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TITO LIVIO - TIBULLO

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TITO LIVIO

Tito Livio di origine aristocratica assume una posizione simile a quella di Pompeo e di Cicerone, in quanto appartiene ad una aristocrazia legata al conservazionismo e al tradizionalismo e non a quella di Cesare, che era conosciuto come colui che aveva sovvertito l'ordinamento della res publica. Questa somiglianza con Pompeo fu così netta che venne nominato da Augusto Pompeianus. Infatti, la sua posizione è giustificata dal fatto 252c25c che egli additava non nella corruzione della nobilitas come Sallustio, ma l'allontanamento dalla tradizione la causa della crisi di Roma.

Pertanto anche la formazione culturale di Tito Livio fu di tipo ciceroniano, in quanto privilegiò la retorica e la filosofia. Infatti, tenendo presente i Logistorici di Marrone scrisse Ab urbe condita libri, un'analisi della storia romana in 142 libri, dalle origini fino alla morte di Druso, anche se si pensa volesse concludere con la morte di Augusto. L'opera, pubblicata in decadi o pentadi, tratta dalla fondazione di Roma alla vittoria sui Sanniti nella prima decade, la seconda guerra punica nella terza e le campagne in Oriente nella quinta. Tuttavia nel corso degli anni andò soggetta a delle sinterizzazioni, come testimoniano le epitomi e le perioche.  Nella sua opera sicuramente aveva presente tutta l'annalistica romana specialmente nella prima parte, mentre nella seconda le opere di Catone e di Polibio. Tuttavia riguardo le fonte inattendibili dimostrava anche nell'opera la sua incertezza . infatti, la peculiarità di questo storico è il suo disinteresse nel ricercare le cause e gli effetti, che gli porta come conseguenza il giudizio di avere uno scarso senso storico. Ma se da un lato non gli interessano le cause e i motivi, dall'altro mostra di credere nella provvidenza, ritenendo ogni singolo fatto come voluto dagli dei. La grandezza di quest'autore latino non va quindi ricercata nel analisi degli avvenimenti storici, ma nel sentimento con cui scrive. Non a caso la storia è per lui opus maxime oratorium. Egli vuole essere il cantore della virtù romana in quanto è attraverso di essa che egli si prefigge il compito di spiegare la grandezza di Roma. Questa novità che egli apporta lo permette di scrivere una vera e propria epopea in posa. Per questo motivo la storia liviana è destinata ad essere magistra vitae poiché è da essa che l'uomo può trarre i veri valori su cui costruire il futuro. In un certo qual modo lo storico si prefigge lo stesso scopo di Virgilio: comprendere per quali forze Roma fosse giunta ad essere la cosa più sublime del mondo.




TIBULLO

Tibullo vissuto nel circolo di Messalla Corvino manifesta nella sua produzione letteraria di perseguire l'ideale di otium letterario, dettato principalmente e probabilmente dall'interesse alla filosofia epicurea. Infatti, quest'ultima si proponeva il dissenso o quanto meno la neutralità nei confronti della politica in quel tempo augustea. Ma nonostante ciò il poeta nella sua opera il Corpus tibullianum riflette le aspirazioni augustee come l'amore, la campagna la pace e il rifiuto della guerra. L'opera divisa in trelibri comprendenti 36 carmi in distici elegiaci tratta di argomenti diversi. Il primo libro è intitolato Delia, la donna amata dal poeta, consta di 10 elegie, non tutte dedicate alla donna, come testimoniano la quarta, l'ottava e la nona dedicate a Marato, la settima a Messala e la decima alla pace e alla campagna. Il secondo è intitolato Nemesi, che in greco significa vndetta, e consta di sei elegie. Nemesi si pensa che sia la donna che avrebbe dovuto vendicare l'infedeltà di Delia. Ma solo la prim, la sesta e la nona sono dedicate a Nemesi, in quanto la prima tratta della festa della purificazione dei campi, la seconda e la quinta a Cornuto e al figlio di Messalla. Il terzo libro è più complesso e consta di venti elegie. Le prime sei sono dedicate a Ligdamo, che forse è un giovane poeta del circolo di Messala o Ovidio, e celebrano l'amore per Neera. Poi troviamo il Panegiricus Messallae, un carme che contiene un'esltazione smaccata di Messala. I carmi 8 e 12 sono elegie erotiche di Cerinto per Sulpicia; i carmi 13 e 18 sono biglietti d'amore di Sulpicia per il suo amato. Il libro si conclude con 2 carmi erotici, un'elegia e un epigramma di Tibullo. La fonte privilegiata di Tibullo è sicuramente l'opera di Virgilio intitolata Bucoliche. Due sono in particolare le somiglianze :il primo libro costa di 10 elegie quante sono le bucoliche e un mondo appoito, l'Arcadia che entrambi i poeti si sono immaginati per sfuggire alla realtà con l'unica differenza che Tibullo non inserisce finzioni o travestimenti.

Anche se sono molteplici i temi da lui trattati non è possibile trovarne un elemento unificatore in un unico tema, bensì nel tono dolce e malinconico.

PROPERZIO



Dopo la perdita del padre, Properzio si trasferì a Roma per voler della madre, la quale lo avviò agli studi di retorica. Il poeta invaghito degli studi letterari in cominciò a scrivere poesie. Dopo poco tempo si innamorò di Cinzia il cui vero nome era Hostia, una donna molto diversa da lui, abituata a condurre una vita libera e non castigata, dimenticandosi  di Licinna una schiava conosciuta nel suo paese d'origine. Il rapporto tra i due non durò che cinque anni caratterizzato dall'alternarsi di discidia e momenti di grande unità. Dopo poco si fece conoscere da Mecenate che gli aprì le porte del suo circolo dove conobbe Orazio, Virgilio e Tibullo, con cui non riuscì mai a costruire un rapporto. L'invito di Mecenate a cantare gli ideali politici di Augusto non fu accettato subito dal poeta che preferì dedicare l elegie alla donna amata. Infatti, solo dopo la morte della giovane il poeta esaltò la politica augustea. Egli scrisse 92 elegie ordinate in ordine tematico in 4 libri. Il primo definito monobiblos è dedicato interamente a Cinzia e pubblicato il 27 a.c. il secondo fu pubblicato il 25 a.C. e il terzo nel 23-22 e i quarto poco prima della sua morte. Il sentimento e la passione nei confronti di Cinzia non è espresso con semplicità e immediatezza, ma ricorrendo al mito. Infatti, la fonte privilegiata è Callimaco, tanto da definirsi egli stesso i Callimaco romano. Nel secondo libro sempre più stretto è il nesso tra intellettualizzazione e passione, ricorrendo come Orazio alla poesia satirica non però per una più adeguata osservazione dell'uomo, ma per ragioni individualistiche. Solo nel terzo libro, alla nostalgia e al ricordo di Cinzia si sostitusce una parte dedicata a Roma e alle sue vittorie. Il quarto libro è più complesso e consta di due parti. La prima parte contiene le elegie romane in cui riprende Callimaco nel ricercare le aitia ovvero le cause attraverso un procedimento etiologico. La seconda tratta argomenti differenti: in due legie ricompare Cinzia, un'altra è l'epistola che Areutsa invia all'amato Licita e un'altra è la regina delle elegie: il discorso di Cornelia dalla tomba al marito riguardo le apprensioni per il destino dei figli.

Soprattutto in questo secondo gruppo i elegie il poeta riprende il motivo della congiunzione amore e morte. Properzio infatti filtra i suoi sentimento attraverso quei valori etici e quelle virtù che aveva deciso di non cantare al momento dell'entrata nel circolo di Mecenate. Dal punto di vista stilistico, tuttavia è un poeta molto erudito e conferisce sempre dignità al tono e all'espressione ricorrendo alla mitologia.







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