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EUGENIO MONTALE

letteratura


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EUGENIO MONTALE

EUGENIO MONTALE

 

Partecipò alla Prima Guerra mondiale. Trasferitosi a Firenze, fu allontanato dall'incarico di direttore del Gabinetto scientifico-letterario per non essere iscritto al Partito fascista. Dopo la Seconda Guerra mondiale si spostò a Milano dove morì nel 1981. Gli fu conferito il Premio Nobel (1975) per la letteratura con la motivazione di aver interpretato "con gran sens 131i81b ibilità artistica valori umani nel segno di una visione della vita senza illusioni".

Il tema principale della poesia di M. è una visione pessimistica e disperata della vita del nostro tempo in cui, distrutti ogni tipo d'ideale, tutto si presenta senza alcun senso, incomprensibile e misterioso.

Vivere rappresenta, dunque, l'andare lungo una muraglia che impedisce di vedere ciò che può esservi oltre. Egli non intravede alcuna fede religiosa o politica che possa consolare e liberare l'uomo dell'angoscia esistenziale. Nemmeno la poesia, che per Ungaretti è l'unico strumento per conoscere la vera realtà, può offrire alcun aiuto all'umanità.

E' per questo che, secondo M. la lirica ermetica non contiene alcuna parola chiarificatrice che possa costituire una certezza. La sola casa che egli garantisce è l'analisi degli aspetti negativi della vita.

Unica soluzione al "mare di vivere" è rappresentata dalla divina Indifferenza, ossia il distacco completo dalla realtà che circonda l'uomo. Tutto ciò, però, non sempre è concesso al poeta, spesso catturato dalla nostalgia di un mondo diverso.



L'intuizione tragica della vita trova una verifica esteriore in "Ossi di seppia" e un'interiore in "Le occasioni". 

La prima raccolta, pubblicata nel 1925, rappresenta un originale equilibrio tra meditazione esistenziale e osservazione del paesaggio. In lei, infatti, domina quello solare e marino della Liguria: un mondo arido, secco, battuto dal vento. In quest'ambito, la voce del poeta è di una persona concreta immersa nel paesaggio che non partecipa direttamente alla sua vita.

 "Ossi di seppia" presenta uno stile poetico inconfondibile e non dipendente da alcuna scuola strettamente connesso ad una visione del mondo negativa che considera l'esistenza dall'individuo una sorta di soffocante carcere chiuso da "muri" e "catene" che impediscono di cogliere il senso più profondo e autentico dell'esistenza.

Da un punto di vista esteriore, il cosiddetto "male di vivere" si ritrova in ogni oggetto o situazione che si vive: dai paesaggi desolati e aspri delle Cinque Terre ad indeterminati muri scalcinati, tutto è visto nel suo aspetto fisico e metafisico come simbolo della dolorosa e angosciosa condizione umana.

La verifica esteriore dell'intuizione tragica della vita, invece, avviene tra le righe della seconda raccolta di liriche del M. "Le occasioni".

In lui, egli rievoca appunto occasioni - come amori, incontri, paesaggi - che appartengono al passato, ricordandole non per nostalgia o per consolazione, ma solo come analisi del loro valore simbolico che si raccoglie sempre nel perenne male di vivere.

In questa nuova raccolta del 1939, la riflessione esistenziale del primo libro si riduce, rendendosi meno esplicita. Il linguaggio tende ad allontanarsi dal suo carattere meditativo e problematico, concentrandosi interamente sugli oggetti che contornano l'esistenza del singolo, in modo da seguire una vera e propria "poetica degli oggetti".




Ogni piccola cosa, infatti, sembra trasmettere un messaggio che non vuol farsi decifrare e rimanere nascosto.

Nella parte finale della sua attività letteraria, nella ricerca di un qualcosa d'irraggiungibile, sopraggiunge una figura femminile perduta, che tende a presentarsi come una forza salvatrice, simile al donna-angelo dei miti classici.

In via generale, i legami di M. con gli altri intellettuali dell'epoca fanno sì che egli possa essere collocato in una moderna cultura liberale, aperta verso una dimensione internazionale ed europea che rifiuta gli eccessi distruttivi delle avanguardie (il Futurismo) d'inizio secolo. Il suo è un aspirare ad un'Italia completamente estranea ad ogni tipo di chiusura nazionale o provinciale, capace di creare un'unica cultura internazionale, facendo in modo che la poesia divenga la voce di una tradizione laica e razionale.

Nel complesso intreccio di lingue e parole della lirica classica, il poeta avverte di continuo una sorta di "saturazione" della tradizione poetica. E' per questo che la sua risposta a ciò consiste in una poetica dell'oggetto che nasce da una sensazione interna che, però, non è espressa esplicitamente, ma attraverso la descrizione d'oggetti intensi ed essenziali.

Con M. non vi è alcuna ricerca di una parola essenziale che possa essere musicale e ricca di conforto; il suo è, invece, un linguaggio aspro e povero, caratterizzato da un ritmo lento che rispecchia adeguatamente l'impressione della disperazione e della desolazione che caratterizzano la vera tragedia dell'uomo moderno.







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