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LE ORIGINI

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LE  ORIGINI


Sedi delle più antiche civiltà comparse in Russia furono le vaste steppe meridionali tra il Dnestr e l'Ural, zona di passaggio tra l'Europa e l'Asia. Qui, per oltre 2.000 anni, s'avvicendarono gli imperi nomadi e seminomadi asiatici. Gli apporti culturali di tali popolazioni s'intrecciarono con gli influssi delle civiltà mediterranee. Tuttavia queste diverse civiltà rimasero a lungo a margine dell'immensa zona delle foreste settentrionali, dove c'erano tribù di Finni 525j96f e Balti, seguite più tardi, all'epoca delle grandi migrazioni dei popoli, dalla tribù degli Slavi orientali. Destinati a costituire il nucleo originario del popolo russo, si stabilirono inizialmente nelle regioni steppose, ma furono presto costretti a ripiegare verso il medio Dnestr. Di qui l'espansione slava prese due direzioni: verso le foreste del Nord, dove gli Slavi crearono campi fortificati, e lungo le vie fluviali del Nord - Est, dove sorsero fiorenti insediamenti. In virtù della loro felice posizione al centro degli scambi commerciali della zona, tali comunità divennero rapidamente attivi centri mercantili, ciò che permise agli Slavi di entrare in contatto con popoli più evoluti: con i Bulgari che favorirono la cristianizzazione delle tribù occidentali; con i Vichinghi, popolazione scandinava di pirati - mercanti, dotati di una forte organizzazione militare e interessati a controllare le arterie di comunicazione tra il Baltico e il Mar Nero. Essi, intrapresero verso la fine del VIII sec. una sistematica opera di conquista e di unificazione del territorio Slavo. Con l'avvento dei Vichinghi ebbe inizio la formazione dei primi "principati russi". Il fondatore del primo Stato Russo fu un capo vichingo, Oleg, il quale creò sulle conquiste dei suoi predecessori il principato di Kiev, già in possesso di una propria flotta fluviale e capace di mantenere relazioni commerciali.




Avvantaggiato dalla sua felice posizione geografica, lo Stato Kievita conobbe sotto i primi successori di Oleg un precoce sviluppo economico e soprattutto politico, attestato da un forte dinamismo espansionistico, che trovò un limite solo nell'avanzata di nuovi invasori nomadi delle steppe. Ma il periodo di massimo splendore e potenza della Rus' di Kiev fu sotto i gloriosi regni di Vladimiro I il Grande, che impose al suo popolo il cristianesimo e aprì la Rus' all'evangelizzazione dei missionari greci, e di Jaroslav I il Saggio, che liberò il paese dalle invasioni e fece di Kiev uno dei più brillanti e attivi centri di cultura bizantina. Lo Stato Kievita assunse la fisionomia d'una potenza europea, stabilmente inserita nel mondo cristiano. Come questi diversi apporti si amalgamassero in modo originale nella civiltà lievita è testimoniato dalla "Russkaja pravda", il primo codice di leggi russo e insieme la principale fonte d'informazioni circa le relazioni sociali e l'organizzazione politica della Rus' di Kiev. Alla sommità della gerarchia sociale stava il principe, le cui funzioni erano soprattutto militari e giudiziarie, giacché la suprema autorità spirituale, costituiva un corpo sociale a sé stante. Secondo il costume vichingo il principe era assistito nella sua attività di governo dalla duma (consiglio) della druzina, una sorta di aristocrazia militare. Immediatamente dopo di questi, venivano contadini che lavoravano sulla terra del principe, quindi i contadini costretti a lavorare per conto dei boiari. Nella posizione più bassa della scala sociale stavano i servi, la cui condizione non era dissimile da quella degli schiavi, in genere prigionieri di guerra, adibiti ai lavori più pesanti e più tardi allo sfruttamento dei latifondi. L'amministrazione urbana, nei principali centri, era esercitata da un'assemblea controllata dai magnati della città, in genere mercanti. La decadenza della Rus' di Kiev fu rapida quanto la sua ascesa. Vi contribuirono le rivalità delle dinastie e divenute estremamente acute dopo la morte di Jaroslav I, il quale suddivise lo Stato tra i figli, riservando al primogenito il diritto di "seniorato" sui fratelli col diritto di "gran principe" e la sovranità su Kiev. In realtà l'istituzione del seniorato non fece che complicare la situazione dinastica a tal punto che, nonostante una successiva conferenza avesse tentato di dare un certo ordine al sistema di successione il territorio della Rus' di Kiev si trovò diviso in una dozzina di principati. Altri decisivi fattori che indebolirono l'esistenza dello Stato Kievita furono la comparsa della nuova popolazione dei Cumani, che interruppero le comunicazioni fluviali lungo il Dnepr e razziarono la regione di Kiev; le crociate tolsero a Kiev i suoi principali sbocchi commerciali. La decadenza del primo Stato Russo, accelerata dallo spopolamento del bacino del Dnepr, ebbe per conseguenza un imponente flusso migratorio verso le regioni nordorientali, nel bacino dell'alto Volga dove si svilupparono nuovi centri russi. Di questi i più importanti furono la repubblica aristocratico - mercantile di Novgorod, nodo commerciale tra l'entroterra russo, l'Artico e i paesi baltici, e la Susdalia le cui città erano rette dall'autorità assoluta del principe. Lo spostamento dell'epicentro politico della Russia al Nord - Est si concluse nel 1169, allorché il principe di Vladimir - Suzdal', dopo aver preso e saccheggiato Kiev, s'arrogò il titolo di gran principe e trasferì la capitale della Rus' e la sede del metropolita della Chiesa Russa a Vladimir.           









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