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CESARE PAVESE - LA VITA, SECONDA FASE NARRATIVA

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CESARE PAVESE

Nel '900, a una poesia lirica basata sul simbolismo, su un linguaggio "alto" e sull'aspirazione alla purezza, si contrappone un altro tipo di poesia, con inclinazioni realistiche, prosastiche o diaristiche, spesso narrativa. Questa linea è stata chiamata "anti-novecentistica" da Pasolini ed ha come capostipite Saba, al quale si ispirano per esempio Penna, Bertolucci e Pavese, rappresentante di una linea realistica; (il realismo fu assunto da Pavese 151f55b in chiave polemica ed egli avrà influenza sul Neorealismo post-bellico).

LA VITA

Cesare Pavese, figura chiave nella letteratura italiana del dopoguerra, nasce il 9 settembre 1908 a Santo Stefano Belbo, un paesino delle Langhe, in provincia di Cuneo. L'incontro con Augusto Monti, uomo di cultura, è importante x la sua formazione. Lo segneranno molto la morte di una sorella e di due fratellini.

Nel 1914 muore il padre e questo sarà un trauma x Pavese




Nel 1932 si laurea in Lettere all'Università di Torino.

Sono importanti la sua attività di traduttore di narratori americani, a cui era molto interessato, e anche l'impegno politico e sociale, che vengono però interrotti dal suo arresto, avvenuto nel 1935, con l'accusa di anti-fascismo; è quindi costretto al confino in Calabria, dove scrive "Il carcere". Nel 1936 viene graziato e può così tornare a Torino. In quest'anno pubblica la sua prima opera, "Lavorare stanca", che però non avrà successo, quest'opera fornisce un esempio di poesia narrativa del tutto controcorrente in quegli anni nei quali si stava affermando la poetica dell'Ermetismo. In Pavese si notano il rifiuto di qualsiasi sfogo lirico-soggettivo e di musicalità.

Nel 1941 esce il suo primo romanzo, "Paesi tuoi", al quale seguirono altri romanzi come: "Prima che il gallo canti" (il cui titolo ha riferimento autobiografico ai suoi tradimenti politici), di cui fa parte anche "La casa in collina", scritto durante la guerra; "La luna e i falò"; "La bella estate" e altri.

Raggiungerà il successo nel 1950, quando gli verrà assegnato il prestigioso premio Strega. Nonostante questo, le delusioni biografiche e la sua sfiducia nel ruolo degli intellettuali lo porteranno al suicidio, avvenuto a Torino il 26 agosto 1950.

Alcune sue opere saranno pubblicate postume (come: "Verrà la morte e avrà i tuoi occhi", poesie; "La letteratura americana e altri saggi", saggi di critica letteraria; "Il mestiere di vivere", diario).

Pavese dedica quasi interamente alla narrativa l'ultimo decennio della sua vita.

Vittorini e Pavese sono i maestri del "nuovo realismo" degli anni Trenta e poi del Neorealismo post-bellico. Ma il loro realismo è sperimentale.

La poetica di Pavese è caratterizzata dal vagheggiamento della campagna, contrapposta alla città, del "selvaggio" e dell'America come luogo primitivo e dall'interesse per il mondo dei miti e dell'antropologia. La campagna è colta dal punto di vista dell'uomo di città, dell'intellettuale che vuole ritrovare il vero senso dell'esistenza e finisce invece x scoprire la propria solitudine. In città, l'adolescente o l'intellettuale si accorge del proprio sradicamento dalle radici e della propria estraneità dalla società. Il mondo dei miti si pone come alternativa e come verità. Quello che resta, nel moderno, delle radici antropologiche appare come maledizione a cui è impossibile sfuggire.

La ricerca artistica di Pavese può concentrarsi sull'estraneità e sull'impotenza dell'intellettuale o può seguire un processo di sprofondamento nell'arcaico. La prima strada è quella del romanzo "La casa in collina", mentre la seconda si ritrova in "Paesi tuoi" e in "La luna e i falò".

PRIMA FASE NARRATIVA (1938-1941)

I racconti e i romanzi di questa fase hanno temi decadenti e naturalisti. Per esempio, "Il carcere": un resoconto del periodo passato al confino, un momento di solitudine.

In "Paesi tuoi", invece, il naturalismo dell'ambientazione contadina e il decadentismo delle atmosfere raggiungono una maggiore intensità. Questo è anche il più "americano" dei testi di Pavese, è un'opera nella quale l'autore presenta la trasposizione a un paesaggio italiano della tecnica narrativa americana (che egli contribuì, con la sua attività di traduttore, a far conoscere in Italia), come mostra la sua anti-letterarietà (x questo divenne un punto di riferimento x il Neorealismo).

"PAESI TUOI" (1941)

Questo romanzo suscitò violente reazioni a causa sia della violenza della passione di uno dei protagonisti, sia del tema dell'incesto, considerato un tabù in quel periodo e anche per il linguaggio, vicino a quello dialettale.

SECONDA FASE NARRATIVA

Inizia dopo la guerra ed è caratterizzata da un maggiore impegno in senso etico-politico.

In questo periodo Pavese scrive "La casa in collina" e "La luna e i falò" e tenta anche il romanzo neorealista con "Il compagno".

"LA CASA IN COLLINA", romanzo scritto nel 1947-48 e pubblicato insieme a "Il carcere" nel volume "Prima che il gallo canti". Le parole tema indicate nel titolo, casa e collina, servono come collegamento x inquadrare la vicenda. Sullo sfondo della "collina", presentata come luogo ideale x estraniarsi dalla guerra, che invece colpisce la città, vi è il tema della "casa", con valori di sicurezza e di chiusura verso il prossimo.



E' uno dei migliori romanzi del dopoguerra. Qui si nota il coraggio dell'autoanalisi: l'intellettuale è di fronte alla tragedia della guerra e alle esigenze che ha la Resistenza e quindi rivela la propria ambiguità. Il tema è sempre quello della solitudine, ma che qui si presenta anche come conseguenza di una situazione storica.

Il tema della fuga conclude il romanzo e serve a denunciare i rimorsi del protagonista.

"LA LUNA E I FALO'" (1950), impregnato sul dissidio fra l'amara esperienza cittadina e la nostalgia della campagna, già nel titolo c'è un riferimento mitico al ciclo delle stagioni che affianca le vicende del destino dell'uomo; la luna qui è un simbolo che serve da collegamento fra la terra e il cielo.

E' l'ultima opera di Pavese e qui l'autoanalisi assume l'aspetto di una dolorosa e inutile ricerca d'identità. E' scritto in prima persona e l'autore si immedesima nella figura di un emigrato, Anguilla, che dagli USA torna al suo paese.

Quest'opera rielabora tutte le precedenti esperienze letterarie e umane dell'autore, coinvolgendo tutti i simboli e i temi pavesiani: l'esilio e l'impossibile ritorno, l'infanzia e la maturità, il mito e la storia, la morte e il tempo. Nel romanzo sono presenti elementi di origine neorealistica (la guerra partigiana, la rappresentazione della vita nelle Langhe) espressi però con sensibilità decadente (il tema del mito, il motivo della solitudine e dell'esclusione...).

Il racconto è strutturato su due piani narrativi: quello dell'infanzia, con le sue scoperte e il desiderio di avventura e quello della maturità e della delusione.
Ai bagliori dei falò, accesi di notte durante le feste contadine e riflettendosi nel cielo rappresentavano per il bambino un momento magico e di scoperta, si contrappongono altri falò che comportano per il protagonista la perdita delle illusioni e la decisione di lasciare il paese. Uno di questi falò è reso dall'autore in senso metaforico con l'episodio dell'incendio che il padre di Cinto appicca al "casotto di Gaminella" distruggendolo insieme al passato e un altro fa riferimento a quanto accaduto a Santa.  Il romanzo è dedicato all'ultima donna della sua vita, Constance Dowling.

Il protagonista è Anguilla, questo è il suo soprannome, il nome non è specificato, ha circa 40 anni ed è un trovatello, che sa che la campagna e i luoghi dove ha passato tutta la giovinezza non gli appartengono, benché l'unica cosa che abbia imparato è la vita nei campi. Capisce di dover viaggiare x conoscere il mondo, però dovunque vada non si sente a suo agio, si sente solo e vede la sua vita come un fallimento.

Nuto è un amico di Anguilla, deciso e sapiente. È per il protagonista un ideale di vita, una persona che non smette mai di stimare per i suoi comportamenti, le cose che sapeva, il suo modo di parlare e di suonare. Nuto sta volentieri con l'amico, anche se non sempre lo capisce, in particolare quando comincia il difficile periodo dei viaggi incessanti.


Cinto è un ragazzino con una malformazione alle gambe, che gli impedisce di muoversi agilmente e di condurre una vita come i suoi coetanei. Egli impietosisce il protagonista, il quale cerca di interessarlo con i suoi racconti e di essergli amico, riconoscendo in Cinto la sua fanciullezza.

Irene, Silvia e Santina sono le tre padroncine del protagonista; sono tutt'e tre bellissime e contese da molti giovani. Irene però viene condannata ad un infelice matrimonio, dopo essere stata smagrita dal tifo; Silvia muore per un aborto segreto e Santina creduta spia delle camicie nere viene giustiziata.







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