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Interpretazioni di culture - Verso una teoria interpretativa della cultura

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Clifford Geertz

Interpretazioni di culture

PARTE PRIMA

1- Verso una teoria interpretativa della cultura

Cultura: reti di significati che l'uomo ha tessuto e nelle quali si trovi impigliato. L'analisi di queste reti non è una scienza sperimentale in cerca di leggi, ma una scienza interpretativa in cerca di significato.

Distinzione tra thin description (descrizione delle azioni eseguite da un dato soggetto) e thick description (descrizione del significato sociale delle stesse azioni). Tra questi due livelli si pone l'oggetto dell'etnografia.

L'analisi consiste nella scelta delle strutture di significazione e nella identificazione della loro base sociale e della loro importanza.

La cultura non ha a che fare con le configurazioni psicologiche degli individui. Le norme culturali non sono innate ma vengono apprese. La cultura è pubblica e benché comprenda il mondo delle idee non esiste nella testa di nessuno, benché non sia fisica, non è un'entità occulta. 2 Modi per contestare (sbagliando) questa affermazione: ritenere che la cultura sia un'identità superorganica, pretendere che consista nel grezzo schema degli eventi comportamentali osservabili in una comunità.



La cultura non è qualcosa a cui si possono far risalire le cause degli eventi sociali, ma il contesto in cui essi avvengono. La cultura non determina i comportamenti, sono i comportamenti a definire la cultura.

Nell'interpretazione antropologica innanzitutto occorre esprimere le descrizioni della cultura di una data comunità nei termini delle interpretazioni che noi immaginiamo la comunità attribuisca al mondo in cui vive (formulazioni orientate verso gli attori).

L'etnografo annota il discorso sociale, trasformandolo in un avvenimento fugace, che esiste solo nell'attimo in cui accade.

3 caratteristiche della descrizione etnografica: 1- è interpretativa; 2- quello che interpreta è il flusso del discorso sociale; 3- l'interpretazione consiste nel cercare di preservare il contenuto del discorso  fissandolo in termini che ne permettano una rilettura futura. Inoltre è microscopica (interpretazioni ampie da profonde conoscenze di faccende molto piccole).

2 modelli microscopici sbagliati:

q     modello del "microcosmo": il luogo della ricerca non è l'oggetto della ricerca. L'idea che si possa trovare l'essenza di una civiltà esemplificata in una cittadina è errata;

q     modello dell'"esperimento naturale": i dati derivati dalle ricerche etnografiche non sono più puri e meno condizionati di quelli ricavati da altri tipi di indagine sociale.

Caratteristiche dell'interpretazione culturale che ne rendono lo sviluppo teorico + difficile di altre discipline:

q     Necessità per la teoria di rimanere il + possibile ancorata a terra. Il compito della teoria non è di generalizzare attraverso i casi, ma al loro interno (inferenza clinica);

q     La teoria non è predittiva. Bisogna comunque partire da qualche elemento sicuro.

L'analisi culturale è intrinsecamente incompleta e + si approfondisce tanto meno è completa.

PARTE SECONDA

2- L'impatto del concetto di cultura sul concetto di uomo

Assunto di fondo dell'antropologia moderna: uomini non modificati dalle usanze di luoghi particolari non possono esistere => molto difficile distinguere nell'uomo ciò che è naturale da ciò che è convenzionale.

In passato si è rimasti ancorati a 2 visioni fisse e  in netta contrapposizione: relativismo culturale vs. evoluzione culturale. Oggi si cerca di collocare l'uomo in mezzo a queste 2 visioni, seguendo la concezione "stratigrafica" dei rapporti tra fattori biologici, psicologici, culturali e sociali. Qui l'uomo è visto come composto di "livelli", ciascuno che si sovrappone a quelli sottostanti. Analizzando l'uomo si sfogliano gli strati uno dopo l'altro. In successione troviamo: 1- fattori culturali, 2- fattori sociali, 3- fattori psicologici e 4- fattori biologici.

Sulla base di questo approccio si è sviluppato sin dall'Illuminismo il concetto del consensum gentium, che postula l'esistenza di cose che tutti g 848e44i li uomini si troveranno d'accordo nel definire corrette, reali, giuste o attraenti. Dal punto di vista antropologico, un simile assunto è stato concettualizzato con l'idea che alcuni aspetti della cultura sono nati per situazioni "sociali" e altri per la spinta di forze universali (e quindi naturali). Di fatto la vita culturale dell'uomo si troverebbe spaccata in due. Il consensum gentium fallisce su 3 aspetti fondamentali di base:

q     gli universali proposti devono essere sostanziali, ma questo non può accadere perché ogni universale diventa fin troppo generale al punto di perdere lo stesso suo significato;

q     gli universali devono essere basati su processi biologici, sociali o psicologici particolari, ma questo non è possibile come conseguenza del punto precedente;

q     gli universali devono essere utilizzati in modo convincente come elementi costitutivi di una definizione di umanità, ma per problemi di generalizzazione anche questo assunto non è assecondato.

La ricerca di universali dipende dalla paura di perdersi nell'analizzare i particolarismi culturali. L'obiettivo è cercare rapporti sistematici tra fenomeni diversi, non identità sostanziali tra quelli simili, eliminando la concezione "stratigrafica" dell'uomo.

Il comportamento degli animali inferiori è quasi esclusivamente indirizzato dalle fonti di informazione genetiche: le possibilità di variazione sono estremamente limitate. L'uomo è geneticamente regolato con molta meno precisione, consentendo un'elasticità molto maggiore: il comportamento dell'uomo, senza modelli culturali, sarebbe completamente ingovernabile (uomo come animale incompleta che si completa con la cultura)..

Concezione tradizionale dell'evoluzione umana: evoluzione secondo le leggi della selezione naturale finché la struttura anatomica non è arrivata + o - a quella di oggi, poi si è innescato lo sviluppo culturale che ne ha influenzato la risposta adattativa più dei cambiamenti genetici.

Concezione corrente dell'evoluzione umana: attività culturali già negli austrolopitechi => sovrapposizione tra cultura e selezione naturale => cultura non aggiunta alla fine dello sviluppo dell'uomo, ma ingrediente fondamentale.

L'uomo non deve essere definito solo in base alle sue capacità innate o solo in base ai suoi effettivi comportamenti, ma piuttosto partendo dal legame tra essi.

3- Sviluppo della cultura ed evoluzione della mente

 

Mente: termine che denota una classe di abilità, inclinazioni, capacità, tendenze, abitudini e come tale non è né un'azione né una cosa, ma un organizzato sistema di disposizioni che trova la sua manifestazione  in talune azioni e cose.

2 concezioni dell'evoluzione della mente umana, entrambe inadeguate:

q     i processi del pensiero umano primari (Freud) sono filogeneticamente precedenti a quelli secondari => gruppi di persone prive di risorse culturali della scienza moderna sono considerate prive anche della capacità intellettiva stessa al cui servizio queste risorse si trovano;

q     la mente è un prerequisito per l'acquisizione della cultura e la crescita della cultura non ha avuto alcun significato per l'evoluzione mentale => 2 corollari:

o       dottrina dell'unità psichica: non esistono differenze essenziali nella natura fondamentale del processo del pensiero tra le varie razze di uomini viventi (convalidata);

o       teoria del punto critico: lo sviluppo della capacità di acquisire cultura fu un tipo di avvenimento improvviso nella filogenesi dei primati (non convalidata dai ritrovamenti archeologici).

Bisogna cercare di trovare un modo per mantenere il primo corollario e sbarazzarsi del secondo. Un modo è quello di scegliere una scala temporale più fittamente graduata nell'evoluzione dell'uomo.

L'immagine tradizionale del comportamento legata alla definizione biologica di arco riflesso (impulso sensorio che, attraverso le sinapsi, arriva al nervo motorio) non è più valida. Oggi si avanza un'ipotesi di un modello ritmico, in conseguenza del fatto che ad es. la tendenza ad agitarsi quando si è invitati a parlare non è spiegabile solo dal paradigma dell'arco riflesso.

L'analisi dell'evoluzione della mente deve occuparsi di ricostruire lo sviluppo di certi tipi di abilità, capacità, tendenze negli organismi e di identificare i fattori o i tipi di fattori da cui dipende l'esistenza di tali caratteristiche.

PARTE TERZA

4- La religione come sistema culturale

L'analisi antropologica sulla religione non ha fatto molti progressi e risulta ancora legata alla tradizione intellettuale rappresentata da Weber, Marx, Durkheim e Malinowski.

Paradigma di partenza: i simboli sacri servono a sintetizzare l'ethos di un popolo (la sua visione del mondo, oltre alla qualità della vita e al sentimento morale ed estetico). La visione del mondo e la pratica religiosa si confrontano vicendevolmente, dando luogo a 2 effetti: 1- oggettivano le preferenze morali ed estetiche e 2- sorreggono le credenze sul mondo rifacendosi a sentimenti morali ed estetici convenzionali.

Religione: 1) sistema di simboli che opera (o funziona) 2) stabilendo profondi, diffusi e durevoli stati d'animo e motivazioni negli uomini per mezzo della 3) formulazione di concetti di un ordine generale dell'esistenza e del 4) rivestimenti di questi concetti con un'aura di concretezza tale che 5) gli stati d'animo e le motivazioni sembrano assolutamente realistici.

Simbolo: oggetto, atto, avvenimento, qualità o rapporto che serva da veicolo per un concetto - il concetto è il "significato" del simbolo.

I modelli culturali, cioè i sistemi o i complessi di simboli, sono fonti estrinseche di informazione. Nel termine "modello" sono tuttavia contenuti 2 sensi: un senso "di" e uno "per". E' questo duplice aspetto a distinguere i veri simboli dagli altri tipi di forme significative. I modelli per si trovano ovunque in natura, ma i modelli di sono molto più rari e, forse, solo limitati all'uomo. La reciproca trasposizione di modelli per e modelli di attraverso la formulazione simbolica (chiara nel sistema religioso) è la caratteristica specifica della nostra mente.

Le attività religiose inducono 2 diversi tipi di disposizioni:

q     le motivazioni, che sono tendenze persistenti a compiere certi tipi di atti in certi tipi di situazioni;

q     gli stati d'animo, che a differenza delle motivazioni variano solo per intensità, senza essere indirizzati a nessuno scopo.

I simboli o i sistemi simbolici che inducono le disposizioni religiose e quelli che pongono quelle disposizioni all'interno di una cornice cosmica sono gli stessi.



3 luoghi in cui il caos minaccia di scagliarsi sull'uomo:

q     ai limiti delle sue capacità analitiche. E' il problema studiato di meno dai moderni antropologi. L'inesplicabile deve essere spiegato o almeno sostenere che possa essere spiegato. Questo non avviene solo di fronte ad eventi straordinari, ma nella vita di tutti i giorni;

q     ai limiti del suo potere di sopportazione, cioè nella sofferenza. Il problema della sofferenza non è come evitarla, ma come soffrire.

q     ai limiti della sua visione morale, cioè nella concezione del male. E' collegato al problema precedente, ma qui la differenza è che lì si parla delle cose come sono e qui di come dovrebbero essere.

Per ognuno dei 3 problemi, che suscitano il sospetto che nel mondo non vi sia un ordine prestabilito, la religione, per mezzo di simboli, ristabilisce questo ordine nel modo tale da spiegare e persino celebrare le ambiguità.

L'essenza dell'azione religiosa consiste nell'impregnare un certo complesso specifico di simboli di un'autorità persuasiva. E' nei rituali che si genera la convinzione che le concezioni religiose sono veritiere, soprattutto in quelli più pubblici e con il maggior numero di partecipanti (rituale di Barong e Rangda, pag. 148).

Poiché gli individui vivono soprattutto al di fuori del mondo prodotto dai simboli religiosi, le disposizioni attivate dai rituali hanno il loro effetto + importante al di fuori del rituale stesso. La credenza religiosa che si esprime durante il rituale e quella riflessa presente nella vita quotidiana non è la stessa cosa.

Non è possibile fare un discorso generale sulla religione perché l'impatto di un particolare sistema religioso (motivazioni e stati d'animo indotti) è diverso da quello di qualsiasi altro.

Lo studio antropologico della religione è un'operazione in 2 fasi: 1) analisi del sistema di significati incarnati dai simboli che formano la religione vera e propria e quindi 2) il collegamento di questo sistema ai processi sociali, culturali e psicologici.

5- Rituale e mutamento sociale: un esempio giavanese

 

Funzionalismo come teoria dominante per le discussioni sul ruolo della religione nella società, sia dal punto di vista dell'approccio sociologico (che evidenzia come le credenze e i rituali rafforzano i legami sociali tra gli individui) che da quello psicologico (che evidenzia il ruolo della religione nel mantenere nell'individuo un senso di sicurezza e di ordine cosmico).

Il modello funzionalista è inadatto perché non affronta i mutamenti sociali. Non è previsto che la religione possa distruggere o trasformare la struttura sociale o psicologica, poiché la cultura è vista come se derivasse totalmente dalle forme di organizzazione sociale.

Bisogna considerare aspetti culturali e sociali come indipendentemente variabili e reciprocamente interdipendenti. Per fare ciò bisogna considerare i primi come un sistema ordinato di significato e di simboli, nei cui termini avviene l'interazione sociale, e i secondi come il modello dell'interazione sociale stessa.

Descrizione funerale giavanese (pag. 166).

Nel caso giavanese sembra che il rituale laceri la società invece di integrarla. Questo non avviene perché si è indebolito l'attaccamento comune al rituale religioso, ma perché esiste di fatto un'incoerenza tra la struttura culturale di significato e il contesto dell'interazione sociale (sistema religioso adatto alla struttura sociale contadina in un ambiente urbano o in via di urbanizzazione).

6- La "conversione interna" nella Bali contemporanea

 

Si può conservare la continuità della civiltà balinese anche se la natura fondamentale della sua vita religiosa si è totalmente trasformata.

Distinzione tra religione "tradizionale" (entità sacre definite concretamente ma ordinate in modo vago, problemi affrontati in modo frammentario e opportunistico) e religione "razionalizzata" (+ astratta ma + coerente dal punto di vista logico, problemi affrontati razionalmente). Il processo di razionalizzazione religiosa è provocato da uno scossone alle fondamenta dell'ordine sociale.

La religione balinese è concreta e affatto influenzata dall'elaborazione filosofica di derivazione buddista (nonostante i balinesi siano indù).

3 elementi della religione balinese:

q     il sistema dei templi: ciascun tempio è dedicato ad un problema religioso particolare. Ogni balinese appartiene a 2 o 3 dozzine di templi simili. Le forme religiose associate con i vari templi sono di natura quasi esclusivamente cerimoniale (la più importante è il "compleanno" del tempio ogni 210 giorni);

q     La santificazione della disuguaglianza sociale: là dove i templi sono associati con gruppi di villaggi egualitari, la classe sacerdotale e le spettacolari cerimonie della casta superiore legano la nobiltà e i contadini in rapporti decisamente assimetrici;

q     Il culto della morte e delle streghe: trova la sua espressione + diretta nel rituale di Barong e Randa.

Le fondamenta dell'ordine sociale balinese stanno per ricevere uno scossone. Tuttavia una conversione verso le grandi religioni missionarie non è contemplabile, poiché farlo significherebbe non essere più un balinese.

E' probabile invece che si assista ad una sorta di "conversione interna". Questi sviluppi razionalizzanti devono però essere seguiti da una razionalizzazione a livello di dogma: questo sta accadendo attraverso le pubblicazioni di alcune case editrici che cercano di mettere ordine nella religione balinese.

La nobiltà è la forza principale di questo cambiamento che vuole spostare la propria autorità (per mantenerla) dalle usanze rituali alle credenze dogmatiche. Oltre a motivi politici ce ne sono anche di meramente spirituali, in quanto è la nobiltà a detenere il potere di guidare i rituali.

PARTE QUARTA

7- Ideologia come sistema culturale

 

La resistenza dell'ideologia all'analisi sociologica dipende dal fatto che le stesse analisi sono di fatto fondamentalmente inadeguate.

2 approcci (non necessariamente in contraddizione) allo studio dei fattori sociali che determinano l'ideologia:

q     teoria dell'interesse: l'ideologia è una maschera ed un'arma per il mantenimento dei privilegi. Il limite è manca un'analisi soddisfacente della motivazione;

q     teoria della tensione: l'ideologia è un sintomo dello ed un rimedio allo squilibrio socio-psicologico che si viene a creare. Modalità per scaricare la tensione:

o       "spiegazione catartica" (teoria idraulica o del capo espiatorio);

o       "spiegazione morale" (tensione legittimata o negata)

o       "spiegazione della solidarietà" (ideologia come collante per un gruppo o una classe sociale)

o       "spiegazione patrocinatoria" (ideologia come mezzo per portare la tensione all'attenzione dell'opinione pubblica).

Il limite è che mai nessuno strumento sociale potrà risolvere del tutto i problemi funzionali della società e che non è dato risalto ai processi di costruzione simbolica (per cui il legame tra cause dell'ideologia ed effetti sembra alquanto precario).

Il concetto di governo più importante nell'Indonesia tradizionale è quello della teoria del centro esemplare: la città capitale è al tempo stesso un microcosmo dell'ordine soprannaturale e l'incarnazione materiale dell'ordine politico (capitale = stato). Descrizione della Pantjasila (pag. 262).

8- Dopo la rivoluzione: il destino del nazionalismo nei nuovi Stati

 

Tra il '45 e il '68 sessantasei paesi hanno raggiunto l'indipendenza. Una volta raggiunta l'autonomia, però, il sentimento comune di liberazione politica si è attenuato. Tuttavia il senso di nazionalismo rimane ancora ben saldo portando a diversi effetti. La liberazione formale non è stato l'arrivo, ma un passaggio di questo processo.

4 fasi del nazionalismo:

q     formazione e cristallizzazione del movimento nazionalista;

q     trionfo del movimento;

q     strutturazione in Stati;

q     stabilizzazione dei rapporti esterni (verso gli altri Stati) e interni (verso la società da cui sono partiti).

Le trasformazioni + evidenti e spettacolari si hanno nel 2° e 3° momento, ma le + profonde e decisive avvengono nel 1° e nel 4° passaggio.

Una volta raggiunta l'indipendenza il compito dell'ideologizzazione nazionalista cambia e diventa quello di creare un'identità comune dalla cui attività sembrano fluire spontaneamente le attività di governo. Per far ciò si fa riferimento a "il modo di vivere indigeno" (essenzialismo) e a "lo spirito dell'epoca" (epocalismo). Dalla tensione tra questi 2 impulsi trae origine la caratteristica più spiccata del nuovo nazionalismo: voler orientarsi verso la modernità ma, allo stesso tempo, scandalizzarsi per le sue manifestazioni.

Esempio indonesiano e marocchino (pag. 285).

Non bisogna biasimare il nazionalismo (anche se ha arrecato danni) perché al pari della religione è stato una forza trainante in alcuni dei mutamenti + creativi della storia. Per capirli uno degli strumenti migliori è la teoria della cultura di Parsons.




9- Politica passata, politica presente: alcune note sugli usi dell'antropologia nella comprensione dei nuovi Stati

 

Terzo Mondo come oggetto degli studi di diverse discipline scientifiche negli ultimi anni. Dopo un periodo di riflessioni portate avanti separatamente, è sorta la necessità di un'analisi comune, in cui partecipino contemporaneamente tutte le varie scienze.

4 linee interpretative sulla questione della natura della politica tradizionale:

q     visione marxista: Stato come riflesso del sistema di produzione;

q     visione dell'antropologia sociale: concepisce gli Stati segmentari (dove il senso di parentela è molto forte) come equilibri tra centri di potere semi-indipendente;

q     visione weberiana: il feudalesimo è una categoria storica con un unico esempio europeo o una categoria scientifica con molti esempi piuttosto simili?;

q     visione degli Stati preistorici: riconsiderazione delle dimensioni degli Stati antichi e delle loro fasi di sviluppo.

Confronto tra il modo in cui si comportano i nuovi Stati e il modo in cui si comportavano quelli tradizionali.

Bali del 1800

q     fondamenta culturali dello Stato:

o       dottrina del centro esemplare: la capitale era lo Stato. La legittimazione di questo assunto avveniva attraverso un mito colonizzatore.

o        concetto di status declinante: per i balinesi la loro storia politica parte dall'unità istituzionale per spostarsi verso il dissolvimento della stessa. Tuttavia questo non era visto negativamente, ma solo come uno dei modi in cui poteva svolgersi la storia. I balinesi non erano chiamati quindi né a celebrare la storia, né a rovesciarla, ma ad annullarla.

o       concezione espressiva della politica: questa correzione estetica fu fatta attraverso le cerimonie religiose, che divennero l'espressione della politica di corte.

q     assestamenti della struttura sociale: la struttura di potere a Bali conduceva verso la sua dispersione. 3 elementi:

o       l'élite era una folla disorganizzata di sovrani in competizione;

o       il governo più efficiente era quello locale;

o       i legami tra lo Stato e le istituzioni locali erano molteplici e scoordinati.

Sia negli Stati tradizionali che moderni il raggio d'azione ideale di un uomo politico non corrisponde a quello che poi riesce a fare.

Quando l'apparato culturale di uno Stato tradizionale va in pezzi, esso finisce per essere sostituito da una serie di nozioni concernenti la natura e lo scopo della politica + astratte, + deliberate e + ragionevoli. Queste nozioni svolgono un ruolo simile a quelle - disciplinate che le hanno precedute.

10- Persona, tempo e comportamento a Bali

 

Il pensiero umano è profondamente sociale: questo viene confermato da un'analisi di come i balinesi definiscono, percepiscono e reagiscono a le persone individuali.

Analisi della cultura

I popoli hanno sviluppato dappertutto strutture simboliche nei cui termini le persone sono percepite. Il problema per l'analisi è che il numero di tali strutture è realmente molto grande. Occorre perciò un modo sistematico di scoprire che cosa sia effettivamente  la struttura concettuale incorporata nelle forme simboliche attraverso le quali le persone vengono percepite.

Predecessori, contemporanei, consociati e successori

Guardare l'insieme di modelli culturali che i balinesi usano per caratterizzare gli individui mette in risalto i rapporti tra le concezioni di identità personale, le concezioni di ordine temporale e le concezioni di stile comportamentale:

q     i "consociati" sono persone che si incontrano nel corso della vita quotidiana (comunanza di spazio);

q     i "contemporanei" sono persone che condividono una comunanza di tempo ma non di spazio;

q     i "predecessori" e i "successori" sono individui che non condividono né spazio né tempo e quindi non possono interagire. Rappresentano perciò una classe a parte rispetto alle precedenti due categorie.

Gli ordinamenti balinesi di definizione delle persone

6 tipi di etichette che si possono usare per riferirsi ad una persona e che vengono utilizzate quasi sempre alternativamente:

q     nomi propri: tutti hanno nomi propri ma difficilmente li usano per riferirsi agli altri o a se stessi. Vengono usati invece per i bambini. Sono sillabe prive di senso, si evita di duplicarli in una singola comunità, non esistono nomignoli ed epiteti. Non hanno valore pubblico.

q     nomi dell'ordine di nascita: sono affibiati automaticamente alla nascita, anche se il bambino è nato morto. Il sistema di nomi è ciclico:

o       Wayan per il 1° figlio;

o       Njoman per il 2°;

o       Made (o Nengah) per il 3°;

o       Ktut per il 4°;

o       Wayan per il 5° (il ciclo ricomincia);

o       .

Sono i nomi più usati per riferirsi ai bambini, ai ragazzi e a tutti coloro che non hanno ancora avuto prole. Quando usati per riferirsi a qualcuno in particolare possono essere integrati col nome proprio. L'effetto della circolarità è quello di creare una sorta di immobilità del tempo attraverso l'iterazione della forma (elemento molto importante nella cultura balinese).

q     termini di parentela: in questo sistema un individuo classifica i suoi parenti secondo la generazione che essi occupano rispetto la sua. Tutti i fratelli, i fratellastri e i cugini hanno lo stesso termine, così come tutti gli zii e i genitori, e così via. Questi termini vengono usati solo sporadicamente e solo per riferirsi alla terza persona.

Come il sistema dei nomi propri, contribuisce  al concetto balinese di personalità. Anche qui il concetto portante è quello di immobilizzazione del tempo, infatti ogni 4 generazioni i termini sono gli stessi ("bisnonno" è uguale a "pronipote"). Tale elemento è accentuato dal rituale della morte, dove i pronipoti del defunto sono gli unici dispensati dal rendere omaggio alla salma (anzi obbligati a non farlo), poiché sono considerati non + giovani, ma "coetanei".

q     tecnonimi: sono i termini di riferimento per le persone + utilizzati dai contadini. Appena un individuo ha un figlio egli diviene "padre-di" (o "madre-di") del bambino. Se dal figlio avrà  in futuro il suo primo nipote, allora si chiamerà "nonno-di" e così via se vivrà abbastanza a lungo per vedere il suo pronipote. Quindi nell'arco di 4 generazioni il nome di una persona cambierà 3 volte.

L'assunzione da parte della sposa del nome del marito non avviene con il matrimonio, ma con la procreazione. La coppia "padre-madre" è l'unità fondamentale della società balinese (piuttosto che quella "marito-moglie"). Le persone senza figli (che vengono chiamati con il nome dell'ordine di nascita) sono considerati minorenni dipendenti, i padri-di sono cittadini attivi, i nonni-di sono i saggi e i bisnonni-di sono anziani dipendenti. Non è importante il potere riproduttivo di una persona, ma la continuità riproduttiva (nelle generazioni). Un individuo non viene definito nei termini di chi lo ha generato, ma nei termini di chi egli ha generato.



q     titoli di status: tutti a Bali hanno un titolo che corrisponde ad un certo status socioculturale. Si tratta però di un sistema di puro prestigio, del tutto formale. Le disuguaglianze sono esclusivamente di tipo religioso. Per integrarlo con gli effettivi status economici, politici e sociali, si fa riferimento al sistema Varna, che è usato per definire più che altro le sfumature diverse tra i vari titoli.

q     titoli pubblici: è il sistema di riferimento + simile al nostro quando inquadriamo una persona sulla base della sua categoria occupazionale. Tuttavia i balinesi fanno molta differenza tra il settore civico e quello domestico della società. Sono collegati ai titoli di status. Tuttavia lo status di prestigio decide che tipo di ruolo pubblico si può presumere di occupare ma non se lo si occupa realmente. I titoli pubblici superiori si stemperano gradualmente in quelli portati dagli dei, divenendo all'apice identici a questi, ma al livello degli dei non resta nulla dell'identità, tranne il titolo stesso.

Il triangolo culturale di forze

I balinesi sminuiscono 3 importanti fonti di senso della temporalità: la percezione dei propri compagni (e di se stessi) come continuamente morenti, la consapevolezza del peso delle vite terminate dei morti su quelle incomplete dei vivi, l'importanza dell'impatto delle azioni attuali sul futuro dei non ancora nati. La concezione del tempo è paradossalmente detemporalizzata:

q     calendari tassonomici: i calendari balinesi suddividono il tempo in unità definite non per contarle, ma per descriverne il loro diverso significato sociale e religioso. 2 tipi di calendario:

o       permutazionale, il + usato. E' formato da 10 cicli diversi di giorni di varia lunghezza che scorrono in concomitanza (ogni dato giorno ha, in teoria, dieci diversi nomi). I cicli + usati sono quelli di 5, 6 e 7 giorni. Sulla base di questi tre cicli, ogni giorno comparirà una volta ogni 210 giorni. Altri cicli usati (supercicli) sono quelli di 5x7, 5x6 e 6x7. Il calendario non dice che giorno è, ma che tipo di giorno è. Questo calendario indica tutte le feste normali (che sono numerosissime), le celebrazioni dei templi (ancora più frequenti) e particolari convinzioni "laiche" (se il giorno è buono o meno per fare qualcosa);

o       lunare-solare, che non fluttua a seconda delle stagioni. E' formato da 12 mesi e ogni mese diviso in 2 tipi di giorni: lunari e solari. Viene usato allo stesso modo di quello permutazionale e la posizione della luna non è vista come una causa del calendario, ma come un suo effetto. Secondo questo calendario viene inoltre festeggiata la Njepi (giorno di silenzio).

q     cerimonialità: per mantenere l'anonimizzazione degli individui bisogna formalizzare i rapporti in misura piuttosto elevata. Questo avviane con la cerimonialità di gran parte della vita quotidiana. 2 elementi caratterizzanti:

o       senso di "vergogna": è un nervosismo diffuso, di solito blando, di fronte alla prospettiva dell'interazione sociale a causa del timore di svelare la sua personalità, in modo tale da prendere il sopravvento al suo ruolo;

o       assenza del climax: le attività sociali non operano in direzione di un esito definitivo. L'osservatore rimane con la sensazione che qualcosa era sul punto di accadere ma non è accaduto.

Integrazione culturale, conflitto culturale, mutamento culturale

L'emergere per la prima volta di un leader politico che è umano, sembra sfidare le tradizionali concezioni di personalità a Bali. Sukarno non solo possiede una forte personalità, ma sta anche invecchiando in pubblico.

10- Il "gioco profondo": note sul combattimento di galli a Bali

 

Solitamente i combattimenti di galli sono illegali. E' uno degli aspetti + importanti della società balinese, perché in questi combattimenti non si sfidano galli, ma uomini: l'identificazione psicologica con i propri galli è elevatissima. I galli sono espressione non solo della personalità, ma anche di ciò che + i balinesi ripugnano: l'animalità.

Durante i combattimenti importanti sono le scommesse. Ve ne sono di due tipi: la scommessa centrale (tra i partecipanti, ma eventualmente collettiva) e quelle periferiche (tra gli spettatori). Esiste un'asimmetria tra le scommesse equilibrate del centro e quelle sbilanciate del pubblico, ma essa è solo apparente: quella di centro è un dispositivo per creare incontri interessanti.

Le parti della scommessa centrale sono sempre economicamente impegnate al di sopra delle proprie possibilità. Il denaro infatti non è una misura di utilità, ma di importanza morale.

Il combattimento di galli è una drammatizzazione dei problemi di status per i seguenti fatti:

q     un uomo non scommette mai contro un gallo di proprietà di un membro del suo stesso gruppo di parentela;

q     lo stesso vale per il villaggio nel suo insieme (contro galli forestieri);

q     i galli che vengono da lontano sono quasi sempre favoriti (per la teoria che altrimenti il proprietario non lo avrebbe portato se non fosse buono) e tanto di più quanto lontano è il luogo di origine;

q     quasi tutti gli incontri sono sociologicamente rilevanti;

q     persone coinvolte in un rapporto di ostilità istituzionale scommetteranno molto forte;

q     la coalizione della scommessa di centro è composta sempre da alleati strutturali;

q     la regola per prendere in prestito il denaro deriva da considerazioni simili;

q     se il combattimento è per voi neutrale, non dovete chiedere a nessun parente per chi scommette al fine di evitare tensioni;

q     la parola per le scommesse controcorrente è la stessa che significa "scusa";

q     il rapporto di ostilità istituzionalizzato viene spesso iniziato formalmente da una scommessa controcorrente;

q     in situazioni ambigue, si preferisce evitare di scommettere (allontanandosi ad es. per un caffè);

q     le persone della scommessa di centro sono spesso leader del loro gruppo;

q     scommettere sui galli del vostro gruppo è importante anche come segno di umiltà.

Per riassumere:

Quanto + un incontro è.

1.      tra persone di status simile (e/o nemici),

2.      tra individui di status elevato,

tanto + l'incontro è profondo.

Più profondo è l'incontro.

1.      + stretta è l'identificazione tra gallo e uomo,

2.      + i galli coinvolti sono belli e curati,

3.      maggiore sarà l'emotività e il coinvolgimento,

4.      + le scommesse saranno alte e + le quotazioni esterne saranno favorevoli,

5.      + la concezione del gioco sarà "di status" e non "economica".

Il combattimento di galli in verità non cambia lo status di nessuno. Non è un mezzo per scalare la gerarchia sociale. Ogni incontro è un mondo a sé non perché rafforza le discriminazioni di status (teoria funzionalista), ma perché sistema gli esseri umani in categorie gerarchiche fisse.







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