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LA MEDIAZIONE

giurisprudenza


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LA MEDIAZIONE


Il problema della mediazione abbraccia campi molto ampi ed eterogenei, e costringe le persone interessate e non solo a fare i conti con numerose ed importanti questioni.

Il concetto di mediazione non è da confondere con quello di giustizia riparativa, anche se è facile confondersi.

La giustizia riparativa (restorative justice) si pone come un nuovo modo di ragionare di fronte alla crisi della giustizia; bisogna pensare ad un modo di ragionare che pone al centro determinate istanze, comincia a porre problemi per affrontare questioni fondamentali del diritto penale anche con modalità diverse. E' possibile pensare all'esistenza di strumenti che si propongano come fine quello di attenuare il danno che il delitto ha portato alle sue vittime?

La giustizia riparativa è un modello di giustizia che coinvolge la vittima, il reo e la comunità alla ricerca di soluzioni che possano produrre una riparazione, una riconciliazione, sicurezza. Si assiste alla rinuncia ad aggiungere male al male, al tentativo di aiutare la vittima tramite il processo di riparazione. Il crimine è una rottura delle riparazioni; bisogna pensare al reato come qualcosa che rompe una relazione sociale, e questo vuol dire pensare che bisogna ragionare del fatto che nel momento in cui il soggetto non conosce la vittima del reato si crea nell'azione delittuosa una relazione ed una rottura (p.e. ci può essere una rottura del patto di cittadinanza).




Cosa produce la commissione di un reato? Quali effetti produce un reato? Quale relazione si produce tra vittima e reo, e quali sono i suoi effetti?

Non importa vedere se il reato possa essere considerato come offesa dell'ordine giuridico, o simile, ma solo la relazione di rottura tra vittima e reo.

Marshall: "La giustizia riparativa è un processo dove tutte le parti con interesse in un cero reato si riuniscono per risolvere collettivamente il problema riguardante il modo di affrontare le conseguenze del reato e le sue implicazioni per il futuro".

La mediazione è un processo, un incontro formale, in cui un terzo neutro (il mediatore) cerca di organizzare scambi tra le parti al fine di evidenziare i punti in cui può trovare spazio una mediazione del conflitto tra le parti.

Il conflitto nasce con lo scontro di due interessi, desideri, considerati vitali e contrapposti tra loro; nella mediazione ci sono due persone che non hanno intenzione di incontrarsi, con alle loro spalle sentimenti forti; la vittima infatti prova rabbia, dolore, indignazione, mentre il reo ha sensi di colpa, disprezzo verso la vittima, inconsapevolezza delle sue azioni, cerca di dare un senso al suo agire; è possibile conciliare questi due mondi?

Ciò che sconvolge principalmente le persone che affrontano la mediazione è la perdita di un passato che non può più essere, è il passaggio dall'ordine, dalla vita quotidiana fatta di normali gesti, allo sconvolgimento, al disordine.

Il mediatore non è un giudice, ma solo il facilitatore di una mediazione, non dice pertanto chi è nel giusto e chi nel torto; il suo compito è quello di dirigere la discussione per far si che le parti trovino una nuova comunicazione o ricostruiscano quella che già c'era.

Lo scopo non è quello di far ritornare la pace, non è il buonismo che porta alla mediazione.

Ogni manifestazione di aggressività e di violenza lascia sempre negli altri dei resti in forma di risentimento, sotto forma di paure che, se lasciate a se stesse, sono capaci di estendersi anche agli ambienti dai quali provengono le parti; fino a che punto la giustizia tradizionale può dare risposte a ciò?

Le istituzioni penali e non, faticano a gestire il dolore della vittima ed il suo sentirsi colpevolizzata solo per il fatto che ha chiesto aiuto alla giustizia.

Rispetto alla giustizia tradizionale, la mediazione ripone maggiore attenzione sui protagonisti della vicenda, con la consapevolezza del fatto che tra reo e vittima c'è moltissimo in comune.

La mediazione si struttura sostanzialmente in quattro parti:

il caso è inviato all'ufficio di mediazione dall'autorità giudiziaria;



l'ufficio di mediazione contatta prima il reo e poi la vittima, spiegando ad entrambi in cosa consiste la mediazione e a cosa porta;

si convocano le parti separatamente;

con l'eventuale assenso delle parti si procede con la mediazione.

L'operazione compiuta inizialmente dal mediatore è quella di chiedere di ricostruire ciò che è accaduto; questo mette in luce ciò che vi è in comune tra il reo e la vittima, cioè un tradimento; esisteva un patto di fiducia che è stato violato.

Lo scopo non è la pace tra le parti, ma quello di ridare dignità ad entrambe; per fare ciò è necessario responsabilizzare il reo verso quello scopo, ma soprattutto bisogna dare la parola alle parti sulle loro sofferenze. Seguendo questo schema ad un cero punto si esce dai ruoli, e si assiste al dialogo tra due persone che esprimono sentimenti sul fatto di aver tradito o aver subito tradimento.

La mediazione riesce, ed arriva al suo termine, quando il mediatore ha la percezione di un cambiamento tra le parti rispetto alle modalità di comunicazione; questo non significa che la mediazione debba finire quando c'è una riappacificazione tra i due, ma che il suo limite sta nel far arrivare le parti a rispettarsi reciprocamente, creare cioè la disposizione all'ascolto dell'altro.

Alla fine si arriverà allora ad una evoluzione rispetto alle posizioni di partenza, evoluzione grazie alla quale è possibile cominciare a discutere sulle possibili riparazioni del danno occorso alla vittima.

La mediazione è uno strumento della giustizia riparativa, anche se non avviene sempre in questi modi, grazie al quale il reo può ricostruirsi, pentirsi e fare qualcosa di utile a lui, alla vittima e alla società








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