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Modulo Cinema - Italiano - IL CINEMA DI LUCHINO VISCONTI

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Modulo Cinema - Italiano

IL CINEMA DI LUCHINO VISCONTI

Visconti nasce a Milano nel 1906, dal Conte di Grazzano e Duca di Morone, discendente dei Visconti del X secolo. Muore nel 1976 per una trombosi.

Il padre è il presidente di un'industria di cosmetici, la madre è Carla Erba, la cui famiglia possiede la nota industria farmaceutica. Visconti cresce nel lusso più sfrenato, il padre lo inizia alla lettura colta (Proust) e alla passione per il teatro, ama recitare, travestirsi, la madre invece lo inizia alla musica (i salotti di casa Visconti furono visitati anche da Puccini).

Negli anni '20 iniziano i primi contrasti passionali: è innamorato della cognata, ma alo stesso tempo intraprende relazioni omosessuali.

Negli anni '30 gli muoiono entrambi i genitori, e lui si trasferisce a Parigi. Lì, grazie all'amicizia con Cocò Chanel conosce Jean Renoir, figlio del pittore, che lo vuole come assistente alla regia per un suo film "Una gita in campagna". Per questo Visconti sarà debitore dei dipinti del padre di Jean.

Nel '40 Renoir viene in Italia e lo vuole ancora assistente alla regia per "La Tosca", ma Jean deve partire per gli Stati Uniti e Visconti finisce il film da solo (è il suo primo vero approccio alla regia).



A Roma collabora con la rivista Cinema, e scrive l'articolo "Cadaveri" (i cadaveri sono i registi italiani dell'epoca, che non sanno fare altro che scimmiottare il cinema americano); insieme agli altri collaboratori della rivista propone la nascita di un nuovo cinema italiano.

Intanto scrive una sceneggiatura "L'amante di Gramigna", tratto dal Verga, che viene proposta alla censura fascista, questa però la boccia perché è troppo reazionaria.

Con altri sceneggiatori, tra cui G. De Santis, Alicata (direttore clandestino dell'Unità), Pietrangeli e Moravia scrive una sceneggiatura, adattando il romanzo "Il postino suona sempre due volte". Il film passa la censura e nel 1942 iniziano le riprese; il protagonista è Massimo Girotti (il padre di Terence Hill), la protagonista doveva essere Anna Magnani, ma è incinta e al suo posto viene scelta Clara Calamai (l'assassina di Profondo Rosso).

Le riprese sono realizzate "en plain air": si gira a Ferrara, ad Ancona e sugli argini del Po. 

Ossessione (1943)

Un disoccupato, Gino Costa (Girotti), si ferma in un casolare lungo il Po. Qui l'anziano Bragana (De Landa) gestisce uno spaccio con la giovane moglie Giovanna (Calamai). La donna si innamora del vagabondo e, quando questi si mette in viaggio, con un pretesto lo fa richiamare. Gino a sua volta fa allontanare con un trucco il Bragana e diviene l'amante di Giovanna. Il marito non sospetta di nulla ed anzi offre a Gino una sistemazione. Gino non sopporta la situazione e invita Giovanna a fuggire con lui; al suo rifiuto, parte da solo per Ancona. Durante il viaggio fa amicizia con un girovago detto lo Spagnolo (Marcuzzo), che gli propone di unirsi a lui. Un giorno, il Bragana arriva ad Ancona con la moglie per esibirsi in un concorso come baritono dilettante; incontra Gino e lo invita a tornare con loro. Gino e Giovanna decidono di simulare un incidente stradale per liberarsi di lui. Il piano riesce, ma insospettisce la polizia. I rapporti tra Gino e Giovanna diventano tes 646h76g i dopo il delitto. I due amanti si recano a Ferrara: qui Giovanna intasca l'assicurazione sulla vita del marito. Gino, credendosi strumentalizzato per interesse, lascia Giovanna per una ballerina, Anita (Cristiani). Quando Giovanna gli rivela d'essere incinta, i due si riconciliano e tentano la fuga. Ma la loro macchina finisce fuori strada: Giovanna muore nell'incidente, e Gino è raggiunto dalla polizia.

Il tema musicale è tratto da un'aria de "La Traviata" (in omaggio a J. Renoir). Inizialmente non vediamo in faccia il protagonista, vediamo il suo primo piano quando anche lei lo nota e rimane folgorata. Nella versione americana del 1940 i protagonisti erano L. Turner e J. Garlfield: qui vediamo subito il volto del protagonista, è lui che rimane folgorato e non lei come in Visconti (che essendo gay si concentra sull'uomo). In Visconti la sequenza centrale è quella in cui, dopo il tradimento, lei pensa all'omicidio del marito, c'è molta sensualità e passione. La sequenza si chiude con l'apertura dell'armadio in cui ci sono i vestiti del marito (la sua presenza). Lei era una prostituta. Nei film di Visconti l'uomo ha sempre un ruolo secondario, è la donna la vera protagonista. Nel film americano la sequenza madre è quella dell'omicidio, che Visconti non ci fa neppure vedere. Quando Alicata vede montato il film chiede che sia tolta la sequenza finale in cui lei è sgozzata, ma Visconti si rifiuta di tagliare un solo metro di pellicola. Alla presentazione del film a Venezia scoppia lo scandalo: Mussolini se ne va dopo la prima mezz'ora. Il film fu tagliato e rimontato, e solo nel '54 Visconti lo rimonta come nell'originale. Già dal primo film  ha problemi con il pubblico (da qui nasce il neorealismo).

Visconti per un certo periodo si dedica al teatro: è il primo a portare in scena drammi di contemporanei stranieri, dirige lo spettacolo tratto da "I parenti Terribili" di J. Concteau, tratta dell'incesto, della passione, del sesso, ma sono innovativi anche per la regia. Visconti è il primo a usare la fisicità dell'attore (il corpo), lavora con Mastroianni, Stoppa, Gasmann.

Intanto pensa di realizzare un documentario sulla Sicilia, diviso in tre parti:1. La rivolta dei pescatori di Aci Trezza contro i grossisti di pesce 2. La rivolta dei contadini che volevano la terra dei padroni 3.La rivolta degli operai di una miniera. Deve concludersi con la cavalcata dei contadini sui territori  conquistati, il titolo infatti doveva essere "La terra trema sotto l'impeto dei cavalli al galoppo". Mentre lo immagina nascono le affinità con i Malavoglia, pensa ad un adattamento solo quando è sul posto. Realizza solo il primo episodio, diventa un film di finzione, ma sceglie come protagonisti i veri pescatori.

La terra trema (1948)

Stanco dei soprusi dei grossisti, il giovane 'Ntoni Valastro invita i pescatori di Aci Trezza a ribellarsi. Nascono tumulti, alcuni pescatori sono arrestati; ma poi, gli stessi grossisti li fanno rilasciare, non potendo fare a meno del loro lavoro. 'Ntoni convince allora la famiglia a mettersi in proprio, ipotecando la casa. Un'eccezionale pesca di acciughe sembra aiutare i Valastro. Ma, più tardi, in una tempesta, perdono la barca. Stretti dal bisogno, debbono vendere le acciughe ai grossisti a un prezzo irrisorio e, non potendo riscattare l'ipoteca, perdono anche la casa. Il dissesto economico porta la famiglia allo sfascio: 'Ntoni, non trovando lavoro, si consola in osteria; la sua ragazza, Nedda, lo lascia; suo fratello Cola abbandona il paese e diventa contrabbandiere; il nonno muore; la sorella maggiore, Mara, vede sfumare il suo matrimonio; quella minore, Lucia, viene "disonorata" dal maresciallo della finanza Don Salvatore. In più, 'Ntoni è odiato da tutti: dai grossisti, che assaporano la vendetta; dagli invidiosi, che gioiscono del suo sogno sfumato. Alla fine si rassegna a riprendere il mare, coi fratelli più piccoli, sulle barche dei grossisti. Ma, sebbene sconfitto, appare consapevole della necessità che il suo tentativo individuale divenga patrimonio di lotta comune.

E' la storia di una sconfitta, anche ideologica, 'Ntoni però sa che ha perso perché era da solo.  È un film neorealista recitato in catanese, non ha avuto distribuzione e nel '47 gli è stato negato clamorosamente il Leone d'Oro. Ne esistono tre versioni. 1.sottotitolata 2.in un dialetto più aperto 3. Con la voce fuori campo. È un film molto complesso, ha delle affinità con il

melodramma lirico ed è debitore di film di Ej'ensteijn per la scelta di certi tipi di inquadrature: staticità dei corpi, movimento di macchina dal basso verso l'alto. I film di Ej'ensteijn sono basati sul montaggio, mentre Visconti lavora sui piani sequenza (assenza del montaggio). Il film ebbe addirittura meno successo di Ossessione.

Questo insuccesso scoraggia Visconti, che torna a occuparsi di teatro: vivere 8 mesi con la dura realtà di Aci Trezza lo porta a far uscire allo scoperto il suo lato più visionario, che ritroviamo a teatro. Nel '48 mette in scena un dramma di Shakespeare "Rosalinda o come vi piace". Interpreti sono Raimondi, Gassman, la scenografia è di Dalì (pittore surrealista). È un pugno nello stomaco per i critici neorealisti: è uno spettacolo quasi barocco, basato su scenografie fastose; Visconti ribatte in modo provocatorio durante le interviste, perché ormai si sente libero di esprimersi in ogni campo, infatti mette in scena  altri spettacoli. Sempre del '48 è "un tram chiamato desiderio", che si basa su un cupo realismo, prova che i Visconti domina l'ambivalenza.

Nel '51 gli viene proposta una sceneggiatura di Zavattini (ladri di biciclette) e Visconti accetta, ma la cambia completamente, rimane solo la storia di una madre che fa fare un provino alla figlia per introdurla nel mondo dello spettacolo. Una feroce critica al cinema si trasforma in una critica rivolta a tutto il mondo dello spettacolo in generale. Il film diventa uno studio su Anna Magnani (compagna di Rossellini), il titolo è "Bellissima" (1951).

Il regista Alessandro Blasetti cerca una bambina per un film. Accorre a Cinecittà una folla di madri, tra cui la popolana Maddalena Cecconi (Magnani) con la figlia Maria. Maddalena fa tutti i sacrifici possibili pur di pagare alla figlia il fotografo, la maestra di recitazione e di ballo, la sarta, il parrucchiere. Litiga con il marito Spartaco (Renzelli), che si oppone ai suoi desideri e consegna tutti i risparmi ad un piccolo truffatore che la circuisce, Alberto Annovazzi (Chiari), nella speranza che possa favorire la figlia. La bambina viene ammessa al provino, e Maddalena riesce a sbirciare la proiezione. Vede allora sullo schermo la figlia in lacrime e, nella saletta, i "cinematografari" che si sbellicano dalle risate. Indignata e umiliata, Maddalena si rende conto delle sue ambizioni sbagliate e, quando la figlia viene effettivamente prescelta, rifiuta di firmare il contratto e si riconcilia con il marito. Il film si conclude con la bambina che dorme.



Visconti è attratto della Magnani, indugia sul suo volto con lunghi piani sequenza. Ironizza su tutto il mondo dello spettacolo e sul neorealismo che ormai è al tramonto. Rilegge il film attraverso il melodramma e la colonna sonora è di Donizetti. L'audio è in presa diretta, e la donna è il motore del film: nel primo piano di fronte allo specchio dice "ma in fondo che cos'è recitare.".

È una delle prove più importanti della Magnani. Critica il neorealismo perché è un melodramma  mascherato da film realistico.

Il film successivo è "Senso", del 1954, trae ispirazione da una novella di Boito, ma la rilegge completamente, è un melodramma, il motore della vicenda è la Contessa e la recitazione è fortemente teatrale: 

Una storia d'amore nasce tra la contessa Livia Serpieri (Alida Valli) e il tenente austriaco Franz Mahler (Farley Granger). Siamo nel 1866 a Venezia alla vigilia della battaglia di Custoza. La contessa intercede presso il tenente Mahler sfidato al duello dal cugino di lei Conte Ussoni (Massimo Girotti) dopo che Mahler aveva insultato gli italiani al termine della rappresentazione verdiana de Il trovatore. Anche Livia è di sentimenti antiaustriaci ma l'amore è più forte e conosciuto il Tenente non riesce a fare a meno di lui. La passione è travolgente. E travolge tutto. Il matrimonio i suoi sentimenti patriottici. Così Mahler riesce ad impadronirsi dei soldi che la contessa custodiva per conto dei patrioti. Soldi che lei gli consegna pensando di scappare insieme. Ma non andrà così. Mahler fugge nel tentativo di comprarsi il congedo. Ma lei lo ritrova. Lo denuncia. Assiste alla sua fucilazione...

In questo film Visconti deve molto alla pittura italiana della seconda metà dell'800, rilegge opere di Fattori, Hayez.

È il primo film a colori, è sfarzoso (come in "Rosalinda"), è uno dei primi film storici e Visconti parla di realismo romantico. Inizia con un'opera di Verdi interpretata alla "Fenice": la macchina da presa segue il personaggio, poi ci fa vedere il pubblico, facendo capire che è quest'ultimo il protagonista.

In Senso, per la prima volta, Visconti si ispira dichiaratamente alla pittura, descrive il mondo dell'aristocrazia attraverso i dipinti di Hayez, come "il bacio" che il regista ricrea. Per la battaglia si ispira a Fattori ("il campo dopo la battaglia di Magenta"), e a T.Signorini.

Quando la contessa e il marito sono nella villa di campagna e l'ufficiale la raggiunge ricrea la stessa posizione del bacio di Hayez. In questa scena viene utilizzata come colonna sonora la "5 Sinfonia" di Bruckner, è la prima volta che Visconti adatta una musica, rallentandone e accelerandone delle parti. È anche il primo film dove diventa dominante la ricostruzione storica: ogni inquadratura è molto curata, i colori hanno un ruolo simbolico (giallo, oro = causa del tradimento).

Il film doveva chiudersi con un giovane soldato austriaco che piange, ma fu considerato disfattista, quindi Visconti lo fece terminare con la fucilazione .

Questo film è molto importante perché rappresenta un definitivo abbandono del neorealismo.

Il nucleo centrale di Senso è la passione, il disfacimento della famiglia, la musica, la sconfitta, la letteratura. È un sunto della vecchia filmografia, apre una nuova era.

Siamo in un periodo di crisi del cinema italiano.

Il fil successivo di Visconti è "Le notti bianche" (1957), tratto da Dostoevskij e realizzato con Suso Cecchi d'Amico (sceneggiatura).

Vagabondando nella città in cui è da poco stato trasferito, un giovane impiegato, Mario (Mastroianni), incontra nella notte una ragazza (Schell). Liberatala da alcuni giovinastri, ottiene un appuntamento per la notte seguente. Mario si illude di una conquista; ma la ragazza, di nome Natalia, gli confida la propria storia: di come si sia innamorata di un inquilino (Marais) che abitava con lei e con sua nonna, e di come attenda in quelle notti che lui tenga fede, dopo un anno di assenza, alla promessa di ritornare. Natalia chiede a Mario di consegnare a quell'uomo una lettera. Mario promette; ma poi, deluso e irritato, getta il biglietto nel canale. Al mattino, cerca di dimenticare la ragazza; la sera, di evitarla. Ma, infine, si incontrano e vanno insieme a danzare. Tra i due si crea una maggiore intimità; ma, all'ora stabilita, Natalia corre al suo appuntamento. Stizzito, Mario fa per accompagnarsi con una prostituta (Calamai) ed è coinvolto in una rissa di portuali. Rincontra poi Natalia sola e le confessa di aver distrutto la lettera e di essere innamorato di lei. La ragazza sembra disposta a ricambiarlo, ma proprio allora appare l'inquilino. Natalia corre da lui. Mario, affranto ma privo di rancore, torna alla sua iniziale solitudine.

È la storia di una sconfitta, anche se lei alla fine risulta vincitrice. Il sognatore è un fallito, ma con i piedi ben piantati per terra, alla fine è lei la sognatrice.

Il film è ambientato a Livorno, nel quartiere Venezia, che Visconti riproduce a Cinecittà; la scenografia e i cambiamenti atmosferici si basano sullo stato d'animo dei protagonisti.

Si passa al flashback solo con un movimento di macchina (panoramica - primo piano - flashback).

Nel 1960 gira "Rocco e i Suoi Fratelli". La sceneggiatura è in parte originale, perché si ispira al "Ponte della Ghisolfa" di G. Testori, ma ci sono tante suggestioni anche da altri romanzi e drammi: "Uno sguardo dal ponte" di Miller, "Giuseppe e i suoi fratelli" di Mann e "La Carmen" (melodramma). Il film è diviso in atti, 5 sono i fratelli e 5 sono gli atti; il tema principale è il disfacimento della famiglia.

Dalla Lucania, la vedova Rosaria Parondi (Paxinou) si trasferisce - con i figli Simone, Rocco, Ciro e Luca - a Milano, dove è già immigrato il primogenito Vincenzo (Focas). La madre lo costringe ad assumersi la responsabilità della famiglia, pregiudicando il suo matrimonio. I Parondi si sistemano in un seminterrato a Lambrate: qui conoscono una ragazza di vita, Nadia (Girardot), che prospetta loro la possibilità di arricchirsi con la boxe. Simone (Salvatori) comincia la carriera di pugile sotto la protezione di un ex-campione, l'omosessuale Morini (Hanin). Per frequentare Nadia, si procura denaro con piccoli furti; ma la ragazza, stanca di lui, lo lascia. Passano i mesi. Finito il servizio militare, Rocco (Delon) incontra Nadia, appena uscita di prigione. Tornati a Milano, i due cominciano insieme una nuova vita. Quando Simone apprende della loro relazione, li aggredisce e violenta la ragazza sotto gli occhi del fratello. Rocco si sente colpevole di fronte a Simone e abbandona Nadia a lui. Inoltre, per impedire che Simone sia denunciato per furto dal Morini, è costretto ad abbracciare la carriera di pugile. Scacciato dai fratelli, Simone cerca di ricondurre a sé Nadia, che ritrova prostituta all'Idroscalo e, al suo rifiuto, la uccide. Mentre la famiglia festeggia una vittoria di Rocco, ricompare Simone, che confessa il delitto. Ciro (Cartier) vorrebbe denunciarlo, ma gli altri, capeggiati da Rocco, decidono di proteggerlo. Simone è tuttavia scoperto e arrestato. Ciro si fa portavoce col piccolo Luca di una nuova morale familiare e di una diversa prospettiva di vita.

Sono tutti sconfitti, e la donna (Nadia) è il motore della vicenda.

Rocco e i suoi fratelli viene però censurato e allora Visconti va a Parigi a dirigere uno spettacolo teatrale "Peccato che sia una sgualdrina" con A. Delon e R. Schneider, vuole quest'ultima in un mediometraggio inserito in "Boccaccio '70", a cui partecipano anche De Sica, Fellini e Bolognini, ognuno dirige un episodio. Quello di Fellini è uno scherzo surreale, Visconti dirige "Il Lavoro" (1962) in cui aggiunge nuove tematiche. Il film è tratto da una novella di Guy de Maupassant, "Ai piedi del letto", che parla di un rapporto matrimoniale in cui alla fine lei si fa pagare dal marito come una prostituta. Visconti ambienta il film nell'aristocrazia milanese.




I primi 20' sono dedicati al marito che discute con il suo avvocato riguardo ad uno scandalo che lo coinvolge: è stato sorpreso in una situazione ambigua con una prostituta. Di conseguenza il suocero gli ha bloccato il conto in banca. Lui si reca dalla moglie che pare superiore al tradimento. Qui c'è un'ottima prova di regia: parte da un piano e sia avvicina alla ragazza, pari pari con il discorso, con le cose che lo spettatore scopre di lei. Visconti si sofferma sui riti dell'aristocrazia e vi ironizza, riferendosi anche al modo di fare cinema di Antonioni (cita alcuni suoi film, tra cui "La notte"): se per Antonioni è importante scavare solo nei personaggi, per Visconti è importante inserirli nella società.

È una commedia con un finale amaro, lei gli propone di essere pagata per le sue prestazioni, inizialmente scherza, ma il marito le fa subito un assegno. Visconti rilegge il racconto di Maupassant in chiave Marxista: il matrimonio è una forma di prostituzione legalizzata. Il marito è privo di sentimenti, mentre la donna è sconfitta consapevolmente.

Questo film è strettamente collegato con il Gattopardo, che mette in scena l'inizio della decadenza dell'aristocrazia, che vediamo proprio nel "Lavoro". Lei si chiama Pupe, come l'ex di Visconti, quindi c'è identificazione, e il libro che lei ha in mano è proprio "Il Gattopardo".

Nel '63 dirige "Il Gattopardo", che ha un grosso successo, anche se non riesce a coprire le spese.

Risultò vincitore della Palma d'oro a Cannes, quindi di tre nastri d'argento e del David di Donatello. Il film segna una svolta nella produzione registica di Visconti: infatti "le tematiche della soggettività, quelle della solitudine e della morte, dell'enigma e della infelicità individuale hanno gli stessi diritti, estetici e culturali delle tematiche dell'oggettività. Il Gattopardo di Visconti puo' essere definito un'opera di transizione: dal primo Visconti (quello dei film neorealistici) in cui il mondo oggettivo riesce a prevalere, al secondo Visconti, in cui le tematiche del decadentismo e del crepuscolo hanno il sopravvento sulle urgenze della Storia, dell'Ideologia e della Politica".

Visconti riceve molte proposte dall'America, ma poi decide di girare un film minore "Vaghe stelle dell'Orsa" (1965), con cui ottiene il Leone d'Oro a Venezia. È una sceneggiatura originale, ma il titolo è il primo verso di una poesia di Leopardi "Le Rimembranze". Il tema centrale è il ricordo.

I coniugi Dawson, Andrew e Sandra (Craig e Cardinale), lasciano Ginevra per una breve soggiorno a Volterra, città natale di lei. Occasione del ritorno di Sandra è la donazione del giardino di famiglia al Comune, come parco pubblico intitolato alla memoria del padre, uno studioso ebreo morto in campo di concentramento. Sandra resta turbata di ritrovarsi nell'antico palazzo; dal rivedere la madre (Bell), ricoverata in una clinica per malattie mentali; e dall'arrivo del fratello Gianni (Sorel). L'incontro li riporta alle segrete complicità dell'infanzia, quando erano coalizzati contro la madre e il suo secondo marito, Gilardini (Ricci), sospettati di aver provocato la deportazione del padre. Gianni ha enfatizzato morbosamente il ricordo del loro legame in un manoscritto di memorie intitolato Vaghe stelle dell'Orsa. Andrew, sconcertato dai misteri che vede affiorare dal passato, riunisce la famiglia a pranzo per un chiarimento. Qui Gilardini reagisce all'ostilità di Sandra, accusando i fratelli di un rapporto incestuoso. Gianni non replica nulla, e Andrew lo aggredisce. Quindi parte, invitando la moglie a dimenticare il passato e a raggiungerlo. Gianni invece, distrutto il romanzo per compiacere la sorella, la scongiura di restare con lui, minacciando di suicidarsi. Ma Sandra si sottrae a lui con disprezzo, decisa ad accogliere l'invito del marito. Gianni allora si avvelena. Mentre Sandra assiste alla cerimonia commemorativa del padre, un vecchio amico le porta la notizia della sua morte.

Visconti usa per la prima volta lo zoom , che in futuro utilizzerà molto. Il film ha molti punti in comune con D'Annunzio "Forse che sì forse che no", altre cose sono tratte da "Peccato che sia una sgualdrina". La colonna sonora è costituita da musica rock, canzoni italiane dell'epoca. La musica che lega le immagini è una sonata per pianoforte "preludio, corale e fuga" (nel preludio vengono presentati i personaggi, con il corale vi è la scena madre, e alla fuga corrisponde la fuga).

È da notare che alla fine il cadavere si vede solo nello specchio.

I film successivi racchiudono l'autore in un isolamento, poiché gli anni '60 e '70 sono anni di forte rinnovamento. Sono i film che si ripiegano su sé stessi, parlano sempre dei soliti temi e soprattutto della storia contemporanea. Visconti si racchiude nella tematica della decadenza.

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"La caduta degli dei" (1969) è un film storico: parla dell'avvento del nazismo attraverso la decadenza di una famiglia tedesca. Visconti prende come spunto alcune suggestioni letterarie: dal punto di vista storico tiene presente il saggio "Storia del terzo Reich" di Shirer, poi si ispira al "Macbeth"  di Shakespeare  e ai "Buddenbrook" di Mann. Il film parla della decadenza di una famiglia, e Visconti si sofferma su tre personaggi, tra cui Martin, figura terribile, è un pedofilo, transessuale, violentatore, e racchiude in sé l'immagine del nazismo. Il regista infatti modella il suo suicidio finale sulla base di quello di Hitler (bottigliette di cianuro).

L film è un melodramma: nella scena finale i passi di Martin risuonano come in un palcoscenico teatrale.

28 febbraio 1933. Il vecchio industriale Joachim von Essenbeck (Schönhals), durante una riunione di famiglia, nomina alla vicepresidenza delle acciaierie l'ufficiale delle SA Kostantin (Koldehoff), allo scopo di compiacere il partito nazista. Indignato, il liberale Herbert (Orsini) dà le dimissioni e si rifugia all'estero. Durante la notte, Joachim viene assassinato, e la responsabilità del delitto è addossata a Herbert. Il nipote di Joachim, Martin (Berger), eredita la maggioranza delle azioni; ma, succube della madre Sofia (Thulin), nomina alla presidenza l'amante di lei, Friederich (Bogarde). Essi sono i veri autori del delitto, compiuto su istigazione dell'ufficiale delle SS Aschenbach (Griem). Più tardi, in seguito al suicidio di una bambina ebrea sedotta da Martin, Kostantin riesce a ricattarlo, per assicurarsi la presidenza. Ma Friederich lo uccide, durante la strage delle SA del 30 giugno 1934. Tutto il potere passa così nelle mani di Friederich e Sofia, che eliminano anche la moglie di Herbert e fanno internare le sue bambine, per costringerlo a costituirsi. Preoccupato della loro eccessiva ambizione, Aschenbach trasferisce il suo appoggio a Martin. Questi, pervaso dall'odio e dal desiderio di rivalsa, stupra la madre e, dopo aver acconsentito al suo matrimonio con Friederich, li costringe entrambi al suicidio.

Il film successivo è "Morte a Venezia" (1970-71 ), tratto dall'omonimo racconto di Mann.

1911. Reduce da un periodo di crisi, il contegnoso musicista Gustav von Aschenbach (Bogarde) approda al Lido di Venezia per una solitaria vacanza. Tra gli ospiti dell'Hôtel des Bains, attira la sua attenzione una famiglia polacca, di cui fa parte un bellissimo adolescente, Tadzio (Andersen). Il professore comincia a seguirlo con lo sguardo, nell'albergo e sulla spiaggia, e ne è ambiguamente ricambiato. Turbato da questa passione e oppresso dal clima sciroccoso, Aschenbach si risolve a partire. Ma appena un contrattempo per la spedizione del bagaglio gliene offre il pretesto, torna al Lido e al suo segreto gioco di sguardi e di inseguimenti. Questi lo conducono a Venezia, le cui calli rivelano gli inquietanti segni di un'epidemia. Vincendo la generale cortina di omertà, apprende che la città è in preda ad una pestilenza. Si propone di avvertire del pericolo i polacchi; ma poi, pur di rivedere l'amato, resta e tace. Malato, e truccato come un grottesco zerbinotto per mascherare i segni dell'età, segue per l'ultima volta Tadzio sulla spiaggia. Mentre l'efebo sembra indicargli un indistinto punto all'orizzonte, Aschenbach muore: il trucco disciolto sul viso, come una maschera.



Visconti rilegge il libro in chiave drammatica: lo scrittore diventa un musicista (Mahaler), si ispira all'impressionismo e alla sua autobiografia, infatti il regista era solito andare in vacanza al Lido. Le tematiche sono la giovinezza e la morte. Nel 1972 Visconti è colpito da una trombosi.

Il film successivo è Ludwig, la biografia del re di Baviera, il film ricopre un arco temporale che va dal 1866 al 1886). Visconti viene colpito dal lato fantastico della morte del re, che venne ritrovato affogato in un lago con il suo medico (infatti era pazzo).

1864. Ludwig (Berger), diciottenne, è incoronato re di Baviera. Pervaso da propositi di mecenatismo, chiama presso di sé Richard Wagner (Howard), sospetto e inviso alla corte. La sua infatuazione wagneriana si mescola alla passione idealizzata che nutre verso la cugina Elisabetta (Schneider), imperatrice d'Austria; ma lei cerca di indirizzare i sentimenti del re verso sua sorella Sofia (Petrova). Dopo la prima del Tristano, Wagner sollecita sempre più avidamente il suo mecenate; finché la sua ipocrisia, l'opposizione del governo, lo scandalo della sua relazione con Cosima von Bulow (Mangano), costringono Ludwig a farlo allontanare da Monaco. 1866: la Baviera entra nella guerra austro-prussiana. Ludwig, che si era inutilmente opposto all'intervento, abbandona la capitale. Il conte Durkeim (Griem), portandogli la notizia della resa alla Prussia, cerca di distorglierlo dalle sue eccentricità. Improvvisamente, Ludwig annuncia il suo fidanzamento con la principessa Sofia. Ma il fidanzamento si rivela una penosa formalità e Ludwig, che nel frattempo è diventato amante del suo valletto Hornig (Porel), lo annulla. Intanto peggiorano le condizioni mentali del fratello minore Otto, e la madre cerca conforto convertendosi alla religione cattolica. Ludwig è costretto a far entrare la Baviera tra i vassalli della Prussia.

Amareggiato, invecchiato, imbruttito, si rifugia nel suo mondo artificioso: nelle sue regge, nei versi teatrali declamati dall'attore Joseph Keinz, nelle orge coi servi. Elisabetta cerca di raggiungerlo nei suoi castelli; ma egli, vergognoso della propria decadenza, rifiuta di riceverla. Una commissione governativa, guidata dall'ex-favorito Holnstein (Orsini), si presenta a destituirlo come malato di mente. Ludwig li fa arrestare; ma poi, incapace di reagire agli eventi, viene fatto prigioniero. La notte del 13 giugno 1886 lo psichiatra professor Gudden si offre di accompagnarlo per una passeggiata nel parco; poco dopo entrambi vengono trovati morti sulle sponde del lago di Starnberg.

Nel film dominano le orge omosessuali: Ludwig all'inizio è bellissimo ma poi si deforma (decadenza anche fisica). Il film durava più di quattro  ore e mezza ma i produttori lo fanno tagliare, Visconti intanto è ricoverato in ospedale e cede alle loro richieste; ne esce una versione da 1h50, che però il regista non riconoscerà mai e rifiuta addirittura di vederla. Tra il 1979 e il 1980 Suso Cecchi d'Amico con un altro collaboratore rimonta il film (4h30), dove domina una lentezza estenuante.

Visconti muore nel 1976.

 

Temi fondamentali nei film di Visconti:

ü      Decadenza

ü      Disfacimento della famiglia

ü      Morte

ü      Passione

ü      Donna

ü      Pittura

ü      Musica classica

ü      Letteratura

ü      Storia

OSSESSIONE: passione, donna motore della vicenda, sconfitta, dissoluzione della famiglia, tradimento, musica (La Traviata), fonte letteraria (il postino suona sempre due volte).

LA TERRA TREMA: dissoluzione della famiglia, ispirato ai Malavoglia, sconfitta consapevole, rapporto con la storia, temi marginali sono il sesso e la passione.

BELLISSIMA: musica (Donizetti: l'elisir d'amore), sconfitta, storia di una donna.

SENSO: musica, colore, sconfitta, donna, passione, tradimento, dissoluzione della famiglia, rapporto con la storia, pittura.

ROCCO E I SUOI FRATELLI: è la somma di tutti i temi, è in bianco e nero

LE NOTTI BIANCHE: in bianco e nero perché è un piccolo film.

 







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