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SPAZIO E TEMPO

comunicazione


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SPAZIO E TEMPO

Spazio e tempo

     La percezione dello spazio da parte dell'uomo è già cambiata in funzione della nostra crescente mobilità, in funzione del fatto che viamo oggi in una dimensione sincronica piuttosto che diacronica, pare che noi possiamo solo implodere in uno spazio sempre più circoscritto, in una immobilità che non è più quella del non-movimento, ma quella dell'ubiquità potenziale, quella di una mobilità assoluta che annulla il proprio spazio a forza di percorrerlo di continuo e senza sforzi. Si è confrontati già in anticipo con tutti gli altrove e non resta quindi altro che estasiarsi o ritrarsi davanti a questa estrapolazione inumana. Spazio pubblico e spazio privato stanno scomparendo, l'uno non è più spettacolo e l'al 616g68g tro non è più segreto. I nuovi complessi architettonici non hanno nulla di funzionale, loro compito unico è quello di rappresentare metaforicamente una funzione ormai estinta, vale a dire quella del movimento fisico e 'in prima persona' del corpo umano. Jamenson in'Il Postmoderno o la logica culturale del tardo capitalismo', parla dei grandi complessi architettonici degli ipermercati, cittadelle a i bordi dei centri urbani, di cui non si capisce più quali siano i confini, discorso che vale sempre di più anche per le città, per cui oggi si deve piuttosto parlare di agglomerati urbani. In questi nuovi spazi del commercio, enormi e dispersivi, il panorama viene tagliato da numerose scale mobili e da ascensori 'a vista' che danno l'idea del continuo movimento in un 'territorio' artificiale in cui non sono previste che brevi soste, appunto in nome dell'idea del passaggio per l'acquisto, per poi ripartire, Per Jamenson, quest'architettura potrebbe anche essere vista come l'esemplificazione fisica del movimento in rete. In questo panorama d nuova spazialità, fisica e non, gli scambi sono miniaturizzati, successione di attimi, e il tempo a nostra disposizione diviene smisurato luogo di abbandono.



trasparenza

 Partiamo dalla riflessione di Baudrillard, secondo il quale, come emerge dal suo testo 'Il delitto perfetto', le cose sono assenti da sé, danno l'illusione di accadere e in realtà non sono mai identiche a se stesse, non esistono se non nella nostra percezione: quando parliamo di stato d'incoscienza dell'uomo, d'inconoscibilità della vita, si tratterebbe 'in verità' dell'illusione materiale del mondo dalla quale noi ci difendiamo con l'illusione formale della verità (appunto) per non sprofondare nel terrore.

Tentiamo allora di chiarire queste affermazioni partendo dalle cause: un tempo, nell'era pre-televisiva, l'assenza e il segreto si affrontavano simbolicamente e apre che tale padronanza oggi non siamo più in grado di gestirla. La cinepresa è ormai nella testa di tutti, per cui ogni esistenza è telepresente a se stessa. Il collasso del tempo e della distanza hanno causato dunque una eccessiva prossimità della vita e del suo doppio. Oggi, sempre secondo il pensiero e le parole di Baudrillard, l'immagine proliferante e rifrangentesi nella miriade di specchi-schermi è divenuta continua  e onnipresente, coincide con il reale, è divenuta ciò che succede e condiziona le nostre esistenze. Il concetto di alta definizione che sta alla base di quello di virtualità, permette un acting-out mediale che determina una virtualità generalizzata, un promozione di tutti gli istanti. Il Tempo Reale nell'informazione diventa allora la prossimità istantanea dell'evento e del suo doppio. Il tempo diretto pare essere inespiabile, tutto vi è interagito, dato e restituito senza ritardo. Ogni istante del tempo reale è microscopicamente codificato; ogni particella del tempo concentra l'informazione totale relativa all'evento. E l'informazione stessa diventa più vera del vero, perché oggi viene data in tempo reale, ecco perché essa è fondamentalmente incerta. Oggi le cose esistono in quanto si vedono, s'incontrano, e ogni oggetto, individuo, situazione è un ready-made virtuale. "é come se le cose avessero inghiottito il loro specchio e fossero divenute trasparenti a se stesse." (Jean Baudrillard, 'Il delitto perfetto', pg.8).

Ma fortunatamente, aggiungo io, nulla accade in tempo reale: il processo di percezione alla base di quello di realtà, è un'operazione in differita. La realtà accade in quanto la percepiamo e la traduciamo in immagini e concetti: queste 'operazioni' sono conseguenziali e consecutive, non contemporanee, così come la nostra concezione del tempo è lineare. La nostra coscienza non è mai l'eco della nostra esistenza in tempo reale, ma in tempo differito, è lo schermo di dispersione del soggetto e della sua identità. Solamente nel sonno, nell'incoscienza e nella morte esistiamo in tempo reale e siamo identici a noi stessi. Se non fosse così "saremmo sottomessi, nell'informazione, alla luce di tutti gli eventi e il presente sarebbe di una incandescenza insopportabile." (Jean Baudrillard, 'Il delitto perfetto', pag.11).

Ancora, l'eccesso di stimolazione operativa dei sistemi attuali ci rende incapaci di agire e ci permette solo di reagire, con un'operazione riflessa e con una risposta automatica. Oggi siamo in possesso di tutta l'informazione e non siamo più alienati né spossessati, siamo di fronte a una nuova forma del terrore, indifesi di fronte all'estrema realtà di questo mondo. Tutto ciò che ha perso la sua ombra è divenuto trasparente a sé stesso, persino nelle sostanze devitalizzate. Ci siamo battuti contro la negatività della morte, abbiamo scatenato la positività, ed essa è diventata assassina, ci fa notare il nostro Baudrillard.




"Il pensiero, il quale sa che in ogni caso fallirà, ha quindi il dovere di mirare a obbiettivi criminali. [...] Se il sistema non riesce ad essere tutto, non resterà niente del sistema. Se il pensiero non riesce ad essere niente, resterà qualcosa del pensiero." (Jean Baudrillard, 'Il delitto perfetto', pg. 155).

signori inutili

     "Quanto possiamo aggiungere con la distruzione artificiale è già inscritto nella rivoluzione incessante del mondo.[...] Non aggiungeremo niente al nulla del mondo perché ne facciamo parte. Ma non aggiungeremo nulla neppure al significato, poiché non ne ha." (Jean Baudrillard, 'Il delitto perfetto', pag.15)

La nostra coscienza è completamente superflua, e l'uomo, per paura di non desiderare niente, preferisce il desiderio del niente, diventando l'agente più fidato della continuità del nulla. La gloria si fonda sulla noia come l'aura delle immagini sulla loro insignificanza. L'attuale nostra volontà d'insignificanza è certamente la versione contemporanea della volontà di potenza: non manca nulla, vi è lo sguardo privo d'affetto, la grazia diffusa, il languore della noia, il pallore inutile, l'esagerazione elegante, lo stupore passivo. Tuttavia il campo di ciò che dipende dalla nostra decisione si amplia e siamo sempre meno liberi di non volere, la libertà è intrappolata dalla libertà illimitata che le è data e vi acconsente per l'illusione di una propria determinazione. Così la servitù volontaria si è trasformata nel suo contrario: l'ingiunzione del desiderio. Siamo diventati servi senza signore: siamo nell'era della servitù volontaria, di asservimento ai sistemi di calcolo e di dati, dell'efficienza totale, della performance totale. Stiamo diventando signori, per lo meno virtuali, di questo mondo, ma l'oggetto e la finalità di tale dominio sono scomparsi. Tutte le nostre tecnologie sarebbero lo strumento di un mondo che crediamo di dominare, mentre invece è esso a imporsi attraverso questa apparecchiatura di cui siamo soltanto gli operatori. Inoltre, tramite i media sono le masse ad alterare definitivamente l'esercizio del potere (o di ciò che si crede tale). Si tratta della fine della Ragione mediale, della fine della Ragione politica.

L'ironia può allora essere vista come forma universale della disillusione, ma anche dello stratagemma con cui il mondo si nasconde dietro l'illusione radicale della tecnica, il segreto (quello della continuazione del Niente) dietro la banalità universale dell'informazione.

L'aura del nostro mondo non è più sacra, non è più l'orizzonte sacro delle apparenze, è quello della merce assoluta. La sua essenza è pubblicitaria.







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