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Le colonne di Roma

storia dell arte


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Le colonne di Roma


Utilizzate al tempo dell'impero romano con funzioni onorarie e, più tardi, nella Roma di papa Sisto V e dei suoi successori, con funzioni votive, le colonne svolsero, come gli obelischi, un ruolo urbanistico di richiamo visivo. Tra le colonne antiche, le più famose sono quelle dedicate agli imperatori Traiano e Marco Aurelio, ciascuna decorata da 424e49e un magnifico fregio continuo istoriato. Prive di importanza artistica ma ricche di significati devozionali erano invece le colonne crocifere, innalzate davanti alle chiese a partire dal Seicento. Le colonne di Roma sono il tema del brano della Guida Rossa del Touring Club Italiano dedicata alla città.


Assimilabili alla tematica degli obelischi, di cui costituiscono il corrispettivo nel mondo greco-romano, le colonne onorarie o votive - elementi astratti dalla struttura architettonica e spesso ingigantiti - uniscono anch'esse alla funzione celebrativa quella di richiami visivi, anche perentori, nel panorama urbano. Esempi massimi, universalmente noti per le dimensioni e la qualità della decorazione scultorea, le colonne coclidi (cioè con fregio ad andamento spiraliforme attorno al fusto) dedicate rispettivamente a Traiano (113) e a Marco Aurelio (180-193): sopravvissute quasi intatte a due millenni di vicende e cataclismi (ma oggi seriamente minacciate dall'inquinamento), hanno costituito un modello imitato nei tempi moderni in tutta Europa. Una terza, di minori dimensioni e con fusto liscio di granito, fu eretta nel Campo Marzio (161) in onore di Antonino Pio; di essa, estratta nel 1705 e poi distrutta utilizzandone il materiale per restaurare obelischi, resta, nel cortile delle Corazze ai Musei Vaticani, la magnifica base scolpita.





L'uso delle colonne onorarie proseguì per tutto l'impero: gli alti basamenti di sette di esse (con due fusti ricollocati), erette a personaggi sconosciuti all'inizio del IV secolo, sono tuttora allineati nel Foro Romano davanti alla "basilica Iulia"; accanto svetta, integra, quella che chiude la serie dei monumenti del Foro (era ormai il 608), dedicata all'imperatore bizantino Foca.

Sisto V, oltre a recuperare alla città e a "cristianizzare" quattro obelischi, intervenne con analogo fervore sulle colonne coclidi, che riconsacrò, con le nuove statue alla sommità, a San Pietro e San Paolo (1587-88). Paolo V (1614) ne seguì l'esempio trasportando davanti a Santa Maria Maggiore - e dedicandola alla Vergine - la maestosa colonna corinzia unica superstite di quelle della basilica di Massenzio: è questa la più vistosa testimonianza di una devota consuetudine, diffusa ovunque fino al XX secolo, che ha posto colonne crocifere davanti alle chiese, soprattutto quelle dell'ordine francescano (San Francesco a Ripa, San Pietro in Montorio, San Sebastiano, Santi Nereo e Achilleo, San Cesareo de Appia, San Pancrazio, San Francesco di Paola). Singolare, perché commemora l'abiura di Enrico IV di Francia non meno che per il fusto a forma di cannone, la colonna eretta davanti a Sant'Antonio Abate sull'Esquilino nel 1595 e oggi in un cortile di Santa Maria Maggiore. Pio IX, l'ultimo papa-re, non volle essere da meno dei predecessori e, rimasto a corto di obelischi, innalzò colonne a memoria di momenti significativi del suo lungo pontificato: la proclamazione - 1854 - del dogma dell'Immacolata (in piazza di Spagna; il grande fusto di cipollino è antico); il restauro della basilica di San Lorenzo fuori le Mura, dove volle poi essere sepolto (nel piazzale antistante). Ancor più modeste sono state le realizzazioni di Roma capitale, naturalmente laiche e dedicate all'unità nazionale: davanti alla "breccia" di porta Pia; sul Vittoriano; a villa Glori in ricordo del sacrificio dei fratelli Cairoli (quest'ultima ha inaugurato la serie banale di consimili monumenti ai caduti sparsi nei vari quartieri). Il più recente contributo alla tradizione si avvale ancora di un fusto antico, non rifinito, montato in via Parigi, dove celebra il gemellaggio tra le capitali italiana e francese (1959).








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