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La sicurezza elettrica in condizioni ambientali speciali.

elettrotecnica




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La sicurezza elettrica in condizioni ambientali speciali.


Il tema sicurezza è molto importante da tenere in considerazione durante la progettazione degli impianti,tutt'al più in quei posti dove abbiamo particolari realtà ambientali.

Definiamo quindi la sicurezza,come la possibilità che non si verifichi un evento sfavorevole entro un periodo di tempo t (tempo di esposizione al rischio).

Questo perché,realisticamente parlando è possibile che si verifichi un guasto che causi danni ingenti non solo alle cosa,ma soprattutto alle persone che vi operano in questi determinati ambienti.

I fattori di rischio,ovvero il valore da attribuire alla probabilità che si verifichi un inconveniente che minacci la sicurezza delle persone e/o delle cose,assumono valori diversi in base all'ambiente da progettare.

Sistemi elettrici a bassissima tensione di sicurezza.

la realizzazione,richiede l'uso combinatorio delle protezioni dai contatti diretti e indiretti alle seguenti condizioni:

a.     La tensione nominale non deve superare i 50 v in alternata e 120 v in continua;




b.     L'alimentazione deve avvenire attraverso una sorgente di sicurezza;

c.      I circuiti SELV e PELV devono essere distinti dal resto del circuito;

d.     Devono rispettare gli altri punti della norma.

Al punto b abbiamo menzionato le sorgenti di sicurezza,che non sono altro 151d37b che trasformatori di sicurezza,generatori a doppio isolamento, che non permettono ad un eventuale guasto verificatosi al primario di riversarsi al secondario e quindi sul circuito stesso; ma lo schermo presente fra primario e secondario sarà messo a terra,su un conduttore diverso da quello del circuito per evitare che il guasto si riversi sul conduttore di protezione stesso.

La separazione delle parti attive dei circuiti SELV/PELV deve avvenire attraverso appositi separatori isolanti,messi a terra.

In sostanza i sistemi SELV/PELV non sono altro che circuiti ben identificati che hanno l'obbligo di mantenersi ad una bassissima tensione di sicurezza,con la separazione elettrica,solo che nel secondo caso non è esclusa la messa a terra,praticamente assente nel primo caso.


Anche se durante la progettazione,la messa in sicurezza non è tale da garantire rischio zero,avremo la classificazione dei vari ambienti a maggior rischio elettrico:

Locali bagni- docce - piscine:

i maggiori rischi sono legati alla ridotta resistenza che si ottiene quando il corpo viene a contatto con l'acqua,provocando una maggiore difficoltà nello staccarsi fisicamente dal contatto. I danni possono anche essere causati da getti di acqua che arrivano su delle parti in tensione. Diremo quindi che la possibilità che si verifichino danni (K) è maggiore,in quanto i danni creati dalla circolazione di corrente su un corpo bagnato produce effetti fisiopatologici più gravi rispetto al contatto in un ambiente ordinario.

La norma CEI 64/8 definisce alcune zone convenzionali di pericolo rappresentati in figura,con le relative distanze dei punti di pericolo.

A parte la zona 0 in cui è vietato installare componenti,nelle altre zone (1-2-3) si devono rispettare i gradi minimi di protezione contro la penetrazione dei liquidi.

Per quanto riguarda istallare condutture elettriche devono essere di tipo unipolari senza rivestimento metallico,nella zona 0 non sono ammesse;nelle zone 1-2 sono ammesse solo condutture per l'alimentazione degli apparecchi utilizzatori e al massimo aggiungendo anche la zona 3 è possibile istallare piccoli tratti di cavi in vista ammissibili solo per collegare apparecchi utilizzatori oppure appartenenti ai sistemi SELV.

L'istallazione dei dispositivi di protezione,come anche i corpi illuminanti  scalda acqua ecc.avremo:

v      Zona 0: vietata l'istallazione di dispositivi,apparecchi illuminanti e utilizzatori;

v      Zona 1:istallazione esclusiva di dispositivi di protezione dei circuiti SELV a tensione nominale di 12v con sorgente di sicurezza oltre la zona 3,mentre ad esempio lo scalda acqua elettrico è l'unico installabile;

v      Zona 2: si possono installare dispositivi inferiori o uguali ai 30mA,apparecchi di illuminazione e riscaldamento di classe 1( senza doppio isolamento);

v      Zona 3 gode di maggiori libertà in tema di sicurezza,protezione con dispositivi non superiore ai 30 mA.

La stessa norma prescrive,oltre alle normali misure previste per i luoghi ordinarie,un collegamento equipotenziale supplementare a cui collegare tutte le masse estranee con i conduttori di protezione. È  prevista anche la protezione dai contatti indiretti attraverso la realizzazione dei circuiti SELV e PELV.

Parlando delle norme da rispettare in piscina,possiamo dire che i rischi da valutare riguardano l'alta conducibilità dell'acqua,e quindi qualsiasi danno possa verificarsi su qualche apparecchiatura immersa il rischio di morte per le persone e danneggiamento delle cose sarebbe elevato.

La progettazione terrà conto della designazione delle zone a rischio (zona 0-1-2-3), ma soprattutto sarà necessario realizzare un collegamento equipotenziale supplementare per evitare che le masse estranee a diversa tensione possono essere toccate e causare danni. È prevista anche la realizzazione dei circuiti SELV e PELV,solamente chele tensioni devono essere dimezzati rispetto ai locali bagni-docce.

Il grado di protezione delle apparecchiature sarà scelto il più appropriato per l'immersione degli stessi.

Le condutture elettriche( con incasso maggiore di 5 cm)saranno rese le più indispensabili nelle zone a maggior rischio,0-1-2; le sorgenti di sicurezza dei circuiti SELV/PELV e le condutture a vista saranno inseriti nella zona 3.

I quadri generali e di comando degli impianti in piscina saranno posti in quei posto non accessibili al pubblico,e con un involucro a doppio isolamento e apribile attraverso una chiave o dispositivo di disalimentazione. Gli interruttori usati per la protezione saranno scelti con una In ≤ a 30 mA.

Luoghi conduttori stretti: sono quei luoghi progettati affinché ci sia una protezione dai conduttori,evitando l'urto con parti del corpo,se pur involontario.


Locali ad uso medico:

si definisce locale ad uso medico il locale destinato a scopi diagnostici,terapeutici e chirurgici inclusi i trattamenti estetici, nei quali si svolge l'uso di apparecchiature medicali destinati alla diagnosi e trattamento o sorveglianza del paziente.

I rischi che possono verificarsi in questi luoghi riguardano la chiusura  delle correnti dovute al cateterismo cardiaco;

Minore resistenza elettrica verso terra

Cattivo stato di salute del paziente che lo renderà sicuramente vulnerabile alle correnti circolanti;

Maggior tempo di contatto tra paziente e apparecchiatura;

Contatti diretti e indiretti che posso avvenire anche al personale;

Differenza di potenziale che si può verificare tra un punto e la messa a terra quando vi sono eccessive cadute di tensione sul polo equipotenziale.

Tuttavia,in base all'utilizzazione del locale nei casi specifici avremo:

Locali di gruppo 0:

sono quei locali a minor rischio rispetto agli altri,tuttavia non vengono utilizzati apparecchiature elettromedicali con parti applicate (sale massaggi,ambulatori medici).



Locali di gruppo 1:


sono quei locali dove vengono usati apparecchi elettromedicali poco invasivi ma comunque  mai a livello cardiaco; vedi sale parto,sale degenze,radiologie,sale fisioterapeutiche.


Locali di gruppo 2:

sono ,per esclusione,i locali con maggior rischio per il paziente: ovvero vengono utilizzate tutte le apparecchiature necessarie come elettrobisturi ecc. si parla quindi di sale anestetiche,operatorie.

Classifichiamo le apparecchiature elettromedicali:

I. Tipo B: adatto al diretto contatto col paziente in quanto produce piccolissime correnti di dispersione ;

II. Tipo BF: maggiore protezione rispetto al tipo B,avente la parte di contatto isolata da terra.

III. Tipo CF:avente la massima misura di sicurezza,per applicazione diretta al cuore del paziente.

I metodi di protezione devono essere opportunamente integrati fra loro per rendere il più efficace possibile la loro funzione:

Garantire protezione dai contatti diretti e indiretti;

Garantire l'equipotenzialità delle masse;

Garantire la continuità dell'alimentazione;

Garantire la protezione dai pericoli di esplosione.


Nei locali ad uso medico il tipo distribuzione dell'energia diviene importante in quanto sono ammessi tutti i tipi di trasmissione (TT-TN-IT) tranne che per il sistema TN-C,no ammesso dalla norma CEI.

Il sistema IT di tipo "ad uso medico" diventa un sistema IT-M: in sostanza avremo un circuito alimentato con un trasformatore d'isolamento controllato da un dispositivo che gestirà l'allarme ottico- acustico nel caso cedi l'isolamento partendo da un valore di soglia di 50 kW ,apparecchio che non dovrà essere disinseribile.

L'impianto di terra sarà realizzato con una barra metallica o di rame a cui affluiranno tutti i conduttori di terra,con sezione non inferiore ai 6mmq in rame. Per quanto riguarda la tensione dei circuiti SELV /PELV si dimezzerà,come per i locali bagni docce.

La continuità nei locali ad uso medico diviene un problema di particolare necessità in quanto non è ammissibile perdere una serie di dati durante una visita di un paziente, a causa dell'interruzione dell'alimentazione,oppure si ferma il respiratore durante un intervento chirurgico ecc. quindi fattori che riguardano la vita stessa del paziente,e che la norma CEI ha considerato quando ha designato i tempi di commutazione degli apparecchi di continuità:

*      Commutazione ≤ 0.5 s: interruzione brevissima;

*      Commutazione  ≤ 15 s: interruzione media;

*      Commutazione  > 15 s: interruzione lunga.

Ovviamente non tutti gli organi elettrici saranno messi sotto continuità,ma solo quelli strettamente necessari.

Visto che nei locali ad uso medico molte volte vengono immagazzinate sostanze infiammabili,si valuterà la possibilità di innesco di incendio attraverso archi elettrici,ed esplosioni causate da fenomeni termici.


v      Locali a maggior rischio d'incendio:

Sono definiti a maggior rischio in caso d'incendio tutti quegli ambienti che, a differenza di quelli ordinari, presentano nei confronti dell'incendio un rischio maggiore. Il rischio può essere inteso come il prodotto della probabilità che si verifichi l'incendio per la presunta entità del danno a cose persone o animali. Il rischio può, infatti, essere identico se con probabilità elevate che si sviluppi un incendio i danni sono modesti oppure se con probabilità minime di sviluppo d'incendio i danni possono essere rilevanti. ( ad esempio : un locale di pubblico spettacolo il rischio d'incendio è limitato ma la notevole presenza di persone rende elevata l'entità del danno in perdita di vite umane; un deposito di combustibili senza presenza di persone ma con un elevato carico d'incendio è ugualmente da considerare un luogo a maggior rischio in caso d'incendio). Per questo motivo si parla di luoghi a maggior rischio in caso d'incendio (e non di luoghi a maggior rischio d'incendio) come di un luogo in cui il rischio d'incendio è rilevante indipendentemente dalla più o meno elevata probabilità che un incendio possa svilupparsi. Individuare gli ambienti a maggior rischio in caso d'incendio non è più compito del progettista dell'impianto elettrico, ma del proprietario dell'impianto che nei casi più complessi può avvalersi di esperti (anche lo stesso progettista) e del parere dei Vigili del Fuoco.

Indicativamente si possono considerare i seguenti elementi :

-    densità di affollamento ;

-     massimo affollamento ipotizzabile ;

-     capacità di deflusso o di sfollamento ;

-     entità del danno per animali e/o  cose ; 

-     comportamento al fuoco delle strutture dell'edificio ;

-     presenza di materiali combustibili ;

-     tipo di utilizzazione dell'ambiente ;

-     situazione organizzativa per quanto riguarda la protezione antincendio (adeguati mezzi di segnalazione ed estinzione incendi, piano di emergenza e sfollamento, addestramento del personale, distanza dal più vicino distaccamento del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, esistenza di Vigili del fuoco aziendali ecc...).

Le norme descrivono tre tipologie di luoghi rispettivamente:



Luoghi di tipo 02 -  Luoghi con elevata densità di affollamento o con elevato tempo di sfollamento in caso d'incendio o per l'elevato danno ad animali e  cose. La probabilità che si sviluppi un incendio è bassa ma elevato potrebbe essere l'entità del danno.

Luoghi di tipo 03  - Ambienti con strutture portanti combustibili, come ad esempio edifici con strutture portanti in legno dove la  probabilità che si sviluppi un incendio è alta.

Luoghi di tipo 04 - Luoghi con presenza di materiale infiammabile o combustibile in lavorazione, convogliamento, manipolazione o deposito, quando la classe del compartimento antincendio è uguale o superiore a 30. Il numero indicativo della classe, secondo l'art. 3 della circolare n. 91 del 14/09/61 del Mistero degli Interni, esprime sia il carico d'incendio virtuale in kg/m2 di legna standard sia, in minuti primi, la durata minima di resistenza al fuoco da richiedere alla struttura o all'elemento costruttivo in esame. Per semplicità, a favore della sicurezza, si può considerare di classe 30 un comparto che contiene più di 15 kg/m2 di materiale combustibile standard.

Se un luogo appartiene a più di una delle tipologie su menzionate l'impianto elettrico deve avere le caratteristiche richieste per ciascun tipo. Ad esempio gli impianti in un luogo a maggior rischio in caso d'incendio per elevata densità di affollamento (tipo 02) che contenesse elevate quantità di combustibile con una classe del compartimento uguale o maggiore di trenta (tipo 04) devono possedere i requisiti relativi sia al tipo 02 sia al tipo 04.

Prescrizioni generali per tutti gli impianti elettrici nei luoghi a maggior rischio in caso d'incendio

Indipendentemente dalla tipologia di appartenenza (02, 03 o 04) la norma indica una serie di prescrizioni da osservare per i luoghi a maggior rischio in caso d'incendio.

5.1  Componenti

Negli ambienti a maggior rischio in caso d'incendio si possono installare solo i componenti elettrici strettamente necessari, ad eccezione delle condutture che possono anche transitare nell'ambiente; il combustibile costituente gli impianti deve, infatti, essere limitato allo stretto necessario per rendere minima la possibilità di innesco e propagazione dell'incendio e quello presente deve possedere idonee caratteristiche di reazione al fuoco.

Inoltre tutti i componenti  utilizzati, in funzionamento sia ordinario sia durante un guasto dell'impianto, devono aver superato le prove di comportamento relativamente al pericolo d'innesco e propagazione degli incendi, previste dalle specifiche norme CEI ;

Nelle vie d'uscita non si devono installare apparecchi elettrici contenenti liquidi infiammabili (il divieto non riguarda i condensatori ausiliari  incorporati negli apparecchi). Devono essere ridotte al minimo le superfici riscaldanti oppure devono essere tenute a debita distanza dagli oggetti illuminati se sono costruiti con materiale combustibile. In particolare  le lampade ad alogeni o simili devono essere dotate di schermo di sicurezza onde evitare, in caso di rottura delle lampade, la proiezione di materiale incandescente che potrebbe innescare l'incendio. Devono essere installate, secondo le istruzioni del costruttore. I circuiti in corrente alternata installati  entro involucri di materiale ferromagnetico (ad esempio tubi di ferro) devono essere disposti in modo che i conduttori di fase e l'eventuale neutro siano tutti contenuti all'interno dello stesso involucro onde evitare pericolosi riscaldamenti dovuti ad effetti induttivi. I dispositivi di manovra controllo e protezione devono essere installati in luoghi inaccessibili al pubblico oppure essere posti entro involucri apribili con chiave o attrezzo (ad esclusione dei dispositivi destinati a facilitare l'evacuazione del pubblico). E' vietato l'uso dei  conduttori PEN (sistema TN-C con unico conduttore con funzioni sia di protezione PE che di neutro N - tale prescrizione non riguarda le condutture che transitano nel luogo) ad evitare che la corrente dovuta  ai normali squilibri dei carichi vada ad interessare le masse e le masse estranee collegate al PEN creando in parallelo a tale conduttore dei circuiti di ritorno, col pericolo che tale corrente possa dar luogo a pericolosi riscaldamenti nei punti di maggior resistenza o addirittura scintillii nei punti che presentano discontinuità.

5.2  Cavi - Comportamento e classificazione nei confronti dell'incendio

Nei cavi utilizzati in bassa tensione a causa del cedimento dell'isolante, dovuto a cause meccaniche, chimiche e termiche, si possono stabilire deboli correnti di dispersione tra fase-fase o fase-terra. Questo, evolvendosi nel tempo, può aumentare d'intensità innescando un arco, probabile causa d'innesco d'incendio. L'invecchiamento dell'isolante è strettamente legato ai valori di sovraccarico ai quali è sottoposto e quindi alla temperatura che il cavo assume durante la sua vita (ad esempio nei cavi in PVC una corrente pari a 10 volte la portata del cavo provoca la perdita di un millesimo di vita del cavo se permane per un tempo compreso tra tre e cinquanta secondi). Quando si devono dimensionare i conduttori che alimentano motori con correnti di spunto elevate e con un elevato numero di avviamenti sarà quindi necessario prendere in considerazione un eventuale sovradimensionamento dei conduttori. In relazione al loro comportamento nei confronti del fuoco i cavi possono essere distinti in :

·       Cavi senza particolari requisiti nei confronti del fuoco - (quasi scomparsi dal mercato) ;

·       Cavi non propaganti la fiamma - (CEI 20-35) Sono cavi per i quali è stata eseguita una prova di accettabilità su un singolo cavo verticale e quindi non offrono alcuna garanzia contro la propagazione dell'incendio se sono installati in fasci o vicini  meno di 250 mm poiché lo scambio di calore con l'ambiente esterno avviene in condizioni più difficili di quelle di prova ;

·       Cavi non propaganti l'incendio -  Hanno superato prove più restrittive in fasci verticali in cunicoli a tiraggio naturale e in quantitativi ben definiti (il fascio non deve essere superiore a quello di prova altrimenti la non propagazione dell'incendio non è più assicurata - CEI 20-22). I cavi che portano il contrassegno CEI 20-22 cat. II  hanno superato una prova a maggior severità che simula un incendio allo stadio generalizzato   mentre i cavi che riportano la sigla CEI 20-22 cat. III hanno superato una prova che simula un incendio alle fasi iniziali. Un impianto che impiega questo tipo di cavi assicura la non propagazione dell'incendio ma non è affidabile in condizioni d'emergenza;

·       Cavi resistenti all'incendio (al fuoco)  - Sono conformi alle Norme CEI 20-36  e sono stati provati per assicurare il funzionamento per un certo tempo durante e dopo l'incendio. Questi cavi sono adatti per i circuiti d'emergenza, di segnale, comando e di informazioni ( impianto antincendio, luci di sicurezza, ventilazione artificiale, controllo esplosività ecc..) sono ad esempio indispensabili per consentire al pubblico di evacuare con sicurezza da un edificio interessato da un incendio;

·       Cavi a bassa emissione di fumo e di gas - Rispondono alle Norme CEI 20-38 non propagano l'incendio e sono a limitato sviluppo di fumi opachi, di gas tossici e gas corrosivi (non sono obbligatori, è una scelta che effettua il progettista seguendo criteri analoghi a quelli stabiliti per le altre sostanze combustibili dalle autorità competenti per lo specifico caso. Sono richiesti per le metropolitane - DM 11/01/88)

5.3  Tipi di condutture

In relazione al tipo di conduttura adottata ( Conduttura - insieme costituito da uno o più conduttori elettrici e dagli elementi che assicurano il loro isolamento, il supporto, il loro fissaggio e la loro eventuale protezione meccanica. Le cassette di derivazione sono parte integrante di una conduttura)  e alle caratteristiche presentate da ciascuna di esse la Norma  stabilisce opportuni provvedimenti per cui, a seconda della loro pericolosità all'innesco e alla propagazione dell'incendio, le condutture, comprese quelle che transitano, sono state suddivise in tre gruppi :


·       gruppo a - condutture incassate o interrate; per costruzione non possono innescare ne propagare l'incendio. Essendo isolate dall'ambiente esterno  non può esserci l'apporto di ossigeno necessario alla propagazione della fiamma. Sono considerate tali ad esempio condutture incassate in strutture non combustibili, cavi ad isolamento minerale con guaina esterna metallica continua, condutture in  tubi con grado di protezione almeno IP4X ecc.. (vedi tabella 5.4 e fig. 5.1). Per questo tipo di condutture non sono  richiesti particolari requisiti di protezione ;



Tab. 5.4

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gruppo b - (poco usato)   condutture  che possono essere causa di propagazione ma non d'innesco d'incendio. Sono costituite da cavi multipolari muniti di conduttore di protezione concentrico, oppure da cavi ad isolamento minerale dotati di schermo metallico  con funzione di conduttore di protezione  metallico connesso a terra tramite il conduttore PE in modo da separare i conduttori attivi dall'ambiente esterno. A questo tipo di cavi, avendo uno schermo metallico tra i conduttori attivi e l'ambiente esterno, è riconosciuta una bassa attitudine ad innescare l'incendio ma, essendo  protetti esternamente da una guaina antiabrasioni  in materiale combustibile che potrebbe propagare l'incendio sviluppatosi per altre cause, dovranno essere adottate particolari precauzioni. I provvedimenti da prendere sono indicati ai successivi paragrafi 5.5 e 5.6.

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  gruppo c -  condutture che presentano predisposizione all'innesco e alla propagazione dell'incendio. Possono essere  realizzate con cavi multipolari provvisti di conduttore di protezione, installati in vista  oppure con cavi sprovvisti  di conduttore di protezione, contenuti in canalette di metallo aperte  o in tubi e canali non di metallo con grado di protezione almeno IP 4X e che offrano specifiche garanzie di comportamento all'incendio ( resistenti alla prova del filo incandescente a 850°C). La funzione di conduttore di protezione può essere svolta dal canale stesso (o tubo) se metallico e dichiarato idoneo dal costruttore mentre  nei canali o tubi costruiti con materiale isolante come cautela aggiuntiva può essere impiegato un conduttore di protezione nudo. In tal modo lungo tutto il circuito, affiancato ai conduttori di fase, corre il conduttore di protezione che, nel punto in cui avviene il guasto all'isolante del conduttore di fase, raccoglie e convoglia a terra la corrente di guasto. Si può così rilevare sia un guasto fase-terra sia un guasto fase-fase che,  con la presenza del conduttore di protezione nudo, è tramutato in un guasto fase-terra offrendo la possibilità di eliminare il guasto al suo insorgere. Anche per questo gruppo  dovranno essere adottate particolari precauzioni  contro questo problema. I provvedimenti da prendere sono indicati nei successivi paragrafi.

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5.4  Condutture mobili

Le condutture che devono essere mosse durante l'uso e che come tali possono essere sottoposte a severe sollecitazioni meccaniche con conseguente danneggiamento potrebbero dare luogo a guasti con conseguente pericolo d'innesco d'incendio. Per questo motivo nei luoghi a maggior rischio in caso d'incendio devono essere  impiegati  cavi idonei come ad esempio quelli utilizzati nei cantieri edili  (tipo H07RN-F).

5.5  Protezioni da adottare contro il pericolo d'innesco dell'incendio

I provvedimenti che sono stati adottati nei tre gruppi di condutture sono finalizzati ad ottenere una protezione meccanica contro il danneggiamento dei cavi, alla limitazione dell'apporto di comburente e ad evitare che si depositino particelle infiammabili sui cavi (utilizzo del grado di protezione IP4X) e ad assicurare un elevato valore delle correnti di corto circuito anche nel caso di guasto a terra nei sistemi TN-S (configurazione PE). Se si adottano tali misure si possono realizzare le protezioni contro le sovracorrenti secondo i criteri generali indicati dalle norme CEI 64/8.


Le condutture che hanno origine nei luoghi a maggior rischio in caso d'incendio devono essere protette contro i sovraccarichi ed i cortocircuiti tramite apparecchi di protezione posti all'origine dei circuiti sia quelli che attraversano i luoghi in oggetto sia quelli che hanno origine nei luoghi stessi (i dispositivi di protezione dei circuiti che hanno inizio all'interno del luogo può essere attuata installando i quadri anche all'interno di questi particolari ambienti). La norma 64/8 per i luoghi ordinari prevede l'installazione del dispositivo di protezione dalle sovracorrenti in un qualsiasi punto della linea se non ci sono derivazioni né prese a spina; il dispositivo interviene in ogni caso correttamente anche se si deve accettare il rischio di non intervento per un guasto non franco a monte del dispositivo. Questa soluzione non è però accettabile per gli ambienti maggior rischio in caso d'incendio che, infatti, richiede sempre il dispositivo di protezione dalle sovracorrenti all'inizio della linea. La protezione delle condutture dalle sovracorrenti assume in questo caso un ruolo fondamentale. La conduttura, protetta secondo la Norma CEI 64-8, può essere percorsa da una corrente di valore appena inferiore a 1,45 IZ raggiungendo temperature inferiori a 114 C° per il PVC (riferito ad una temperatura iniziale di cortocircuito pari a quella massima di servizio 70 C°) e a 145 C° per l'EPR (riferito ad una temperatura iniziale di cortocircuito pari a quella massima di servizio 85 C°). Queste temperature, anche se riducono la vita convenzionale del cavo, non sono in genere causa di innesco d'incendio. In ogni caso, per ottenere un margine di sicurezza maggiore, la protezione da sovraccarico può essere ottenuta stabilendo come condizione ed imponendo in tal modo che il cavo non sia mai percorso da una corrente superiore alla sua portata, essendo If la corrente convenzionale di intervento del dispositivo di protezione. Rimane naturalmente valido quanto indicato dalla 64/8 che sconsiglia l'installazione di protezioni contro i sovraccarichi nei casi in cui un'improvvisa interruzione può causare pericolo, ad esempio sull'illuminazione di sicurezza, e che indica i casi in cui si può omettere la protezione contro il corto circuito come ad esempio per il tratto che collega il trasformatore al primo quadro.

5.5.1 Prescrizioni aggiuntive per le condutture del gruppo c

Per le condutture del gruppo c devono essere rispettate alcune prescrizioni aggiuntive:
2. i circuiti nei sistemi TT e TN devono essere protetti mediante interruttore differenziale con Idn non superiore 300 mA anche se a intervento ritardato (quando guasti resistivi possano innescare un incendio, per esempio per riscaldamento a soffitto mediante sistema a pellicola riscaldante, la Idn deve essere di 30 mA;
3. protezione nei sistemi IT mediante dispositivo in grado di controllare con continuità le correnti di dispersione verso terra e di aprire automaticamente il circuito al decadere dell'isolamento. Qualora per motivi di continuità del servizio ciò non fosse possibile è sufficiente, anziché aprire automaticamente il circuito, un allarme ottico ed acustico. Il personale deve essere istruito, in caso di allarme per primo guasto, ad intervenire per operare l'apertura manuale del circuito il più preso possibile;
le prescrizioni 2 e 3 non si applicano alle condutture facenti parte dei circuiti di sicurezza, alle condutture racchiuse in involucri con grado di protezione almeno IP4X, ad eccezione del tratto finale necessario al collegamento dell'apparecchio utilizzatore.

5.6  Protezioni da adottare contro la propagazione dell'incendio

Le condutture del gruppo a non necessitano di cavi con particolari requisiti mentre per il gruppo b e il gruppo c può essere necessario predisporre almeno una delle seguenti misure :

·       utilizzare cavi non propaganti la fiamma (CEI 20-35), se installati individualmente oppure distanziati tra loro almeno 25 cm nei tratti in cui  seguono lo stesso percorso oppure se fanno parte di condutture con grado di protezione almeno IP4X  (le canaline se posate orizzontalmente ostacolano la propagazione dell'incendio mentre se sono posate verticalmente possono alimentare le fiamme a causa dell'effetto camino);

·       utilizzare cavi non propaganti l'incendio  (CEI 20-22),  sempre che non superino il quantitativo di materiale non metallico indicato nella norma. La Norma prevede prove a gravosità graduale a seconda del tipo di cavo. Per ogni prova è previsto un quantitativo di materiale non metallico (isolante, riempitivo ecc..) per metro lineare di fascio di cavi. Se il quantitativo di materiale non metallico supera quello previsto dalle Norme bisogna adottare i provvedimenti indicati al punto successivo ;

·       adottare sbarramenti, barriere e/o altri provvedimenti come indicato nella Norma CEI 11-17.

Tali sbarramenti sono costituiti da barriere in materiale incombustibile disposte sul percorso dei cavi (lana di roccia, sabbia, materiali intumescenti in grado di espandersi se sottoposti all'azione del fuoco ecc.). Le barriere devono avere forma e dimensione adatte ad impedire lo scavalcamento della fiamma e, se necessario, devono poter essere smontate per permettere l'eventuale aggiunta di cavi. Devono avere, in relazione al tipo di cavi installati, alla loro modalità d'installazione, alla disponibilità di mezzi d'intervento ecc.,   una distanza tale da impedire che l'incendio possa innescarsi e svilupparsi. In generale si ritiene sufficiente l'adozione di sbarramenti disposti in corrispondenza degli attraversamenti  senza tuttavia superare i seguenti distanziamenti : 5 m nei percorsi verticali e 10 metri nei percorsi orizzontali. Con cavi non propaganti l'incendio si possono adottare distanziamenti di 10 m per i tratti verticali mentre per quelli orizzontali gli sbarramenti non sono strettamente necessari. Sbarramenti sono consigliati, a prescindere dal tipo di cavi, all'entrata dei quadri o delle altre apparecchiature elettriche possibili sedi di archi. Gli sbarramenti sono inoltre opportuni per cavi in cunicolo o canaletta se questi sono sede di circolazione d'aria. Se è necessario ripristinare la resistenza al fuoco di elementi costruttivi attraversati da condutture bisogna otturare non solo il foro lasciato libero dalla conduttura, ma anche l'interno della conduttura stessa. Entrambe le barriere devono avere un grado REI di resistenza al fuoco almeno uguale, ma non inferiore, a quello richiesto dalla classe del compartimento antincendio originario. Se il tubo però è conforme alle norme CEI 23-25, (autoestinguente alla fiamma) se il diametro interno non supera i 30 mm, se il grado di protezione non è inferiore a IP33 e se le estremità del tubo, se in ambiente chiuso, entrano in custodie con grado di protezione non inferiore a IP33,  non è necessario otturarne l'interno.








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