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RICORDI DI UNA GIORNATA IMPEGNATIVA: MARCIA DELLA PACE PERUGIA-ASSISI

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RICORDI DI UNA GIORNATA IMPEGNATIVA: MARCIA DELLA PACE PERUGIA-ASSISI

 

Il 14 ottobre 2001 ho partecipato alla marcia della pace. Ventiquattro chilometri di camminata che mi hanno portato nel cuore dell'Umbria, su quella strada che, dalla città di Perugia, porta al borgo medioevale di Assisi.

Per arrivare a Perugia ho utilizzato un pullman organizzato dall'associazione del commercio equo e solidale "Il Granello" di Merate. Sono qui insieme ad un'altra sua alunna, Anna, e ad altre amiche.

Sono partita sabato notte, dopo il concerto dei miei amici Sickers. Per questo sono già distrutta prima ancora di iniziare.

Durante la notte ho cercato di dormire ma non ci sono assolutamente riuscita.sarà stato forse il fatto che nelle file dietro a me cantavano?!

Alle sei di mattina l'autista ci ha scaricato in mezzo ad una strada in salita nel freddo penetrante del mattino. "Un bar! Un bar!"- "Scusa, s 212f57c ai dove sono i bagni?". Tutti alla ricerca di qualche cosa per soddisfare i propri bisogni primari: chi va in bagno, chi prende d'assalto l'unico bar aperto per un cappuccino che gli costerà mezz'ora di coda, chi si ceca un posto comodo dove continuare i propri sogni.



Visto che la marcia inizierà alle 9.00 ho il tempo per bere un caffè e per riflettere: perché sono qui? Nella frenesia degli altri giorni L'unica risposta che avrei saputo dare sarebbe stata "perché è giusto" ma ora penso, e riesco a rendermi conto che se ho voluto partecipare a questa manifestazione è stato perché sono stanca di vedere gente che muore e si odia. per che cosa poi?! Forse l'ho fatto anche per allontanarmi un po' dal mio ragazzo: gli voglio molto bene ma, a volte ho bisogno di ritrovare la mia indipendenza. No, non può essere solo questo! In realtà sono qui perché ho paura di perdere la mia libertà, di dover vivere per conto di qualcun altro. Non sono qui per l'America o per Bin Laden; sono qui per i profughi afgani, per i bambini di Palestina, per i lavoratori delle Twin Towers, ma anche per gli Italiani morti in guerra e per tutti coloro che vivono questa atroce realtà sulla propria pelle. infine sono qui per me.

Dei ragazzi dell'ARCI di Milano stanno srotolando il loro striscione: "TUTTI I POPOLI SONO PER LA PACE, NESSUN GOVERNO LO E'". Forse hanno proprio ragione, forse dietro alle guerre ci sono motivazioni politico-economiche che solo i potenti hanno il diritto di sapere.

Mentre mi perdo nelle mie riflessioni o parlo insieme con gli altri il tempo passa e le 9.00 si avvicinano in fretta; la piazza dei Giardini del Frontone si riempie altrettanto velocemente: non si riesce più a muoversi!

Finalmente si parte. Sfilano davanti a noi i francescani, gli scout e alcune associazioni politiche. "Raga! Lì davanti c'è Bertinotti!". Decidiamo di lasciar passare anche i partiti politici e poi ci infiltriamo tra i manifestanti del Collettivo di Lecco. Si cammina, si balla, si canta e si ride ma il pensiero di ciò che sta succedendo in Afghanistan, proprio ora, mentre noi siamo qui in questo clima di festa, tiene i nostri cuori sotto un velo di triste apprensione.

Ore12.30: si arriva sulla superstrada e qui iniziano i nostri problemi. Prima di tutto il caldo (più che ottobre sembra agosto) e poi alcune incompetenze organizzative. Possibile che non ci sia un bar o un gazebo dove poter comprare una bottiglia d'acqua? O un posto dove poter fare i propri bisogni? Eppure anche i signori Rutelli, Fassino e Bertinotti fanno pipì e bevono! Fortunatamente molte persone che abitano lungo il percorso della marcia ci hanno aperto le loro case per riempire le bottiglie d'acqua fresca, per sciacquarci e, più raramente, per andare in bagno.

Purtroppo, lungo il tragitto, sono sorte alcune discordanze tra i dimostranti di Rifondazione Comunista e i Democratici di Sinistra. Mi sembra molto stupido che due partiti politici debbano venire a fare discussioni durante la marcia della pace. Boh., contenti loro!

Certo che ora sarebbe meglio fermarsi a mangiare qualcosa, altrimenti qualcuno sverrà. Per fortuna Letizia si è decisa ad ascoltare le mie preghiere ed ha organizzato una sosta in un prato gremito di persone. Poco più di mezz'ora e poi di nuovo in marcia. Certo che, dopo la pausa, le mie gambe sembrano non volere più funzionare: sarà solo questione di riprendere il ritmo?

Si continua a camminare. Alle 16.00 non siamo ancora in vista di Assisi e la stanchezza e lo sconforto cominciano a prendere il sopravvento. Inizio a pensare ai profughi dell'Afghanistan che hanno camminato per chilometri con unica meta il confine pakistano. Io ho una casa cui tornare, delle certezze in cui credere, ma soprattutto ho una certa tranquillità sul fatto che i miei genitori e i miei cari non cadranno vittime di una stupida guerra o di un attentato.

Forse le persone più a rischio ora siamo proprio noi. Se qualcuno volesse fare un attentato di grande portata gli basterebbe far scoppiare una piccola bomba. E poi potremmo essere contagiati dal famigerato "Virus Antrace" bevendo l'acqua dalle fontanelle.




Sono cose a cui non voglio pensare. Credo di essere solo una di quelle adolescenti illuse che confidano ancora nella benevolenza umana: sono convinta che nessuno avrebbe il coraggio di attaccare una manifestazione bella, gioiosa e, malgrado tutto, unitaria come questa.

Mi volto per guardare alle mie spalle. Sono su una collinetta e la vista che mi si offre è una massa scatenata di colori e suoni che giunge fino all'orizzonte. Allora è vero! Non siamo solo noi, piccoli utopisti del 2001, a credere che la vita valga sempre comunque più dei soldi!

Finalmente arriviamo ad Assisi. Siamo in ritardo di un'ora e, come se non bastasse, abbiamo scoperto che il parcheggio Montedison, dove ci attende il nostro pullman, è in realtà un complesso di tre parcheggi enormi, distanti l'uno dall'altro almeno cinque chilometri.

Dopo un'oretta buona di ricerche troviamo il pullman e iniziamo a lamentarci riguardo all'organizzazione della cosa. Sarebbe bastato che il Comune di Assisi richiedesse alle Associazioni partecipanti di essere contatto e che ad ogni pullman fosse assegnato in anticipo il numero del parcheggio da occupare. Alcune persone sono state a cercare il loro pullman fino a notte fonda, altre sono dovute tornare in treno, altre ancora sono state costrette a dormire in stazione.

La faccenda è stata complicata più che altro dal fatto che la rete dei telefoni cellulari era completamente intasata, per cui non ci si poteva contattare in nessun modo.

Sul nostro pullman ci sono tutti, nessun disperso, anche se alcuni ci hanno raggiunto con un ritardo di quattro ore.

Finalmente partiamo ed ogni momento che passa mi avvicina sempre più al mio letto.

Dopo un po' mi sento così stanca che non ho bisogno di nessun materasso. Il sedile va più che bene e nessuna canzone e nessun grido potrà farmi desistere dall'addormentarmi.

Alle tre di notte arriviamo a Merate. Accompagno Anna a casa e poi mi infilo sotto le coperte.

Domani non andrò a scuola, mi dovrei alzare tra tre ore, ma credo che sarei molto più simile ad uno zombie che ad un essere umano.

Sono stanca, certo, ma un'esperienza così la ricorderò per tutta la mia vita e, se il prossimo anno mi dovessero chiedere di parteciparvi ancora, accetterei volentieri.

Spero che per allora, la situazione in Afghanistan, nel Medio Oriente e in tutti quei luoghi dove c'è la guerra migliori e che si possa finalmente parlare di pace tra i popoli.

Quello che è successo in questo periodo mi ha quasi costretto a partecipare alla marcia della pace: l'ho sentito come un dovere, ma ora, dopo aver vissuto quest'esperienza, la ricordo più come un momento felice.

 








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