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Psicologia del linguaggio e della comunicazione - GLI ORGANI DELLA PAROLA E L'UDITO

comunicazione


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Psicologia   del   linguaggio 

 e    della comunicazione

 

ELEMENTI

 

DI

 



PSICOLINGUISTICA

 

(E. H. Matthei, T. Roeper)

 

 

 

BERETTA INGA

1998/1999

CAPITOLO 1

GLI ORGANI DELLA PAROLA E L'UDITO

1.     LA RIPRODUZIONE DEI SUONI LINGUISTICI: GLI ORGANI FONATORI

Nell'uomo le funzioni fonatorie si sono sviluppate su strutture fisiologiche preesistenti adibite alla respirazione, alla masticazione, alla deglutizione, sfruttando una muscolatura molto sviluppata e flessibile. Queste caratteristiche permettono all'uomo e solo a lui di poter parlare, o meglio, di poter articolare velocemente e precisamente i suoni, cosa che gli animali sia per motivi fisici che mentali non possono fare.

Ciò che permette la produzione dei suoni linguistici è l'aria che arriva dai polmoni verso la trachea, la laringe e le corde vocali, uscendo poi dalla bocca.

Le corde vocali sono una prima barriera del flusso d'aria; il tratto vocale, composto da faringe, bocca e cavità nasale determina la conformazione del suono a seconda della sua grandezza (es: voce più stridula in un bambino -con il tratto vocale ristretto- più grave in un uomo adulto -con tratto vocale più esteso-); i movimenti della lingua, del velo e delle labbra modificano il tratto vocale trasformando il ronzio prodotto dal flusso d'aria, in suono linguistico vero e proprio.

Un altro modo per produrre suono linguistici avviene ad esempio con le consonanti fricative [s], [f], cioè producendo una specie di frizione della corrente d'aria res 212b19c tringendo in un punto il tratto vocale, sollevando la lingua per occluderlo e socchiudendo le labbra.  Oppure si può interrompere bruscamente del tutto o per un breve intervallo il flusso d'aria che attraversa il tratto vocale producendo così le consonanti occlusive [p], [t], [k].

Sia le consonanti fricative che quelle occlusive hanno due varianti dette sonore e sorde: le prime infatti vengono prodotte la vibrazione delle corde sonore, le seconde lasciando libero il flusso d'aria.

2.     L'ARTICOLAZIONE DI ALCUNI SUONI

I suoni linguistici vengono descritti in base al modo e al luogo in cui vengono prodotti, questo fenomeno è detto articolazione, ossia il cambiamento del tratto vocale assunto durante la produzione di suoni. Esistono due classi di suoni: consonanti e vocali: nelle prime il tratto vocale ostruisce e modula il suono, nelle seconde il flusso d'aria scorre relativamente libero.

L'articolazione delle vocali si definisce in base alla posizione della lingua (alto/basso, avanti/indietro) e delle labbra (distese/arrotondate). Le combinazioni di suoni vocalici sono dette dittonghi o glides vocoidi.

3.     LA RICEZIONE DEI SUONI LINGUISTICI: GLI ORGANI DELL'UDITO

Nell'orecchio si ricevono le vibrazioni acustiche (suoni9, le quali convertite in impulsi elettrici-nervosi, vengono inviate al cervello tramite il nervo uditivo. Il tragitto delle vibrazioni al cervello è detto 'ricezione del suono', l'elaborazione dei suoni presso il cervello è detta 'percezione del suono'.

Orecchio esterno: il condotto uditivo termina con il timpano, una membrana che serve ad amplificare le vibrazioni.

Orecchio medio: a ridosso del timpano c'è la catena dei 3 ossicini, con il compito di trasmettere le vibrazioni del timpano ad un'altra membrana detta 'finestra ovale': questi processi servono sempre ad aumentare il volume delle onde sonore.

Orecchio interno: la spinta data dai 3 ossicini alla finestra ovale fa muovere il liquido contenuto nella coclea, in questo modo le cellule ciliate situate sopra questa si piegano e stimolano le fibre del nervo uditivo facendogli trasmettere i segnali uditivi al cervello in cui verranno elaborati.

4.     L'ACUSTICA DEI SUONI LINGUISTICI

La diversa conformazione del tratto vocale determina una diversità nel suono; il tratto vocale funge da cassa di risonanza in modo da evidenziare selettivamente le frequenze di un suono (dette frequenze di risonanza).il flusso sonoro può essere suddiviso secondo le sue varie componenti grazie ad uno spettrografo. Lo spettrogramma del suono mostra i cambiamenti di frequenze ed intensità del suono: una striscia bianca indica assenza di suono, una striscia scura indica l'intensità del suono in termini di energia acustica. Le vocali vengono rappresentate come strisce orizzontali scure.

Formanti: estensioni di suono (di frequenze) tipiche di un dato tratto vocale (e quindi delle sue frequenze di risonanza).

Una vocale si riconosce già abbastanza bene solo con la prima e la seconda formante (F1 e F2), grazie alla diversa posizione della lingua.

Le consonanti invece risultano come tracce ascendenti e discendenti sullo spettro, dette transizioni formantiche. Le consonanti occlusive sono sempre legate a vocali, infatti è impensabile pronunciare una consonante che non sia una sillaba. Nello spettrogramma la differenza tra consonanti sorde e sonore è data da un leggero ritardo della F1 e F2 nelle sorde. Nello spettrogramma le consonanti fricative sembrano frequenze disposte in modo casuale.

CAPITOLO 2

 

PERCEPIRE E PRODURRE I SUONI DEL LINGUAGGIO

Si potrebbe pensare che si percepisca il parlato come una catena di singoli suoni in sequenza, ma moltissimi studi hanno dimostrato che le cose non funzionano così.

1.     UNITA' DELLA PERCEZIONE: CHE COSA UDIAMO?

Riceviamo 20-30 suoni al secondo (Lieberman), i quali ci appaiono come un singolo blocco e non come l'insieme dei singoli suoni (®GESTALT). E' la stessa cosa che succede all'occhio: quando percepisce + di 16 fotogrammi diversi al secondo, li fonde insieme rendendoci un'immagine in movimento. Infatti se si tenta di creare una parola o una frase mettendo insieme i singoli fonemi, ne risulta un parlato incomprensibile, dato che alcuni fonemi cambiano la loro conformazione a seconda dei fonemi seguenti (es: [p] poteva diventare [k]). Questo è dato anche dal fatto che è impossibile isolare un fonema: l'unità fondamentale è la sillaba. Secondo una certa teoria noi decodifichiamo i suoni linguistici in base alle nostre pre-conoscenze sui movimenti articolatori usati per produrre quei suoni.

2.     QUALITA' FONETICHE E INDIVIDUALI DEI SUONI DEL LINGUAGGIO

Le singole sillabe pronunciate vengono percepite da un ascoltatore come un unico schema acustico che viene poi elaborato e scomposto nelle sue sillabe costituenti. I fonemi non sono entità fisse, quindi c'è una mancanza di invarianza acustica del segnale. Molti fattori determinano queste variazioni: uno può essere la differenza individuale del tratto vocale. Lo schema acustico di un dato suono può risultare differente se pronunciato da parlanti diversi: basti pensare alla stessa parola detta da un uomo adulto, una donna o un bambino. Nella decodifica di un parlato bisogna tener conto delle qualità individuali della voce del parlante.

"l'informazione linguistica trasmessa da una vocale non dipende dai valori assoluti delle sue frequenze formantiche, ma dal rapporto fra le frequenze formantiche di quella vocale e le frequenze formantiche delle altre vocali pronunciate dallo stesso parlante."

La forma delle transizioni formantiche associate alla produzione delle differenti consonanti cambia anch'essa in funzione della dimensione del tratto vocale. Le proprietà acustiche dei suoni sono determinate dalla lunghezza e forma del tratto vocale, dato che queste possono variare secondo l'età e la persona, è del tutto plausibile che gesti articolatori simili abbiano come risultato schemi acustici diversi in dipendenza delle diverse dimensioni del tratto vocale.

L'ascoltatore deve in pratica valutare la dimensione del tratto vocale del parlante prima di riuscire ad identificare correttamente i suoni di cui si compone un segnale linguistico.

Le vocali I, U (ed A) permetterebbero all'ascoltatore di identificare in 3-4 secondi la dimensione del tratto vocale del parlante. Queste sono dette VOCALI DETERMINATE perché possono essere prodotte solo da un tratto vocale di particolari dimensioni e il loro schema acustico non è influenzato da eventuali errori di posizionamento della lingua durante l'articolazione. In una lingua ci può essere un numero variabile di vocali, ma I, U, A  non mancano mai.

3.     GLI INDICI INVARIANTI NELLA PERCEZIONE DEL LINGUAGGIO

VOT (voice oneset time=tempo di inizio della sonorità=intervallo fra il momento dell'occlusione e l'inizio della vibrazione delle corde vocali) ®studi di Lisker e Abramson 1964

In inglese con un intervallo minore di 40 msec. L'occlusiva bilabiale viene percepita come [b], con un intervallo di 40 msec. , come [p]. Quindi "VOT: 40 msec." sarebbe il confine percettivo tra consonanti sonore e sorde occlusive.

Questo fenomeno è detto percezione categorica: i suoni sono percepiti come differenti se appartengono a categorie differenti (es: il 1° ha un VOT di 10 msec. e il 2° di 50 msec). I bambini di 4 settimane riescono già a discriminare tra suoni sordi e sonori proprio in base a questo principio.

RISE TIME (intervallo di aumento dell'intensità, indice di discriminazione tra consonanti fricative ed affricate®[s]=rise time lungo, [ts]=rise time breve).

Gli indici invarianti sono troppo pochi e con scarsa e incerta documentazione per poter fondare una teoria basata su di essi. La teoria che regge di più è che l'ascoltatore sfrutti una pre-conoscenza (inconsapevole) del tratto vocale per ricostruire un suono in base alla sua articolazione.

4.     RIFLESSIONI SULL'ACQUISIZIONE

I bambini si formerebbero queste pre-conoscenze attraverso giochi vocali, vocalizzi, lallazione.cioè sperimentando i suoni sul proprio tratto vocale e poi applicando ad altri suoni le regole acquisite.

Ma ci sono tesi contrarie a questa idea: Lennenberg infatti notò che alcune persone che non potevano parlare dalla nascita per malformazioni del tratto vocale, riuscivano normalmente a capire il parlato. Inoltre il tratto vocale del bambino subisce notevoli modificazioni nei primi 3 ani di vita.

A questo punto bisogna pensare che i bambini nascano con meccanismi e strutture preposti alla comprensione del linguaggio.

5.     RIDONDANZA

Finora abbiamo trattato casi in cui la percezione dei suoni era un po' "artificiale", cioè slegata dal suo contesto abituale. Infatti una serie di studi ha dimostrato che l'intelligibilità del segnale è legata alla ridondanza (=sovrabbondanza formale). Esperimenti sull'intelligibilità del linguaggio in condizioni di rumore (by Miller, Heise, Lichten 1951) ®li ascoltatori riescono ad individuare maggiormente le parole reali (aventi significato, usate abitualmente) rispetto a parole inventate, alle stesse condizioni di disturbo sonoro. Addirittura anche con un grado molto alto di rumore è più facile individuare una frase, quindi un segnale organizzato logicamente, rispetto ad una semplice sequenza di suoni o parole.

Si può dire che l'ascoltatore non percepisce meccanicamente i suoni, ma nel fare ciò utilizza le sue predizioni riguardo il contenuto semantico, sintattico, lessicale del discorso.

6.      LA PRODUZIONE DEI SUONI

La pianificazione degli enunciati: alcune informazioni, ad es: quelle per la laringe, impiegano più tempo ad arrivare rispetto alle informazioni per il tratto vocale: questo presuppone che le informazioni per la laringe vengano inviate prima®quindi bisogna ammettere che ci sia una pianificazione del parlato.



Il problema dell'ordine seriale nel linguaggio verbale: i lapsus, cioè gli errori di dizione, non sono definiti come semplici errori: questi infatti avvengono sempre con regole precise e infatti sono usati dai linguisti per verificare le loro teorie. Prima di parlare si ha una rappresentazione mentale dell'enunciato. Non succede, come pensava Skinner, che una parola sia lo stimolo per la produzione dell'altra, ottenendo solo una sequenza di parole in fila. Non diamo semplicemente inizio ad una catena di associazioni, ma prima di cominciare a parlare, pianifichiamo e sappiamo dove vogliamo arrivare.

7.     RIASSUNTO

Le istruzioni impartite al tratto vocale devono essere pianificate in anticipo tenendo conto di fattori quali: i diversi intervalli di tempo di cui necessitano i messaggi neuronali per raggiungere i muscoli che controllano gli articolatori ecc.

L'ascoltatore deve modulare la propria percezione in funzione dei diversi parlanti usando le vocali I, U ( e A). Le sillabe sono le possibili unità di decodificazione del segnale e l'ascoltatore deve possedere una specie di rappresentazione mentale dei movimenti articolatori implicati nella produzione dei suoni uditi. Quindi la ricezione dei messaggi non è affatto un processo passivo di mera assimilazione, ma è un prcesso che impegna attivamente l'ascoltatore.

 

CAPITOLO 3

 

LA CONNESSIONE TRA GRAMMATICA E LINGUAGGIO VERBALE

1.     LA MENTE, I SUOI PRINCIPI E IL TEMPO

L'elaborazione delle frasi richiede un certo tempo, ma prendiamo decisioni sulla struttura delle frasi anche prima di averla sentita per intero. Questi giudizi-lampo sono utili nella maggior parte dei casi, soprattutto perché le parole-parlate hanno una breve permanenza nel nostro magazzino di memoria, e non possiamo sempre farci ripetere più volte una frase per capirla. La grammatica è parte integrante dell'equipaggiamento psicologico che serve a capire e produrre il linguaggio. E' come una mappa mentale da usare in ogni circostanza.

Occorrono circa 2 secondi per capire una frase di media lunghezza e complessità. Questa velocità non permette di avere coscienza dei fenomeni di comprensione, per questo bisogna studiarli indirettamente con esperimenti (NO introspezione).

2.     LE ASPETTATIVE SINTATTICHE

Le decisioni vengono prese sulla base di informazioni incomplete (prima che la frase sia terminata). Per fare ciò siamo aiutati dal contesto che precede la frase, non solo, ma dalle aspettative sintattiche. Infatti alcuni verbi vengono usati solo con determinati nomi, oppure presuppongono indicazioni di luogo, tempo, modo ecc.

I verbi costituiscono la base dell'organizzazione della frase, ne sono il riferimento e danno molte informazioni per predire il significato della frase. Fino a quando il verbo non compare, ci possono essere varie interpretazioni più o meno valide. Nella predizione però bisogna tener conto dell'ordine dei costituenti in una frase, il quale non è mai stabilito in modo assoluto, esiste e non esiste nello stesso tempo (es: in inglese di solito gli aggettivi vengono prima del nome, ma ci sono varie eccezioni a questa regola! Anche se tutte le eccezioni non sono tali da poter eliminare la regola.).

3.     L'ORDINE E LA STRUTTURA DELLE FRASI

I linguisti hanno tentato per molti decenni di stabilire l'ordine degli elementi grammaticali in inglese. Alla fine degli anni '50 Chomsky introdusse la nozione di regole trasformazionali portando un notevole contributo alla ricerca in questo campo. La sua teoria prevede che la "struttura profonda" della frase rispecchi l'ordine degli elementi costituenti, e la struttura superficiale come risultato delle regole che combinano gli elementi nella struttura profonda.

4.      TEMPO E GRAMMATICA

L'ascoltatore analizza la frase da sinistra a destra facendo predizioni sulla struttura della frase e di quel che sugue; anche se non esiste un ordine delle frasi fisso, egli si affida alla struttura profonda delle frasi.

Come interagiscono l'elaborazione delle frasi e la grammatica?

Gli ascoltatori utilizzano regole trasformazionali per predire quello che seguirà in una frase. Se non si fosse in grado di usare la grammatica non si potrebbe capire la frase prima di averla sentita tutta. Possediamo un analizzatore sintattico che assegna alle parole la loro funzione sintattica nel momento in cui le sentiamo, mentre la grammatica non ha parametri temporali di riferimento.

RICAPITOLAZIONE:

§         bisogna distinguere la grammatica (atemporale) dalla percezione delle frasi (che avviene in tempo reale)

§         nella percezione delle frasi si usa la grammatica inconsapevolmente

§         nella percezione delle frasi, a causa del tempo ridotto bisogna prendere decisioni sul significato delle frasi prima che queste siano complete

§         le decisioni sul significato delle frasi dipende dalle nostre conoscenze sulla struttura delle frasi e in particolare delle costruzioni associate ai verbi

§         un ostacolo a questo processo è la molteplicità di ordini che una frase può avere, ma si può risolvere supponendo l'esistenza di un ordine base delle parole (struttura profonda) dal quale derivano tutti gli altri

§         per comprendere una frase si confronterebbe un ordine modificato con l'ordine di base delle parole

5.     LE ASTRAZIONI MENTALI

I concetti introdotti da Chomsky denotano un cambiamento nelle concezioni psicologiche dei linguisti a favore di un approccio meno comportamentista (Skinner -catena di parole-) e più cognitivista, cioè che privilegi gli atti del pensiero. I linguisti hanno visto che gli aspetti fondamentali del linguaggio sono astratti, e non si studia più il linguaggio in sé e per sé (Saussure) ma anche tutto quello che c'è dietro ogni atto di parola.

6.     GLI INFINITI PSICOLOGICI

Il cervello è un'entità finita (occupa uno spazio limitato), ma la mente ha un potenziale infinito, come il linguaggio: di fatto non si può pronunciare una frase ad esempio con infinite congiunzioni perché prima o poi moriremo!

Universali linguistici sono i caratteri comuni riscontrati in tutte le lingue del mondo. Alcuni dicono che siano innati, ma non è un parere concorde.

Le capacità matematiche e linguistiche sono differenti dal punto di vista psicologico, inoltre sono situate in due emisferi diversi.

7.      CREATIVITA' E MONDO

L e capacità umane sono al contempo meccaniche e creative. Le prime, sostenute dalle scienze naturali, riguardano i processi biologici, neuronali, fisico-chimici che avvengono nel nostro corpo; le seconde, sostenute dagli umanisti, riguardano tutti quegli aspetti prettamente umani come i sentimenti, la logica.

Dobbiamo concepire l'uomo come una "macchina dotata di creatività".

CAPITOLO 4

 

ASSEGNAZIONE DELLE STRUTTURE GRAMMATICALI ALLE FRASI

1.     LE FRASI COME ASTRAZIONI

Chomsky disse che una "frase normale" non ha una limite stabilito, che si potrebbe continuarla all'infinito. Una frase ordinaria inoltre può contenere molte frasi ma sarà sempre costituita da un soggetto e da un verbo. Anche quando il soggetto non è noto, possiamo riconoscere una frase, magari dall'intonazione con cui è pronunciata (ad es: domanda, negazione.). Ma la frase elementare non ha alcuna marca d'intonazione ® può essere considerata un universale linguistico, perché tutti riconoscono automaticamente una frase elementare anche se non ci sono particolari indicatori.

2.     UN MECCANISMO CREATIVO

LOOP= costruire una frase che contenga un sintagma nominale che a sua volta può contenere una frase con un altro sintagma ecc..

3.     LE PAROLE E LE IDEE

Abbiamo una rappresentazione delle cose che vogliamo dire, indipendente dalle parole che scegliamo per esprimerle (idee/parole, lemma/lessema.). Ma non sappiamo ancora come operino quei meccanismi che in brevissimo tempo pescano le parole giuste per l'idea che si vuole esprimere.

4.     TRASFORMAZIONI




Per la presenza di una doppia struttura nelle frasi, possiamo operare delle trasformazioni e spostamenti ad esempio di sintagmi all'interno delle frasi.

(es: "you can see wich star"

®wich star you can see?

®wich star can you see?)

5.     LA REALTA' DELLE TRAFORMAZIONI

Come viene reso concreto, in tempo reale, il concetto di trasformazione?

Ad esempio spostando degli elementi, pronomi, nella frase (who=pronome, who=soggetto) o cambiando la loro funzione.

Questi meccanismi avvengono senza che ce ne rendiamo conto, ad esempio tratteniamo in memoria un elemento finchè non riusciamo a trovare il suo posto nella frase.

6.     UN ESPERIEMNTO SU "WHO" E IL TEMPO

Womer e Maratsos (1978) presentarono un esperimento per dimostrare che compiamo uno sforzo di memoria supplementare per tenere a mente una parola-wh quando questa non ha ancora una precisa funzione nella frase.

ESPERIMENTO: due frasi sottoposte in diversi momenti, interrotte in punti precisi con una lista di 5 nomi propri. I soggetti devono ricordare la frase e più nomi possibile.

a) the witch who despised // sorcerers frightened little children

b) the witch who sorcerers // despised _ frightened little children

IPOTESI: i soggetti a cui veniva presentata la seconda frase impiegano + tempo per ricordare i nomi della lista, a causa dell'energia supplementare usata per tenere in mente "who", dato che in quel punto della frase (a metà) esso non ha ancora una sua funzione (si trova poi nella seconda parte della frase).

RISULTATI: l'ipotesi è stata verificata con una differenza statistica significativa tra i due gruppi

TEORIA: la frase che secondo la grammatica trasformazionale conteneva una parola-wh spostata dalla sua posizione normale nella frase, viene compresa con maggiore difficoltà

HOLD®(mantenimento) piccolo spazio di memoria che opera durante l'elaborazione sintattica.

7.     TRASFORMAZIONI E COMPLESSITA'

Il movimento-wh può aver luogo in una varietà di contesti sintattici; con un numero limitato di regole si creano forme complesse ed applicazioni infinite.

C'è una regola che sposta anche i sintagmi nominali. Se le due regole sono applicate insieme la complessità aumenta.

Ad esempio sia l'oggetto di un verbo, che l'oggetto di una preposizione possono essere spostati e diventare soggetto della frase, oppure essere spostati all'inizio della frase come wh. Però non possono venire applicate istantaneamente, si devono eseguire secondo un dato ordine (ma non si sa perché.).

8.     QUALCHE ARGOMENTO A FAVORE DELLA TESI

La struttura della memoria di lavoro è tale per cui gli elementi vengono estratti in senso inverso a quello in cui sono stati introdotti (creando strutture "incassate" o "annidate" come i TAG).

Le linee di collegamento fra elementi spostati e rispettive posizioni vuote devono essere incassate e non intersecarsi. Se una frase ha questa struttura ha questa struttura è grammaticale, se le linee si intersecano invece non è grammaticale, ma può essere ugualmente comprensibile ed accettabile.

L'analizzare sintattico deve essere molto elastico per riconoscere e immagazzinare posizioni vuote, parole spostate, sintagmi spostati (verso destra o verso sinistra).

Il movimento di sintagma a destra (fine frase) è soggetto ad incassamento come lo spostamento a sinistra (inizio frase).

La decisione sulla collocazione di sintagma-wh spostato dipenderà da tre fattori:

1)      in quale punto è possibile una posizione vuota

2)      quale tipo di verbo è usato

3)      quale interpretazione, se c'è n'è più di una, è favorita dall'uso di particolari parole nella frase.

9.     AMPLIAMENTO DELL'IPOTESI

Domande di eco= casi in cui l'ascoltatore non ha capito la domanda (es: 'chi aveva detto cosa?' viene pronunciata con una intonazione diversa, più marcata).

Sono possibili frasi con due posizioni vuote, solo su una di queste viene occupata da una parola-wh. Il meccanismo di HOLD vale anche per lo spostamento di nomi o sintagmi nominali.

10.            UNA SFIDA FONDAMENTALE

Finora abbiamo considerato come esempi frasi con soggetti di verbi e preposizioni. Se trattiamo con frasi infinitive incontriamo degli ostacoli, delle contraddizioni alla teoria finora dimostrata (ci sono sempre eccezioni alle regole perché ci sono vari fattori che agiscono sulla frase e che la fanno funzionare in certi contesti e in altri no).

Frase infinitiva: 'John expected to leave' ® John controlla la posizione soggetto di 'expected' e di 'leave'. In questo caso si ha 'John expected John to leave' il secondo SN viene cancellato sotto identità con il primo SN ('John expected _ to leave') perché si riconosce che il soggetto mancante dell'infinitiva ('to leave') è lo stesso soggetto del verbo che precede ('expected'). In questi tipi di frase si ha un risparmio energetico.

Il problema allora è questo: abbiamo trovato che esiste un meccanismo di HOLD che funziona con un sistema a pila (a elementi incassati), ma ci sono delle frasi (con posti vuoti in posizione di soggetto, nelle infinitive) che non sembrano seguire questo meccanismo.

11.            UNA SOLUZIONE POSSIBILE

Quando l'ascoltatore trova il vuoto in una posizione di soggetto, egli sa che in questo caso ci si riferisce al soggetto espresso precedentemente. Non c'è ulteriore dispendio di energia mnemonica perché si è già acquisito un soggetto. Per le parole-wh, invece, si trattava di trattenerle in memoria finchè non si trovava nella frase la loro collocazione.

Per indicare il soggetto di una infinitiva si procede a ritroso e si fa riferimento a quello che si conosce già, ovvero al soggetto della frase principale nel caso delle parole-wh il problema di memoria è rivolto in avanti: si deve conservare l'informazione per poterla usare più tardi. Probabilmente allora possediamo 2 tipi di memoria:

- da utilizzare durante la comprensione della frase

- da utilizzare solo quando notiamo degli spostamenti di componenti nelle frasi

12.            UN ALTRO PROBLEMA

Abbiamo trovato due regole:

1)      sistema di regole di movimento che richiede un meccanismo di HOLD

2)      sistema di regole di identità dei nomi che utilizza direttamente i meccanismi postulati per la comprensione delle frasi

Quando ci sono possibilità di interpretazione che si sovrappongono (es: uso ambiguo o particolare di un verbo, tell, go to, walk.) l'ascoltatore può seguire due strategie:

1.      strategia dell'attesa fino alla fine: tutti i SN spostati vengono trattenuti in memoria e alla fine della frase vengono distribuiti nelle posizioni vuote, incassandoli (cioè senza creare relazioni incrociate). E' essenzialmente conservatrice, richiede più tempo per la elaborazione della frase, ma c'è poca probabilità di errore.

2.      Strategia del riempimento progressivo: i SN sono assegnati alla posizione vuota a  mano a mano che si presentano, se si nota un errore si torna indietro e si ri-analizza la frase. E' efficace, è la più usata perché permette un minor dispendio energetico, anche se in caso di errore bisogna riprendere totalmente la frase.

13.           L'ESPERIMENTO

1983, Frazier, Clifton, Randall

ESPERIMENTO: a 48 persone vengono presentate 48 frasi al ritmo di 3 parole al secondo, con il compito di premere il bottone A se avevano capito la frase alla prima lettura, B se avevano dovuto tornare indietro e rileggerla.

FRASI: A) 'everyone liked the woman who the little child begged _ to sing those stupid french song for_.'

(ognuno amava la donna la quale il bambino domandò _ di cantare quelle stupide canzoni francesi per _.)

B) 'everyone liked the woman who the little child started to sing those stupid french song for_.'

(ognuno amava la donna la quale il bambino cominciò a cantare quelle stupide canzoni francesi per _.)

MISURAZIONE: viene rilevato il tempo necessario per premere il bottone, in msec.

IPOTESI: i soggetti aspettano la fine della frase per riempire i posti vuoti o lo fanno mano a mano che compaiono? Usano la 1° o la 2° strategia?

RISULTATI: il tempo medio per comprendere frasi del tipo A è di 1165 msec., per frasi di tipo B è di 1071 msec.

TEORIA: i soggetti seguono prevalentemente la strategia del riempimento progressivo in modo da ridurre al minimo il numero di informazioni da trattenere in memoria.

14.            CONCLUSIONE

Lo scopo di questo capitolo era di trovare un meccanismo in grado di descrivere sia la nostra conoscenza grammaticale atemporale, che il processo di elaborazione delle frasi in tempo reale: tra i due processi c'è una stretta relazione.

CAPITOLO 6

LA PRODUZIONE DELLE FRASI

1.     INTRODUZIONE

La produzione delle frasi può essere considerata come il procedimento inverso alla comprensione delle frasi, ma i processi implicati non sono semplicemente gli stessi.

Il parlante deve identificare le parole, sceglierle, pianificare una struttura sintattica adatta.

Le conoscenze lessicali, morfologiche, sintattiche vengono usate in modo diverso per produrre e comprendere il linguaggio, pur essendo le stesse.



E' più difficile realizzare esperimenti per verificare i meccanismi di produzione delle frasi. Per questo i linguisti si servono di pause, lapsus, errori linguistici per ricavare inferenze sul funzionamento corretto del processo di produzione delle frasi.

2.     PAUSE

Le pause, o gli errori di fluenza, compaiono nei punti in cui il parlante deve interrompersi e fermarsi a pensare a quel che vuol dire. Le pause vengono prodotte nel momento in cui bisogna operare una scelta, infatti quello che viene detto dopo le pause sono parole meno predicibili rispetto le precedenti, e di soliti il flusso di parole aumenta.

Ci sono pause vuote (silenzi) e pause piene (e.ehmmm.mhmmh.). Per Maclay e Osgood l epause piene si producono ai confini di un sintagma; le pause vuote dentro i sintagmi, nei punti in cui bisogna decidere la struttura di quel che si vuol dire, e sono connesse con la difficoltà di trovare  parole giuste.

3.     I LAPSUS

I lapsus testimoniano che i parlanti pianificano le frasi prima di pronunciarle. Vi sono diversi tipi di errori linguistici:

METATESI: è l'errore di produzione più frequente, cioè lo scambio di due elementi linguistici (2  nomi, 2 fonemi, 2 sillabe, 2 suoni.)

Es: "altre cose ci aspetterebbero a portarci."

® "altre cose ci porterebbero ad aspettarci"

"the glear plue sky"

® "the clear blue sky" (utilizzo della connotazione sonora e sorda delle occlusive bilabiali)

TRASPOSIZIONI: questo tipo di errore implica spesso lo spostamento di un suffisso, si verifica quando un frammento di una parola viene aggiunto ad un'altra.

Es: "no one quite know whats to do whit it"

® "no one quite knows what to do whit it"

ANTICIPAZIONI:

ES: "Wenatchie is the appital (=apple+capital) of the world"

® "Wenatchie is the apple capital of the world"

PERSEVERAZIONI: l'influenza di  una parola si manifesta su quella seguente

Es: "i'd like a cup of coppee please"

® "i'd like a cup af coffee please"

MALAPROPISMI: una parola scorretta vine usata al posta di una corretta spesso per provocare effetti comici

Es: "we need a little something to break up the monogamy around here"

® " we need a little something to break up the monotony around here"

FUSIONI: parole fuse assieme

Es: "i don't like you insinuendos (=insinuations+innuendos)"

ERRORI SEMANTICI: sono i lapsus freudiani, avvengono quando si sbaglia a scegliere una parola

4.     CHE COSA CI INSEGNANO I LAPSUS

Le metatesi si producono tra elementi che appartengono a contesti simili. Le parole che si scambiano hanno la stessa posizione sintattica. Questa è la prova che esistono diversi livelli di descrizione degli enunciati, proprio come detto dai linguisti. Gli scambi avvengono tra elementi della stessa classe. Gli errori spontanei della produzione non violano quasi mai le regole dei rispettivi codici linguistici. Una parte del processo di produzione impedisce che vengano realizzate le sequenze non ammesse regolarmente da quella lingua. Spesso gli errori hanno in comune gli stessi tratti prosodici, soprattutto gli accenti.

5.     CONCLUSIONE

§         Gli elementi scambiati hanno la stessa posizione all'interno della parola, sillaba, sintagma

§         Gli elementi scambiati sono simili dal punto di vista fonetico, prosodico e sintattico

§         Gli scambi coinvolgono preferibilmente parole che hanno lo stesso accento primario all'interno di un gruppo sintagmatico maggiore

§         Le metatesi hanno come risultato sequenze che non violano le restrizioni fonologiche/fonetiche della lingua.

TEORIA DEGLI STADI (GARRETT 1975-76)

1)      livello del messaggio: qui il parlante decide quello che dirà

......errori semantici (sostituzione di parola, malapropismi)........

2)      schema funzionale: qui il parlante decide quali parole usare

......metatesi di parola e morfema, trasposizioni di parola e morfema.....

3)      livello di rappresentazione posizionale: qui il parlante sceglie la struttura sintattica della frase

4)      livello dei suoni: traduzione della struttura in suoni

......metatesi di fonemi e suoni......................

ad ogni livello possono verificarsi errori di produzione, perché le frasi sarebbero pianificate a diversi livelli e alcune unità della frase sarebbero disponibili prima di altre.

CAPITOLO 7

IL LESSICO MENTALE

1.     INTRODUZIONE

L'ascoltatore si serve della rappresentazione fonetica  o fonologica di una parola per ricercare le informazioni riguardo al suo significato, la sua categoria e il tipo di strutture i cui essa può comparire. Il lessico mentale è come un dizionario al quale attingiamo ogni volta che analizziamo una frase al fine di comprenderla.

2.     CHE COSA SAPPIAMO SULLE PAROLE

Il lessico mentale è fondamentale sia per il parlante che per l'ascoltatore. L'informazione sulle parole di cui disponiamo nella nostra mente è simile a quella contenuta in un dizionario: informazioni sulla struttura fonologica di una parola, sulla grafia, la categoria lessicale a cui appartiene (a volte può essere dedotta dal suo significato), le forme eccezionali in cui si presenta, i casi particolari in cui viene usata, il suo significato. Inoltre contiene i morfemi flessivi e derivazionali che servono per formare nuove parole o cambiare la categoria grammaticale di una parola. (per le lingue che le prevedono ci son inoltre le declinazioni dei nomi, le coniugazioni dei verbi, il terzo genere ecc.)

3.     COM'E' ORGANIZZATO IL LESSICO MENTALE

E' spontaneo chiederselo dato che disponiamo in pochi msec. di migliaia di informazioni diverse.

Le parole usate più spesso (con una frequenza maggiore) sono più accessibili, cioè vengono reperite in un tempo molto ridotto. Sembra che il meccanismo di elaborazione delle frasi lavori più intensamente quando incontra parole di bassa frequenza. Possiamo immaginare il lessico mentale come una lista di parole in cui quelle più frequenti si trovano in cima e in fondo quelle poco usate; il meccanismo di ricerca parte dall'alto, così le parole più frequenti vengono trovate prima.

Inoltre le parole più recenti sono più accessibili. Sembra che le parole siano organizzate anche in base alla loro somiglianza fonetica (dimostrato dai lapsus tipo monotony/monogamy). Le parole che cominciano con la stessa sequenza di suoni, stesso numero di sillabe, stessi accenti, parole usate spesso in coppia come i contrari (chiaro/scuro), sono raggruppate insieme nel lessico mentale.

4.     RIASSUNTO

Un sistema con vari archivi d'accesso, ognuno organizzato secondo principi specifici è un mezzo efficiente per strutturare (immaginare) il modello del nostro lessico mentale.

 

CONCLUSIONI

Comprensione e produzione del linguaggio sono processi molto complessi. I parlanti devono essere capaci di produrre tutti i tipi di frasi che non hanno mai detto e gli ascoltatori devono poter comprendere anche frasi mai sentite prima, utilizzando gli stessi principi della grammatica e le stesse conoscenze sulla lingua.

La conoscenza della lingua deve essere astratta: ci sono frasi ambigue date dalle interpretazioni diverse che si possono dare ai sintagmi, le quali vengono suggerite dalle conoscenze dell'ascoltatore: la stessa cosa permette di risalòire la soggetto delle frasi infinitive.

Il processo di percezione del parlato è tutt'altro che passivo: l'ascoltatore usa tutte le sue conoscenze, anch equella del tratto vocale,  per ricostruire i suoni uditi ed il loro significato.







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