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Da "Nuovo laboratorio di traduzione" di E. Degl'Innocenti

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Da "Nuovo laboratorio di traduzione" di E. Degl'Innocenti

Da "Nuovo laboratorio di traduzione" di E. Degl'Innocenti

Versione 270 pag. 338  Il combattimento dai carri

Il genere di battaglia dai carri è questo: anzitutto cavalcano per tutte le parti e lanciano giavellotti e con il terrore stesso dei cavalli e lo strepito delle ruote per

lo più scompigliano le file, e una volta che si sono insinuati tra le squadre dei cavalieri, saltano giù dai carri e combattono a piedi.

Gli aurighi intanto si ritirano un poco dalla mischia e collocano i carri così che, se essi sono incalzati dalla folla dei 929f51j nemici, hanno libero rifugio presso i loro. Così negli scontri superano la mobilità dei cavalieri, la stabilità dei soldati e con la pratica e l'esercizio quotidiano riescono tanto, che sono abituati a frenare i cavalli al galoppo in un luogo in pendio e scosceso e controllare in breve (spazio) e piegare e correre su per il timone e fermarsi sul giogo e di li' ritirarsi molto velocemente sui carri.

Versione 268 pag. 336 Cesare arriva in Gallia

Dal momento che era stato annunciato questo a Cesare, che gli Elvezi tentavano di fare una marcia attraverso la nostra provincia, si affretta a partire dalla città (di Roma) ed a marce forzate quanto più possibili si dirige verso la Gallia transalpina e giunge a Ginevra. A tutta la provincia ordina il maggior numero possibile di soldati (nella Gallia transalpina c'era in tutto una sola legione); comanda che il ponte che c'era presso Ginevra fosse tagliato.

Quando gli Elvezi furono informati del suo arrivo, gli mandano come ambasciatori i più nobili della nazione, Nammeio e Veruclezio tenevano il ruolo principale di quella missione, perché dicessero che loro avevano in animo di fare una marcia attraverso la provincia senza nessun danno, per il fatto che non avevano nessuna altra strada; chiedevano che col suo permesso fosse lecito fare questo.

Cesare, poiché ricordava che il console L. Cassio era stato ucciso ed il suo esercito era stato sconfitto dagli Elvezi e fatto passare sotto il giogo, non riteneva si dovesse concedere; e non riteneva che uomini di animo ostile, concesso il permesso di attraversare la provincia, si sarebbero astenuti dal recare offese e danni.

Tuttavia, perché passasse del tempo, fin che i soldati che aveva ordinato si riunissero, rispose agli ambasciatori che avrebbe preso un giorno per decidere; qualora volessero qualcosa, che ritornassero alle idi di aprile (il 13 aprile).

Versione n. 81 pag. 135: Gli Unni (Ammiano Marcellino)

Il popolo degli Unni, che abita al di là delle paludi Meotiche, presso l'oceano glaciale, oltrepassa ogni limite di ferocia, poiché, fin dalla nascita, le guance dei bambini vengono solcate alquanto profondamente con una spada, di modo che il vigore dei peli che appare al momento opportuno, raggrinzite le cicatrici, si in

debolisce ed essi invecchiano imberbi. Sono così selvaggi per quanto concerne il mangiare, che non hanno bisogno ne' di fuoco ne' di cibi conditi con aromi, ma si nutrono di radici di erbe selvatiche e di carne semi cruda di qualsivoglia capo di bestiame.né infatti presso questi è possibile trovare una capanna di canne che si innalzi appuntita. Infatti, errabondi e peregrinanti per monti e foreste, fin da bambini sono abituati a sopportare la fame e la sete durante l'inverno.

Nessuno presso questi ara, e nessuno tocca talvolta un aratro. Infatti tutti senza fissa dimora, vagano qua e là, saldi, senza focolare, persino senza legge, o senza cibo sempre simili a dei fuggitivi, coi carri nei quali abitano: dove le mogli tessono brutti abiti per quelli e si uniscono ai mariti, e partoriscono e allattano i bambini fino alla pubertà.

Nessuno di loro (se, una volta) interrogato può rispondere da dove proviene, perché concepito in luogo, nato lontano, e ancora più lontano cresciuto.








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