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TESINA PLURIDISCIPLINARE

pedagogia


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Presentazione DON LORENZO MILANI - Lettera a una professoressa, Vita
TESINA PLURIDISCIPLINARE

ISITUTO TECNICO PER GEOMETRA

TESINA PLURIDISCIPLINARE



ITALIANO:  GABRIELE D'ANNUNZIO

STORIA: L'ITALIA FRA LE DUE GUERRE IL FASCISMO

TECNOLOGIA DELLE COSTRUZIONI: LE CASE D'ABITAZIONE

ESTIMO: STIMA DEI FABBRICATI CIVILI

TOPOGRAFIA: SPIANAMENTI

COSTRUZIONI: LE INFRASTRUTTURE DI RETE IMPIANTO DI ACQUEDOTTO E DI FOGNATURA

DIRITTO: BENI PUBBLICI

EDUCAZIONE FISICA: APPARATO RESPIRATORIO

ITALIANO: GABRIELE D'ANNUNZIO

In Italia Gabriele D'Annunzio è il portavoce principale della cultura estetizzante.

Personaggio di indiscutibile fama, patriota, scrittore, uomo di società, egli mirò a realizzare uno stile di vita del tutto eccezionale libero da costrizioni e vincoli, fastoso, raffinato, sensuale, ricco di- tensioni erotiche, forte di ideali eroici.

Sul personaggio D'Annunzio è stata scritta una mole innumerevole di biografie, saggi, critiche, ed è stato detto tutto ed il contrario di tutto. Ciò fa comprendere quale importanza abbia avuta il poeta all'interno del panorama letterario, della società e dell'immaginario popolare nazionale.

La sua influenza si esercita appunto, oltre che in ambito propriamente letterario, sul costume e sulla società italiana per parecchi anni, almeno sino al primo conflitto mondiale. Egli era per milioni di persone un modello di comportamento e di gusti, oltre che un fervido creatore di mode e atteggiamenti e un ispiratore dì ideali.

La vita

La vita di D'Annunzio può essere considerata una delle sue opere più interessanti. Secondo i principi dell'estetismo, bisognava fare della vita un'opera d'arte, e D'Annunzio fu costantemente teso alla ricerca di questo obbiettivo. Per questo i dati biografici nel suo caso meritano una particolare attenzione.

Nato nel 1863 a Pescara da agiata famiglia borghese, studiò in una delle scuole più aristocratiche dell'Italia del tempo, il collegio Cicognini di Prato. Precocissimo, esordì nel 1879, sedicenne, con un libretto in versi, Primo vere, che suscitò, una certa risonanza ed ottenne benevola attenzione anche da parte dei letterati di fama. Raggiunta la licenza liceale, a diciotto anni, si trasferì a Roma per frequentare l'università. In realtà abbandonò presto gli studi, preferendo vivere tra salotti mondani e redazioni dei giornali.

Acquistò subito notorietà, sia attraverso una copiosa produzione di versi, di opere narrative, di articoli giornalisti, che spesso suscitavano scandalo per i loro contenuti erotici, sia attraversa una vita altrettanto scandalosa, per i principi morali dell'epoca, fatta di continue avventure galanti, lusso e duelli. Sono gli anni in cui D'Annunzio sì crea la maschera dell'esteta, dell'individuo superiore, dalla squisita sensibilità, che rifugge inorridito dalla mediocrità borghese, rifugiandosi in un mondo di pura arte, e che disprezza la morale corrente, accettando come regola di vita solo il bello.

Questa fase estetizzante della vita di D'Annunzio attraversò una crisi alla svolta degli anni Novanta, riflettendosi anche nella tematica della produzione letteraria; lo scrittore cercò così nuove soluzioni, e le trovò, in un nuovo mito, quello del superuomo, ispirato approssimativamente alle teorie del filosofo tedesco Nietzsche, un mito non solo più di bellezza, ma dì energia eroica, attivistica. Comunque, per il momento, all'azione si accontentava di sostituire la letteratura, ed il superuomo restava un vagheggiamento, fantastico, di cui si nutriva la sua produzione poetica e narrativa. Nella realtà, D'Annunzio puntava a creare l'immagine di una vita eccezionale (il "vivere inimitabile"), sottratta alle norme del vivere comune. Colpiva soprattutto la fantasia del pubblico borghese la villa della Capponcina, sui colli di Fiesole, dove D'Annunzio conduceva una vita da principe rinascimentale, tra oggetti d'arte, stoffe preziose, cavalli e levrieri di razza. A creargli intorno un alone di mito contribuivano anche i suoi amori, specie quello, lungo e tormentato, che lo legò alla grandissima attrice Eleonora Duse. In realtà, in questo disprezzo per la vita comune ed in questa ricerca di una vita eccezionale, D'Annunzio era strettamente legato alle esigenze del sistema economico del suo tempo. Con le sue esibizioni clamorose ed ì suoi scandali lo scrittore voleva mettere in primo piano nell'attenzione pubblica, per vendere meglio la sua immagine e i suoi prodotti letterari. Gli editori gli pagavano somme favolose, ma quel fiume di denaro non era mai sufficiente alla sua vita lussuosa. Quindi, paradossalmente, ìl culto della bellezza ed il "vivere inimitabile", superoministico, risultavano essere finalizzati al loro contrario, a ciò che D'Annunzio ostentava di disprezzare: il denaro e le esigenze del mercato: proprio lo scrittore più ostile al mondo borghese era in realtà il più legato alle sue leggi; lo scrittore che più spregiava la massa, era costretto a sollecitarla e a lusingarla. E' una contraddizione che D'Annunzio non riuscì mai a superare.

Ma, in obbedienza alla nuova immagine mitica che voleva creare di sé, D'Annunzio non si accontentava più dell'eccezionalità di un vivere puramente estetico, vagheggiava anche sogni di attivismo politico. Per questo, nel 1897, tentò l'avventura parlamentare, come deputata dell'estrema destra, in coerenza con le idee affidate ai libri, in cui esponeva con veemenza il suo disprezzo per i principi democratici ed egualitari, il suo sogno di una restaurazione della grandezza di Roma e di una missione imperiale dell'Italia, del dominio di una nuova aristocrazia che ripristinasse il valore della bellezza contaminato dal dominio borghese. Ciò non gli impedì, nel 1900, di passare allo schieramento di sinistra ( "Vado verso la vita"): ma non deve meravigliare, perché questa ambigua disponibilità è propria delle posizioni irrazionalistiche, estetizzanti e vitalistiche, che sono sempre attratte dalle manifestazioni di forza ed energia vitale, qualunque orientamento ideologico esse seguano.

Cercando uno strumento con cui agire più direttamente sulle folle per imporre il suo verbo di "vate", D'Annunzio a partire dal 1899 si rivolse anche al teatro, che poteva 858h74i raggiungere un più vasto pubblico che non i libri. Ma i sogni attivistici ed eroici erano destinati a restare confinati nella letteratura ancora a lungo, nel clima pacifico dell'età giolittiana. Anzi, nonostante che la sua fama nel primo decennio del Novecento stesse toccando punte "divistiche", sebbene il dannunzianesimo, l'imitazione del vate nelle idee, nel parlare, negli atteggiamenti, stesse improntando di sé il costume dell'Italia borghese, D'Annunzio, a causa dei creditori inferociti, nel 1910 fu costretto a fuggire dall'Italia e a rifugiarsi in Francia. Nell' "esilio" si adattò al nuovo ambiente letterario, scrivendo persino opere teatrali in francese, pur senza interrompere i legami con la patria "ingrata" che aveva respinto il suo figlio di eccezione.

L'occasione tanto attesa per l'azione eroica gli fu offerta dalla prima guerra mondiale. Allo scoppio del conflitto D'Annunzio tornò in Italia ed iniziò un'intensa campagna interventista, che ebbe un peso notevole nello spingere l'Italia in guerra, galvanizzando l'opinione pubblica. Arruolatosi volontario nonostante l'età non più giovanile (52 anni). Anche la guerra di D'Annunzio fu una guerra eccezionale, non combattuta nel fango e nella sporcizia delle trincee, ma nei cieli, attraverso la nuovissima arma, l'aereo. Nel dopoguerra D'Annunzio si fece interprete dei rancori per la " vittoria mutilata" che fermentava tra i reduci, capeggiando una marcia di volontari su Fiume, deve instaurò un dominio personale sfidando lo Stato italiano.

L'impresa di Fiume

"Mio caro compagno, il dado è tratto! Parto ora. Domattina prenderò Fiume con le armi. Il Dio d'Italia ci assista. MI levo dal letto, febbricitante. Ma non è possibile differire. Ancora una volta lo spirito domerà la carne miserabile. Sostenete la causa vigorosamente, durante il conflitto"

Gabriele D Annunzio 11 settembre 1919

Così Gabriele D'Annunzio scriveva a Benito Mussolini: iniziava l'impresa di Fiume.

D'Annunzio, che non ha mai rinunciato a rivendicare i diritti dell'Italia su Fiume, organizza un corpo di spedizione. A Venezia egli raggruppa gli ufficiali che fanno parte di un nucleo d'agitazione che ha per motto "O Fiume o morte!".

Questi ufficiali assicurano a D'Annunzio un contingente armato di circa mille uomini, ai quali altri se ne aggiungono poi durante la marcia sulla città irredenta.

Gabriele D'Annunzio si autonomia capo del corpo di spedizione e il giorno 12 settembre 1919 entra in Fiume alla testa delle truppe. La popolazione acclama i granatieri italiani ed il "poeta soldato".

L'impresa di D'Annunzio riesce anche grazie alla compiacente collaborazione del generale Pittaluga, comandante delle truppe italiane schierate davanti a Fiume, il quale concede via libera al piccolo esercito. Le truppe alleate di stanza nella città non oppongono resistenza e sgomberano il territorio chiedendo l'onore delle armi. Di fronte al colpo di mano il presidente Nitti, nel duplice intento di salvare la nazione da un pronunciamento militare e di non provocare incidenti internazionali, pronuncia un violento discorso.

Il 16 ottobre 1919 le truppe regolari dell'esercito continuano a bloccare la città e D'Annunzio dichiara Fiume "piazzaforte in tempo di guerra". Questo gli consente di applicare tutte le leggi del codice militare che in tal caso prevede anche la pena di morte con immediata esecuzione per chiunque si opponga alla causa Fiumana. Il plebiscito del 26 ottobre segna il trionfo di D'Annunzio che ottiene 6999 voti favorevoli all'annessione su 7155 cittadini fiumani votanti.

Gli italiani vanno alle urne. Le elezioni del 1919 vedono la sconfitta dei fascisti e nel giugno del 1920 Giolittì subentra come Presidente del Consiglio a Nitti. Il 1920 vede la conclusione definitiva dell'avventura fiumana di Gabriele D'Annunzio. I rappresentanti delle potenze alleate si riuniscono a Rapallo. Il 12 novembre viene firmato un trattato che dichiara Fiume stato indipendente e assegna la Dalmazia alla jugoslava tranne la città dì Zara che passa all'Italia. Il 'soldato' viene invitato ad andarsene da Fiume.

Il generale Enrico Caviglia viene inviato a Fiume per far sgomberare la città dagli occupanti. E' Natale. D'Annunzio dichiara che quello sarà un Natale dì sangue e promette che verserà anche il suo, ma il generale Caviglia ordina ad una nave da guerra di aprire il fuoco contro il palazzo dei governo. Le prime bordate segnarono la fine dell'avventura di D'Annunzio che se ne va. I suoi legionari lo seguono. Portano una divisa che diverrà famosa: camicia nera sotto il grigioverde e fez nero.

Non resta che concludere ricordando il motto latino che D'Annunzio coniò durante la guerra:

 

"Memento audere sempre" (Ricordati di osare sempre)

Le prime esperienze letterarie

L'esordio letterario di D'Annunzio avviene sotto il segno dei due scrittori che in Italia a cavallo degli anni '80, suscitano maggior eco, Carducci e Verga. Le prime due raccolte liriche, Primo vere (1879) e Canto novo (1882) si rifanno al Carducci delle Odi barbare (1877);

La prima opera narrativa, la raccolta di novelle Terra vergine (1882), guarda, invece, al Verga di Vita dei campi (1880. opera uscita solo due anni prima): anche D'Annunzio presenta figure e paesaggi della sua terra, l'Abruzzo. Ma non vi è nulla della lucida indagine condotta da Verga sui meccanismi della "lotta per la vita" nelle "basse sfere". e soprattutto nulla dell'impersonalità verghiana. Il mondo di Terra vergine è un mondo sostanzialmente idillico, non problematico: in una natura rigogliosa e sensuale esplodono passioni primordiali, sopratutto sotto forma di un erotismo vorace, irrefrenabile, ma anche di una violenza sanguinaria. Sul piano delle tecniche narrative, questo compiacimento per la ferinità e la barbarie sì esprime in una continua intromissione della soggettività del narratore che è l'opposto dell'impersonalità verista.

Sulla stessa linea si pongono sostanzialmente le raccolte di novelle successive, Il libro delle vergini (1884) e San Pantaleone (1886) che saranno poi riunite, con esclusioni e rimaneggiamenti, nelle Novelle della Pescara (1902).

I versi degli anni Ottanta e l'estetismo

La copiosa produzione in versi degli anni Ottanta, rivela l'influenza profonda dei poeti decadenti francesi ed inglesi. L'Intermezzo di rime (1883) è giocato sulla confessione della stanchezza sensuale, della sazietà della carne viziosa. Isotta Guttadauro (1886) è un esercizio raffinato ed estetizzante di recupero delle forme poetiche quattrocentesche, la Chimera (1890), pubblicata insieme all'Isotteo, nuova edizione dell'Isotta Cuttadauro, insiste su temi di sensualità perversa, compendiati in immagini di una femminilità fatale e distruttrice.

Queste opere poetiche sono il frutto della fase dell' estetismo dannunziano, che si esprime nella formula "il Verso è tutto".

-L'arte è il valore supremo, e ad essa devono essere subordinati tutti gli altri valori. La vita si sottrae alle leggi del bene e del male e si sottopone solo alla legge del bello, trasformandosi in opera d'arte. Sul piano letterario, tutto ciò dà vita ad un vero e propria culto religioso dell'arte e della bellezza, in una ricerca di eleganza estenuante, di squisiti artifici formali. La poesia non sembra nascere dall'esperienza vissuta, ma da altra letteratura. I versi dannunziani pertanto sono fitti di echi letterari, che provengono dai poeti classici, da quelli della tradizione italiana, dai contemporanei poeti francesi e inglesi.

Questo personaggio dell'esteta, che si isola dalla realtà meschina della società borghese contemporanea in un mondo rarefatto e sublimato di pura arte e bellezza, e la cui maschera indossa D'Annunzio nella vita come nella produzione letteraria, è a ben vedere una risposta ideologica ai processi sociali in atto nell'Italia dopo l'unità, che, in conseguenza dello sviluppo capitalistico in senso moderno, tendevano a declassare e ad emarginare l'artista, togliendoli quella posizione privilegiata e di grande prestigio di cui aveva goduto nelle epoche precedenti, oppure lo costringevano a subordinarsi alle esigenze della produzione e del mercato.

Il personaggio dell'esteta, costruito nell'opera letteraria, è una forma di risarcimento immaginario da una condizione reale di degradazione dell'artista.

"Il piacere e l'estetismo".

Il primo romanzo scritto da D'Annunzio, Il piacere (1889), in cui confluisce l'esperienza mondana e letteraria vissuta sino a quel momento, ne è la testimonianza più esplicita.

Al centro del romanzo è la figura di un esteta, Andrea Sperelli, il quale non è che un "doppio" di D'Annunzio stesso, in cui l'autore obbiettiva la sua crisi e la sua insoddisfazione. Andrea è un giovane aristocratico, artista, proveniente da una famiglia di artisti "tutto impregnato di arte". Il principio "fare la propria vita, come si fa un'opera d'arte", in un uomo dalla volontà debolissima, quale è Andrea, diviene una forza distruttiva, che lo priva di ogni energia morale e creativa, lo svuota e lo isterilisce.

La crisi trova la sua cartina di tornasole nel rapporto con la donna. L'eroe è diviso tra due immagini femminili: Elena Muti, la donna fatale, che incarna l'erotismo lussurioso, e quando viene improvvisamente abbandonato da lei cerca invano di dimenticarla con Maria Ferres, la donna pura, che rappresenta l'occasione di un riscatto e dì una elevazione spirituale. Ma in realtà l'esteta libertino mente a se stesso: la figura della donna angelo è solo oggetto di un gioco erotico più sottile e perverso, fungendo da sostituta di Elena, che Andrea continua a desiderare e che lo rifiuta. Andrea finisce per tradire la sua menzogna con Maria, ed è abbandonato da lei, restando solo con il suo vuoto e la sua sconfitta.

Nei confronti di questa suo "doppio letterario" D'Annunzio ostenta un atteggiamento impietosamente critico, facendo pronunciare dalla voce narrante duri giudizi nei suoi confronti. In realtà il romanzo è percorso da una sottile ambiguità, poiché Andrea non cessa di esercitare un sottile fascino sullo scrittore, con il suo gusto raffinato, con la sua mutevolezza "camaleontica" e amorale, con l'artificio continuo mediante cui costruisce la sua vita.

Pressapoco nello stesso periodo il D'Annunzio scrisse anche  altri romanzi tra cui dobbiamo ricordare: l'Innocente.

Il romanzo ha come protagonista Tullio Hermi, che, riconciliatosi con la moglie Giuliana, dopo averla a lungo trascurata e offesa con i suoi amori dissoluti, riesce a perdonarla per una occasionale colpa di infedeltà, in seguito a cui la giovane donna ha avuto un figlio non suo; ma non può fare a mano di odiare il piccolo innocente, tanto che infine, esponendoli impietosamente al freddo di una notte invernale, ne provoca la morte.

Il superomismo

L'ideologia superomistica

D'Annunzio coglie alcuni aspetti del pensiero di Nietzsche.

Il mito Nietzschiano del superuomo è interpretato da D'Annunzio come il diritto dì pochi esseri eccezionali ad affermare il loro dominio sulla massa.

Il D'Annunzio vagheggia la figura di un individuo d'eccezione, "sciolto dalla morale comune, obbediente unicamente ai suoi istinti, volto a realizzare la sua vita non tra gli uomini, ma fuori e al di sopra di essi, libero da ogni legame sociale". Questo nuovo personaggio ingloba in sé l'esteta. L'artista superuomo ha funzione di vate, ha una missione politica di guida, diversa da quella del vecchio esteta. D'Annunzio non accetta il declassamento dell'intellettuale e si attribuisce il ruolo di un profeta di ordine nuovo.

Egli, intatti intese a costruirsi una vita inimitabile, sempre sopra le righe, mai banale, proponendo così un nuovo superomismo, una sorta di suggestione letteraria che si fonda sul sensualismo e sulla fede nel culto della bellezza.

Il superuomo dì Nietzsche venne quindi mal interpretato[1] e in D'Annunzio si limitò a nuove avventure erotiche e all'esaltazione della propria personalità eccezionale proponendo così un dannunzianesimo basato sul costume e sulla moda, esaltato da una borghesia ambiziosa e megalomane.

I romanzi del superuomo

Il primo romanzo in cui si inizia a delineare la figura del superuomo è il Trionfo della morte. Il romanzo ha una debole struttura narrativa ed è articolato in sei parti ("libri"). E' incentrato sul rapporto contradditorio ed ambiguo di Giorgio Aurispa con l'amante Ippolita Sanzio, ma su questo tema di fondo si innestano e si sovrappongono altri motivi e argomenti: il ritorno del protagonista alla sua casa natale in Abruzzo è il pretesto per ampie descrizioni (nella seconda, terza e quarta parte) del paesaggio e del lavoro delle genti d'Abruzzo. Giorgio cerca di trovare l'equilibrio tra superomismo e misticismo, e aspira a realizzare una vita nuova (è il titolo del quarto libro). Per questo vive il rapporto con l'amante come limitazione, come ostacolo: per il suo fascino irresistibile, Ippolita Sanzio è sentita come la "nemica", primigenia forza della natura che rende schiavo il maschio. Solo con la morte Giorgio si libererà da tale condizione: per questo si uccide con Ippolita, che stringe a sè, precipitandosi da uno scoglio. Giorgio Aurispa, il protagonista, l'eroe, è ancora un esteta simile ad Andrea Sperelli; Ippolita, la donna fatale consuma le sue forze e gli impedisce di attingere a pieno all'ideale superumano a cui aspira, portandolo alla morte.

Il romanzo successivo "Le vergini delle rocce" segna la svolta ideologica radicale, nel quale l'eroe è forte e sicuro. E' stato definito il "manifesto del superomismo". Esso contiene le nuove teorie dannunziane.

Nel romanzo lo scrittore delinea la figura dell'aristocratico Claudio Cantelmo, un giovane pervaso da un suo anacronistico sogno di potenza e di gloria, che si propone di dare alla luce, con quella che gli parrà più degna fra le tre giovani sorelle della nobile famiglia dei Capace Montaga (le "vergini delle rocce"), un figlio destinato a diventare il primo vero e proprio "superuomo", rigeneratore della stirpe e della civiltà latina.

Le laudi

Nel campo della lirica D'Annunzio vuole affidare il compito di vate a sette libri di Laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi. Nel 1903 pubblica i primi tre (Maia, Elettra e Alcione), un quarto Merope, nel 1911. Postumo è un quinto, Asterope. Gli ultimi due, anche se annunciato non furono scritti.

Maia non è una raccolta di liriche, ma un lungo poema di oltre 800 versi, dedicato a Maia, la primogenita delle Pleiadi, e madre di Mercurio.

In esso D'Annunzio adottò il verso libero; il carattere è profetico e vitalistico. Il poema è la trasfigurazione mitica di un viaggio in Grecia, realmente compiuto da D'Annunzio.

Il viaggio nell'Ellade è l'immersione in un passato mitico alla ricerca di un vivere sublime. Dopo di che il protagonista si reimmerge nella realtà moderna.

Il secondo libro Elettra è denso di propaganda politica diretta; esso ricalca la struttura ideologica di Maia, vi troviamo passato e futuro di gloria e bellezza in contrapposizione al presente. Parte del volume è costituito dai sonetti sulla 'Città dei Sìlenzio', antica città italiana, densa dì passato, su cui si dovrà modellare il futuro. Costante è la celebrazione della romanità in chiave eroica.

Il terzo libro Alcione in apparenza si distacca dagli altri due: al discorso politico-celebrativo si sostituisce il tema lirico della fusione con la natura. Si tratta di una raccolta comprendente oltre sessanta liriche, dedicata ad Alcyone, la ninfa trasformata in uccello marino. È il diario ideale dì una vacanza estiva, da primavera a settembre. La stagione estiva è vista come la più propizia a consentire la pienezza vitalistica. Sul piano formale c'è la ricerca di una sottile musicalità e l'impiego di un linguaggio analogico, che si fonda su un gioco continuo di immagini corrispondenti. Alcione è stata la raccolta poetica più apprezzata dalla critica ed è stata definita poesia pura.

Tra le poesie più belle e significative della raccolta sono da tenere presenti:

-"La sera fielsolana", un'ode in tre strofe, in cui il poeta canta la misteriosa suggestione della sera nei suoi diversi aspetti

-"La pioggia nel pineto", un'ode di quattro strofe di versi liberi, in cui il poeta, rivolgendosi ad una affascinante e soave figura di donna, chiamata col mitico nome di Ermione, canta la sua istintiva aspirazione a confondersi nella misteriosa vita della natura.

Il quarto libro, Merope, raccoglie i canti celebrativi della conquista della Libia composti ad Arcachon, pubblicati dapprima sul Corriere della sera e poi in volume nel 1912.

STORIA

L'ITALIA FRA LE DUE GUERRE: IL FASCISMO

Alla fine della prima guerra mondiale milioni di Italiani scoprirono che la pace non significava il benessere a lungo sperato.

Il paese era in preda ad una grave crisi economica. Cresceva nella società italiana una generale insoddisfazione verso il governo. Anche le condizioni imposte all'Italia nei trattati di pace destarono forti critiche. Molti si convinsero che quella italiana era una vittoria mutilata.

I nazionalisti più accesi non volevano rinunciare alla Dalmazia e alla città di Fiume, che secondo i trattati di pace spettava alla Jugoslavia. Chiedevano al governo di ricorrere alla forza e minacciavano di farlo loro stessi.

In effetti, nel settembre 1919, il poeta Gabriele D'Annunzio si pose alla guida di un gruppo di legionari, occupò Fiume e ne proclamò l'annessione all'Italia.

Intanto, disoccupazione, carovita, delusione per le molte promesse non mantenute spinsero le masse popolari a manifestare la propria protesta con le vaste agitazioni popolari. Le agitazioni si concentrarono nel periodo compreso tra il 1919 e il 1920: il biennio rosso, come veniva chiamato in riferimento al rosso delle bandiere socialiste. Gli operai, con scioperi e manifestazioni di piazza, chiedevano aumenti salariali e garanzie contro i licenziamenti.

A farsi portavoce degli interessi dei lavoratori furono soprattutto le grandi organizzazioni sindacali. Tra il 1919 e il 1920 gli iscritti al sindacato aumentarono vertiginosamente

Giolitti, che in quel periodo era tornato alla guida del governo, tentò di arginare questo marasma, sia risolvendo la questione di Fiume e le pendenze con la Iugoslavia con il Trattato di Rapallo, (12 novembre 1920), secondo il quale Fiume diventava uno stato indipendente, sia progettando riforme democratiche, intese ad attenuare l'asprezza della lotta di classe e a battere lo sterile massimalismo socialista. Questa ripresa della politica mediatrice del Giolitti fallì però completamente di fronte alla violenza dello scontro fra padronato e proletariato, che culminò nell'agosto dei 1920 con l'occupazione delle fabbriche: gli operai presero il controllo delle fabbriche e in qualche caso si prepararono a difenderle con le armi.

Molti proprietari terrieri e industriali erano delusi dalla politica dei governi liberali. Avrebbero voluto una più decisa repressione del movimento operaio contadino. Così incominciarono ad appoggiare e a finanziare Mussolini.

Ma chi era Mussolini?

Benito Mussolini nacque a Predappio (Forlì) il 29 Luglio 1883. Fin da giovane si impegnò nella fila del partito socialista. Ben presto divenne uno dei dirigenti di punta del partito.

Alla fine della prima guerra mondiale, Mussolini fondò il Movimento dei fasci di combattimento. Si trattava di una associazione  cui aderirono soprattutto nazionalisti ed ex-combattenti. Il programma del movimento era molto confuso, ma l'elemento dominante era certamente la decisa avversione per il socialismo.

Furono le agitazioni sociali del 1920 che offrirono al fascismo l'occasione per crescere. Mussolini infatti sostenne che le iniziative sindacali andavano contrastate con la forza. Per questo organizzò delle squadre d'azione che, specialmente nelle campagne emiliane, repressero violentemente la protesta dei contadini.

Le squadracce fasciste erano composte in prevalenza da ex-combattenti, da disoccupati, da avventurieri. Gli avversari venivano piegati a colpi di manganello. Oppure venivano obbligati a bere l'olio di ricino, un forte purgante.

La polizia spesso non interveniva, anzi in qualche caso era complice.

Proprio per conquistare più consensi, nel 1921 Mussolini trasformò il movimento in un partito: il Partito Nazionale Fascista (PNF).

Dimessosi il Giolitti, sotto i successivi governi di Bonomi e di Facta le violenze fasciste assunsero proporzioni sempre più ampie, e si conclusero infine con la cosiddetta «Marcia su Roma» (28 ottobre 1922), dopo la quale, crollato il governo Facta, Vittorio Emanuele II  affidò a Mussolini l'incarico di formare il nuovo governo.

Nel primo governo di Mussolini (1922-24), almeno nelle attività di governo il futuro Duce cerco di rispettò la legge. Perciò questa fase del fascismo è detta legalitaria.

Ma le violenze squadriste continuavano indisturbate nelle spedizioni contro i socialisti.

Anche le elezioni (6 Aprile 1924) si svolsero in un clima di violenze e irregolarità: un candidato socialista fu ucciso; a molti antifascisti fu impedito di votare. La maggioranza andò ovviamente alla lista fascista.

Il 30 Maggio 1924 il socialista Giacomo Matteotti pronunciò un coraggioso discorso alla Camera. Egli denunciò le gravissime irregolarità avvenute nel corso delle elezioni.

Dieci giorni dopo Matteotti venne rapito e assassinato dagli squadristi, il suo cadavere venne ritrovato in un bosco nei pressi di Roma il 16 agosto 1924. I rappresentanti dei partiti antifascisti per protesta abbandonarono i lavori del parlamento. Si riunirono in un'altra aula sull' Aventino. I deputati dell'Aventino speravano di convincere il re ad intervenire contro Mussolini per ristabilire la legalità. Ma il re non fece nulla. Mussolini capì che poteva continuare con la sua strada.



A partire da questo momento il fascismo si trasformò definitivamente in una dittatura.

Il regime fascista diventa una dittatura perché un uomo solo, Benito Mussolini, assume su di sé tutti i poteri dello stato.

Il termine totalitarismo, invece, indica che lo Stato controlla in modo totale la società. Infatti lo Stato;

-riconosce un unico partito politico (il Partiti Nazionale Fascista) e vieta ogni forma di opposizione;

-usa le forze di polizia per mettere a tacere, anche con forza, qualsiasi opposizione al regime;

-controlla ogni aspetto della vita dei cittadini: dalla famiglia alla scuola, dal tempo libero al lavoro.

La costruzione dello Stato totalitario fu realizzata a partire dalle leggi fascistissime del 1925. Queste leggi vengono chiamate così perché diedero pieni poteri a Mussolini, il duce.

Nel 1926 vennero sciolti tutti i partiti dell'opposizione. Vennero chiusi tutti i giornali antifascisti.

Il fascismo procedeva nella sua opera di sovvertimento delle istituzioni liberali, sostituendole sistematicamente con gli strumenti di un nuovo regime, come il Gran Consiglio del Fascismo, l'organismo più importante del partito. Il compito di giudicare e condannare gli antifascisti spettava invece al Tribunale Speciale.

Il Fascismo tentò, attraverso il controllo dell'educazione dei giovani, di organizzare il consenso.

Nel 1937 tutte le organizzazioni giovanili furono inquadrate nella GIL (Gioventù Italiana del Littorio).

L'Opera Nazionale Balilla, ad esempio si occupava dell'educazione dei bambini da 6 a 14 anni. I Balilla (ragazzi dai 8 a 14) e le Piccole italiane (le ragazze) venivano educati alla dottrina fascista e al culto di Mussolini con marce militari, esercitazioni, sfilate, parate.

"Credere, obbedire, combattere" era lo slogan che, secondo Mussolini, doveva contribuire a educare e formare il giovane fascista.

Tutta la scuola fu sottoposta al controllo del Fascismo: dai libri ai programmi. Gli insegnanti, come tutti i dipendenti pubblici per lavorare dovevano avere la tessera del partito fascista. Tra le materie insegnate l'educazione fisica aveva un ruolo importante. Non solo contribuiva a formare un fisico perfetto, ma abituava alla disciplina e all'obbedienza.

La propaganda fascista cercò di creare il consenso anche attraverso l'uso dei mezzi più moderni, quali i giornali, la radio e il cinema. I discorsi di Mussolini furono ascoltati dai cittadini nei locali pubblici, nei luoghi di incontro, nelle case, proprio grazie alla radio. Anche i filmati di attualità, e i film prodotti in Italia contribuirono alla creazione di un'immagine del Fascismo positiva e rassicurante.

Mussolini era convinto che superare il conflitto fra Stato e Chiesa gli avrebbe garantito una grande popolarità fra gli Italiani.

Su questo fronte il «duce» dovette quindi accontentarsi di un compromesso, e nel febbraio dei 1929 firmò con i rappresentanti della Santa Sede i Patti lateranensi, con i quali lo stato italiano riconosceva la piena sovranità dei papa sulla Città dei Vaticano, e il pontefice, a sua volta, riconosceva senza riserve la legittimità del Regno d'Italia. Fra Chiesa e Stato si stipulava inoltre un Concordato che, non senza generare equivoci e confusioni, regolava i rapporti fra potere temporale e potere spirituale. La Conciliazione eliminò il doloroso contrasto apertosi nel 1870 con la presa di Roma, ma nell'immediato contribuì a consolidare la dittatura fascista.

Lo stato fascista in ambito economico promosse l' "Autarchia".

Autarchia è una parola di origine greca che significa "bastare a sé stessi".

L'Italia dunque doveva divenire economicamente autosufficiente. Il nostro paese doveva essere in grado di produrre tutto ciò di cui aveva bisogno senza dipendere dalle importazioni estere.

Per favorire lo sviluppo dell'agricoltura vennero anche recuperate alcune zone paludose.

Gli interventi più importanti furono realizzati nell' Agro Pontino, dove venne costruita la città di Littoria (oggi Latina).

In politica estera il primo obiettivo del progetto fascista fu l'Etiopia. Il 5 Maggio 1936 venne conquistata Addis Abeba. Vittorio Emanuele III divenne così re d'Italia ed imperatore d'Etiopia.

La guerra d'Etiopia favorì l'avvicinamento di Mussolini a Hitler. Nell'Ottobre 1936 si giunse alla firma di un patto di amicizia:

l' Asse Roma-Berlino.

La conseguenza più grave dell'alleanza tra Mussolini e Hitler fu l'introduzione in Italia delle leggi razziali contro gli Ebrei nel 1938. Queste leggi vietavano i matrimoni misti, impedivano agli Ebrei di frequentare la scuola pubblica, di svolgere il servizio militare, di svolgere determinate professioni. Le leggi contro gli Ebrei indebolirono il consenso degli Italiani verso il Fascismo e prepararono la crisi del regime che sarebbe stata determinata dalla seconda guerra mondiale.

Il legame tra i due dittatori, comunque, fu rafforzato nel 1939 con la firma del Patto d'Acciaio. Con esso le due nazioni si impegnarono a collaborare reciprocamente nel caso di una guerra

Stipulando questa alleanza, Mussolini mise il destino dell'Italia nelle mani dell'alleato nazista.

TECNOLOGIA DELLE COSTRUZIONI

LA CASA DI ABITAZIONE

La casa di abitazione è una trasformazione dell'ambiente naturale operata dall'uomo per procurarsi lo spazio entro cui svolgere una parte delle sue funzioni vitali. Una classificazione tipologica della casa d'abitazione può scaturire da un criterio morfologico che tenga conto del grado di individualità degli edifici in questione, partendo da tale premessa possiamo distinguere  le case in due ampie categorie:

·        Case unifamiliari

·        Case plurifamiliari

Entrambe queste categorie si possono suddividere in:

·        Case unifamiliari singole: si tratta di edifici liberi da ogni lato destinati ad ospitare un solo nucleo familiare.

·        Case unifamiliari associate: sono quegli edifici abitativi i quali, pur essendo composti di più alloggi destinati a diversi nuclei familiari, prevedono per ognuno di essi un accesso indipendente dall'esterno. Vari possono essere i tipi di associazione :

1.     le case unifamiliari associate con alloggi abbinati hanno in comune tra loro soltanto un muro perimetrale, mentre gli altri tre lati sono completamente liberi. In questo caso i due alloggi abbinati sono per lo più in maniera simmetrica rispetto al muro che essi hanno in comune.

2.     le case unifamiliari associate con alloggi raggruppati sono in genere costituite dall'unione di quattro appartamenti accostati tra loro in maniera tale che ciascuno di essi  presenta due muri perimetrali in comune e due liberi.

3.     le case unifamiliari associate con alloggi a schiera sono disposte in modo da avere, ciascuna, due muri perimetrali ciechi, in quanto in comune rispettivamente con l'edificio che precede e con quello che segue.

4.     le case unifamiliari associate con alloggi sovrapposti presentano, nel caso più generale, un appartamento posto al piano terreno e comunicante con l'esterno direttamente al livello stradale e un altro, al primo piano, cui si accede sempre direttamente dall'esterno per mezzo di una scala privata. Per lo più la pianta dei due alloggi coincide: in tal caso i due ingressi sono situati dallo stesso lato; spesso invece la pianta dell'alloggio posto al piano superiore è uguale a quella dell'appartamento del piano terreno, ma ribalta: è chiaro che una sovrapposizione di questo tipo comporta la collocazione degli ingressi su due fronti opposti

Case plurifamiliari isolate: si tratta di fabbricati liberi da ogni lato, in essi i singoli alloggi sono disimpegnati da una stessa scala.

Case plurifamiliari contigue: in tali edifici i diversi elementi sono collegati tra loro mediante muri perimetrali in comune. Quest'ultima tipologia può suddividersi a sua volta in due sottogruppi:

1.     le case plurifamiliari contigue in linea. Esse possono svilupparsi in linea retta, variamente articolata o, addirittura, curva.

2.     le case plurifamiliari contigue a blocco. Sono blocchi poligonali, chiusi, aperti racchiudenti al loro interno uno spazio libero: il cortile. A seconda che si tratti di blocchi chiusi o blocchi aperti avremo, rispettivamente, cortili chiusi o cortili aperti.

Case collettive: si intendono, con questa denominazione, quelle case plurifamiliari composte da numerosissime cellule abitative e da un'ampia dotazione di servizi comuni: ristorante, lavanderia, negozi asilo ecc.

Gli spazi interni di ogni tipo di abitazione possono dividersi in due grandi categorie: spazi serventi e spazi serviti.

Gli spazi serventi sono gli ingressi, i corridoi ed i disimpegni, si possono ancora suddividere in due sottoclassi: spazi serviti principali che sono i soggiorni, i pranzi e le camere da letto, e spazi serviti di servizio che sono le cucine, i bagni, i gabinetti e i ripostigli.

La possibilità di usare altri spazi non direttamente collegati con l'abitazione, come le cantine, gli stenditoi e le autorimesse, aumenta la funzionalità dell'abitazione; al pari degli spazi inter-esterni come i loggiati e le terrazze

ESTIMO

STIMA DEI FABBRICATI CIVILI

I fabbricati, secondo la loro destinazione, vengono normalmente distinti in civili, rurali e industriali.

I fabbricati civili, quali quelli adibiti ad abitazione, a negozio o ad ufficio, sono soggetti generalmente ad un attivo mercato locatizio che costituisce di norma la base per la determinazione del loro più probabile valore di mercato.

I fabbricati rurali costituiscono tutti i manufatti che rientrano a far parte integrante di un'azienda agraria in quanto indispensabili per il suo normale funzionamento. Sono rurali i fabbricati  adibiti ad uso di abitazione dei colonie dei contadini,i ricoveri per gli animali, macchine ed attrezzi, nonché i locali  e manipolazione dei prodotti agricoli.

I fabbricati rurali per la loro destinazione agricola,  non vengono di norma dati in locazione,  non  vengono isolatamente soggetti a valutazione perché non hanno un loro mercato. Tali fabbricati, infatti, rientrando tra i miglioramenti  fondiari degli investimenti eseguiti stabilmente nel terreno e, come tali non possono che costituire un tutt'uno col fondo rustico nel suo complesso.

I fabbricati industriali sono generalmente delle costruzioni molto complesse, talora con  macchinari  e impianti stabilmente incorporati con la costruzione stessa, situati, dove esiste, nella zona industriale della città destinati, non hanno contrariamente ai fabbricati civili un loro mercato di fitti, poiché raramente un fabbricato industriale, viene dato in locazione.

La valutazione, pertanto, di tali fabbricati è sempre problematica e incerta, specie quando vi debbano essere inclusi anche i macchinari.

La valutazione può essere eseguita prendendo in considerazione uno dei seguenti aspetti economici in funzione dello scopo per cui è richiesta la stima:

-         valore di mercato

-         costo

-         valore di capitalizzazione

-         valore di trasformazione

-         valore complementare

VALORE DI MERCATO

Un fabbricato civile viene stimato sotto questo aspetto economico, nei casi di successione ereditaria, di divisione e, in genere, per causa di compravendita. -

Il più probabile valore di mercato si può ricercare mediante:

a) stima ad impressione o a vista;

b) stima storica;

e) stima per confronto diretto o comparativa;

d) capitalizzazione del reddito

a)     Stima a impressione o a vista

Nel caso di stima sintetica, a vista è evidente che il perito dovrà possedere una lunga esperienza e conoscere profondamente il fabbricato oggetto di stima, la tecnica e la scienza delle costruzioni, nonché il mercato, edilizio della zona in cui operai o di altre a questa assimilabili.

La stima, a vista può essere immediata o mediata. E immediata quando il perito esprime il suo giudizio di stima senza bisogno di intermediario o di ricorrere a informazioni da terzi; mediata è, invece, la stima a vista il cui giudizio viene espresso dal perito basandosi non sull'esperienza diretta ma su informazione in loco.

b)    Stima storica

Si ha la stima storica,  quando il perito esprime il suo giudizio sulla base dei passati valori di compravendita dello stesso fabbricato oggetto di stima.

c)     Stima per confronto diretto o comparativa fabbricato

Consiste nella valutazione per confronto con altri beni simili

 

d)    Stima per capitalizzazione del reddito

Il più probabile valore di mercato di un fabbricato civile si può determinare anche attraverso la capitalizzazione del reddito.

Qualora si debba procedere analiticamente alla ricerca del normale reddito capitalizzabile di un fabbricato civile si dovrà, in sintesi, dal reddito lordo ritraibile normalmente dal proprietario del fabbricato locato, detrarre tutte le spese, dirette e indirette, medie annue normalmente a carico dello stesso proprietario.

I l tutto si può riassumere con la seguente espressione generale:

R =  Rl - (Q + Servizi + Tr + Amm/ne + Sf e Ines + I2)

Dove

R = reddito normale medio annuo ;

R = reddifo annuo lordo ritraibile mediamente dal proprietario;

Q = quote di reintegrazione, manutenzione e assicurazione relative al fabbricato;

S = eventuali spese relative al portierato, per pulizia, custodia, illuminazione, riscaldamento (normalmente presenti nei condomini);

Tr = tributi  vari: imposta locale sul reddito del fabbricato (ILOR), Irpef e altri eventualì tributi (contributi consortili; tassa per occupazione spazi e aree pubbliche, passo carraio, ecc.); dal 1993 la ILOR è stata sostituita dall'ICI (Imposta Comunale sugli immobili);

 Amm/ne : spese relative all'amministrazione del fabbricato;

 

 Sf e Ines : sfitto e inesigibilità;

I2 interessi :  al 6-8%, quali mancati redditi, sulle spese media- mente anticipate, e cioè su metà della somma delle spese precedenti (posticipando così tutte le spese a fine d'anno).

Il reddito medio annuo lordo (Ri) è normalmente costituito da:

-   la_somma delle rate di affitto annuo (mensili, bimestrali, trimestrali, ecc.);

-         gli interessi-semplici sulle singole rate di affitto per il tempo intercorrente dal momento del pagamento di ciascuna  rata alla fine dell'anno;

    -       L'interesse annuo sul deposito cauzionale, qualora sia - tutto o in parte- normalmente a favore del proprietario, tenuto conto che all'inquilino spettano gli interessi legali annui sulla cauzione stessa al tasso del 10%.

 

 Valore di costruzione e di ricostruzione

Il valore di costruzione è dato dalla somma delle spese che un imprenditore e dato dalla somma dovrebbe sostenere  o avrebbe  dovuto sostenere per produrre ex-novo un determinato fabbricato. Pertanto,  quando il perito viene incaricato di stimare il più probabile valore di costruzione di un fabbricato, egli deve computare, tutte le spese esplicite e implicite occorrenti la relativa esecuzione.

In simboli: Kt = Q + Sv +  Tr + Sa +St + I

Il più probabile valore di ricostruzione,  non è altro che il più probabile valore ordinario di costruzione con tecniche e prezzi attuali, di un fabbricato, o parte di esso, esistente o già esistito. Tale valore di ricostruzione di un fabbricato può essere richiesto, a seconda delle esigenze pratiche o peritali, tanto a nuovo come in determinate condizioni di vetustà.

 

.

Il valore di costruzione e quello di ricostruzione si possono determinare tanto per via sintetica comparativa quanto per via analitica.

La procedura sintetica si basa sul confronto con altri fabbricati dello stesso tipo, o simili, e di cui si conoscano i relativi valori di recente costruzione. I parametri utilizzabili a tal fine non possono essere che quelli tecnici e precisamente:

- il volume, espresso in metri cubi, vuoto per pieno;

- il numero dei vani utili;

- lo sviluppo dei piani, espressi in metri quadrati di superficie occupata.

Così, in definitiva, conoscendo in pratica l'entità del valore unitario di costruzione per metro cubo vuoto per pieno o per vano utile o per metro quadrato di superficie occupata di un determinato tipo di fabbricati, estremamente facile sarà poi risalire alla determinazione del più probabile valore di costruzione del fabbricato da stimare. In sintesi, tale stima sintetica comparativa si risolve impostando la nota espressione per cui:

Vcx = Σ VcP. px

 

Dove:

 

Vcx = il più probabile valore di costruzione del fabbricato oggetto di stima;

ΣVc = somma dei valori di recente costruzione dei fabbricati simili presi a confronto;

 Σp = somma delle unità di misura del parametro tecnico dei fabbricati simili presi a confronto;

px = le unità di misura del parametro tecnico del fabbricato oggetto di stima.

Per via analitica, il più probabile valore di costruzione o di ricostruzione si determina in base al cosiddetto computo metrico estimativo. Il fabbricato viene quindi dettagliatamente analizzato in tutte le categorie di opere richieste per la costruzione, e per ogni singola categoria viene fissato il corrispondente più probabile valore unitario di costruzione. Il valore unitario di costruzione per ogni singola categoria di opere si determina in base alle spese dirette e indirette che dovrebbe sostenere un ordinario imprenditore per la relativa messa in opera .

E sempre consigliabile che il committente, seppure in modo approssimativo, abbia una esatta cognizione sull'ammontare delle suddette spese e di tutte quelle che comunque rimangono per legge o per consuetudine a carico del proprietario. Sarà cura pertanto del professionista di fornire al proprio cliente, con riferimento ad un determinato progetto, tutte le delucidazioni in proposito, e cioè di segnalare anche i singoli importi relativi a tutte le spese che esulano dal computo metrico estimativo.

In proposito si vuole mettere in rilievo come nel computo metrico estimativo, sia esso preventivo che consuntivo, si debbano aggiungere anche le imposte, le tasse e i gravami che in genere per contratto o per legge sono a carico del committente o, comunque, del proprietario. Tra le voci di spesa che normalmente non figurano nel computo metrico estimativo o comunque non sono comprese nel prezzo unitario di costruzione delle singole opere, sono da ricordare:

a) spese di progettazione, direzione e collaudo dei lavori;

b) tassa per la concessione edilizia;

c) oneri di urbanizzazione;

d) spese relative alla registrazione del contratto;

e) tassa per l'allacciamento luce, acqua, gas, telefono, fognatura, ecc.;

f)      I.V.A. sulla fattura dell'impresa a fine costruzione.

Se, per la progettazione di un'opera, venisse richiesto il preventivo di spesa attraverso un computo metrico estimativo dettagliato, questo deve essere compilato mediante l'analisi dei prezzi unitari di ciascuna unità di lavoro (per metro cubo di scavo, di muratura, ecc.; per metro quadrato di solaio, di intonaco, di pavimentazione, ecc.). Pertanto, nel prezzo unitario devono essere comprese, come già detto, tutte le spese, reali e presunte, che sosterrebbe un imprenditore puro per realizzare quel determinato lavoro o manufatto, includendovi quindi anche le spese generali e il normale profitto di gestione.

In pratica, il prezzo unitario di una determinata categoria di opera si determina usualmente nel modo che segue:

  1) Si calcolano tutti i relativi costi reali (materie prime, mano d'opera, trasporti, messa in opera) per metro cubo (fondamenta, scavi, calcestruzzi, malte, demolizioni, murature, ecc.) e per metro quadrato (pavimenti, solai, intonaci, rivestimenti, tetti, impermeabilizzazione acustica o termica, ecc.).

2) Sull'ammontare dei costi precedenti (per m2 o per m3) va addizionata:

a) una percentuale, variabile dal 10 al 25%, per spese generali (deprezzamenti, stipendi, manutenzione, energia elettrica, oneri tributari, interessi, ecc.);

b) una percentuale, variabile dall'8 al 12% per organizzazione e rischio di impresa (profitto normale dell'imprenditore).

3) Eventuale arrotondamento.

È opportuno rilevare, poi, che il prezzo unitario di costruzione per ogni singola opera si può desumere dal mercato o attraverso appositi listini dei prezzi unitari, detti prezziari, o mediante riviste tecniche specifiche ma bisogna tener presente che questi prezzi unitari forniti dal mercato, anche se periodicamente aggiornati, sono soltanto indicativi o informativi. Il tecnico, quindi, incaricato di stimare il più probabile valore di costruzione, o di ricostruzione, di un manufatto per via analitica, e cioè mediante computo metrico estimativo, dovrà sapersi adeguare al caso concreto e cioè tener conto soprattutto del tipo di costruzione e dell'ambiente in cui opera.




 

Valore di trasformazione

E' il valore che ha un bene in base alla sua possibile trasformazione; esso si ottiene effettuando la differenza tra il valore dei prodotti ricavabili dalla trasformazione del bene e le spese occorse alla trasformazione stessa (costo di trasformazione).

Tale differenza dà quindi il valore di mercato del bene prima della trasformazione.

I principali casi in cui si ricorre a tale aspetto economico sono:

-         Valutazione delle aree edificabili quando nella zona la loro compravendita è poco frequente: la differenza fra il valore del fabbricato costruibile su una determinata area e il relativo costo di costruzione dà il valore dell'area prima dell'edificazione;

-         Valutazione di fabbricati da demolire o valore a sito e cementi: si ottiene per differenza fra il valore dell'area di recupero e dei materiali utilizzabili e le spese occorrenti per la demolizione e lo sgombero dei materiali;

-         Valutazione di fabbricati da trasformare (sopraelevazioni, adattamenti a nuove sistemazioni, miglioramenti, ecc.)

-         Valutazione di immobili prima di un miglioramento: si ottiene effettuando la differenza fra il valore dell'immobile trasformato e il costo della trasformazione

-         Valore di macchiatico o valore di trasformazione delle piante in piedi di un bosco : si ottiene per differenza fra il valore dei vari assortimenti mercantili ricavabili dalle piante e le spese necessarie per renderle mercantili.

VALORE COMPLEMENTARE- Si ricorre a tale aspetto economico quando da una bene ne viene distolta una porzione che sia difficilmente reintegrabile. Il valore complementare è il valore che assume una parte di un bene nei confronti di tutto il bene originario e si ottiene effettuando la differenza fra il valore del mercato dell'intero bene e quello della parte residua da considerare come nuova unità vendibile.

Il valore complementare  e il valore di trasformazione  risultano entrambi da una differenza, sono però distinti dal fatto che mentre il primo risulta una differenza di due valori di mercato, il secondo risulta da una differenza fra una valore di mercato e un costo.

Il valore complementare viene applicato per determinare gli indennizzi nel caso di espropriazione parziali e di servitù prediali.

TOPOGRAFIA

Spianamenti

Si definisce spianamento l'insieme delle operazioni atte a trasformare la superficie fisica di un terreno in una superficie piana (orizzontale o inclinata). Gli spianamenti possono essere progettati su terreni rappresentati sia con piani quotati che con curve di livello; è più frequente il primo caso perché la rappresentazione con curve di livello rappresenta un rilievo molto oneroso.

Il piano secondo il quale deve essere sistemata la superficie fisica del terreno è chiamato piano di progetto. La quota del piano di progetto in corrispondenza della verticale condotta da un punto qualsiasi del terreno è definita quota di progetto del punto. La differenza tra la quota di progetto del punto e la corrispondente quota del terreno è definita quota rossa del punto : se essa è positiva il piano di progetto passa, in quel punto, al di sopra del terreno (ordinata di riporto), mentre la se la quota rossa è negativa il piano passa al di sotto del terreno (ordinata di sterro). I punti del terreno che hanno la quota coincidente con quella di progetto, e cioè hanno quota rossa nulla, vengono definiti punti di passaggio. La spezzata che congiunge i punti di passaggio è definita linea di passaggio e separa la zona di scavo da quella di riporto. Il volume di terreno compreso tra il piano di progetto e la zona di scavo è definito volume di sterro; quello compreso tra il piano di progetto e la zona di riporto è detto volume di riporto.

In relazione al piano secondo il quale secondo il quale deve essere progettato uno spianamento, si possono avere i seguenti casi :

a)     piano di posizione prefissata (orizzontale o inclinato)

b)    piano di compenso tra sterro e riporto (orizzontale o inclinato)

Gli spianamenti orizzontali hanno l'inconveniente di non favorire lo scolo delle acque, e perciò vengono utilizzati quando le acque non cadono direttamente sul terreno (come nel caso dei fabbricati costruiti sulla superficie spianata). Gli spianamenti inclinati invece risolvono questo problema, e vengono utilizzati per adattare i terreni a determinate colture e per favorire lo scolo delle acque. Gli spianamenti più convenienti sono quelli in cui il volume di scavo eguaglia quello di riporto (e cioè gli spianamenti di compenso).

FORMULE PER IL CALCOLO DEI VOLUMI

La formula generale per il calcolo dei volumi dei solidi prismatici è

                          

V = So x h

Ovvero il volume di un tronco di prisma con basi oblique rispetto agli spigoli si ottiene moltiplicando l'area So della sezione normale per la distanza h tra due piani perpendicolari agli spigoli e passanti rispettivamente per i baricentri delle basi.

Nel caso di un tronco di prisma triangolare (fig.1), la distanza h tra i piani passanti per i baricentri è la media aritmetica delle lunghezze dei tre spigoli, per cui la formula precedente enunciate diviene :        

 

 


V = So x (Qa + Qb + Qc) / 3

                                                 Fig.1 : tronco di prisma triangolare                                    

                      

                             

 

 

SPIANAMENTO CON PIANO ORIZZONTALE DI SCAVO 


1)     Scelta della quota di progetto q (inferiore alla più piccola quota di terreno)

2) Calcolo della quote rosse                       sa = q - Qa

                                                              sb = q - Qb

                                                              sc = q - Qc

                                                              sd = q - Qd

                                                              se = q - Qe

3) Calcolo dei volumi di scavo                    Vs = Vs1 + Vs2 + Vs3

                                                              Vs1 = SABE x (sa + sb + sc) / 3

                                                              Vs2 = SBDE x (sb + sd + se) / 3

                                                              Vs3 = SBDC x (sb + sd + sc) / 3

SPIANAMENTO CON PIANO ORIZZONTALE DI RIPORTO

Ci si comporta come nel caso precedente, con l'unica variazione che in questa situazione q deve essere scelta in modo da essere superiore alla massima quota di terreno. Se le quote rosse hanno un valore elevato, attorno al terreno andrà sistemato un muro di sostegno per contenere la spinta della terra.

 

 

 

 

SPIANAMENTO CON PIANO ORIZZONTALE MISTO

 

 

 

 

 

 

 

 

 


                 

   

1)     Scelta di una quota rossa q compresa tra la quota di terreno minima e massima.

2)     Determinazione delle quote rosse                      ra = q - Qa

                                                                        sb = q - Qb

                                                                        sc = q - Qc

                                                                        rd = q - Qd

                                                                        se = q - Qe

3) Determinazione della posizione dei            AP1 = ra x AB / (ra +  sb )                               

    punti di passaggio                                   CP2 =  sc  x CD / (rd +  sc )

                                                                 AP4 = ra x AE / (ra +  se )

                                                                 EP3 =  se  x DE / (rd +  se )

4) Calcolo dei volumi di riporto                      Vr = Vr1 + Vr2

                                                                 Vr1 = SAP1P4 x ra / 3

                                                                 Vr2 = SDP2P3 x rd / 3

                                                                  

5) Calcolo dei volumi di scavo                        Vs = Vs1 + Vs2 + Vs3 + Vs4                                                                                                                                                                    

                                                                         + Vs5

                                                                  Vs1 = SBCE x (se + sb + sc)/3

                                                                  Vs2 = SP1P4B x sb / 3

                                                                  Vs3 = SP4EB x (sb + se) / 3

                                                                  Vs4 = SCEP3 x (sc + se) / 3

                                                                  Vs5 = SP2P3C x sc / 3

                                     

6) Differenza o eccedenza volumetrica            Ev = Vr - Vs

 

 

 

 

 

 

 

SPIANAMENTO CON PIANO ORIZZONTALE DI COMPENSO

 

                                                      

                                                             

                                                          

                                                         

                                                       

                                                          

                                                      

                                                        

                                                   

                                               

                                                      

1)     Si ipotizza una quota rossa fittizia q*, tale da essere o maggiore della massima quota di terreno o minore della minima.

2)     Calcolo delle quote rosse fittizie                 s*a = q* - Qa

                                                                  s*b = q* - Qb   

                                                                  s*c = q* - Qc

                                                                  s*d = q* - Qd

                                                                  s*e = q* - Qe

3) Calcolo dei volumi fittizi                             V*s = V*s1 + V*s2 + V*s3

                                                                  (come abbiamo già visto in  

                                                                   precedenza)

4) Determinazione di H                                  H = V*s / SABCDE

5) Determinazione della quota di compenso      qcompenso = q*s - H

6) Calcolo delle quote rosse                            ra = qcom - Qa

                                                                   rb = qcom - Qb

                                                                   sc = qcom - Qc

                                                                   rd = qcom - Qd

                                                                   se = qcom - Qe

7) Determinazione della posizione dei punti di passaggio (come già visto)

8) Calcolo dei volumi di scavo e di riporto (come già visto)

9) Eccedenza volumetrica                               Vr =  Vs 

                                                                   Ev  = 0

SPIANAMENTO CON PIANO INCLINATO DI PROGETTO

 

 Linea di max pendenza   (graduata)

                                                                 

                                                                     

                                                               

           

Sono noti la quota di un punto (qo) ,la pendenza, la direzione e la giacitura della linea di massima pendenza.

1) Calcolo delle quote di progetto                   qb = qo + p x OB

                                                                  qa = qo + p x OA

                                                                  qc = qo + p x OC

                                                                  qd = qo + p x OD

Da qui in avanti si procede come negli spianamenti con piano orizzontale.

In alcuni casi può essere data la q di un vertice : la qo quindi coincide con la q di quel punto. Un grosso vantaggio in questi casi sta nel fatto che non è necessario graduare la linea di massima pendenza, in quanto le distanze su di essa possono essere calcolate analiticamente.

SPIANAMENTO CON PIANO INCLINATO DI COMPENSO

 


Sono note la pendenza, la giacitura e la direzione della linea di massima pendenza.

1)     Si prende il punto più basso (per esempio il punto b) e gli si attribuisce una quota q fittizia inferiore a tutte le quote di terreno, in modo da avere il piano fittizio al di sotto di tutti i punti.



2)     Calcolo delle quote rosse fittizie (come già visto)

3)     Calcolo dei volumi fittizi (come già visto)

4)     Determinazione di H                                        H = V*s / SABCD

5)     Calcolo delle quote di progetto                  qa = q*a - H

                                                                        qb = q*b - H

                                                                        qc = q*c - H

                                                                        qd = q*d - H

6)     Calcolo della posizione dei punti di passaggio (come già visto)

7)     Calcolo dei volumi di scavo e di riporto (come già viso)

8)     Eccedenza volumetrica                                     Vr =  Vs

Un edificio, per essere funzionale, ha bisogno di essere allacciato alle strutture di rete. Vediamo in particolare gli impianti riguardanti l'utilizzo dell'acqua, ovvero quelli d'acquedotto e quelli di fognatura.

COSTRUZIONI

 

Strutture di rete : impianti d'acquedotto e di fognatura

Per impianto di acquedotto si intende il sistema di opere idrauliche preposto per l'approvvigionamento e la distribuzione idrica nei centri abitati. Nella generalità dei casi un impianto di acquedotto si compone delle seguenti parti essenziali :

a)     opera di presa (O.P.)

b)    condotta adduttrice

c)     serbatoi di compenso o

    torre piezometriche (S.C.)

d)    rete di distribuzione cittadina

                                                                                                                 

L'operazione preliminare per lo studio di un impianto di acquedotto riguarda il calcolo del fabbisogno idrico del centro abitato ed il reperimento della sorgente adatta a fornire la portata richiesta. Per un centro abitato                                         

relativamente piccolo il fabbisogno

idrico può essere calcolato tramite l'utilizzo della tabella a fianco;

per centri abitati medi egrossi è meglio riferirsi a dati statistici rilevati in centri aventi caratteristiche omogenee per numero di abitanti e per insediamenti industriali. La caratteristica fondamentale di un'acqua sorgiva destinata

al consumo in un centro abitato è di essere potabile, e cioè deve soddisfare determinati requisiti fisici, chimici e batteriologici; per esempio deve essere trasparente, inodore, di gusto gradevole, ad una temperatura                                                                                                                    compresa tra gli 8°C ed i 15°C e non deve contenere sostanze nocive.

SORGENTI E OPERE DI PRESA

Sono così chiamate le opere necessarie per captare le acque delle sorgenti e per immetterle nelle condotte adduttrici. Dipendentemente dalle condizioni stratigrafiche del terreno si possono avere due tipi di sorgenti :

a)     sorgenti di affioramento, allorquando uno strato impermeabile sul quale scorre l'acqua affiora in superficie

b)    sorgenti d'emergenza, allorquando l'acqua scorre in pressione tra due stati impermeabili, per cui, se la piezometrica è sopra la superficie del terreno, l'acqua della falda freatica può salire in superficie attraverso fessure naturali del terreno o pozzi detti comunemente pozzi artesiani

Approssimativamente la portata di una sorgente può essere ottenuta moltiplicando la portata minima Q rilevata in un anno per il rapporto tra la precipitazione minima Hm in mm d'acqua storicamente riconosciuta nella zona e la precipitazione minima H riscontrata nello stesso anno, e cioè

Qm = Q x Hm / H

Un'opera di presa invece deve rispondere a determinati requisiti fondamentali: l'acqua deve essere captata in corrispondenza dell' affioramento della roccia e del terreno compatto al di sotto dello strato superficiale del terreno; l'opera di presa deve essere protetta adeguatamente mediante recinzioni dall'avvicinamento di animali o persone, per evitare ogni possibilità d'inquinamento. In ogni caso l'acqua dovrà essere filtrata continuamente controllata nei suoi requisiti di potabilità.

CONDOTTE ADDUTTRICI 

Gli elementi caratteristici di una condotta sono: il materiale di cui è formata, il diametro interno, lo spessore che deve essere sufficiente a sopportare la pressione massima ed il tipo di giunzione. Per quanto riguarda il materiale le condotte possono essere :

a)     in ghisa (ottima resistenza alle azioni corrosive dei terreni ma elevato 

    peso)

b)    in acciaio

c)     in cementizie

d)    in materiale plastico (molto leggeri ma soffrono il calore; non esistono ancora dati sicuri sulla durata nel tempo)

Il dimensionamento della condotta adduttrice deve essere basato sulla portata media in m3/s distribuita nella giornata di massimo consumo.

SERBATOI DI COMPENSO

Come mostra lo schema generale di un impianto di acquedotto (fig.1), i serbatoi di compenso (fig.5) si trovano a monte o anche a valle della rete di distribuzione del centro abitato, in posizione elevata rispetto a questo. Il serbatoio a monte è alimentato direttamente dalla condotta adduttrice proveniente dall'opera di presa; dal serbatoio di compenso parte un'altra condotta che alimenta la rete di distribuzione cittadina, a valle della quale è opportuno prevedere un secondo serbatoio di compenso al fine di tenere la piezometrica più elevata sul centro abitato. Un serbatoio di compenso ha il compito di costituire una riserva temporanea d'emergenza nel caso si verificassero guasti o interruzioni nella condotta adduttrice e di compensare le differenze tra la portata della condotta adduttrice e quella richiesta dall'utenza. La capacità di un serbatoio di compenso viene di solito fissata intorno al 25 - 30 % del consumo giornaliero, medio annuo, e deve contenere, soprattutto nei piccoli impianti, una riserva adeguata a fronteggiare situazioni eccezionali, come per esempio un incendio della durata di quattro o cinque ore. I serbatoi, tra le altre cose:

a)     devono essere costruiti con materiali non deteriorabili

b)    devono essere coperti e perfettamente protetti contro eventuali inquinamenti

c)     devono essere isolati termicamente

d)     devono essere studiati in modo che l'acqua sia sempre in circolazione

e)      devono essere muniti di una camera di manovra

f)      l'interno deve essere accessibile

I serbatoi preferibilmente sono interrati perché danno maggiori garanzie contro l'inquinamento e non risentono delle variazioni di temperatura esterne. Spesso la condotta adduttrice è separata da una torre piezometrica (fig.6), ovvero un serbatoio sopraelevato di capacità limitatissima avente l'esclusiva funzione di rendere costante la piezometrica per la condotta adduttrice e minori le variazioni di pressione nella rete di distribuzione, a valle della quale è sempre opportuno disporre un vero e proprio serbatoio di compenso.

SCHEMI GENERALI DI IMPIANTI D'ACQUEDOTTO

E necessario precisare che per piezometrica successivamente elevata si intende quella che è almeno di 10 - 15 m più alta della quota corrente dei tetti delle case. In linea generale, se il centro abitato è piccolo è sufficiente anche un solo serbatoio.

     

RETI DI DISTRIBUZIONE CITTADINA

In linea generale gli schemi generali più utilizzati sono :

a)     rete a ramificazione, costituita da una condotta principale, che segue l'arteria principale del centro abitato, da cui si ramificano le diramazioni ai quartieri ed agli isolati con diametri via via decrescenti. E' il più economico ma se si guasta in un punto si arresta tutta la distribuzione a valle; inoltre le estremità cieche dei rami costituiscono punti di ristagno per eliminare i quali si dovrebbe ricorrere a fontanelle con conseguente perdita d'acqua (fig.8). 

b)    Rete a maglie, allorquando la condotta principale circoscrive ad anello il centro abitato e da essa si dipartono le cosiddette condotte distributrici che, intersecandosi, costituiscono una vera e propria maglia

DIRITTO

BENI PUBBLICI

La categoria di bene pubblico viene intesa come comprendente tutti i beni appartenenti allo Stato o ad altri Enti pubblici e destinati alla soddisfazione di interessi pubblici.
A tale categoria corrisponde una normativa unitaria di carattere generale, nell'ambito poi di tale grande categoria vanno distinte le singole specie di beni, ciascuna delle quali presenta particolari caratteristiche ed ha una precisa regolamentazione giuridica.
Gli articoli della Costituzione Italiana che si occupano dei "beni pubblici" sono due: l'art. 42 e l'art.119.
Il primo afferma che "la proprietà è pubblica o privata" e che " i beni economici appartengono allo Stato, ad Enti o a privati"; il secondo, all'ultimo comma, afferma che "la Regione ha un proprio demanio e patrimonio, secondo le modalità stabilite con legge della Repubblica".
Il codice civile, al capo II del titolo primo del libro della proprietà, intestato "Dei beni appartenenti allo Stato, agli Enti pubblici e agli Enti ecclesiastici" (art. 822-831 c.c.) raggruppa tutti i beni dello Stato e degli Enti pubblici nella categoria del demanio e del patrimonio, distinguendo quest'ultimo in disponibile e indisponibile.
Dall'esame delle norme in materia, emanate in Italia nel corso del '900, si rileva la mancanza in esse di una piena identità di terminologia. Anche la giurisprudenza (le sentenze dei giudici) , sia ordinaria che amministrativa, non si è occupata di definire con precisione i concetti di demanio e patrimonio, limitandosi ad attenersi alle statuizioni del codice civile e delle altre norme.

Sotto il profilo giuridico i beni pubblici si classificano in:

·           Beni demaniali (o beni del demanio pubblico)

·           Beni patrimoniali (o del demanio privato)

I beni demaniali sono inalienabili e imprescrittibili (non possono cioè essere oggetto di compravendita, e non sono soggetti ad usucapione). Si distinguono a loro volta in demanio necessario , costituito da quei beni che possono appartenere solo allo Stato, in quanto idonei al soddisfacimento diretto di un bisogno pubblico (comprende il demanio marittimo, cioè spiagge, porti, lido del mare, ecc., il demanio idrico, cioè fiumi, torrenti, laghi, ecc., e il demanio militare, cioè le opere destinate alla difesa nazionale); e in demanio accidentale, formato da beni capaci di soddisfare interessi pubblici e interessi privati, ma che diventano demaniali se appartengono allo Stato o ad enti pubblici (strade, autostrade, ferrovie, aeroporti, immobili riconosciuti di interesse storico, archeologico e artistico a norma delle leggi in materia, musei, pinacoteche, archivi, biblioteche).
 I beni patrimoniali sono invece posseduti dallo Stato e dagli enti pubblici a titolo di proprietà privata, e sono soggetti pertanto alle norme del diritto privato. Si distinguono in beni disponibili e beni indisponibili. I beni indisponibili possono essere venduti o sottratti al loro impiego soltanto osservando le norme specifiche di legge (foreste,miniere, beni archeologici, ecc.). I beni disponibili possono essere liberamente venduti, qualora gli enti pubblicalo ritengano opportuno tramite aste o trattative private,in passato.Allo stato attuale il Demanio sta procedendo ad un programma di dismissioni articolato in vari stadi che prevede la ricognizione dei beni per il loro conferimento ad una società La SCIP che gestirà la eventuale dismissione di terreni di patrimonio disponibile liberi, caserme ed altro. 

Nell'ambito delle strade si parte dalla distinzione fonda­mentale tra strade private e strade pubbliche.

Le strade private appartengono a private e sono soggette alla disciplina prevista dal Codice Civile, per cui il proprie­tario può vietarne l'uso ad altri e impedirne l'accesso anche con opere visibili e permanenti. Dal punto di vista giuridico tali strade non .sono ,diverse dai fondi; di cui fanno parte.

Le strade pubbliche sono, quelle:appartenenti allo Stato o ad altro ente pubblico, come le, Regioni, le Province, i Comuni. Nel parlare dei beni demaniali si è detto che l'art. 822, capoverso Codice Civile comprende le strade pubbli­che nel demanio accidentale, costituito da beni che possono appartenere anche a privati, ma che acquistano carattere demaniale solo se appartengono ad enti pubblici territoria­li. Soltanto le strade militari, essendo opere destinate alla difesa nazionale, sono comprese nel demanio necessario dello Stato.

Accanto alle strade private e pubbliche si collocano le strade vicinali, le quali sono di proprietà privata ed hanno la caratteristica di essere soggette a servitù di pubblico transito.

Le strade pubbliche e loro classificazione

Il legislatore italiano subito dopo l'Unità si pose il problema della classificazione delle strade pubbliche e lo risolse con la legge 20/3/1865 n. 2248 alI. F. Tale classificazione sostanzialmente è rimasta in vigore fino all'emanazione della legge 12/2/1958 n. 126, a cui sono state portate modifiche dalla legge 9/4/1971 n. 167. La legge 16/5/1970 n. 281 ha introdotto la categoria delle strade regionali.

Sulla base delle leggi richiamate le strade pubbliche si distinguono in cinque classi: statali, regionali, provinciali, comunali, vicinali e militari.

Sono statali (art. 2 legge 126) le strade che:

a) costituiscono le grandi direttrici del traffico naziona­le

b) congiungono la rete viabile principale dello Stato con quella degli Stati confinanti;

c) congiungono i capoluoghi di provincia;

d) costituiscono diretti e importanti collegamenti tra strade statali;

e) allacciano alla rete delle strade statali i porti maritti­mi, esclusi quelli della quarta categoria della classe secon­da, o aeroporti, nonché centri di particolare importanza industriale, turistica e climatica;

t) servono traffici interprovinciali o presentano parti­colare interesse per l'economia di vaste zone del territorio nazionale.

Sono regionali le strade di interesse regionale costruite su iniziativa delle Regioni o trasferite alle medesime da parte dello Stato (legge n. 281 del 1970 e D.P .R. n. 616 del 1977). Va ricordato che alle Regioni a statuto ordinario la Costituzione (artt. 117 e 118) ha attribuito le" funzioni legislative e amministrative in materia di viabilità di interesse regionale.

Sono provinciali (art. 4 legge n. 126) le strade che: a) allacciano al capoluogo di provincia i capoluoghi dei singoli Comuni della rispettiva provincia o più capoluoghi di Comuni tra loro;

b) allacciano alla rete statale e provinciale i capoluoghi di Comuni particolarmente importanti per popolazione o perché sede di notevoli industrie o perché centri di intensa attività commerciale o perché centri climatici o turistici di notevole importanza;

c) allacciano capoluoghi di provincia o di Comune

importanti ai più vicini aeroporti, stazioni ferroviarie, porti marittimi, lacuali, fluviali;

d) costituiscono diretti e importanti collegamenti tra strade provinciali o sono riconosciute necessarie per la valorizzazione di importanti attività agricole.

Sono strade comunali (art. 7) quelle che non sono comprese tra le statali, le provinciali e le regionali e che: a) congiungono il maggior centro del Comune con le sue frazioni, con la prossima stazione ferroviaria, tramvia­ria o automobilistica, con un aeroporto o un porto marittimo, lacuale o fluviale, ovvero con le località che sono sede di essenziali servizi interessanti la collettività comunale;

b) congiungono le frazioni del Comune tra loro;

c) le strade all'interno degli abitati, eccettuati i tratti di

strade statali o provinciali con popolazione non superiore a 20.000 abitanti.

Le strade vicinali, come già si è detto, sono di proprietà privata e sono sottoposte ad uso pubblico. Sono tuttavia equiparate alle strade pubbliche per quanto riguarda la disciplina delle distanze relative alle costruzioni, la possibi­lità della costituzione della servitù coattiva di passaggio e la tutela della circolazione stradale. Di solito il Comune interviene nella costruzione e nella manutenzione delle strade vicinali. Gli elenchi di strade vicina li hanno carattere interno e non hanno alcuna efficacia probatoria.

 Le strade militari sono una categoria 'a sé stante e soddisfano a precise necessità della difesa nazionale; sulle stesse possono gravare servitù di uso pubblico.

Per quanto riguarda. Il procedimento::amministrativo per la classificazione delle:strade pubbliche va precisato che per le strade statali è.'richiesto il decreto del Ministro dei .Lavori Pubblici; per .quelle -regionali -un "decreto della Regione o un provvedimento statale di passaggio alle stesse Regioni; per quelle provinciali un decreto regionale; per quelle comunali una delibera del Consiglio comunale; per quelle militari un decreto del Ministro della Difesa.

Le strade pubbliche vanno inserite poi in appositi elenchi, che hanno efficacia meramente ricognitiva e non costitutiva della demanialità.

L'ANAS (Azienda Nazionale Autonoma delle Strade) è l'organo attraverso il quale lo Stato opera in materia di strade pubbliche. È un'azienda autonoma presieduta dal Ministro dei Lavori Pubblici con una propria Direzione Generale e un Consiglio di Amministrazione.

L'Azienda è stata riordinata con la legge 7/2/1961, n. 59 e svolge le seguenti funzioni:

a) gestisce le strade statali e provvede alla loro manutenzione

b) predispone i programmi di sviluppo e di miglioramento delle strade statali e delle autostrade attuandoli mediante lavori di costruzione diretta o mediante concessione;

c) vigila sugli anzidetti lavori e controlla la gestione delle autostrade il cui servizio. sia stato. dato. In

 concessione;

d) forma e tiene aggiornato. l'elenco delle strade e autostrade statali;

 e) cura l'applicazione delle leggi sulla tutela del patrimonio stradale dello Stato

EDUCAZIONE FISICA

L'apparato respiratorio è formato dalla trachea, dai due bronchi, che da essa si dipartono, e da due polmoni. Gli organi a livello dei quali avvengono i processi di scambio dei gas respiratori, ossigeno e anidride carbonica, sono i polmoni; gli altri organi dell'apparato rappresentano vie di conduzione dei flussi di aria in entrata e in uscita. In tal senso, si possono comprendere nell'apparato respiratorio anche le vie nasali, la cavità boccale, la faringe e la laringe, che rappresentano le prime vie di ingresso e di uscita dell'aria. L'ingresso dell'aria nella trachea è regolato dall'epiglottide, un lembo di tessuto cartilagineo che al momento della deglutizione chiude la laringe e impedisce a particelle di cibo o di saliva di ostruire le vie respiratorie. Come in tutti i vertebrati, nell'uomo i polmoni sono racchiusi nel torace, sostenuto dalle coste e dotato di una base a cupola formata dal diaframma. Le coste sono inclinate verso il basso e in avanti e, quando vengono sollevate per azione dei muscoli intercostali, il volume del torace aumenta. Il volume toracico viene accresciuto anche dalla contrazione verso il basso dei muscoli del diaframma.

I polmoni hanno una forma grossolanamente piramidale, che si adatta alla forma del torace. Non sono perfettamente simmetrici: il polmone destro è formato da tre lobi, mentre il sinistro è formato da due lobi e, vicino al margine mediano della base, presenta l'incisura cardiaca nella quale è collocato il cuore. Sul lato mediano di ciascun polmone si trova il peduncolo polmonare, formato dai bronchi, dalle arterie e dalle vene polmonari. Quando penetra all'interno del polmone, il bronco si suddivide ripetutamente fino a terminare nel lobulo, l'unità strutturale e funzionale polmonare. Le arterie e le vene polmonari che accompagnano il bronco si dividono anch'esse negli stessi punti; le arteriole e le venule dei lobuli sono collegate attraverso un denso reticolo di capillari posti sulle pareti delle cellule polmonari. Anche i nervi del plesso polmonare e i vasi linfatici sono distribuiti nello stesso modo. All'interno del lobulo, il bronchiolo si divide nei bronchioli terminali, ognuno dei quali sbocca in due o più bronchioli respiratori. A sua volta, ciascuno dei bronchioli respiratori si apre su alcuni sacchi alveolari, le pareti dei quali presentano rigonfiamenti verso l'esterno che costituiscono i numerosi alveoli (cellule aeree) del lobulo.

         FISIOLOGIA  
Il processo respiratorio avviene a livello degli alveoli polmonari, minute strutture tondeggianti dotate di una parete estremamente sottile e che, riccamente vascolarizzate, permettono la diffusione dell'ossigeno dall'aria atmosferica al sangue e dell'anidride carbonica in senso inverso. L'aria si sposta dall'interno verso l'esterno del corpo, e viceversa, grazie ai movimenti di espansione e di contrazione della gabbia toracica. Si parla di inspirazione dell'aria quando questa entra, attraverso le vie nasali, nell'apparato respiratorio. Ciò avviene quando il diaframma, una struttura muscolare a forma di cupola situata sotto i polmoni, si abbassa; di conseguenza, si determina una diminuzione della pressione all'interno dei polmoni, i quali tendono a espandersi e, dunque, richiamano aria dall'esterno. Quando, invece, il diaframma si rilassa, riprende la sua forma, determinando una riduzione dello spazio disponibile per i polmoni; di conseguenza, questi si comprimono e causano la fuoriuscita dell'aria. Tale fenomeno prende il nome di espirazione. Nell'espirazione, insieme all'anidride carbonica viene eliminata anche una piccola quantità d'acqua, sotto forma di vapore.

Volume corrente, volume di riserva, capacità vitale  
All'interno del torace, i polmoni sono mantenuti vicini alla parete del torace dalla pressione atmosferica. Quando il torace aumenta di volume, anche i polmoni si espandono riempiendosi dell'aria inspirata attraverso le vie aeree. Il rilassamento dei muscoli che provocano l'espansione del torace permette ai gruppi muscolari opposti di riportare il torace in posizione contratta, spingendo l'aria fuori dai polmoni. In genere, a ogni respiro entrano ed escono dai polmoni fino a 500 cc di aria, il cosiddetto volume corrente. Circa 3000 cc di altra aria (volume di riserva inspiratoria) possono essere inspirati attraverso un'inspirazione forzata e poi espirati, mentre altri 1000 cc (volume di riserva espiratoria) possono essere espulsi con un'espirazione forzata. La somma di queste tre quantità dà la capacità vitale. Nei polmoni restano sempre circa 1200 cc di aria che non possono essere espirati (volume residuo o alveolare).

Regolazione del processo respiratorio

 La regolazione dei movimenti respiratori è involontaria, cioè sotto il controllo del sistema nervoso autonomo, e avviene a livello di centri respiratori presenti nel ponte di Varolio e nel midollo allungato (vedi Cervello). Vi sono due centri respiratori bulbari contenenti neuroni che stimolano l'espirazione e inibiscono l'inspirazione, e altri che agiscono in modo opposto; il centro apneustico e il centro pneumotassico hanno invece la funzione di conferire una corretta cadenza al ritmo respiratorio, in risposta alle necessità dell'organismo. Infatti, nella regolazione di tale ritmo intervengono diversi fattori, quali la concentrazione dell'ossigeno e dell'anidride carbonica nel sangue, fattori meccanici di distensione dei polmoni, la temperatura, stati emotivi particolari, lo svolgimento di un'attività fisica. In particolari condizioni, il ritmo respiratorio può avere un controllo di tipo volontario: ciò rende possibile l'esecuzione di inspirazioni e di espirazioni forzate. I centri respiratori sono coinvolti anche nei processi omeostatici di compensazione delle acidosi e delle alcalosi.

MALATTIE DELL'APPARATO RESPIRATORIO  
L'efficienza dell'apparato respiratorio viene compromessa quando si instaura la patologia nota come insufficienza respiratoria, che ha come tipici sintomi la cianosi, ossia il colorito della pelle tendente al bianco-ceruleo, e la dispnea, cioè l'alterazione del ritmo respiratorio. L'insufficienza può essere correlata a svariate altre patologie, come asma, bronchite, avvelenamenti, tubercolosi, enfisema, miastenia, difterite e alcune forme di cancro. La terapia deve tenere conto della causa che ha scatenato lo stato di insufficienza; nei casi più gravi, è necessario intervenire con tecniche di rianimazione, fornendo al paziente un adeguato apporto di ossigeno e l'eventuale supporto della respirazione artificiale.









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