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LA SECONDA GUERRA MONDIALE - La Prima fase delle ostilià (1939-40)

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LA SECONDA GUERRA MONDIALE
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LA SECONDA GUERRA MONDIALE

La Prima fase delle ostilià (1939-40):

Mentre sul fronte occidentale gli eserciti francesi e tedesco si fronteggiavano dietro le opposte linee di fortificazione Maginot e Sigfrido la Germania scatenava il 1° settembre 1939 sul fronte polacco una violenta offensiva condotta da truppe motorizzate e corazzate sostenute dall'arma aerea secondo la nuova tecnica della <<guerra lampo>>.

A rendere insostenibile la difesa polacca, già di per sé impari alla potenza offensiva dell'avversario, contribuì anche l'attacco delle armate sovietiche, le quali il giorno 17 - secondo quanto stabilito con il patto segreto tedesco-sovietico - varcavano a loro volta il confine orientale e giungevano rapidamente alla Vistola. Così a meno di un mese dall'inizio delle ostilità lo Stato polacco cessava di esistere.

Si costituivano così nuovi limiti territoriali fra la Germania e l'Unione Sovietica che poco tempo dopo invadeva anche le piccole repubbliche baltiche dell'Estonia Lettonia e della Lituania nate alla fine del precedente conflitto mondiale e attaccava la Finlandia, costringendo quest'ultima dopo una strenua lotta a cedere un'ampia parte del territorio. A sua volta, nella primavera del 1940, Hitler, allo scopo di assicurarsi l'approvvigionamento del ferro svedese e più ampie basi di attacco contro l'Inghilterra, con una fulminea aggressione s'impadroniva Danimarca e Norvegia.



A questo punto il dittatore tedesco, potendo ormai concentrare tutta la sua potenza bellica sul fronte occidentale, dava inizio il 10 maggio 1940 irresistibile offensiva con la quale, dopo aver violato la neutralità del Belgio, dell'Olanda e del Lussemburgo, riusciva ad aprirsi la via verso Parigi relativa facilità la linea Maginot realizzata dalla Francia a difesa dei propri confini e tagliando in due lo schieramento anglo-francese.

Una parte di esso restò addirittura isolato nel settore senttentrionale e si trovò costretto a ritirarsi verso Dunkerque sulla Manica e da lì, sotto l'imperversare delle artiglierie e degli aerei da combattimento germanici (Stukas), riuscì fortunosamente e con gravissime perdite a riparare in Inghilterra (maggio-giugno 1940).

Nel frattempo l'Italia era rimasta fuori dal conflitto, avendo il Consiglio dei ministri proclamando il 1° settembre 1939 la <<non belligeranza>>.

Le ragioni di un simile atteggiamento erano fondamentalmente tre:

* l'impreparazione dell'esercito, logorato dalle campagne di Etiopia e di Spagna;  * *l'insufficienza delle risorse industriali e la conseguente dipendenza dall'estero; *l'esistenza di un accordo segreto fra Italia e Germania, che prevedeva un rinvio della guerra per ambedue i contraenti di almeno tre anni

LA SECONDA GUERRA MONDIALE: l'epoca del nuovo imperialismo

La Prima fase delle ostilià (1939-40):

e che Hitler non aveva rispettato. Un altro valido motivo era inoltre costituito dal fatto che il governo tedesco non aveva mai interpellato quello italiano prima di prendere le sue pericolose iniziative.

Di fronte all'improvvisa disfatta francese Mussolini non seppepero resistere alla tentazione di poter sedere quale vincitore al tavolo della pace, che a lui e molti altri pareva ormai imminente in seguito alle folgoranti vittorie hitleriane.

Pertanto il 10 giugno 1940 si decise a dichiarare guerra alla Francia e all'inghilterra, malgrado la disponibilità dei governi francese, inglese e statunitense a tener conto delle rivendicazioni italiane, purché Mussolini avesse interposto i suoi buoni uffici tra i belligeranti.

Il 22 giugno, otto giorni dopo l'occupazione di Parigi da parte nazista, il capo del governo francese - il vecchio maresciallo Henri Pétain (1856-1951), che era stato l'eroe di Verdun nella prima guerra mondiale e che non faceva mistero delle sue simpatie per il fascismo - decideva di chiedere l'armistizio.

Così tutta la Francia atlantica - unitamente, ai territori del Belgio, dell'Olanda e del Lussemburgo - passava sotto il controllo germanico: la restante parte centromeridionale (meno importante strategicamente e meno evoluta economicamente) era invece affidata all'amministrazione Pètain, cioè al governo di Vichy (cosiddetto dal nome della capitale provvisoria), umiliato al rango di collaboratore degli occupanti, proprio mentre in Inghilterra il generale Charles De Gaulle (1890-1970) annunciava da Radio Londra la formazione di un movimento di resistenza antitedesco, noto souo il nome di <<Francia libera>>.

Il 24 giugno anche l'Italia firmava l'armistizio con la Francia, dopo aver occupato a costo di dolorose perdite un'insignificante striscia di territorio al di là delle Alpi.

LA SECONDA GUERRA MONDIALE

La Prima fase delle ostilià (1939-40):

Esaltato dalle travolgenti e decisive vittorie conseguite, Hitler riteneva di poter ormai addivenire facilmente alla pace con l'Inghilterra, dove Winston Churchill (1874-1965), già ministro della Marina inglese nel corso della prima guerra mondiale, aveva sostituito Chamberlain come primo ministro e rivolto alla nazione un accorato appello alla resistenza. Resosi però conto di quanto fosse illusoria la sua aspettativa, il dittatore germanico provvide ad organizzare uno sbarco nell'isola muovendo dalle dalle basi navali sulla Manica. Per potere però svolgere con successo la difficile operazione, bisognava in primo luogo ottenere la completa paralisi dell'aviazione, britannica e q 333f53d uindi un incondizionato dominio dell'aria.

L'8 agosto la Lufwaffedette inizio ad una serie di bombardamenti a tappeto durati ben 84 giorni ai danni delle installazioni militari e delle più importanti città inglesi senza tuttavia riuscire a fiaccare la volontà di resistenza della popolazione e della sua aviazione (la famosa Raf=Royal Aire Force), grazie anche all'impiego del radar recente invenzione segreta che permetteva aicomandi inglesi di coscere la consistenza e la direzione di arrivo delle squadriglie nemiche.

Così, già nell'ottobre del 1940, la battaglia d'Inghilterra poteva considerarsi fallita: la perdita di più di tremila apparecchi finì infatti per indurre Hitler a rinunciare all'ambizioso piano di concludere prima dell'inverno la progettata <<guerra lampo>>.

Contemporaneamente aveva inizio nel Mediterraneo centrale e nell'Africa settentrionale e orientale l'offensiva italiana, mirante a colpire l'Inghilterra nel cuore dei suoi traffici e dei suoi rifornimenti, paralizzandone le linee di navigazione attraverso i canali di Sicilia e di Suez.

Si ebbero così una lunga serie di incursioni aeree sulla piccola isola di Malta e un duplice attacco: quello posto in atto dalle truppe di stanza nell'Africa orientale, che si concluse con la conquista della Somalia britannica; e quello ad opera dei reparti presenti in Libia, che portò all'occupazione di alcuni importanti capisaldi al di là del confine egiziano.

Nel frattempo sul piano politico veniva firmato con il Giappone il Patto Tripartito(27 settembre 1940), a quale di lì a poco aderirono l'Ungheria, Romania, Bulgaria, Jugoslavia e la stessa Slovacchia divenuta nel 1939 protettorato germanico.

Esso prevedeva da parte dei tre principali contraenti Germania, Giappone ed Italia, l'impegno di creare un <<ordine nuovo>> e di esercitare un compito direttivo e quindi un vero e proprio predominio su tutti gli altri popoli asiatici ed europei, ispirato ad un rigido sistema di gerarchizzazione politica e socio-economica a vantaggio delle Potenze sottoscrittrici e come tale destinato a sfociare in una vera e propria spartizione del mondo in zone d'influenza secondo il seguente schema:

  • La Germania si riservava il compito di controllare l'Europa continentale,
  • L'italia il bacino del Mediterraneo
  • Il giappone il continente asiatico

A questo punto Mussolini, spinto da motivi di prestigio e desideroso di controbilanciare l'espansione germanica, attacò improvvisamente dall'Albania la Grecia il 28 ottobre 1940. L'offensiva, mal preparata e peggio equipaggiata, venne però bloccata dall'esercito greco, che riuscì addirittura a penetrare in territorio albanese (dicembre 1940) grazie anche a consistenti rifornimenti inviati dagli Inglesi, padroni pressoché incontrastati del Mediterraneo.

LA SECONDA GUERRA MONDIALE

La ripresa offensiva dell'Asse e l'attacco tedesco all'Unione Sovietica (1941)

Il 1941 sembrò iniziare per l'Italia sotto cattivi auspici. Le forze britanniche con una decisiva avanzata dall'Egitto riuscivano a penetrare in Libia e a conquistare gran parte della Cirenaica (dicembre 1940-gennaio 1941), mentre altri reparti inglesi in Africa orientale, passati alla controffensiva, occupavano la Somalia, l'Eritrea e l'Etiopia e riportavano sul trono abissino il negus Hailé Selassié (gennaio 1941), costringendo alla resa l'ultimo presidio italiano al comando del duca d'Aosta Amedeo di Savoia (1898-1942), arroccatosi ad estrema difesa sull'Amba-Alagi (17 aprile 1941).

Nel frattempo, su proposta di Roosevelt per la terza volta eletto presidente, il Congresso americano prese una decisione di eccezionale imporianza per le sorti del conflitto approvando l'l1 marzo 1941 la cosiddetta <<legge auliti e prestiti>>, con la quale si autorizzava il governo a vendere, prestare o affittare materiale bellico prodotti agricoli e di ogni altro genere a quei paesi, la cui difesa fosse stata vitale per gli interessi degli Stati Uniti: Un provvedimento concreto per aiutare gli Stati europei e in più in particolare la Gran Bretagna nella lotta antinazista, senza tuttavia entrare nel conflitto considerato come un «affare» tutto europeo da una consistente parte dell'opinione pubblica americana.

Di quì tutta una serie di trattati che comportarono la cessione di enormi quantità di materiali per un corrispettivo di circa 50 miliardi di dollari, dei quali il 42% passò all'Inghilterra e il 28% all'Unione Sovietica, senza per questo gravare i beneficiari con l'assillo del pagamento, che aveva esercitato tanta negativa influenza sulle relazioni internazionali al termine del primo conflitto mondiale.

La situazione risultò tuttavia rovesciata nel corso della primavera sia nell'Africa settentrionale ove in seguito all'intervento derminante di un potente corpo corazzato (Africa Korps) al comando del generale Erwin Rommel (1891-1944)gli Inglesi erano costretti ad abbandonare le posizioni raggiunte e a ritirarsi in Egitto; sia nella penisola balcanica, ove i Tedeschi dopo avere invaso la Juoslavia avevano agevolmente raggiunto la Grecia e l'isola di Creta, risolvendo così la critica situazione nella quale si trovava il corpo di spedizione italiano.

A quel punto però il fronte principale tornò ancora una volta ad essere quello settentrionale. Hitler infatti, preoccupato per le trattative segrete avviate dall'Unione Sovietica con l'Inghilterra, dava inizio il 22 giugno 1941,all'OperazioneBarbarossa, ordinando alle sue divisioni di attaccare l'Urss, nella convinzione di poter eliminare facilmente l'avversario per poi concentrare con rinnovata energia tutte le proprie forze contro l'Inghilterra grazie anche ai rifornimenti cerealicoli dell'Ucrania e petroliferi del Caucaso.

L'avanzata nell'immenso territorio sovietico da parte delle colonne motorizzate germaniche, appoggiate da un corpo di spedizione italiana di 200.000 uomini (Csir, poi Armir), fu anche questa volta profonda, rapida, travolgente: nel giro di breve tempo l'esercito invasore potè impadronirsi di territori sterminati e di un immenso bottino, riuscendo a stringere da vicino Mosca e Leningrado.

Tuttavia, come già al tempo dell'invasione napoleonica, il grosso dell'esercito sovietico aveva saputo sottrarsi alla pressione avversaria lasciando dietro di sé il deserto un vigoroso movimento di <<resistenza>> destinato ad organizzare la lotta partigiana alle spalle dell'invasore. A metà ottobre, con il sopraggiungere dell'inverno piuttosto in anticipo sul previsto l'avanzata restò bloccata senza che potesse essere attuato l'ambizioso progetto di occupare Mosca.La guerra lampo tedesca era pertanto da considerarsi fallita, proprio mentre l'intero Paese si preparava alla riscossa, riorganizzando l'esercito sotto l'abile guida del generale Gerogij Zuokov (1896-1974).

Nel frattempo mezza Europa dominata dalla Germania e sottoposta ad un sistematico sfruttamento economico e alla più spietata persecuzione poliziesca. Infatti, mentre quasi tutte le risorse agricole e industriali dei territori occupati erano sotto il rigido controllo delle autorità germàniche, veniva ovunque posta in atto una crudele politica repressiva con la servile condiscenza dei vari movimenti fascisti nazionali, spesso artificiosamente costituiti (come quello della Norvegia, sotto la guida di Vidkun Quisling), e con l'eliminazione fisica di tutti gli avversari presunti o reali

LA SECONDA GUERRA MONDIALE

La ripresa offensiva dell'Asse e l'attacco tedesco all'Unione Sovietica (1941)

In particolare i Tedeschi organizzarono con meticolosa cudeltà lo sterminio degli Ebrei mediante deportazione in massa, lavori forzati, disumane torture, quasi sempre destinate ad avere la loro tragica conclusione nelle camere a gaso nei forni crematori dei campi di concentramento di Auschwitz,Buchenwald, Dachau, Mauthausen, Ravensbrùck: ivi le SS e Gestapo conquistarono il primato della ma1vagità e della perfidia, tragica premessa di quell'<<ordine nuovo>> annunciato da Hitler e dai suoi fanatici seguaci e fondato sulla forza bruta e sui miti del superuomo, della <<razza>> e del <<sangue>>.

Sei milioni di Ebrei, nonchè centinaia di migliaia di Polacchi, Sovietici, Italiani, Francesi, Olandesi (catturati come resistenti o fatti prigionieri), oltre ai Tedeschi antinazisti, furono il tragico bilancio di questa carneficina.

Nella seconda metà del 1941 si verificarono però due altri importanti avvenimenti, destinati a dare nuovi sviluppi al conflitto e alla storia.

Il 14 agosto 1941 il pnmo ministro Inglese Churchill e il presidente statunitense Roosevelt siincontravano su una corazzata nell'Atlantico a largo dell'isola di Terranova, concordavano un piano per il riordinamento del mondo sulla base di alcuni fondamentali principi ispirati alla libertà e alla democrazia: nasceva così la Carta Atlantica con la quale si fissavano gli elementi ideli e politici per una pacifica convivenza e una feconda collaborazione fra i popoli e per l'esclusione della guerra quale mezzo di soluzione dei conflitti Internazionali.

Sulla base di tali presupposti e delle <<quattro libertà>>(Libertà dal bisogno, dalla paura e la libertà di opinione e di fede), enuncite da Roosevelt sarebbe stata poi fondata la l'ONU(Organizzazioni Delle Nazioni Unite)in seguito all'approvazione definitiva di uno Statuto, intervenuta a San Francisco il 26 giugno 1945.

Esso prevedeva e prevede non solo la tutela della dignità e dell'uguaglianza degli individui e degli Stati, grandi o piccori che siano, ma anche lapratca della tolleranza e della collaborazione reciproca e la difesa della pace,della libertà, del progresso civile e della sicurezza internazionale per tutti i popoli mediante il regolare funzionamento di due organi fondamentali:

1)      l'Assemblea generale, formata dai rappresentanti di tutti gli Stati membri (51 all'atto della   firma nel 1945, oggi tutti quelli presenti nel mondo, fatta eccezione per la Svizzera, il Vaticano e pochi altri);

2)      il Consiglio di Sicurezza, costituito dai cinque <<grandi>> (Usa, Urss, Gran Bretagna, Francia e Cina) quali membri permanenti con diritto di voto e dai sei scelti ogni due anni tra i rappresentanti degli Stati minori.

 Funzione principale di ambedue era quella di dirimere le controversie fra i singoli Stati con mezzipacifici e arbitrali(intento simile a quello fatto proprio dalla ginevrina Società dell Nazioni) e porre fine ad ogni possibile forma di prevaricazione di uno Stato sull'altro.

L'altro avvenimento, che doveva aprire una nuova fase del conflitto fu fulminea aggressione condotta all'alba del 7 dicembre da parte di aerosiluranti giopponesi contro la base navale statunitense di Pearl harbor nelle isole Hawaii, prima ancora che il governo di Tokio presentasse la dischiarazione di guerra agli Stati Uniti.

A dare corso a tale iniziativa fu il disegno di acquisire una netta superiorità navale nel Pacifico, quale premessa per la realizzazione sotto l'egemonia giapponese di <<Grande Asia>> indispensabile fonte di materie prime per una politica di grande potenza.

Il proditorio attacco pose fuori combattimento 8 corazzate, 3 incrociatori e 3 cacciatorpediniere, oltre a più di 200 aerei distrutti al suolo, ma, come era inevitabile, determinò anche l'immediato intervento degli Stati Uniti in una guerra che si avviava a diventare così veramente mondiale.

L'altro avvenimento, che doveva aprire una nuova fase del conflitto fu fulminea aggressione condotta all'alba del 7 dicembre da parte di aerosiluranti giopponesi contro la base navale statunitense di Pearl harbor nelle isole Hawaii, prima ancora che il governo di Tokio presentasse la dischiarazione di guerra agli Stati Uniti.

A dare corso a tale iniziativa fu il disegno di acquisire una netta superiorità navale nel Pacifico, quale premessa per la realizzazione sotto l'egemonia giapponese di <<Grande Asia>> indispensabile fonte di materie prime per una politica di grande potenza.

Il proditorio attacco pose fuori combattimento 8 corazzate, 3 incrociatori e 3 cacciatorpediniere, oltre a più di 200 aerei distrutti al suolo, ma, come era inevitabile, determinò anche l'immediato intervento degli Stati Uniti in una guerra che si avviava a diventare così veramente mondiale.

LA SECONDA GUERRA MONDIALE

Il contraddittorio 1942


Nella primavera del 1942 le potenze del Patto tripartito riprendevano ancora una volta l'iniziativa, conseguendo addirittura successi apparentemente decisivi.

I Giapponesi, infatti, sfruttando la sorpresa e la loro perfetta preparazione riuscirono in breve tempo ad occupare tutte le zone militarmente importanti dell'estremo oriente tenute dagli Alleati e in particolare dagli Inglesi, al punto di minacciare da vicino la nuova Zelanda e l'Australia.

Anche in Occidente la ripresa delle operazioni comportò alcuni vistosi successi per l'Asse. In Afrcia settentrionale una controffensiva italotedesca (gli Inglesi nel dicembre 1941 avevano riconquistato la Cirenaica) permise alle truppe corazzate di Rommel e alle divisioni italiane <<Trieste>> e <<Folgore>> di giungere sino ad El Alamein, a pochi chilometri da Alessandria.

Ancora maggiori nella primavera-estate del 1942 furono furono i risultati ottenuti in Unione Sovietica dalle truppe naziste, che, occupata la Crimea e superato il Don, riuscirono ad investire il grande centro industriale di Stalingrado, raggiungendo così il Volga e più a sud il Caucaso (settembre 1942).

Fu senza dubbio quello il momento più critico della guerra per gli Alleati: la perdita del Canale di Suez e il crollo della linea del Volga avrebbero probabilmente distrutto ogni possibilità di resistenza.

Eppure i nuovi successi conseguiti dovevano segnare l'<<inizio della fine>> per le potenze dell'Asse. Infatti con l'enorme allargamento del fronte e con il crescente allontanamento delle truppe dalle basi di partenza le linee di rifornimento si erano talmente allungate da rendere difficili i contatti con le retrovie e sempre più problematico l'invio di uomini e di materiali ai reparti combattenti. Inoltre la brutalità dell'occupazione tedesca generava inevitabilmente nelle nazioni vinte una diffusa resistenza civile, mentre gli Usa in tempi relativamente brevi facevano entrare in guerra 14 milioni di uomini, fornendo tralatro agli alleati una quantità enorme di viveri, cannoni, munizioni, autocarri, aeroplani e carri armati, inviati via mare con ben organizzati e ben difesi convogli, contro i quali continuarono ad operare con grande impegno ma senza risolutivo successo gli equipaggi della flotta sottomarina italo-gemanica.

Così mentre gli Americani sotto il comando del generale Douglas Mac Arthur (1880-1964) davano inizio in Estremo Oriente alla riconquista dei territori occupati dai Giapponesi, a loro volta in Africa settentrionale gli Inglesi al comando del maresciallo Bernard Montgomerv (1887-1976) davano vita ad una violentissima offensiva contro lo schieramento italo-tedesco ad El Alamein (3-4 novembre 1942) e nonostante la tenace resistenza incontrata riuscivano a far arretrare il fronte avversario fino in Libia.

Nel frattempo, già dall'8 settembre 1942 gli Amencani sbarcavano in Marocco e in Algeria sotto la direzione del generale Dwigth Eisenhower (1890-1960) e prendevano alle spalle le forze italo-tedesche stanziate in Tripolitania e in Tunisia.

I Russi, a loro volta, riprendevano l'offensiva dopo una epica resistenza opposta a Stalingrado, ove combattendo di strada in strada seppero creare le premesse della resa della stessa armata hitleriana agli ordini del feldmaresciallo Friedrich Von Paulus (1890-1957), destinata a tradursi in drammatica realtà il 2 febbraio 1943.



LA SECONDA GUERRA MONDIALE

Il 1943 in Italia e la caduta del fascismo

Nella lotta che seguì allo sfondamento del fronte russo non vi fu scampo neppure per il corpo di spedizione italiano impegnato sul Don che si trovò costretto ad aprirsi la via della ritirata con duri e aspri combattimenti, mentre ovunqueincalzava il nemico e il freddo intensissimo mieteva inesorabilmente le sue vittime.

In condizioni non meno disastrose si trovavano le truppe dell'Asse nell'Africa del nord, che, sotto la crescente pressione avversaria erano costrette alla resa (maggio 1943), quando ormai si avviavano i preparativi per un attacco alleato all'Italia programmato da Roosevelt e Churchill nella conferenza di Casablanca sin dal mese di gennaio.

Il 10 luglio 1943 infatti 13 divisioni anglo-americane sbarcavano in sicilia e il 19 rilevanti forze aeree americane riuscivano a bombardare Roma e Frascati sedi del comando germanico in Italia.

Le conseguenze di tali iniziative non si fecero attendere: 6 giorni dopo, nella notte tra il 24 e il 25 luglio il Gran Consiglio del Fascismo, al termine di una drammatica seduta, approvò a maggioranza l'ordine del Giorno Grandi che stabiliva il ripristino dello statuto e delle libertà costituzionali e, implicitamente la fine del regime, gia in qualche modo annunciata dai primi grandi scioperi operai del marzo 1943 che da Torino si erano ben presto allargati ad altre città del Nord.

Nel pomeriggio dello stesso 25 luglio Vittorio Emanue1e ve;i convocava III convocava Mussolini nella sua residenza privata a Villa Savoia, obbligandolo alle dimissioni e ordinandone l'arresto e l'internamento prima nell'isola di Ponza e successivamente sul Gran Sasso e a Campo Imperatore.

Appena a conoscenza degli imprevisti avvenimenti, l'Italia reaggì con un'esplosione di entusiasmo. Si inneggiava alla fine della dittatura, si infrangevano i simboli del ventennale regime e si liberavano i condannati politici nella convinzione che il sanguinoso conflitto fosse al suo epilogo, anche se il capo del nuovo governo, il maresciallo Pietro Badoglio, si era affrettato ad annunciarè che la <<guerra continuava>> affinco dell'alleato tedesco.

Il 1943 in Italia e la caduta del Fascismo

Nei giorni immediatamente successivi, però rappresentanti governativi prendevano segreti contatti con gli anglo-americani per trattare una pace separatamentre i Tedeschi, resi più che mai sospettosi dagli avvenimenti, facevano affluire attraverso il passo del Brennero dieci nuove divisioni nella penisola.

Così, mentre massicci bombardamenti alleati si abbattevano devastatori sulle maggiori città italiane, il 3 settembre veniva segretamente firmato a Cassivile nei pressi di Siracusa, un Armistizzio, reso pubblico dagli Alleati la sera dell'8 con alcuni giorni di anticipo rispetto al previsto: il che provocò una situazione caotica, divenuta ancor piu grave dopo la fuga in direzione di Brindisi del Re e di Badoglio allontanatisi precipitosamente da Roma la mattina del 9 alla ricerca della protezione degli Alleati senza le disposizioni necessarie ai reparti ancora efficienti e capaci di combattere, dislocati nella penisola e nei territori d'oltre mare.

D'altra parte, gli avvenimenti dell'8 settembre non colsero di sorpresa i Tedeschi, i quali fecero scattare il <<Alarico>> piano già preparato in previsione di uno sbarco alleato sulle coste nord-occidentali italiane, dando così ad una rapida occupazione di tutta la penisola.

Solo pochi nuclei dell'esercito italiano tentarono qua e là una resistenza, come a Roma a Porta San Paolo, ma vennero immediatamente sopraffatti: alcuni superstiti riuscirono tuttavia a darsi alla macchia, decisi ad opporsi all'invasore, mentre numerosi reparti di guarnigione oltre frontiera o si univano alle formazioni partigiane di altre nazionalità gi&grave; operanti nei rispettivi territori o si vedevano costretti alla deportazione in massa nei campi di concentramento nazisti.

Iintanto il 12 settembre un gruppo di paracadutisti Tedeschi liberava dalla prigione sul Gran Sasso Mussolini e portato in Germania decideva di riprendere la guerra al fianco dell'alleato, proclamando l'istituzione della Repubblica Sociale Italiana detta anche Repubblica di Salò dal nome della cittadina bresciana sul lago Garda, scelta come sede del nuovo governo.

Fu quello un momento assai tragico per la penisola, travagliata al nord dagli orrori della guerra civile e al sud dalla lotta di liberazione contro i Tedeschi, mentre l'esercito alleato risaliva lentamente verso Rorna, ostacolato per alcuni mesi da un accanita difesa organizzata dalle trppe germaniche sulla linea <<Gustav>> che univa il Garigliano a nord di Napoli alla costa adriatica presso Ortona, a 30 chilometri a sud di Pescara.

A mutare sostanzialmente le sorti del conflitto contribuì in modo decisivo un avvenimento intervenuto sul finire del 1943. Fra il 28 novembre e il 1° dicembre di quell'anno Roosevelt, Churchill e Stalin, incontratisi a Teheram, decidevano infatti di aprire un altro fronte nella Francia settentrionale a fine di chiudere le forze Tedesche fra due fuochi.

La resistenza fino al giugno 1944

Subito dopo l'8 settembre 1943 si venne organizzando nelle retrovie tedesche in Italia e nella restante parte del territorio nazionale occupato dai nazzifascisti quel movimento d'opposizione, che noto col nome di Resistenza, risultò costituito si d'allinizio da numerose <<bande>> di partigiani nelle città.

All'inizio tali formazioni ebbero vita autonoma sulla base di diversi orientamenti politici, nell'ambito dei quali quelli di sinistra vennero assumendo ben presto il più ampio rilievo e la maggiore consistenza numerica; in un secondo tempo però, cresciute di numero e sviluppatesi in efficienza, assunsero un inquadramento pressoché uniforme alle dipendenze di un Comando Corpo Volontari della Libertà guidato da un comandante in capo, Raffaele Cadorna (1889-1973), generale dell'esercito regolare, e da due uomini politici quali vice-comandanti, Luigi Longo (1900-1980) e Ferruccio Parri (1890-1981), quest'ultimo un democratico proveniente dal gruppo di Salvemini e di Rosselli.

Le singole formazioni vennero articolate in distinti reparti con compiti di natura essenzialmente militare, tra i quali quelli di:

1. ostacolare con colpi di mano, sabotaggi e attacchi di sorpresa i movimenti dei Tedeschi;

2. occupare in azioni di sorveglianza e di rastrellamento buona parte dei reparti germanici sottraendoli ai fronti di combattimento;

3.attaccare direttamente l'avversario quando le forze lo permettevano;

Al movimento parteciparono cittadini provenienti da tutti i ceti sociali. C'erano formazioni puramente militari (corrispondenti ai reparti che avevano resistito al caos dell'8 settembre) accanto a numerosissime altre costituite da civili di diversa ispirazione politica: cattolica, comunista, monarchica, repubblicana, socialista. Le più attive si dimostrarono le formazioni comuniste e quelle gielliste o «azioniste»: l'opera dei Rosselli, iniziata con il movimento di Giustizia e Libertà , aveva infatti dato luogo, già negli ultimi anni del regime, alla formazione - sull'esempio del Risorgimento - di un Partito d'Azione clandestino di tendenze democratiche, ma deciso a passare alla lotta rivoluzionaria.Anche le masse contadine partecipavano volontariamente alla Resistenza insieme a numerosi militari alleati.

Naturalmente alla crescita del movimento corrispose una repressione sempre più feroce da parte dei Tedeschi e dei Fascisti, che prelevavano ostaggi, distruggevano interi paesi, compivano rappresaglie, non rifuggendo neppure dalle esecuzioni in massa di innocenti, come quella compita dai nazzisti alle fosse ardeatine, presso Roma, ai danni di 335 detenuti politici o demplici cittadini barbaramente uccisi come rappresagli per la morte di 32 militari tedeschi, avvenuta nel corso di un attentato compiuto in via Rossella della stessa capitale.

Alle spalle del movimento l'partigiano stavano i sei Partiti riemersi all'indomani della caduta del fascismo - Partito d'azione, comunista, democratico cristiano , democratico del lavoro, liberale, socialista - e ricostituitisi nel breve periodo di relativa libertà politica vissuto sotto Badoglio.

Essi infatti, sin dal settembre 1943 avevano dato vita in Roma ad un comitato di liberazione nazionale(cnl), destinato ad avere per suo fine immediato quello di richiamare gli Italiani alla lotta antitedesca e antifascista e quindi alla resistenza, ma nello stesso tempo a creare le premesse per un totale rinnovamento della struttura politica e sociale della nazione.

La resistenza fino al giugno 1944

Nel frattempo, mentre nell'Italia centro-settentrionale ocuupata dai Tedeschi la lotta politica si svolgeva nella più rigorosa segretezza, nell'Italia meridionale già liberata dagli alleati essa poteva manifestarsi apertamente, sia pure con molte limitazioni a causa dell'occupazione militare, giungendo a chiedere - nel corso di un congresso tenutosi a Bari il 28 gennaio 1944 tra i partiti antifascisti del CLN - l'abdicazione di Vittorio Emanuele III, ritenuto colpevole delle sciagure del Paese e la sua sostituzione con il figlio Umberto, non compromesso come il padre con il fascismo: egli avrebbe dovuto avviare la formazione di un governo ad ampia partecipazione democratica con l'intervento di tutti i partiti del CLN.

Il re però rifiutò, anche se molti cercavano di fargli comprendere che una sua accettazione in tal senso costituiva l'unico modo possibile per salvare l'istituto monarchico.

Un discorso di Churchill, nel quale si proponeva di rimandare ogni decisione alla presa di Roma, una identica proposta del leader comunista Palmiro Togliatti, già compagno di lotta di Gramsci, rientrato nel frattempo in Italia dall'Unione Sovietica, nonché il riconoscimento del governo Badoglio da parte di Mosca, aprirono la strada ad un accordo firmato il 12 aprile 1944: in base ad esso il re si impegnava a nominare, al momento della liberazione di Roma il figlio <<luogo tenente del Regno>> e a rimettere la scelta fra monarchia e repubblica ad un referendum popolare da tenersi al termine delle ostilità.

Solo allora fu possibile costituire a Salerno, sempre sotto la direzione di Badoglio, un governo di stretta unità nazionale detto <<dei sei partiti>>,al quale era riconsciuta piena legalità nell'Italia liberata dagli alleati e al quale corrispondevano in quella occupata dai Tedeschi i Cln direttamente responsabili della guida e della conduzione della lotta clandestina.
Un primo passo verso la democrazie era ormani comiuto.

Nel frattempo, inseguito alla dichiarazione di guerra alla Germania del 13 ottobre 1943 e al contributo dato allo sforzo comune degli Alleati, l'Italia riconosciuta <<cobelligerante>> potè partecipare al conflitto al loro fianco con 5 divisioni: le prime unità del nuovo esercito ebbero infatti il battesimo del fuoco nella sanguinosa battaglia, che contrappose tra il gennaio e il maggio 1944 gli Alleati ai Tedeschi intorno al caposaldo di Cassino.

A loro volta gli Anglo-Americani, decisi a spezzare la forte resistenza opposta lungo l'Appennino dai Tedeschi, operavano uno sbarco alle spalle della line di Gustav ad Azio, e precisamente nei pressi di Roma (gennaio 1944), ma venivano fermati in posizione difficile da reparte germanici affluiti nella zona in tutta fretta.

La guerra in Europa dal giugno 1944 alla primavera del 1945

Si aprì così un altro periodo denso di incertezza, che ebbe termine a primavera ormai inoltrata, quando finalmente riprese l'avanzata.

Il 4 giugno gli Alleati entravano a Roma, accolti con esultanza dalla popolazione. Nelllo stesso giorno Umberto di Savoia era nominato luogotenente generale del Regno, mentre Badoglio, troppo compromesso nelle recenti vicende e troppo legato alla corte e allo stesso fascismo, veniva esonerato dall'incarico e sostituito da Ivanoe Bonorni ,(1873-l953), capo del Comitato di Liberazione Nazionale e tra i più eminenti rappresentanti delll'antiascismo moderato, il quale restò in carica con due successivi governi dal 18 gugno 1944 al 21 giugniio del 1945 grazie all'appoggio degli Alleati, ben disposti nei suoi riguardi per la di lui ferma opposizione ad ogni rottura rivoluzionaria con il vecchio Stato.

La liberazione di Firenze (22 agosto 1944)

Intanto le truppe anglo-americane e i reparti italiani, riorganizzati in un Corpo Italiano di Liberazione, superata Roma, proseguivano la loro avanzata verso nord e ai primi di agosto raggiungevano Firenze, già liberata dai partigiani.

L'avanzata alleata lenta e sangiunosa, venne però di nuovo bloccata nel mese di ottobre, quando fu raggiunta la <<linea gotica>>, cioè la seconda linea difensiva preparata dai Tedeschi fra il Tirreno e l'Adriatico. Da quel momento l'Italia restò per un altro inverno divisa in due tronconi.

Quello del 1944-45 fu infatti l'inverno più lungo e piu tragico per le regioni settentrionali. Fame, freddo , massicci bombardamenti, razionamento ridotto al minimo indispensabile per la sopravvivenza, prepotenze e rappresaglie di ogni genere eccidi terroristici di interi paesi, portarono popolazione all'esasperazione: unico conforto la speranza di una rapida fine della guerra.

Nel frattempo il 6 giugno 1944 gli Alleati sbarcavano in più punti sul suolo francese presso Cherbourg in Normandia, riuscendo ad infrangere ogni difesa opposta dall'avversario dietro la possente linea di fortificazione eretta sulla costa della Manica (il <<Vallo Atlantico>>): nel giro di dieci giorni i Tedeschi si trovarono di fronte al più di un milione di uomini e a 300.000 automezzi. Risultava aperto così un secondo fronte, che - con il contributo delle forze partigiane - ebbe un ruolo decisivo nel far crollare l'accanita resistenza dei reparti germanici.

La guerra in Europa dal giugno 1944 alla primavera del 1945

Così, già a settembre, la Francia, grazie anche all'intervento dia alcuni reparti francesi sbarcati con gli Alleati in Normandia, risultava completamente liberata e affidata ad un governo sotto la guida del generale De Gaulle, rientrato trionfalmente a Parigi come liberatore fin dal 26 agosto.

Sul fronte orientale intanto l'Armata rossa, che dopo la battalglia di Stalingrado era riuscita con incessanti offensive a liberare tutto il Paese, rioccupava l'intera Polonia, mentre Romania, Ungheria e Bulgaria si arrendevano e la Jugoslavia riacquistava la libertà per opera di un esercito partigiano al comando del maresciallo Josip Broz(1892-198O), detto comunemente Tito. A loro volta gli Ingesi sbarcavano nella penisola ellenica.

La situazione divenne così di giorno in giorno sempre più drammatica anche per i ripetuti fallimenti delle controffensive ordinate da Hitler, ormai isolato dalla realtà, chiuso nel quartier generale di Rastenburg. E qui, per l'appunto, sfuggì per puro caso ad un attentato il 20 luglio del '44 in seguito allo scoppio di una bomba introdotta dal colonnello Klaus von Stauffenberg (1907-1944), un eroe di guerra, pluridecorato in seguito alle numerose mutilazioni subite combattendo in Africa settentrionale: questi,unitamente ad un folto gruppo di congiurati, considerava infatti un preciso dovere eliminare Hitler e il regime nazista, che stavano conducendo la Germania alla rovina.

A fallimento seguì una reazione immediata e violenta, della quale restarono vittime alcuni ufficiali generali e uomini politici di alto livello, oltre a Stauffenberg che venne fucilato.

Un tributo di sangue, questo, versato però troppo tardi, dopo un più che decennale periodo di passiva acquiescenza vissuto al servizio del regime e dell'ideologia del Terzo Reich. La congiura fu segno, comunque, di una reazione alla dittatura, reazione determinata più che da ragioni ideali dai pesanti disagi materiali e soprattutto dalla drammatica realtà legata alle sconfitte militari ormai evidenti su ogni fronte.

Malgrado il significativo segnale offerto dal numero, dalla determinazione e dalla condizione sociale dei congiurati e benché Sovietici e Alleati stringessero ormai sempre più da vicino in un'immensa tenaglia il Terzo Reich, Hitler continuava a sperare di poter capovolgere le sorti del conflitto con le nuove <<armi segrete>>(missili Vi e V2,aeroplani a reazione, bomba atomica), alla costruzione delle quali, in lotta contro il tempo, lavoravano centinaia di tecnici.

La conclusione del conflitto

Nel febbraio 1945 - proprio mentre la Germania sembrava ormai inginocchio malgrado l'impiego delle cosiddette armi segrete (tra le quali i missili a reazione Vi e V2 teleguidati sull'Inghilterra e dimostratisi nel loro impiego estremamente distruttivi ma non risolutivi) - i <<tre grandi>> Roosevelt, Churchill e Stalin si riunivano nella cittadina termale di Yalta, sulla costa meridionale della Crimea, per discutere sui problemi postbellici e sulla sorte da assegnare alla Germania, ai suoi alleati e ai territori dell'Est europeo.

Nel corso della lunga conferenza vennero anche prese alcune importanti decisioni non solo sul comportamento da tenere dopo la completa disfatta dalla Germania nazista, destinata in tale circostanza ad essere suddivisa in quattro zone d'occupazione, ma anche sull'entrata in guerra dell'Unione Sovietica contro il Giappone due o tre mesi dopo la capitolazione tedesca, con l'impegno preciso da parte anglo-americana di larghe concessioni fatte a favore di Stalin, che in seguito avrebbero fornito un pretesto per accusare con poco fondamento Roosevelt di avere favorito la vittoria del comunismo in Cina.

Per quanto riguarda invece l'accusa mossa dal generale De Gaulle e da ambienti francesi assenti a Yalta contro gli accordi raggiunti, che avrebbero determinato una vera e propria suddivisione del mondo in due ben distinte zone d'influenza ad esclusivo vantaggio dell'Urss e degli Usa, riportiamo qui un giudizio di un autorevole storico contemporaneo: «In effetti niente nel testo degli accordi (che fu pubblicato integralmente dal governo degli Stati Uniti nel 1955) lasciava prevedere direttamente o indirettamente una tale divisione del mondo o una ripartizione di zone d'influenza fra i tre partecipanti alla conferenza di Yalta: Stati Uniti, Gran Bretagna e Urss.

 La "dichiarazione sull'Europa liberata" approvata dalla conferenza prevedeva invece una partecipazione tripartita a tutti i consigli di controllo e all'amministrazione dei vecchi Stati nemici in Europa. Lungi dall'abbandonare l'Europa orientale all'Urss, essa affermava il diritto di tutti i popoli a scegliere la forma di governo sotto la quale avrebbero desiderato vivere, nonché la restaurazione dei diritti sovrani e dell'autonomia per i popoli che ne erano stati privati con 'a forza dai Paesi aggressori.

La divisione dell'Europa in due blocchi non risultò dagli accordi di Yalta, ma piuttosto dalla non osservanza di questi accordi da parte di Stalin, che dal 1945 corninciò ad imporre strutture "socialiste" ai Paesi dell'Europa orientale occupati dall'<<Armata Rossa>>

Ora, proprio mentre si discuteva a Yalta sulle sorti dell'Europa, riprendeva su tutti i fronti da parte delle potenze alleate l'offensiva che avrebbe determinato nel giro di pochi mesi il crollo del Terzo Reich.

Gli Anglo Americani infatti passavano in forze il Reno e marciavano verso il cuore della Germania, devastando le città tedesche con tremendi bombardamenti aerei; i Sovietici, a loro volta, occupavano la Prussia orientale e superavano l'Oder.

Il 25 aprile la tenaglia antinazista si chiudeva con l'incontro delle avanguardie americane e sovietiche sull'Elba.

Nel frattempo la resistenza germanica crollava anche sul fronte italiano. Infatti, mentre gli Alleati il 21 aprile superavano la <<linea gotica>> irrompendo nella pianura padana, in tutte le maggiori città del nord il 25 le popolazioni insorgevano e, affiancate dai partigiani, si liberavano dall'oppressione nazista ancora prima dell'arrivo degli Alleati.

Nello stesso giorno il Comitato di Liberazione nazionale dell'alta Italia (Clnai) dichiarava di assumere tutti i poteri civili e militari nelle regioni settentrionali.

Il 27 Mussolini, rifugiato su un camion di una colonna tedesca in ritirata verso la Valtellina, venne riconosciuto da una formazione partigiana presso Dongo e il 28 fu fucilato a Giulino di Mezzegra sulle rive del lago di Como.

Il giorno dopo il comando tedesco in Italia firmava la resa senza condizioni (29 aprile 1945).

La conclusione del conflitto

Questa volta la guerra era veramente al suo epilogo: in maggio infatti, mentre nei sobborghi di Berlino - invasa dalle armate russe - si combatteva casa per casa, Hitler si suicidava nei sotterranei della Cancelleria del Reich e il giorno 7 a Reims nel quartier generale del comando supremo americano anche la Germania sottoscriveva la resa incondizionata.
L'Europa, sommersa in un mare di rovine, arrivava finalmente alla pace.

Restava tuttavia ancora in armi, forte di ben tre milioni di uomini sparsi nell'ampio territorio asiatico, l'esercito giapponese, la cui tenace resistenza indusse il nuovo presidente americano, il democratico Harry Truman (1945-1953), succeduto a Roosevelt morto in aprile, ad accelerare i tempi ricorrendo all'impiego di un'arma terrificante.

I1 6 agosto 1945, infatti, nelle prime ore del mattino un aereo sganciava una bomba atomica sulla grande città di Hiroshima, provocando in un chiarore abbagliante una catastrofe senza precedenti, con 240.000 morti e più di 100.000 feriti. Tre giorni dopo, il 9 agosto, lo stesso giorno nel quale l'Unione Sovietica dichiarava guerra al Giappone, l'inferno atomico si scatenava anche sulla popolosa città di Nagasaki.

Di fronte a così tremende distruzioni, anche i più fieri militaristi giapponesi si convinsero a cessare le ostilità. Così il l° settembre, a bordo della corazzata americana «Missouri» ancorata nella baia di Tokio, anche il Giappone firmava l'atto di resa.



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