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Il fascismo

storia




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Il fascismo


Le forze principale che originarono il fascismo furono:

i ceti medi (piccola e media borghesia), gli iniziatori. Essi erano ideologicamente contraddittori, erano contemporaneamente nazionalisti, rivoluzionari e portatori di ordine e tranquillità; rivendicavano allo stesso tempo i diritti del capitalista e quelli del proletario. Questo ceto era perennemente scontento, perennemente inquieto, perennemente teso dallo sforzo di inserirsi organicamente nella società.

gli agrari (i proprietari terrieri). Essi erano conservat 848c23i ori, assetati di rivincita contro le conquiste che l'organizzazione socialista aveva strappato loro nella valle padovana, grazie anche alla neutralità dello stato Giolittiano; furono anche i finanziatori dello squadrismo agrario. I loro obbiettivi erano: - la distruzione totale dell'organizzazione della classe dei lavoratori della terra, per poter nuovamente dettar legge nei patti agrari; -la fine dello Stato Giolittiano e delle sue pretese riformatrici.



La confindustria (Confederazione Generale dell'Industria Italiana, è un'organizzazione rappresentativa delle imprese italiane). Essa nasce durante il dopoguerra contro l'avanzata dei lavoratori. L'industria preoccupata di perdere i suoi facili guadagni, insofferente di ogni controllo e desiderosa di scaricare su altri ceti il costo della guerra, vide nel fascismo uno strumento per i suoi compiti: come milizia antioperaia, per schiacciare l'organizzazione sindacale, per ridurre le richieste. La grande industria puntava a sostituire la vecchia organizzazione con una che le desse la possibilità di larghi e sicuri profitti attraverso protezioni doganali che la difendevano dalla concorrenza straniera.

Lo stato Giolittiano si mostrava incapace di dominare la nuova situazione e rivelava la sua crisi di autorità. Mussolini cercò di mantenersi ad ogni costo al potere una volta conquistatolo, dovette far tacere gli oppositori che non piagavano la schiena e tenere a freno gli appetiti squadristici; in questo sta la causa principale delle apparenti contraddizioni della sua politica.

Il nuovo equilibrio poggiava su due forze essenziali che non avrebbero mai accettato di subire limitazioni o fare rinunce: il primo era l'insieme dei detentori del privilegio economico "la confindustria" che intendeva servirsi del fascismo per esercitare una diretta influenza sul potere politico, al fine di assicurarsi profitti senza rischi che diventeranno la caratteristica del regime grazie all'autarchia. L'altra forza era formata dal gruppo dei detentori del potere politico: Mussolini e i suoi collaboratori, decisi a non abbandonare le posizioni ottenute, disposti ad allearsi con altre forze come la monarchia o la chiesa quando fosse necessario, disposti insomma, a qualunque cosa.

Mussolini era un uomo capace di accettare qualsiasi compromesso ma non avrebbe mai accettato di correre il rischio di perdere il potere; aveva quindi molta paura di una competizione democratica e di una tumultuosa insurrezione, infatti il regime fascista traeva la sua legittimità dalla marcia su Roma, cioè da un atto di forza, e il capo del partito aveva paura che attraverso un altro atto di forza lui potesse perdere il potere; perciò cercava di guadagnare il favore degli oppositori anche attraverso la corruzione, la lusinga, la violenza.

I suoi principali ostacoli, i suoi principali avversari erano gli "antifascisti di stile", quelli che non erano disposti né a trattare né a fuggire, né a lasciarsi corrompere né a lasciarsi intimorire.

Matteotti era un oppositore irriducibile, era il segretario politico del partito socialista unitario.

La sua opposizione era radicale e si basava su una documentazione precisa e rigorosa.

Dopo un anno di scorrettezze compiute dal fascismo, Matteotti ripescò tutta una serie di articoli riguardanti Mussolini, per dimostrare le sue responsabilità politiche.

Questo martire si oppose sempre contro il fascismo e fece di tutto per ostacolarlo.

Nella requisitoria matteottiana sfilarono le illegalità e i soprusi  attinenti alle operazioni elettorali (per esempio, in molti comuni dei fascisti introdottisi nelle cabine, controllavano l'elettore mentre votava). Sembrava chiaro che il governo sarebbe rimasto al potere anche con la forza. Matteotti si era rivelato come l'ostacolo principale: era necessario eliminarlo.

Non si sa se l'ordine di ucciderlo fosse partito direttamente da Mussolini, fatto sta che il 10 giugno 1924 una banda aggrediva Matteotti sul lungotevere, in pieno giorno, lo trascinarono a forza su un'automobile dove lo uccisero. Tutto il popolo italiano rimase attonito e sorpreso.



Il fascismo si trovò in grave difficoltà, forse se ci fosse stata un'opposizione compatta e vigorosa, si sarebbe potuto abbattere.

Le forze antifasciste si dividevano in: forze liberali - democratiche, movimento cattolico, movimento operaio.

Queste forze erano divise dall'epoca dell'interventismo ed era nata una rivalità fra i principali esponenti politici. Neanche l'opposizione dell'Aventino e la Chiesa erano uniti.

Il movimento operaio rappresentava la più efficace forza antifascista di massa, ma non aveva un potere offensivo. Anche se l'Aventino fu più una rinuncia all'azione che un'azione vera e propria, questo ebbe un merito: quello di dare corpo ad un fondamento politico, ad un'opposizione di principio, intransigente.

Gli antifascisti sapranno che il prezzo che dovranno pagare sarà quello duro e difficile delle persecuzioni, del carcere, dell'esilio, della morte.

Nell'immensa maggioranza degli antifascisti era ancora diffusa l'illusione che si trattasse solo di un governo momentaneo, di un fenomeno caratteristico della situazione patologica del dopoguerra, destinato comunque a concludersi.

Il parlamento diventava soltanto una tribuna per il paese, da cui era sempre più difficile e forse anche inutile parlare di fronte alla minacciosa e urlante maggioranza.

Dopo il delitto Matteotti era naturale che la prima reazione fu l'abbandono dell'aula, per non assistere alle ipocrite dichiarazioni che Mussolini avrebbe fatto, ma così si diede a Mussolini la libertà di agire a suo piacimento (senza opposizione) dandogli così "carta bianca". Nelle opposizioni c'erano delle discordie interne che però decisero unanime di disertare la seduta. Oggi è facile condannare ma la verità è che un'azione comune richiede unità di obbiettivi e di metodi, di scopi, di mezzi. Sorsero delle nuove organizzazioni antifasciste, tra cui "l'Italia libera"; probabilmente se il governo fascista fosse caduto, sarebbe stato sostituito dal partito socialista unito a quello popolare e questa prospettiva faceva impensierire i cittadini e l'autorità ecclesiastica. Da un lato c'erano gli squadristi e gli estremisti che chiedevano la morte fisica degli oppositori, la distruzione dei loro giornali. Dall'altra i pacificatori e i normalizzatori che sollecitavano Mussolini a reprimere le violenze e a tornare nella legalità. Il re esita, non sa cosa fare, e si preoccupa che il regime metta in difficoltà la monarchia, perciò chiede a Mussolini garanzie di fedeltà; questi istituisce la milizia volontaria con lo scopo di assicurarsi la complicità del re, di tranquillizzare gli incerti, di indurre le opposizioni alla passività. Il fascismo stava vivendo una crisi, ma con il tempo la stava superando. Mussolini temporeggiava e crescevano le impazienze del paese. Ognuno si aspettava che da altri partisse l'iniziativa: L'Aventino attendeva l'iniziativa del re, il quale, vile, dichiarava che essendo egli costituzionale, non poteva licenziare un governo che aveva la maggioranza parlamentare e faceva ricadere la responsabilità su la maggioranza stessa. Questa, in realtà, non avrebbe esitato a passare dalla parte di un nuovo governo, se fosse stato costituito. Nel 1925, alla riapertura delle camere, Mussolini gettò la maschera  e si assunse "le responsabilità politiche, morali, storiche, di tutto quanto fosse avvenuto. Il pratica il fascismo e tutte le sue scorrettezze divennero assolutamente legali, mentre tutto ciò che lo ostacolava o che non lo riconosceva, cadde nell'illegalità. Gli antifascisti erano dei fuorilegge che potevano subire violenza. Le autorità fecero tacere le riviste contro il fascismo, ma ne nacquero altre, clandestine come il "Non mollare" a Firenze. Venne quindi abolito il diritto di parola, di pensiero, di stampa. Era nata una dittatura.






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