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Oratoria del V secolo - ATENE - SPARTA - L'ORAZIONE GIUDIZIARIA

greco




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Oratoria del V secolo


ATENE - SPARTA

I grandi spazi che danno voce agli oratori sono essenzialmente la festa, il tribunale e l'ecclesia; a questi si può inoltre aggiungerne un quarto che con evidenza risente dgli influssi di questo genere, il teatro. In particolare possiamo addure come prova a quest'ultimo tassello l'Andromaca di Euripide incui sono evidenti le matrici dell'oratoria. Tutto ciò 131j91b però, non  bisogna dimenticarlo, si svolge in ambito prettamente ateniese: stupisce tuttavia l'assenza di voci in ambito spartano [non si sa se perché andate perdute o se addirittura mai prodotte], l'unico materiale infatti sono 1) dal terzo libro in poi delle Elleniche di Senofonte in cui l'autore si mostra evidentemente filo-spartano e nel Selinunte in cui ne propone la costituzione 2) Aristotele che ne traccia una costituzione poi andata perduta 3) alcuni aneddoti che ne tratteggiano sempre la fisionomia in materia costituzionale. Altre voci che ci riportano a Sparta sono quelle che emergono dalla commedia di Aristofane come il dileggio dell'a dorica in opposizione all'etacismo ateniese (Lisistrata).


L'ORAZIONE GIUDIZIARIA



Il tribunale [Eliea] era una delle grandi passioni degli ateniesi come emerge dalle due commedie di Aristofane Calabroni e Uccelli. L'altro tribunale era l'Areopago, importantissimo nel VII-VI secolo a.C. tanto che si pensava la nomina venisse ereditata di padre in figlio e che, dalla riforma di Efialte del 461 a.C., perde di importanza in senso democratico a vantaggio dell'Ecclesia: l'Areopago deciderà dei crimini di sangue come ci testimonia anche Eschilo nell'orestea proponendone il valore eziologico.

L'imputato, arrivando sulla più arida procedura giudiziaria, si rivolgeva direttamente al logografo che gli scriveva l'orazione difensiva oppure ricorreva al mercato librario, particolarmente fiorente nel V secolo a.C. che poteva garantire un'orazione precedente che poteva essere riadattata e consentire un risparmio notevole; ovviamente nasce da qui la paternità dubbia di molte orazioni attribuite a Lisia in quanto l'imputato aveva poi tutto l'interesse a spacciarla tale. Dopo questa, che aveva comunque un tetto massimo di durata (da ciò si capisce il perché della lunghezza standard delle orazioni), avveniva l'orazione di risposta, le due repliche e infine la sentenza. A volte troviamo anche, nei testi a noi pervenuti, la nomoV, che ci risulta preziosissima ai fini della comprensione dell'apparato normativo ateniese.

Altro discorso era quello degli agvneV timhtoi, gare poetiche, ginniche ma anche appunto giudiziarie che però riguardavano reati ben circoscritti. Essi si svolgevano in due tempi: l'accusa produceva la pena, la timh per l'appunto che veniva poi presa in considerazione confrantandola con la antitimhma, la pena che sembrava giusta all'imputato.



L'oratoria giudiziaria rimane comunque la più considerevole nei termini di materiale a noi pervenuto; e tutti i grandissimi oratori politici sono stati, all'inizio della loro carriera, logografi (anche se ne accennano con vergogna come ci dice Isocrate); stiamo parlando di Lisia, Isocrate, Demostene.


L'ORAZIONE ASSEMBLEARE POLITICA

Ci sono stati trasmessi pochissime orazioni di questo tipo (timhgorih), ovvero discorsi deliberativi. Demostene ci propone qualche orazione assembleare e Tucidide riporta dei logoi abbastanza ma del resto di dobbiamo fidare del giudizio indiretto dei contemporanei che ad esempio ci mostravano Temistocle come oratore impetuoso e avvincente mentre Pericle come accorto e sottile. Mentre l'orazione giudiziaria infatti era funzione mnemonica senza contraddittorio e quindi veniva scritta, l'orazione assembleare aveva un contatto continuo col pubblico e quindi veniva, come logico, improvvisata continuamente. Dell'oratoria deliberativa invece ci rimangono solo i decreti.

La festa, momento in cui la comunità si raccoglieva per verificare il proprio sentire comune, vedeva al proprio interno il logoV del più grande oratore del momento che apriva l'evento; manifestazione non tesa al convincimento quanto all'esaltazione di un modello, costituito dagli antenati (e in particolare dalle vittorie di Salamina e Maratona).







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