massiccio del Pollino e quello della Sila; essa è in continuo accrescimento grazie all'apporto di numerosi corsi d'acqua. La Calabria è caratterizzata da una sorta di parallelismo tra il lato ionico e quello tirrenico per un motivo: ha un'accentuata montuosità che arriva sul mare e ci sono poi molti torrenti, piccoli ma molto rapidi e impetuosi, che sono le " fiumare".

Esse sono quindi dei torrenti che nel periodo estivo possono anche prosciugarsi ma nel periodo invernale, quando arrivano le precipitazioni, essi possono assumere una forza tale da erodere le montagne e trasportare a valle i sedimento grossolano creando le cosi dette "pianure di fiumare". In effetti si tratta di vere e proprie pietre, che poi grazie al lavoro dell'erosione del mare diventeranno sedimento più fine (sabbia9. quindi le pianure di fiumare sono tipiche di tutta la Calabria , e laddove non sono più presenti essenzialmente ciò è dovuto dall'azione erosiva del mare sui depositi delle fiumare.

Sicilia e Sardegna hanno ognuna un laterale di circa 1000km.

La parte della Sicilia ha un'accentuata montuosità, soprattutto quella che va da Palermo fino a Milazzo (provincia di Messina), che è un altro promontorio creato come nel caso dell'Argentario grazie alla formazione di tomboli. Sul versante orientale c'è la presenza dell'Etna che ha apportato grandi quantità di sedimenti, grazie alle sue attività effusiva, e quindi ha fatto si che il golfo di Catania sia caratterizzato soprattutto da una pianura alluvionale, poi c'è il golfo di Siracusa e la costa che arriva fino a Punta capo Passero(area marina protetta), che sono caratterizzate da molte grotte formate sempre per Carsismo.

Poi c'è un'area tra Siracusa e Gela caratterizzata dalla pianura a dune. I porti in quest'area sono tutti stato creati ex novo dall'uomo, cioè no ha sfruttato aree naturalmente conformi alla loro costruzione.

Infine c'è la zona dell'Agrigentino caratterizzata da rilievi montuosi.

Per quanto riguarda la Sardegna, anche qui abbiamo una sorta di parallelismo tra la zona occidentale e orientale.

Una caratteristica fondamentale è la notevole presenza di zone lagunari, soprattutto perché in epoca storica non ci sono stati grossi problemi con la zanzara Anopheles (portatrice della malaria), quindi si è preferito salvaguardare queste aree. A nord della Sardegna, verso Olbia, ci sono molti rilievi montuosi, mentre sul versante occidentale, nella zona di Sassari , prevalgono soprattutto i terrazzamenti.


PRINCIPALI PROBLEMI DELLA FASCIA COSTIERA

innalzamento del livello del mare;

intrusioni saline e subsidenza: l'acqua salata quando trova delle rocce non impermeabili ma calcaree (fratturate) riesce a penetrare all'interno e a far innalzare la salinità dell'acqua dolce. Nel casertano ci sono impianti di acquacoltura nell'entroterra, che scavano dei pozzi trovando acqua a salinità elevatissima, anche fino al 32%, da utilizzare nell'allevamento;

alterazione ed erosione della linea di costa: a volte sono creati dall'uomo a volte sono naturali;

spoliazione e destabilizzazione della costa:è creata solo dall'uomo;

interramento di zone umide e di delta;

smaltimento di rifiuti chimici,fisici e biologici;

uso della costa a fini energici;

alterazione della produttività e della biodiversità degli ecosistemi;

aumento della popolazione umana.

Per studiare tutte queste problematiche della fascia costiera c'è bisogno di una grande interdisciplinarietà, quindi la figura del biologo, biologo marina, naturalista, climatologo, sociologo, giurista, ingegnere, economico, biotecnologo, ecc..










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