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GAIO PLINIO SECONDO (Plinio il Giovane)

latino




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GAIO PLINIO SECONDO (Plinio il Giovane)

Text Box: Le orazioni pronunciate sono brevi e stringate, ma quando le trascrive per la pubblicazione, le amplia talmente che a volte, come nel caso del Panegirico, diventano lunghe quattro volte l'analoga versione orale.Vita: Nato a Como nel 61, rimase orfano di padre e quindi segue lo zio (Plinio il Vecchio) a Roma, dove studia retorica presso Quintiliano. Esercita la professione di oratore, scrivendo soprattutto orazioni di tipo deliberativo, ma a partire dall'89 si dedica alla vita politica: è pretore, questore, prefetto, console nel 100, grazie anche alla sua amicizia con Traiano, a cui è molto legato; infine è proconsole della Bitinia e del Ponto (in Oriente sul Mar Nero). Muore nel 112. Eredita dallo zio il disprezzo per la filosofia.

Opere

Panegirico a Traiano: è la sua unica orazione epidittica, composta in onore di Traiano, costituita, nella versione scritta, da 95 capitoli. In essa, Plinio parla di Traiano seguendo due criteri:




per categorie: tutto ciò che è pubblico (imprese militari, carriera politica,...);

in ordine cronologico: tutto ciò che riguarda la sua vita privata (vicende familiari, svaghi, qualità morali,...).

Epistolario: è costituito da 371 lettere: 247 ad amici e parenti (primo libro), 73 mandate a Traiano e 51 ricevute dall'imperatore (che insieme formano altri 10 libri). Diversamente da altri autori (Cicerone in primis), Plinio, che ci tiene alla sua fama, scrive le lettere conscio della loro pubblicazione, quindi le cura in tal modo da farle apparire ognuna come un'orazione.

Argomenti maggiormente trattati

Personalità: Al contrario di Giovenale, che descrive Roma attraverso i suoi vizi e difetti, delineandola come la peggiore società e condannandone tutti gli aspetti, Plinio, la vede come perfetta, ne loda ogni caratteristica, ignorando le brutture e gli errori dei suoi cittadini; questo accade perché Plinio è un ottimista di natura, tratta quindi solo argomenti positivi, come l'amore, la patria, la gioia per il successo degli amici, che lui stesso aiutava, riportando in auge la pratica del mecenatismo. Nelle sue opere parla della sua vita quotidiana, del suo partecipare ai circoli letterari, del suo essere disponibile e finanziare gli artisti più giovani e poveri, senza tralasciare però di vantarsi delle sue capacità, delle sue conoscenze in soprattutto campo politico e delle sue qualità: nelle lettere alla moglie Calcurnia, parla di lei ma poi finisce col ricordare la stima che ha lei di lui; nonostante questo, produce simpatia per la sua generosità.

Cristianesimo: È questa una realtà che si va diffondendo sempre più nell'impero, anche a causa di un bisogno di spiritualità più profondo, che la religione ufficiale non riesce a soddisfare. Nelle sue lettere a Traiano, Plinio chiede all'imperatore come comportarsi nei loro confronti, perché, mentre è governatore della Bitinia e del Ponto, il loro numero è troppo grande per poterli imprigionare o uccidere tutti; così possiamo apprendere la condizione precaria in cui essi vivevano, perseguiti per ragioni politiche (non rispettavano la legge romana, che imponeva il culto degli dèi latini e l'adorazione dell'immagine dell'imperatore). Inoltre l'autore chiede come debba comportarsi coni bambini che si proclamano cristiani, o con coloro che dicono di esserlo stati ma di non esserlo più, o, infine con quelli che vengono denunciati (compare in questo periodo un libello coni nomi di molte persone sospettate di essere cristiane) ma che non sono colti in flagrante reato. Traiano risponde di non arrestare tutti i denunciati, ma solo coloro che si ostinano a proclamarsi cristiani e che commettono dei crimini; in altre lettere invece lascia la libera scelta a Plinio, riconoscendo che si tratta di un problema gravoso.

Oratoria: come per Quintiliano, la preparazione dell'oratore deve fondarsi su una buona base culturale, attraverso lo studio della storia e della poesia, che facciano dell'oratore un vero intellettuale; l'orazione è paragonata da Plinio alla neve, che deve essere abbondante e anche esagerata, perché l'oratore deve approfondire ogni aspetto ed essere in grado di analizzare le persone, quindi l'orazione dovrà necessariamente essere lunga. La causa della decadenza dell'arte oratoria, secondo Plinio, è nel fatto che essa viene trattata solo nelle scuole, senza alcun contatto con la realtà, in modo artificioso; quest'arte era grande nel periodo della repubblica, quando la libertà garantiva l'espressione del pensiero.

Principato: Dimostra di essere contro Domiziano, del quale mette in rilievo i difetti (ferocia, crudeltà, ingiustizia) attraverso cui fa risaltare le virtù di Traiano, che, al contrario per esempio di Augusto, non sono solo di facciata, ma vengono mantenute anche nella vita familiare e privata. Loda il ritorno della diarchia (la collaborazione tra imperatore e Senato, il ritorno delle magistrature e la coesistenza di liberalità (simbolo del Senato e della repubblica) e principato. Al contrario di altri principi, Traiano non mostra di essere al di sopra delle leggi, ma anzi le rispetta come un qualsiasi cittadino romano; le tasse che impone sono giudicate giuste perché calcolate in base al reddito. Nonostante tutti questi siano aspetti della giustizia che dovrebbero essere propri di ogni governante, Plinio le mostra come se fossero concessioni di Traiano, e questo per il suo eccessivo ottimismo.

Stile: Pur essendo ammiratore di Tacito (il cui stile è conciso e sintetico, esempio di varietas, cioè diversità nell'uso delle strutture), lo stile di Traiano è asiano, abbondante, pieno di artifici retorici (metafore ed ellissi soprattutto) ridondante, molto curato, perché egli ha il gusto della narrazione e della descrizione (nell'ottava epistola dell'ottavo libro parla della fonte del Clitunno, un fiume vicino a Perugia di cui parlerà anche Carducci; nella sedicesima del sesto libro descrive la distruzione di Pompei ed Ercolano durante l'eruzione del Vesuvio in cui morì lo zio Plinio il Vecchio). Descrive le situazioni però in modo sempre distaccato, a parte, nel decimo libro, quando, parlando dei cristiani, si mostra più partecipe e coinvolto, perché essendo ottimista non ama le torture e quindi rivela il proprio aspetto umano; esprime poi anche ammirazione nei confronti dei cristiani e amarezza perché deve punirli, dovendo obbedire alle leggi.

Linguaggio: La lingua usata è quella letteraria, curata nei minimi particolari, aulica anche nelle lettere.


Pag 351: IDENTIKIT DELL'IMPERATORE IDEALE [Panegirico]

Analisi testuale: Qui considera l'aspetto politico per perfetto imperatore, cogliendo l'occasione per lodare le qualità di Traiano e il potere dei senatori, che garantiscono il connubio perfetto tra principato e libertà. In realtà il Senato è costituito da persone servili, abbiette, incompetenti, senza personalità, che sviliscono il potere di quest'istituzione. Adriano sostituirà il Senato con il Consilium Principis. I poteri del Senato in realtà sono concessioni di Traiano, privilegi che egli può ritirare da un momento all'altro. In questo brano Plinio elenca le doti militari, morali, umane e politiche dell'imperatore.

Traduzione

Ma bisogna obbedire al decreto del Senato, che per utilità pubblica stabilì che per voce del console con il pretesto di fare dei ringraziamenti i buoni principi esaminassero le cose buone che facevano, i cattivi (principi esaminassero) le cose che dovevano fare.



Ciò ora è tanto più importante e necessario, che il nostro padre [Traiano] reprime e frena le azioni private dei ringraziamenti con l'intenzione di proibire anche le pubbliche, se concedesse a sé di vietare ciò che il Senato comandava.

L'una e l'altra (cosa), o Cesare Augusto, (tu fai) in modo moderato, sia perché non permetti altrove che ti vengano fatti dei ringraziamenti, sia perché lo permetti qui (nel Panegirico). Infatti non da te stesso questo onore è reso a te, ma da coloro che lo fanno. Cedi ai nostri affetti e non è necessario che tu proclami a noi i tuoi meriti ma a te (è necessario) che tu li ascolti.

Spesso io ho riflettuto silenzioso tra me e me, o senatori, quale e quanto grande fosse opportuno che fosse (il principe) con l'autorità e con il cenno del quale i mari, le terre, la pace, le guerre fossero rette; quando invece a me che modellavo e che formavo (con la mente) un principe a cui si addicesse un potere pari (a quello) degli dèi immortali, mai nemmeno nel desiderio mi occorse di concepire un (tipo) simile a questo che vediamo.

Brillò qualcuno in guerra, ma tacque in pace [= Caio Mario, che ha reso l'esercito volontario e ha vinto le campagne contro i Germani e in Oriente], un altro (brillò) con la toga ma le armi non lo resero famoso [= Cicerone]; uno (si procurò) il rispetto con il terrore [= Domiziano, di cui Plinio parla male nelle sue lettere, forse perché ne ha subite le angherie], un altro si procurò l'affetto con l'umiltà [= Otone]; quello (ha perso) in pubblico la gloria conquistata a casa [= Galba, che si dice fosse affabile e buono in privato, ma voleva il principato elettivo per adozione già nel 68: adottò infatti Pisone, che però venne ucciso in una congiura], questo in casa ha perso (la gloria) conquistata in pubblico [= Augusto, che in privato era amorale: la figlia Giulia era molto corrotta, secondo Ovidio, che per averla accusata viene condannato all'esilio a Tomi]; infine, ancora non esiste nessuno, le cui virtù fossero riconosciute con nessuna contiguità dei vizi.

Ma al nostro principe quanta concordia e quanta grande armonia di tutte le lodi e di tutta la gloria tocca! (tanto) Che niente viene detratto alla sua severità dall'ilarità, niente alla grandezza dalla semplicità, niente alla maestà dall'umanità!

Già la fermezza, già lo slancio del corpo, già l'onore della testa e la dignità del volto, a quest'età la maturità indebolita non senza un qualche dono degli dèi la chioma ornata con i precoci segni della vecchiaia per aumentare la maestà, forse che non lo manifestano da lontano come un principe?

Analisi testuale


Parendum est: perifrastica passiva impersonale;

Ut recognoscerent: proposizione consecutiva;

Quae facerent: proposizione relativa che esprime possibilità;

Quae...deberent: proposizione relativa che esprime possibilità;


Quod parens: proposizione dichiarativa;

Intercessurus: participio futuro che esprime intenzionalità di azione e regge il dativo, apodosi della proposizione ipotetica seguente;

Si permitteret: portasi della proposizione ipotetica della possibilità;

Quod...iuberet: proposizione relativa possibile;


Et quo - et quo: in correlazione;

Alibi/hic: avverbi dimostrativi di luogo;

Sinis/sinis: anafora;



A te: complemento d'agente;

Ipsi tibi: complemento di termine;

Agentibus: participio congiunte al dativo;

Necesse est: impersonale, regge la proposizione oggettiva praedicare con ellissi del soggetto.


Agitavi: proposizione principale;

Qualem quantumque: introducono una proposizione interrogativa indiretta;

Cuius regerentur: proposizione relativa che esprime possibilità;

Maria, terrae, pax, bella: soggetti;

Cum: avverbio di tempo;

Fingenti formantique: dativi collegati a mihi che esprimono contemporaneità di azione;

Quem deceret: proposizione relativa che esprime possibilità;

Potestas: soggetto;

Voto: complemento di causa;

Saltem: congiunzione.


Ille alius - ille hic: in correlazione;

Cuius laederentur: proposizione relativa che esprime possibilità;

Quanta/quantus: introducono una proposizione esclamativa;


Ad...maiestatem: costruzione del gerundio che diventa gerundivo perché seguito dal complemento oggetto, prende quindi il caso del gerundio che diviene invece gerundivo;

Nonne ostentant: proposizione interrogativa diretta con nonne, cioè retorica con valore affermativo.










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