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MAMBO

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MAMBO

Nel 1938 il compositore cubano Oreste Lòpez crea un "danzon de ritmo nuevo" (Mambo). Di lì a poco la celebre orchestra di Antonio Arcagno adotta l'innovazione, aggiungendo una strumentazione in cui compaiono un piano e un campanaccio.- Il nuovo ritmo contagia subito numerosi musicisti, tra i quali Fèlix Reina, Coralia Lòpez, Joselito Valdès, e gli arrangiatori Renè Hernàndez e Bebo Valdès.- Dàmaso Pèrez Prado intuisce subito che quel ritmo possiede le potenzialità per diventare una creatura con vita propria, non un semplice danzòn "rinnovato".- E dopo aver composto due pezzi dal titolo Que rico mambo e Mambo numero 5, lascia Cuba e si trasferisce in Messico dove forma un'orchestra unendo le combinazioni sonore tipiche delle grandi band nord americane a una moderna armonizzazione che fa buon uso delle dissonanze.- E' il 1948 e Pèrez Prado ha trentadue anni e una lunga esperienza come pianista e arrangiatore di danzòn per il noto cantante Mascarita.- ma L'Avana in quegli anni è stracolma di ottimi musicisti e cantanti sottopagati rispetto alle loro potenzialità, che nonostante l'abbondanza di locali, grandi alberghi e sale da ballo, sono costretti ad adattarsi a ogni genere di ingaggio pur di trovare un lavoro.- Così, dall'isola caraibica iniziano a sciamare in tutto il continente americano, e quindi in Europa.-




Il talento di Pèrez Prado rende la colorita strumentazione del nuovo ritmo qualcosa di assolutamente originale.- Ben presto la sua orchestra viene contesa dai migliori locali notturni messicani, il mambo contagia e crea scalpore, i prodotti dalla RCA vendono migliaia di copie, e comincia a diffondersi sia negli Stati Uniti che in vari paesi del Sud America.- Ma al tempo stesso, il mambo suscita le ire dei moralisti e degli anateni della Chiesa, perchè i movimenti di chi lo balla appaiono semplicemente "osceni". E quando Pèrez Prado viene espulso dal Messico per un banale problema di visto migratorio, lo scandalo è totale: le gerarchie ecclesiastiche del Cono Sud chiedono che non gli venga consentito l'ingresso, i giornali fanno a gara nel riportare dichiarazioni di chi considera il mambo una "musica per selvaggi" e i suoi movimenti "contorsioni da cannibali", mentre in Colombia viene addirittura proibita l'esecuzione e il ballo.- Il vescovo di Santa Rosa de Osos lo danna in un editto definendo il mambo, al pari della "rivoluzione sessuale" e di "bagni misti", un'invenzione per rovinare definitivamente una società dall'ordine morale ormai stravolto.- Simili attacchi non fanno altro che contribuire con un'enorme pubblicità gratuita alla fama di Pèrez Prado e del suo "mambo diabolico".-


I titoli dei brani fioriscono vorticosamente, in un crescendo fantasioso; dopo Rico Mambo, arrivano mambi universitari, liceali, e persino numerati, come se si trattasse di musica classica.- Il cinema scopre nel mambo un elemento ideale, forse anche per l'alone di morbosa sensualità che lo circonda, e lo stesso Pèrez Prado viene scritturato per vari film, tra i quali Perdida (1949), Al son del mambo (1950), Serenada en Acapulco (1950), Sindicado de telemirones ( 1954), Locura musical (1956), Locos por la tele (1956), Musica Y dinero (1956), El Dengue del amor (1965), e A fuego lento (1977).- Ma quello di maggior successo, che decreta il trionfo del mambo a livello internazionale, è Il tesoro sommerso (1955) di John Sturges interpretato da Jane Russel, la bruna diva del momento che qui compare sempre in bichini, mentre la colonna sonora comprende Cherry Pink And Apple Blossom White di Pèrez Prado.- Il mambo irrompe persino a Cinecittà, dando il titolo al celebre film interpretato da Silvana Mangano e Vittorio Gassman nel 1954, ed entra nel mito grazie a la Dolce Vita di Fellini.- Un mito che riprende vigore nel 1992 con il film The Mambo Kings, tratto dal romanzo del cubano Oscar Hijuelos e interpretato da Antonio Banderas e Armand Assante, in cui si narra la vita dei fratelli Nestor e Cèsar Castillo, che diffondono la febbre del mambo negli Stati Uniti portandolo nel celebre Palladium di New York.- Verso la fine degli anni Quaranta il più noto locale di Broadway stava avviandosi alla decadenza dopo il suo periodo di massimo splendore, e fu proprio il mambo a riportarlo in auge, grazie all'orchestra Machito and His Afrocubans diretta da Mario Bauzà, suscitando un tale entusiasmo che numerosi locali si adeguarono immediatamente.- E nacquero molti altri gruppi, tra i quali i Mambo Devils di Tito Rodrìguez e i Picadilly Boys di Tito Puente.- E se Pèrez Prado è l'indiscusso "King of Mambo", Tito Puente attraversa come una meteora incandescente tutti i generi musicali che vanno dal mambo alla salsa passando per il jazz.- Sul finire degli anni Cinquanta, la folgorante parabola del mambo volge al declino, anche se si continuano a comporre guarachas - mambo, boleros - mambo e danzones - mambo.- E il mambo lascia nei compositori l'ossessione di creare qualcosa di nuovo di capace di raggiungere la popolarità ed il successo internazionale di Pèrez Prado.- Di questi tentativi posteriori sarebbe sopravvissuto solo il cha cha chà.-




L'attuale riscoperta dei vecchi successi di Pèrez Prado mette in evidenza soprattutto l'originalità come arrangiatore e la buona qualità della sua orchestra.- Un disco di mambo registrato da Pèrez Prado negli anni Cinquanta conserva ancora un brillante colore strumentale e una precisione che in quegli anni si trovava solo nelle orchestre nord americane.-








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