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COMUNICAZIONE VIRTUALE ED IPERCOMPLESSITA

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COMUNICAZIONE VIRTUALE ED IPERCOMPLESSITA

SAGGIO N°1:

" COMUNICAZIONE VIRTUALE ED IPERCOMPLESSITA' "

 di Graziella Mazzoli

Ogni innovazione tecnologica modifica sia i mezzi di produzione che quelli di comunicazione, nonché l'esperienza stessa del reale.

I computer hanno creato nuove regole comunicative, dove i rapporti personali sono sempre + mediati da strumenti elettronici. Questa mediazione comporta una distorsione dell'originario concetto di "fisico" e di "reale". Infatti la comunicazione è, in questi contesti, istantanea ed interdipend 313b14d ente. Ma gli strumenti informatici e telematici del giorno d'oggi, non sono molto diversi da quello che furono a suo tempo il telegrafo, il telefono, i giornali e la tv: tutti questi mezzi di comunicazione hanno portato cambiamenti nella produzione e nella comunicazione, assolutamente non prevedibili all'epoca. Per ognuna di queste invenzioni è stata modificata la percezione del reale (® questa è determinata dallo sviluppo delle società).



1.  LA FISICITA' DEL REALE E LA REALTA' DELL'IMMAGINARIO

(Il problema del rapporto tra reale e rappresentazione risale a Platone ® mito della caverna.).

La prima cosa che risente della grande diffusione dei sistemi informatici, è la dimensione corporea, cioè la percezione della fisicità dei rapporti.

(ES: la robotica permette di far compiere ad una macchina delle azioni a distanza, radiocomandate; il cyberspazio trasforma luoghi e corpi in interfaccie, ecc..).

dalla diffusione dei giornalini, alla tv, alla rete, gli eventi sono spesso sostituiti da immagini degli eventi; racconti e prospettive dell'evento che lo rendono (virtualmente) più reale di quanto non sia. Diminuisce la percezione della differenza tra reale ed immaginario.

Con la telepresenza (videoconferenza) si è arrivati addirittura ad unire due termini, "distanza" e "presenza", normalmente concepiti come opposti: questo è un esempio delle modificazione apportate nel linguaggio e nel modo di pensare dalla diffusione delle tecnologie telematiche.

Le tecnologie virtuali non si limitano a creare una rappresentazione del reale, ma ne operano anche una simulazione. La paura di una dematerializzazione del reale porta ad una riflessione più accurata sul significato stesso del reale e della sua portata a livello etico/filosofico.

Posizione più pessimista: si arriverà alla perdita della conoscenza del reale.

Posizione più ottimista: il rapporta tra esperienza individuale e fisicità del mondo non può venire meno, ma esso si modifica ed adatta alle condizioni particolari della società nel suo sviluppo.

2.  GLI SPAZI DELL'IMMATERIALITA'

LA SIMULAZIONE

Jean Baudrillard vede la simulazione come uno tratti più significativi dell'epoca post-moderna. Secondo lui è stato dal Rinascimento che i segni ed i significati hanno iniziato a non essere più legati obbligatoriamente ad una cosa.

LA RIPRODUCIBILITA'

Secondo Walter Benjamin (1931), quando un'opera è riprodotta in + copie il suo originale perde "l'aura dell'evento", cioè perde qualcosa della sua unicità, irreversibilità ed autenticità. La riproducibilità è uno dei fattori di cambiamento sociale precedenti alla diffusione dei media più importanti. Sempre per Benjamin, nella nostra società si sente sempre di più il bisogno di impossessarsi delle immagini piuttosto che degli oggetti.

ICONE E ICONOSFERA

Riguardo al rapporto tra cosa e sua rappresentazione esistono sempre due posizioni:

iconoclasti: ritengono che l'immagine sia inadeguata a rappresentare al cosa, anzi la avvilisce;

iconolatri: pensano che l'immagine, per il fatto di somigliare in qualche aspetto alla cosa, abbia con essa un legame e che quindi parte della cosa si rispecchi nella sua immagine.

LA REALTA' MENTALIZZATA

Le macchine intelligenti sono state costruite con lo scopo di simulare la mente umana attraverso dei procedimenti di individuazione di sottoinsiemi dal sistema "mente" più generali, per poi selezionare le informazioni e organizzarle per risolvere un problema.

L'Intelligenza Artificiale quindi non tenta di riprodurre l'intero sistema, ma porzioni di esso. Questo modo di procedere ha portato alla realizzazione di programmi e macchine che privilegiano gli aspetti più razionali, quantificabili ed astratti dei processi mentali, a scapito di quelli più espressivi, soggettivi ed intuitivi. Gli studi sull'intelligenza artificiale hanno sollevato o riaperto alcune problematiche:

a.      percezione che l'uomo ha della propria mente e quindi di se stesso

b.     come cambiano i processi mentali a seguito di un continuo dialogo con un partner (la macchina) che privilegia gli aspetti più qualitativi, logici e razionali

c.      come cambia il rapporto mente/corpo in un contesto che relega sempre più la fisicità in secondo piano.

Rispetto ad a e b, lo sviluppo delle tecnologie ha portato l'uomo a conoscere di più la sua mente ed i processi che la muovono. C'è da dire anche che la mente ha coscienza di sé solo come sistema, non come ogni singolo sottosistema, per questo occorre un osservatore esterno (e sono proprio le scienze e le tecnologie intelligenti).

Riguardo a c, il dualismo mente/corpo ha portato a dividere la realtà in realtà mentale

(e spirituale) e realtà materiale. Grande sostenitore di questa divisione fu Cartesio, mentre Gilbert Ryle lo criticò. Infatti per Cartesio le leggi naturali e scientifiche troverebbero posto solo nella realtà materiale, ma non in quella mentale. Un altro problema è dato dalla progressiva mentalizzazione (dematerializzazione) della comunicazione e pratica sociale, e quindi la subordinazione del fisico/corporeo al mentale.

Ma non è detto che le 2 realtà debbano porsi necessariamente in opposizione.

IL REALE DEL VIRTUALE

È stato il filosofo Duns Scoto ad utilizzare per primo il termine VIRTUALE. Secondo la sua teoria della realtà l'oggetto contiene in sé tute le sue qualità empiriche, ma solo a livello virtuale (® del "poter-essere"). Virtuale è quindi un ponte tra una realtà desunta dall'esperienza ed una realtà possibile. "realtà reale e realtà virtuale possono quindi interagire all'interno di una stessa dimensione complessa tra soggetto e mondo, tra sistema ed ambiente, nell'ipotesi che tale interazione possa aiutare ad acquisire conoscenze ed esperienze di tipo nuovo."

Cioè le realtà fanno parte di una stessa realtà globale, più ampia, grazie alla quale si spiegherebbero meglio i rapporti tra uomo e cose.

3.  LA COMUNICAZIONE NEL VIRTUALE



L'approccio human-centred riguardo la questione del rapporto uomo/macchina, considera l'uomo non solo come semplice utente, ma come produttore autonomo di coscienza (cioè, non solo c'è, ma fornisce molte prove della sua partecipazione al rapporto, si comporta in maniera attiva).

Questo approccio considera l'informazione nei suoi aspetti oggettivi e soggettivi, arrivando ad un intreccio delle caratteristiche della comunicazione macchinica e della comunicazione umana, senza risultare oppositivo. È il concetto di "unità nella diversità".

Segue questa linea anche la pragmatica della comunicazione, soprattutto riguardo gli aspetti dell'impegno comunicativo da parte dei partecipanti (Habermas: "atteggiamento orientato all'intesa"). Per Bateson la macchina è parte di una relazione tra uomo ed ambiente. Questo permette di trasformare il contesto senza modificare i termini della relazione così da mantenerne la costanza. Con questo approccio, se la mente umana si tecnologizza, anche la tecnologia si mentalizza: avviene tra i due termini un'intersezione, uno scambio. Nella realtà virtuale, anche se il corpo non è fisico, si crea una situazione di iper-realtà nella quale, dal punto di vista sensoriale non c'è differenza con quello reale.

La tecnologia virtuale mette il soggetto al centro della simulazione, in modo che sia allo stesso tempo osservatore ed osservato. Questi comunica con una naturalità elevata, stabilendo con la macchina strette relazioni comunicative secondo le rispettive specificità. Entrando in uno spazio virtuale il soggetto può correre il pericolo di cadere in una chiusura comunicativa, in cui perdono importanza i fattori di distanza e spostamento fisico.

Perché le emozioni e le sensazioni possano produrre un effetto di realtà è necessario che rientrino in uno scambio comunicativo che le veda come produttrici di senso.

4.  USCIRE DAL MONDO . ENTRARE IN RETE

I recenti studi sul virtuale hanno portato a fare dei paragoni con il mondo delle droghe. Questo perché sia il virtuale che le droghe possono essere vissuti come strumenti di fuga dal reale (Leary).

L'esperienza del virtuale ha come sfondo il bisogno di soddisfare dei desideri, anche se ciò avviene solo a livello mentale. È inevitabile però che anche queste esperienze abbiano poi una ricaduta sul piano fisico, evidenziando l'impossibilità di scindere esperienza sensoriale da esperienza mentale/cognitiva.

Oltre alle droghe, il virtuale è paragonato anche alla psicoanalisi in quanto entrambi hanno in comune l'esplorazione degli automatismi psichici dell'io. In questa prospettiva allora il virtuale non è una fuga, ma una uscita dal mondo, alla ricerca di nuove forme di espressività, creatività (E.Zolla "uscite dal mondo") come possono farlo anche la religione, l'arte, le pratiche esoteriche ecc.. Per Baudrillard i media illudono di creare il sociale, ma alla fine non fanno che neutralizzarlo. A questo punto si tratta di stabilire se il virtuale può essere una via di fuga dal sociale, o può creare nuovi tipi di legami sociali. E la risposta dipende solo dalle possibilità di produzione di senso dei rapporti comunicativi tra uomo e macchina.

L'anonimato spinge ad una maggiore confidenzialità perché vengono meno tutti i riferimenti spazio-temporali. Nel virtuale, non si verifica una perdita di identità, ma l'acquisizione di più possibili identità che portano a stabilire legami superficiali ma allo stesso tempo molto profondi e pieni, in quanto derivanti dalla diretta espressività dei soggetti.

RIASSUNTO

1.     Asimmetria nel rapporto tra uomo e macchina, con subordinazione della modalità comunicativa umana a quella macchinica.

2.     Studio per realizzare macchine human-centred, cioè che tengano conto anche delle abilità più emotive e soggettive dell'uomo.

3.     Definizione di un nuovo paradigma uomo/macchina che crei un ambiente condiviso teso allo sviluppo di entrambe le modalità comunicative.

4.     Le scienze cognitiviste prestano nuova attenzione alla mente come sistema, e al rapporto tra osservatore ed osservato, soggetto conoscente ed oggetto conosciuto.

5.     Diffusione della cultura dell'artificiale e studio del funzionamento della mente in relazione ad esso.

6.     Crescente mentalizzazione della vita.

7.     Sviluppo di una tecnologia virtuale che permette di stabilire una nuova sintesi mente/corpo, tramite l'esperienza sensoriale in un contesto non fisico, ma che produce gli stessi effetti.

8.     Allargamento delle potenzialità cognitive oltre la percezione sensoriale.

9.     Inseparabilità del corpo dalla mente nel processo cognitivo e recupero della dimensione sensoriale dell'esperienza.

EFFETTI PROVOCATI DALLE NUOVE TECNOLOGIE INFORMATICHE E TELEMATICHE SUI PROCESSI COGNITIVI E COMUNICATIVI

1.     L'espansione delle macchine informatiche e telematiche condiziona i rapporti tra uomo e uomo, e uomo e ambiente, al punto che l'uomo tende sempre più a delegare tutto alla macchina.




2.     Perdita dell'importanza della fisicità nelle comunicazioni mediate dalla macchina.

3.     Tendenziale sostituzione della comunicazione faccia a faccia con quelle mediate da macchine (telefoni, videoconferenza.)

4.     Possibilità di stabilire contatti istantanei e a distanza, senza spostamenti fisici. La comunicazione è svincolata da limiti temporali e spaziali.

5.     Nel processo decisionale è più importante l'informazione che le componenti espressive dell'uomo .

6.     Elaborazione di nuove macchine in grado di creare nuovi rapporti uomo/macchina.

GLOSSARIO

TELEMATICO:

CYBERNETICO:

INFORMATICO:

VIRTUALE: ciò che è in potenza e non in atto, talvolta con riferimento a una situazione della quale  sono già in atto tutte le premesse.

RAPPRESENTAZIONE: presuppone un'equivalenza tra il segno rappresentato e il segno originale

SIMULAZIONE: al contrario della rappresentazione non ha rapporti con un segno originario, presente nel reale

REALE:

IMMAGINARIO:

SIMBOLICO:

ICONOSFERA: è uno spazio della comunicazione sempre più saturo di immagini, icone e informazioni ridotte a simboli e codici.

SAGGIO N°2:
"CONSUMO COME COMUNICAZIONE"

Di Roberta Paltrinieri

1)    le sociologie dei consumi

il consumo, con le sue motivazioni, le logiche sottostanti, i suoi principi regolatori, è un oggetto di analisi molto complesso, ma il cui studio può dare molto alla sociologia, all'antropologia, all'economia, al marketing ecc.

L'interesse per il fenomeno del consumo parte con il libro "la teoria della classe agiata" di Veblen nel 1899.

Gli schieramenti principali sul tema del consumo sono di tipo pessimistico (voglio svelare le logiche di controllo e di riproduzione del potere che sottostanno al consumo) e di tipo (enfatizzano il processo di democratizzazione derivante dalla diffusione allargata dei beni e dei servizi).

Gli approcci sociologici allo studio del consumo:

1)     approccio microsociologico: il suo scopo è comprendere il comportamento del consumatore, sulla base non di una teoria economica, ma della teoria dei bisogni; evidenziando l'influenza che le azioni altrui provocano sui comportamenti di consumo.

2)     approccio macrosociologico: il suo scopo è studiare le dinamiche sociali legate al consumo, cercandone una relazione con le strutture e le classi sociali. Vede il consumo di beni come l'opportunità di manifestare il proprio status e di acquisirne uno più elevato

3)     approccio socioantropologico: tende ad attribuire molta importanza alle variabili culturali legate alle problematiche del consumo



4)     approccio semiotico: si interessa all'approfondimento del sistema semiotico delle merci e del loro significato, soprattutto per quanto riguarda le regole combinatorie nell'uso degli oggetti all'interno del sistema dei consumi.

In questo saggio si concepisce il consumo come un linguaggio non verbale la cui funzione è veicolare significato e valori di natura sociale e culturale. Vengono esposte le teorie di Jean Baudrillard e di Mary Douglas, due autori entrambi sotto l'influenza di Levi-Strauss (e della sua antropologia strutturale) che come questo trattano gli oggetti scambiati come strumenti per stabilire legami sociali e relazioni di reciprocità.

2)    Jean Baudrillard: il linguaggio degli oggetti

Baudrillard realizza una sintesi completa del rapporto tra struttura economica e struttura sociale, la quale sottostà al sistema del consumo, attingendo a varie discipline.

Secondo B. la teoria del consumo deve fondarsi sulla logica (o ragione sociale) della differenziazione, e sulla produzione dei segni (non su una teoria dei bisogni).

Per differenziazione si intende quel processo secondo cui ogni individuo si iscrive nella società. Ciò che rende il consumo una categoria sociologica è il fatto che esso appare come un "processo di classificazione e differenziazione" in cui gli oggetti si ordinano come materiali distinti e valori di status di una gerarchia.

Gli oggetti di consumo sono funzionali alla differenziazione sociale, all'acquisizione di status e valori superiori. Per Baudrillard è importante sottolineare che solo apparentemente il comportamento degli individui, tesi a differenziarsi attraverso l'azione del consumo, è il frutto di una scelta personale, spesso infatti e inconsapevole.

Il consumo è considerato come un linguaggio perché dallo scambio di oggetti/segni si comunicano informazioni sulla posizione sociale e sulla differenza degli individui e dei gruppi sociali coinvolti nello scambio. Ma la differenza deve cogliersi a partire dalla manipolazione e dalla organizzazione degli oggetti/segni all'interno di specifiche grammatiche di classe.

Essendo il consumo un linguaggio, ogni gruppo sociale elabora i propri subcodici, in cui gli oggetti prendono significato in relazione agli altri oggetti.

Dono = non oggetto, esiste (porta significato) solo per la relazione stabilità tra donatore e beneficiario.

Ricchezza e povertà dipendono non dal possesso ma dal potere di scambio e dalla quantità degli scambi realizzati.

3)    Mary Douglas: gli oggetti come sistema di informazione

La teoria del consumo come sistema di informazione rientra nell'approccio socioantropologico, il quale relaziona il sistema di consumo a quello culturale.

Secondo Douglas il valore degli oggetti ed i significati che questi veicolano sono comprensibili tramite un processo intersoggettivo di costruzione della realtà. L'uomo è un essere sociale ed ha bisogno di beni per comunicare con gli altri e per dare senso a ciò che succede intorno a lui. Infatti la Douglas riprende il concetto di Levi-Strauss secondo cui sarebbe la comunicazione a rendere la vita sociale e non il contrario.

Quello del consumo è un fenomeno sociale importante perché rappresenta un rituale che avviene tra i consumatori, con lo scopo di produrre e (dis)confermare i significati condivisi ad esso legati (Douglas non accetta di considerare il consumo sulla base economica e razionalista) quindi il consumo assume una valenza centrale nel processo di costruzione della realtà. I significati veicolati dai beni sono comprensibili solo nel loro contesto, nel loro sistema. I motivi per cui gli individui desiderano i beni riguardano la necessità di avere un controllo sui significati prodotti e veicolati, è quindi un problema di controllo dell'informazione. Nell'ottica dell'informazione, consumare beni significa avere contatti sociali e (come sosteneva anche Baudrillard) la ricchezza consiste nella maggiore possibilità di creare scambi e collegamenti con altri e con altri oggetti. Soprattutto i beni ad alto contenuto tecnologico permettono di avere molto tempo libero, disponibile ai contatti sociali, e sono i più desiderabili.

Douglas individua 3 sfere di consumo, legate a 3 classi sociali:

-         consumo su piccola scala =

vincoli di periodicità molto alti (lavori domestici ripetitivi), la spesa è soprattutto per i generi alimentari.

-         consumo su media scala =

vincoli di periodicità: sono minori, la spesa è per i generi alimentari e qualche bene tecnologico.

-         consumo su larga scala =

vincoli di periodicità molto ridotti, rituali di consumo molto frequenti, la spesa comprende molta informazione e beni tecnologici, mentre una quota più bassa è riservata ai generi alimentari.

Ogni rituale di consumo serve a conservare la relazione con gli altri, ma le sfere di consumo non sono categorie rigide, infatti ognuno tenta di accedere a quella più alta.

4)    Osservazioni conclusive

Il consumo è un sistema di scambio che si fonda sulle relazioni esistenti fra gli oggetti scambiati, i quali sono in grado di esprimere significati solo grazie alla loro organizzazione.

Riguardo lo statuto degli oggetti:

* per Baudrillard il significato dei beni si deve cercare nella relazione tra di essi, non nella relazione sociale.

* per Douglas gli oggetti non sono autonomi in quanto segni differenziali (come x B), ma acquistano valore simbolico dai sistemi di reciprocità derivanti dalle sfere di consumo; perché l'uomo è un essere sociale il cui bisogno è interagire con altre persone (aiuto, collaborazione, ospitalità.) il che avviene  con la mediazione di oggetti fisici. La motivazione principale della scelta del consumatore è lo scambio reciproco di servizi personali.







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