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TASSO - La vita e la personalità

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TASSO

 

La vita e la personalità

 

Nelle vicende di tasso appare nitidamente l'effetto della nuova società e della nuova cultura della controriforma.

Nasce a Sorrento l'11 marzo 1544, ha una giovinezza sfigata, infatti il padre cortigiano viene esiliato insieme al suo signore, e quando finalmente può rivedere il padre deve allontanarsi dalla madre, la quale muore durante la sua assenza.

Scrive il suo prima poema cavalleresco (Rinaldo) seguendo l'esempio paterno.

Nel 1565 si trasferisce a Ferrara, al servizio del duca Luigi, dove vive un periodo di serenità e scrive il Goffredo (Gerusalemme liberata).

Nel 72 passa alla corte di Alfonso II, sempre a Ferrara, a cui dedicherà l'opera.




Nel 76 è al culmine del successo, con la nomina di storiografo di corte.

Da questo momento però comincia la crisi psicologica, infatti inizia a sottoporre la sua opera a teologi, e la porta addirittura all'inquisizione (a cui si era auto accusato pochi anni prima).

 Nel 77 il poeta viene fatto mettere da Alfonso in un convento di s. francesco, per aver scagliato un coltello contro un servitore; ma il poeta ne evade presto e inizia a pellegrinare, fino a che nel 79 torna durante le 3 nozze di Alfonso ed esplode, per questo viene messo in manicomio.

Durante i 7 anni a S. Anna è depresso perché è diventato famoso grazie alla pubblicazione del romanzo da lui non permessa.

Appena esce inizia a girare, fino ad arrivare a Roma, dove scrive molte opere sotto la protezione di clemente VIII, muore nel convento di sant'Onofrio il 25 aprile 1595.

L'ideologia tassesca: la centralità del tema della guerra

La guerra rende più radicali vizi e virtù, imponendo una soluzione al conflitto interiore degli individui; a 242e44c lla guerra oggettiva corrisponde una guerra interiore.

Solo con una necessità oggettiva di prendere una posizione l'individuo è obbligato a risolvere le contraddizioni interiori (la conversione di Clorinda), questo è un ottimo esempio del pessimismo tassesco, a questo si può contrapporre solo una soluzione radicale dei conflitti, ma questa è utopia, e quindi amore.

LA GERUSALEMME LIBERATA

Al contrario di Ariosto, che aveva una trama intrecciata, per tasso c'era la riforma di Aristotele, che prevedeva 3 unità:

  1. tempo, che doveva essere abbastanza breve, uno o 2 gg al massimo
  2. luogo, che doveva essere prevalentemente uno
  3. azione, ci doveva essere un'azione fondamentale → il titolo doveva essere basato su un azione fondamentale (non su un attore come Ariosto.

Il particolare equilibrio psichico di tasso → i personaggi vivono intensamente l'esperienza della guerra e dell'amore → tasso ci descrive anche le vicende interiori; al contrario in Ariosto non c'è un profilo psicologico preciso.

 

Esordio del poema

 

Il motivo per cui scrive questo poema è per esaltare la fede.

Protasi:

 

Canto l'arme pietose e 'l capitano

che 'l gran sepolcro liberò di Cristo.

Molto egli oprò co 'l senno e con la mano,

molto soffrí nel glorioso acquisto;

e in van l'Inferno vi s'oppose, e in vano

s'armò d'Asia e di Libia il popol misto.

Il Ciel gli diè favore, e sotto a i santi

segni ridusse i suoi compagni erranti.

  • Si può notare che, al contrario di Ariosto, Tasso elimina il tema amoroso, dedicandosi interamene al tema della liberazione del santo sepolcro.
  • Il capitano = l'eroe → c'è un'unica vicenda (la crociata) e un unico personaggio (Goffredo)

Questo è opposto alle tante vicende dell'orlando furioso, in più in esso il protagonista non è il personaggio più importante della guerra (che sarebbe Carlo).

  • Inferno e cielo = l'inferno è nemico e il cielo è amico

→ è anche questo opposto all'orlando perché in quell'opera i nemici potevano anche essere eroi, mentre qui i pagani sono nemici e i cristiani sono i buoni.

Invocazione:

        O Musa, tu che di caduchi allori

non circondi la fronte in Elicona,

ma su nel cielo infra i beati cori

hai di stelle immortali aurea corona,

tu spira al petto mio celesti ardori,

tu rischiara il mio canto, e tu perdona

s'intesso fregi al ver, s'adorno in parte

d'altri diletti, che de' tuoi, le carte.

       

  • Proprio nel momento in cui secondo la tradizione dovrebbe invocare le muse non lo fa perché, al contrario di Dante, si sarebbe potuto mettere in dubbio la sua fede.
  • Ariosto fa solo 2 righe di invocazione perché non gli da importanza, infatti la sua è un invocazione ironica perché chiede che non gli venga tolta l'ispirazione, non che gli venga data.
  • Quell'effimere sta per non vere.
  • le muse hanno una corona effimera in contrapposizione alla corona immortale di stelle della madonna.
  • Gli ardori non stanno per le passioni umane ma per la fede.
  • Mentre per Ariosto lavorare di fantasia è normale licenza poetica, tasso lo sente come peccato, ma è obbligato a farlo per la funzione educativa del poema e per renderlo più leggero; per questo chiede scusa.



Sai che là corre il mondo ove piú versi

di sue dolcezze il lusinghier Parnaso,

e che 'l vero, condito in molli versi,

i piú schivi allettando ha persuaso.

Cosí a l'egro fanciul porgiamo aspersi

di soavi licor gli orli del vaso:

succhi amari ingannato intanto ei beve,

e da l'inganno suo vita riceve.

  • Il lettore è attratto dalla delicatezza della poesia, questo serve a tasso per giustificare "fregi"
  • L'obbiettivo principale dell'intellettuale dopo la controriforma è convertire

→ deve giustificare gli abbellimenti come metodo per attirare i lettori e quindi convertirli

  • I versi successivi sono di Lucrezio, che parla della filosofia di epicuro, che era contro i poemi (perché essi parlavano di dei, i quali secondo lui non si intromettono nelle vicende umane) con un poema

→ controsenso

→si giustifica con questi versi

Dedica:

        Tu, magnanimo Alfonso, il quale ritogli

al furor di fortuna e guidi in porto

me peregrino errante, e fra gli scogli

e fra l'onde agitato e quasi absorto,

queste mie carte in lieta fronte accogli,

che quasi in voto a te sacrate i' porto.

Forse un dí fia che la presaga penna

osi scriver di te quel ch'or n'accenna.

     

  • Presenta Alfonso come suo salvatore
  • Esso è destinato a grandi imprese, quando egli le compirà lui le scriverà
  • Per adesso scrive di suoi antenati (filone encomiastico).
  • Ariosto invece fa una dedica ironica al suo signore, in quanto non si sente veramente sottomesso ad esso

Canti II - VII

Nel II Aladino sottrae un'immagine della madonna e la mette in una moschea, una mano misteriosa (forse Dio) la riporta, e allora 2 ragazzi si devono sacrificare per evitare che l'ira di Aladino si scateni su tutti, ma vengono salvati dal rogo dall'intervento di Clorinda.

Goffredo rifiuta la neutralità dell'Egitto.

Nel III canto ci sn i primi scontri, Argante uccide Durone, e si celebrano i funerali di esso, Erminia (amante e ex prigioniera di Tancredi) descrive ai nemici i principali cavalieri nemici.

Goffredo accerchia Gerusalemme e inizia a preparare le macchine d'assedio.

Nel IV & V si inizia a vedere il sovrannaturale, i demoni mandano tra i crociati la maga Armida che convince numerosi cavalieri a disertare per darle aiuto, in più, alimentate da interventi diabolici, scoppiano rivalità e Rinaldo uccide Gernando.

Nel VI & VII Argante sfida i migliori cavalieri cristiani, uccide ottone e poi combatte contro Tancredi, poi rimandano la sfida a 6 gg dopo, ma per allora Tancredi è imprigionato nel castello di Armida, per aver seguito Erminia che aveva le vesti di Clorinda, e lei adesso è tra i pastori.

 

Corte e vita pastorale, il confronto

I pastori sn persone umili e senza troppe ambizioni. Inoltre la violenza e le disgrazie di quei tempi colpiscono maggiormente i re che la povera gente; i soldati, avidi e con molta cupidigia, non assalgono i poveri.

La vita degli umili è più pacifica e tranquilla ed autosufficiente.

Lo stesso pastore è stato servo in Egitto e ha potuto conoscere la corruzione e la perfidia di corte.

In queste 2 ottave possiamo notare come il pastore si avvicini al pensiero epicureo.

Erminia psicologia e pensieri

In Erminia possiamo notare un apparente coraggio che però poi è sostituito dalla paura in quanto la notte si mette a piangere.

Lei talmente sopraffatta dal suo amore che la sua ragione a volte ne è offuscata, un esempio è la fretta che ha una volta uscita da Gerusalemme (questo per tasso è amore negativo).

È una ragazza dolce e fiduciosa con molto bisogno di protezione (chiama padre il pastore).

Tasso tramite Erminia e il pastore esprime il proprio disagio a corte.

Canti VIII - XII

Nell' VII i rinforzi vengono bloccati e Goffredo viene accusato della morte di Rinaldo dopo che sn state portate le sue finte armi.

Nel IX una furia infernale, aletto, interviene Solimano e lo spinge a fare un attacco notturno al campo cristiano, ma, dopo una carneficina, grazie all'intervento di 50 cavalieri misteriosi, vengono respinti.

Grazie al mago Ismeno, a Gerusalemme, Solimano convince Aladino a non fare un trattato di pace.

Nel X si scopre che i misteriosi cavalieri erano quelli che avevano seguito Armida, ed erano stati salvati dalla prigionia da Rinaldo, che viene esaltato per ragioni encomiastiche.



Nell' XI i crociati, dopo una processione al monte oliveto, attaccano Gerusalemme, questa è una scena descritta in modo esperto.

Alla sera il combattimento è interrotto senza vincitori.

Nel XII le 2 identità di Clorinda (intrepida combattente nelle scene di battaglia e tenera amante nei sogni di Tancredi) si fondono quando, dopo aver insieme ad Argante, incendiato la principale torre d'assedio nemica, viene rinchiusa fuori da Gerusalemme e ferita a morte da Tancredi, che prima di morire le da il battesimo (perché lei aveva scoperto di essere figlia di cristiani).

Argante giura di uccidere Tancredi.

 

Clorinda e Tancredi

  1. la insegue e quando lei cerca di entrare a Gerusalemme la sfida, si capisce che lui non sa che è la sua donna amata
  2. nei duelli si capisce che tasso è molto preciso nella descrizione, grazie alla passione del suo tempo per la precettistica, le norme.

Non è un duello in cui prevale la tecnica ma l'ira

  1. erano al buio quindi non si sarebbero dovuti vedere, ma lui racconta cmq la battaglia.
  2. è un duello mosso dall'ira, nessuno dei 2 pensa a difendere o schivare, ma solo ad attaccare
  3. si crea un circolo vizioso, più uno prende più da, e sono sempre più vicini, e alla fine c'è il corpo a corpo
  4.  
  5. si appoggia alla spada e vede contento che il nemico è più ferito di lui
  6. qui l'autore, sapendo la verità, commenta la stupida felicità di Tancredi
  7. la prega di dirgli il suo nome, in quanto uno dei 2 morirà e non ci sono testimoni
  8. risponde la feroce. Mentre lui fa il cavaliere e chiede il nome lei lo fa incazzare ancora di più dicendo che è stata lei ad incendiare la torre.
  9. ricominciano a lottare, benché deboli, con la ferocia, dove al posto della tecnica e della forza c'è l'ira. Se la vita non se ne va è solo grazie all'orgoglio.
  10. tutta l'ottava è come una similitudine, come quando smette di soffiare il vento il mare è ancora agitato, così anche se loro non hanno più sangue continuano a lottare come all'inizio.
  11. adesso non è più la guerriera ma la donna, per la fisicità femminile sottolineata.

Tancredi la ferisce a morte.

  1. mentre muore i suoi ultimi pensieri sono della fede cattolica
  2. adesso parla come donna cattolica, non come guerriera, esordisce con amico e chiede il battesimo.
  3. riempie l'elmo d'acqua, ma per battezzarla deve toglierle il suo, si capisce che anche prima di farlo lui ha già un presentimento, che si avvera quando la riconosce.
  4. Tancredi non muore solo perché concentra tutte le sue forze, così le da battezzandola la vita eterna dopo averle tolto quella mortale con la spada.

Poi dopo il battesimo lei sorride e se ne va in pace.

            Qui vuole comunicare il messaggio che tutti se ne possono andare in pace, e cambiare grazie

            Al battesimo.

  1. lei morendo da la mano a Tancredi in segno di pace.

Alla violenza della battaglia qui prende posto la calma della fede.

  1. adesso Tancredi può finalmente lasciarsi andare al dolore, come morto.

Così il vivo è come il morto.

Canti XIX & XX: l'epilogo del poema

A combattere sulle mura è rimasto solo Argante, che però viene sconfitto in un duello da Tancredi; intanto varino incontra in campo egiziano Erminia, e la porta a curare Tancredi.

Goffredo decide di affrontare l'esercito egiziano in campo aperto, e qui tutti i cavalieri cristiani danno prova del loro valore.

Il poema finisce con Goffredo che adora il santo sepolcro.

Il duello di Argante e Tancredi

11. qui si vedono i diversi talenti dei 2 combattenti: Tancredi = agilità, Argante = potenza

  1. Argante non mira alla spada dell'avversario, ma all'avversario
  2. fa una similitudine con una battaglia navale senza vento, una spicca in grandezza, una in agilità, cioè una attacca mentre l'altra para i colpi
  3. Argante simula un colpo agli occhi, Tancredi schiva ma viene colpito al fianco; così l'agile viene battuto in agilità
  4. anche qui si nota la descrizione psicologica dei personaggi, infatti adesso Tancredi è tutto concentrato sulla vendetta.
  5. gli si avvicina, gli prende il braccio destro, lo colpisce di punta con la spada e lo prende per il culo
  6. il buon latino → i cristiani sono i bravi; Argante molla la spada e incomincia il corpo a corpo
  7. dopo essersi buttati a terra Tancredi si accorge che ha la mano destra bloccata → si rialza
  8. Argante ci mette di più a rialzarsi e si becca una spadata, ma come l'albero che sta per cadere oppone più resistenza, così Argante si riprende e ricomincia a combattere.
  9. entrambi sn sanguinanti e senza forze, ma Tancredi (il buon cristiano) vede che Argante è in fin di vita e gli offre la resa
  10. lui si incazza di bestia perché non vuole essere accusato di viltà
  11. riempie d'ira il poco sangue rimasto e ridiede vigore a quei suoi ultimi colpi
  12. Argante ferisce Tancredi con un colpo a due mani dall'alto verso il basso
  13. ci ritenta ma Tancredi lo schiva e lui cade a terra
  14. cadendo riapre le ferite, così Tancredi gli rioffre di arrendersi e lui si riincazza e lo ferisce; benché siano entrambi valorosi tasso sottolinea sempre la superiorità di Tancredi in campo morale (il vincitor cortese)
  15. Tancredi si arrabbia e lo uccide trafiggendolo dalla visiera, Argante morì come visse, ferocemente, minacciando ma non lamentandosi.
  16. senza forze si incammina, temendo di non arrivare
  17. vede tutto offuscato e sviene, non si distingue il vincitore dal vinto.



La guerra nella Gerusalemme liberata

Una diversa concezione della guerra anima pagani e cristiani:

  • Goffredo anima i suoi alla guerra, ma contesta ogni giustificazione mondana (onore e gloria), infatti ogni vittoria non è merito nostro ma dono del cielo
  • Argante invece li anima a combattere per l'onore personale (per esempio quando va da solo a combattere perché Aladino voleva aspettare i rinforzi.

Argante ricorda gli attributi dell'epica classica e romanza, sempre caratterizzato dalla dismisura (orlando).

Iniziative individuali e arroganze eroiche non sono invece tollerate in campo cristiano, dove Dio ha subordinato a Goffredo tutti i cavalieri erranti (sbaglianti).

La guerra si configura anche come battaglia tra comportamenti cultuali diversi della stessa cultura cinquecentesca.

Gli eroi pagani esprimono, nella consapevolezza della sconfitta, la vanità degli ideali terreni di virtù e valore.

I guerrieri cristiani combattono interiormente contro l'attrazione dei desideri devianti dalla norma cristiana (che si personificano nella maga Armida per esempio).

Un esempio di questa percorso del paladino cristiano contro le tentazioni è Rinaldo, che dopo essersi concesso ad Armida riafferma l'egemonia totale del codice religioso crociato.

La rappresentazione della guerra, seppur spettacolare nelle descrizioni degli assalti e delle battaglie, non occulta l'aspetto violento e tragico dietro il velo degli ideali cortesi e cavallereschi (orlando furioso).

Spaventoso è il panorama di sangue e di morte che accompagna la vittoria cristiana, ma in mezzo a questa sofferenza si vede Armida che piange d'amore, segno dell'alternativa utopica di tasso alla guerra (già vista in Erminia tra i pastori).

La guerra nell'orlando furioso

La guerra fa da sfondo nell'orlando furioso, ma è generica, ha soprattutto una funzione strutturale, controbilancia il movimento centrifugo dei cavalieri.

È una guerra cavalleresca, che segue i valori cortigiani (la generosità, l'onore, la fedeltà al proprio signore).

L'onore è più la fedeltà al proprio signore.

La guerra è un susseguirsi di scontri individuali e casuali; il duello presuppone un pubblico di spettatori, diventa uno spettacolo cortese.

Anche in guerra in Ariosto sopravvive un superiore senso di cortesia; questi valori di civiltà caratterizzano l'ideologia delle classi aristocratiche; perciò nel poema riguardano eroi, le sofferenze del popolo restano e le vere battaglie restano ignorate.

Ariosto è affascinato dai valori della civiltà cavalleresca però ne riconosce la loro perdità, perciò ne propone un abbassamento.

→ Il movente delle azioni dei cavalieri sta nei sentimenti privati.

Anche nell'ultima battaglia si vede che è una guerra ideale, senza armi da fuoco e governata dai valori cavallereschi, perché Ariosto depreca le guerre dell'epoca moderna (con le armi da fuoco).

Il conflitto d'amore nella Gerusalemme liberata

Secondo testimonianze storiche anche le donne si unirono nella battaglia della prima crociata con virile ardimento, e questo in tasso si vede benissimo.

Non è un caso se le donne guerriere sn tutte pagane, in più tasso unifica in alcune figure ciascuna delle funzioni femminili testimoniate nelle cronache; così Clorinda incarna il virile ardimento e Armida i femminili inganni, e a queste si contrappone la dolce Erminia.

Queste sn unificate dall'amore attraversato dalla guerra, l'amore unifica i personaggi avversari, ribadendo però la sua impossibile realizzazione.

L'amore nasce e si sviluppa come contrasto; il conflitto amore e guerra si radicalizza nel conflitto amore e morte.

Nella scena della morte di Clorinda si capisce chiaramente l'unione eros morte (il triplice abbraccio, la spada che la penetra).

Amore è segno di contraddizione, manifesta a livello più intimo della coscienza il senso dell'universale combattere.

L'amore è in contrasto con il dovere guerriero (Tancredi è pronto a farsi ammazzare quando vede in Argante Clorinda).

Armida, donna seducente, porta scompiglio nel campo cristiano; la bellezza avvolgente del giardino alludono alla sensualità femminile che travia Rinaldo e lo allontana dalla sua identità guerriera.

L'immagine dello scudo riporta a Rinaldo la sua identità guerriera, e riprende con Armida il lessico amico-nemico.

Armida da maga diventa donna innamorata, si converte e si consegna a Rinaldo come sposa.

L'amore follia dell'orlando furioso

Per Ariosto l'amore è follia, in tutto il poema l'autore insiste sulle sofferenze e sull'irrazionalità della passione.

L'amore è il motore di tutte le azioni degli uomini, spinge a percorrere tutte le occasioni possibili dell'esperienza umana fino al limite estremo della follia.

Anche qui come in tasso le singole donne rappresentano ognuna una tipologia: angelica la bellezza, bramante la fedeltà, ecc.

angelica è importante, perchè è lei che spinge i cavalieri a fare ciò che fanno, ma non ha uno spessore psicologico.

Lei rappresenta la bellezza eccessiva che sconvolge  l'ordine, mette in crisi i valori dell'etica guerriera.

La stria di orlando mette in discussione l'amore cortese, che porta allo smarrimento della ragione, messo a confronto con l'amore coniugale, che segna il percorso di maturazione, che insegna a controllare razionalmente le passioni (come esigeva il modello di saggezza rinascimentale).







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