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INTEGRAZIONE SOCIALE : STRUMENTI PROGETTUALI E METODOLOGICI

sociologia


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L'Italia del Duce - Società, cultura, famiglia, condizione femminile e costume sotto il "virile" regime fascista
INTEGRAZIONE SOCIALE : STRUMENTI PROGETTUALI E METODOLOGICI

INTEGRAZIONE SOCIALE :  STRUMENTI PROGETTUALI  E  METODOLOGICI

Il nostro gruppo, in rapporto alle tematiche affrontate durante le due giornate di laboratorio, e data la propensione ad approfondire quella delle rappresentazioni degli altri, ha scelto di prendere in esame un testo che ci ha colpito innanzitutto per l'originalità del suo titolo: "Ciascun paese è mondo". Siamo infatti abituati a sentire un altro modo di dire che è l'esatto contrario della precedente affermazione: "Tutto il mondo è paese".

Dalla lettura del libro di Fabio Dovigo, sono emerse in modo molto chiaro ed esemplificativo le stesse idee fondamentali su cui avevamo riflettuto insieme ai nostri compagni grazie alle provocazioni offerteci  dalla conduttrice del laboratorio; è stato convalidante per la nostra esperienza, ed in certe occasioni perfino sorprendente, rintracciare su quelle pagine stampate e rilegate in forma ufficiale, gran parte di ciò che avevamo annotato nei nostri appunti personali. In un primo momento, per fare un lavoro equilibrato, avevamo pensato di dividerci per capitoli la lettura e la schematizzazione, e solo in seguito, riunirci per la seconda fase di assemblaggio dei paragrafi prodotti individualmente; presto però ci siamo accorte che era impossibile lavorare col metodo della suddivisione dei compiti a causa dell'impostazione stessa del libro: quest'ultimo infatti mostra la sintesi di una ricerca-azione a cura di un gruppo di studenti dell'Università di Bergamo, che si sono posti un obiettivo ambizioso ed innovativo: raccogliere le immagini e le rappresentazioni che gli stranieri hanno di noi italiani, del nostro stile di vita e della nostra cultura. In effetti succede raramente che venga chiesto agli stranieri immigrati cosa pensino del popolo che li accoglie, a causa dell'implicita convinzione che essi non abbiano il diritto di farsi un'opinione; in realtà dobbiamo tener presente che anche loro ci guardano, ci osservano, 838f59i cercano di comprendere ed interpretare i nostri rituali, le nostre piccole manie ed abitudini.



Il gruppo di ricercatori - universitari ha deciso di intraprendere questa ricerca aprendo dei forum all'interno di alcuni Centri di Educazione degli Adulti (EdA), dove da tempo venivano già organizzati corsi di alfabetizzazione per stranieri e si erano dunque già costituite delle "classi" pressoché eterogenee per quanto riguarda la provenienza, l'età, la condizione economica e lavorativa, il credo religioso e la conoscenza della lingua italiana.

Con lo strumento dei focus-group, ossia dei gruppi di discussione che lasciano libero spazio all'intervento diretto dei partecipanti, è stata data la possibilità ai singoli individui di esprimersi senza forzature, ma nemmeno vincoli, se non quelli del rispetto reciproco, in merito alle tematiche proposte o spontaneamente emerse durante gli incontri. E fu proprio nello svolgersi di uno di questi primi incontri che una ragazza sud americana esclamò: <<Ciascun paese è mondo!>>, affermazione che fu scelta come emblema dell'indagine, nonché come titolo del libro poiché smentisce in modo clamoroso quel diffuso ma scorretto luogo comune che tutti conoscono: l'omologazione infatti, deve lasciar spazio alle differenze e ai diversi mondi culturali.

L'immagine ricorrente e più o meno condivisa di straniero non è neutrale e oggettiva ma si basa su categorie mentali che "creano lo straniero" e lo differenziano da chi non lo è; le rappresentazioni sociali servono quindi a rendere più familiare e più comprensibile l'ignoto che, se resta insoluto, ci intimorisce.

A causa dei nostri pregiudizi e dei nostri etichettamenti aprioristici, lo straniero si trova intrappolato in una realtà limitante e valutante che gli impedisce di crearsi una rete di rapporti sociali, di trovare un lavoro appagante o per lo meno dignitoso e un'abitazione adeguata.

L'incontro con lo straniero, se da un lato suscita paura e diffidenza perché la sua presenza è percepita come pericolosa e destabilizzante, al contempo è vissuto come stimolo  all'apertura, alla scoperta del nuovo e ci rende consapevoli dell'esistenza di alternative al nostro modo di vivere e di vedere le cose. Lo straniero diviene così il modello di ciò che non siamo, ma avremmo potuto diventare o che potremmo tornare ad essere, cioè più vicini alle cose essenziali, alla natura, alle emozioni ed è per questa sua tipica freschezza, "incontaminazione" ed assenza di vincoli psicologici e sociali che attrae.

La relazione Noi-Altro, resa possibile dalla differenza incarnata dallo straniero, è la base che ci consente di definire la nostra identità e la nostra cultura. Il confronto con l'altro costituisce l'elemento fondamentale del processo di maturazione e di arricchimento della nostra personalità; ciò non significa che sia sufficiente provare simpatia e limitarsi a mettersi nei panni altrui, ma si dovrebbe acquisire la capacità di fondersi con l'altro e allo stesso tempo, riuscire a trovare e a mantenere quella giusta distanza che permette di vedere ed insieme comprendere i fatti, nella loro globalità e complessità. A questo proposito calza a pennello il riferimento all'attività che ci è stata proposta nel laboratorio, in cui dovevamo unire 9 punti, tutti alla medesima distanza, con un'unica linea continua senza mai staccare la penna dal foglio.

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Abbiamo scoperto che la soluzione è possibile solo se usciamo dalla cornice: le cose non si vedono in modo completo se rimaniamo entro i confini, ma è necessario spingersi oltre, assumere un punto di vista diverso superando la nostra visione parziale della realtà.

E' attraverso il dialogo che la relazione tra me e l'altro conduce a una realistica descrizione reciproca, ovvero alla co-costruzione dell'identità.

I focus-group sono stati pensati e realizzati proprio secondo questo principio e hanno prodotto risultati molto interessanti, di cui vogliamo riportare una breve sintesi da noi rielaborata. Di fronte alla non curiosità degli Italiani (che non significa apatia o neutralità verso il dato di fatto, ma piuttosto indifferenza per le storie di vita) verso la moltitudine di facce, colori, accenti che popolano sempre più numerosi il nostro territorio, è significativo che invece gli stranieri siano molto interessati a comprendere il nostro universo di simboli, il nostro modo di sperimentare l'appartenenza territoriale e culturale ed il nostro stile di interazione, ma spesso la loro visione, e cioè quella diffusa in linea di massima in tutti i Paesi dell'estero, risulta lontana, o comunque parziale, rispetto alla realtà concreta, come se esistessero delle leggende che non corrispondono propriamente al vero.

E' indubbiamente provato che gli immigrati abbiano grosse difficoltà di inserimento e, a maggior ragione di integrazione in ambito sociale, a causa della diversità negli usi e nei costumi, nell'educazione dei figli, nelle modalità comunicative, ecc., ma anche a causa della nostalgia per il proprio Paese d'origine e del desiderio, per qualcuno, di farvi ritorno. I risultati della recente ricerca confermano questi assunti generali e li avvalorano tramite le voci "in diretta" dei protagonisti primari:

·        FAMIGLIA : molti dei partecipanti al corso, soprattutto coloro che provengono dal Sud America e dall'Africa Centrale, affermano che i bambini e i ragazzi italiani sono davvero poco rispettosi nei confronti dei propri genitori mentre, dove sono cresciuti loro, i legami familiari sono ben più forti e sussistono molti più obblighi e doveri verso la propria famiglia. Ad esempio in Brasile e in Nigeria si usa ancora la forma di cortesia << Signora e Signore>> per rivolgersi alla propria madre ed al proprio padre, i figli devono mantenere un tono di voce più basso e non contraddire mai i genitori in segno di rispetto e di obbedienza.  All'interno della propria famiglia, per chi si è trasferito insieme ad essa, si mantengono le tradizioni del Paese di provenienza nel modo, di mangiare, di parlare, di vestire, ecc., anche una volta emigrati. In Marocco, invece, non è permesso che i figli dicano parolacce in presenza dei familiari, perciò stupisce che qui in Italia si utilizzi un linguaggio sovente scurrile e maleducato; le giovani coppie marocchine, inoltre, per sposarsi devono necessariamente avere il consenso dei genitori di entrambi gli sposi e, una volta contratto il  matrimonio, essi rimangono a vivere all'interno del nucleo familiare di appartenenza della sposa: ciò è vissuto come un peso per molti, soprattutto quando si confrontano con la consuetudine italiana di "farsi una casa da soli" e condurre una vita coniugale più autonoma.

·        LAVORO : la gran parte degli stranieri che sono intervenuti al forum lamenta la difficoltà a trovare un lavoro adeguato alle proprie capacità ed aspettative, anche perché in Italia la preparazione, le competenze ed i titoli di studio conseguiti all'estero non vengono riconosciuti, così chi svolgeva un lavoro prestigioso nel suo Paese d'origine, in Italia si sente sottovalutato. All'orizzonte rimane il sogno di un miglioramento della vita, ma dal punto di vista degli stranieri, gli Italiani spesso precludono loro questa possibilità, discriminandoli solo in base al colore della pelle. Ne è una dimostrazione il fatto che alcuni di loro sono costretti a vivere alla giornata improvvisando lavori ai margini della legalità.

·        RAPPORTO CON L'ESTERIORITA' : pur non essendo l'unico a fare questo tipo di osservazione, un ragazzo bosniaco in particolare sottolinea ripetutamente quanto gli Italiani attribuiscano eccessiva importanza all'immagine, all'aspetto fisico e materiale, alla moda, alle apparenze, creando ulteriori fattori discriminanti verso chi non si può permettere troppi lussi. Più di altre tendenze è ritenuta inaccettabile quella di molti genitori italiani ad assecondare ogni richiesta dei figli, anche la più assurda e assolutamente non indispensabile, pur di non dimostrarsi inferiori agli altri.

·        RAZZISMO : sebbene qualcuno tra gli stranieri che vivono qui da più tempo abbia tenuto a specificare che non è corretto generalizzare, in quanto numerosi Italiani hanno dimostrato il contrario, all'unanimità si è affermato (certo, con parole meno sofisticate) che la maggior parte della popolazione autoctona è razzista, e non solo verso gli extracomunitari (termine che abbiamo preferito non menzionare in nessun altra circostanza), bensì persino nei confronti dei propri connazionali delle regioni meridionali. In Paesi come la Bolivia, invece, è abitudine accogliere con ospitalità e rispetto gli stranieri.

·        RELIGIONE : la fede è concepita come valore fondamentale; nonostante ciò, mentre qualcuno impone ai propri figli di continuare a professare la religione "madre", benché in alcuni casi in Italia manchino i luoghi di culto adeguati, altri  preferiscono concedere la piena libertà di scelta, indipendentemente dalla nazionalità o dal tipo di confessione.



·        LINGUA : soprattutto nei primi tempi è uno dei problemi principali poiché, generando disagi nell'espressione e nella comprensione, demoralizza profondamente e suscita il timore di essere truffati o ingannati. La maggior parte dei corsisti interpellati ha dichiarato di mantenere la lingua originaria nell'ambito familiare e amicale e di esprimersi in italiano  solo quando è necessario rapportarsi col mondo esterno.

·        CONDIZIONE DELLA DONNA : le differenze sono emerse soprattutto nei riguardi dei popoli islamici. Tutti definiscono le donne musulmane come forzatamente fedeli e sottomesse ai mariti, prive di ambizioni professionali e personali; contrariamente, la donna occidentale è apprezzata ed invidiata per l'indipendenza di cui gode, l'autorità che ha conquistato, l'emancipazione, l'intraprendenza, la libertà di vestirsi e di spostarsi come vuole e la possibilità di gestire la propria vita sessuale.

·        RAPPORTO COL DENARO : gli immigrati provano disagio nei confronti dello smisurato valore che vedono attribuito al denaro e all'arricchimento da parte degli Italiani, a scapito magari di relazioni umane positive: <<l'italiano prima pensa al portafoglio>>.<<e se può fregarti te frega!>>. E' preoccupante questa reputazione di Italiani = gente che non si fa scrupoli nello sfruttare il disorientamento degli stranieri per fargli svolgere mansioni pesanti in cambio di ricompense minime.

·        TROVARE CASA : v'è un forte collegamento tra l'essere stranieri e la fatica di trovare casa. Spesso l'affitto di un appartamento viene precluso loro sia nelle agenzie che tramite privati a causa del diffuso stereotipo che essi non diano sufficienti garanzie di pagamento e di pulizia. Gli immigrati insomma non sono inquilini graditi: la volontà di conoscere l'altro passa in secondo piano lasciando spazio alla diffidenza a priori.

·        DIVERTIMENTO : oltre ad una occupazione lavorativa e ad un'abitazione decorosa, gli stranieri sentono la necessità di divertirsi in compagnia di persone con cui abbiano qualcosa in comune, cercando possibilmente mediazioni tra la loro cultura d'origine e quella italiana. Per questa esigenza escono spesso pur non possedendo molto denaro, e tuttavia non riescono a divertirsi come e dove vogliono poiché molti locali pubblici non permettono l'entrata a quelle persone che non soddisfano determinati requisiti di eleganza o di portamento, rimanendo ancor più emarginati.

·        IDENTITA' : dopo aver vissuto per molti anni in Italia, molti non sentono più di appartenere alla propria patria natale e nemmeno però si identificano con gli Italiani. Questo stato crea in loro un grande disorientamento ed una sensazione di sospensione tra due mondi in contraddizione.

·        SCUOLA : tutte le mamme si sono dimostrate concordi sul fatto che in Italia la vita dei bambini è resa molto più stressante dalle attività scolastiche, le quali occupano gran parte della giornata, privandoli del naturale tempo libero per giocare e svagarsi. Una madre di nazionalità albanese accusa inoltre le insegnanti italiane di essere troppo aperte ed esplicite su temi che non spetterebbero alla scuola, o almeno non prima del raggiungimento della maggiore età degli allievi.

·        EDUCAZIONE SESSUALE : alcune madri hanno esternato la preoccupazione che i loro figli vengano incuriositi ed accostati precocemente ad argomenti "tabù" per mezzo di programmi televisivi poco adatti ad un pubblico infantile o adolescenziale e hanno provveduto vietandone la visione a casa propria. Al contrario, altre madri con punti di vista decisamente più moderni apprezzano che la scuola o alcuni documentari in tv affrontino il tema dell'educazione sessuale offrendo ai ragazzi informazioni scientifiche che sicuramente non potrebbero avere da altre fonti più informali come il loro gruppo di amici.

·        SOLITUDINE : è una delle complicazioni predominanti per coloro che sono immigrati senza la famiglia; subentra presto una sensazione di distacco, di lontananza dalle proprie abitudini e di nostalgia dei propri cari, in concomitanza al non-incontro e all'ostilità degli Italiani.

·        CIBO : gli stranieri devono quasi sempre cambiare alimentazione perché in Italia non si       trovano facilmente prodotti africani, sudamericani, asiatici o orientali.

·        LEGGENDE SUGLI ITALIANI : partendo dal presupposto che è impossibile, a detta   degli stranieri, definire il ritratto dell'italiano tipico, sono affiorati dei simpatici luoghi comuni sull'Italia ed i suoi abitanti.

 1)  Gli Italiani parlano molto    (Brasile)

2)  Se si legano le mani dietro la schiena a un italiano non riesce più a parlare   

3)  Gli Italiani mangiano tanta pasta        

4)  Gli Italiani sono socievoli e chiacchieroni

5)  Gli Italiani sono vanitosi, mettono sempre molto gel e si rifiutano di indossare il casco per non spettinarsi

6)  In Italia ci sono tanti bambini

7)  L' uomo bianco pensa di essere superiore

8)  L'italiano se può fregare te frega

9)  Agli Italiani interessano solo i soldi

E' importante specificare che alcune di queste convinzioni diffuse all'estero (4,6) sono state smentite dagli stranieri stessi dopo qualche tempo di permanenza nel nostro Paese.

                                                                                                         

                                                                                                           



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