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Tanto nobile

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Tanto nobile  e tanto onesta appare la mia signora quando saluta gli altri, che ogni lingua tremando diventa muta e gli occhi non riescono a guardarla. Ella si muove sentendosi lodare, benignamente predisposta all'umiltà; e appare come una cosa venuta dal cielo e che si mostra sulla terra come un miracolo. Si mostra così bella a chi la guarda che sente una dolcezza nel cuore che non può essere spiegata: e appare che dal suo volto emani una lieve ispirazione amorosa che suggerisce all'anima: Sospira.

         Questo sonetto è la prima opera della Vita Nova inserita in una nuova fase, la terza, della poesia di Dante. Il poeta ritorna a "lo stile de la loda", ovvero alle poesie in lode di Beatrice, dopo che digressioni nelle parti del libro immediatamente antecedenti a questo sonetto sulla poetica stilnovista e sulla natura d'amore lo avevano distratto da quel tema dominante. La lode di Beatrice è l'inizio della fase più matura e consapevole dell'intero lavoro; Dante decide di lodare le qualità dell'amata, quali l'amore, l'umiltà, la bellezza, la gentilezza, l'onestà e la bontà d'animo.

         Il componimento è apparentemente il più semplice; questa chiarezza è data dall'assenza della simbologia e della concettosità presenti nella lirica stilnovista; la bellezza dell'amata e gli effetti che ella provoca sono stati presentati nei primi componimenti e ora Dante presenta solo l'elemento epifanico, l'apparizione di Beatrice. Il sonetto ha uno stile "dolce", che rispecchia le caratteristiche del "dolce stil novo", al quale, corrisponde uno stato d'animo pacificato, liberato dal conflitto amore-dolore, che era presente in Cavalcanti.




         In questi versi è molto usata la parola "pare", la quale è di sinonimo di mostrarsi, apparire, che va interpretata tenendo conto del quadro poetico: Dante si trova davanti a Beatrice e vi è quindi il carattere di apparizione miracolosa che è della figura femminile. Dopo l'incontro la donna saluta il poeta; questo gesto, già presentato da altri poeti dello stilnovo, ha un duplice effetto sull'innamorato: egli infatti ritiene il saluto non come atto in sé, ma come salvezza spirituale per chi lo riceve; la donna è elevazione spirituale, è l'unico mezzo per raggiungere Dio. L'incontro con Beatrice e il suo saluto mettono in difficoltà il poeta: la lingua diventa muta e gli occhi non osano guardare. L'innamorato non trova le parole per esprimere il sentimento perché ineffabile; alla perfezione della donna viene contrapposta la reazione del soggetto ostacolato sia dalle percezioni visive, mezzo essenziale per l'amore, sia dalle facoltà espressive.

         Nella seconda quartina Dante usa una metafora per indicare le virtù morali di Beatrice "benignamente d'umiltà vestuta" e poi sottolinea il fatto che ella sia un essere sceso dal cielo sulla terra a manifestare la potenza divina; Beatrice è un miracolo d'umiltà, antitesi della superbia. Al passaggio della donna la gente ne resta talmente ammirata da non riuscire nemmeno a rispondere al saluto di lei e si sente quasi costretta ad abbassare lo sguardo davanti a così grande nobiltà. L'uso del termine "laudare" nel primo verso di questo sonetto, specifica meglio il tema della lode; questo vocabolo è usato da Dante anche nella canzone "Donne ch'avete intelletto d'amore". Soprattutto in questa canzone si vuole paragonare la lode di Beatrice, vista come un angelo, alla lode di Dio, l'unica che non termina mai. Inoltre, poiché la donna è degna di essere lodata, a lei vengono attribuiti gli aggettivi della Madonna, come il termine "benignamente", nel sonetto in esame, che indica una predisposizione all'amore in termini assoluti. 



Paragonata dunque alla Madonna, anche Beatrice appare, si manifesta; questo tema è ripreso nella prima terzina, dove il poeta afferma che la contemplazione dell'amata porta ad una manifestazione della bellezza della donna stessa; il carattere divino di Beatrice, viene invece ancora sottolineato nell'ultima strofa. Dal suo volto si muove uno spirito soave d'amore. Questo spirito può essere interpretato come qualcosa di impalpabile, come una luce che esce dal suo volto e che rende l'immagine lieve. Umile e allo stesso tempo regale, Beatrice col suo sguardo riempie gli animi di dolcezza onesta e soave, che non è descrivibile a parole, ma si può esprimere soltanto con sospiri. Nella leggerezza dell'ultimo termine "sospira", si evidenzia tutta  la dimensione di pace e di tranquillità del sonetto.







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