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Carl Gustav Jung (1875-1961) - La vita, La formazione, Inconscio collettivo e archetipi

scienze




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Carl Gustav Jung (1875-1961)

1. La vita

Carl Gustav Jung nasce il 26 luglio 1875 in un piccolo paese sulla costa svizzera del lago di Costanza, Kesswil, dove il padre era pastore protestante. Studia medicina a Basilea, si laurea nel 1900 e nello stesso anno diventa assistente alla clinica psichiatrica dell’università di Zurigo, distinguendosi con le sue ricerche anche a livello internazionale.

Nel 1907 Jung incontra Sigmund Freud (1859-1939), ne diventa stretto collaboratore, venendo così a costistituire il primo contatto fra psicoanalisi e ambienti universitari. Nel 1909 rinuncia alla carriera accademica per dedicarsi totalmente alla ricerca psicologica; due anni dopo viene nominato presidente della Società psicoanalitica internazionale, ma la pubblicazione, nel 1912, della prima edizione dell’opera Simboli della trasformazione, nella quale formula una teoria della libido che si discosta da quella psicoanalitica, lo porta alla rottura con Freud e all’elaborazione di un proprio sistema: la psicologia analitica.



Lo psichiatra svizzero raccoglie attorno a sé un gruppo inizialmente sparuto di collaboratori con i quali, nel 1916, costituisce il Club Psicologico di Zurigo. Dal 1933 al 1942 è docente al Politecnico federale di quella città e dal 1944 al 1945 all’università di Basilea. Allo scopo di organizzare l’insegnamento e la ricerca della psicologia analitica, nel 1948 a Küsnacht, cittadina a pochi chilometri da Zurigo, sul lago omonimo, viene fondato l’Istituto Carl Gustav Jung. E a Küsnacht Jung muore il 6 giugno 1961.

2. La formazione

Nell’autobiografia — Ricordi, Sogni, Riflessioni, pubblicata nel 1961 — lo psichiatra svizzero ricorda di aver provato un precoce interesse per le questioni esistenziali e religiose e di essersi appassionato, all’università, ai temi dell’irrazionale, trattati da vari autori romantici tedeschi come Carl Gustav Carus (1789-1869), e allo spiritismo: "[...] per quanto bizzarre e discutibili mi sembrassero le osservazioni degli spiritisti, furono la prima testimonianza che avessi mai avuto di fenomeni psichici obiettivi. [...] virtualmente lessi tutta la letteratura sull’argomento allora reperibile [...] e lessi sette volumi di Swedenborg [Emanuel, 1688-1772]". In questi anni partecipa a sedute spiritiche, raccogliendo esperienze che successivamente utilizza nella tesi di laurea, Psicologia e patologia dei cosiddetti fenomeni occulti, del 1902. L’approfondimento della psicoanalisi costituisce una svolta fondamentale, consentendogli d’inquadrare in modo nuovo i fenomeni paranormali ai quali s’interessa. Nella prefazione all’opera La psicoanalisi di Wolfgang Müller Kranefeldt (1892- 1974), del 1930, Jung postula l’esistenza di un filone che va dall’alchimia fino al magnetismo animale, alla filosofia romantica e alla psicoanalisi, considerata come la forma più moderna di psicologia: "Un giorno apparirà chiaramente per quali tortuosi sentieri la psicologia moderna e modernissima abbia trovato la strada che l’ha condotta fuori dagli oscuri laboratori alchimistici, attraverso gli stadi intermedi del mesmerismo e del magnetismo [...] verso le anticipazioni filosofiche di Schopenhauer [Arthur, 1788-1860], di Carus e Hartmann [Eduard von, 1842-1906], e come, dall’oscuro terreno materno delle esperienze pratiche quotidiane di un Liébeault [Auguste Ambroise, 1823-1904] e dell’ancor più vecchio Quimby [Phineas Parkhurst, 1802-1866] (il padre spirituale della Christian Science) attraverso le teorie sull’ipnosi della scuola francese, sia giunta a Freud".

Jung critica la pretesa di Freud di costruire una teoria dell’inconscio e della psiche partendo dalla patologia psichica in quanto, come afferma nell’edizione definitiva dell’opera Simboli della trasformazione, del 1952, "un po’ di patologia e di teoria delle nevrosi non bastano assolutamente in questo caso; questo tipo di conoscenze mediche consente unicamente d’essere informati su u 919g63j na malattia, ma ignora tutto dell’anima che è malata". Jung invece è attratto dalla complessità della psiche umana e dalle sue profondità misteriose. Già nella tesi di laurea sottolinea la sorprendente somiglianza fra il sistema descritto in trance da una medium e alcuni sistemi gnostici dell’antichità. Se Freud interpreta la religione come una nevrosi, Jung constata l’esistenza di somiglianze fra il materiale prodotto da pazienti e i temi della mitologia e cerca di cogliere l’elemento profondamente esistenziale, e in ultima analisi religioso, dei disturbi psichici. Nel corso degli anni si dedica allo studio dello gnosticismo, dell’alchimia e della mitologia di popoli antichi e primitivi, considerati come proiezioni molteplici degli archetipi, cioè dei contenuti inconsci comuni a tutta l’umanità.

3. Inconscio collettivo e archetipi

La psicologia analitica formula una teoria dell’inconscio più complessa di quella psicoanalitica.

Nel volume La struttura della psiche, del 1931, Jung distingue "[...] nella psiche tre strati: 1) la coscienza; 2) l’inconscio personale [...]; 3) l’inconscio collettivo, che è un patrimonio ereditario di possibilità rappresentative non individuale, ma comune a tutti gli uomini e forse a tutti gli animali, e costituisce la vera e propria base della psiche individuale".

Nel volume Istinto e inconscio, del 1919, egli descrive l’inconscio collettivo come la somma degl’istinti, cioè delle "forme tipiche dell’agire" e degli archetipi, "forme tipiche della comprensione": gl’istinti determinano le costanti del comportamento, e le singole conoscenze vengono inquadrate sulla base di forme preesistenti. Per esempio, Jung ritiene che il modo con cui ogni individuo vive il rapporto con la madre dipenda da un archetipo inconscio, quello della "grande madre". Gli archetipi non sono di natura spirituale, ma forme immanenti alla materia in cui si sono sviluppati nel corso prima dell’evoluzione e poi della storia, e sono contenuti nel patrimonio genetico dell’uomo: "A mio parere — sostiene nel volume Psicologia dell’inconscio, del 1943 — la loro origine non è spiegabile se non supponendo che sono sedimenti di esperienze sempre ripetute dall’umanità".

4. La teoria della persona

Per la psicologia analitica non esiste un’anima individuale: gli elementi individuali dell’anima sono effimeri e perituri, mentre la parte impersonale della psiche mette in rapporto il singolo con un’anima unica, comune non solo agli uomini ma anche alla natura: "L’anima non è di oggi! — si legge in Simboli della trasformazioneEssa conta molti milioni di anni. Ma la coscienza individuale è solo il fiore e il frutto di una stagione, germogliato dal perenne rizoma sotterraneo". Nel volume Il problema psichico dell’uomo moderno, del 1931, Jung riprende anche alcune teorie del teosofo svedese Swedenborg: "In un certo modo noi siamo parte di una grande anima unitaria, o, per esprimerci con Swedenborg, di un unico, immenso essere umano".

La dimensione personale dell’uomo non viene considerata autonoma e reale, ma artificiale, una specie d’interfaccia fra l’inconscio collettivo e la società, un ruolo che la società impone all’individuo, una maschera che consente di manifestare alcuni contenuti dell’inconscio collettivo, ma che ne cela la maggior parte. L’identificazione con una determinata personalità risulta limitativa e riduttiva, impedisce la completa autorealizzazione e causa conflitti, in quanto porterebbe a una certa polarizzazione fra i contenuti inconsci accettabili e quelli invece inconciliabili con i princìpi della società e destinati a rimanere inconsci, formando — secondo un’espressione junghiana — l’"ombra" della personalità cosciente. Uno degli scopi della terapia consiste nel superamento di tale unilateralità e della pretesa di raggiungere la perfezione, cercando piuttosto la completezza attraverso l’integrazione dell’"ombra".

5. La religione



La psicologia analitica, da un lato, ha grande considerazione per la religione, considerata come espressione e formulazione di archetipi, e riconosce l’importanza dei riti religiosi, che consentirebbero a tutti, indipendentemente dalle loro capacità, di vivere certi archetipi; dall’altra parte, però, è critica nei confronti delle forme religiose istituzionalizzate, quando contrastano la realizzazione degli archetipi.

La critica più severa riguarda però le pretese metafisiche delle religioni: per Jung l’esperienza religiosa è di natura psichica, una ierofania, all’interno della psiche, di archetipi e di potenze esterne all’Io cosciente ma intrapsichiche. Nel volume Psicologia e religione, del 1940, egli considera la fede nell’esistenza reale di esseri spirituali solo come proiezione all’esterno di potenze interiori di natura meramente psicologica: "[...] non può neppure essere sostenuta una dottrina della deità nel senso di un’esistenza non psicologica". Questo vale anche per l’esistenza di Dio: nel saggio Die Psychologie der unbewussten Prozesse, "La psicologia dei processi inconsci", del 1917, Jung aveva definito il problema dell’esistenza di Dio addirittura come "[...] uno dei problemi più stupidi che ci si possa porre". La psicologia analitica può solo dimostrare la presenza di un’immagine archetipica della divinità nell’inconscio.

6. Cristianesimo ed Era dell’Acquario

Jung sottolinea che l’inizio dell’evo cristiano corrisponde pressappoco all’inizio dell’astrologica Era dei Pesci, della durata di circa duemila anni, che sarà seguita dall’Era dell’Acquario. L’Era dei Pesci sarebbe contraddistinta dalla contrapposizione fra due princìpi differenti, apparentemente inconciliabili: bene e male, Cristo e Satana, mentre l’Era dell’Acquario sarebbe caratterizzata dal superamento delle contrapposizioni, dalla loro sintesi e quindi anche dall’ineluttabile declino del cristianesimo.

Nell’Occidente cristiano la polarizzazione dell’Era dei Pesci avrebbe portato alla rimozione nell’inconscio, del singolo ma anche dei popoli, di contenuti non conciliabili con il cristianesimo, formando un’"ombra" pagana e anticristiana. Ma con l’avvicinarsi della nuova era diminuirebbe progressivamente la capacità della civiltà cristiana di tener repressi elementi pagani, che tendono a emergere con forza sempre maggiore nella coscienza del singolo e dei popoli già cristianizzati. Nella fase di passaggio all’Era dell’Acquario Jung ritiene necessario prestare attenzione a questi contenuti emergenti e cercare di integrarli nella vita cosciente.

Con questo schema egli interpreta anche i fenomeni politici del tempo, individuando gli albori della nuova era nell’affermazione del neopaganesimo nazionalsocialista nella Germania degli anni 1930.

7. Conclusione

La psicologia analitica di Jung si distingue nettamente dalla psicoanalisi per il suo atteggiamento positivo nei confronti della religione, grazie al quale ha conquistato molte simpatie in ambienti religiosi. Infatti l’affermazione dell’esistenza, anche se solamente psicologica, di certi archetipi religiosi può costituire la base per un dialogo interdisciplinare, perché lo studio comparato di diverse forme di spiritualità offre spunti stimolanti, ma non si deve dimenticare che Jung considera la metafisica unicamente come una proiezione e professa una religiosità immanentistica. Il tentativo di fondare il suo sistema sull’esperienza religiosa personale, indipendentemente da codificazioni teologiche, corrisponde a certe esigenze della cultura del secolo XX e non stupisce il fatto che egli rappresenti uno degli autori più apprezzati nell’ambito della nuova religiosità del New Age.

IL PENSIERO

Carl Gustav Jung fu uno dei più noti e influenti seguaci di Freud. Nato nel 1875 a Kesswil, in Svizzera, figlio di un pastore protestante,Jung si laurea in Medicina e nel 1900 entra a lavorare nell' ospedale psichiatrico di Zurigo, diretto da Eugen Bleuler (1857-1939). Venuto a conoscenza delle teorie di Freud, intrattiene con lui scambi epistolari ed entra a far parte del movimento psicoanalitico, ma con la pubblicazione del suo volume Trasformazioni e simboli della libido (1912) vengono alla luce i suoi dissensi teorici con Freud e nel 1913 il loro rapporto si interrompe. Nel 1920, Jung intraprende viaggi in vari continenti per studiare le culture primitive e, nel 1921, pubblica il libro Tipi psicologici . Nominato nel 1930 presidente onorario della Società tedesca di psicoterapia, dopo l' avvento del nazismo, nel 1933, non dà le dimissioni, ma collabora con Herman Goring, sino al 1940, alla riorganizzazione della Società. Nel 1948 viene fondato il Carl Gustav Jung Institut per l' insegnamento della teoria e dei metodi di quella che è ormai denominata psicologia analitica , per distinguerla dalla psicoanalisi freudiana. Jung muore nel 1961. Jung condivide inizialmente con Freud l' ipotesi che le manifestazioni delle malattie mentali, per essere comprese, richiedono il riferimento alla storia individuale del paziente e ai processi di rimozione che che l' accompagnano. Successivamente, però, egli comincia a dubitare che i contenuti rimossi siano di natura esclusivamente sessuale e arriva a formulare l' idea che i fenomeni psichici siano manifestazioni di un' unica energia presente nella natura e non riducibili alla sola sessualità: la libido . Alla nozione di libido Jung attribuisce caratteristiche che richiamano lo slancio vitale di Bergson: essa è una pulsione dinamica della vita, che garantisce la conservazione degli individui e delle specie. Secondo Jung, Freud privilegiava eccessivamente la componente biologica di essa a scapito di quella spirituale e ne dava una rappresentazione intrisa di pessimismo: si trattava invece, di una forza essenzialmente sana, protesa verso il futuro, dalla quale dipendono le realizzazioni più alte della cultura occidentale. La libido, infatti, è suscettibile di evoluzione, e può essere spostata su oggetti immateriali ed è, dunque, spiritualizzabile; solo quando tale evoluzione è bloccata e avvengono regressioni, si originano le nevrosi . La nevrosi, infatti, è prodotta non tanto da avvenimenti risalenti alla prima infanzia, quanto da un conflitto presente, ovvero dall' incapacità di adattarsi alle richieste dell' ambiente o di trasformarlo: in questa situazione vince l' inerzia, particolarmente forte nei bambini e nei primitivi, e si regredisce a forme più arcaiche di funzionamento della libido . Grazie all' attività di produzione dei simboli , l' uomo primitivo riuscì a trasferire l' energia psichica da manifestazioni pulsionali immediate, a manifestazioni mediate, orientate verso fini creativi e, in tal modo, effettuò la transizione dal piano della natura a quello della cultura. I simboli della libido manifestano contenuti che trascendono la coscienza e aprono, dunque, al mondo dei valori religiosi; la religione , a sua volta, attraverso i suoi simboli, sposta la libido fuori dall' ambito strettamente familiare, a cui Freud la restringeva, e la rende disponibile agli usi sociali. In tal modo, Jung veniva ad attribuire alla religione una funzione decisiva nello sviluppo della civiltà. Nell' ultima fase della sua attività, egli condannerà la massificazione e la perdita di spiritualità del mondo moderno, nonchè il predominio incontrastato della scienza, e guarderà con crescente interesse alle culture e alle religioni orientali e all' esegesi delle simbologie presenti in esse. Il simbolo, svolgendo una funzione mediatrice fra l' inconscio e la coscienza può operare come agente trasformatore della natura stessa dell' uomo, conducendolo ad individuarsi sempre più articolatamente come un Io. Ogni cosa può essere impiegata e funzionare da simbolo, ma alcuni simboli hanno una ricorrenza universale, che rimanda all' esistenza di quelli che Jung chiama archetipi , cioè letteralmente modelli: i simboli non sono altro che trasformazioni della libido, nelle quali si esprimono gli archetipi. Gli archetipi non sono idee, ma possibilità di rappresentazioni, ossia disposizioni a riprodurre forme e immagini virtuali, tipiche del mondo e della vita, le quali corrispondono alle esperienze compiute dall' umanità nello sviluppo della coscienza. Essi si trasmettono ereditariamente e rappresentano una sorta di memoria dell' umanità, sedimentata in un inconscio collettivo , non puramente individuale, ma presente in tutti i popoli, senza alcuna distinzione di luogo e di tempo: la mia vita è la storia di un' autorealizzazione dell'inconscio , afferma Jung . Gli archetipi lasciano le loro tracce nei miti, nelle favole e nei sogni, che contrariamente a quanto pensava Freud, non sono appagamento di desideri puramente individuali legati alla sessualità infantile, ma espressioni dell' inconscio collettivo. Un' analisi comparata di questi materiali è in grado di portarli alla luce: Jung menziona tra gli archetipi più importanti quello del vecchio, della grande madre, della ruota, delle stelle e così via. Essi, però, non si presentano mai all' analisi allo stato puro, ma attraverso loro manifestazioni in simboli: ogni individuo li avverte come bisogni e li può esprimere in modo storicamente variabile, secondo le diverse situazioni etniche, nazionali o familiari. In tal modo, l' inconscio collettivo, attraverso gli archetipi, può condizionare e dirigere la condotta dell' individuo nei suoi rapporti col mondo, inducendolo a ripetere esperienze collettive e, quindi ostacolandolo nel suo ulteriore sviluppo, oppure guidandolo nei suoi progetti. A proposito dell'inconscio collettivo, dice Jung in una conferenza tenuta nel 1936:



L'inconscio collettivo è una parte della psiche che si può distinguere in negativo dall'inconscio personale per il fatto che non deve, come questo, la sua esistenza all'esperienza personale e non è perciò un'acquisizione personale. [...] l'inconscio personale consiste soprattutto in "complessi"; il contenuto dell'inconscio collettivo, invece, è formato essenzialmente da "archetipi". Il concetto di archetipo, che è un indispensabile correlato dell'idea di inconscio collettivo, indica l'esistenza nella psiche di forme determinate che sembrano essere presenti sempre e dovunque. La ricerca mitologica la chiama "motivi"; nella psicologia dei primitivi esse corrispondono al concetto di raprésentations colletives di Lévy-Bruhl; nel campo della religione comparata sono state definite da Hubert e Mauss "categorie dell'immaginazione.

I complessi di rappresentazioni che mediano questa interazione fra coscienza e inconscio e fra inconscio individuale e inconscio collettivo sono strutturati secondo coppie di opposti. Una di queste coppie è costituita dall' Io , inteso come il complesso di rappresentazioni coscienti e permanenti, in cui è riposta la propria identità, con tutti i principi e valori accolti e riconosciuti, e dall' Ombra , intesa come l' insieme delle possibilità di esistenza respinte dal soggetto come non proprie in quanto considerate negative. Sul piano dell' inconscio collettivo, una variante dell' archetipo Ombra è rappresentata dal diavolo. L' inconscio collettivo è il punto di arrivo dell' analisi, secondo Jung: questa, infatti, risale dal sintomo al complesso e da questo simbolo all' archetipo. Obiettivo della terapia è la realizzazione dinamica del Sé , come espressione individuale di quel che è universalmente umano e, quindi, come superamento continuo del conflitto tra la coscienza e l' inconscio. A tale scopo è necessario che sia superata una fusione e identificazione immediata con gli archetipi e sia, invece, effettuata una integrazione di essi nella coscienza, in modo che questa possa allargare i propri confini e diventare capace di operare scelte che portino all' attuazione del Sè. La terapia non mira, dunque, a recuperare il rimosso, come voleva Freud, ma a recuperare gli archetipi, in modo che nella psiche possano coesistere i contrari senza produrre conflitti e scissioni: la razionalità e l' irrazionalità, il maschile e il femminile, l' estroversione e l' introversione, il pensiero e la sensazione. L' obiettivo non è l' eliminazione di uno di questi contrari, perchè ciò condurrebbe a un impoverimento del Sè, che diventerebbe unilaterale: si tratta, invece, di integrare armonicamente ciascun contrario con l' altro, assecondando le tendenze vitali del paziente all' autorealizzazione. Su questi presupposti, Jung costruì una tipologia di caratteri, ossia di forme individuali stabili, la quale fondata prevalentemente sulla distinzione fra estroversione e introversione : nel primo caso, l' energia libidica è orientata all' esterno, mentre nel secondo, è distolta dagli oggetti esterni per concentrarsi sul mondo interno del soggetto. Però, anche quando predomina uno di questi tratti caratteristici, ciò non significa, secondo Jung , che l' opposto sia del tutto scomparso e inoperante. Jung concepisce il Sé come la totalità psichica rispetto a cui l'Io, la nostra parte cosciente, è solo una piccola parte. Va ricordato che Jung è stato buon lettore di Kant, che a sua volta aveva paragonato la ragione a un'isola nell'oceano dell'irrazionale. Diventar se stessi, o come dice Jung " individuarsi ", significa non arroccarsi nella propria identità egoica, ma aprirsi al Sé, ossia a quell'altro da noi che è dentro di noi, senza il quale non c'è sviluppo psichico. La dinamica Io e Sé ha in Jung un'accentuazione intrapsichica, è pensata cioè come una dinamica interna all'individuo, mentre le odierne psicologie del Sé hanno un'accentuazione interpsichica, pensano cioè a una relazione tra due individui (madrebambino). Per quel che riguarda il sentimento , Jung dice: Quando io uso la parola "sentimento" in contrasto con "pensiero", mi riferisco a un giudizio di valore, per esempio: piacevole o spiacevole, buono o cattivo, e via dicendo. Secondo questa definizione il sentimento non è un'emozione (che, come dice la parola, è involontaria). Il sentimento, come l'intendo io, è (come il pensiero) una funzione razionale (cioè imperativa), mentre l'intuizione è una funzione irrazionale (cioè percettiva).

FRASI FAMOSE

Conoscere le nostre paure è il miglior metodo per occuparsi delle paure degli altri.

Di regola, le grandi decisioni della vita umana hanno a che fare più con gli istinti e altri misteriosi fattori inconsci che con la volontà cosciente, le buone intenzioni, la ragionevolezza.

Il vero capo è sempre guidato

La parola credere è una cosa difficile per me. Io non credo. Devo avere una ragione per certe ipotesi. Anche se conosco una cosa non è detto che debba crederci.

Il cervello è visto come un'appendice dei genitali.

La solitudine è per me una fonte di guarigione che rende la mia vita degna di essere vissuta. Il parlare è spesso un tormento per me e ho bisogno di molti giorni di silenzio per ricoverarmi dalla futilità delle parole

Mostratemi un uomo sano di mente e lo curerò per voi.

Questa intera creazione è essenzialmente soggettiva, e il sogno è il teatro dove il sognatore è allo stesso tempo sia la scena, l'attore, il suggeritore, il direttore di scena, il manager, l'autore, il pubblico e il critico.

Se c'è un qualche cosa che vogliamo cambiare nel bambino, prima dovremmo esaminarlo bene e vedere se non è un qualche cosa che faremmo meglio a cambiare in noi stessi

Io sono semplicemente convinto che qualche parte del Se' o dell'Anima dell'uomo non sia soggetta alle leggi dello spazio e del tempo.

La mia vita è la storia di un' autorealizzazione dell'inconscio



La teoria analitica di Carl Gustav Jung

Nato nel 1875 a Kesswyl, in Svizzera.
Morto a Küsnacht, vicino a Zurigo, nel 1961.

1. Introduzione

La causa maggiore della rottura tra Jung e Freud fu il rifiuto da parte di JUNG del "pansessualismo freudiano" ossia il rifiuto della concezione per cui al centro del comportamento psichico degli esseri viventi vi è l'istinto sessuale. Nella concezione junghiana dell'uomo il tratto caratteristico più importante è la combinazione della "casualità" con la "teleologia". Il comportamento dell'uomo non è condizionato soltanto dalla sua storia individuale e di membro della razza umana (casualità), ma anche dai suoi fini e dalle sue aspirazioni (teleologia). Sia il passato come realtà, sia il futuro come potenzialità, guidano il nostro comportamento presente.
Jung sostiene che entrambi le posizioni sono necessarie in psicologia per giungere a capire perfettamente la personalità. Il presente, infatti, è determinato non solo dal passato (casualità), ma anche dal futuro (teleologia). Un atteggiamento puramente casuale porta l'uomo alla disperazione perché lo rende prigioniero del passato. L'atteggiamento finalistico, invece, dà all'uomo un senso di speranza e uno scopo per cui vivere.
La concezione junghiana della personalità considera la direzione futura dell'individuo e nello stesso tempo è retrospettiva, nel senso che si rifà al passato. Jung vede nella personalità dell'individuo il prodotto e la sintesi della sua storia ancestrale. Egli pone l'accento sulle origini razziali dell'uomo. L'uomo nasce già con molte predisposizioni trasmesse dai suoi antenati e queste lo guidano nella sua condotta. Quindi esiste una personalità collettiva e razzialmente preformata che è modificata ed elaborata dalle esperienze che riceve.

2. La struttura della personalità

La personalità consta di un certo numero di istanze e sistemi separati ma interagenti. I principali sono: l' Io, l'Inconscio Personale e i suoi Complessi, l'Inconscio Collettivo e i suoi Archetipi, la Persona, l'Animus e l'Anima, l'Ombra.

IO è la mente cosciente

INCONSCIO PERSONALE è formato dalle esperienze che sono state rimosse, represse, dimenticate o ignorate, e da quelle troppo deboli per lasciare una traccia cosciente nella persona. Complessi: il complesso indica un contesto psichico attivo i cui elementi molteplici (sentimenti, pensieri, percezioni, ricordi) sono unificati dalla comune tonalità affettiva. Un esempio è il complesso materno.

INCONSCIO COLLETTIVO appare come il deposito di tracce latenti provenienti dal passato ancestrale dell'uomo. Esso è il residuo psichico dello sviluppo evolutivo dell'uomo, accumulatosi in seguito alle ripetute esperienze di innumerevoli generazioni. Così, dal momento che gli esseri umani hanno sempre avuto una madre, ogni bambino nasce con la predisposizione a percepirla e a reagire ad essa. Tutto ciò che si impara dall'esperienza personale, è sostanzialmente influenzato dall'inconscio collettivo che esercita un'azione diretta sul comportamento dell'individuo sin dall'inizio della vita. Archetipi: un archetipo è una forma universale del pensiero dotato di contenuto affettivo. Tale forma di pensiero crea immagini o visioni che corrispondono, nel normale stato di veglia, ad alcuni aspetti della vita cosciente. Il bambino eredita una concezione preformata di una madre generica, che in parte determina la percezione che egli avrà dalla propria madre. In tal modo l'esperienza del bambino è la risultante di una predisposizione interna a percepire il mondo in un determinato modo e dell'effettiva natura di tale realtà. Vi è di regola corrispondenza tra le due determinanti, poiché l'archetipo stesso è un prodotto delle esperienze del mondo compiute dalla razza umana, e tali esperienze sono in gran parte simili a quelle di ogni individuo.

PERSONA la persona è una maschera che l'individuo porta per rispondere alle esigenze delle convenzioni sociali. E' la funzione assegnatagli dalla società, cioè il compito che essa attende da lui. Questa maschera spesso nasconde la vera natura dell'individuo. La persona è la personalità pubblica, quegli aspetti che si palesano al mondo o che l'opinione pubblica attribuisce all'individuo, in opposizione alla personalità privata che esiste dietro alla facciata sociale.

ANIMA E ANIMUS l'archetipo femminile nell'uomo è detto anima, quello maschile nella donna animus.

OMBRA è costituito dagli istinti animali ereditati dall'uomo nella sua evoluzione. Di conseguenza l'ombra simboleggia il lato animale della natura umana.

Nella teoria della personalità di Jung occupa un posto centrale il Sé ("Selbst") che è il punto centrale della personalità, intorno a cui si raggruppano tutti gli altri sistemi, esso li mantiene uniti e dà alla personalità l'equilibrio, la stabilità e l'unità. Il Sé è lo scopo della vita, un fine per cui l'uomo lotta costantemente ma che di rado riesce a raggiungere.

Jung concepiva la personalità o psiche come un sistema dotato di energia e parzialmente chiuso, perché a esso si deve aggiungere l'energia proveniente da fonti esterne, per esempio dal mangiare. Per spiegare la dinamica della personalità, Jung ricorre, come Freud, al concetto della libido, ma mentre per Freud la libido è un concetto collettivo delle tendenze sessuali dell'uomo, per Jung il termine libido è sinonimo di energia psichica e a seconda che la libido sia diretta preminentemente verso l'interno o verso l'esterno, Jung distingue tra introversione ed estroversione.

L'atteggiamento introverso tende ad orientare la sua energia psichica verso il mondo interiore (pensieri ed emozioni) mentre l'atteggiamento estroverso orienta la sua energia verso il mondo esteriore (fatti e persone). Ambedue questi opposti atteggiamenti sono presenti nella personalità, ma di regola uno di essi è dominante e cosciente, mentre l'altro è subordinato e inconscio.
Vi sono quattro funzioni psicologicamente fondamentali: il pensiero, il sentimento, la sensazione e l'intuizione. Ciascuna di queste funzioni ci consente di adattarci al mondo e alla vita. Il pensiero utilizza dei processi logici, il sentimento utilizza dei giudizi di valore, la sensazione percepisce i fatti e l’intuizione percepisce le possibilità presenti dietro i fatti.
Il pensiero è intellettivo, con esso l'uomo cerca di comprendere la natura del mondo e sé stesso.
Il sentimento è il valore delle cose in rapporto al soggetto.
La sensazione ha la funzione percettiva, apporta fatti o rappresentazioni concrete del mondo.
L'intuizione è la percezione attraverso processi dell'inconscio, l'uomo intuitivo va al di là dei fatti e costruisce elaborati modelli della realtà.
Il pensiero e il sentimento sono denominati funzioni razionali, poiché fanno uso del ragionamento. La sensazione e l'intuizione sono funzioni irrazionali, perché basate sulla percezione del concreto e del particolare.
Nell'individuo sono presenti tutti e quattro le funzioni ma di regola una delle quattro è altamente differenziata e svolge un compito preminente nella coscienza, viene detta funzione superiore. La meno differenziata delle quattro è detta funzione inferiore ed è rimossa e inconscia, si esprime nei sogni e nelle fantasie.

JUNG fondò le sue concezioni psicodinamiche su due principi fondamentali: il "principio di equivalenza" e quello di entropia. Il primo asserisce che, se un valore diviene più debole o scompare, la quantità di energia a esso legata non andrà perduta per la psiche, ma riapparirà in un nuovo valore. L'indebolimento di un valore si accompagna inevitabilmente al sorgere di un altro (la fine di un hobby sarà in genere compensata dal sorgere di un altro).
Il "principio di entropia" afferma che la distribuzione di energia nella psiche tende a un equilibrio o armonia. Fra due valori di diversa forza, l'energia tenderà a passare dal più forte al più debole fino a raggiungere uno stato di equilibrio . Tutta l'energia psichica di cui la personalità dispone viene utilizzata per due fini generali. Una parte è spesa nell'esecuzione del lavoro necessario al mantenimento della vita e alla propagazione della specie: queste sono funzioni istintive. L'energia eccedente quella utilizzata dagli istinti può essere impiegata in attività culturali e spirituali.

Per Jung lo sviluppo può svolgersi in senso progressivo o regressivo. Per progressione JUNG intende un soddisfacente adattamento dell' IO alle richieste dell'ambiente esterno e ai bisogni dell'inconscio. Se un evento frustrante interrompe il movimento progressivo, la libido non potrà più essere investita in valori orientati verso il mondo o estroversi, di conseguenza regredirà verso l'inconscio legandosi a valori introversi. Tuttavia Jung ritiene che uno spostamento in senso regressivo non debba avere necessariamente effetti negativi permanenti: esso infatti può aiutare l'Io a trovare il modo di aggirare l'ostacolo e riprendere il suo cammino.
Il fine ultimo dello sviluppo è rappresentato dall'autorealizzazione. Per raggiungere tale scopo è necessario che le diverse istanze della personalità si differenzino ed evolvano completamente. Una personalità sana ed integra si otterrà solo consentendo a ogni istanza di raggiungere il più alto grado di differenziazione e di sviluppo. Il processo attraverso il quale si raggiunge tale stato è detto processo di individuazione. La "funzione trascendente" è in grado di conciliare gli indirizzi opposti dei diversi sistemi e di operare per il raggiungimento del fine ideale della totalità perfetta. L'energia psichica può essere spostata, cioè trasferita da un processo di un dato sistema ad un altro processo dello stesso o di un sistema diverso. La "sublimazione" è lo spostamento dell'energia dai processi primitivi, istintivi e meno differenziati, a processi altamente spirituali , culturali e maggiormente differenziati.







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