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Eadweard Muybridge

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Eadweard Muybridge

Eadweard Muybridge.

   Nacque in Gran Bretagna, nel 1830, intorno al 1850, emigrò ne­gli Stati Uniti, dove fece diverse cose, prima di diventare foto­grafo. Interessante é il periodo tra il 1868 e il 1873, quando realizzò una serie di immagini del Far West, quindi, prima di dedicarsi allo studio del movimento, fu un paesaggista. Muybridge venne successivamente chiamato dal governatore della California, perché quest'ultimo, in una scommessa, aveva sostenuto che il cavallo, durante una fase del suo galoppo, teneva sollevate tutte e quattro le zampe. Evidentemente, Muybridge fu chiamato proprio perché di lui si sapeva già che era in grado di realizzare immagini con tempi di esposizione molto brevi e, q 727j93h uindi, di registrare un movimento in rapido spostamento. Muybridge, infatti, è stato uno dei primi che avesse studiato il meccanismo, poi chia­mato otturatore, che si apre e si chiude stabilendo il tempo di posa, un meccanismo che hanno tutte le macchine fotografiche[1].   Nei primi anni dalla scoperta della fotografia, in­vece, l'otturatore era un tappo che il fotografo toglieva, dopo aver predisposto la pellicola, e che rimetteva dopo aver atteso il tempo necessario per la corretta esposizione. Ma anche per chi fotografa il paesaggio, se immagini comprendono nuvole in rapido movimento, o cascate d'acqua, o fronde degli alberi quando c'é vento, immediatamente ha il problema di soggetti che risultano mossi, quindi, ha il problema di avere tempi di posa il più possibile brevi.  Per questi motivi, Muybridge aveva già fatto ricerche sui meccanismi di otturazione e sui mate­riali sensibili. Negli anni 1862-1867, quando si presentò il problema di foto­grafare questo cavallo, al fine di dimostrare che c'é un momento nel quale, durante il galoppo, ha tutte e quattro le zampe solle­vate. Le prime immagini vennero realizzate con gli stratagemmi più vari, addirittura facendo coprire di sale la pista, per avere lo sfondo più bianco e luminoso possibile, e mettendo una serie di macchine fotografiche in fila, con i rispettivi otturatori collegati ad altrettanti fili. Il cavallo, passando velocemente e spezzando i fili, faceva man mano scattare in sequenza le macchi­ne fotografiche. I sistemi furono poi modificati. Si arrivò così all'uso di congegni meccanici e poi elettrici; ma questi sono i primi esperimenti che consentono di avere immagini già ab­bastanza sconvolgenti, nel senso che, se si pensa alla tradizione millenaria, fino ad arrivare a Renoir e agli ultimi pittori, che hanno sempre dipinto i cavalli al galoppo con le 2 zampe anterio­ri slanciate in avanti, si vede che le posizioni da loro riporta­te, non sono corrispondenti al vero movimento del cavallo. Muy­bridge studiò anche altri movimenti, che ebbero così la prima ve­rifica scientifica.



   Muybridge, nel 1864, fu costretto ad abbandonare le ricerche da traversie in ambito familiare, ma, negli anni seguenti, tornò a realizzare imma­gini di movimento e venne chiamato nel 1884 dall'università di Pennsylvania; iniziò così il suo lavoro più rilevante, che lo ha reso cele­bre: la "locomozione animale", che comprendeva 781 riprese per illu­strare la locomozione dell'uomo e degli altri animali (si va dal­le immagini del cavallo a quelle dell'uomo che cammina, che cor­re, oltre ai gesti più comuni, che fanno parte della vita quoti­diana, come quello di chinarsi, di coricarsi, di raccogliere un fazzoletto, di gettare un secchio d'acqua, ecc.). Muybridge stu­diò la muscolatura in movimento, spesso, infatti, troviamo, alle spalle del soggetto, una scala graduata, che serve per stu­diarne meglio i movimenti, nonché i movimenti nelle differenti pose.

  Sempre negli anni '80, Muybridge realizzò un'altra cosa inte­ressante, lo zoopraxiscopio: un sistema per proiettare rapidamen­te le immagini scattate precedentemente in successione veloce. Se qualcuno ha un po' di fantasia, può immaginare che la proiezione in sequenza ve­loce forniva quell'illusione del movimento che più tardi sarebbe stata chiamata cinema; quindi, Muybridge aveva praticamente anti­cipato la soluzione dei fratelli Lumiére. Del 1877-1878 é la se­rie delle immagini che mostrano il cavallo al trotto e al galop­po, nelle varie fasi. Ci fu chi si convinse solo dopo tempo che questo era il vero movimento del cavallo, perché    molti si rifiu­tavano di credere che fosse davvero questa la posizione degli ar­ti inferiori del cavallo.

   Negli anni successivi alla realizzazione delle prime immagini si arrivò a un sistema perfezionato al punto d'inserire 2 o 3 serie di mac­chine fotografiche, con diverse angolazioni, in modo da potere realizzare simultaneamente immagini che fossero riprese dalla parte frontale e da quella laterale o, addirittura, da 3 punti di vista: frontale, laterale e di scorcio. Sono stati studiati anche diversi sport: scherma, baseball, ecc..

J. Marey.

   Francese, condusse anch'egli studi sul movimento. Sebbene fra lui e Muybridge intercorressero accuse su chi fosse stato il pri­mo a introdurre le tecniche per studiare il movimento, le tecni­che di Marey, di qualche anno successive, erano completamente di­verse. Mentre Muybridge utilizzava una serie d'immagini fotogra­fiche (quindi organizzava una serie di fotografie in successio­ne), Marey utilizzava una sola lastra, una sola macchina fotogra­fica, con un otturatore in grado di esporre più volte la stessa pellicola, la stessa lastra. Il risultato é una fotografia sulla quale compaiono più immagini sovrapposte dell'uomo o dell'animale in movimento. In questo caso, occorre avere uno sfondo adatto (per esempio, per l'uomo, dev'essere scuro, nero) e infatti, laddove il movimento é più lento, si ha una sovrapposizione d'immagini successive. Anche queste fotografie sono assai interessanti e vengono sfruttate sia dal punto di vista artistico che da quello scientifico (diagrammi del movimento umano, per ulteriori studi, osservazione del movimento delle ali durante il volo degli uccel­li, ausilio per realizzare strumenti, ecc.). Oggi, con l'elabora­tore, vengono scomposti e analizzati tutti i movimenti, si pensi, in particolare, allo studio degli sforzi degli atleti, durante le gare, effettuato per migliorarne le prestazioni.

   Importante é anche il punto di vista artistico: si veda l'influenza di questi studi sul di­pinto di Duchamp "Nu descendant un escalier n. 2".

   Anton Giulio Bragaglia[2]




Le immagini di Bragaglia appartengono al periodo futurista: c'é un ten­tativo artistico, legato appunto al futurismo, di rinnovare i criteri sia della grafica che dell'immagine fotografica.

Se Muybridge aveva cercato di cogliere il movimento, bloccandolo, pur nella sua rapidità, rispondendo così ad una esigenza di tipo più scientifico che creativo, Bragaglia realizzò fotografie che si basavano sull'esatto con­trario di questo principio e cioé la ricerca di un'espressione artistica. In precedenza i futuristi avevano accusato la fotografia di "raggelare" la vita, come se si trattasse  di sottrarre lo stesso spirito vitale che si viene esprimendo.  Per questo il movimento era concepito come la caratteristica prima della vita. Venne allora sperimentata questa "trovata" (fu lo stesso Bragaglia che ne parlò, all'inizio, in questi termini): realizza­re immagini con un soggetto in movimento, ma con tempi di posa relativamente lunghi; ovviamente il soggetto lasciava sulla pel­licola una "strisciata" e non un'immagine nitida (quello che nor­malmente oggi si chiama un effetto di "mosso[3]".  Qui, al contrario, si ha una macchina piazza­ta su un cavalletto, quindi ben ferma, con un soggetto in movi­mento. Ci furono anche all'interno del movimento futurista diverse di­scussioni: Boccioni scrisse malissimo di questi tentativi della fotografia, mostrando il suo disaccordo; però fu un episodio signifi­cativo. Le immagini sono caratterizzate da un movimento del capo, da una persona che lascia una strisciata o da altri effetti sempre legati al "mosso". Nel campo dell'arte, esisteva il precedente di un dipinto di Velasquez, in cui una tessitrice ha una mano con più di cinque dita, per dare la sensazione del rapido movimento.

Il ritratto di Giacomo Balla, importante esponente del futurismo, che nella propria pittura aveva introdotto appunto il movimento, mostra a sinistra del pittore, un quadro che é perfettamente fermo, mentre il pittore si muove; il dipinto rap­presenta, non casualmente, un cagnolino le cui zampe si muovono come se fosse un cartone animato, proprio perché  Balla aveva adottato questo stratagemma, per dare l'idea del movimento.



[1] Oggi si distinguono in: otturatori centrali (o a lamelle) o a tendina (caratteristico del piccolo formato)

[2] Vedi, in particolare, "Fotodinamismo futurista"- Antongiulio Bragaglia ,ed. Einaudi.

[3] In effetti movimenti del soggetto o della macchina non voluti e programmati sono considerati solamente degli errori nel campo della fotografia tradizionale.







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