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IN ATTESA DELLA TV - Il Terzo programma

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IN ATTESA DELLA TV - Il Terzo programma

IN ATTESA DELLA TV

1. Il Terzo programma

Proprio quando la Tv stava per entrare nel panorama dei media, la radio dà il meglio di sé con l'introduzione del Terzo Programma: la sua importanza non era solo legata ad esigenze di programmazione, si trattava anche di una questione di prestigio nazionale.

Nuovo quadro ipotizzato:

  1. Primo programma: funzione informativa, è portavoce ufficiale del governo nazionale e grande mediatore dell'op. pubblica in senso moderato e legalitario.
  2. Secondo programma: funzione di svago facile, immediato, ed 151e41b economicamente a basso costo rispetto al teatro, al cinema e allo stadio.
  3. Terzo canale: dedicato a trasmissioni più difficili, per insegnanti e uomini di cultura che erano disposti ad aspettare le ore notturne per programmi più impegnativi.

Nel 1949 il direttore della Rai Sernesi ritenne che i tempi erano maturi, ed apre un dibattito sulle pagine del Radiocorriere: si tratta ancora una volta di dover insegnare ad ascoltare e ad amare la radio, ma più che un dibattito si trattava di un voler saggiare il terreno della critica letteraria.



A dirigere il Terzo programma fu Mantelli: il vero problema era costituito dalle frequenze, e moltissime città d'Italia non erano raggiunte dal segnale, che viaggiava su onde corte.

All'inizio le trasmissioni si limitano a 3 ore quotidiane, in fascia serale, in cui si susseguono percorsi storici, serate a tema. importante fu per questi anni la collaborazione di Carlo Emilio Gadda.

Osservazione: il Terzo canale non fu estraneo alle lotte politiche del tempo, ma qui le sinistre potevano esprimersi sottilmente attraverso l'arte.

Intanto cambia il rapporto fra la stampa e la radiofonia: la stampa si trova a dover riconoscere l'importanza del fenomeno radiofonico, e abbandona quell'atteggiamento diffidente e disinteressato degli anni precedenti. Nel frattempo poi gli abbonati continuavano a salire.

2. Il Festival di Sanremo: la nascita di una leggenda

Sebbene il fine della Rai fosse quello di educare, ottenne il suo maggior successo con un programma di intrattenimento: Sanremo. Alla fine del 1949 i dirigenti Rai chiamano a raccolta le più grandi case discografiche per salvaguardare il patrimonio musicale italiano dall'aggressione della musica straniera.

La prima edizione fu nel 1951, e vinse "Grazie dei fior".

Era un modo per salvaguardare anche gli interessi della discografia italiana, e non bisogna dimenticare che con Sanremo nascono concorsi a premi (come Dieci canzoni d'amore da salvare) e si contribuisce alla diffusione di nuovi strumenti per l'ascolto musicale di massa (la Fonovaligia, più pratica dei vecchi fonografi a manovella).

Sull'onda del successo di Sanremo, la Rai promuove nuovi festival musicali, come il Festival radiofonico della canzone napoletana.

Importante ruolo di Sanremo: promuovendo la canzone italiana la si difende dalla musica leggera tipica dei locali notturni (che non era gradita al pubblico perbenista che la Rai voleva rappresentare), e dalla musica straniera (sempre più ascoltate erano infatti le radio estere).

3. Sondaggi ed inchieste: conoscere per conoscersi

In America le prime rilevazioni sull'audience si hanno già a partire dagli anni 30, per iniziativa di Lazarsfeld;

In GB la Bbc conduce le prime indagini sull'opinione pubblica dal 1937, per valutare le posizioni in merito all'avanzata nazista.




In Italia i dirigenti Rai si convinsero ad affidare la prima inchiesta di mercato alla Doxa solo nel 1952, per capire quale fosse l'immagine della radio nell'immaginario collettivo popolare. La Doxa intervistò diverse famiglie, per capire soprattutto quali fossero le abitudini di ascolto e le preferenze relativamente ai programmi e ai generi trasmessi.

Cosa emerge dall'inchiesta:

-          i maggiori consumatori sono al Nord, dove il reddito è più alto e dove più famiglie possono permettersi la radio rispetto al sud e alle isole

-          l'acquisto della radio è un privilegio riservato alle famiglie di un ceto medio-alto (costava 30mila lire!)

-          si ascolta la radio soprattutto al lavoro; la maggior parte degli utenti la accende per captare una trasmissione in particolare, e sono molti anche quelli che continuano a cambiare stazione finché non trovano qualcosa che gli piace

-          è una novità rispetto al regime fascista che ad accendere la radio siano in genere i figli

-          i programmi preferiti sono i notiziari, seguiti a breve distanza dai programmi di intrattenimento

Quindi: l'immagine che la Rai trasmetteva di sé poco prima dell'introduzione della tv era quella di un'azienda sana e prospera, ricca di fermenti ma solidamente inquadrata in un assetto che sarebbe rimasto tale fino alla riforma del 75.

Gli abbonati erano più di 5000.







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